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Venezia78 - "Mondocane", farewell Taranto

La città dell’acciaio è divisa in quartieri militarizzati dalla Polizia Federale: campo degli orfani, Tamburi e altre zone off-limits dove bande si fronteggiano per il controllo della piazza.

8Settembre2021

Mondocane è un film scritto e diretto da Alessandro Celli e interpretato da Alessandro Borghi, nel ruolo di Testacalda, un boss al comando di una baby gang in una realtà distopica.  

Non concorre per il Leone d’oro ma rientra in una sezione parallela della Mostra del Cinema, la Settimana Internazionale della Critica.

In una Taranto futuribile, distrutta dai fumi dell’Ilva (che non viene espressamente citata) che spettrale si profila sullo sfondo, c’è l’incertezza di capire se è tutto morto e si deve ricostruire, o se invece si può solo sopravvivere. Non c’è spazio per la speranza in una città cupa, distrutta, radioattiva, dove chi ancora la abita subisce le conseguenze dei danni compiuti in passato.  

Taranto boccheggia in mezzo al disastro ambientale, lì vivono (Pietro) Mondocane (Dennis Protopapa) e (Cristiano) Pisciasotto (Giuliano Soprano), che sono stati cresciuti da un pescatore in una zona cinta dal filo spinato, lì ci abitano i poveri - la feccia - che lottano per la sopravvivenza mentre si contendono il territorio due gang rivali, gli Africani e le Formiche. Nessuno entra e nessuno esce, e all'interno non esistono forze dell'ordine o istituzioni di alcuna sorta. Sulle colline, invece è arroccata New Taranto, pulita e moderna, dove la popolazione è stata fatta insediare dopo l’evacuazione della città storica, come inevitabile conseguenza dell’intensificarsi della crisi climatica. 

Una sorta di inferno, in cui i ritmi di vita sono scaditi dalla cruenta lotta per il potere tra bande; quando Mondocane e Pisciasotto entrano nelle Formiche, sotto la protezione di Testacalda il rapporto fraterno tra i due tredicenni rischia di inclinarsi. Nel frattempo una poliziotta (Barbara Ronchi), che conosce bene quel mondo, dà loro la caccia. Una ragazzina (Ludovica Nasti) è, invece, la figura sospesa tra le due città, che sarà poi colei che sancirà il punto di svolta nella trama.

Viene esacerbato il divario tra centro e periferia, dove nella prima si erige tutto l’equipaggiamento della borghesia, mentre nell’altra fluttua con alle spalle le ciminiere una generazione privata di tutto, che cerca di non soffocare tra la polvere e la ruggine.

«"Mondocane» è un lavoro di intrattenimento, ma dentro c'è una storia che ci riguarda da vicino, e riguarda una città che ha un grave problema da molti anni, anche se alcuni fanno finta che non esista», sottolinea Alessandro Borghi nella conferenza stampa immediatamente dopo la prima.

Raccontare il futuro di una città industriale già martoriata nel presente, non è semplice. 

Girolamo de Michele, in un articolo del 2017, scrisse “Ilva is a killer”, perché è proprio la fabbrica che si è mangiata Taranto. E lì, resta l’orrore di un deserto chiamato progresso, che ancora non ha trovato possibilità di riscatto.

 
 

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