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Di tessuto urbano, anime eco sostenibili, infanzia durante l’isolamento, prospettive e auspici futuri: un’intervista a Volpe Volante

Una chiacchierata con Oliviera e Francesca della libreria in via Francesco Severi a Padova

27 Giugno 2020

Coscienza green, passione per i libri, focus sui piccoli lettori: questi sono i tratti salienti di La Volpe Volante, spazio librari e caffetteria, situata ai numeri 7 e 8 di Piazza Severi a Padova. E anche a loro, continuando questo tour per sentire la voce libraia, abbiamo chiesto un bel po’ di cose. E ne abbiamo scoperta anche di più, come il progetto #libriperasporto, le proposte di investimento che attendono, le idee su come affrontare i giganti dell’e-commerce, il valore da dare nei vari aspetti della loro attività all’incontro e alla tutela dell’ambiente.

Una chiacchierata con Olivera e Francesca molto franca e ricca di spunti che non poteva non partire dalle presentazioni: come definireste il vostro progetto di libreria?

«La nostra libreria è pensata come un posto da vivere, dove incontrarci. Per questa ragione abbiamo anche la caffetteria, perché riteniamo che il tempo del libro deve essere un tempo lento, un tempo di pausa nei ritmi frenetici della vita quotidiana. Chiaramente, in questo periodo, è difficile conciliare le misure di sicurezza con il desiderio di stare insieme, ma cerchiamo di inventare sempre nuovi modi per mantenere un rapporto umano con i nostri clienti (con proposte di lettura, corsi in streaming, consegne a domicilio che abbiamo fatto durante il lockdown), iniziando, per adesso ancora timidamente, a proporre le prime attività in compagnia, come le letture all’aperto.»

E soprattutto cosa significa essere una eco-libreria?

«Per noi, essere una libreria eco-sostenibile significa che dietro all’offerta dei libri, giocattoli e prodotti di caffetteria che si trovano nella nostra libreria, sta un accurato lavoro di selezione di fornitori. Persino le case editrici sono state selezionate partendo dal loro rapporto nei confronti dell’ambiente (abbiamo fatto un’indagine via mail), che chiaramente diventa ancora più visibile nella scelta dei giocattoli, tutti rigorosamente fatti di materiali sostenibili (legno, cartone, bioplastica). La scelta degli arredi e dei complementi anche della caffetteria è stata sempre orientata verso materiali riutilizzabili, riciclabili e prodotti con criteri a basso impatto ambientale. Come è diventato visibile durante il lockdown, la natura ha la forza riprendersi, di ritrovare un suo equilibrio, ma è necessario limitare il nostro impatto. Proprio per questa ragione, cerchiamo di passare, anche attraverso i piccoli gesti quotidiani, come ad esempio la scelta di non utilizzare le cannucce di plastica, la necessità di avere un rapporto consapevole e responsabile con il mondo che ci circonda: rivolgendoci ai bambini, riteniamo che trasmettere questo messaggio importante prima di tutto con l’esempio sia fondamentale.»

È tornata all’attenzione la questione editoriale. L’ultimo ddl pone un limite agli sconti applicabili in copertina. Secondo voi, quali potrebbero essere effetti e benefici per i librai indipendenti? Oppure non cambierà di molto la situazione?

«Da un lato sicuramente il fatto che gli sconti siano limitati per tutti da un po’ più di speranza alle piccole librerie di sopravvivere: a parità di sconto, il ruolo del libraio assume un’importanza più rilevante quando ci si trova a decidere dove acquistare un libro. Il problema rispetto alla concorrenza (ovvero le grosse librerie di catena e i megastore online) rimangono sempre le spedizioni. È chiaro che una piccola libreria che fa 20 o 50 spedizioni al mese non potrà mai avere le stesse condizioni di chi ne fa migliaia. Persino i clienti convinti di voler sostenere le piccole librerie perché valorizzano anche il lavoro e le competenze dei librai, possono sentirsi scoraggiati di fronte a una spesa di spedizione di 3-4€ per un libro che ne costa 15€. E noi non abbiamo margini sufficienti per poter prendere a nostro carico una spesa del genere. Il governo potrebbe senz’altro fare qualcosa in questo senso, magari offrendo qualche tipo di incentivi ai corrieri per le spedizioni dei libri, considerando anche il fatto che una grande parte della popolazione italiana vive comunque nei comuni dove non esiste una libreria

Dal vostro punto di vista quali sono le riforme che state attendendo?

«L’educazione alla lettura e attraverso la lettura, ma anche l’educazione in senso più ampio, sono temi che negli ultimi decenni sono stati trattati in politica solo da un punto di vista meramente economico. Durante il lockdown è emersa con forza la fragilità e l’iniquità del sistema educativo nazionale, i pesanti risvolti sociali ed economici della disparità di opportunità che hanno i bambini e ragazzi, e quindi la necessità di una riforma strutturale. In primo luogo, è urgente e necessario investire risorse in interventi di promozione della lettura, in famiglia e a scuola, potenziare i sistemi bibliotecari scolastici preferibilmente in collaborazione con le librerie sul territorio (una buona soluzione è quella fornita dal Decreto Rilancio, che prevede che le biblioteche possano spendere fino al 70% dei fondi stanziati per l’acquisto dei libri presso le librerie sul territorio), fornire alle famiglie liquidità per l’acquisto di libri. La cultura non dovrebbe essere appannaggio solo di chi se la può permettere.»

Quanto è importante per voi il rapporto con il quartiere?

«Molto. Sebbene non tutti i nostri clienti siano del quartiere, noi riteniamo che fare rete locale tra famiglie, le realtà associative, educative e commerciali abbia un impatto sociale importante, soprattutto per supportare le fragilità e le marginalità, ma anche per fare educazione e promozione della lettura come momento aggregativo, di rinsaldamento dei legami familiari e sociali, di scoperta e valorizzazione dei talenti dei bambini. Stiamo tessendo reti di collaborazione con le scuole sul territorio, offrendo esperienze formative per i genitori e gli educatori, avviando relazioni con altri enti dall’animo affine al nostro.»

Quanto e come è importante per voi offrire corsi/proporre presentazioni/ideare innovativi forma di collaborazione con altre realtà? E quanto queste attività temete riducano, oppure no, il focus sulla lettura?

«Al giorno d’oggi, una piccola libreria indipendente non può vivere di sola vendita di libri. D’altro canto, per come sta evolvendo la società, chi viene ad acquistare in un negozio fisico non cerca più semplicemente un prodotto, ma qualcosa di più. Quello che noi proponiamo è un insieme di esperienze, centrate comunque sul libro e sul rapporto dei bambini con esso, che va ad accompagnare (e spesso a promuovere) l’acquisto del libro, soprattutto cercando di arrivare a quella clientela che generalmente non è naturalmente portata ad acquistare un libro. Ecco perché la caffetteria, luogo di svago e di confronto tra genitori, in cui proponiamo eventi che hanno sia la componente gastronomica che quella culturale (happy hour con lettura, giusto per fare un esempio). Ma anche i percorsi formativi per gli adulti, volti ad ampliare la conoscenza del mondo della letteratura per l’infanzia, che spesso è superficiale o legata ai prodotti commerciali, e a fornire gli strumenti per scegliere il libro giusto e saperlo leggere o proporre al bambino, o alla classe. Conquistare la fiducia dei clienti in questo modo ha un ritorno interessante in termini di fiducia nei confronti della nostra figura di libraie, che diventiamo prima di tutto confidenti e consulenti delle persone che imparano a conoscerci, e con le quali arriviamo ad instaurare dei bellissimi rapporti basati sulla fiducia e la stima.»

Queste settimane di covid come le avete vissute dal punto di vista di libreria? Vi siete sentiti usati?

«Abbiamo vissuto tanti momenti diversi. Dalla rabbia e delusione iniziali perché al libro non era stata riconosciuta l’importanza che secondo noi ha per la vita, escludendolo dalla lista dei beni di prima necessità, all’indignazione perché le librerie erano chiuse ma le grandi realtà come Amazon e le catene potevano continuare la vendita dei libri online, alla soddisfazione quando siamo riuscite ad organizzarci anche noi per le consegne a domicilio (grazie anche al progetto #libriperasporto) alla gioia di poter contribuire a rendere le giornate della clausura un po’ meno pesanti. Con il decreto del 14 aprile, che ha permesso la riapertura delle librerie, ci siamo sentite un po’ prese in giro, perché non ci è sembrata affatto una scelta fatta per promuovere la cultura. In quel senso la puntata “Civil War” della serie Rebibbia Quarantine di Zerocalcare dice tanto sia su quella scelta in particolare, sia sulla situazione fuori che dovevamo affrontare. Infatti, noi abbiamo riaperto più tardi, quando la situazione ha iniziato a sembrare più stabile e la gente un po’ più sicura di uscire.»

La ripartenza ora come la vedete? Pensate ci siano strumenti non ancora messi in campo per il vostro settore?

«Difficile e lenta. Una volta che ci hanno permesso di continuare l’attività puramente commerciale, il governo probabilmente si è convinto di aver risolto a lungo termine il problema delle librerie, dimenticando che la funzione delle librerie è ben altra, cioè, come detto prima di essere i luoghi di incontro e confronto. Con le nuove ordinanze che arrivano, pian piano stiamo studiando come riprendere le attività, per bambini che svolgevamo, perché, avendo la possibilità di farle all’aperto (ammettiamolo, siamo fortunate!), rispettando pienamente le distanze, siamo convinte di poterle fare in sicurezza. Purtroppo, le ordinanze sono spesso contraddittorie, e facendo il riferimento una all’altra, alla fine pure gli addetti ai lavori (commercialisti, consulenti di lavoro, ecc) fanno fatica a comprenderle. Inoltre, come altri esercizi commerciali rimasti chiusi per mesi, ci troviamo a fronteggiare spese arretrate in carenza di liquidità, e in questo senso lo slittamento dei termini per i contributi e le tasse non è un grande aiuto, se poi ci troveremo tutte le spese a sommarsi tra qualche mese, dato che la ripresa è comunque lenta, e le famiglie non hanno grandi disponibilità da investire in libri, purtroppo. Più che crediti d’imposta (che in un settore in cui l’IVA è assolta a monte è davvero poco utile), al settore del libro serve un’iniezione di liquidità, magari in forma di bonus per le famiglie spendibili in libri, così da contrastare sia la povertà educativa che la difficoltà delle piccole imprese dell’intera filiera del libro.»

In fase di emergenza forse di è poco pensato a quanto questa pandemia possa avere impattato sui più piccoli. Voi avete avuto percezione in questo senso o avete visto i giovani lettori tutto sommato abbastanza sereni?

«L’impatto è stato senz’altro molto pesante per i bambini, soprattutto perché non hanno gli strumenti che abbiamo noi adulti per comprendere ed interpretare la situazione; hanno vissuto per osmosi le nostre paure ed insicurezze, cambiando improvvisamente routine quotidiane e perdendo alcuni dei più importanti punti di riferimento da un giorno all’altro. Anche a loro servirà tempo e pazienza per superare questo periodo, anche se siamo convinte che ne usciranno più forti e consapevoli, sia i più piccini che i ragazzi più grandi! Sicuramente, accompagnarli con un bel libro è sempre una buona soluzione ;)»

In questo periodo cosa vi sentireste di suggerire ai vostri giovani lettori come letture?

«Uno dei libri che abbiamo consigliato più spesso in questo periodo è Dory Fantasmagorica di Abby Hanlon, edizioni Terre di mezzo, non solo perché si presta bene per la lettura in varie età,ma perché porta un po’ di spensieratezza, leggerezza, fantasia, avventura in queste giornatepiene di insicurezza, paura e dubbi. Sulla stessa linea di pensiero, anche a lettori più piccoli opiù grandi proponiamo titoli leggeri e spensierati, divertenti e rassicuranti, come i libri di Roald Dahl, per esempio.»

Se non avete ancora avuto modo, obbligo andare a vedere i loro spazi.

 
 

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