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L'abbraccio dell'astrazione: Camilla Pisani

di Mirco Salvadori

7 Aprile 2020

Vie di fuga, paesaggi verso i quali rivolgere uno degli ultimi sguardi contenuti nel nostro caricatore di speranza quasi esaurito. Puntare verso l'infinito racchiuso nella prima piccola goccia di inchiostro usata per scrivere il suo nome sulla superficie astratta di un foglio vasto e in continuo movimento. Affidarsi all'inesauribile riserva di immaginario che sempre accompagna chi è uso alla poetica del sogno e oltrepassare quel confine oltre il quale il calcolo matematico si trasforma in astratta visione.  L'impatto è a dir poco devastante. Il muro di suono investe il pensiero logico e trasforma l'ascoltatore in materia fluttuante, un minuscolo organismo vivente in balia delle schiumanti frequenze droniche che non danno tregua, sostenute dalla furia di un linguaggio che esprime pericolosa poetica allo stato primordiale, suadente pronuncia che rende vittima e abbraccia al contempo. Il lento processo della catarsi prende corpo, il senso di appartenenza inizia a irrorare i ricettori nascosti e gradualmente plasma un ascolto che da bersaglio si trasforma in reale esperienza percettiva. Ora si è parte del tutto, l'astrazione come ossigeno rigenerante, unica risorsa con la quale confrontarsi in questo notevole e intenso viaggio dentro l'esperienza modulare che avvolge e rigenera.

 

CAMILLA PISANI: Frozen ArchimiaMidira Records 2020


Una prima release direi parecchio recente, datata 2017 e una seconda l'anno successivo con lo split assieme a Banished Pills vale a dire il buon Edoardo Cammisa, owner dell'intrapendente e sorprendete Sounds Against Humanity. Da lì il crescendo che ti ha portato fino a questo ultimo lavoro su Midira di cui si parlerà in seguito. Quale il tuo percorso e come ti sei avvicinalta all'idea della pubblicazione, quali le modalità e le aspettative.

Ho sempre avuto un’attrazione molto forte per la musica, ma ho iniziato a suonare relativamente tardi, durante l’adolescenza; erano anni molto tormentati per me e mi consigliarono di rendere produttivo il mio dolore dedicandomi ad attività che mi avrebbero fatto stare bene; così mi rifugiai nella musica e nell’arte, linguaggi con i quali riesco ad esprimere al meglio ciò che sento dentro.
Il trasferimento a Roma fu poi, molto significativo per la mia crescita personale ed artistica in quanto la città mi diede modo di approfondire questi miei interessi, offrendomi sempre nuovi stimoli e soprattutto facendo sì che io mi potessi immergere totalmente in questo affascinate ed immenso mondo che è la musica elettronica.
Non sono una fan della melodia; mi incuriosisce maggiormente il suono come entità fisica (e le sue potenzialità), del quale modifico e altero parametri come la frequenza, l’ampiezza ecc...
Quando ho iniziato a produrre creavo la maggior parte dei suoni attraverso vst oppure con la chitarra che stretchavo e modellavo digitalmente. Allo stato attuale, invece, effettuo un lavoro di sovrapposizione, “un taglio e cuci” di campioni creati con strumentazione analogica o field recording e poi modellati in modo da ottenere qualcosa di uniforme.
Sinceramente, non mi prendo molto sul serio e non ho velleità di nessun genere. Ho iniziato a pubblicare un po’ per gioco. Nonostante la mia mancanza di aspettative ed il mio essere artisticamente introversa, ho preso coraggio e mi sono avvalsa delle piattaforme online per creare un canale di diffusione della musica che componevo e questo iter mi ha permesso di conoscere persone/artisti (eccezionali) come Edoardo con cui è stato entusiasmante collaborare perché condividiamo lo stesso approccio e lo stesso desiderio di fare ricerca.

So che sei laureata in Disegno Industriale. Oltre ad essere una sound artist ti occupi anche di arte visiva. Spiegaci quali sono le vari connessioni tra le diverse materie di cui ti occupi, quali le architetture non solo sonore riesci a disegnare e realizzare.

Il progetto che porto avanti dal 2013, si alimenta della mia formazione audiovisuale, in quanto si basa sul concetto wagneriano poi ripreso da Kandinsky, di “Arte Totale” e dalla potenza conoscitiva della “sinestesia”. Dunque, ciò che mi interessa è l’interazione di più forme espressive, in particolare, del segno grafico, del suono e dello spazio che cerco di plasmare servendomi della tecnologia e dei nuovi media digitali, con l’intento di proporre esperienze di fruizione multisensoriali e multimodali, segnate dal contemporaneo coinvolgimento della dimensione corporea, emotiva, cognitiva e sociale.
Più nello specifico, la musica, per me, non è fatta di sole frequenze ma, ad ogni nota o passaggio, corrisponde un’immagine, un luogo ben definito. Per questo motivo, ogni brano si presenta come una storia da percepire con molteplici sensi.
Il mio intento quindi, sarebbe quello di creare dei “suoni visivi” e delle “architetture sonore”, ambienti immersivi, mondi paralleli, nel quale le persone si lascino avvolgere e si immergano totalmente così da poter sentire le loro vere emozioni.

Mi preme inserire una domanda riguardante l'apporto femminile al suono elettronico. Ultimamente mi succede spesso di incontrare progetti al femminile, molto più di un tempo. Ti senti parte di questa 'nuova' - per modo di dire vista la sua longevità - onda sonica?

Credo che parlare e fare differenza di “genere” nel 2020, sia un tantino anacronistico e limitante e, sinceramente, la vedo più come una strategia di marketing, una strumentalizzazione.
Molto spesso mi capita di leggere/sentire che la musica elettronica, più di altri, è un campo prettamente maschile. Ritengo invece, che l’arte, la musica, non debba avere sesso, ma debba essere un’entità neutra e sensibile. Personalmente poi, cerco di dare maggiore importanza al suono, alla sua qualità e all’idea che c’è dietro quindi, a mio avviso non è rilevante se a comporlo/produrlo sia stata una donna o un uomo.

Blue Like A Paradox è un altro tuo progetto legato al tuo nome che mi porta alla memoria Yves Klein e la sua più perfetta espressione del blu, parlacene.

BLAP prende ispirazione da “Blue”, opera del regista britannico Derek Jarman e dalla spiritualità monocromatica dell’artista Yves Klein.

“Blue transcends the solemn geography of human limits.”

E ancora Yves Klein sull’argomento: “il blu è un colore che affascina e trasporta, è un percorso immateriale ed indefinito; tutti gli altri portano ad associazioni psicologiche che possono distrarre, il blu, al limite, ricorda il mare e il cielo e tutto quello che c'è di più astratto nella natura."

Il blu quindi, è più di un colore. È più di uno stato d'animo, una sensazione, o la frequenza con cui possiamo vedere la fiamma super-calda. È uno stato dell'essere... descrive. Può essere violento come il rosso, moroso e presagio come il nero, o puro come il bianco. Il blu, come elemento apparentemente magico, sembra abitare un mondo a sé stante, attraverso il quale entriamo e usciamo. Questa la poetica e i sentimenti che girano intorno a questo mio secondo progetto musicale.

Più nello specifico, BLAP nasce a seguito di un’esigenza, quella di distinguere il mio progetto audiovisivo da una nuova ricerca che sto portando avanti e che si basa principalmente sull’unione di pad atmosferici e riverberati con sequenze ossessive, meccaniche e fredde. Tutto ebbe inizio al termine della produzione di “Frozen Archimia”, in quanto mi sono scontrata con questa mia bipolarità musicale e con la voglia di lavorare materia nuova, qualcosa che non sapevo ancora gestire. Si trattava del ritmo che è un elemento fondamentale della vita e delle sue dinamiche.
Nei prossimi mesi mi dedicherò principalmente alla definizione sonora di questa mia seconda entità analogica, decadente ed oscura.

Una domanda per i tecnici all'ascolto: quali le strumentazioni usate dalla Pisani per 'far colpo' sugli ascoltatori.

Premetto che non sono una fanatica dell’analogico e credo che attualmente si possano produrre suoni dignitosi con poco… ma la strumentazione che ho acquistato negli anni era necessaria per la creazione di determinate sonorità che volevo ottenere. Questo, per me, deve essere il motivo principale che spinge un musicista a preferire e ad utilizzare uno strumento piuttosto che ad un altro.
Generalmente, per la produzione dei pad e delle atmosfere drone utilizzo il Minilogue della Korg oppure compongo stretchando e modellando campioni. La bassline con il sintetizzatore Roland SE-02 e il Moog Mother 32, parti ritmiche con drum-machine Roland e suoni più generativi e randomici con 0-Coast della Make Noise. Da poco ho iniziato ad acquistare qualche modulo perché vorrei creare un piccolo sistema eurorack che mi garantirebbe una maggiore versatilità e possibilità di sperimentazione nonché di divertimento.

Ti senti parte della nuova ondata legata al modulare e cosa rappresenta per te questa espressione musicale che ha radici storiche.

Come spiegavo poc’anzi, credo che un artista debba scegliere ed acquistare la sua strumentazione in base a quanto la stessa sia più adatta alla creazione delle sonorità da cui è attratto.
L’avvicinarmi al mondo modulare non è feticismo. Sono spinta dal desiderio di una maggiore sperimentazione nelle mie produzioni.

Quali i tuoi riferimenti culturali e, se li hai, musicali.

Sono una persona molto curiosa e mi lascio contaminare da tantissimi campi e generi, ma quelli che più di tutti mi hanno influenzata sono: la poetica dell’Arte Astratta in particolare le opere di Kandinsky, Klee, Klein; il minimalismo del movimento Bauhaus; le sinestesie di Proust, la sensibilità di Pavese, Calvino e Majakovskij, la ribellione di Irvine Welsh, il cinismo di Kafka; le rappresentazioni “graphic score” di Cage, Eno, Ligeti e Roman Haubenstock-Ramati; il cinema espressionista tedesco ed esistenzialista francese; la fotografia evanescente di Andrej Tarkovskij, la multimedialità di Bill Viola, di Studio Azzurro e di Ryoji Ikeda. Mentre musicalmente, l’etichetta 12K e l’album “Haunt Me, Haunt Me Do It Again” di Tim Hecker, la scena dark-industrial degli anni 80’ e artisti\band più recenti come Tropic of Cancer (in realtà, questi ultimi più per il progetto “Blue Like a Paradox”); i classici e i padri dell’elettroacustica e della musica concreta e la scena minimal techno con gli artisti della Raster, Polar Inertia, Ancient Methods, Silent Servant, Varg, GAS, SHXCXCHCXSH…

Il Suono, ci siamo. Ho ascoltato con attenzione il tuo interessante ultimo lavoro e mi sono perso, decisamente perduto dentro un mondo denso e carico di fortissima tensione emotiva. Aiutaci ad entrare nel tuo universo e spiegaci da cosa è costituito e in che percentuale Camilla Pisani misura la tecnica e il sogno.

“Frozen Archimia” è l’album che più di tutti riassume la mia ricerca, concentra e fa emergere la mia “essenza” in quanto, indaga il legame nascosto tra il suono, lo spazio e la materia tangibile, ovvero, tra la musica e l’architettura. Sul piano percettivo le analogie tra queste entità, si devono alla propensione sinestetica della mente umana. Tali entità poi, si fondano saldamente sull'Armonia dei numeri; come in un nucleo atomico, la considerazione polare dei suoni diviene la via maestra per comprendere l’intelligenza della materia e delle energie sottili. L’equilibrio è un gioco continuo di forze che s’intrecciano secondo leggi matematiche, in cui tutto ciò che si manifesta nel cosmo ha bisogno di un polo neutro. Dunque, le due forme espressive sono intimamente unite da una connessione spirituale. Le tracce disegnano una fluttuante struttura seguendo il ritmo della fantasia, le sue gradazioni timbriche, sono “wallpaper songs” organiche da conformare ed adattare a superfici solide, ma al tempo stesso “vive”. Le vibrazioni spaziali che costituiscono i suoni, sono determinate sia da masse plastiche, che da vuoti; sono materia evanescente, astratta, che attraverso particolari alchimie ritmiche cercano di far proiettare l’ascoltatore in una dimensioni di estrema distanza spaziale, ovvero, in nuova condizione di atemporalità e di molteplicità connessa alla virtualità. Ogni ambiente assume un volto a me familiare, racconta storie effimere appartenenti al mio vissuto; è un viaggio fluido attraverso le pareti sensibili della mia immaginazione.

Perché la musica crea vittime, come recita il titolo di una traccia di Frozen Archimia?

Il titolo ha un duplice significato; il primo legato alla sfera personale in quanto, la mia famiglia ha sempre visto con scetticismo questa mia passione e molte delle mie scelte professionali; dall’altra parte invece, le vittime sono tutti i musicisti, artisti e operatori del campo che cercano di sopravvivere in questo Paese che non investe nella cultura e non li sostiene abbastanza anzi, molti di loro (di noi… ) sono costretti a dedicarsi a tali attività nel “tempo libero”.

Cosa troveremmo una volta sciolta l'alchimia - o l'antica archimia - che regola il tuo suono?

Non vorrei sembrare presuntuosa o eccessivamente ambiziosa però, mi piacerebbe che una volta sciolta l’alchimia, rimanessero vive le emozioni dell’ascoltatore come se quello appena affrontato fosse un viaggio catartico verso se stessi, a contatto con le sensazioni e con le paure più intime e silenti di ognuno di noi.

Quale l'importanza della musica in questi giorni di detenzione volontaria?

La musica è sacrificio ed ha un potere enorme. In questi giorni tristi e intrisi di rabbia ne comprendiamo l’intero potenziale. Innanzitutto, la musica ci fa avvertire meno la solitudine, adattandosi ai nostri stati d’animo.
Ci fa emozionare ed esorcizzare la situazione che stiamo vivendo. E poi è il collante relazionale per eccellenza, crea momenti di socialità, condivisione e/o di confronto.
Tante infatti, sono le iniziative nate con lo scopo di rendere più sopportabile e più fecondo questo periodo. C’è chi mette a disposizione (gratuitamente) i propri prodotti o le proprie creazioni, chi li rivolge ad associazioni benefiche, chi ancora collabora con altri artisti, con amici e/o fa dirette streaming. Insomma, credo che la musica, anzi la cultura in senso più ampio, sia la vera vincitrice nonché, la cura più efficace al virus. Spero che, una volta terminato tutto, le istituzioni lo tengano presente ed investano di più sul settore.

Virus permettendo, fin dove hai intenzione di spingerti, nel tuo viaggio.

Non prendendomi sul serio, non ho programmi da rispettare né pressioni di nessun genere; suono principalmente perché mi fa stare bene e voglio portare avanti la mia ricerca. Quindi, mi lascio trasportare dagli eventi, dalle sensazioni e soprattutto dalle intuizioni.
Nei prossimi mesi però, mi piacerebbe definire e lavorare maggiormente sul progetto “Blue Like a Paradox” e più in là, dedicarmi a del nuovo materiale per “Camilla Pisani”, non solo sonoro. A riguardo vorrei creare una mia notazione astratta. Nel 2021 uscirà, per un’etichetta americana, la versione fisica di “Nausea Is A Noble Feeling” con aggiunto qualche altro brano inedito. Poi, sarei felice di ideare qualche installazione e sonorizzazione e, magari, pubblicare su vinile.

https://camillapisani.bandcamp.com/
soundcloud.com/camilla-pisani
soundcloud.com/bluelikeaparadox

 
 

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