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Sakee Sed - Alle Basi della Roncola, ubriaco west

Riascoltiamo per il decennale questa piccola gemma nascosta del rock italiano

29 Febbraio 2020

Un uomo entra in un bar, sbatte la porta e lascia cadere la sua sacca a ridosso del bancone. Dentro l’atmosfera è soffusa, silenziosa, il fumo aleggia a mezz’aria come la nebbia invernale la notte tarda, ma questa notte invece fa caldo, abbastanza da far rivolgere la parola al barista ed esclamare “un whiskey con ghiaccio, e lasci pure la bottiglia”. Al pianoforte nel fondo un ammuffito signore di mezz’età, cencio di nero carbone, suona un ragtime monotono. Le pipe degli altri bevitori sbuffano, le sigarette tacciono sotto i piedi o sfilate lente dalle labbra.

L’uomo riceve il suo drink con ghiaccio e si volta, scruta attorno a sé e ferma le pupille stanche ma attente su un gruppetto di due masnadieri nell’angolo, intenti a trangugiare boccali di birra e carne, come fossero un solo minestrone di cibo, la fame chiama altra fame.

“Come va per quei 300 danari che mi dovete!?”

Dall’angolo si alza lo sguardo di uno dei due.

“Non sarò che per caso ti riferisca a noi..”

“Si, proprio a voi, lo sai che oggi riscuoto, o ri-scuio!”

“Oggi è una giornata afosa e pesante, torna domani, non c’hanno pagato per la carne”

L’avventore al banco sbatte con forza il bicchiere, tanto da infrangersi e sperdersi in mille rivoli sanguinolenti sul legno. Si fascia la mano e impugna un lungo coltello, sporco di terra, ruggine e chissà che altro..

“Lo sai che quando prestiamo soldi li rivogliamo indietro” continua..

“Ti dobbiamo il denaro falso che ci hai rifilato, ti dobbiamo quello. Fortuna che è andato in porto il deal”, sogghigna il tizio all’angolo.

“Allora vorrà dire che questo coltello mi servirà per ri scuotere ben più del tuo scalpo. O la paghi, o la paghi comunque!”.

II ragtime si stoppa, finisce la sua corsa, il ferroviere defila la sua ombra nel retro del bancone, quell’aria mefitica puzza di sudore e tensione densi come sabbia cocente di sole nel deserto.

Il wishkey man si lancia contro i due ma nemmeno il tempo di alzare il braccio si ritrova per terra, steso, con la tempia saltata, i pezzi di cervello sparsi sul pavimento, quasi a formare una croce. Stop.

Nel locale tutti si chiedono che sia successo. Dal tavolo, nel corner, esala del fumo, si alza senz’ansia, quasi a contemplare la scena, l’operato, chirurgico. Il secondo del duo accende il mozzicone, alzandosi si sistema la giacca.

“Lo sai che spesso è solo una questione di punti di vista, se si fosse accorto del cannone dietro al boccale, avrebbe capito che forse non era il caso di colpirci frontalmente. La calma, ah la calma, l’agitazione è nemica del contesto, della consapevolezza”.

Esce, l’amico lo segue, lasciando al barista una serie di schegge dorate. La porta si chiude. La notte continua il suo andare, lento, come se le storie degli uomini fossero solo un semplice divertissement, dove la leggerezza e la pazienza trovano spazio, tempo. Senso.

..

Una storia, una breve storia per introdurvi nella sospesa, stanca, tesa e fradicia leggerezza ubriaca deli primo disco dei Sakee Sed. Alle Basi della Roncola sa di folk rock psichedelico, western, birra, fumo e atmosfere che se dovessimo citare un monumento della cultura pop contemporanea sarebbe probabilmente The Hateful Eight.

Ma l’album, invece, è del 2010, e lascia intendere quanto certi immaginari siano insiti e rimasti nella memoria collettiva come archetipi narrativi di un modo di intendere l’avventura, la frontiera, il rischio, il non avere un domani particolare. Storie e musiche atemporali. Senza un futuro a cui badare, cos’è il tempo se non un immenso e continuo oggi? Un presente dove anche il passato pare appartenere ad altre linee narrative.

I Sakee Sed in 13 canzoni rievocano icone, riferimenti che già i primi Stones ebbero dalla loro parte, immischiati com’erano nel folk blues americano. I brani non sono altro che un lungo storytelling, filmico, fautore di distorsioni spazio-temporali come la musica (anche) dovrebbe essere (e oggi poco è, forse). Una piccola gemma da ascoltare e vedere dal vivo, in occasione dell’uscita del re master del disco creato da Marco Ghezzi (voce e pianoforte) e Gianluca Perucchini (batteria), e supportato da un tour che vedrà la partecipazione di Roberta Sammarelli (Verdena) al basso e Jonathan Locatelli (Rich Apes) alla chitarra.

 
 

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