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Diario di una quarantena - VI settimana

La vita in zona rossa, vista da Sherwood

18Aprile2020

L’hanno denominata La Secessione del Nord. Lombardia, Veneto e Friuli vogliono riaprire, pena: la chiusura di miriadi di piccole-medie aziende.

Nel frattempo nel sud della Nazione, (sarcasm mode: on) i cittadini che notoriamente vivono di assistenzialismo, si sbracciano per continuare a chiavistellare e serrare ogni portone d’azienda, ogni studio professionale, ogni bar e pizzeria, tutti gli alberghi in zona balneare, con conseguente cospicua disoccupazione che si aggrega a quella già dilagante.

Ma, si sa, il focus job è orientato al cuore pulsante del Paese. Non fa certo notizia il già fanalino di coda anche noto come l’ultima ruota del carro o, eufemisticamente, lo scalatore del Pil Italiano.

In questi giorni mi sono chiesta più volte il senso della parola unità. Lungi dall’associazione all’omonimo (ei fu) giornale, così come dal concetto matematico di unità di misura, il significato figurato vuol significare, secondo il dizionario, quell’intento comune di condivisione tra più persone in merito ad un progetto, nella credenza in valori e ideali.
Mai come oggi, data anche la confusionaria votazione dell’Italia in sede di Parlamento Europeo, l’Italia è un Paese disgregato, politicamente e socialmente, da Nord a Sud, o meglio, da città a frazioni, da quartieri a condomini.
Nonostante l’invito pedante al restare uniti, mai come oggi non riusciamo ad avere una figurazione tangibile e pragmatica del sostantivo unità specie se associato al nostro Paese.

I tricolori esposti al balcone, a partire dal parco condominiale in cui vivo, sono stati rapidamente sostituiti da file di bucato steso al sole: senza alcuna remora o senso di colpa, una sorta di spregevole ripicca a quell’unità “sbandierata” ma opaca, vacua parola in bocca a nazionalisti innamorati di retorica e demagogia.

Stamattina, mentre il vento soffiava freddo sul mio viso bianchiccio, ho sentito Giulio, il bambino del primo piano, girovagare in bici per tutto il condominio. Mai come in questo periodo sto conoscendo, man mano, la fauna urbana contenuta nel raggio di 200 mt.
Mi affaccio e saluto, chiedo all’allegra canaglia se ha seguito le lezioni ed ha fatto i compiti «Uffa che barba», lui mi chiede cosa sto facendo.
Nella mia testa arranca uno sghembato «Boh», ma pronuncio la frase: «Mi affaccio al balcone a parlare con te». Ottima mossa Rossella, semplice, ironica, innocua alle orecchie del vicino più indiscreto pronto a puntare il dito contro indisponenti-terroni-fannulloni.

Nel frattempo è saltato sulla balaustra il gatto, anch’esso ficcanaso, che si posiziona con le sue quattro zampe come su un trespolo, pronto a scrutare l’orizzonte col suo sguardo inquisitore.
È proprio in quel momento che una signora, mai vista, mai conosciuta, ma mia diretta dirimpettaia, alza un braccio e mi saluta. Sono l’unica affacciata nella sua direzione non può che indirizzarsi a me.
Dopo un’iniziale incredulità saluto con vigore, salvo poi far spallucce non appena mi vien rivolto «Ma chi è?».

Eccola cos’è l’unità. Nient’altro che un’unità di umori, sentimenti, noie e disperazioni, sino all’empatia.
Spero un giorno di ritrovarla nel parco, al supermercato o al tabacchino. Un giorno, cara signora, ci conosceremo per nome.

 
 

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