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Intervista ad Alessio Sartore, autore de “Il ronzio delle colpe”

Il racconto come una delle infinite possibilità.

21Luglio2020

Si parte da un evento, un incidente mortale, e si ripercorrono le vite di un intero nucleo famigliare e delle relazioni più strette collegate ad esso. È questo lo scheletro di base che pagina dopo pagina da forma a Il ronzio delle colpe, ultimo lavoro in ordine di tempo di Alessio Sartore, edito da Campanotto. I flussi di pensiero, i ricordi e le supposizioni delle differenti voci narranti danno nel susseguirsi dei capitoli la lettura degli eventi. Un modo di interpretare gli accadimenti che risente di passati, trascorsi ed emotività diverse.

Un percorso che porterà a colpi di scena ben strutturati e dosati. E nel frattempo durante il tragitto vedrete un po’ di tutto: relazioni coniugali fatte di alti e bassi, adolescenze bramose di indipendenza, progetti futuri, desideri, momenti critici, insinuazioni e dubbi.

Per raccontarvi questo abbiamo intervistato l’autore. E da lì spaziato al cinema, ai progetti musicali e alle letture. Una chiacchierata che vi fornirà pure due filoni musicali da ascoltare per leggervi il romanzo e consigli di letture imprescindibili.

Il Ronzio delle colpe è il tuo terzo lavoro letterario. Lo hai affrontato con animo diverso?

Scrivere è un modo per dare forma e senso a qualcosa che non sembra averne. Non che si debba sempre dare un senso alle cose, ma a volte non puoi fare a meno. Più che altro per stare un po' più in pace con te stesso e con il mondo. Il Ronzio delle colpe era nato come racconto. Poi ho pensato che mi sarebbe piaciuto dargli una forma più completa ed eccolo qui.

Hai scelto un tema molto denso, che provo a riassumere per questa domanda, dicendo che nel testo alla fine sembra che la verità sia complessa, sfaccettata e ambigua. Spesso nella vita il rasoio di Occam non sempre porta alla verità, insomma. Che messaggio ti interessava dare?

Non mi trova pienamente d'accordo questo sunto. Credo invece sia molto più comune complicare che semplificare. La verità non è complessa, sfaccettata e ambigua: semplicemente non esiste. Esistono tante verità, anzi infinite verità. E un racconto è solo una di queste infinite possibilità di verità. La prendi per quello che è: quelle due, tre ore che passi a leggere. Ecco, quello è vero, il fatto che sei seduto a voltare le pagine, il fatto che certe frasi ti si imprimono nella memoria, o la tua immedesimazione con i personaggi. Una cosa è vera solo nel momento in cui la vivi.

Il familiare, le supposizioni e i non detti che reggono la trama del romanzo mi ricordano molto bei film recenti di registi italiani ed europei, come Perfetti sconosciuti, Tutta colpa di Freud, Soul Kitchen, La verità sul caso Herry Pick avendo il romanzo un taglio del tutto suo, per caso hai tratto ispirazione da alcune pellicole, magari come input per la storia oppure no?

Proprio un film è stato l'input per partire a scrivere questa storia. Ma un film non recente: Rashomon di Akira Kurosawa del 1950. È un film giapponese in bianco e nero. Lo trovi su Youtube con i sottotitoli. Mi ha affascinato la struttura della storia: succede un fatto, e il fatto viene raccontato dai vari personaggi. Qual è la verità?
Ecco, ho usato lo stesso modello.

Hai diviso i capitoli scegliendo i personaggi e dando voce ai loro pensieri. Diventano così tutti protagonisti del capitolo e co-protagonisti del romanzo nel suo totale. Quanto e nel caso quali sono state le parti più difficili da scrivere ed elaborare?

Quando scrivi apri la porta di un mondo di cui sei tu il creatore. C'è molto narcisismo in questo, ma un narcisismo buono.
Diventi tutti i personaggi che vuoi: una ragazza, una moglie che tradisce, un fotografo romantico, un assassino, un bambino.
E sono i personaggi a vestirsi di te, non il contrario.
È un processo di alienazione che se non stai attento ti inghiotte del tutto, quindi dopo aver scritto un paio d'ore devi proprio scrollarti di dosso la vita dei personaggi e tornare te stesso.
La parte più difficile quindi è mantenere una certa coerenza lungo le trasformazioni dei personaggi. Ti devi ricordare che sei tu il narratore, e non sono loro a prendere te e farti dire quello che vogliono (cosa che fanno puntualmente).

Il romanzo ha non solo luoghi ma quasi un’intonazione di sottofondo che ti porta nelle lande del veneto profondo. Ci sono autori veneti che stai seguendo come lettore?

Sinceramente no al momento. Ho letto pochi autori veneti e di questo mi dispiace. Sono cresciuto in un piccolo paese della provincia padovana e va da sé che tutto quello che racconti poggia sulla tua infanzia, che è Veneto profondo e sonnolento, ma non per questo meno vivo e fulgido.

Oltre che scrittore sei musicista. Due domande: progetti musicali in cantiere? La musica quando scrivi assume un ruolo oppure per te sono due passioni che non necessariamente stanno insieme?

Si, ho un album da registrare, ma sono papà da un anno e il tempo si è assottigliato tanto che è diventato quasi invisibile :)
Quando scrivo non ascolto musica.
Non riesco a fare a meno di ascoltare la canzone e ho sempre il timore che la musica entri troppo nella scrittura e la renda un po' impura.
Lo facevo anni fa ma poi scoprivo che dovevo cancellare quasi tutto perché il testo sbandava e si faceva trascinare troppo lontano dalla musica.
Questo è l'unico momento in cui le voglio tenere separate: nella creazione.
Anche quando scrivo il testo di una canzone non ascolto musica e non suono. Le note vengono sempre prima e se ne stanno lì. Le parole poi si avvicinano e chiedono alle note di accompagnarle. E insieme fanno una passeggiata di tre, quattro minuti.

Come è stato lavorare con Campanotto editore, visto che non è la tua prima volta con loro?

Mi piace Campanotto perché è un editore degli anni Settanta che non ha mai cambiato profilo né stile e in qualche modo ha mantenuto un certo incanto. Pubblica soprattutto poesia, ma ha anche una collana di romanzi. 

Per leggere questo romanzo, ci consigli un paio di brani per accompagnare la lettura?

È molto difficile rispondere perché me ne vengono in mente tantissimi. Due brani? Fa lo stesso se scelgo due album? The Boatman's Call di Nick Cave del 1997 e uno più recente: Swimming di Mac Miller del 2018.

 Ci diresti 3 opere letterarie per te imprescindibili?

Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar del 1951. Non capisco perché non ci siano interi paragrafi scritti sui muri, alle fermate degli autobus, sulle cover dei cellulari, un libro che ti insegna la vita. 
Oltre il confine di Cormac McCarthy del 1994. È un libro diviso a metà. La prima è la storia di una lupa e della solitudine che condivide con il protagonista, la seconda invece è la storia di due fratelli. All'interno ci sono altre storie che valgono da sole un'intera opera. Come quella del soldato cieco: non riesco a togliermela dalla testa.
E quello che sto leggendo ora, La Valle dell'Eden di John Steinbeck del 1952. Un libro che va letto piano perché i vari personaggi nel tempo lungo del racconto sussurrano delle verità talmente autentiche che ti tornano mentre ti fai la doccia, o guidi da solo. E quando sei lì e te ne accorgi capisci quanto siamo tutti meravigliosamente legati. E non puoi fare altro che stare in ascolto e sorridere. 

Buona lettura, allora, de Il ronzio delle colpe!

Autore: Alessio Sartore, padovano classe 1981, ha pubblicato con lo stesso editore anche Quel ciao era già desiderio.

Casa editrice: Campanotto, editore udinese in attività dal 1977, si occupa di poesia, arte, restauro, fotografia e narrativa.

 
 

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