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Fabio Genovesi: un invito alla lettura

Una breve prospettiva sull'autore già Premio Viareggio e Premio Strega Giovani

17 Maggio 2020

Dacché ne ho memoria il mio comune, assieme ad altri del circondario, organizza in aprile un festival letterario, Parole a Confine, a cui vengono invitati autori, disegnatori, musicisti. Per molto tempo il tutto fu accompagnato anche da una mostra del libro e quanto mi piaceva, alle elementari, aiutare gli adulti ad allestirla: per un quarto d'ora disponevo i libri sui tavoli, divisi per genere e autore, poi, coi miei cugini, mi defilavo, e passavamo il resto della serata a rincorrerci attraverso i corridoi dell'auditorium deserto.

Un anno fa - ero all'ultimo semestre di magistrale - tornando a Vicenza per il weekend trovai il mio paesino immerso nell'atmosfera del festival. Vivendo fuori regione non potevo più prendervi parte, dovevo accontentarmi dei resoconti, precisissimi, che i miei genitori e mia sorella si premuravano di farmi dopo ogni incontro con l'autore. «È venuto uno simpatico» mi dissero quel giorno, e fu così che Fabio Genovesi entrò nella mia vita.

Da allora quando in casa c'è da regalare un libro c'è un buon 50% di probabilità che si regali un libro suo, e voi sapete che, all'interno della categoria libri belli, i libri belli che ti viene voglia di regalare a tutti costituiscono un sottoinsieme ancora più particolare.

Fabio Genovesi nasce a Forte dei Marmi nel 1974 e di mestiere scrive libri, collabora con vari giornali, fa il traduttore. Vincitore del Premio Strega giovani, si racconta che nelle settimane precedenti la cerimonia abbia intrattenuto scambi telefonici con Michele Rech, in arte Zerocalcare, perché entrambi non avevano la giacca e ne cercavano una da comprare a poco prezzo. Di lui ho letto quattro romanzi, tutti editi da Mondadori: Esche vive (2011), Chi manda le onde (2015), Il mare dove non si tocca (2017) e Cadrò, sognando di volare (2020). Non è tutto ciò che ha scritto, ma è abbastanza per potervi dire che questo autore vale la pena scoprirlo, vale la pena scoprirlo subito.

Partiamo da Il mare dove non si tocca (Premio Viareggio 2018): Fabio ha sei anni e undici nonni. Sì perché suo nonno ha dieci fratelli, tutti scapoli, e così a lui tocca fare da nipote per tutti. Quando, andando a scuola, scopre che gli altri bambini di nonni ne hanno al massimo quattro, comincia per lui un intricato e zoppicante percorso di formazione in bilico tra due mondi: da un lato ci sono i suoi vecchi parenti, a dirgli che se quando muori hai ancora tutte e dieci le dita attaccate alle mani vuol dire che non hai vissuto abbastanza e san Pietro non ti lascia entrare in paradiso, dall'altro, i suoi coetanei, con cui Fabio, in qualche modo, dovrà imparare a relazionarsi. Ma non è così semplice: il bambino è anche convinto che suo padre sia Little Tony e nel tempo libero alleva vermi per venderli ai pescatori della zona. Tutto divertente verrebbe da pensare, che grande fantasia ha questo autore. Poi si scopre che Il mare dove non si tocca è, in buona parte, un romanzo autobiografico. E allora si capisce di che pasta è fatto Genovesi, da dove arrivano i suoi personaggi strampalati, e leggere le sue storie diventa ancora più toccante, ancora più piacevole.

Ma quali sono le costanti della sua scrittura? Innanzitutto, i suoi libri sono divertenti. Fanno proprio ridere, il tono è leggero, scorrevole, quando serve volgare, comico a tratti. E poi però, all'improvviso, arriva il dolore, e tragedia e commedia si mescolano fino a diventare l'una parte dell'altra; ci capita di sorridere nel bel mezzo di un capitolo tristissimo, o di provare grande amarezza di fronte alla descrizione di scene spassose, improbabili. I personaggi affrontano vicende profondamente drammatiche eppure c'è sempre un dettaglio, un piccolo avvenimento che non può fare a meno di farci uscire dal naso uno sbuffo divertito. E lo dice anche nelle interviste Genovesi, a lui non piacciono le storie che sono solo tristi o solo allegre, perché la vita è tutt'e due. E sia di tristezza che di allegria, nei suoi libri, ne troverete a bizzeffe.

In Chi manda le onde (Premio Strega Giovani 2015) un professore quarantenne che ancora dorme a casa dei suoi cerca di riscattare la sua vita assieme a una bambina albina, un ragazzino che viene da Chernobyl, un vecchio che teme l'arrivo dei russi e una donna in lutto. In Esche vive veniamo trasportati a Moglione, profonda provincia Toscana, dove il passatempo più avvincente è gettare petardi nei fossi e l'informagiovani è il luogo di ritrovo preferito dagli ottantenni. In Cadrò, sognando di volare il protagonista scalpita all'idea di un imminente Erasmus in Spagna e invece si ritrova a svolgere un anno di servizio civile in un ospizio per preti. Abbandonato, per di più.

C'è di tutto, insomma, nei libri di Genovesi: situazioni così iconiche che vi faranno venir voglia di trovare qualcun altro che abbia letto il libro per poter dire «e ti ricordi quando succede quello?», un po' come quando alle medie si commentava il film che era andato in tv la sera prima. Ci sono personaggi ingenui, sfortunati, irascibili, che spesso nella vita hanno sbagliato tutto. Personaggi che in qualche modo ci assolvono tutti, non importa quanto disgraziata sia la nostra situazione, a loro va peggio, sono ancora più scemi e incapaci di noi. E che però, sempre, ci spronano a riprovare, a cadere un'altra volta, perché tutto nei libri di Genovesi è perdonato tranne l'immobilismo, la rassegnazione. C'è leggerezza nelle sue storie, la leggerezza Calviniana di chi la vita almeno un po' l'ha capita, ma non per questo la prende troppo sul serio. Ci sono nomi che non vi usciranno più dalla testa, come super devoti, falange per il ringiovanimento nazionale o il campioncino del Molise. Ci sono figure di anziani che, curiosamente, non sono mai esempi da seguire.

Genovesi dice che pensa ai suoi libri come fossero dei dischi, ogni capitolo una traccia. Dice anche che sarebbe meglio leggere a voce alta, preferibilmente per qualcun altro, che la lettura a mente è un'invenzione recente. È convinto che la realtà sia più assurda della fantasia e dice che siamo tutti strani, l'unica cosa che possiamo scegliere è se essere strani tristi o strani felici.  Ora, se a voi non viene voglia di leggere uno che dice queste cose, non so proprio cos'altro scrivere per provare a convincervi, e quindi, non mi resta che rivolgervi il mio invito: leggete Fabio Genovesi, ci sarà un po' di assurdo, un po' di magia in più nelle vostre vite.

 
 

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