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Andarsene silenti, nella pausa infinita priva del prima o del poi

Testo e foto Mirco Salvadori

16 Marzo 2019

Il momento giunge, ti attende e di soppiatto ti aggredisce. Lo fa quando te ne stai in inconsapevole attesa, seduto dietro un immobile silenzio che urla e si dimena, lo fa girando il suo volto smunto e ti osserva affamato di vita, quella che a lui ormai manca e mancherá anche a te, non oggi, non domani ma giungerá a mancarti.
Cos’é la solitudine della vecchiaia, ti chiedi. Quale il peso che dovrai sopportare quando il silenzio giungerá anche per te? Domande domande. Sarai solo? Lo vivrai a fianco di qualcuno che saprá tenerlo a bada? Lo affronterai spavaldo? Ma quale spavalderia puoi mai sfoderare quando il silenzio ghermisce e avvolge e inchioda la tua mente.
Con il senno del poi, si usa dire. Quando verrá la stagione del silenzio non vi sará piú senno, non vi sará piú un poi. Frequentare i luoghi dove il silenzio nasce e alberga segna, profondamente segna. Anche se le anime a te care non ne sono ghermite, anche se ora dormono tranquille, il brusio di una tv sempre accesa a far loro compagnia, comunque questi luoghi penetrano e incidono e frantumano con insopportabile frastuono le tue stolte difese da sempre asserragliate tra le mura crepate del ‘tanto mi faccio fuori prima che succeda’.
Frequentare le stanze del silenzio fa capire che il prima non esiste, non esiste il dopo o il durante, esiste solo il silenzio, il lungo silenzio dell’attesa.

Insinuare il proprio sguardo dentro questi pensieri sollecitati dal suono che parimenti penetra nell' immaginario e trasforma ciò che comunque continuamente cambia forma, richiede volontà e coraggio. Devi guardare diritto negli occhi le creature che un giorno potremmo diventare, devi leggere quelle storie lunghe una vita, piegate su una sedia, tra l'indifferenza di chi ha ben altro da sbrigare. Voci rotte dalla tagliente pesantezza del tempo che urlano la propria volontà di pace, una pace che non concede visite su richiesta ma giunge improvvisa dopo lunghi e insopportabili anni in bilico sul filo sottile della perdita e dell'abbandono di se stessi.

La tristezza del re di Matisse mi è apparsa all'improvviso mentre camminavo lungo i corridoi di questo luogo, un vivido racconto di colore e vecchiaia, musica e voglia di vivere che ha fatto da contr'altare ai miei bui pensieri. Mi sono fermato ad osservarlo pensando quale potesse essere il suono a me vicino che più rappresentasse quanto sento in questo particolare periodo e subito ho pensato all'ultimo sublime lavoro di Abul Mogard, And We Are Passing Through Silently.

Non appena ricevuto l'ho ascoltato con orecchio diverso, accumunandolo subito al maestoso lavoro di reinterpretazione operato dai This Mortal Coil. Stesse atmosfere, persino stessa voce (quella di Cinder, un tempo Gordon Sharp, ovvero Cindytalk) nel remix da parte di Mogard di The Sky Is Ever Falling tratto da quel magnifico Becoming Animal che vedeva Cinder assieme a Massimo Pupillo degli Zu. Poi mi sono soffermato sul titolo, quel And We Are Passing Through Silently che sembrava un invito a valutare la situazione nella quale mi trovavo immergendola nella densa materia digitale che forma l'ultimo lavoro del sound artist serbo. Una raccolta di remix, cinque per la precisione, che appartengono a meravigliosi outsiders capaci di creare il suono dell'anima: Aisha Devi, Penelope Trappers, Fovea Hex, Nick Nicely e Becoming Animal.
Ho scelto una pausa, una sospensione donata dall'ora dedicata al riposo per indossare le cuffie e ascoltare, lo sguardo perduto nel lunghissimo e deserto corridoio.

Il potere assoluto del suono, la sua fascinazione permette di vedere ciò che all'apparenza non esiste. Quel corridoio si popola, lentamente inizia l'andirivieni delle anime che hanno abitato e abitano tutt'ora quelle stanze. Mi ritrovo seduto al centro del loro infinito vagare, vedo i loro volti scavati dall'attesa e i loro incerti sorrisi nella ritrovata consapevolezza del volo. Riesco finalmente a capire a comprendere in che mondo ora vivono, quale linguaggio usano e come fanno a sopportare l'indicibile attesa. Mi sto trasformando in uno di loro, affacciato al margine della vita, una mano stretta al bracciolo della sedia e l'altra tesa, ad accarezzare un mio simile, l'unico in grado di capirmi.
Le ondate di purezza digitale si susseguono, controllo con difficoltà il lettore e realizzo che quattro delle lunghissime cinque suite remixate se ne sono andate. E' trascorso un istante o forse un'eternità ha sfiorato il mio ascolto mentre tutto è immobile e la voce sublime di Clodagh Simonds viene magicamente esaltata dal lavoro di rivisitazione mogardiana. Mi abbandono al coro guidato da Brian Eno e scruto per l'ultima volta il lunghissimo corridoio dal quale sono scomparse le creature, riassorbite nel nulla. Hanno lasciato dietro loro il viavai delle infermiere con i loro carrelli e il silenzio negli occhi di chi ora affolla la mia vista. Sono in attesa, pronti ad andarsene silenti nella pausa infinita priva del prima o del poi.

Abul Mogard
And We Are Passing Through Silently
HoundstoothRecords
Release date: 15th March

 
 

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