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Con 'o Zulù nel “Traffico”

Temi sempre attuali, ironia e irriverenza tipici della parte ribelle di Partenope

15 Gennaio 2019

di Valentina Nessenzia

Mentre “Curre curre guagliò” spegne le candeline per festeggiare il quarto di secolo, Luca Persico, meglio conosciuto come 'o Zulù, esce di sorpresa con un singolo che rispecchia in tutto e per tutto lo stile che da sempre lo contraddistingue. 

Sarcastico e pungente come è solito essere, partendo da una chiara citazione del film “Johnny Stecchino” di Roberto Benigni, in questo pezzo ci riporta con i piedi a terra mettendo in evidenza quanto il mondo virtuale dei social networks esprima in tutto e per tutto le contraddizioni di una società ottusa e incapace di vedere i reali problemi che la affliggono.

Sceglie come collaboratore nella stesura del testo un conterraneo con il quale ha diversi featuring alle spalle, Valerio Jovine, e insieme ci presentano un brano dalle rinnovate sonorità degli ultimi anni post Posse.

“C'è traffico di uomini, donne e bambini

Traffico ai confini 

per la fuga dei cervelli

Traffico di armi, denaro, di droga e gioielli

Traffico di organi e di informazioni intasano i caselli

Traffico delle influenze,

Traffico di schiave di schiavi, di voti, favori e licenze

Ma il più temuto è senza dubbio chill' d' 'o rientro d' 'e vacanze

Siamo davvero un popolo senza speranza!”

Sembra il dipinto di una realtà tutta all'italiana fatta di un ingorgo sociale in cui, incapaci di vedere un centimetro oltre il proprio naso, i singoli siano più preoccupati del traffico stradale piuttosto che di quello della droga, degli organi e delle persone.
I problemi per cui “l'italiano medio” si scalda sono quelli vicini, inconsistenti e futili, mentre i drammi sociali non vengono nemmeno contemplati. 

Il mancato investimento nella scolarizzazione e la sempre più diffusa tendenza a un'educazione votata all'intransigenza e all'egoismo, ci presentano una generazione che vedrà negli “altri” dei nemici immaginari, dei capri espiatori verso cui riversare le proprie frustrazioni, suonando il clacson seduti al sicuro nelle proprie automobili. 

Riscontriamo nella seconda parte della canzone un chiaro riferimento all'eterna diatriba tra “chi viene prima e chi dopo”, riproducendo una scala di valori costruita ad hoc da politicanti razzisti che si esprimono attraverso i social diffondendo odio e intolleranza. Ci vorrebbero costantemente messi gli uni contro gli altri, facendoci riconoscere il nemico prima nei meridionali e poi nei migranti, a seconda dell'occorrenza.
Siamo dipinti come un “popolo di santi e navigatori bloccati nel traffico, santi bestemmiatori ognuno convinto che il traffico è colpa dell'altro... prima gli italiani, prima i padani, mi so' perso gli anziani, le donne e i bambini”.

“Sostenere che gli italiani siano tutti razzisti è una generalizzazione, oltre che un messaggio sbagliato” spiega 'o Zulù parlando di questo brano e per fortuna qualcuno ha ancora il coraggio di dirlo! Sull'onda di una serie di artisti che si stanno muovendo per smascherare le magagne commesse dal governo corrente, anche il nuovo album “Bassi per le masse” in uscita per il prossimo 25 gennaio pone l'accento sulla necessità di uscire quanto prima da questo imbottigliamento sociale. In fondo la musica è una delle armi più potenti a nostra disposizione per far sì che le cose inizino a cambiare!

 
 

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