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I Sotterranei raccontano le sottoculture ai tempi della quarantena digitale

Con “Sottoterra” il collettivo padovano racconta cosa significa oggi il senso di appartenenza

15 Maggio 2020

Oggi come mai prima d’ora la musica viene vissuta attraverso gli strumenti multimediali: social, video, foto, playlist, ma un aspetto non è mai venuta meno: il concerto.

Almeno fin ad ora.

La musica dal vivo è quel momento dove catalizzate tutte le energie dell’immateriale web verso un contesto fatto di persone in carne, sangue, ossa, voci e sguardi. Significa creare condivisione, convivialità, empatia e generare senso di appartenenza, un codice di valori ed un’estetica comuni in cui riconoscersi e riempiere il vuoto, come diceva Accorsi in Radiofreccia. Da qui si genera il concetto di underground, di sottocultura e comunità musicale.

Ma il destino è beffardo, arriva la quarantena, e porta a dovere bloccare tutto, a dover rinunciare per chissà quanto tempo al live. Allora come fare a sopperire a questa mancanza?

Una delle idee più interessanti sbucate fuori è l’iniziativa Sottoterra, ideata e curata dal collettivo-etichetta discografica Sotterranei di Padova, con cui grazie alla cross-medialità di diversi tipi di contenti, unendo assieme la loro forza comunicativa, cercano di portare al pubblico l’esperienza della sottocultura, puntando sui motivi per cui essa è cosi importante intimamente per tutti gli appassionati di musica.

Mixando contenuti editoriali, playlist con brani freschissimi e arte visuale cercano di dare continuità al sottoterra della scena indipendente.

Citando direttamente la loro descrizione: «20 brani di 20 artisti ogni mese. 1 copertina di un artista ogni mese diverso. 1 contenuto editoriale».

Fra i primi contenuti usciti ci sono ad esempio gli artwork di Samuele Canestrari e Luca Salvatori, che potete osservare qui sopra o alla pagina: www.dischisotterranei.com/sottoterra

Ho così avuto idea di intervistarli per affrontare e approfondire meglio assieme le dinamiche di questo progetto…

1) Da che consapevolezza è nata l'iniziativa cross mediale Sottoterra? Ci raccontate anche cosa troverà il pubblico da qui alle prossime settimane.

«Dalla consapevolezza che il meccanismo della playlist Spotify oggi è diventato pericoloso per la qualità e la varietà delle espressioni musicali. Alcune playlist dettano legge, quasi determinano la crescita degli artisti, e per forza di cose attirano a sé soltanto elementi simili, risultando alla lunga omologanti. Per contrastare questa tendenza abbiamo voluto proporne una nostra, svincolata da logiche strettamente commerciali, che possa dare una fotografia molto eterogenea di cosa sta uscendo di interessante oggi. Il 15 di ogni mese sarà aggiornata con 20 pezzi nuovi, usciti nei 30 giorni precedenti, a nostro parere rilevanti, per non dire imperdibili, dal punto di vista principalmente musicale».

2) Con Sottoterra volete generare una narrazione differente della musica underground? Se si in che modo?

«Attorno a questa selezione di brani appena usciti, abbiamo voluto impostare una narrazione più ampia e multimediale del panorama indipendente italiano, fatta da chi lo vive ogni giorno. Quello che troverete nel nostro sito www.dischisotterranei.com è una selezione di contributi delle più svariate tipologie che assieme possono raccontare la storia della scena oggi, fatta proprio dai protagonisti stessi.

Si tratta di una narrazione differente soprattutto in quanto non auto-riferita alle nostre produzioni, ma inclusiva di tutto ciò che ci succede intorno».

3) Secondo voi la cross-medialità e strumenti specifici come le playlist come hanno cambiato in questi anni la fruizione della musica da parte del pubblico delle sottoculture?

«Il pubblico di appassionati ancora cerca di sua iniziativa musica nuova, per cui ha semplicemente cambiato strumenti con cui farlo. Il pubblico un po’ più generalista, che subisce di più le scelte di tendenza, probabilmente fruisce di contenuti sempre più omologati dall’algoritmo delle piattaforme. Ma è sempre stato così, sono cambiati solo i mezzi e l’intelligenza artificiale sta raffinando il meccanismo in maniera super personalizzata.

Nelle arti e nella musica, specie in dimensioni di emergenza o di nicchia, la diversità di strumenti disponibili consente comunque una certa libertà: sono le persone, gli stessi artisti, a farsi promotori di fruizioni musicali originali. Nell’ambiente artistico la playlist più efficace rimane l’analogico passaparola: la gente si fida della gente, non c’è inserzione più potente della sensazione umana. Andare a cercarsi sonorità ed emozioni non calate dall’alto è, per chi ascolta e per chi crea, una soddisfazione che solitamente premia lo sforzo».

4) Sotterranei oltre che collettivo, agenzia stampa è anche un'etichetta, "Dischi Sotterranei". La campagna Sottoterra rientra negli strumenti per superare questo periodo difficile e se sì, da etichetta come state facendo fronte alla situazione in generale?

«Sotterranei oggi è soprattutto un’etichetta, negli anni ci siamo strutturati e curiamo tutti gli aspetti della pubblicazione di un disco: dalla produzione, all’editoria, dalla stampa, alla promozione.

I danni subiti da una realtà giovane come la nostra sono enormi: tour interi legati a dischi appena pubblicati sono saltati, per cui c’è stato uno sforzo promozionale di cui non possiamo raccogliere al meglio i frutti.

Abbiamo deciso di continuare a pubblicare roba nuova perché i dischi fermi nel cassetto invecchiano, per cui i prossimi mesi, come gli scorsi, saranno densi di novità eccitanti. Tante idee su come risollevare le sorti della musica indipendente bollono in pentola, spesso dalle grandi difficoltà e sofferenze fioriscono periodi musicalmente super interessanti, speriamo vada così anche questa volta».

5) Al di là di tutto, qual è lo "stato di salute" dell'underground italiano e dove potrebbe migliorare?

«Lo stato di salute dal punto di vista creativo-musicale è abbastanza inscalfibile: ci saranno sempre nuove espressioni perché è nella natura umana.

Per quanto riguarda invece l’ambito economico, che è ciò che permette alla musica di raggiungere poi le persone, l’underground non è certo un ambiente florido e a stento sopravviverà a questo lockdown. Tante realtà più piccole e deboli avranno già fatto i conti con un futuro nero.

Si potrebbe migliorare nell’agevolazione burocratica del lavoro in questo settore, troppo spesso le norme non sono aggiornate con la realtà e uccidono le idee ancora prima che possano fiorire, e di conseguenza il coinvolgimento delle persone, sia come fautori che come fruitori dell’underground».

 
 

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