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Space Force: la nuova serie per gli amanti della commedia spaziale

Come potrebbe essere la “United State Space Force”?

13 Giugno 2020

Il 20 dicembre Donald “Duck” Trump ha creato la sesta forza armata statunitense la “United State Space Force”, (l’ultima volta era il 1947 ed era l’aereonautica), gli ha dato un bel fondo di 15 miliardi, più o meno il pil dell’Albania per capirsi, e li ha posti sotto la guida del ridanciano John William "Jay" Raymond.

Il buon Donald ha dichiarato che il loro scopo era la guerra spaziale, o meglio difendere gli interessi degli Stati Uniti da tutte le minacce che possono giungere dallo spazio, è quello che succede se vedete troppe volte la guerra dei mondi.

Attacchi alieni a parte, lo scopo sarebbe la lotta telematica e satellitare, tipo polizia postale con la bomba atomica. Per non mettere pressione sulla cenerentola dell’impero americano Trump ha dichiarato: «sulla Luna entro il 2024 e poi via su Marte».

Sembrerebbe ottimo materiale per una serie tv ed infatti eccola qua, inutile dire che tutto questo ha attirato le attenzioni di comici e sceneggiatori di oltre oceano, al progetto hanno collaborato in diversi su tutti Greg Daniels e Stave Carrel e poi i soldi li ha messi Netflix ed ecco qua Space Force, una serie che attendevi con piacere e che ti ha lasciato con l’amaro in bocca, ma almeno sembra un parere condiviso e quindi ti senti meno stronzo a dire un po' di cattiverie.

Un cast spaziale davvero, una serie di primi della classe della comedy americana, forse troppo, partiamo dai due mattatori della serie: Stave Carrel nel ruolo del Generale Mark R. Naird, e John Malkovich il Dr. Adrian Mallory capo scienziato della Space Force. Sono entrambi bravi ed insieme funzionano magnificamente. Se Stave Carrel mette in scena tutto il suo repertorio di attore imperturbabile a momenti di parossismo e follia mettendo in scena un carosello di paradossi del mondo militare, Malkovich crea uno scienziato pazzerello pieno di dicotomie e chiavi di lettura, che ci invita a riflettere sui possibili limiti e rischi dell’uso della scienza.

Seguono sempre nel cast principale: Ben Schwartz, F. Tony "Fuck Tony" Scarapiducci, Space Force social media director parodia riuscita di un certo mondo dei social e del giornalismo.

Diana Silvers, Erin Naird, figlia del generale Naird, col ruolo di coscienza e maldestro tentativo di condire la serie con tematiche Young e Pink

Jimmy O. Yang, il Dr. Chan Kaifang, scienziato brillante braccio destro di Malkovich, per chi non lo conosce Yang è un ottimo Stand-Up comedian di 32 anni. 

Tawny Newsome, alias il Capitano Angela Ali, una pilota della Space Force, pardon una cosmonauta. ; )

Come comprimari troviamo infine un bel insieme della comedy americana: Noah Emmerich, Don Lake, Dan Bakkedahl, Patrick Warburton, Larry Joe Campbell ed una buona Lisa Kudrow che interpreta la moglie di Stave Carrel.

La parte più godibile della serie sono i consigli di sicurezza tra questi big della televisione americana, quello che dovrebbe essere la riunione delle più alte menti militari sembra più una riunione tra ex compagni di liceo. 

Questa serie tenta di dissacrare alcune mitomanie americane: le forze armate impeccabili, la supremazia tecnologica, la predestinazione divina al dominio mondiale; si tenta di criticare politicamente attraverso la satira: gli sprechi militare e politici, il bisogno di assecondare le fantasie degli uomini potenti, la tendenza nelle masse a mitizzare alcuni di quest’ultimi.

Della politica americana dei nostri giorni abbiamo una versione parossistica. Una versione Netfilx di Alexandra Ocasio-Cortez e di Nancy Pelosi speaker della camera statunitense, ci sono poi le giovani femministe vestita come nel racconto dell’ancella, i terrapiattisti del Midwest ed un bel gioco di rimandi al caso Weinstein, al black lives metter e alla quotidianità USA. Su tutti i personaggi e per l'intera serie aleggia lui, il presidente Donald Trump, POTAC, svolge un ruolo da sovrano nascosto e quindi comunica tramite Twitter, SMS, o i propri sodali; Su di lui la serie non si sbilancia in veri e propri giudizi politici o meglio sembra voler giudicare allo stesso modo e tutte insieme l'intera politica americana.

Ma avevi detto che saresti stato cattivo e quindi veniamo all’amaro.

La montagna ha partorito il topolino, si ride raramente di gusto, quando si dovrebbe affondare una clavata si fa un buffetto, una sitcom di imbarazzi che insegue la politica americana, manca il vetriolo e veleno che ti aspetteresti da un cast del genere. Una serie di occasioni a mio dire sprecate e un paio di accelerazioni di troppo che non migliorano la trama, sembra quasi dover chiudere a forza determinate porte della storia.

Concordi anche tu col vecchio adagio dell’intrattenimento: «Everything it’s better with the monkeys» ma se nel 2020 per far ridere devi usare le scimmie abbiamo un problema. Lo dice uno che sogna di avere una scimmia per amico fin dagli anni novanta.

Come già detto il duo Carrel-Malkovich funziona il resto meno, anche nell’impianto generale della trama sul lungo periodo si vedono buone possibilità ma c’è puzza di errore in casa Netflix ultimamente un po' pretenziosa dal successo immediato dei proprio prodotti.

Si poteva fare meglio, si poteva fare di più. Aspettiamo con curiosità e fiducia una seconda stagione, magari meglio ponderata.

 
 

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