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Recensione del nuovo album di Fabio Cinti "Al blu mi muovo"

Il minimalismo poetico del cantautore Fabio Cinti

5Maggio2020

Arpeggi sinuosi, vibrazioni noir e voce vellutata. È così che Fabio Cinti ci traghetta nel suo mondo alberato dipinto di blu.

Fabio è un musicista, cantautore, autore ed ha una storia musicale a tutto tondo: le svariate ed illustri collaborazioni si accavallano: da Morgan, Massimo Martellotta dei Calibro 35, presenti nell’ep del 2011 L’esempio delle mele, sino ai featuring più recenti, da Battiato, Benvegnù a Nada. Nel 2018 Fabio è insignito della Targa Tenco per migliore interprete nel 2018 per l’album La voce del padrone – un adattamento gentile.

Ad oggi, in un periodo particolare per il mondo attanagliato da reclusione e solitudine, Fabio Cinti ha pubblicato il suo nuovo album Al blu mi muovo, edito il 24 aprile scorso per Private Stanze.

Il disco si muove a poco a poco, snocciolando con maestria le varie riflessioni insinuatesi negli angoli più reconditi della mente. Tra le liriche toccanti e i fraseggi di pianoforte calmo, il lavoro si avvolge delicatamente in rivoli di poesia. L’impostazione vocale, decisamente melanconica, è sovente colma di commozione. Tutte le otto track sono intarsiate da interventi del synth ed elettricità curvilinee. Nelle cuffie si combinano echi e sfumature alternate che in maniera mai audace sintetizzano ed elevano la composizione in un sound romantico in chiave moderna.

Tante ma accomunate tra di loro le tematiche: dalle riflessioni intense sulla caducità della vita, a quelle ben più frivole inerenti ad amori occasionali ma non per questo scevri da passione tormentata.

Le incertezze si ramificano in chiome fluenti, le sofferenze si liquefanno in cascate rapide, mentre, nonostante un limbo sempre più ampio sotto i piedi, si tenta di fare «un grande balzo in avanti».

Le influenze sono notevoli: rivedo tanto cantautorato alle spalle di Fabio, sino ad individuare in alcuni spiragli perfino dei camei. In La sventurata rispose, oltre ad essere essa stessa una citazione Manzoniana, sento nelle cuffie il mellifluo tono squisitamente Battiatiano.

Fabio Cinti ci ha donati di un vero e proprio regalo. Questo ascolto diviene una preziosa possibilità per tutti, mettersi a nudo, senza sentirsene privati. Una rigenerazione privata da offrire al pubblico, senza veli, in un minimalismo idilliaco che non ha bisogno di altro.

 
 

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