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Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo. “L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.

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Viola Di Grado: Fuoco al cielo (9)

14 Novembre 2019

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #464 del 14 novembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(9a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

 
 

Copertina:
La scrittrice Viola Di Grado in una foto di Anna Sturpino (particolare).

 
 

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