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Istigare Diserzioni

Fare radio ai tempi dell'iperproduzione sonora

30 Maggio 2019

Alla Tate Modern di Londra in questi giorni è esposta Babel , l'opera d'arte di Meireles del 2001, che esplora il sovraccarico di informazioni e la comunicazione che diventa una specie di rumore bianco indistinguibile.
Cildo Meireles si riferisce a Babele come a una " torre di informazioni indecifrabili " composta da centinaia di radio, ciascuna sintonizzata su una stazione diversa.
L'installazione si rifà alla storia biblica della Torre di Babele ed è costituita da radio analogiche di diverse età, da quelle più grandi, a valvole risalenti agli anni '20, che costituiscono i livelli inferiori della torre, fino alle più piccole, elettroniche prodotte in anni più recenti, che formano il suo vertice.
La domanda che nasce spontanea osservando e ascoltando l'opera è: “Che senso ha fare radio oggi, pensare e condurre una trasmissione che si sperde nell’odierna torre di babele di suoni, fra milioni di streaming e di stimoli sonori che entrano nel nostro cervello attraverso le svariate piattaforme digitali creando quel “white noise” indecifrabile?

Senza curarsi della consapevolezza di questa inevitabile dispersività anche in questa stagione “Diserzioni” ha continuato a trasmettere guidata solo dalla passione e da quella sensibilità che viene dal passato ma che continua a stimolare la ricerca di nuove onde sonore. Navigando per associazioni nell’infinito desertoceano sonoro attuale, errando attraverso scoperte e ritorni malgrado la sensazione che l'astrazione digitale abbia succhiato via le energie sensibili dall'ascolto attraverso questo insostenibile stress attentivo. Tuttavia e nonostante quest’ipervelocità nella fornitura di suoni delle varie piattaforme digitali, internet mantiene un'altra caratteristica, fondamentale in tutte le reti: ha dei buchi. E anche la torre di babele, mi chiedo guardandola, deve avere delle finestre o almeno delle prese d'aria.
Insomma non può essere un universo chiuso, anzi non lo può nemmeno diventare. Per continuare ad esistere deve relazionarsi con un di fuori che rimane fuori controllo. Un organismo, reale o virtuale che sia, se impermeabile, se non traspira, muore. La complessità del mondo sonoro attuale non si limita al suo fluire infinito nella rete ma eccede quest'ultima. La rete assorbe e fa scorrere questa linfa vitale ma non la produce, ha bisogno di biodiversità e di organismi che producano senso al di fuori di essa, ha bisogno dei desideri, dei sentimenti di chi produce e diffonde questi suoni.
Ed è qui, in questi buchi, in queste prese d'aria che bisogna trovare chi ricerca una via di fuga dal fluire infinito e formattato. Il rapporto della musica con i corpi, con l’anima, con la sensibilità deve essere tenuto vivo attraverso questi stomi aperti che traspirano la passione e l'amore feroce per il suono. E questo amore non nasce dentro la macchina ma fuori nell'imprevedibile vita.
Fare radio , almeno per la mia esperienza, è favorire l’incontro imprevisto tra anime sensibili, tenendo aperte le finestre, cambiando l'aria, aprendo e allargando buchi e crepe in quello che sembra un liscio e inarrestabile fluire.
In altre parole continuare ad istigare diserzioni!

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Questa stagione di trasmissioni è giunta al termine, Diserzioni tornerà a settembre per un nuovo ciclo di emissioni radiofoniche.Tutti i podcast li trovate qui

 
 

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