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Hearts Apart, intervista alla nuova super punk band

Scopriamo il primo esplosivo ep Number One to No One

18Giugno2021

Questa estate 2021 porta con sé un rinnovato movimento e anche un'uscita adatta a questo periodo, ovvero l'ep degli Hearts Apart - Number One to No One.

Un punk che sa conquistare fra pop e garage, in perfetto equilibrio tra queste due anime. Nonostante l'esordio i musicisti sono delle superstar della scena underground veneta, provenienti dai progetti Miss Chain & The Broken Heels, Universal Sex Arena, Il Buio e Phill Reynolds. Il lotto di cinque canzoni è prodotto da Brown Barcella (Bee Bee Sea) e masterizzato da Maurizio Baggio (The Soft Moon, Boy Harsher).

La qualità dunque, come si dice, è "di casa", e infatti dalla scrittura alla resa sonora tutto è perfetto. Grandioso, spumeggiante (come direbbe Bender di Futurama). Il mood generale è divertente, divertito, diretto, schietto e forse leggermente agrodolce in qualche tratto, perché sono brani, testi alla mano, che in mezzo alla loro energia raccontano della vita quotidiana e situazioni in cui tutti ci siamo trovati almeno una volta. 

Un ep perciò esattamente in equilibrio fa potenza sonora, divertimento, spensieratezza, contenuto e sostanza. Una delle uscite più belle di questi primi sei mesi dell'anno.

Per l'occasione ho fatto qualche domanda alla band cosi da approfondire meglio la loro creazione. Buona lettura.

Come è nata una band come gli Hearts Apart, rappresentante una serie di artisti chiave della scena indipendente veneta? C'è un momento o dei momenti chiave che hanno spinto a creare il gruppo?

La band è nata da un'idea di Checco e Silva mente sbronzi ascoltavano i Labradors ad un Lollollo Festival sul lago di Garda, idea sospinta dal loro amore per i Marked Men e Radioactivity. Affetto condiviso anche dal terzo membro, Gio, che diede la spinta per smettere di teorizzare e creare in saletta. 4 prove, 12 brani. Mancava un bassista e dopo un pranzo durato 11 ore Nicola disse a Silva il fatidico Sì. Bang!

Un elemento che mi pare sia presente sia in Lonely Days che It's All the Same è la solitudine esistenziale di voler rimanere con sé stessi nonostante tutto. Perché avete scelto di raccontare questa tematica? O - nel caso sia differente il contesto emotivo dei brani - cosa raccontano dal vostro punto di vista?

Le tematiche dei testi vogliono innanzitutto canzonare un po' il cliché del rocker spaccone mangia donne, e gettare sulle nostre griglie punk rocknroll delle tematiche per assurdo più vicine all'emo anni 90. Esperimenti. Nervi tesi, gran melodie e lacrime in tasca.

In Wasted Time c'è una frase verso la fine che mi ha colpito particolarmente: "But I need to react / And to start to call it My Time". Come si fa secondo voi - spiegandolo in maniera più estesa - a rendere un tempo di vita che ti fa "stand still in the dark" in un momento che invece diventa costruttivo per se stessi? In questo potrebbe avere un ruolo anche la musica?

Di certo il periodo facile non lo è stato, ma la musica, la nostra musica, ci ha salvati. Il nostro "need to react" è stato il processo creativo, la spontanea gioia del comporre ed il percepire l'intramontabile estasiante epifania del "Cazzo, funziona, che bomba".

Vi vedremo dal vivo questa estate?

Quest'estate si stanno profilano alcune date, in provincia e pure fuori regione. Di certo per ora 26 Giugno al Rifugio Lancia, le altre sono in fase di definizione.
Noi stiamo scalpitando. Letteralmente.

 
 

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