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Venti anni di skacore: intervista agli NH3

Intervista alla band pesarese in occasione dell'uscita del nuovo singolo Take Your Time

14Dicembre2022

Nati a Pesaro nel 2002, quest'anno gli NH3 compiono venti anni di attività. A undici anni da Eroi Senza Vento, il disco della maturità, e a tre dall'ultimo Superhero, la band propone una miscela di ska-funk e hardcore punk che negli anni li ha portati dalla loro Pesaro fino in Germania, Austria, Svizzera e a collaborare con Chris #2 degli Anti-Flag.

La ricorrenza è oggi festeggiata con la pubblicazione del nuovo singolo Take Your Time, prodotto, arrangiato e registrato da Simo Perini a Pesaro nel Settembre 2022, mixato e masterizzato da Simo Perini e Totonno Nevone presso i Duff Studios. Tra dicembre ed aprile i nostri saranno poi in tour tra Germania e Svizzera.

Abbiamo contattato Simone Gabrielli, chitarrista della band, per farci raccontare questo momento della band. Buona lettura!

Ciao e benvenuti sulla webzine di radio Sherwood. Siete freschi della pubblicazione, il 25 novembre scorso, del vostro nuovo singolo, Take Your Time. Un pezzo che riflette sui vostri venti anni di attività come band, anniversario che festeggiate in questo 2022. Ci volete innanzitutto parlare di questo nuovo pezzo?

Ciao! Grazie a voi per lo spazio. Take Your Time racchiude e riflette sul cammino percorso fino a qui. Una lunghissima corsa a perdifiato, ci siamo fermati ad osservare il panorama e ci siamo chiesti cosa ci fosse rimasto.

Volendo fare un bilancio di questi ben vent'anni di musica, in che modo questa canzone si incastra nel percorso artistico che dal 2002, anno in cui avete iniziato a suonare come band, vi ha portato fino a qua? Cosa è cambiato (se è cambiato) nel vostro modo di fare musica, di vivere la musica, rispetto a quando eravate agli inizi?

Ma sai, non credo si incastri, è semplicemente il naturale prosieguo della nostra carriera. Non siamo mai stati artisticamente statici, aldilà delle capacità tecniche, chiaro. Abbiamo sfiorato tanti generi, alcuni hanno identificato chi siamo, da altri ci siamo fatti contaminare e basta. Con Superhero abbiamo tirato fuori gli scheletri dall’armadio e abbiamo affrontato tutti i nostri demoni con tutta la grinta che avevamo in corpo. Oggi, abbiamo bisogno di rifiatare. Nel corso degli anni cambiamo come esseri umani, cambia il contesto che abitiamo e il modo di affrontare il mondo e questo non può che incidere sul ruolo della musica. Take Your Time ha avuto la fortuna di incontrare Simo Perini. Ci siamo affidati a lui come producer e lui ci ha aiutato a esprimere al meglio quello che volevamo. 

Nel presentare questo nuovo pezzo, parlare di una denuncia ad un presente che insegue il “fare” senza lasciare spazio “all’essere”. Parlare della vostra intenzione con questo pezzo di "far riflettere sullo scorrere del tempo, un tempo come luogo da abitare piuttosto che qualcosa da rincorrere e misurare. Un punto di vista che senza un’impronta retrospettiva non riesce a comprendere il presente impedendo qualsiasi proiezione futura". Cosa significa? Volete spiegarci il messaggio che intendete trasmettere con questo pezzo?

Parliamo di una società che ha perso il senso di comunità, disintegrato dalla rincorsa alla performance. Il tempo non ci appartiene più, siamo noi a regolare le nostre vite in base ad esso. D’altronde qualcuno lo ha detto prima di noi “Produci, consuma, crepa…”. Stiamo perdendo il senso del nostro essere umani, stiamo distruggendo il pianeta, fagocitiamo emozioni, abbiamo dimenticato il senso del vivere. Un passo alla volta, quindi, verso una ri-educazione dell’uomo.

Dal 2011 in poi siete stati piuttosto prolifici, in genere non sono mai passati più di tre anni tra un disco e l'altro. Possiamo quindi sperare che questo singolo sia di buon auspicio per la pubblicazione del successore di Superhero (2019)? 

Veniamo da tre anni di pandemia che ha segnato profondamente la vita di ognuno di noi e questo non ha potuto fare a meno di ripercuotersi sulla band. Ci siamo ritrovati in studio con determinate sensazioni, ora ritroviamo la dimensione live con costanza pronti a vedere cosa ci lascia addosso il prossimo tour.

A breve partirete per un tour che vi porterà tra dicembre ed aprile in Germania e Svizzera, senza per ora passare in Italia. Al pari di un gruppo che si può definire vostro "fratello", ovvero i Talco, siete una band che mi sembra riscuota molto successo non solo in Italia ma anche all'estero, cosa non molto comune nell'ambito underground italiano, tanto più se cantato in lingua madre. Per quale motivo, secondo voi, nello ska riusciamo ad esprimere e ad "esportare" al di fuori dell'Italia band alternative di valore molto più che in altri generi per così dire "di nicchia"? Seguiranno anche date in Italia?

Semplice, diretto e sincero: il nostro paese vive una decadenza prepotente; la musica è, a nostro avviso, uno dei settori che subisce da anni questo trend. Mancano spazi, manca ricerca, manca cultura, mancano investimenti. Altri paesi subiscono meno, molto meno, queste dinamiche. Partendo da questo presupposto, lo ska-core, all’estero viene visto con molto meno pregiudizio e ha più spazio.

Nelle vostre canzoni è da sempre molto forte il messaggio radicale, antifascista e antirazzista. Per citare solo alcuni dei vostri brani più noti abbiamo Against Racism assieme ai Los Fastidios e ai Redska, Vento Resistente, No Borders e così via. Quanto è importante per voi che alla musica si accompagni un messaggio politico di questo tipo? 

Lo è tanto. L’arte non risolve, ma ha l’obbligo di porsi domande e indagare la complessità, denunciare e aiutare a veicolare messaggi. Ciò che suoniamo ha un background che ci appartiene, senza sventolare bandiere, senza slogan, ma sempre antirazzisti e antifascisti.

D'altra parte, succede talvolta che, quando un artista veicola messaggi di questo tipo attraverso le proprie canzoni, qualcuno sostenga che questi dovrebbe fare solamente musica e non politica: un classico sono alcuni utenti di Instagram che scrivono cose di questo tipo a Tom Morello, regalandoci qualche splendido meme. Quale pensate possa essere il ruolo di un artista nel fare politica o nel trasmettere un qualche tipo di contenuto di natura politica attraverso la propria musica?

La musica parla alle persone, se anche solo una canzone riesce a creare interrogativi o a dare coraggio, ha fatto il suo dovere.

Chiudo con una domanda che riconosco essere banale ma deriva da una mia deformazione professionale: perché avete scelto di chiamarvi NH3 (alias ammoniaca, e infatti il primo nome era proprio Ammoniaka)?

Potrei dirti che volevamo qualcosa di scomodo, qualcosa che destabilizzasse. La verità è che l’ammoniaca era l’unico prodotto con cui riuscivamo a pulire il bagno della nostra prima sala prove!

 
 

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