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Reel around the fountain

racconto estratto da “Canzoni per solitudini insonni”

16 Agosto 2019

La fontana. È questa la figura-chiave del paese dove sono cresciuto, il luogo dove come un leitmotiv gira la vita del paese. Vediamo come.
Attorno a quella fontana circolare tutto si ripete ogni giorno, per sette giorni. La mattina dal panificio esce il fornaio con il pane fresco nei sacchetti sistemato sui cesti dietro alla sua Renault 4 e prima di cominciare le consegne si ferma lì per rinfrescarsi il viso dopo la nottata davanti al forno. Lì incontra Martino, il pescatore, che si alza presto per andare alla Piave e usa la fontana per mantenere in vita il pesce pescato. Attorno alla rotonda c'è l'albergo dove si preparano le prime colazioni con il pane e le paste appena consegnati, c'è la chiesa ed il prete attorniato dai fedeli ma soprattutto dalle fedeli più fedeli... Questo è il momento in cui arrivo pure io tutte le mattine alle 6.10 per prendere l'autobus. Anche l'autobus prima della fermata fa il suo giro attorno alla fontana.
In pausa-pranzo apro il mio taccuino e scrivo, cerco le parole giuste per dar forma alle emozioni e al sentimento della vita, che, secondo me, esiste solo fuori da quel sequestro che è il lavoro salariato, e per questo lo ometto da questo racconto. Poi torno a risalire sull’autobus. Ogni giorno capto stralci di conversazioni fra i passeggeri e incontro i pettegolezzi e le chiacchiere paesane. Scopro, ascoltando questo gossip “de noialtri”, che da qualche tempo è arrivato “il mago”, almeno così viene chiamato, un tipo che lavorava in un circo e che ora organizza ogni sera piccoli spettacoli clandestini: ci si riunisce alla fontana per poi entrare nel vecchio cinema in disuso dove si tengono le performance.
Arriva anche il macellaio, uomo tutto di un pezzo, con aspirazioni da sindaco, camicia nera e portamento militare. Chiude la bottega e porta a spasso il cane Benito, poi beve una birra sempre nella medesima osteria prima di entrare pure lui al “cinema” per imporre la sua visione del gioco con le carte: il metodo di sempre, come vuole la tradizione, quello da piccola bisca, puntando quattrini come gli uomini veri e senza paura, altro che giochi di prestigio.
Ecco qui. La vita gira, tutto si ripete in piccoli episodi, piccole ipocrisie. Sempre uguale, eppure sempre diversa. Perché ogni giorno sono diverse le coppie che si formano per giocare a tresette, diverse le poesie che inutilmente scrivo, diversi i discorsi captati sull’autobus tra i passeggeri (deliziosi come sempre quelli sul mago e le sue vincite sempre più sospette a tresette…). La vita – almeno in apparenza – non progredisce, circola. La storia scivola. Come tutto ciò che gira attorno alla fontana: stesse persone, stessi percorsi, stessi gesti. Ma ogni giorno in modo leggermente differente dal giorno prima.

Sul piano visivo: il cerchio è la figura dominante. Rotondo è l’orologio del campanile che ogni ora suona e che con i balzi della lancetta dà il ritmo ai zampilli della fonte, tondo è anche il bicchiere con cui bevono “ombre” i reduci della bisca leccandosi le ferite. Ma cerchi sono anche le forme disegnate nel corto vestito che la bella del paese indossa – ossessionata dal bianco e nero – e che si compiace dei fischi adulatori dei soliti frequentatori del perimetro della fontana, tonda la ruota posteriore che il gommista immerge nella stessa per trovare il buco da riparare, tondo il volante dell’autobus che gira nel percorrerla, tonda la pancia del maresciallo dei carabinieri ospite immancabile dell’azzardoso gioco, tondo l’oblò attraverso il quale spio le attività dell’improvvisata bisca che tanto improvvisata oramai non è più. Tutto gira, tutto torna. Ogni giorno è gemello dell’altro: cioè uguale eppure diverso. È un paese quieto che non urla, sussurra. Non corre, pattina. Non scalpita, attende. Eppure.
Eppure c'è qualcuno che negli ultimi tempi ha rotto la monotonia, ovvero “il mago”, che ha provocato l’inatteso ed è entrato a gamba tesa nell’ipocrita quiete, interrogandoci.
Perché, nonostante vinca sempre tutte le partite a carte, poi lascia sul tavolo i soldi che gli spettano? All'inizio su questa stranezza i suoi compagni di gioco ci contavano, altrimenti si sarebbe impossessato di buona parte dei loro averi, ma poi piano piano si è insinuata la diffidenza verso il “foresto”, verso colui che non viene capito e che non è dei “nostri”. Che vi posso dire, a me invece è sempre stato simpatico, fin dalla sera che mi avvicinò mentre ascoltavo gli Smiths dalla mia radio portatile specchiandomi nell’acqua della fontana. Mi scosse vedere il riflesso della sua presenza dietro di me mentre “Reel around the fountain” suonava, ma subito mi tranquillizzò il tono gentile della sua voce: “Che gli è capitato alla gente di questo paese? Pensano davvero che qualsiasi cosa, anche la più irrealizzabile è possibile solo se si hanno i soldi? E quale sarebbe poi questa cosa meravigliosa? Il successo, la vittoria, il raggiungimento di un sogno? Ma se qui, a quanto vedo, nessuno sogna più. La magia, qualsiasi magia, se non serve a stampare banconote non interessa più a nessuno?” Infine mi chiese: “Tu credi alla magia?”
“Trovo la magia nella musica” risposi “nel connubio tra suono e poesia come in questa splendida ballata degli Smiths.”
Mi sorrise con un che di malinconico, con la tristezza di chi è cresciuto mantenendo il suo essere bambino e sognatore dentro.
Solo per pochi minuti ci siamo parlati eppure era nata una strana simbiosi tra noi, tant’è che qualche giorno dopo confessò, solo a me, che se ne sarebbe andato, sarebbe tornato da dove era venuto, perché non c’è spazio per un mago e per la magia in un posto come questo.
Era riuscito a portare, per il tempo in cui si è fermato qui, almeno l'illusione della magia che il diverso porta con sé, ora tutto tornerà alla triste normalità.
Da domani, il cerchio riprenderà a girare, e comincerà un’altra settimana. Dopo la domenica, ci sarà sempre e solo un altro lunedì. Nel cerchio, fine e inizio coincidono. Come nella vita?
Sì, se si continua a girare sempre attorno alla solita fontana.

 
 

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