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Sotterranei Night #5 a #sherwood19 - Live Report

di Matteo Molon

12 Giugno 2019

Quinta edizione della Sotterranei Night, quinta serata del festival. Sherwood 2019 apre la sua seconda settimana musicale con una serie di live in second stage organizzati assieme al collettivo underground. I giovani dal 2013 hanno contribuito a smuovere le acque della scena padovana e da anni propongono al festival una coppia di artisti: uno esterno e uno che fa parte del roaster della loro etichetta: Dischi Sotterranei.

La serata di martedì 11 giugno si presenta con un clima rilassato e positivo. Sulle 21,10 parte Roncea, artista uscito di recente con l’album Presente, che ammalia il pubblico con un rock cantautorale di pregiata fattura. Sa cucire con abilità sartoriale melodie e suoni alle parole. I massimi punti della sua esibizione si raggiungono nelle canzoni Fuggir via da qui e Muro, due brani che raccontano il viaggio e al contempo la difficoltà del movimento, dello spostarsi.

Dal vivo la voce ha il giusto timbro per portare il pubblico dentro ai suoi mondi in maniera gentile e per nulla forzata: non è un artista “hard” che spacca la scena, irrompendo furiosamente. Invita ad entrare parale dopo parola, nota dopo nota, e questo modus operandi forse permette meglio all’ascoltatore di immergersi nel clima del concerto, ancor più disteso e divertente. Il sentire di chi torna a casa dopo molto.

Sulle 23 invece, dopo un cambio palco, dovrebbe iniziare a suonare Bartolini, ma i classici imprevisti di scena si palesano, il basso non vuole portare il segnale al mixer, e l’artista attacca una cover di Marmellata #25 di Cremonini, solo voce e chitarra elettrica. Il pubblico apprezza e canta a squarciagola un brano oramai grande classico del repertorio della musica pop italiana.

Finalmente le cose si sistemano e il concerto vero e proprio s’accende: Bartolini genera un rock dal sapore pop che rimane bello spinto in ogni sua fase ascendente. Parte piano e poi esplode: una forma canzone collaudata con la quale riesce a esprimersi al meglio. Live dà la giusta sottolineatura alla melodia e all’emotività nelle parti iniziali delle canzoni, per poi contribuire al fuoco e all’energia degli strumenti, in particolare la batteria guida le vibrazioni fisiche e dell’umore. Quest’ultimo è lo strumento destinato a gestire i cambi di tensione e spinge le persone a ballare fino a pogare sotto palco. Penelope (dal primo full lenght BRT vol.1) è la performance più riuscita, sentita, condivisa fra musicisti e pubblico, e fra il pubblico stesso. Il cantante smolla a terra la chitarra qualche volta, dimostrando tutta la scarica di potenza percepita dentro un flusso in comune con la folla.

La Sotterranei Night si conclude con un bis finale e un saluto al pubblico, le cui birre iniziano a farsi vuote e i volti un po’ sudati. In generale quello che rimarrà negli anni a venire, e che cresce, anzi, di edizione in edizione, è di come il team up musicale fra Sherwood Festival e Sotterranei riesce a farti sentire a casa, artisticamente parlando, consapevole che nella Città del Santo la musica vive, pulsa ed è sempre di passaggio! Senza confini.

 
 

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