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Ciao Sante, continua a camminare sotto il cielo di notte

Il pdf dell'intervista fatta da Radio Sherwood a Sante Notarnicola, diventata nel 1993 un libro edito da Calusca Editrice.

23Marzo2021

Ci ha lasciati a 82 anni Sante Notarnicola, il “bandito senza tempo” (per citare una nota canzone dei Gang) che negli anni ’60 ha operato con la “Banda Cavallero”, una delle bande che ha contribuito a politicizzare la pratica della rapina a banche e portavalori nell’Italia del boom economico. Il connubio tra “esproprio” e desiderio di giustizia sociale è talmente forte per Notarnicola, Cavallero e gli altri della banda che le loro gesta e le loro biografie sono state elevate a una sorta di leggenda dalla moltitudine di soggetti che, di lì a poco, daranno vita al più importante movimento rivoluzionario che l’Italia contemporanea conosca, quello del “lungo ‘68”.

Sante Notarnicola e Pietro Cavallero vengono arrestati il 3 ottobre del 1967, pochi giori dopo l’ultima rapina, quella al Banco di Napoli. Per loro scatta l’ergastolo, che per Sante significano 20 anni di galera, altri 12 in semilibertà, ma anche la partecipazione attiva alle lotte per l’amnistia e per l’abolizione dei reati politici. Sante inizia anche la sua attività letteraria e l’opera la lettura L'Evasione impossibile diviene un vero e proprio manuale sull'utopia della distruzione del carcere e di tutte le forme di segregazione.

Omaggiamo Sante pubblicando il pdf di un libro intitolato Camminare sotto un cielo di notte, edito nel 1993 dalla Calusca editrice, che è la trascrizione di una lunga intervista realizzata da Radio Sherwood.

sante-notarnicola-camminare-sotto-il-cielo-di-notte.pdf
Camminare sotto il cielo di notte

Il libro, oltre a far emergere tratti inediti della biografia di Sante, è una viva denuncia alle condizioni detentive di tanti “reduci” delle battaglie degli anni Settanta. Emerge inoltre in maniera chiara lo spaccato soggettivo di un proletario sradicato dal Sud, che negli anni del boom diventa operaio massa nella città/fabbrica di Torino e poi rapinatore che si nutre di quel brodo culturale rappresentato dalla Resistenza partigiana prima e dall’ideologia comunista poi, per molti tradita dal partito di riferimento, il PCI. C’è infine la testimonianza esemplare di un percorso - individuale e collettivo - di lotta dentro/contro le prigioni: prima, nel movimento di massa dei "dannati della terra", poi, nelle carceri speciali.

 
 

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