<![CDATA[sexto-nplugged | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/1323/sexto-nplugged/articles/1 <![CDATA[Mark Lanegan live a Sexto 'Nplugged]]>

Mark Lanegan parla poco, molto poco, si limita ad un “thank you” ogni tanto e a dichiarare suo nemico il caldo di questa sera d’estate. Parla poco ma non è silente, anzi. Ci parla, da trent’anni, attraverso canzoni dall'innata capacità di infilarsi dannatamente sottopelle, ascolto dopo ascolto. Riesce a parlare con la sua bellissima, cavernosa voce, anche a chi, come il sottoscritto, si è allontanato da tempo dall’ascolto del “rock”, e lo fa non rinunciando alla sua camicia nera a maniche lunghe a costo di ricorrere spesso ad un asciugamano (nero anche quello) per asciugarsi. È così che questa calda serata d'apertura di Sexto 'Nplugged si tinge di nero trasmettendo un feeling “dark” attraverso un mix sapiente di rock-blues elettrico e new wave, ma soprattutto attraverso il canto rauco e profondo di Lanegan che ci accompagna nell' abisso del suo animo.
Ma partiamo dall'inizio. Sexto 'Nplugged, ovvero quando il luogo determina la musica, ed il luogo è il sagrato dell’abbazia di Santa Maria, a Sesto al Reghena (PN), location splendida dove da anni si svolge un festival unico e non solo per la bellezza del posto. Un luogo dove appena iniziano i concerti si chiude il bar e si spengono gli smartphone e si lascia spazio solo alla musica. Qui, in questo spazio magico, a sorpresa alle 20:30 ad aprire il live ci sono due inattesi musicisti (scopriremo che fanno parte della band di Lanegan) con due performance minimali ed intime ma di grande impatto emotivo. Lyenn e Duke Garwood accompagnandosi con la sola chitarra ci fanno capire che i loro sono nomi da tener d’occhio.
Alle 21.45 puntuale sale sul palco Lanegan con la sua band. Fin da subito è evidente come abbia trovato nella chitarra Jeff Fielder la spalla ideale ma è tutta la band ad essere affiatata. Il setlist del concerto alterna songs dall'ultimo "Gargoyle" a quelle degli album precedenti mantenendo un sound malato ed oscuro. A mio avviso "Nocturne", dall'ultimo disco, è la vetta della performance con quel incipit sulle note di un basso inequivocabilmente darkwave.
Dopo un’ora e un quarto di musica di grande impatto, la band saluta e se ne va. Tornerà acclamata dopo poco e quel basso darkwave risalterà ancor di più con le cover di “Atmosphere” e "Love Will Tear Us Apart" dei Joy Division.
Mark Lanegan parla poco, molto poco e a volte usa parole di altri (in questo caso quelle di Ian Curtis) ma lo fa andando sempre al cuore pulsante della cosa, che poi è sempre la stessa: la parte più profonda e oscura dell'animo umano.

Ps) a Sexto 'Nplugged il 20 luglio arrivano gli Air; il 26 luglio è la volta di Benjamin Clementine; il 27 luglio chiude in bellezza Trentemøller. Non mancate!

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Setlist Concerto Mark Lanegan

Death’s Head Tattoo
The Gravedigger’s Song
Riot in My House
No Bells on Sunday
Hit the City
Nocturne
Emperor
Goodbye to Beauty
Beehive
Ode to Sad Disco
Harborview Hospital
Deepest Shade
Harvest Home
Torn Red Heart
One Hundred Days
Head
The Killing Season

BIS

Atmosphere
Love Will Tear Us Apart

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<![CDATA[Blixa Bargeld e Teho Teardo, Rover live]]>

- “Ei diggei! Dai metti i rollinston! Quea che fa uh uh,  uh uh! Quea col cesso in copertina.”

- “No guarda, è un gran pezzo, ma stasera facciamo musica elettronica.”

- “Va ben, ma posso vardar a valigia dei dischi? Quei bei i riconosso daea copertina.”

 

C'è stato un tempo (inizio anni 90) in cui mi capitava di organizzare delle serate di musica elettronica e puntualmente mentre facevo girare i dischi arrivava il “rockettaro” che voleva rovistare fra i tuoi vinili per vedere se trovava qualcosa attinente ai suoi gusti.

-“Scommetto che tira fuori il disco degli Einstürzende Neubauten col cavallo di Hans Baldung Grien” dicevo io. -“E dalla mia quello dei Meathead con la copertina di Professor Bad Trip” controbatteva Marco (il mio compagno di battaglia).

Difficilmente sbagliavamo, Blixa Bargeld e Teho Teardo e i rispettivi progetti erano figli della musica industriale e mettevano d' accordo i fautori dei nuovi suoni elettronici e vecchi rockettari. Oppure più probabilmente le loro copertine colpivano duro.

Questo per dire che questi due accompagnano i miei ascolti da molto tempo, quindi vederli suonare assieme è per me un evento molto speciale.

 

Ebbene sì , sono qui a Sesto al Reghena per vedere il concerto di Teho Teardo e Blixa Bargeld, ma ad aprire la serata c’è Rover, moniker di Timothée Régnier, in classico trio chitarra, basso, batteria. Rover entra in scena alle 21.20 e sembra fin dall’aspetto un uomo d’altri tempi con quell’aria da bohemien che racconta in musica parti del suo bagaglio di vita: di quando venne espulso dal Libano per problemi di visto  durante un tour con i The New Government, band molto famosa in Medio Oriente e del suo ritorno forzato in Francia. Racconta del suo ritiro in Bretagna, nella sua casa dove passa il tempo a scrivere e comporre.  Una“Vita da bohème” come quella dei personaggi del film di Aki Kaurismaki, anche la sua è una storia di un esiliato, spaesato in patria e che sogna un vagare per il mondo impregnato di quell’allegria da naufraghi che non esclude né dignità né tenerezza. Questi sentimenti sono espressi con una  voce che è ora calda, ora grave ma capace di liberarsi nel cielo stellato accompagnata da un suono che ha reminescenze di Bowie e Interpol. Un’ora di concerto di puro romanticismo rock.

Teho Teardo e Blixa Bargeld salgono sul palco alle 23  circa,  accompagnati dal violoncello di Martina Bertoni, dando vita ad una performance di rara bellezza. Bargeld, è sicuramente il protagonista di questo concerto, la sua presenza è magnetica pur nei misurati gesti. Presenza imponente, da fuoriclasse, con l'elegante tocco del calice in mano ad ogni pausa. Teho Teardo però è molto più che la spalla, anzi si capisce chiaramente che è lui il regista del progetto. Martina Bertoni infine, puntuale e bravissima, è il giusto tocco di romantica melodia che ci vuole.
Viene ripercorso l’intero album “Still Smiling” con impressionante intensità che arriva al massimo con l'apporto di un quartetto d'archi nei pezzi finali della performance. Richiamati a gran voce dal numerosissimo pubblico  ecco che arriva la sorpresa della serata: una magnifica cover di “Crimson And Clover” di Tommy James and The Shondells, qui riproposto in realtà nella versione italiana di Patrick Samson, Soli si muore. Il concerto si chiude con Defenestrazioni. «Ho sempre voluto utilizzare questa parola», afferma Blixa, ed è il miglior finale immaginabile per l'edizione 2013 di Sexto 'nplugged.

- "Ei diggei! Dai metti “another brick in the wall”. Quea col video dei martei che camina."

- "E basta casso, assame star che stasera vado a vedar Blixa a  Sexto 'Nplugged!"

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<![CDATA[Teho Teardo & Blixa Bargeld, Rover Contest]]>

Regaliamo tre biglietti per il concerto di Teho Teardo & Blixa Bargeld, Rover   

30 LUGLIO Sesto al Reghena (PN) ore 21.00

Vincere è semplice, rispondi alla domanda attraverso spazio commenti del post  ricordando il tuo nominativo e la tua mail. Tra le risposte esatte verrano estratti i tre vincitori.

Quale è il vero nome di Blixa Bargeld?


TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD
Teho Teardo & Blixa Bargeld (leader degli Einsturzende Neubauten) presenteranno a sexto il loro album di canzoni “Still Smiling”, un’opera concepita e composta in due anni di lavoro, con dedizione, lavorando fianco a fianco, decidendo e scegliendo ogni suono, ogni parola, ogni silenzio.
Teho e Blixa dialogano in simbiosi, il canto profondo e intenso di Blixa che spazia dall’italiano, all’inglese e al tedesco, la musica di Teho che sublima e incanta tra archi, elettronica e sperimentazioni.

Line up:
Teho Teardo: tastiere, vibrafono, gloeckenspiel, chitarra;
Blixa Bargeld: voce;
Martina bretoni: violoncello.











ROVER
Un viso da vero eroe, che ricorda un incrocio tra Beethoven e un seguace di Dio, con una voce profonda, potente, abitata… e canzoni che ci fanno pensare all’incontro tra Interpol, Brian Wilson e David Bowie. Il disco di debutto ha ottenuto un successo clamoroso ed è stato acclamato ovunque dalla stampa musicale come un album di rara qualità e pieno di passione, tra pop barocco e prezioso.

Line up:
Timothée REGNIER (voce, chitarre, tastiere)
Arnaud GAVINI (batteria)
Sebastien Hoog (basso)

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<![CDATA[Mùm e Ane Brun live]]>

Venerdì 19 luglio nella piazza Castello di Sesto al Reghena, la cui bellezza viene presa in prestito ogni estate dal festival Sexto 'nplugged, puntuale alle 21,15 sale sul palco una donna che riesce con la sua sola presenza a far dimenticare tutto il cattivo gusto che invade l'immaginario gossipparo nostrano.

L'eleganza incantatrice di Ane Brun colpisce, la sua voce è straordinaria, non a caso è stata scelta da Peter Gabriel per i suoi tour (da sentire “Don't give me up” live dove interpreta la parte che fu di Kate Bush), la band è affiatata e supportata da una eccezionale sezione ritmica. Un'ora che vola tra canzoni più intimiste e  altre più spensierate.

E' pop, ma di alta classe.

 

Dopo Ane Brun tocca agli islandesi, e quando si parla di musica islandese i primi nomi a venire in mente sono gli ovvi Sigur Rós e Björk, poi, in seconda battuta, i Mùm.

C'è stato un periodo dove anche i “waver” più duri e puri, si avvicinarono alla nuova elettronica attraverso la sua parte più dilatata e sognante, soprattutto quando prendeva spunto dal dream pop con la voce che disegnava panorami di sconfinata bellezza e malinconia.

Si parlava di folktronica e i Mum erano una delle punte di diamante della scena.

Era l'inizio degli anni “00” e nel tempo  i nostri avrebbero perso per strada le due gemelline Valtýsdóttir. Fu veramente una brutta tegola per chi aveva amato quel cantato flebile e fanciullesco, ma ora che una delle due (Gyða) è tornata con quella voce infantile e sussurrata, i Mùm, con i loro suoni tenui e rilassati, con i loro ritmi insinuanti, tornano ad incantare.

La scaletta ripercorre la carriera del gruppo con alcune nuove canzoni dall'album che uscirà in settembre, come Toothwheels dove  Gyða improvvisa una narcolettica danza. Da segnalare, prima del bis, Gyða che dovendo prendere tempo per l'accordatura degli strumenti coinvolge il pubblico intonando “La casa” di Sergio Endrigo. Per entrare nella casa sonora Mùm, come in quella della canzone di Endrigo bisogna avere una certa confidenza con il mondo sognante di un fanciullo,solo così  la mancanza del soffitto diventa occasione per volare.

Il concerto è stato come volare in quelle notti di una decina d'anni fa, passate ascoltando questi suoni. Certo è passato un po' di tempo, ma riviverle in questo straordinario luogo ed insieme a tante altre anime sensibili non ha prezzo.

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<![CDATA[Sexto 'Nplugged Contest]]>

Regaliamo due biglietti per il concerto di MUM e ANE BRUN 19 LUGLIO Sesto al Reghena (PN)

Vincere è semplice, rispondi alla domanda attraverso spazio commenti del post  ricordando il tuo nominativo e la tua mail. Tra le risposte esatte verrano estratti i due vincitori.

Per quale etichetta hanno debuttato i MUM?


MUM (Islanda)

Band di punta nell’attuale panorama dell’elettronica pop, folk e strumentale, i Mùm sono sinonimo di delicate atmosfere minimali e sofisticate.  Melodie di raffinata dolcezza, naturalezza e semplicità che si intersecano con una sofisticata ricerca sonora. Riconosciuto a livello mondiale,  il collettivo islandese nasce nel 1998 ad opera di quattro menti dal background diverso e contrastante, ma che contribuisce a creare quella miscela di beat ispirati alla scena elettronica berlinese con suoni strumentali, vintage e provenienti dalla musica classica. Il primo album,  Yesterday Was Dramatic, Today Is Ok, è un debutto folgorante per le nuove sonorità di cui la band è capace. Il secondo disco, Finally We Are No One, esce nel 2002 per la rinomata Fac Cat Records, sia in islandese che in inglese, ed è prodotto da Valgeir Sigurdsson (già all’opera con Bjork e Sigur Ros).  Il successivo Summer Make Good esce nel 2004 e segna un risvolto pop della band, che, nel frattempo, ha subito cambi di formazione.  Nel 2007 esce Go Go Smear The Poison Ivy:  il sound è corposo e sicuro, complice anche l’ingresso di nuovi componenti, tra cui Olof Arnalds. L’ultimo disco di studio risale al 2009 (Sing Along To Songs You Don’t Know) attraverso l’etichetta Morr Music, la stessa che ha poi pubblicato lo scorso anno Early Birds, una raccolta delle primissime incisioni della band, con rarità e demo registrate tra il 1998 ed il 2000. Il collettivo islandese è al lavoro sul sesto di studio, la cui uscita è prevista per il 2013.

Line up:
Orvar Smarason: voce, multi instrumentalist (chitarra acustica, melodica, electronics..)
Gunnar Tynes: multi instrumentalist (basso, chitarra, piano, electronics..) 
Sigurlaug Gisladottir: voce, ukulele;
Gyda Valtysdottir: voce, chitarra, violoncello;
Samuli Kosminen: percussioni
 
Guarda il nuovo videoclip dei Mùm “Toothwheels", primo singolo che anticipa il nuovo album "Smilewound" in uscita il 17 settembre 2013.











Ane Brun (Norvegia)

Sono passati dieci anni da quando la deliziosa e delicata voce di Ane Brun si fa conoscere al di fuori dei suoi confini natali, la Norvegia. Spending Time With Morgan (V2 Records) è infatti il primo lavoro di studio della giovane e talentuosa artista. Dopo un lungo ed estenuante tour, nel 2005 Ane Brun pubblica ben due dischi, A Temporary Dive (con il quale vince il prestigioso Best Female Artist ai Norwegian Grammy Awards) e Duets, a cui seguono altri tour mondiali da cui ha vita Live In Scandinavia. Nel 2008 è la volta di Changing Of The Seasons, nuovo album di studio che vede la collaborazione di Valgeir Sigurdsson alla produzione. Il disco schizza immediatamente al n.1 delle classifiche di vendita in Norvegia e in Svezia. Successivamente Ane Brun viene chiamata da Peter Gabriel ed Ani Di Franco che le chiedono di andare in tour con loro. L’anno trascorso in giro per il mondo permette alla giovane songwriter pop di comporre nuove canzoni, che finiscono in It All Starts With One (2011). In occasione dei dieci anni di carriera esce quest’anno Songs 2003-2013, una raccolta delle canzoni più popolari dell’artista in versione live, qualche rarità e pezzi nuovi.  

Line up:
Ane Brun: voce;
Linnea Olsson: voce, violoncello;
Jennie Abrahamson: voce, tastiere;
Ola Hultgren: batteria;
Mikael Häggström: batteria;
Frederik Hermanson:  tastiere.
 
Ane Brun: Words
 
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<![CDATA[Olafur Arnalds & My Brightest Diamond live]]>

Alle 21 scoppia un temporale estivo e mentre gli organizzatori prontamente coprono la strumentazione sul palco, l’aria rinfresca e ci prepara per un’altra boccata di ossigeno sonoro per i nostri neuroni.
La pioggia dura poco più di 10 minuti e appena smette "Brown and the Leaves" apre la serata. E’ il progetto solista di Mattia Del Moro, nato e cresciuto a Tolmezzo, ai piedi delle Alpi Carniche.Per l’occasione è accompagnato da Riccardo Di Vinci (contrabbasso) e Lucia Violetta Gasti (violino) ci presenta un saggio di  pezzi che mi ricordano quell’anima senza impronte che è stato Nick Drake. Bravo.

Alle 22  è la volta della talentuosa My Brightest Diamond (Shara Worden) torna in Italia per presentare il nuovo “All Things Will Unwind”, Per sexto’nplugged My Brightest Diamond ripropone il concerto realizzato al Lincoln Center di New York avvalendosi della collaborazione di un ensemble acustico “locale” diretto, nell’occasione, dal Maestro Giorgio Tortora e da un giovane batterista.
Shara sprizza energia e diverte con il suo pop cameristico orchestrale, usando strani strumenti e accompagnando il suo live con travestimenti e gag molto particolari.

Ma devo ammetterlo, io sono qui per Ólafur Arnalds.

“se c’è una cosa che mi manca è la mancanza” cit.

…nel sovraccarico sonoro del nostro tempo, la sottrazione dal rumore di fondo, la sottrazione all’uso sconsiderato di hard disk pieni di mp3, la sottrazione all’accelerazione dei flussi sonori è  centrale per evitare la desensibilizzazione.
Da qui la ricerca del suono dove tutto si fa ral­len­ta­to, dove i no­stri sensi si di­la­ta­no, dove as­sa­po­rare ancora distacco dal reale. La  mo­dern-clas­si­cal è anche que­sto: Un ri­fu­gio si­cu­ro dove di­sten­der­si e la­sciar­si an­da­re, se­guen­do le scie più dolci nel marasma sonoro.
Musica senz’altro più adatta all’intimo della propria stanza che ad un live show. Il live richiede qualcosa di più al pubblico: una devozione a questo suono dove si presuppone un assoluto silenzio e una profonda attitudine introspettiva. Pochi musicisti riescono ad ottenere questo, uno di questi è senz’altro Ólafur Arnalds, giovanissimo artista ma già affermato proveniente dalla glaciale e lontana Islanda.
Grazie alla perfetta unione tra musica e location, quello si Sexto Unplugged è stato un live commovente, con splendidi e struggenti brani dai nomi impronunciabili che regalano ai presenti momenti di rara bellezza, intrisi di poesia e solitudine come paesaggi innevati, o per restare in loco come paesaggi boschivi della pianura friulana.
Tra un pezzo e l'altro il giovane Olafur abbandona le vesti dell'artista malinconico per tornare uno scanzonato ventenne che intrattiene il pubblico con aneddoti e sagace umorismo, creando un spiazzante contrasto con la malinconia delle sue composizioni.
Il concerto è la su­bli­ma­zio­ne del bello e molto altro: un pia­no­for­te-me­tro­no­mo che scan­di­sce i tempi un vio­li­no che  scal­da i no­stri cuori, un violoncello con­tem­pla­ti­vo creano un'atmosfera sospesa nel silenzio e sembra davvero di essere “altrove”.
Qualcuno durante l’esibizione ha lasciato il proprio posto a sedere, forse per l’ora tarda, forse per la mancata sintonia con un suono malinconico, a tratti triste e cupo,che richiede una simbiosi per sfociare in gioia dell’animo.
 L’ Islanda è la ter­ra di ar­ti­sti, inu­ti­le gi­rar­ci in­tor­no, af­fa­sci­nan­te ed evo­ca­ti­va e nel­l'ul­ti­mo pe­rio­do ha dato prova di essere capace di rivoluzioni non solo sonore, evitando l’austerity e  debito finanziario. Investire in cultura è servito e serve eccome!!!
 La musica di Olafur ( e molto Iceland sound) rappresenta il suono un paese che incanta, ma non si lascia incantare.

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<![CDATA[Soap&Skin e Apparat live]]>

Nell'ultimo album "The Devil's walk" Apparat si è avvalso della collaborazione di Soap&Skin (che canta, per lui, il brano "Goodbye"): da qui l'idea di farli esibire nella stessa sera, per un'esclusiva a Sexto'NPlugged.
Apparat è senz'altro uno dei produttori più richiesti e trendy del momento, molto cercato anche nei giri “artistici” che contano, forse è per questo che c'è il pienone di pubblico, in numero superiore rispetto alle sedie messe a disposizione e rispetto alle scorse edizioni.
Ma l
a location (la splendida Abbazia di Sesto al Reghena), il pubblico sempre attento e la giovanissima compositrice austriaca, Soap&Skin ovvero Anja Plaschg con la sua atmosfera in bilico tra elettronica, cantautorato barocco ed atmosfere dark , fanno subito dimenticare gli hype, le new tendencies, i future sounds of...

Alle ore 21,45 , non appena scende il buio, Anja sale sul palco dove ad aspettarla c'è il suo pianoforte e può avere inizio il suo incredibile concerto.

La timidezza di Anja non trattiene il tormento della sua anima e si scioglie nella carica impressionante sul pianoforte e nella sua voce inimitabile.

L'emozione è fortissima anche quando alla sua voce si accompagna quella della sorella e si alternano i pezzi tratti dai suoi due album: "Lovetune for Vacuum" e “Narow” eseguiti al pianoforte e accompagnati da basi controllate al laptop dalla stessa Anja.

Quando la sorella esce definitivamente dal palco, Anja lascia il pianoforte e scatena voce e corpo su basi che ricordano quel matrimonio tra umano e macchina, quel suono che ha dato il via a tutti i “suoni futuri” cioè l'industrial.

Momenti di pura estasi.
"Pale Blue Eyes" , dei Velvet Underground, è la cover che Anja decide di eseguire sul palco di Sesto al Reghena per chiudere il concerto.

E' impossibile restare impassibili a un così travolgente talento.

 

Alle 23,30 sale sul palco la Apparat band.

Apparat, come dicevo è produttore e dj molto trendy, ma l'ultimo album, il primo per Mute denota un nuovo stile ed un nuovo approccio, è lontano dalla techno e dalle estasi dance mentre trovano spazio le beatitudini dream-pop e l'ambient, un disco coraggioso che dal vivo si presenta in un liveshow completamente suonato nel senso più classico del termine.

Insomma i beat diventano beat-i e anche se ogni volta che questi accennano ai classici 4/4 techno si alzano urli di approvazione, vengono subito sopiti dal ritorno a sonorità più vicine ad in concerto shoegazing che ad uno techno-elettronico.

I brani sono principalmente tratti dall'ultimo disco ma anche dal precedente Walls del 2007 e i discreti beats elettronici si mescolano alla perfezione con il sound dei musicisti sul palco ed anche la voce dell’esile figura di Sacha Ring risulta perfetta per l'atmosfera creata.

Il suono urbano che ha fatto la fortuna della scena berlinese rivolge lo sguardo al naturalmente sognante e contemplativo suono islandese.

Gli orizzonti si allargano e sognare una metropolitana tra i vulcani innevati dell'Islanda è forse la migliore visione di futuro per la musica attuale.

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