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Aime Cesaire – uno sguardo sul teatro

Una rassegna delle opere teatrali pubblicate in Italia scritte da Aime Cesaire, padre putativo del movimento culturale – politico della negritudine

14Luglio2022

Ancora prima di leggere la sua biografia su internet e nelle retrocopertine dei suoi testi teatrali, ho conosciuto Aime Cesaire (Basse Pointe 1913, Martinica – Forte-de-France 2008, Martinica) nelle pagine che l’ex calciatore Lilian Thuram dedica a lui nel suo libro Le mie stelle nere, in cui afferma: Se ho scelto di parlare di questo grande poeta e uomo politico è perché sul fronte della «negritudine» Cesarie è quello che attraverso la sua poesia, le sue opere teatrali, i pamphlet, le lettere aperte e i discorsi ha difeso con maggiore forza e in una lotta senza tregua non soltanto l’uomo negro, ma la dignità umana. Originario della Martinica, convinto anticolonialista, è il padre del movimento politico e culturale della negritudine. Tra i suoi scritti più celebri si annovera il saggio Discorso sul colonialismo, pubblicato in Italia da Ombre Corte.

Le sue opere teatrali pubblicate da varie case editrici italiane sono ovviamente foriere dei valori della negritudine. La prima di cui vorrei parlare è La tragedia del re Christophe (Einaudi, 1968, 102 pp.), scritta nel 1966. Ambientata nel periodo storico successivo alla Rivoluzione di Haiti del 1791, si impernia sulla figura storica effettivamente esistita di Henri Christophe, generale haitiano. Sembrano lontani i tempi più belli della rivoluzione di Haiti, capace di essere la più avanzata in senso repubblicano delle grande rivoluzioni perché attuata da ex-schiavi africani capaci di chiedere autonomia dalla Francia colonizzatrice e spezzare le catene della loro schiavitù. Nel 1807 l’isola è infatti divisa tra il nord, dove Christophe ha istaurato un regime monarchico assoluto sul modello di quelli europei, e il sud, dove vige lo stato repubblicano di Petion. Il dramma è incentrato sulla figura eccentrica del re Christophe e del suo sistema monarchico volto a scimmiottare quello europeo. La figura del re Christophe ricalca le figure dei re delle grandi tragedie classiche greche o shakespeariane (e anche del re più contemporaneo ed eccentrico Ubu di Jarry), che vanno incontro ai loro deliri di potere e per questo determinano la loro rovina. Il dramma si inframezza nell’opera di Cesaire insieme alla satira politica (soprattutto) ed ironia divertente, fino alla definitiva e disfatta di Christophe sul campo da guerra nei confronti di Petion.

Il mio teatro non è un teatro individuale e individualista, è un teatro epico, poiché pone sempre in giuoco la sorte di una collettività – in un’intervista rilasciata al «Le Monde» Cesaire esprimeva il suo punto di vista sul proprio fare teatrale. Sulla base di questo principio si sarà sicuramente ispirato per la scrittura, realizzata nel 1967 di Una stagione nel Congo (Argo, 2003, 128 pp.). Il dramma storico riporta i fatti che sconvolsero il Congo nel 1960, di cui fu protagonista l’eroe dell’indipendenza congolese, Patrice Lumumba e che riportano la vicenda del suo assassinio decretato di fatto da un complotto internazionale. La pièce teatrale di Cesaire racconta la storia del Congo a partire dalla dichiarazione di indipendenza del 1960 portata avanti strenuamente in particolare da Lumumba ed ottenuta grazie ad una buona partecipazione popolare, fino a quando uno degli uomini che fino ad allora aveva lavorato per l’indipendenza, con posizioni più moderate, Ciombe, decide di rivendicare l’indipendenza della parte ricca di materie prime del Congo denominata Katanga con un governo filo-belga. Lumumba a quel punto si rivolge alle forze ONU che intervengono ma inspiegabilmente lasciano consolidare l’indipendenza del Katanga, ed inoltre, chiudono stazioni radio ed aeroporti. In un contesto in cui la forza politica di Lumumba è ancora più indebolita da un colpo di stato interno al Congo appoggiato dall’ONU, Stati Uniti (in funzione anti – sovietica, Lumuba si era rivolto a Mosca per chiedere aiuto) e governo belga investono ingenti somme per pagare i militari e a patto che obbediscano al colonnello Mobutu. Il quale prima dirigerà le operazioni di arresto ed uccisione di Lumumba, per poi diventare dittatore di uno dei regimi più corrotti e dittatoriali di sempre per circa 30 anni di vita politica del suo paese, sostenuto proprio da Belgio e Stati Uniti.

Il 1969 è per Cesaire l’anno della scrittura della tragedia Una tempesta, basato su una riscrittura della ultima e celebre opera teatrale di William Shakespeare dal titolo appunto La tempesta. Se nella tempesta di Shakespeare il personaggio di Calibano rappresenta l’indigeno schiavo remissivo, inferiore, brutto ai servigi del re – mago europeo colonizzatore dell’isola in cui si svolgono i fatti, Prospero, nell’opera di Cesaire Calibano lotta invece per la libertà, urlata in modo perentorio persino in lingua swaili – Uhruru. Per capire la figura di Calibano vale la pena riportare una parte del paragrafo Calibano si emancipa dalla dialettica, contenuta in Comune, oltre il privato e il pubblico di Toni Negri: La figura di Calibano è stata riesumata come simbolo di resistenza nelle lotte coloniali del XX secolo nei Caraibi. La mostruosa immagine creata dai colonizzatori è stata evocata per narrare la storia di sofferenza dei colonizzati e le loro lotte contro i colonizzatori […] Anche Aime Cesaire ha riscritto la tragedia shakespeariana. Calibano che è stato tiranneggiato troppo a lungo da Prospero, alla fine riconquista la libertà non solo spezzando le catene materiali ma emancipandosi dalla mostruosa immagine – sottosviluppato, incompetente, inferiore – che i colonizzatori lo hanno costretto a interiorizzare. La «ragione di Calibano» diventa in questo modo un emblema del pensiero afrocaraibico nel suo percorso distinto e indipendente da quello europeo.

 
 

I Libri di Aimè Cèsaire

 
 

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