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Ageless

di Mirco Salvadori

8 Giugno 2020

Breathless: The Glass Bed GameTenor Vossa cd 2020

Gli amori dimenticati, perduti, quelli rimasti in sospeso per l'eternità e quelli mai espressi. Manifestazioni umane che ci riguardano da vicino e si rispecchiano anche fuori dalla sfera degli affetti e in qualche caso vanno se possibile ancora più a fondo, coinvolgendo il fulcro della passione che ci lega al suono e ai ricordi ad esso legati. Decine e decine di nomi scorrono sullo schermo del tempo e ognuno porta con sé qualcosa di soggettivo e particolare ma pochi sono quelli che realmente riescono ancora a centrare il battito di un cuore temprato dal troppo ascolto.

Febbraio 1986, l'auto slittava sul ghiaccio mentre si tentava di raggiungere lo Shindy, una discoteca di Bassano del Grappa ora chiusa ma per molti anni nota per accogliere le anime inquiete che a quei tempi abitavano le stanze oscure della new-wave. Quella sera si esibiva una fornazione inglese entrata nei nostri cuori con una manciata di singoli: Waterland, Ageless, Two Days From Eden e Nailing Colours To The Wheel. I ricordi suggeriscono una sala completamente vuota o quasi, il rigore invernale e il ghiaccio lo si paga e tra i pochi presenti c'eravamo noi, temerari giunti da Venezia per vedere finalmente dal vivo una band che puntualmente, ad ogni trasmissione radiofonica, proponevano in scaletta: i Breathless.

Quello stesso anno usciva The Glass Bed Game, il primo album della band londinese. Un disco che mantenne le promese dei singoli e balzò subito in testa alla classifica degli ascolti. A distanza di  34 anni, questo piccolo capolavoro è riapparso all'inizio dell'anno nell'edizione in vinile curata dall'americana 1972 Records e ora si ripresenta ai nostri ascolti in cd deluxe edition con l'aggiunta di Stone Harvest, contenuta assieme a Across The Water nel raro singolo Two Days From Eden del 1985.

Entriamo di soppiatto in quell'antica costruzione forse una ex chiesa chiamata Old Hallows, il regno incontrastato dei Blackwing Studios diretti da John Fryer. Da qui sono passati molti dei lavori firmati 4AD e Mute, praticamente il meglio di quanto si ascoltava in quegli anni. I nostri quattro si aggirano in quel luogo senza parole, per l'appunto. Rendersi conto di registrare in un luogo frequentato da Ivo Watts, lì dove hanno registrato i Cocteau Twins e molti altri artisti amati, rende felicemente increduli.

Iniziamo l'ascolto e l'ombra nella quale siamo avvolti pian piano svanisce a contatto con il suono che inizia a fluire maestosamente lento e ipnotico. Una volta udita, la voce di Dominic Appleton è qualcosa che non si può scordare. E' lei che apre le danze, trascinandoti in una dimensione psichedelica che mantiene però quel mood malinconico caro al suono dei Breathless e a noi, loro eterni adepti. Il basso di Ari Neufeld fa da notevole contraltare alla chitarra di GaryMundy e al possente drumming di Tristam Latimer Sayer. Si sta compiendo il miracolo, mai prima d'ora avevamo ascoltato un suono simile, la psichedelia, salve rare eccezioni, apparteneva al mondo del rock classico e riuscire a svilupparla mantenedo uno stile colmo di poetica, che ai tempi erroneamente ci piaceva considerare decadente, crea un piacevolissimo squilibrio al quale cedere assecondando quella voce che, al pari del pifferaio magico, sa trasportarti ovunque voglia.

Seduti al tavolo del Capellaio Pazzo sorseggiamo del thè da tazze vuote, gli occhi chiusi e il corpo che danza, prima lento poi sempre più veloce, mentre il suono aumenta sostenuto da un sezione basso chitarra batteria che dialoga in una lingua tutta ancora da scoprire. Non è il solito basso à la Peter Hook quello che ascoltiamo, è uno strumento suonato con più delicatezza e profondità, il suono che crea scivola sulle altre note e accarezza la voce, la sostiene e l'accompagna fino al culmine, lì dove letteralmente ci si perde in una danza che esplode nella parte più recondita del nostro animo. Ed ecco le voci alzarsi, ognuna segue una propria timbrica conducendoti esattamente al centro dell'Eden. Il suono partorito dall'ennesima band londinese nata dalla schiuma della nuova onda musicale, si trasforma in un mantra che si vorrebbe far durare all'infinito. Più ci si immerge nell'ascolto più si percepiscono suoni e passaggi inaspettati. Ci si chiede se John Fryer li abbia creati dal nulla o ne abbia solo esaltato la presenza. Il piacere è al culmine, anche il Capellaio Pazzo rimane assorto in ascolto con un'espressione sognante nello sguardo.

La magia del suono si compie, gli stili si fondono assieme per crearne altri capaci di varcare la soglia del tempo. Sono trascorsi quasi quarant'anni, sembra ieri.

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The Glass Bead Game  su youtube

http://www.tenorvossa.co.uk/ 

 
 

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