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“Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].

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Gianfranco Bettin: Cracking (3)

5 Settembre 2019

Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].


ReadBabyRead #454 del 5 settembre 2019


Gianfranco Bettin
Cracking

Brani scelti dall’autore

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Sognò navi cariche di sale, che entravano in porto dal mare.
 
Il sale, poi, veniva scomposto in sodio e cloro: il sodio venefico e nervoso, il cloro mefitico e letale.
Di questo è fatto, aveva detto l'insegnante alla scuola aziendale, mostrandone un po' nel palmo della mano.
E l'acqua?, aveva detto ancora, aprendo il rubinetto del laboratorio.
Lo sapete di cosa è fatta?
Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all'ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l'acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l'acqua - la vita.
 
Sentì la voce di Rosi, dalla cucina: Il caffè è pronto!
Ma non c'era nessun profumo e capì che stava ancora sognando."



L’industria in crisi, l'operaio e Marghera in “Cracking” di Bettin


Nel romanzo lo scrittore e saggista immagina la protesta di un operaio. Per l'autore l’Italia ha abbandonato una politica industriale

La letteratura italiana torna in fabbrica. Nell’industria in crisi e con gli effetti su chi ci lavora. Con precedenti illustri come Le mosche del capitale di Paolo Volponi o La dismissione di Ermanno Rea. Stavolta lo scrittore torna nell’industria con la penna di Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, politico già nei Verdi come consigliere regionale dei Verdi e oggi presidente per il centro sinistra della municipalità di Marghera, città dove è nato nel 1955 e dove ambienta il suo nuovo romanzo Cracking (Mondadori, pp. 187, euro 17). 

Il protagonista, Celeste Vanni, un operaio del Petrolchimico di Porto Marghera appena andato in pensione, nell’isolamento suo che è l’isolamento degli operai e dei lavoratori di oggi, armato di corde e zaino salirà su una ciminiera altissima come atto disperato di protesta, di rivolta contro la rassegnazione in una «una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi», ricordano le note di copertina del libro, reparti come cracking dove «si spaccano le molecole».

Con questo romanzo Bettin torna su un tema e un luogo a lui caro: nel 2002 con Petrolkiller indagò sui danni ambientali provocati alla salute dalle industrie del polo veneto alle porte di Venezia. Di cosa narra il nuovo romanzo lo ha sintetizzato in una illuminante e approfondita conversazione a tre uscita sulla Lettura del 16 giugno scorso con il segretario della Cgil Maurizio Landini e con il politologo Maurizio Ferrera.

«Racconto le storia di un operaio che a Porto Marghera difende la fabbrica da cui è uscito poco prima in pensione, in soccorso agli ex compagni di lavoro – ha detto lo scrittore alla Lettura a proposito di Cracking - . Siamo nel momento in cui la solitudine della classe operaia è massima, nella fase di metamorfosi tra le rovine del vecchio sistema industriale e le avvisaglie del nuovo. È una “terra di mezzo” in cui i lavoratori e il sindacato sono chiamati a esprimere una tensione, una capacità di andare oltre. Per venire incontro alle loro istanze ci sarebbe bisogno di una politica industriale, che però in Italia è stata abbandonata. Ho cercato di descrivere con gli strumenti della letteratura la trasformazione del lavoro, nei suoi aspetti sociali e umani, per richiamare l'attenzione su questa esigenza».

Bettin non vede un panorama incoraggiante: «Il guaio – dice più avanti - è che manca la consapevolezza dei problemi industriali, non solo nei politici, ma spesso anche nei manager […] Se non torna l'idea che bisogna rimettere al centro il versante produttivo rispetto alla finanza, rischiamo di perdere molte occasioni preziose e di ridurci a un Paese che vive di turismo e poco altro. Purtroppo la classe politica da questo orecchio non ci sente». Viene in mente la vicenda Whirlpool. 

«Se sono un precario abbandonato a me stesso e la mia solitudine resta uguale, che governi la destra o la sinistra, dove trovo una rappresentanza? – si domanda in quella lunga conversazione Landini - Per questo dico che la svolta da cui partire è rimettere al centro le persone che lavorano: nel mondo non sono mai state numerose come adesso, ma nemmeno così tanto divise e contrapposte». Con franchezza e onestà, osserva il segretario della Cgil: «Io non ho la soluzione in tasca, ma dico che ridare loro una rappresentanza e una speranza è il principale nodo da sciogliere».

da Globalist.it, 25 giugno 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Keith Richards, Big Enough [Keith Richards]
Marco Ponchiroli, Se ci penso [Marco Ponchiroli]
Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Iano [Ryuichi Sakamoto; Carsten Nicolai]
Deutsche Oper Orchestra und Chorus mit Gundula Janowitz, Carmina Burana - Cour D'Amours: In Trutina [Carl Orff]
Marco Ponchiroli, Passage [Marco Ponchiroli]
Marco Ponchiroli, Fast Marghera [Marco Ponchiroli]
Keith Richards, Take It So Hard [Keith Richards]
Luisa Ronchini, Ti passi de giorno da Porto Marghera [Luisa Ronchini]
Marco Ponchiroli, The Hidden Story of Music Angles [Marco Ponchiroli]
Wim Mertens, Mains [Wim Mertens]
Trent Reznor & Atticus Ross, Clue One [Atticus Ross; Trent Reznor]
Canzoniere delle Lame, Le otto ore [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Via di fuga [Marco Ponchiroli]
Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68 [Gualtiero Bertelli]
Canzoniere Popolare Veneto, Devento mata in fabrica [Luisa Ronchini]
Batisto Coco, E mi me ne so ‘ndao [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Bicuculla Jazz [Marco Ponchiroli]
Milva, Per i morti di Reggio Emila [Fausto Amodei]
Dead Can Dance, Orbis De Ignis [Lisa Gerrard & Brendan Perry]
La Camerata, Depart [Eleni Karaindrou]
Luca Ventimiglia, Carillon [Luca Ventimiglia]

 
 

Copertina:
2 agosto 1970. Stazione di Mestre.
Sciopero degli operai di Porto Marghera contro le delocalizzazioni e outsourcing. La polizia in grandi forze sbarra il passo al corteo e inizia le cariche. Sul momento i caroselli di camionette, le bombe lacrimogene, i getti di idrante, disperdono la massa. Ma dopo un certo smarrimento gli operai si raggruppano e reagiscono alle cariche costruendo barricate, occupando la stazione e dando fuoco alle traversine. Si accendono gli scontri: è dalla fine della guerra che la polizia non interviene così duramente. La polizia insegue gli scioperanti sin al quartiere Ca’ Emiliani, praticamente attaccato al Petrolchimico, e la popolazione aiuta i dimostranti. Alla fine la polizia decide di ritirarsi, non senza trarre dieci operai in stato di fermo. 

 
 

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