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Le Concessioni del Suono

di Mirco Salvadori

2 Marzo 2018

Scrive Jeff Noon:da svegli, sapete bene che i sogni esistono. In uno stato onirico siete convinti che il sogno sia reale. Nel sogno, non avete coscienza del mondo che conoscete da svegli… [Le piume di Vurt – Frassinelli 1993], mi aggancio a questo vorticoso cambio di prospettiva aggiungendo un’altra componente visionaria che permette la veglia ma al tempo stesso il distacco dal reale: il viaggio percettivo concesso dal suono. Per acquisire tale percezioni non bisogna aver fretta o ansia alcuna, si deve lasciar decantare la musica e con calma riprenderla nel suo continuo fluire.

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STEFANO DE PONTI – ELEONORA PELLEGRINI
Physis
Manyfeetunder/Concrete & Grotta Records – 2017

Are you there? he whispered. Will I see you at the last? Have you a neck by which to throttle you? Have you a heart? Damn you eternally have you a soul? Una frase pronunciata al pari di una litania, forse un lamento. Un appello di aiuto, un avvertimento, un grido lanciato nel vuoto dell’invisibile ma costante distruzione sociale che pian piano si sta chiudendo tutto attorno al nostro andare. Una frase contenuta nelle pagine di The Road, romanzo sulla difficile sopravvivenza della ragione nell’epoca della distruzione, pubblicato da Cormac McCarthy nel 2006 e ripresa con angosciante cadenza in apertura di questo interessante ( e inquietante) lavoro firmato da Stefano De Ponti e Eleonora Pellegrini. Are you there? Urla una figura mascherata che si aggira nuda tra le rovine di un mondo in bilico sul confine tra distruzione/morte e rinascita/vita. Un’immagine forte, quella rappresentata nella copertina, l’immagine stessa della natura che sa nascondersi dietro maschere che incutono timore pur essendo lei stessa una fragile creatura capace di generare vita. Una release questa che ha assoluto bisogno di un supporto visivo che le permetta di assumere reale potenza suggestiva. I video girati con la performer lo stanno a dimostrare, il corpo nudo di una donna incinta che indossa una maschera tribale aggirandosi in uno spazio indefinito, forse quanto rimane del nostro presente. Movimenti lenti, accompagnati dal muoversi anch’esso indefinito di un suono statico che tenta sommovimenti minimali senza però realmente riuscire a sovvertire lo stato delle cose. Sarà forse quella creatura mascherata e urlante che ci trasporterà finalmente in una nuova vita, sarà forse quella figura per la quale tutti nutriamo timore e incontenibile amore che ancora una volta riuscirà a prenderci per mano cantando a fil di voce quella canzone che ascoltavamo quando i sogni ancora esistevano: come wonder with me.

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TEMPLEZONE
Plastic Love
Fianal Muzik – 2017

Neosphera è un gran bel lavoro uscito nel 2016 e firmato da Giorgio Ricci aka Templezone per la Final Muzik. Personalmente ho sempre considerato Ricci un vero e proprio outsider capace di produzioni elegantissime in campo audio e video, un soundartist che sa usare la sua decennale esperienza musicale in modalità immersiva. Le sue tracce procedono lente lungo un mai scontato percorso che trasporta il suono dall’oscurità oramai pesante degli anni ‘80 alla luce incontrastata della consapevolezza artistica, capace di usare il fascino sonoro del silenzio declinandolo oltre l’ossessivo e costante buio. Sempre su Final Muzik esce una serie di remix di una traccia contenuta per l’appunto su Neosphera. Chi conosce il soundartist trevigiano sa che parte del suo cuore batte ancora per quel mondo prima definito, pesantemente oscuro. Alcuni dei rappresentanti di questa realtà li si può trovare in Plastic Love con versioni per certi versi ancora molto legate ad un passato che fatica a tagliare le sue radici, iterando modalità sonore e vocali che soffrono di prevedibile stanchezza. Meglio forse soffermarsi sulle due unreleases tracks che ancora una volta rapiscono l’ascolto o sulla distorted version del noise maker Moreno Padoan. Un lavoro comunque godibile che farà sicuramente impazzire quel giovane popolo che ancora abita la notte e il suo gotico angolo.

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LORENZO MASOTTO
White Materials
Autoproduzione – 2017


Oramai parto prevenuto quando sul piatto (frase legata ad un’abitudine oramai perduta) inizia a girare una produzione neo-classica o modern-classic che dir si voglia. Se ascoltare, un tempo, Europe, after the rain (Max Richter 2002) era un piacere per pochi, ora ci si ritrova continuamente a contatto con spot pubblicitari di auto, banche, vacanze, profumi, cibo preconfezionato che suonano tutti alla stesso modo: neo-classico. Oramai il filone è stato scoperto e il suono definitivamente contaminato. Parto quindi prvenuto, come dicevo prima, perché rare sono le releases che sanno potare aria nuova e fraseggi che non siano i soliti lamentini romantichini privi di anima. Lorenzo Masotto è un musicista veronese ascoltato per la rima volta nel 2015. I suoi lavori sono sempre stati capaci di staccarsi dal mainstream imperante, anche grazie all’uso di una diversa regia compositiva, cosa che accade anche in questa sua per ora ultima release che vede l’uso del pianoforte accompagnato dal violino e da inserimenti vocali di pregiata fattura, il tutto definito elegantemente con l’uso dell’elettronica modulare. Un lavoro che coinvolge grazie all’iterazione mai scontata delle note del pianoforte che fa da collante tra le varie componenti non ultime quelle rappresentate dalla vocalità femminile e dall’uso coinvolgente del violino. Traccia preferita, Night Call.

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STEFANO GUZZETTI
Japanese Notebooks
Stella Recordings – 2017

Il tempo si ferma mentre le cuffie iniziano un racconto che sa smuovere le corde più intime. Si ferma lo scorrere dei minuti mentre guardi le immagini che accompagnano quelle storie: una vecchia che si appoggia al proprio bastone mentre sale una collina ricoperta di neve, uno scrivano che intinge i propri pensieri nell’inchiostro proibito, il sonno profondo che libera, il sogno fantastico che alberga sotto la nostra apparente realtà. Disegni contenuti nella splendida confezione di un cd da collezione, immagini firmate da un illustratore che non ha bisogno di presentazioni. Igort è un nome che da anni fa parte del mondo del fumetto, della scrittura, della musica, della radio. Igor Tuveri, questo il suo vero nome, da tempo coltiva un’amicizia profonda con Stefano Guzzetti a cui ha regalato i disegni contenuti in questo lavoro formato da tredici immagini sonore, tredici schizzi di ricordi che a loro volta sanno generarne altri in chi li ascolta. Un viaggio nella terra del Sol Levante ispirato dalla visione dell’omonima graphic novel disegnata da Igort stesso. Ad accompagnare Guzzetti nell’intimo viaggio, il suo ensamble composto da violino, viola e violoncello che rispetta la lievità e l’eleganza della composizione riuscendo a creare un’unica magica narrazione intessuta di calore e dolce perdersi dentro l’essenza stessa della melodia.
“Quanta forza può avere, in realtà, un cuore che si è smarrito” [La fine del mondo e il paese delle meraviglie - Haruki Murakami] -

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ERALDO BERNOCCHI – FM EINHEIT – JO QUAIL
Rosebud
Rare Noise Records – 2017

Siamo in bilico sull’orlo di un abisso ai tanti sconosciuto, le nostre suole non calpestano quasi più il terreno, ci sosteniamo sui talloni. Stiamo vivendo una fase di immobilità nell’attesa che il mondo ci crolli addosso, nell’attesa che il terreno ceda sotto i nostri tacchi e noi si inizi la paventanta caduta senza sosta. Quale stato d’animo potremmo mai esprimere in una situazione di estrema ansia come questa, quali pause riusciremmo a concederci e quali e quanti saranno i momenti nei quali tutto sembrerà perduto. La distruzione è alle porte, ha già iniziato il suo lavoro di lenta scomposizione e riassestamento della realtà. Si sentono i colpi che violenti si abbattono senza sosta, scomposti, scatenati da spiriti che respirano caos. Si ascolta l’ansimare di un mondo che modula il proprio lamento sulle corde della finta speranza in una redenzione tardiva. Vibrano esplodendo le basse frequenze scatenate dalla follia di una generazione che si dondola pericolosamente sempre di più oltre la balaustra della ragione. Rappresentazione migliore della nostra realtà non poteva venir raffigurata in suono: Eraldo Bernocchi con la sua devastante baritona, il martellante dialogo di FM Einheit ancora avvolto dagli echi destrutturanti dei suoi Einsturzende Neubauten. L’intenso lamento provocato dal canto disperato del violoncello suonato da Jo Quail. Rosebud è l’estasi nell’eterna stasi, lo stato di trance psichedelca provocato dall’attesa prolungata all’infinito e i suoi attimi di vera furia esplosiva, Rosebud è la parola disperata pronunciata quando il tacco perde l’appoggio sul terreno e inizia il volo verso il baratro.

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TROPIC OF COLDNESS
Déplacés
Shimmering Moods Records – 2017

Indagare in profondità, oltre la costruzione armonica che inganna l’osservazione confondendola con ampie aperture oniriche ed echi senza tempo, osservanze cerimoniali care al suono ambient. Cercare di penetrare l’interiorità, sorpassando gli invisibili schemi oltre i quali finalmente liberare il lampo elettrico che permette la lettura dell’indefinito. Un’operazione che comporta l’uso della lentezza, una griglia immaginaria lungo la quale inserire frammenti di pura realtà, registrazioni del quotidiano scorrere della vita sul quale tessere accenni sonici, avvolti nel minimale divenire di un respiro musicale che via via prende forma trasformandosi in lieve accordo di chitarra, riverbero fluido che si perde nella nebbia dronica. Déplacés é tutto questo, un viaggio interiore dal quale si torna confusi e trasognati. Tropic of Coldness è un duo italiano che opera nell’area di ricerca del suono ambient, attivo dal 2012 è giunto alla sua quarta release, un percorso di consapevolezza artistica che sorprende e crea giustificate attese per i prossimi lavori. Per saperne di più consiglio l’intervista a David Gutman da poco pubblicata su questo blog.

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TEXILE
Blu Macchiato di Blu
Stella Recordings - 2017


Carlo Rustichelli è stato un noto e prolifico compositore di colonne sonore, conosciuto anche per la sua collaborazione con Mario Bava, regista cult per antonomasia. Nel 1964 compone una canzone che divenne famosa (ahimè lo scrivente la ricorda) anche grazie all’esecuzione di una giovane Catherine Spaak. Con sorpresa ho ritrovato una nuova versione di ‘Non è niente’ all’interno di questo delizioso mini-cd firmato dai Texile. Personalmente mi avvicino sempre con molta circospezione al pop italico, troppa è la zavorra che quotidianamente viene scaricata ovunque si accenda un apparecchio che riesce a ricevere onde sonore. Grande è stata però la sorpresa nell’ascoltare finalmente musica italiana che sa danzare con estrema eleganza lungo un ascolto che profuma intensamente di ricordi legati al Delta di V. Intelligent pop music prodotta da un maestro del buon gusto come Stefano Guzzetti che si muove sinuosa e riesce ruffianamente a conquistare con una traccia da vera classifica, sempre se in Italia si ascoltassero hit di questa portata. Attendiamo il cd in uscita quest’anno mentre ci lasciamo andare in mezzo al mare per naufragare.

 
 

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