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Rkomi a #sherwood19 - Live Report

di Elettra

19 Giugno 2019

“Piacere, Mirko”. Così esordisce Rkomi, 25 anni, entrando nel nostro stand dopo il soundcheck pomeridiano, mercoledì 12 giugno, stasera porterà sul palco le canzoni dell’ultimo album Dove Gli Occhi Non Arrivano. Il sole picchia forte sul park nord, accaldati ci accingiamo a procedere con l’intervista. Qualche domanda mirata a conoscerlo meglio, un giovanissimo artista che esordisce con Dasein Sollen appena tre anni fa, ed è proprio ciò che gli chiedo, ovvero come sia cambiata la sua vita dal primo album al più recente, da Mirko a Rkomi. Dice che vorrebbe saper rispondere bene, perché si è evoluta davvero tantissimo, si definisce un’altra persona. In particolare, si focalizza qualche secondo su quel che ha significato il cambiamento economico nella sua storia personale, definendolo importante, certo, ma di sicuro non il suo argomento preferito.

Successivamente esprime il suo parere sulla domanda inerente la scena urban italiana esplosa tra 2015 e 2016, sul fatto che rischia di diventare un po’ mainstream, pop...un po’ scontata, ecco. Lui si augura il contrario, naturalmente, non vorrebbe che succedesse. “Di base, cos’è il pop? Lo sappiamo ma non lo sappiamo” afferma, e subito dopo arriva al nocciolo della questione: “sta all’artista non smettere di formarsi, informarsi e crescere personalmente”. 

Ed infine, alla nostra domanda legata allo Sherwood Changes for Climate Justice, non si dichiara un grande esempio. Non perché non rispetti l’ambiente, ma perché ancora non si sente un paladino di verde vestito. Però vuole crescere, anche da questo punto di vista: un ragazzo affamato di progresso, in tutto e per tutto.

Ciò che mi colpisce durante la serata, invece, è come cuore del concerto non sia esclusivamente il Main Stage, ma piuttosto il filo elettrico tra Rkomi e il suo numeroso pubblico: canzone, reazione, botta, risposta, applausi, dediche. “Alzate i telefoni in aria, smettete di fare foto, usate le torce, illuminatevi”, e così introduce il primo pezzo sentimentale e forse il più melodico della notte. E poi, come a voler cancellare definitivamente il gap tra lui e la folla, saltella sul palco e ridacchiando esclama: “Minchia ste assi le rompo stasera”. La cosa divertente è che una ragazzina alle mie spalle sta facendo la stessa cosa, arrivando addirittura a correre veloce a bordo palco quando il cantante annuncia di star per eseguire un pezzo inedito. L’unico, credo, di cui il pubblico non conosce tutte (e dico tutte!) le parole. Verso fine concerto, bighellonando col mio blocchetto, origlio brandelli di conversazioni. Una cosa pazzesca, un concerto pazzesco, all’aggettivo pazzesco fischiano le orecchie. Tutti pazzi per questo pazzesco giovane Rkomi. 

Non è di sicuro il pubblico habitué dello Sherwood Festival, non sono i ragazzi coi Colle der Fomento nelle cuffie o che si ricordano delle performance di Caparezza, piuttosto è proprio la generazione dell’urban 2015-16, gli ascoltatori dei nuovi rapper e trapper che già collaborano con grandi nomi (Jovanotti, Elisa…) e che conquisteranno il mondo! Scherzo. Ma è da sottolineare il rilievo che si stanno guadagnando, seppur molto giovani, all’interno della scena italiana attuale.

Ne vedremo, e ascolteremo, delle belle.

 
 

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