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Salone del Libro, Torino 2021

Considerazioni e pensieri sparsi su due giorni di immersione nel mondo dell'editoria

26Ottobre2021

Il Salone del Libro per Torino non può che essere un sogno, un evento da aspettare con trepidazione ed emozione, per tuttƏ coloro che amano i libri, in qualsiasi loro forma. Per me è così, senza dubbio. Sono anni che lo guardo da lontano, che smanio all’idea di farci un giro. E finalmente ci sono riuscita. Ha soddisfatto tutte le mie aspettative, decisamente. Queste sono le mie personalissime considerazioni, raccolte a freddo dopo aver smaltito la stanchezza e l’eccitazione. Non hanno un ordine logico, trattano diversi temi e ambiti, probabilmente alcune sono banali, altre inaspettate. Buona lettura.

Le case editrici indipendenti sono state protagoniste di questo festival

O almeno sono state protagoniste del Festival che ho vissuto io. La cosa che più mi è piaciuta, di questo Salone, è stato proprio andare a cercare gli stand di tutte quelle piccole case editrici, dalle pubblicazioni pazzesche, che riescono a non deludermi mai, per salutare e conoscere di persona coloro che stanno dietro ai volumi che ho tanto amato. Sono stati tutti incontri stupendi, ma questo è un discorso che faremo poi. E ho avuto anche il piacere di conoscere nuove realtà, promettenti è dire poco, come Wom Edizioni (di cui vi invito a sfogliare il sito, che già solo quello è un meraviglioso viaggio nel mondo dell’ironia e del sarcasmo). L’impressione però, è che queste case editrici stiano davvero rompendo la bolla dei nerd del libro, per raggiungere tuttƏ lƏ lettorƏ.

Nel mare magnum dei 1500 e più incontri e approfondimenti offerti nelle cinque giornate del Salone, ho avuto l’occasione di partecipare a incontri organizzati da Tamu, Capovolte e D Editore: le sale erano piene, il pubblico interessato, pieno di domande.

I tipi di Utopia, casa editrice fondata poco più di un anno fa, sulla loro pagina Instagram raccontano di libri andati sold out.

Insomma, un vero successo.

Lo story telling piace in tutte le sue forme. 

Un altro campo che in questi due anni è cresciuto moltissimo è quello dei podcast. E podcast e libri vanno a braccetto, forse molto più di quanto non ci potremmo immaginare. Ci sono stati due incontri interessanti, con ospiti tra cui una delle fondatrici di storielibere.fm, uno degli editori di Chora e di Emons (tutte e tre piattaforme di podcast). E quello che è emerso è che il formato podcast è molto più simile al formato scritto, che al formato radiofonico classico, quello delle trasmissioni di flusso. Questo perché è curato, scritto prima, redatto attentamente.

Come si legge nella loro pagina Chi siamo, storielibere.fmè un progetto di narrazione e intrattenimento che si propone di ridare centralità alla parola. Una piattaforma di podcast audio affidati a narratori militanti. “Scritto a voce” per noi significa: vissuto, raccontato, trasmesso, con la qualità della buona scrittura e la capacità immaginifica di coinvolgimento della voce e dei suoni.” Ecco, i podcast sono scritti a voce, e non per niente sono i cugini stretti degli audiolibri. E svolgono una delle funzioni che (almeno nel mio immaginario) un tempo era svolta dai libri: ingannare i tempi di attesa, renderli produttivi, piacevoli, non tempi morti. Proprio perché un podcast lo ascolti ovunque ti trovi.

Ultima nota su questo punto: cercando nel programma Podcast come parola chiave, i risultati erano innumerevoli. Il motivo? Molti degli ospiti erano scrittori, ma allo stesso tempo autori di podcast. Coincidenze?

I numeri lo dimostrano, le persone hanno bisogno di relazioni...

...anche quando si tratta di una cosa tipicamente intima e solitaria come leggere. 150.000 visitatori ha avuto questo Salone, superando l’edizione del 2019. E’ indicativo del fatto che i lettori abbiano voglia di incontrarsi, di conoscersi, di riconoscere i volti degli autori, degli editori. Durante questi ultimi due anni si è letto molto, gli eventi culturali online sono proliferati, ci tenevano compagnia nelle sere di coprifuoco e di lockdown, e tutto questo ha consentito all’editoria di non spegnersi nonostante il periodo. Adesso però è giunto il momento di intessere relazioni di carne e ossa, e non solo di volti e voci attraverso uno schermo. Sì, la lettura è una di quelle cose che puoi fare nella tua cameretta da solƏ; ma il suo ruolo, e quindi il ruolo dell’editoria, non può essere solo quello di intrattenere. Deve saper portare ad un confronto, a crescita, messa in discussione di sé, e tutto questo bisogna farlo in una comunità, che non può essere solo virtuale.

Per me è stato emozionante conoscere e avere il piacere di parlare, chiacchierare di libri, nuove uscite, o farmi dare consigli da tutte quelle persone con cui negli anni Radio Sherwood e Sherbooks hanno collaborato.

Anche la fantascienza sta rompendo la bolla degli appassionati di fantascienza

Si può dire che la fantascienza sia tornata di moda? Forse sì. La cosa che mi ha colpito particolarmente è che sempre più case editrici che non necessariamente si occupano di sci fi si stanno lanciando in questo mondo. Il che è un fenomeno a mio avviso particolare: i libri di fantascienza sono considerati “narrativa di genere”, e spesso, a parte i grandi nomi che sono riusciti a sfondare e a diventare letteratura, punto (Asimov, Ballard, Dick, Bradbury), sono pubblicati in collane specifiche, addirittura da case editrici che fanno solo quello.

Vi faccio qualche esempio, di nuove uscite di libri di fantascienza, che secondo me potrebbero dimostrarsi molto interessanti.

L’orma editore, appena un anno fa, ha pubblicato Sfacelo e La notte dei tempi, in Italia mai pubblicati, del padre della fantascienza francese, René Barjave. I libri dell’Orma sono una chicca, esteticamente parlando, e guardando questi due volumi sembra proprio di respirare mondi lontani. Ovviamente sono finiti in wishlist.

Edizioni BD ha lanciato una nuova collana, 451, dedicata alla fantascienza. Questa la loro presentazione. “Noi crediamo che gli scrittori, tutti, scrivano di loro stessi e del mondo che li circonda, del presente e dell’adesso come, a volte, di quello che è nell’aria, esaltandolo attraverso stili e fabule diverse. Poeti, antropologi, criminologi, visionari, tecnocrati, vati e cronachisti: gli scrittori di genere sono tutto questo. Il pubblico li cerca e nel nostro paese, spesso, deve impegnarsi parecchio per farlo.” Il primo titolo pubblicato è La voce del fuoco, del grande Alan Moore. Ma, a mio parere, i titoli più interessanti sono Ghiaccio, di Anna Kavan e Relazioni, raccolta curata da Sheila Williams. Ho avuto l’occasione di partecipare alla presentazione di questi due libri, e sono rimasta più che affascinata. Innanzitutto, perché la fantascienza è un genere considerato per lo più maschile, scritto da uomini e letto da uomini. Eppure, ci sono tantissime scrittrici di fantascienza donne, sconosciute e dimenticate. E 451 sta facendo un egregio lavoro nel rispolverare questi testi. Testi non solo di donne, ma anche di soggettività non binarie; Relazioni raccoglie scritti di autori con identità di genere disparate, parla di relazioni disparate e di come la tecnologia cerca di sopperire alle mancanze relazionali, in questo tempo futuro tra utopia e distopia. Promettente.

Le visionarie di Nero è, a proposito, una raccolta di racconti di autrici donne tra fantasy e fantascienza. Troviamo da Guin, a Carter, a Butler e tante altre. Le curatrici scrivono nell’introduzione: “Vogliamo che quest’antologia sia una sorta di guida introduttiva, il cui contributo specifico è una riconciliazione parziale tra scrittrici di genere e scrittrici più tradizionali. È solo l’inizio di una serie di nuove esplorazioni.” Che vi devo dire, io mi lascerà volentieri guidare…

Last but not least, Lingua Nativa, edito da Del Vecchio Editore, di Suzette Haden Elgin. Non conoscevo la casa editrice (e mi sono pure persa il loro stand, accipicchia), non conoscevo l’autrice e ho guardato la trama trenta secondi fa. Però il mio feed di Instagram, di cui sui libri mi fido ciecamente, mi ha proposto questo libro una decina di volte, e guarda un po’, è anche questo un classico della letteratura fantascientifica di fine secolo. Che coincidenza. La trama ricorda vagamente il Racconto dell’Ancella, con un mondo distopico in cui le donne hanno perso tutti i diritti civili. La copertina è bella, subito salvato pure questo.

Sono titoli modesti, forse un po’ di nicchia, che potranno non dire niente agli esperti del genere. Mi hanno personalmente incuriosito, e forse potranno incuriosire altrƏ lettorƏ.

 
 

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