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In ricordo di Ulay

Un contributo fondamentale alla Performance Art

2 Marzo 2020

Foto copertina: Patrick McMullan/Getty Images

È giunta oggi la notizia, tramite la stampa slovena, della morte di Ulay, al secolo Frank Uwe Laysiepen, da anni residente a Lubiana.

Figura fondamentale per lo sviluppo della Performance Art negli anni 70 e 80, nasce in Germania nel ’43, lasciandola in gioventù per trasferirsi ad Amsterdam, dove conoscerà poi la sua futura compagna di vita e di performance per 12 anni, Marina Abramovich.

La sua ricerca artistica inizia con la fotografia, in particolare è interessato all’utilizzo della Polaroid, ma inizia presto a sperimentare, e dalla fotografia sconfina in ricerche che lo portano alla performance.

Nel ’76 il fondamentale incontro con Marina Abramovich, che all’epoca ha già all’attivo una serie di performance piuttosto estreme. Con l’inizio del loro sodalizio, sentimentale ed artistico, i due esplorano i limiti del corpo, mezzo espressivo della Body Art, che mettono costantemente alla prova. Oltre ai limiti fisici, entrano in gioco anche la resistenza mentale e la relazione tra i due artisti, che influenza una serie di performance.

L’intensità e la concentrazione nel mettere sé stessi, non solo il proprio corpo, al servizio dell’opera d’arte, si ritrova anche nel loro addio: il termine della loro collaborazione e del loro legame sentimentale, nel 1988, è sancito dalla performance The Lovers: The Great Wall Walk, durata 90 giorni, nella quale i due percorrono dai capi opposti la Grande Muraglia, per incontrarsi al centro.

In seguito Ulay continua la sua ricerca con un ritorno allo strumento della fotografia, occupandosi di tematiche quali il nazionalismo, la posizione degli emarginati, l’ambiente. Dopo la diagnosi di cancro nel 2011, inizia il progetto del documentario Project Cancer, una sorta di lunga performance, una cura attraverso l’arte, arte che, specie nelle azioni degli anni 70 e 80, gli ha insegnato a rendere la mente più potente del corpo, spesso sottoposto a prove estreme.

A 10 anni dal toccante incontro con la sua vecchia compagna di vita durante la performance The Artist is Present al MoMA di New York, ci lascia, a 76 anni, un artista che ha dato tantissimo all’arte, alla ricerca, alla sperimentazione, alla performance, all’indagine sui limiti umani della mente e del corpo.

 
 

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