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Terraferma di Emanuele Crialese

68° edizione Mostra del Cinema di Venezia

5Settembre2011

Terraferma. Regia: Emanuele Crialese Con: Donatella Finocchiaro - Filippo Pucillo - Beppe Fiorello - Tiziana Lodato - Mimmo Cuticchio - Martina Codecasa - Francesco Casisa Anno: 2011

Il mare il protagonista dell'ultimo film di Crialese, primo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema.  Desideri e sogni però guardano verso la “Terraferma”.
Un mare vissuto, nuotato, pescato, amato e temuto. Girato in modo intenso.
Un'isola della Sicilia trasformata in vera e propria terra di frontiera. Marinai, poliziotti, recinzioni, controlli e sbarchi.

Non è un film sugli immigrati. Sta qui il nodo della narrazione. Crialese racconta una realtà. Scarta con estrema intelligenza le facili immagini utilizzate dai media per raccontare cosa sta succedendo in quell'angolo del Mediterraneo e restituisce complessità e contraddizioni reali. Emerge soprattutto una forte inadeguatezza mediatica e politica nell'affrontare una situazione estremamente difficile e drammatica. Così i guanti bianchi dei finanzieri e dei carabinieri che intervengono al porto e sulle spiagge stridono contro l'umanità spontanea di turisti improvvisati soccorritori e sui pescatori che nessun uomo lasciano a mare. Un film di sguardi. di gesti. Di parole, poche. Che non servono a raccontare le storie di lunghi anni di viaggio dall'Etiopia all'Italia, passando per la Libia e le sue carceri. Non servono a raccontare aspettative e sogni mancati in una isola troppo piccola. Ché solo la terraferma fa sperare in destini e vite diverse.
Crialese racconta i dettagli. Suggerisce tra immagini sfocate e una fotografia a tratti estetizzante. Per chi c'è stato in quelle isole della Sicilia: a Pantelleria, a Lampedusa, a Linosa (dove è stato girato il film), 350 chilometri dalle coste della Libia, si riconoscono facilmente i sacchetti bianchi di plastica dei migranti in fila al porto, il blu  intenso di un mare, speranza e barriera al tempo stesso, che inghiotte i destini di migliaia e migliaia di persone, la sabbia dorata, pulita dall'intraprendenza dei residenti dell'isola. Il nero dei caratteri cubitali degli “affittasi” di un turismo che si inventa di fronte alle difficoltà della pesca che non garantisce più la sopravvivenza per tutti. Si affrontano  e si scontrano, in questo piccolo tratto di terra, le leggi del mare dei pescatori anziani e quelle del mercato per le nuove generazioni. Le risposte di una umanità spontanea e pragmatica e quelle  inadeguate del governo applicate con zelo e diligenza ottuse.

Per chi c'è stato è facile riconoscere sguardi smarriti e decisi. Che puntano alle terraferma, nuova terra promessa in cui coltivare sogni di una vita migliore. Bravo Crialese per questo racconto. Per aver inseguito quella donna, Timnit, sola sopravvissuta, insieme ad altri quattro, su un gommone che per tre settimane è andato alla deriva nel Mediterraneo. Bravo per aver suggerito in uno sguardo le atrocità di un viaggio con quelle altre 73 persone morte, giorno dopo giorno, attorno a lei. Per aver suggerito gli stenti, il sole, la sete e al tempo stesso, forte e decisa, dignità e voglia di vivere. Verso la terraferma.

Maria Fiano per Sherwood.it

 
 

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