Dischi Del Momento - Aprile 2024

I migliori dischi selezionati per voi dalla Webzine di Radio Sherwood

1 Maggio 2024

Nuovo appuntamento con i Dischi del Momento: il format mensile della webzine di Radio Sherwood che vi parla delle uscite discografiche più interessanti del mese appena passato. 

Trovate il podcast della trasmissione andata in onda giovedì 2 maggio nel player e su Spotify.

Buon ascolto e buona lettura!

Menagramo - Dental Plan (Wild Honey Records, folk punk, 4 aprile)

Hardcore punk suonato con chitarra acustica, washboard e percussioni: questo in sintesi è Dental Plan, secondo disco dei Menagramo per Wild Honey Records.

Il duo folk punk milanese, che avevamo conosciuto con Ribcage nel 2020, lascia da parte le distorsioni tipiche del genere ma ne conserva i contenuti. 

Testi che trattano di cambiamento e di crescita, ma a dispetto di tutto, del non volersi comunque ancora riposare o rassegnare a una vita medio borghese (Alumni Wine Tasting). Da segnalare anche le bellissime Chairs e Chloracne.

Negli ultimi anni, ci troviamo di fronte a una generazione di punk che si scoprono adulti, oltre il tempo massimo del live fast/die young e nelle loro canzoni sembrano analizzare questo momento della loro vita: «la casa, il camino, Il gatto e l'amante, e un figlio cagato per sbaglio per fingerti vivo» dicevano i Discomostro; «i vent'anni tuoi raddoppiano e son pari, come la gestirai?» dicevano i Bull Brigade; «fuck a lifetime in the same place, fuck the kids because it's time» dicono ora i Menagramo.


Puà - Animali (Dischi Sotterranei, indie-pop, 5 aprile)

I Puà sono un duo indie pop romano composto da Edoardo Elia e Simona Catalani, che abbiamo già avuto modo di conoscere ed intervistare alla Festa dei Dischi Sotterranei a Padova gli scorsi 17 e 18 novembre 2023. 

All’epoca, i due non avevano ancora pubblicato nulla ed erano quindi un oggetto sconosciuto: il 5 aprile, infine, sempre sotto l'egida di Dischi Sotterranei, hanno dato alle stampe Animali, disco d'esordio che risente molto dell'influsso di band quali Timber Timbre, e non è un caso che Edoardo e Simona si siano conosciuti proprio ad un concerto del gruppo canadese. 

Dovendo però indicare quella che appare come la stella polare di tutte le canzoni che compongono questo Animali, sarebbe impossibile non citare David Bowie, che compare come Mufasa tra le nuvole, complice lo stile di Edoardo, ogni volta che si ascoltano canzoni come Magic Dance, Fireman o Beacon Margarita. A questo si aggiunga una fascinazione per quel sound anni ‘70 che ricorda un po' i Jefferson Airplane (sempre Beacon Margarita) e avremo un’idea del sound retrò che i nostri recuperano e rinnovano con questo primo disco. 


Slug Gore - They Slime! They Ooze! They Kill! (Time To Kill Records, death grind, 19 Aprile 2024)

Death grind che incontra film horror di serie B. La ricetta degli Slug Gore è più o meno questa ed è qui riassunta nel disco d'esordio della band di Ravenna, They Slime! They Ooze! They Kill! per Time To Kill Records. I ravennati tuttavia si spingono anche oltre le tematiche horror e weird, inerenti “giant killer slugs” (fonte Metal Archives) fino a toccare topos cari al gore nella cannibalcorpsiana Necrophiliattitude.

Come abbiamo avuto modo di vedere al Metal Punk Fest al CSO Pedro, uno dei grandi meriti degli Slug Gore, complice la fama di youtuber di Danny (batteria) e Poldo (voce), è quello di avvicinare una fanbase di giovanissimi a un genere di nicchia quale il grind. D'altronde i membri stessi della band hanno un'età che si aggira attorno ai vent'anni. Siamo quindi di fronte a nuove leve del genere, e in questo primo full-lenght gli Slug Gore dimostrano di avere molto da dire, oltre che qualità tecniche e compositive impressionanti.

Il metal è pieno di defender of the faith, nostalgici auto-eletti giudici del vero metallo: forse la cosa più fastidiosa e respingente del genere e che più allontana i nuovi appassionati. 

Gli Slug Gore, complice il rapidissimo successo, si sono attirati la loro buona dose di invidie e antipatie, che chiunque può facilmente trovare nei portali metal in giro per la rete.

Anche per questo fa piacere che questo primo disco veda la collaborazione con figure già affermate nella scena death e grind italiana, quali Fulci in The Deadly Spawn e Golem Of Gore (side-project di componenti dei Grumo) in Primal Rules.

In conclusione, una band giovane, da seguire attentamente e da vedere live; e qui vi aiuta Sherwood, proponendoveli al Festival, il prossimo 26 di giugno, assieme a Slowchamber e Rough Touch.


High On Fire - Cometh The Storm (MNRK Records, Stoner/sludge, 19 Aprile) 

Quando nel 1971 Tony Iommi scrisse quel riff di Into The Void, non poteva certo immaginare di essere nell’atto di dare origine ad un intero genere musicale, che da quel riff e da quel disco (Master Of Reality) avrebbe tratto ispirazione ancora oggi dopo oltre cinquant'anni, un po' come le onde concentriche generate da un sasso lanciato in uno stagno. 

Matt Pike è una delle persone rimaste folgorate dall'ascolto di Master Of Reality, e, con gli Sleep prima e poi con gli High On Fire, attivi dal 1998, propone uno sludge/stoner che evidentemente deve molto a Iommi e soci. 

Non si vuole certo dire con questo che gli High On Fire siano una mera band clone. Nel corso degli anni hanno avuto modo di creare un sound elaborato e personale, arrivando, lo scorso 19 aprile, alla pubblicazione del loro nono disco di inediti, Cometh The Storm

Quest'ultimo lavoro, oltre alle già discusse influenze sabbathiane in Burning Down, incorpora per la prima volta influenze dalla musica tradizionale turca, principalmente grazie al lavoro del bassista Jeff Matz, profondo conoscitore e appassionato del genere, che ci porta al bridge di Lambsbread e alla strumentale Karanlik Yol.


Darkthrone - It Beckons Us All… (Peaceville Records, black metal, 26 aprile)

Autori di alcuni dei dischi fondamentali del black metal, considerati al limite di una sacra Trinità (A Blaze In The Northern Sky, Under A Funeral Moon e Transilvanian Hunger), i Darkthrone nel corso degli ultimi trentotto anni hanno continuato quasi ininterrottamente a scrivere e pubblicare nuova musica, pur senza mai suonare live dal 1996 in poi.

Ventuno sono gli album pubblicati finora, nei quali dal true norwegian black metal dei primi anni ‘90 si è passati alle influenze punk degli anni 2000 per poi ritornare, con Astral Fortress (2022) ad un sound più vicino al black metal, pur continuando a mescolare influenze heavy, thrash e doom.

It Beckons Us All… è il ventunesimo album dei Darkthrone, pubblicato il 26 aprile per Peaceville Records, e prosegue il periodo doom di Fenriz e Nocturno Culto, con riff che ricordano spesso i Candlemass, pur con una decisa dose di epicità heavy in pezzi come la conclusiva The Lone Pines Of The Lost Planet o in The Bird People Of Nordland.

È piacevole pensare a questi due metallari norvegesi, isolati dal resto del mondo metal nella loro cittadina di Kolbotn, in un rifiuto radicale dello show business legato al mondo musicale, in un’adesione totale all’etica DIY, tanto da, appunto, non suonare live da quasi trent'anni, che tuttavia continuano imperterriti a produrre musica, alimentati unicamente dalla passione per ogni aspetto del metal, che hanno cercato di attraversare in tutte le sue derivazioni nel corso dei decenni.

Daunt - s/t (autoproduzione, drone doom, 22 Aprile)

Lo scorso Dicembre 2023 ha segnato la fine, dopo dieci anni di attività, degli Implore, band grindcore tedesca. 

Pochi mesi dopo, Daniel Notthoff e Gabriel Dubko, rispettivamente chitarra e voce negli Implore, (e quest'ultimo anche dei Wormrot) hanno annunciato un nuovo progetto, ovvero i Daunt, con la pubblicazione, il 22 aprile, del loro primo disco s/t. Un progetto che in realtà era in gestazione da ben prima dello scioglimento degli Implore, ma il cui proseguo è stato rallentato dalla pandemia.

Allontanandosi dal crust punk e dal grind che ha caratterizzato il sound della precedente band per gli scorsi dieci anni, i Daunt propongono un doom metal a tinte sludge, quindi canzoni lunghe, pesanti e lente, riff di chitarra ribassati di una manciata di toni, sulla linea tracciata da band quali Monolord e Windhand. 


Regarde - Nothing Again (Epidemic Records, Through Love Rec, emocore, 19 Aprile) 

Nuovo EP per i Regarde, uno dei nomi di maggior spicco dell’emocore underground italiano, che tornano a farsi sentire dopo qualche anno di silenzio. 

Nothing Again è, nelle parole della band di Vicenza, un viaggio di riscoperta dopo un periodo di lontananza forzata che,  rispetto alle uscite precedenti, ne arricchisce il sound anni ‘90 di nuove sfumature. 

In particolare, complice l'uso dei synth, spesso ci sembra di andare indietro ancora al decennio precedente (The Moon), per poi tornare a lidi grunge e emo nelle tracce Nothing e soprattutto in Starting Again e nel suo giro di basso. 


Grigio Scarlatto - Detox (Scissor Salad, shoegaze, alt rock, 5 aprile) 

I Grigio Scarlatto li ricordavamo con uno stile molto più indie rock, capaci di riportarci all’era dei The Kooks degli anni 2000.

Invece, con Detox, il loro nuovo secondo album, decidono di arricchire e impregnare la loro estetica sonora con un muro di chitarre e voci ovattate, creando un’atmosfera dark dreamy, degna delle prime band shoegaze.

Questo disco rappresenta per la band padovana la loro vera essenza, la rimozione di quella patina di perfezione dei vecchi brani, la voglia di avere delle chitarre distorte e soprattutto di poter rendere euforico il pubblico durante i live. I primi brani fatti uscire sono stati NSSP (che presenta delle sonorità che fanno venire in mente i Soviet Soviet), Nodo e Segni.

Risulta molto particolare Martedì, la canzone che chiude l’album, dalla durata di 6 minuti e 47 secondi divisa completamente in due, con una prima parte molto più veloce e cupa, dove c’è la voce di Vanni a caricare il brano di tensione e dubbi, e poi la seconda parte molto meno aggressiva, ma soprattutto cantata in inglese.

È un album che ti fa venire voglia di ascoltarlo live per poter ballare e saltare grazie al clima sognante, elettrizzante, ma allo stesso tempo tenebrosa che i Grigio Scarlatto sono riusciti a ricreare.



Jack The Smoker & Big Joe - Sedicinoni (autoproduzione, rap italiano, 19 aprile) 

Il fumatore di Milano, Jack The Smoker ritorna coi suoi incastri tecnici ad alzare il livello del rap della penisola italiana.

Il membro del duo storico La Crème” si fida ciecamente del suo nuovo compagno di viaggio: Big Joe, a cui affida totalmente le produzioni di questo progetto. Direi che sulle abilità di producer di Joe c’è molto poco da dire, un livello molto, forse troppo, alto anche per la scena internazionale, un boom bap ricercato, innovativo, non basato sui classici samples dei ‘90 ma che allo stesso tempo genera quel ricordo.

Sopra questi suoni Smeezy Boy fotografa storie di vita con anche dei riferimenti ai cambiamenti personali con cui il rapper ha dovuto fare i conti. Il titolo è per l’appunto un richiamo alla pellicola che Jack e Joe a colpi di rime e suoni hanno voluto sviluppare e in cui l’ascoltatore si perde, sopraffatto da una sceneggiatura da 110 e lode.



Ugly - Twice Around the Sun EP ( Autoprodotto, Indie Folk, 3 aprile) 

Dalle parti di Cambridge ancora sopravvive dell’indie selvatico dall’approccio piacevolmente datato.

Gli Ugly arrivano dallo stesso humus dei Black Country, New Road e ne condividono spazi e alle volte anche palchi, ma con un approccio musicale decisamente più acustico e vicino al folk degli anni ‘70. Twice Around the Sun è un piacevole EP di esordio, lungo quanto un disco, dove i corali la fanno da padrone e sono parte strutturale più che integrante di ogni pezzo. Bellissima Hands of Man col suo finale trascinante, ma non sono da meno le lunghe architetture di The Wheel e Ice Windy Sky.


Fat White Family - Forgiveness is yours ( Domino, Art-Rock, 26 aprile) 

Brutti, sporchi e cattivi: la Fat White Family si forma in uno squat delle periferie londinesi nel 2011, detesta la cultura woke ed ha un violento dissing aperto con gli Idles, rei per loro di essersi appropriati della voce della Working Class pur essendo di estrazione borghese.

Guidata dalla forte personalità di Lias Saoudi, originario dell’Algeria come il fratello Nathan alle tastiere, la Fat White Family vomita per la quarta volta la sua versione nichilista dell’attualità con Forgiveness is Yours, un disco che già dal titolo lascia trasparire tutto l’acredine in esso contenuta, e che sul piano musicale si presenta variopinto e pulsante.

Tra le highlights da considerare: la ballad retrò di Religion for One, in netto contrasto col groove sporco e accattivante di Bullet of Dignity, passando per lo speaking di Today You Become Man, racconto da incubo (sorretto da musica da incubo) della circoncisione subita a 5 anni nel villaggio di origine dei fratelli Saoudi, e l’accattivante Work, pezzo sullo stress da lavoro correlato che sembra scritto dai Pulp in versione New Wave.

Commistione di generi, attualità urgente, parole come proiettili ad alzo zero: la Fat White Family non sarà un’operazione-simpatia, ma ci porta musica di una freschezza e di una creatività davvero rare. 

Coca Puma - Panorama Olivia ( Sotterranei, dream-pop, 19 aprile)

Coca Puma l’abbiamo conosciuta durante l’ultima edizione del festival di Sherwood, dove si presentò da totale sconosciuta, indossando un cappello da pescatore fin sotto gli occhi. La sua esibizione dalle atmosfere pop eteree e minimali lasciò intravedere delle potenzialità, che si concretizzano nel suo primo disco Panorama Olivia.

È un disco breve, appena 25 minuti, che viaggia per lo più su ritmi lenti e rilassati, quasi da musica lounge, salvo poi scatenarsi in improvvisi crescendo retti su piano e batteria (Tardi) o momenti di drum’n’bass a tradimento (Non ci penso). In ogni caso, il groove impera ed è parte della sua musica fino al finale (Come vuoi). 

Un po’ Air, un po’ Cocorosie, Coca Puma riesce abbastanza bene nell’intento di rappresentare una sua sonorità senza somigliare a nessuno in particolare.

A naso Costanza Puma ha tutte le carte in regola per ritagliarsi il suo spazietto nelle playlist dei musicofili italiani.

Apoptosi - Verso Un Futuro Di Completa Anestesia (DYC Records, hardcore punk/ grind, 29 aprile)

Un feedback di chitarra ci introduce a Verso Un Futuro Di Completa Anestesia, il disco di debutto degli Apoptosi, band hardcore punk/grind da Bergamo composta da musicisti giovanissimi («sono nato nel 2007» afferma il cantante nella title track), evidentemente tirati su a pane, Skruigners e Cripple Bastards.

Un anno di attività live, che li ha portati a suonare con band del calibro di Plakkaggio, Golpe e Discomostro, ha evidentemente affinato il sound della band, che prende a piene mani dall’anarco-punk nichilista dei Nerorgasmo, mantenendo la sintesi propria del grind nella sequenza di pezzi, della durata complessiva di 20 secondi, Cazzo-Che Schifo-Occhi Aperti-Non Sono-Merde-Chiuso.

È tuttavia nei brani più lunghi, o sarebbe meglio dire meno brevi, che emerge una qualità impressionante, data la giovanissima età (senza voler suonare paternalisti) dei quattro: Patria, Cella e la già citata title track sono, anche a livello di testi, pezzi che non ci si aspetterebbe da una band nata appena un anno fa.

«Sono nato nel 2007, è il 2024 e sono sicuro che vedrò, e forse vivrò sulla mia pelle, una nuova grande guerra»

Impossibile non pensare, leggendo questo testo, a quanto si dice a proposito della disperazione delle nuove generazioni (o ultime generazioni?) di fronte a guerre, pandemie, cambiamento climatico, tragedie inattese, apparentemente impossibili fino a qualche anno fa: gli Apoptosi sono l’espressione di questa ansia attraverso l’hardcore. 

 
 

 
 

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