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“Nella tana” di Gabrielle Filteau-Chiba

O degli isolamenti

9 Aprile 2020

Isolamento sarà la parola che definirà la primavera del 2020. E se da un lato è la constatazione dell'inevitabile, auguriamoci sia presto affiacanta da altre parole chiave: guariti, reddito di quarantena, nuovo modello di sviluppo in primis.

Se ora trasportiamo questo concetto dalla cronaca al mondo delle lettere, perché mai più di ora necessitiamo di un'evasione almeno mentale, troviamo una lunga serie di esperimenti letterari che manipolano, stressano e stravolgono il suo significato. Da Buzzati a Schelley, da Foscolo a Boccaccio, da Yoshimoto a Defoe ci sarebbe da chiedersi chi non abbia utilizzato l'isolamento come metafora o mezzo nelle sue trame.
Tra tutti questi giganti, da pochi mesi, troverete anche la scrittrice canadese Gabrielle Filteau-Chiba.

Il suo romanzo-diario Nella tana, pubblicato lo scorso novembre da Edizioni Lindau, è basato interamente su una clasura estrema.

La giovane protagonista Anouk decide di lasciare la metropoli di Montréal e di tentare da sola una vita di resistenza tra i boschi. Però, per la serie non rendersi le cose semplici, decide di provarci a gennaio. Il risultato sono dieci giorni di racconto e resistenza tra ghiaccio, neve, silenzio e freddo.
Tantissimo freddo.
L'acqua che diventa un miraggio sotto la banchisa, la stufa mai abbastanza calda, la pesca in condizioni estreme, la porta di casa da sgombrare ogni mattina dalla nevicata precedente sono le faccende che ritmano le giornate. E il tutto senza luce elettrica e con nessun supporto per passare il tempo se non libri, immaginazione e ricalcolo della propria esistenza.

Tutto è raccontato con tratto umano, ironico, con disegnetti che vi faranno attraversare le pagine abbozzando sorrisi e attraversare i solliloqui della protagonista con piacevolezza. A rompere la routine, ci sarà anche un lato rosa. Probabilemte la parte che mi ha lasciato più perplessa. All'inizio l'ho trovata un po' naïf, un fuori pista che mi è parso forzato. Però, ripensandolo ne riconosco un suo senso. Anzi un merito. Ed è quello di introdurre nel racconto una figura legata ai movimenti ambientalisti canadesi. Nel caso specifico di movimenti che prevedono manifestazioni di protesta e
sabotaggio molto imponenti, capaci di spaccare l'opinione pubblica. Ed è il confronto tra due modi di percepire la natura, la sua valorizzazione e salvaguardia che “Nella tana” diventa nocciolo e spunto di riflessione.

Gabrielle ha avuto il coraggio di calare un confronto tra posizioni ambientaliste in un testo che di base è un piacevole inno a una vita diversa, o meglio a uno stile di vita che ormai riconosce nelle scadenze e nelle storture della logica capitalista un modello insostenibile per sé stessi e il Pianeta.
Onestamente mi chiedo quando, o addiritura se, la nostra narrativa contemporanea sarà in grado di confrontarsi con l'ambientalismo e le sue complessità. Avremo scrittori e autrici pronte a raccontare anche questi aspetti del Paese?
Speriamo di sì e rimaniamo in fermente attesa.

Come sempre di attesa viviamo nella speranza di uscire dall'isolamento. Se Anuck da quello suo e volontario ne uscirà segnata ma contenta, come ne usciremo noi è cosa che vedremo prossimamente.
In parte, però, sarà dettato da come gestiremo il nostro presente di quarantena. Analizzare l'adesso, le proposte e le storture del momento, avanzare rivendicazioni per garantire un futuro accogliente per tutte e tutti, sapere dove gettare le basi prossime è qualcosa che parte da ora. Che sia una quarantena mobile nel pensiero e nelle riflessioni, solidale e capace di immaginare come gestire il post emergenza per renderlo affronatabile da tutte e tutti.


Autrice: Gabrielle Filteau-Chiba, scrittrice canadese, con questo testo alla sua prima fatica letteraria.

Traduzione: Federico Zaniboni

Casa editrice: Edizioni Lindau, editrice torinese attiva dal 1989, che, come dice nel suo sito, da «voce alle opinioni, anche (e soprattutto)fuori dal coro».

 
 

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