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Do you hear me now? - Jennifer Gentle al Cso Pedro, Live Report

Con l'egregia apertura del gruppo spalla Orange Car Crash

6 Novembre 2019

 

Do you hear me now?

Il concerto dei Jennifer Gentle al Cso Pedro di Padova
Con l’egregia apertura del gruppo spalla Orange Car Crash



Un sabato nero di pioggia inaugura il mese di novembre. Siamo a Padova e attendiamo che alle 22.00 in punto il Cso Pedro apra i battenti, mentre la pioggia scorre sugli impermeabili scuri della mini-folla appostatasi alle porte.

Siamo in attesa che inizi un concerto, cosa meglio di un comfort food per scaldare l’animo in una giornata uggiosa come questa.

La kermesse del giorno propone una doppia esibizione in salsa padovana: l’apertura con gli Orange Car Crash e il proseguimento con niente meno che i Jennifer Gentle, per la presentazione del nuovo disco omonimo, pubblicato per La Tempesta Dischi.

Il primo gruppo in lista varca il palco con disinvoltura, il numeroso gruppo si dispone agli strumenti più variegati. Gli OCC ormai son pronti: le luci si affievoliscono e parte turbinosamente il sound.

Se dovessi descrivere la band a chi non li ha mai ascoltati né visti direi: si tratta di un gruppo similar jazz ma che fa psycho rock. Ma una precisazione, a questo punto, è d’obbligo!

Gli strumenti utilizzati sono tanti e vari: dalla doppia chitarra si passa al double-percussion con batteria ora e tamburi poi, ci sono poi tastiere, un organetto anni ‘70 e ovviamente il basso. Non sembrerebbe un sestetto pronto a creare uno scenario intellettual-chic?

Ed invece no. L’abito, da sempre, non fa il monaco.

Le voci sono modulate a 360° su più sfaccettature, attraversano l’acuto ed il grave, la ritmica viene spesso accompagnata da chorus di sottofondo, mentre riff psichedelici distorcono l’aria e fuoriescono con impeto distonie da space-battle.

La virtual reality degli Orange Car Crash è un virtuoso giro di boa verso la chiusura. Il pubblico laude ed accompagna il lascito distorto della band in una fremente attesa per il prosieguo.

La linea di congiunzione tra i due gruppi, come risaputo, è composta dai Mamuthones, progetto solista di Alessio Gastaldello, fondatore ed ex batterista dei Jennifer Gentle, mentre gli Orange Car Crash sono il progetto di Andrea Davì, attuale batterista per i Mamuthones; il concerto è dunque una sorta di ritrovo speculare, in cui auto-influenzarsi e ascoltarsi in famiglia.

Dopo un bel po’ di drink plastic-free e qualche sigaretta rollata, il pubblico si riaffolla verso le transenne che delimitano il palco, le luci lampeggiano frementi al ritmo di un tamburo incessante e distorsioni reiterate all’unisono, quasi in una sorta di annunciazione col botto: ecco My inner self, traccia del nuovo album uscito il 4 ottobre 2019, composto da 17 tracce.

Dopo l’inizio introspettivo, i JG voracemente propongono un pezzo celebrità I do dream you proveniente dall’album Valende del 2005, primo in Italia ad essere pubblicato per l’etichetta Sub Pop Records (già Nirvana, Soundgarden, Mudhoney).

Dal 2005 si passa al 2002, con My Memories Book da Funny creatures lane, secondo album autoprodotto e poi remixato da Bomba Dischi. Lo sfoglio dell’album dei ricordi termina sino al ritorno al presente musicale (Tiny Holes) condotto in maniera sentimentale tra arpeggi e conduzioni armoniche di chitarra, batteria e xilofono.

Quel che si accorge fin da subito nel portato live è l’egregia conduzione di Marco Fasolo, elegantissimo nella sua tenuta morbida in velluto, che ringrazia il pubblico e la band che lo accompagna in live.

Il concerto prosegue rapido con pochissime interruzioni, tra tracce consolidate e la presentazione del nuovo disco.

Lo stato di salute dei Jennifer è sicuramente sano, con un trasporto alterno tra momenti di silente attesa e stridori voraci e pedanti.

Il sound della band è, per antonomasia, peculiare, il rock psichedelico fuoriesce negli arzigogolati assoli, il garage rock diviene impetuoso nelle percussioni martellanti, sino a rilievi più classici, tra pianoforte ed echi riverberati, in cui sentirsi annebbiati e al contempo stretti in un caldo abbraccio.

L’approdo al singolo Guilty è ben apprezzato dal pubblico con un sound radiofonico pazzesco, in grado di risvegliare da ogni torpore dato dall’ora tarda. La bella voce graffiata si sposa benissimo con le modulazioni tonali e le pieghe circolari del piano impazzito.

L’alternarsi di tracce più cupe ed introspettive a quelle ben più ballabili crea una sorta di spettacolo riflessivo. Il pubblico si diverte ma al contempo ascolta, venendo trascinato nelle linee più fluo e distopiche.

I Jennifer Gentle sono in grado di oltrepassare gli schemi tipici melodici, alternando scenari onirici ora, e realistici poi, tra il volo pindarico che precipita sollecitamente sull’asfalto.

Le code finali sono virtuose, gli schemi vocali sono ben impostati e non resta che attendere un ultimo bis con Where are you in un outro a mo’ di dedica melanconica e sognante.

 
 

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