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Sympathy For The Record Industry: intervista a Dischi Sotterranei

Inchiesta fra le etichette indipendenti italiane

15Ottobre2020

Nell’era delle autoproduzioni, dello streaming gratis e dei fenomeni social, hanno senso le etichette indipendenti? Cosa possono offrire ad un’artista? Come si stanno reinventando? Queste domande me le pongo ogni giorno, gestendo l’etichetta Beautiful Losers. Ne ho parlato con Dischi Sotterranei, un’etichetta padovana che, bando alle nostalgie, sta combattendo per affermarsi nel mondo della musica liquida, fra singoli, networking e qualche sano concerto.

1 - Ciao Alberto. Perché è nata Dischi Sotterranei, qual è la sua missione?

Ciao Andrea! La nostra etichetta esiste perché, circa cinque anni fa, suonavamo in tante band diverse ed abbiamo deciso di volerci pubblicare i dischi, facendo in autonomia e come ci pareva. Ci piace l’idea di avere il semplice e complicatissimo obiettivo di spingere musica che sia qui per restare, e di conseguenza un certo tipo di mentalità. 

2 - Siamo nell’era delle autoproduzioni. Un artista può registrarsi in home-studio, mettere in distribuzione la propria musica, usare i social per raggiungere una platea planetaria. Cosa può dare un’etichetta ad un artista indipendente?

L’etichetta oggi dà soprattutto il network e l’esperienza sull’intraprendere ciò che è meglio per un progetto. Per quanto riguarda Dischi Sotterranei il focus è molto sull’ambito di management più che prettamente sulla stampa dei dischi, che oggi è una piccolissima percentuale di quello che l’editoria musicale indipendente può e deve fare.

3 - Di che vive davvero un’etichetta, ora che la musica è gratis?

Principalmente di passione. La musica non è per nulla gratis, sicuramente per chi la produce, ma nemmeno per l’ascoltatore finale. Per ascoltare ‘gratis’ cediamo i nostri dati e diamo modo alle piattaforme di vendere spazi pubblicitari. Un’etichetta, se lavora con lungimiranza e fa i giusti investimenti, può raccogliere qualcosa dai diritti dei pezzi degli artisti, dal merchandising, dagli eventi. Non è facile e serve grande intraprendenza.

4 - Che tipo di contratto può ragionevolmente aspettarsi un artista da un’etichetta come la vostra?

Noi offriamo un accordo su misura per aiutare al meglio l’artista sul quale decidiamo di investire. La sartorialità degli accordi è imprescindibile perché corrisponde a una conoscenza profonda del progetto, altrettanto imprescindibile.

5 - Sareste più propensi a lavorare con un artista geniale ed allergico ai social, o con un artista sufficientemente bravo, che sappia presentarsi bene, che abbia costruito una solida fan-base?

Presentarsi bene, saper comunicare con un linguaggio al passo con i tempi e saper costruire una solida fan-base fa parte dell’attività dell’artista potenzialmente ‘grande’. Detto questo, il nostro lavoro è quello di sopperire alle mancanze dell’artista per permettergli di mantenere il focus sulla parte puramente creativa.

6 - Parliamo di Spotify. Credete ancora nei dischi o il futuro è dei singoli?

Dipende dal progetto. Sicuramente sta diminuendo nel tempo l’abitudine di ascoltare un disco dall’inizio alla fine e di valutarlo nel complesso. Ma anche gli artisti hanno iniziato a ragionare più a singoli, a piccoli e veloci capitoli, che a volte però posso essere densi come un intero disco, per innovazione rispetto al lavoro precedente ad esempio.

7 - Meglio essere trasversali o puntare ad una nicchia precisa?

Dipende dal progetto. Ci sono artisti destinati a coinvolgere una nicchia, magari rendendo ogni singolo estimatore un fedelissimo. Altri hanno un linguaggio più facile e possono arrivare a un pubblico più ampio ed eterogeneo. Non vediamo motivo di dover designare una di queste vie come preferibile.

8 - Che cambiamenti vedete in arrivo nel business musicale? Meglio andare controcorrente o cavalcare l’onda?

Un cambiamento che auspichiamo è quello di una maggiore tutela dei lavoratori dello spettacolo da parte delle istituzioni. Questa causa sicuramente la sosteniamo e la sosterremo.

9 - Credi nel fare rete con altre etichette o un po' di rivalità fa bene?

Assolutamente fare rete. Noi collaboriamo con altre etichette per diversi dei dischi del nostro catalogo, ovviamente l’unione fa la forza. L’ultima di tante è la collaborazione con La Tempesta Dischi per il disco dei Post Nebbia: Enrico Molteni ci ha aiutato con la sua esperienza e visione, indispensabili per fare il bene del progetto. Ancora più emblematico il caso dei dischi di Jesse The Faccio, a cui abbiamo lavorato assieme a Mattonella Records, Pioggia Rossa Dischi, Vaccino Dischi, tutti hanno messo a disposizione le risorse che avevano a disposizione ed è sbocciato uno dei progetti più autentici e genuinamente seguiti dell’indie italiano di oggi (non lo diciamo noi ma osserviamo semplicemente quello che succede online e ai concerti - ve li ricordate i concerti?)

 
 

https://www.beautifullosers.net | https://www.dischisotterranei.com

 
 

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