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Tersite Rossi: : “Chroma - Storie degeneri”

(Les Flâneurs Edizioni)

13Maggio2022

Inadeguato. Quando mi preparo per la stesura di una recensione o di un articolo, soprattutto se riguarda dei libri, mi sento così. Colpa mia, non ho gli strumenti, la cassetta degli attrezzi. Non conosco le tecniche di scrittura, gli stili, i generi… insomma per scrivere vado a sensazioni, improvvisazioni, per accumulo di senso.
Ed è in queste situazioni che mi capita di soffermarmi sulla mia inadeguatezza: “Sei un dilettante allo sbaraglio”. È vero, sono un dilettante. Scrivo solo per diletto, da dilettante. Non appartengo ai professionisti, quelli del mondo degli “arrivati”. Sono un non appartenente.
E non è una posizione semplice. Non lo era ieri, non lo è oggi. Però semplicemente mi piace farlo. Mi piaceva ieri, mi piace oggi. Molto probabilmente mi piacerà sempre.
Quindi continuo e non mi svesto dei panni che son solito a portare, ho ancora accumuli di senso da raccontare… anche se le mie parole rischiano di sembrare fuori fuoco, di essere degeneri.
A proposito, c’è un libro di storie degeneri che ho appena letto. Si tratta di “Chroma - Storie degeneri(Les Flâneurs Edizioni) di Tersite Rossi che è tornato in libreria con la sua opera quinta, che a sua volta è una raccolta di cinque racconti lunghi. “Chroma” perché ciascun racconto della raccolta è contrassegnato da un colore, e ogni colore richiama un determinato genere narrativo: nero è l’horror, blu il distopico, giallo il mistery, rosa l’erotico e rosso il politico. Ma nessuno aderisce del tutto al genere che il proprio colore simboleggia destabilizzandone i cannoni e le norme.
Sicuramente questi racconti ci inducono ad uno scarto, a una dislocazione.
Ci offrono un'altra visuale prospettica.
E ci ricordano come il narrare sappia ancora lavorare contro l'omologazione e contro la rimozione.
Perché la realtà non è mai solo quella che ci racconta la televisione o l'informazione mainstream. E spesso è lontana anche dalla letteratura “che conta”.
Con buona pace degli apologeti dei premi letterari, delle classifiche, e degli “influencer” che incessantemente celebrano le tendenze, i “giri giusti” nei social, che appaiono in tv, che scrivono nelle testate “autorevoli”.
La narrativa, quando ancora sa essere tale, ritrova l’indipendenza, la stratificazione, la differenza, la complessità.
Ritrova il perdente, e lo rimette al centro del racconto in un mondo dove se perdi non sei nessuno.
E ci rammenta che non esiste solo una narrazione che consente al lettore di ritrovare ciò che s’aspetta, il genere che riconosce e gli è familiare, ma c’è anche una narrazione che lo obbliga a sviare, a degenerare.
“Si tratta” spiegano i due membri del collettivo, Mattia Maistri e Marco Nirodi cinque racconti che potevano essere i soggetti di altrettanti romanzi. Affini ai nostri precedenti quattro per forma e sostanza: aspramente refrattari alle ordinarie categorie editoriali e radicalmente militanti nel loro tentativo di mettere in discussione l’esistente. Ma abbiamo deciso, stavolta, di abbandonare la consueta strada della narrativa lunga, preferendo le forme agili e immediate di quella breve, per consentire al lettore di precipitare dentro queste storie in rapida successione, una dopo l’altra, e di portare a termine, così, un percorso assai variopinto, in senso letterale (oltre che letterario). Un avventuroso, salutare, tonificante percorso di degenerazione”.

I cinque racconti

Nel racconto nero, “L’uomo perduto”, un ragazzo alla ricerca delle proprie origini scopre in una sperduta gola di montagna un segreto spaventoso, al di là del bene e del male.

Nel racconto blu, “Fra 84 anni”, una madre tenta di salvare sua figlia e il suo popolo in un mondo in cui i Terreni sono ridotti in schiavitù per l’incapacità di ricordare il passato.

Nel racconto giallo, “Quasi niente sbagliato”, un giudice che si sente sempre dalla parte giusta della storia pronuncia la sua impietosa sentenza tra le nebbie della provincia italiana.

Nel racconto rosa, “Non pensare all’erezione”, un pornodivo viene sequestrato dai Nuclei Armati contro la Distrazione da YouPorn e potrà salvarsi solo a patto di non pensare all'erezione.

Nel racconto rosso, “La catena”, Ashrif, Tahira, Giovanna e Luca sono le pedine di uno spietato gioco di potere, alla ricerca di un riscatto impossibile tra Afghanistan e Italia.

Horror, distopico, mistery, erotico, politico sono i generi di cui viene dichiarata l’appartenenza, per poi tradirla, sovvertendone le regole e gli stilemi. Da“non appartenente” ho percepirto una sintonia con questi racconti. Una sensazione che mi ha fatto azzardare questa recensione "degenere" ma mossa d'amore. 

«Tutto ciò che è fatto per amore
è sempre al di là del bene e del male».
Friedrich Nietzsche

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Tersite Rossi è un collettivo di scrittura, autore del romanzo d'inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia È già sera, tutto è finito (Pendragon 2010), del noir distopico Sinistri (Edizioni E/O 2012, nella Collezione SabotAge curata da Massimo Carlotto), del thriller economico-antropologico I Signori della Cenere (Pendragon 2016), di Gleba (Pendragon 2019), romanzo d’inchiesta sul lavoro sfruttato e della raccolta di racconti Chroma - Storie degeneri (Les Flâneurs Edizioni 2022). Suoi racconti sono inoltre apparsi sulle pagine di svariate testate, raccolte e antologie. Lo pseudonimo è un omaggio a Tersite, l'antieroe omerico, e al signor Rossi, l’uomo della strada.

www.tersiterossi.it

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