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Suggestioni nel tornare

Racconti di Velluto - Monastier 26 luglio 2019

27 Luglio 2019

Tornare. Vi dico qualcosa sul tornare. È una cosa che fai senza pensarci: un incontro, un fatto, un evento che ti porta indietro con la memoria e poi di getto in avanti fino al presente, come una molla che più la spingi indietro più forte di ributta in avanti, un viaggio senza cinture di sicurezza.
Ieri sera sono andato in un posto che mi ha fatto tornare.
Molti anni fa, con la mia famiglia, andavamo spesso a trovare mastro Maurizio. Già da tempo Maurizio era diventato vecchio e se ne stava solo in quel angolo del mondo.
Sembrava che tutti lo avessero dimenticato così mio padre ci portava lì a fargli compagnia. Mio padre diceva che nel suo mestiere (falegname) Maurizio era stato un maestro insuperabile e nonostante la sua veneranda età gli dava ancora degli ottimi consigli. Sbagliando s'impara - gli ripeteva quando mio padre era il suo ragazzo di bottega - perché per lui era importante pensare facendo, provarci costruendo. Era il metodo del mastro e dell'apprendista dove il criterio, la misura stavano nel fare.
Il suo angolo di mondo era un vecchio monastero sopranominato l'Abbazia dei fantasmi. Maurizio raccontava a noi bambini che per sentirli bisognava inoltrarci nel chiostro nascondendosi dietro a dei grandi scudi di legno che ci aveva insegnato a costruire. Poi, ben mimetizzati, bisognava ascoltare in silenzio facendo sempre attenzione a non farci vedere o sentire. A noi piccoli nascosti dietro quei scudi artigianali sembrava di udire bisbigli e fruscii, fino a percepire il leggero tocco del batacchio sulla campana e lo sbattere delle finestre del chiostro. Realtà, semplice vento o suggestione? Boh, sta di fatto che al primo sbattere un po' più forte delle finestre scappavamo di corsa nella vecchia bottega di Maurizio, rifugio pieno di splendidi oggetti di legno: gatti, alberi, cavallini, spade .. un vero atelier d'arte.
In quel luogo, che da piccolo mi sembrava magico, ci sono tornato grazie ad un evento che ha raccontato la storia di un'altra bottega d'arte: la Factory di Andy Wharol e dei The Velvet Underground. E devo ringraziare il racconto Mario Nardo e Samantha Silvestri e la musica dei The Shiny Boots perché mi hanno vivere le atmosfere della New York di quegli anni: l'arte, le feste, la musica, ma anche i fantasmi che popolavano la mente di molti dei protagonisti di quei tempi. “The Velvet Underground & Nico” è stato probabilmente il primo album a mettere in musica le ombre degli angeli oscuri che s'allungavano sulle vite di molti abitanti delle grandi città. Grazie alla perizia dei musicisti sul palco (Ricky Bizzarro, Captain Mantell, Vittorio Demarin, Massimiliano Bredariol) quel suono dannato è stato restituito fedelmente e reso seducente dal fluire del narrare.
I suoni delle strade della grande metropoli hanno sempre affascinato un ragazzo di campagna come me, ma ieri quando dal palco risuonavano le note di “The Black Angel's Death Song” mi sono rivisto bambino, nascosto dietro quel scudo di legno, mentre ascoltavo attentamente i rumori e i suoni attraverso i quali i fantasmi di quell'abbazia sapevano raccontare i loro segreti.
Quando andavo lì era come entrare in una festa dove il mistero ballava.
Succedeva ieri, è successo ieri sera grazie ai “Racconti di Velluto” e succederà sicuramente durante “All Tomorrow's Parties” che si terranno in questo suggestivo luogo.

*grazie al Festival delle Abbazie per le suggestioni regalate

 
 

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