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Naufragar m'è dolce in questo mare

Un contributo di Diserzioni sul recente dibattito attorno alla proposta di legge della Lega per istituire l'obbligo di una canzone italiana ogni tre nella programmazione radiofonica

22 Febbraio 2019

La proposta di legge della Lega che vorrebbe imporre di riservare almeno un terzo della programmazione delle radio italiane "alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia" mi sembra l’ennesimo disegno di questo governo con l’intenzione di esclusione.
All’origine dell’aggressività e del rancore dei nostri tempi troviamo certamente la paura della complessità dei nostri tempi e di tutto ciò che non si conosce. Occorrerebbe quindi educarci al godimento del fluire, alla perdita felice del confine tra sé e l’altro, e conseguentemente anche al dissolversi delle frontiere musicali.
Riadatto per l’occasione un articolo scritto 5 anni fa sul tema:

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"Badi che l'idea di progresso ha un fondamento cartografico. Se la Terra è una gigantesca e infinita tavola, le cose che oltrepassiamo rimarranno dietro di noi per sempre. Se invece - come oggi la globalizzazione obbliga a riconoscere - ci muoviamo sulla superficie di un globo, cioè intorno a una sfera, allora tutte le cose che credevamo superate, prima o poi, ritorneranno fatalmente di fronte a noi". - Franco Farinelli

Riattraversare la storia, ripensare la geografia.
I suoni dei quali ci occupiamo ogni settimana all'interno di Diserzioni ci spingono in questa direzione.
Ci offrono un'altra visuale prospettica.
Ci ricordano come oggi, nell'infinità sonora, non esistano più scene musicali che si riconoscano dalla provenienza territoriale come era un tempo. Non c'è più la Madchester, nemmeno la Sheffield industrial, la Seattle grunge, la Bristol trip hop e nemmeno la techno di Detroit o berlinese....ma un sentire condiviso in ogni luogo del mondo e in tempo reale.
Ma soprattutto il suono è capace di concepire contemporaneamente diversi piani dell'esperienza passata, presente e futura e di convivere con apparati tecnologici iper-complessi e iper-veloci, insomma di avere una percezione non storica della temporalità.
Perché la storia e la geografia della musica non è più quella che continuano a raccontarci nei network radiofonici, in televisione, nei talent show, nei giornali “influenti”, figuriamoci se può essere quella che pensa qualche politico della lega.
Questi auspicano le sorti progressive e lineari del mercato musicale, insistendo sulla celebrazione della star, dell'artista geniale, del diritto d'autore, dei dischi venduti in Italia, insomma del mondo che fu. Intanto miriadi di sconosciuti produttori inondano la rete di suoni che incrociano luoghi e tempi. Non c'è più il genio che rappresenta un'epoca o un territorio, o un genere musicale perché il genio è collettivo/comune e parla al mondo intero.
Chi sa ascoltare l'oceano di suono attuale riconosce questo e lo fa sentire. Racconta il complesso, stratificato e contradditorio suono d'oggi, consapevole dell’abisso che si spalanca tra il funzionamento di questo scenario e le nostre capacità di comprenderlo e spiegarlo. Si butta nell’infinità sonora attuale, con lo spirito del naufrago, preparando la zattera per seguire le scie dove sia più dolce la deriva, dove si sente ancora il calore del suono, allontanandosi il più possibile dal bastimento “mainstream”. E rammenta una differenza: c'è chi consente all'ascoltatore di sentire solo ciò che già conosce e chi invece spinge a ripensare sempre ciò che sente.
La radio libera poi, almeno per la mia esperienza, è il media dell’incontro imprevisto, quello che cambia completamente il gioco, del suono non cercato che ti cambia la vita. A volte mi chiedo: è possibile l'incontro casuale attraverso spotify o youtube?
Forse sì, ma sicuramente più difficile, visto che la “ricerca” è da noi pilotata e le “playlist” da noi create. Girando la manopola di una vecchia radiolina, o cambiando lo streaming su Tune-in puoi fermarti attratto da una linea di basso, un riff e dire: “Questo suono non l’ho mai sentito”. Puoi incontrare una voce che inaspettata ti chiama e ti invita tra gli alberi di una intricata e sconosciuta foresta e che ti aiuta a mantenere aperta la finestra all'incontro imprevisto che talvolta serve quando il prevedibile si fa insopportabile.
Che sia per queste cose che si cerca di rinchiudere la musica in recinti e confini?

Ps) Segui gli hashtag #musicalibera e #ognitrecanzoniodiolalega ed aiutaci a far diventare virale l’iniziativa di Radio Sherwood

 
 

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