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Sherwood Spicy Interview presenta Lacosa

Le interviste permettono di entrare in contatto con la storia degli artisti, con i loro sentimenti anche con le loro maschere. Non tutte le risposte sono sincere, non tutte sono fake. Parlano di vite, aneddoti, successi, sogni e difficoltà. Talvolta possono risultare un pò noiose altre accattivanti: la Sherwood Spicy Interview racconterà come una qualsiasi intervista e sul finale alzerà bonariamente il livello di piccantezza, un’intervista dopo l’altra salirà i gradini della scala di Scoville, dall’esotico Jalapeño fino a raggiungere le fiamme del Pepper X.

11Febbraio2021

Torna la Spicy interview di Radio Sherwood e questa volta vi porto alla scoperta di  Lacosa, band veneta neonata che ha rilasciato a fine Gennaio il primo singolo Je Sus. Walter Zanon (Voce), Luca Andretta (sintetizzatori, drum machine, basso), Matteo Marenduzzo (chitarre, sintetizzatori), Paolo Trolese (electronic drums) partono a tavoletta andando dritti al sodo con un intro che risucchia in un vortice “drummoso” decisamente accattivante, anni 80’ e molto ben allineato con il panorama sonoro attuale. Linee vocali portate “alla Bono” dei primi tempi, con timbrica che poco ci si allontana e che rende il tutto ottimo.

Livello HOT: Hungarian

1) Lacosa è un progetto appena nato ma voi siete musicisti di esperienza. Come siete arrivati a questi lidi? Quale è stata la vostra storia?

L: Dopo varie formazioni che non hanno pubblicato nulla se non qualche demo, ho fatto parte dal 2006 dei Soviet Ladies, che si sono arenati dopo un disco uscito nel 2015. Non è una storia particolarmente lunga dal punto di vista dei risultati!

P: Ho cominciato a suonare a circa 16 anni e militato in varie formazioni, sempre alla batteria e sempre con Matteo come chitarrista. Sicuramente, il periodo più lungo, intenso e fortunato, è stato coi Riaffiora, con i quali ho avuto modo di suonare in tutta Italia e di conoscere realtà musicali importanti. Dopo la rottura dei Riaffiora, ho accompagnato Francesco Cerchiaro in diversi live e durante le registrazioni, per approdare successivamente nei Soviet Ladies, in sostituzione del batterista fondatore che, per motivi personali, preferì abbandonare. Dalle loro ceneri ora ci ritroviamo ad affrontare questa nuova avventura.

2) Lacosa, nome che sembra evocare il genere neutro, l'assenza di  definizione. In realtà il suono di Je Sus gode di una personalità forte e chiara. Come mai questo nome?

L: E’ arrivato in una fase di transizione dopo il congelamento dei Soviet Ladies. Ci era venuto in mente il nome dato al soggetto politico non ancora nato dopo lo scioglimento del PCI, a seguito della svolta della Bolognina, documentato anche dal docufilm La Cosa di Nanni Moretti del 1990. Inoltre, La Cosa è anche il titolo di un famoso film di John Carpenter: all’inizio volevamo produrre musica per la colonna sonora di un ipotetico film sci-fi. Doveva essere provvisorio, ma poi ci siamo affezionati e l'abbiamo tenuto, fondendo articolo e nome. Sappiamo che non ci darà particolare distinzione sui motori di ricerca!

P: Nulla da aggiungere alla più che esauriente descrizione di Luca se non un piccolo aneddoto: il primissimo nome, che per l'appunto doveva essere provvisorio, in realtà era La Cosa 2.

3) Je Sus è commistione sonora di dream pop, Lo-fi ma soprattutto regno della new wave. Quali sono i dischi che hanno influenzato in modo particolare questo nuovo lavoro?

L: Mi hanno influenzato parecchio i Cocteau Twins di Blue Bell Knoll, il pop ipnagogico di Ariel Pink (dischi come Before Today o Pom Pom), ma anche il sound delle basi di Afrika Bambaataa (anche se non usiamo una Roland 808). Naturalmente anche molti altri artisti come Beach House, Badalamenti, i Pet Shop Boys… Speriamo le varie sfaccettature del sound emergano.

P: Per quanto gusti e generi siano tra noi sempre condivisi e molto apprezzati, nel mio caso le influenze primarie spaziano dal rock alternativo al britpop, dal post rock (Radiohead, The Smiths, Pearl Jam, Mogwai, Giardini di Mirò) all'indie e al dream pop (Interpol, Arcade Fire, The National, Beach house). 

4) Come organizzate la scrittura dei brani? avete un modus operandi o tutti scrivono tutto a seconda dell’ispirazione?

L: Certi brani nascono da jam in studio, sviluppate a partire da un giro armonico di base. In altri brani, come ad esempio in Je Sus, ho proposto alla band qualcosa di strumentalmente quasi completo dal punto di vista della struttura e delle parti, che è stato affinato insieme. Per quanto riguarda le parti vocali, Walter è il dominus assoluto!

P: Partendo da basi campionate, da abbozzi armonici delle tastiere o in alcuni casi di chitarra, suoniamo a braccio, cercando di lasciar libero spazio alle idee di ciascuno per il proprio strumento, ragionando assieme sugli arrangiamenti globali e sulle strutture. Nel mio caso è sempre una sperimentazione del tutto nuova, visto l'approccio al digitale ed il quasi totale abbandono dello strumento acustico, per cui lo stimolo è sempre vivo e vivace. 

5) Cosa c'è "nello stomaco" di Je Sus? Cosa racconta?

L: Racconta la nostalgia, il rimpianto e le difficoltà di liberarsi dal senso del dovere e delle convenzioni.

P: Luca ha scritto il testo per cui la sua parola rappresenta quella della band, a noi la reinterpretazione in generazione di onde sonore e melodie.  

6) Alziamo un pò la piccantezza di questa intervista. Si sa che nelle band spesso si hanno punti di vista diversi o obiettivi divergenti: avete mai litigato tra voi e perché?

L: Per ora incredibilmente no! Litigheremo sicuramente domani.

P: Si va d'amore e d'accordo! Certo che il numero di prove fatte in un anno, purtroppo per gli ovvi motivi lavorativi e personali, è ormai paragonabile alle prove che vent'anni fa avremmo fatto in un mese, e, se mediamente le band si scioglievano dopo qualche anno... Mi auguro di reggere almeno fino alla pensione! 
M: Per le domande più spicy, entro in gioco anch’io, Matteo. In altri contesti mi hanno tacciato di essere “passivo aggressivo”, tento mettendo il broncio di palesare il mio disappunto, spesso ahimè senza che gli altri colgano questa mia richiesta di attenzioni! L’aneddoto gustoso, risalente ai tempi dei Riaffiora (band che rimane il mio “primo amore”), è che ero stato nominato testimone alle nozze del cantante, matrimonio al quale però non sarei infine neppure andato (omettiamo i particolari, che potrebbero essere troppo spicy anche per questa rubrica).

8) Tra cinque anni suonerete ancora insieme?

L: Speriamo di sì. In cinque anni piacerebbe finire quest’album e farne anche un altro.

P: Esatto, tra cinque anni uscirà il primo singolo del nostro secondo album! 
M: Le band in cui suono hanno data di scadenza grossomodo a dieci anni dalla prima prova. Quindi, verosimilmente, direi di si.

9) Quale solista o band non riuscite proprio ad ascoltare o di cui non amate lo stile comunicativo, il modo in cui si pone? Che sia famoso o il vicino di sala prove, siate spietati!

L: Non vuoi veramente saperlo! Sicuramente io sono allergico pesantemente ai Subsonica (musicalmente li detesto proprio), e a molti altri mostri sacri dell’indie italiano degli anni 90. Con tutta la roba bella che c’era/c’è in giro per il mondo perché avrei dovuto ascoltarli? Ora molti parlano malissimo della trap ma per me ci abbiamo persino guadagnato.

M: Inutile sparare sulla croce rossa coinvolgendo qui le band “sommerse”, che come noi cercano, tra mille difficoltà, di lasciare un piccolo segno. Quindi candidamente affermo che ho una vera e propria repulsione per SFERA EBBASTA... ma, come dice l’adagio popolare, “chi disprezza compra”.

10) Vi offro l'occasione di salutare una persona a testa nel mondo: vale tutto, anche gli unicorni!

L: Ciao Michele!
M: H. R. Giger, il creatore dello xenomorfo più famoso del cinema, avendo amato alla follia la saga cinematografica, di un amore acritico e viscerale, anche negli episodi apocrifi, anche nei momenti più decadenti e trash (Alien 2 Sulla Terra; Alien Vs. Predator, con quella macchietta di Raoul Bova).

L: Luca Andretta
P: Paolo Trolese
M: Matteo Marenduzzo


 
 

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