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Quella strana alchimia tra lettura e ascolto

Rewind 2019

20 Dicembre 2019

Come succede ad ogni fine anno solare ecco giungere il tempo di giocare con il riavvolgimento del nastro della memoria, con le musiche ascoltate nei 12 mesi appena trascorsi, giusto per capire se il mio naufragio nell'oceano di suono segue ancora qualche miraggio che assomigli ad un, seppur illusorio, punto di approdo.
La mia tremolante bussola, ormai fuori uso,  mi dice che è meglio rassegnarsi alla deriva nell'impetuoso mare sonoro, ed attrezzare la zattera per renderla più confortevole possibile.
Del resto non c'è mai stata così tanta musica in giro, se ne ascolta ovunque: la musica in sottofondo mentre si viaggia, mentre si lavora, mentre si fa sport e addirittura mentre si conversa con altri con un orecchio libero e uno con la cuffia collegata al dispositivo multimediale. Insomma è più opportuno dire che oggi si sente moltissima musica ma non si ascolta veramente più niente. Dove per ascoltare intendo “dare attenzione”.
Chi, come il sottoscritto, da giovane ha consumato certi dischi a furia di suonarli, ne ha imparato a memoria i testi , ne ha condiviso le passioni e le sofferenze, oggi si ritrova spesso spaesato.
Il sempre più risicato tempo per un ascolto immersivo e la quantità infinita di musica che m'inonda ha fatto sì che quel gesto che condizionava in maniera decisiva il mio modo di stare al mondo ora è diventato più semplicemente un valido accompagnamento del mio sguardo sul mondo.
Niente di male in tutto ciò, sia chiaro, ma questo ha fatto emergere in me un quesito:
C'è qualcosa che nel 2019 mi abbia scosso, eccitato, depresso e turbato, e che abbia inciso sulla mia percezione del mondo e di me stesso come facevano quei dischi che mi hanno formato?
Probabilmente sì, ma si è trasformato in qualcosa di diverso, veloce e sfuggevole come i tempi che viviamo. Sicuramente è più complesso riconoscerlo, definirlo, e sempre più spesso è diventato multiforme e crossmediale.

Frequentemente mi ritrovo ad ascoltare musica leggendo un libro, in treno, nelle sale d'aspetto, nelle pause, perfino nel mio “buen ritiro” notturno e a volte succede che questa abitudine riesca ad amplificare le sensazioni e le emozioni prodotte dalle parole, o viceversa che le parole che sto leggendo s'integrino perfettamente nel suono che sto ascoltando. Quando capita nasce una relazione speciale sia con ciò che sto leggendo sia con ciò che sto ascoltando.
Ecco cosa voglio raccontarvi del mio 2019: quella strana alchimia che a volte si crea tra parola scritta e suono, quel sottile artificio che riesce ancora a far sobbalzare l'animo:

Francesca Tassini: Come mosche nel miele (Solferino)

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Michel Houellebecq: Serotonina (La nave di Teseo)

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Claudia Durastanti: La straniera (La nave di Teseo)

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Viola Di Grado: Fuoco al cielo (La nave di Teseo)

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Wu Ming 1: La macchina del vento (Einaudi)

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Laura Pugno: La metà di bosco (Marsilio)

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Alessandro Bertante: Pietra nera (Nottetempo)

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Mark Fisher: Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia (Minimun fax)

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Alessandro Tasinato: Il fiume sono io (BEE)

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Sandro Veronesi: Il colibrì (La nave di Teseo)

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Valerio Mattioli: Remoria (Minimun fax)

Ricordando che questa non è una playlist di fine anno ma un'idea che mi è venuta per evitare di farla, dulcis in fundo mi preme consigliare di cuore il progetto “Alone” di Gianni Maroccolo che, nel tempo della musica infinita, crea un “disco perpetuo” che prevede una serie di pubblicazioni semestrali, cadenzate ogni anno al 17 di dicembre e di giugno. Un lavoro multiforme e  crossmediale che unisce le sue illuminazioni musicali ai racconti visionari di Mirco Salvadori e alle illustrazioni di Marco Cazzato.
Creando quella strana alchimia tra suono, scrittura e illustrazioni che riesce a provocare quel sobbalzo dell'animo che ho tentato di decrivere con questo articolo.

 
 

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