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Viaggio nel mondo editoriale e libraio italiano

Nella giungla di carta

Report del dibattito

21Luglio2021

Perché inserire un focus sull’Editoria indipendente all’interno di una programmazione di eventi improntati soprattutto alla politica, allo sguardo all’estero, a temi di attualità come l’ambiente, il transfemminismo, il razzismo, il post colonialismo, un dibattito sull’editoria, tema che può sembrare forse molto tecnico e poco interessante per i non addetti ai lavori?

Perché, secondo noi, scegliere cosa leggere e come leggere è una scelta politica, ed è giusto che tutti e tutte noi conosciamo le dinamiche di un mondo così vasto, complesso e sconosciuto come quello dell’editoria.

Il viaggio di Radio Sherwood nel mondo dell’editoria indipendente non è iniziato ieri, ma ha radici forti e solide, a partire da questo stesso posto, ovvero la libreria del Festival, Sherbooks. Radio Sherwood è la migliore alternativa, e questo non riguarda solo la musica, ma tutta la sfera culturale e politica di cui ci occupiamo. Poste queste premesse, viene da sé l’interesse per l’editoria indipendente, per tutta la filiera che dall’autore porta al lettore e per tutte le persone che vi lavorano.

La Webzine di Radio Sherwood, attiva da un anno e mezzo, è stata l’occasione per dare voce in maniera strutturata a tutte queste tematiche. Dalla scelta dei titoli da recensire, alla rubrica Libri a km 0: guida alle librerie fuori porta (una serie di interviste alle librerie indipendenti di tutta Italia), alle interviste alle case editrici indipendenti, l’obiettivo è sempre stato di creare un racconto fatto da chi in prima persona affronta scelte differenti e propone un’editoria diversa. Fare luce sugli spazi dove il rapporto con il quartiere, la comunità e la filiera contano tantissimo. Come sono imprescindibili i contenuti, i progetti e soprattutto le persone ospitate nelle loro sedi.

Il percorso compiuto in questo anno e mezzo ci ha fatto scoprire tante realtà interessanti, alcune delle quali proprio oggi ci aiuteranno a sviscerare alcuni aspetti del lavoro con i libri.

Abbiamo qui con noi Mauro Muscio, di Asterisco Edizioni e della libreria Antigone di Milano,

Barbara Forno, della Libreria Zabarella di Padova, Guido Ostanel, di Becco Giallo Edizioni, Anna Matilde Sali, di Eris Edizioni e Fabiano Mari, della Libreria Tamu di Napoli e di Tamu Edizioni.

Presentate la vostra attività con un libro.

Mauro Muscio (Asterisco) Presento la casa editrice con il primo libro che abbiamo pubblicato, si tratta di un libro di Maria Silvia Spolato I Movimenti Omosessuali di Liberazione, un libro degli anni ‘70 praticamente introvabile sino alla nostra ripubblicazione. Questa scelta è abbastanza indicativa della nostra casa editrice. Maria Silvia Spolato fu una delle prime donne lesbiche “visibili”. È morta qualche anno fa dopo molti anni di oblio, in cui anche la stessa storiografia LGBTQ+ aveva dimenticato il suo nome. Come casa editrice proviamo a dare degli strumenti di lettura sia del passato che del presente per indagare quelli che sono le posizioni di potere a partire dal genere, dall’identità, dagli orientamenti sessuali. Il libro di Maria Silvia Spolato ha inaugurato la nostra collana “Eresia”, era una donna che ha perso anche il lavoro per via del suo coming out. Tale saggio raccoglie tutti i documenti dei movimenti omosessuali a livello internazionale, tutte quelle realtà che hanno sfidato la ‘norma’ con tale posizionamento ‘eretico’. Il collettivo Asterisco è sicuramente eretico! Mette in discussione le norme editoriali, anche decisionali. In quanto collettivo ogni scelta viene intrapresa a livello orizzontale, ci esponiamo pubblicamente e facciamo scelte all’interno del patrimonio editoriale in quel che potrebbe essere considerato ‘eretico’, è così che prendiamo posizione.”

Barbara Forno (Libreria Zabarella) Questa è una domanda difficilissima per una libraia, le proposte sono tante, i libri che escono sono tantissimi ma se proprio devo scegliere qualcosa mi vengono in mente tre titoli. La mia libreria è specializzata in editori indipendenti, vi nominerò probabilmente titoli e case sconosciuti e me ne dispiaccio di ciò, tuttavia può essere un’occasione per conoscerli.

  1. Fuori da noi. Cose, piante, città, una raccolta di storie, divagazioni e riflessioni di Giovanna Zoboli (Nuova Editrice Berti), questo è un libro di testo composto “solo da parole”, è pubblicato da una raffinatissima casa editrice che ha molta cura per l’impaginazione, la grafica. Narra del potere che ha la letteratura a “farci uscire da noi stessi”. L’autrice ha il dono di ricordare la propria infanzia e la racconta. Ad esempio racconta di quella volta in cui da bambina si perse in spiaggia, l’autrice ha il dono di ricordarsi quell’episodio con i toni emotivi di quel momento. Assieme a lei si può ricordare la spensieratezza, la felicità di un dato frammento temporale finché una mano di un adulto viene tesa per essere riportati nella realtà. Oppure, in un altro racconto, narra del primo rapporto che ha con la scrittura riportando i ricordi alle scritte su neon luminescenti sui palazzi, sui negozi.
  2. Seconda proposta, un libro illustrato, Un orso sullo stomaco di Noemi Vola (Corraini Edizioni), narra di un orso adorabile a cui ci si affeziona subito e che riesce a farci riappacificare con gli aspetti più difficili della vita. Un libro immenso per aggrapparcisi e che non manca mai nella mia libreria.
  3. Infine, un saggio di una casa editrice indipendente nata un anno fa, Utopia, si intitola L’avventura di un uomo di Pietro Scanzani, un autore fuori dai generi, marinava la scuola per andare a leggere quello che voleva lui, non ha mai finito gli studi ma è stato candidato addirittura due volte al Premio Nobel. Ho conosciuto sua moglie, pur essendo svizzero è stato l’ideatore dello standard del ‘mastino napoletano’. Questo saggio è pubblicato da Utopia, dicevo, una casa editrice giovanissima under 30, con cultura dell’oggetto-libro molto importante. La storia di questo libro è questa: era uscito a puntate (in edicola ogni settimana) intorno gli anni ‘50 e di questi inserti ne sono stati venduti copie notevoli, seppur di questa persona non si sapeva nulla. Grazie a questo giovanissimo editore questo libro torna in libreria. È un saggio su un uomo, dell’avventura di una vita: dal viaggio degli spermatozoi fino alla morte. Un libro che mette in pace col mondo e che ogni tanto ognuno di noi dovrebbe riprenderlo in mano per leggerne qualche riga.

Guido Ostanel (Becco Giallo Edizioni) Cito Dossier Genova G8 e Carlo Giuliani il ribelle di Genova, sono due libri che rappresentano bene quello che Becco Giallo vuol fare oggi. Tali fumetti sono stati realizzati un bel po’ di tempo fa, prima ancora dei risultati giudiziari, prima ancora della legge sulla Tortura che per quanto claudicante, c’è, fortunatamente. Mancano ancora dei grandi passi da fare: penso ad esempio al codice identificativo per le forze dell’ordine.

Questi due fumetti rappresentano il nostro modo di fare politica, attraverso un linguaggio ‘atipico’, oggi, a ridosso di un ventennale molto importante, sono contento di portarli come esempio della nostra casa editrice. Colgo l’occasione per ringraziare Guadagnini e la famiglia Giuliani, soli contro tutti a restituire onorabilità e decenza alla figura di Carlo, trattata male dalla visione dei giornali e delle televisioni.

Anna Matilde Sali (Eris Edizioni): Anche io scelgo tre titoli:

  1. Un fumetto di una fumettista esordiente molto giovane ed italiana, Valo (Cronache di Amebò);
  2. Cibo ed Identità;
  3. La colpa di non avere un tetto.

Scelgo questi tre titoli perché sono gli ultimi presenti nel nostro catalogo oltre che rappresentativi di come lavoriamo. 

Dopo dieci anni di Eris continuiamo a cercare nuovi autori e nuovi autrici, cosa che per noi significa prima di tutto scoprire nuovi immaginari, perché pensiamo che prima di poter cambiare qualcosa vada immaginato un mondo diverso, immaginando cose pazze, altre versioni della realtà che stiamo vivendo. Tutti questi libri lavorano allo stesso modo anche se in maniera diversa (un fumetto e due saggi), tutti decostruiscono norme, modi di concepire strutture, gabbie (e gabbie mentali). Fanno parte di una famiglia allargata con cui lavoriamo in modo laboratoriale e orizzontale con l’intento di decostruire relazioni tossiche, stigma, costruzioni sociali. Il lavoro di Valo è un fumetto un po’ folle, un lavoro che nel mondo del fumetto si sta aprendo sempre di più a narrazioni del genere o comunque diversi rispetto al passato. C’è tanta voglia di andare avanti per trovare cose che ci emozionano e che emozionino anche le persone che ci seguono che man mano scoprono i tasselli del nostro catalogo.

Fabiano Mari (Libreria-Casa editrice Tamu) La nostra realtà come casa editrice ha meno di un anno di vita e soltanto 5 titoli in catalogo. Siamo una realtà molto piccola ed in questo contesto stiamo insieme ad altre case editrici che conosciamo molto bene. Tamu nasce così come è nata la libreria nel centro storico di Napoli, con la curiosità di un immaginario che attraversa i confini intanto del Mediterraneo, spazio geografico territoriale a cui abbiamo guardato inizialmente. La nostra libreria privilegia le migrazioni, l’“eredità” coloniale, il pensiero transfemminista ed ecologista, ma ha avuto sin dall’inizio una caratterizzazione che guardava al Mediterraneo, al Nord Africa. Nel tempo è cambiato anche l’approccio anche per via delle contaminazioni del/nel contesto di Napoli, si pensi alla comunità palestinese. Ciò che avviene in diversi contesti, magari lontani, riguarda noi, le nostre comunità, in cui si intrecciano dominazioni lungo la linea di classe-genere e colore. Ma si intessono pratiche di percorsi di trasformazione. 

Il libro che propongo è Perdi la madre. Un viaggio lungo la rotta atlantica degli schiavi di Saidiya Hartman, un libro difficile da catalogare perché è al contempo un ricordo autobiografico ma anche un saggio sulle migrazioni, un libro che è uno strumento fortissimo per capire quel che è accaduto negli Stati Uniti a partire dalla morte di G. Floyd sino a quello che accade attualmente. Si parla dello schiavismo, del viaggio. Gli afroamericani leader dei movimenti di liberazione negli USA ed i movimenti anticoloniali dell’Africa, si immaginano idealmente un legame territoriale e di sangue, l’Africa diviene patria ideale. Questo mito non solo si è infranto sotto i colpi del razzismo e della condizione di subalternità. Si infrange anche sulle vie di formazioni di nuove identità culturali. 

Questo libro che abbiamo fatto è una forte chiave di lettura della nostra società composta da legami con la storia nuovi, in costruzione e spesso prescindono da un ideale legame di sangue con una patria perduta.

Pubblicato titoli molto diversificati, dalla narrativa, alla saggistica, al fumetto. Come selezionate le vostre pubblicazioni? Ma soprattutto, come curate e gestite le varie collane? Dal punto di vista delle librerie, invece, come selezionate i titoli presenti nei vostri spazi?

Mauro Muscio (Asterisco) Lavoriamo collettivamente, durante le riunioni mettiamo sul banco le proposte che arrivano, le idee, le suggestioni. Le cose più interessanti approdano in parte dal legame che abbiamo con le librerie: ascoltare le librerie, capire cosa stanno vendendo, i loro sentori è importantissimo.  Il nostro settore è molto di nicchia ed è importante vedere cosa si muove, cosa si legge. La pandemia è stata secondo un mio punto di vista soggettivo molto importante, ho messo in discussione un paio di verità, ad esempio sulla tipologia di lettore che legge Asterisco.

Altro elemento molto importante: i dibattiti politici all’interno del “movimento” LGBTQ+, tra virgolette perché all’interno del sostantivo movimento inserisco di tutto, collettivi, associazioni ma anche singoli intellettuali. 

La collana Eresia ripubblica testi degli anni 70 perché avevamo capito che c’era un forte interesse al recupero di questi elementi. Rispondiamo all’esigenza di studiare alcuni elementi e questioni sulla quale non si è detto molto a livello editoriale. Le proposte che arrivano sono tante, dalla biografia nascosta a studi di dottorato molto complessi ed altri materiali, di quel che arriva bisogna comprenderne la tipologia di offerta, la fascia d’età; il livello ‘politico’ delle proposte ci fa riflettere e ci aiuta un po’ a capire dove andare a parare. 

Tutti noi veniamo da militanza politica più o meno variegata, siamo abituati alla dinamica delle riunioni che durano dalle 2 alle 22 ore; le riunioni inerenti la scelta di una collana sono quelle più corpose, perché è il punto di vista che dai a dei temi attraverso una specifica architettura. Siamo arrivati alla collana dopo aver selezionato delle proposte che avevano un comune denominatore a cui gli abbiamo dato un contesto. 

Un altro elemento importante sono i social, il mondo virtuale rapido e veloce che però dà tante informazioni e contenuti e che diventa punto di riferimento per le generazioni. Questo è sicuramente un punto di vista che osserviamo che cerchiamo di capire. I social danno alcune informazioni che non devono essere accantonate molto velocemente. Non è l’influencer di turno a dare un senso, ma quanto si sviluppa attorno.

Pensiamo al dibattito sviluppatosi attorno al DDL Zan: sui social ci sono tante informazioni, noi osserviamo e cerchiamo di tradurre un contesto in progetti editoriali. Sono tutte informazioni che facciamo nostre.

Anna Matilde Sali (Eris Edizioni) Noi soci fondatori, torinesi, trasmettevamo su Radio Black Out, partendo da quell’esperienza sentivamo il bisogno di portare certe tematiche contro-culturali in libreria e all’interno di una struttura che in qualche modo l’aggregava. Una volta che si crea il contesto si vuole pubblicare realmente tutto. Inizialmente si suole creare una divisione molto semplice: saggistica con saggistica, fumetto con fumetto. In realtà noi viviamo in maniera molto diversa il nostro catalogo con filoni che attraversano le collane. Cerchiamo di lavorare portando avanti contro-narrazioni antagoniste rispetto alle narrazioni tossiche che ci circondano. Le contro-culture esisteranno sempre, ogni generazione risponde in maniera diversa. Nel nostro catalogo abbiamo una fumettista di più di 80 anni che parla di aborto. Ogni narrativa parla di diversi contesti culturali, tipo il punk negli anni 80, oppure anche in chiave distopiche. Determinati stili nascono dallo sguardo del presente (penso alla Collana book block), una collana che nasce dalle persone che da anni fanno attivismo, con la consapevolezza che manca una struttura di passaggio tra il sito online ed il saggione di 400 pagine. Manca quello scalino che orienta all’interno della tematica. È tutto molto magmatico perché facciamo tante cose diverse, ma non siamo soli e sole. Siamo davvero permeabili a tutti i titoli che arrivano, tipo la collaborazione col progetto Stigma, fumettisti, pubblichiamo il loro lavoro come collettivo, un lavoro molto atipico per una ‘small press’ con collettivi ancora più piccoli. Ma se l’attitudine è la stessa e si sente la medesima urgenza, bisogna mettersi insieme. Siamo storie, vediamo il nostro lavoro come storie che contagiano le altre persone.

Guido Ostanel (Becco Giallo Edizioni) Cerchiamo di restare il più possibile ‘fedeli alla linea’ editoriale che ci siamo prefissati. Vogliamo parlare di storie italiane, controverse anche, soprattutto a beneficio di chi verrà dopo. Oggi sappiamo che un 18enne probabilmente sui fatti di Genova 2001 non ne sa molto, e non dobbiamo addossargli la responsabilità, piuttosto il problema è che non gli si è data la possibilità di fornire strumenti adeguati. 

Nel corso del tempo ci è venuto spontaneo -invecchiando- e vedendo figlioletti di colleghi che giravano alle fiere con noi, di affrontare temi quali La mafia spiegata ai bambini, o cose del genere. Per molti progetti che volevamo assolutamente provare a fare e che di per sé era piuttosto chiaro che avrebbero faticato molto nel tipo di mercato che affrontiamo, abbiamo pensato a ‘spostare’ determinate pubblicazioni verso un tipo di appetibilità commerciale superiore. Non sempre è andata come pensavamo che andasse. 2+2=non fa 4 sempre nemmeno in editoria. Cerchiamo di farlo sempre con “gli altri”, ovvero sia quelle persone che non hanno nulla a che fare con l’editoria e che ricerchiamo sempre con grande passione, coinvolgendo le persone che in primis ci dicano di far qualcosa di utile per la collettività. Per libri che citavo prima è ovvio che bisognava partire dai familiari ragionando con loro quali sono i motivi, gli scopi, e anche come vorresti proporlo, se nelle scuole o in altri contesti.

Barbara Forno (Libreria Zabarella) Avevo le idee molto chiare quando ho aperto quasi 7 anni fa, serviva uno spazio dedicato all’editoria indipendente. Io ho lavorato 11 anni in una casa editrice di saggistica, istituzionale, che mi ha formato molto. Girando ai saloni del libro ho notato delle realtà difficili da rinvenire in grandi librerie.

Il progetto ha richiesto molta convinzione e molta tenacia, i risultati arrivano molto lentamente se si lavora con costanza e coerenza. Un tipografo ha usato questa espressione che ripropongo: “radici profonde crescono lentamente”: mi ci ritrovo pienamente, partire piano piano. Io sono partita con arredi un po’ sistemati qui e là, mi sono fatta prestare cose. Mi ero innamorata di uno spazio che non ha vetrina sulla strada (pensa al genio del marketing…) ma perché c’era un soppalco, un accesso al giardino, era silenzioso, l’ho seguito e curato con amore. E questo si sente, me lo dicono. Sono partita dal macro-progetto dell’editoria indipendente e da una sorta di provocazione, una vocazione per l’immagine non accademica, ma scomoda, sono partita con fotografia molto aggressiva e da una architettura difficile (libri sul cemento armato), ho fatto molto fatica ma le persone capivano dove si trovavano e per fortuna sono quelle che leggono di più. Io mi rivolgo al lettore ‘forte’ che può trovarsi in difficoltà ma una volta lì, non si smuove, si conquista. Io ho clienti che vengono ogni settimana a chiedere qualcosa di nuovo, persone che hanno capito il progetto e tornano. Rispetto all’inizio ho dovuto cedere sul fattore struttura-design, ho aumentato tantissimo la narrativa con ‘coerenza’, richiamo l’esempio di Utopia o anche della casa Uomm che ha 4 titoli, ci sono giovanissimi editori molto appassionati e molto coerenti, così come NN. Io avevo iniziato perché mi ero innamorata di SUR perché all’epoca faceva libri cartonati con dei personaggi. Marco Cassini è stato l’illuminato che ha creato tutto, è il genio dell’editoria indipendente, ha creato Minimum Fax 15 anni fa e poi SUR.

Fabiano Mari (Libreria-Casa editrice Tamu) Ogni volta che mi capita di entrare in una libreria indipendente che non è la mia mi emoziono. 

La libreria Tamu di oggi è molto diversa dalla libreria che era all’apertura, 3 anni fa. Non tanto perchè cambiamo noi, (io e Cecilia che cresciamo, i gusti che cambiano), ma soprattutto perché la libreria è uno spazio pubblico, a contatto con la strada, percepito come uno spazio attraversabile con la quale condividere dubbi, aspirazioni, ascolto. Alle volte sembra di essere in una taverna. Non mi saprei immaginare in una veste editoriale senza questo tipo di contatto.

Il primo dibattito politico che teniamo in considerazione per capire cosa interessa alle persone, è il dibattito che si sviluppa nella nostra città. Nel pre-pandemia abbiamo vissuto un boom turistico stellare, gli rnb avevano creato un’industria, un modo di pensare la città ed il centro storico. Quel contesto ha sicuramente condizionato il nostro catalogo.

A noi interessa molto il mondo che sta dietro ai libri, i libri sono una tecnologia che convivono con le altre.

Come si vede dai dati del sondaggio che abbiamo mostrato prima, per i lettori il modo principale per distinguere un’edizione indipendente da una non indipendente è proprio la veste grafica. Ad esempio, la casa editrice più riconoscibile è Iperborea, per il suo formato particolarissimo. Quanto è importante l’aspetto estetico, quindi tutto il lavoro di grafica, in particolar modo sulle copertine? In che modo si arriva alla realizzazione di una copertina. Per le librerie, quanto i lettori giudicano effettivamente al momento dell’acquisto il libro dalla copertina? Era facile qualche tempo fa, quando le edizioni si assomigliavano più o meno tutte. Ora invece vi sono copertine sempre più colorate ed elaborate, e diventa davvero difficile non giudicare un libro dalla copertina, e quindi non farsi trasportare dalla bellezza di un volume, anche se ovviamente è un concetto soggettivo. Questo aspetto ha un peso anche nella scelta dell’allestimento dello spazio della libreria?

Mauro Muscio (Asterisco) C’è l’occhio e poi c’è il tatto. Non si giudica un libro dalla copertina, ma sicuramente si guarda il prezzo. Diamo importanza alla relazione coi grafici, in cui ci sono collaborazioni ed amicizie. Creare lo stile di una collana crea oggetto di dibattito. Noi siamo a contatto con piccole librerie e (correlativamente) con piccoli spazi di esposizione normalmente (dato che i grandi spazi richiedono grandi costi di fitto). I libri spesso cambiano posizione perché altrimenti l’occhio si abitua. Avere un certo tipo di copertina aiuta certamente. Ma anche il tatto. Abbiamo fatto valutazioni sulla tipologia di carta, il libro si prende in mano, si annusa, tutti elementi che fanno bello l’oggetto-libro. Le collane più particolari hanno carta ruvida, le collane da tematiche contemporanee hanno carta diversa.

Guido Ostanel (Becco Giallo Edizioni) Vorrei che le copertine contassero molto meno, e che ritornasse a contare solamente il contenuto. Racconto una cosa: Iperborea andò dai librai a farsi consigliare a fare il packaging, mi ricordo di libretti strani, ingestibili anche se dall’ottimo contenuto. “Il cibo non è merce”, si diceva, anche i libri sarebbe bello che fossero meno merce e più cibo per la mente, sarebbe veramente molto bello.

Fabiano Mari (Libreria-Casa editrice Tamu) Vorrei giusto aggiungere un particolare rispetto al modo con cui scegliere una copertina. Una professione, abilità che fa parte di questo mondo è quello grafico, il linguaggio, la retorica (funzionamento del linguaggio) che sta alla base del linguaggio, nel momento in cui si discute di una copertina con una proposta dinanzi, un’immagine, ci si rende conto che tutta una serie di riflessioni nel momento in cui si discute la scelta della copertina è come se fossero diversi, perché si parla di associazioni, simbolismi. Elementi che potrebbero non essere immediati per chi pensa alla costruzione del libro, ma è importante perché dalla copertina emergono tutti gli elementi completi.

Anna Matilde Sali (Eris Edizioni) Bisogna stare attenti anche alle tasche, alle volte si fa un bel po’ di rinuncia ad elementi di “figosità” proprio affinché un libro possa essere acquistabile da tutti. Noi vogliamo far capire che un libro che una persona non conosce può essere giusto per lui/lei. Noi lavoriamo molto internamente sulle copertine ed in questo modo sappiamo che riusciamo a trovare le persone che vogliamo scovare in libreria.

Barbara Forno (Libreria Zabarella) Secondo me il libro si giudica dalla copertina. Io dico che il racconto inizia lì, non è solamente superficie, ma è espressione di cultura editoriale, è molto importante. Può esserci una copertina sbagliata ma comunque in questo ambiente le copertine sono importantissime, son parte del libro dalla quale esso stesso principia. Il lettore che ho la fortuna di frequentare la pensa come me. Essi ricavano tutta una serie di informazioni dalle copertine, in base anche a come imposto l’allestimento tra colori. Mi sono laureata su uno storico dell’arte che ragionava sul fatto che l’uomo esprime i suoi sentimenti attraverso alcune formule. La forma è sostanza nell’editoria che mi piace.

 
 

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