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Madman e Nayt a #sherwood19 - Live Report

3 Luglio 2019

2 luglio 2019: si entra prepotentemente nell’estate e il caldo da sempre meno voglia di uscire e non muoversi. Questo però non vale per il concerto di Madman e Nayt, perché il loro sound oltre ad essere fresco e davvero potente e difficile da non volevo ascoltare dal vivo. Nayt è appena uscito con Raptus vol.3 mentre Madman con MM vol.3. Tutti e due i rapper hanno da sempre fatto della tecnica il loro punto forte, colpendo l’attenzione del pubblico con incastri, giochi di parole e una metrica spaventosa. Elementi che hanno contribuito a dei flow particolari e che molti hanno tentato di imitare.

A salire sul main stage per primo è Nayt sulle ore 21, supportato ai piatti da 3D, quel 3D della Torre di Controllo 21 con cui esordì nell’album 21 Motivi col brano No Story: giovanissimo, dimostrava già attitudine e talento. Gli anni sono passati (era su per giù il 2011) e ora calca un palco importante e il pubblico qui sotto canta le sue canzoni a memoria, saltando nonostante le temperature. Quello che colpisce di lui è un inizio decisamente potente e una continuazione meno veloce ma pur sempre dal ritmo serrato.

Madman invece sale sul palco circa un’ora dopo, e ci dà dentro con tutte le canzoni del suo ultimo mixtape da cui è estratta la traccia “sfonda casse” 7/8 Sour! Nel corso del live arrivano anche vecchi classici come i pezzi in feat. con Gemitaiz, storico compare di avventure dai tempi di Haterproof vol.1. Non ci sono accenni di calma, Mad è un treno senza fermate verso chissà dove! Spinto all'impazzata dal supporto di Dj 2P alle macchine.

La parte meno bella di questa nottata a suon di rap e trap è quella in cui il vento si alza e la pioggia inizia a cadere, prima moderatamente non fermando l’esibizione, ma poi il tipico acquazzone estivo impazza facendo correre il pubblico sotto gli stand aperti. Dato da sottolineare è come i fan di Madman rimasti sotto la pioggia a saltare fossero davvero un gruppo nutrito e non pochi. La passione di certo non gli manca.

La riflessione che vorrei fare, a lato di queste esibizioni, è di come nonostante la trap, pur avendo prima innovato ma successivamente omologato troppo le sonorità, la tecnica e la bravura del singolo artista fanno la differenza, differenziandolo da quelle timidissime copie delle copie che sbucano come funghi. D’altronde oggi la musica dei giovanissimi è l’urban, e se si è in grado di mettere due rime su un foglio, dirle a tempo con un po’ di stile, grazie alla tecnologia non ci vuole uno studio professionale per imbastire un qualcosa di decentemente ascoltabile. Non ci vuole molto a dire “faccio trap” per farsi belli davanti al gruppo di amici, agli amici degli amici, alla compagna di classe o alla sua amica. La trap è ostentazione, potenza, mettersi in mostra, la sua cifra è questa maggiormente nella “scena”, e anche se fai brani con sound più old school comunque da certi cliché non puoi sfuggire. Chi fa il rap alla 90s deve darsi da fare per mostrarsi freddo e vissuto, lasciando trasparire emozioni solo nei brani. Anzi, solo in qualche brano, pena la scomunica da parte della “Santa chiesa del rap”. In generale, tirando le fila del discorso, sono tutte cazzate, sono pose, elementi accessori che non varranno mai quanto la tecnica e una passione genuina per le rime e i beats. Non spacchi se vesti Jordan e Off-white, non spacchi nemmeno se fai l’uomo duro senza sentimenti; al massimo fai ridere, come al circo i pagliacci. Madman e Nayt, passando per sound diversi, ad oggi, ce lo dimostrano. Senza tante stronzate e pose inutili portano avanti il discorso del rap, davvero nel motto del “Keep it real!”

 
 

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