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Godspeed You! Black Emperor

Estragon, Bologna - 26 gennaio 2011

30 Novembre 1999

Quando un gruppo, dopo tanti anni di diaspora e di vari side-project, decide una reunion e tra le prime cose che annuncia è che non rilascerà interviste durante il nuovo tour, già parte bene. Questo sbattersene delle regole del music business mi ingenera simpatia.

Se dopo questo gruppo è già noto per aver sempre dichiaratodisgusto per l’ambiente musicale e per le case discografiche che ci sguazzano e per avere sempre preso posizioni politiche nette e decise non interessandosi minimanente delle possibili ripercussioni, ha già fatto breccia nel mio cuore.

In questo caso inoltre stiamo parlando non di un gruppo qualsiasi, ma di un gruppo che ha saputo riunire sotto l’etichetta post-rock rock, prog, classica, avanguardia, punk, jazz e tutto quanto possa rientrare nel caleidoscopio musicale che ciascuno di noi ascolta ogni giorno.

Se consideriamo poi che ha saputo riempire un locale come l’Estragon in una fredda serata invernale bolognese, pur essendo un mercoledì e non essendo il prezzo del biglietto propriamente popolare, è chiaro che siamo di fronte ad un vero e proprio caso della scena contemporanea: sto ovviamente parlando dei Godspeed You! Black Emperor.

Non lascia spazio a fronzoli o ad alcun saluto iniziale l’ensemble canadese( come da tradizione del resto), ciascuno degli otto musicisti(sono stati anche in dodici in passati tour) sale sul palco e si dedica al suo strumento(o ai suoi strumenti) con assoluta dedizione: on stage quattro chitarre, un basso/contrabbasso, un violino, una batteria, un glockenspiel, una postazione percussioni.

In un crescendo di atmosfere e sonorità ciascuno riesce a dare il suo contributo ad un suono che spazia veramente in ogni genere e che riesce ad arricchire il tema di ciascun brano grazie a delle pregevoli improvvisazioni.Un pubblico ammutolito e partecipe si fa guidare attraverso eterei paesaggi sonori mentre alle spalle della band si susseguono proiezioni di filmati che rendono l’esperienza ancora più suggestiva.

Oltre due ore di grande musica in cui nessuno sul palco si risparmia, il violino insegue spesso le chitarre e la batteria (a cui si alternano batterista e percussionista) coadiuvata dal basso sa comandare a dovere le variazioni di ritmo e di intensità, che sono il vero biglietto da visita dei Godspeed You! Black Emperor.

In un atmosfera di rapimento collettivo la band alterna pezzi dai quattro lavori pubblicati tra il 1994 e il 2002, prediligendo i pezzi più recenti e riuscendo spesso a renderli un tutt’uno, sfornando vere e proprie jam session che durano anche oltre i quaranta minuti, senza tra l’altro risultare mai scontate o noiose.

La serata, come è cominciata, finisce: Senza dare adito a saluti o ringraziamenti particolari, sebbene l’applauso si elevi forte e chiaro da parte di tutti gli astanti, la band abbandona il palco. Ancora un po’ spaesati ci aspetta la notte e il freddo bolognese, consapevoli però di essere tra i privilegiati che hanno assistito ad uno spettacolo che era tanti anni che aspettavamo di poter rivedere e che come sempre non ci ha minimamente delusi.

Jacopo per Sherwood Live Reporter

 

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