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Live report a cura di Mirco Salvadori

Mauro Sambo | Matilde Sambo

Serra dei Giardini – Venezia | 04.05.2018

8 Maggio 2018

In questa gioiosa città, così riempita all’ìnverosimile di inutile mercanzia anche musicale, a volte si incontrano suoni esclusivamente accolti in manifestazioni di largo respiro culturale e internazionale come la Biennale Musica. Nell’ancora vivo e guizzante sestiere di Castello, in questi giorni si è svolta la classica Festa di Primavera all’interno della storica Serra dei Giardini. Manifestazione solitamente dedicata ad un pubblico non avezzo a suoni di confine. Giusto per rompere con la tradizione, l’edizione di quest’anno ha deciso di ospitare la performance di Giovanni Dinello e Emma Grace, seguita dal live set di Mauro e Matilde Sambo. Un notevole passo avanti verso la diffusione delle culture musicali di confine.

Matilde Sambo alla chitarra elettrica + live electronics, Mauro Sambo zither, live electronics, oboe cinese, percussioni. Questa la strumentazione con la quale padre e figlia hanno sonorizzato lo spazio dell’antica serra veneziana. Mauro Sambo, ricercatore instancabile, polistrumentista, artista da sempre sulla barricata, ha presentato il suo episodio dedicato al sassofonista americano Julius Hemphill, uno dei fondatori del collettivo artistico multidisciplinare Black Artists’ Group di St. Louis: “Raw material and Residuals”. Come sempre il suono prodotto da Sambo è l’estrema propaggine del sentire, è sguardo che si brucia e si taglia. ‘Suoni all’ammasso’, verrebbe da dire con una formula decisamente basica. Un lento dilagante noise che si insinua nelle fessure dei muri sgretolati, lungo pavimenti dimenticati dal tempo, sulle scorie di un passato che prevedeva inutilmente un futuro a lui simile, buio di polvere e detriti. Solo lievi e taglienti interventi acustici a rendere ancor più sottile e fragile il processo di ricongiungimento con la luce.

Matilde Sambo, videomaker e sound artist, sceglie di accompagnare la sua performance con un lavoro intitolato Beyond You. Le visioni parentali si dividono, nel suono di Matilde si percepisce il bisogno del volo, così ben rappresentato nel video che l’accompagna. Il suono si dilata abbracciando i lembi ventosi del procedere ambient mantenendo comunque un andamento di scuola contemporanea che viene affiancato con inserimenti acustici, percussioni, oboe cinese, strumenti capaci di mantenere vivo il ricordo della terra che ci ha accolto, un luogo splendido, se visto dall’alto come ora lo stiamo vedendo. Un luogo che pian piano muore, collassa e implode su sé stesso fino a spegnersi come il suono che ci ha accompagnato lungo questo intenso percorso d’ascolto e di visione.

 
 

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