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"Il suo corpo e altre feste" di Carmen Maria Machado

La recensione della raccolta di racconti dell'autrice statunitense

6Giugno2020

Complice la capacità di concentrazione pari a zero dei mesi passati, in questa quarantena ho scoperto i racconti, perfetti per quei periodi in cui leggere romanzi è troppo, ma non si vuole rinunciare ad immergersi nelle storie altrui. Ne leggi uno, trenta, quaranta pagine, mezz’oretta, e poi puoi chiudere il libro. Una salvezza.

Il suo corpo e altre feste, di Carmen Maria Machado, campeggiava nella mia lista di libri da leggere da mesi. Alla sua uscita in Italia, nel 2019, Internazionale, che in materia di consigli letterari non mi ha mai delusa, lo aveva recensito con cinque stelle; io me l’ero segnato per poi ovviamente dimenticarmene. Alla ricerca di qualche nuova raccolta di racconti mi è ricapitato sotto gli occhi; la copertina, a mio parere meravigliosa quanto intrigante, ha fatto il resto.

Si tratta di otto racconti, il fil rouge che li lega è il corpo della donna. La carnalità, la fisicità, sono sempre al centro delle storie, sono le vere protagoniste. L’io narrante sono le donne a cui questi corpi appartengono, donne senza volto e senza nome. Le conosciamo solo attraverso le loro azioni, soprattutto attraverso il loro relazionarsi fisicamente con amanti, fidanzati, mariti e mogli, figli. Proprio perché il corpo è al centro di tutto, non c’è spazio per pensieri, descrizioni, sensazioni. È tutto incredibilmente concreto.

Allo stesso tempo però questi racconti sono come sfocati. Non riesci a mettere bene a fuoco i personaggi, perché le cose non dette sono molto di più delle cose dette; intere vite sono racchiuse in poche pagine. I corpi e le azioni sono al centro della narrazione, ma si intuisce che l’obiettivo è un altro. Quello che importa davvero forse è leggere oltre quello che viene scritto per arrivare ad un significato più profondo.

Ciò che mi ha tenuta incollata alle pagine è stata soprattutto la loro imprevedibilità. All’inizio sembrano storie comuni, avvincenti ma come tante. Alla fine di ogni racconto non si può però fare a meno di chiedersi «Aspetta, ma cosa ho appena letto?».

Sono stati definiti come Black Mirror femminista. Mi sembra il modo perfetto di descriverli.
Carmen Maria Machado è infatti incredibilmente abile nel disseminare il racconto di elementi horror, fantascientifici, a tratti incredibilmente inquietanti. Sono elementi ben nascosti, inseriti in maniera morbida, tanto che non ce ne si accorge fino all’ultimo. Fanno come da sfondo, creando un’atmosfera vagamente onirica, a tratti apocalittica, ma sempre in maniera sbiadita.

La sensazione che ci lasciano è però che non siano elementi decorativi di secondaria importanza, ma che ancora una volta siano rilevanti per leggere oltre quello che c’è scritto. Attraverso situazioni quasi distopiche, l’autrice sembra volerci accompagnare verso riflessioni sulla condizione della donna (ma non solo!) nella società moderna: l’aspettativa, il controllo patriarcale nei confronti dei corpi, i canoni fisici imposti, le infinite sfumature che la sessualità e l’amore possono avere, la maternità.

Questi racconti lasciano molti dubbi, molte domande, lasciano con il fiato sospeso, senza quella che potremmo chiamare una conclusione soddisfacente. Ma proprio per questo ci regalano l’incredibile possibilità di interpretarli, di leggerli nel modo che preferiamo, o di rileggerli più volte trovando sempre nuove visioni.


Autrice: Carmen Maria Machado, statunitense di origine cubane, scrive soprattutto racconti, ispirandosi a Shirley Jackson e Angela Carter.

Traduttrice: Gioia Guerzoni

Casa Editrice: Codice Edizioni è una casa editrice con sede a Torino nata nel 2003. Inizialmente focalizzata sulla saggistica, in particolare di divulgazione scientifica, dal 2014 ha inaugurato anche una collana di narrativa.

 
 

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