<![CDATA[ai-weiwei | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/1361/ai-weiwei/articles/1 <![CDATA[Ai Weiwei apre uno studio a Lesbo]]>

"Questo è un momento storico sotto ogni punto di vista."

Pubblichiamo questo articolo (link originale) uscito su Huffpost Arts & Culture il 4 gennaio 2016.

Traduzione a cura di: Serena Naim
 
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"Il confine non è a Lesbo, è piuttosto nelle nostre menti e nei nostri cuori."

Queste sono le parole del famoso artista e dissidente cinese Ai Weiwei, pronunciate la scorsa settimana dall’isola greca.

Lesbo è stata il principale punto di ingresso in Europa per centinaia di migliaia di profughi in fuga da Siria, Iraq e altri paesi devastati dai conflitti. Ai dice di aver aperto uno studio sull’isola per creare arte che "metta in luce il dramma" di questi migranti.

"Molte persone hanno perso la vita tra le onde... ci serve un monumento alla memoria", ha dichiarato Ai questo venerdì ad Agence France-Presse. "Questo è un momento storico sotto tutti i punti di visti. Come artista, voglio essere più partecipe, voglio creare opere d’arte riferite alla crisi e creare qualche tipo di consapevolezza riguardo alla situazione.

Ai ha dichiarato a The Associated Press che si aspetta di visitare Lesbo "diverse volte nel corso del prossimo anno". Almeno sei dei suoi studenti lavoreranno con lui nello studio dell’isola.

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Nell’ultima settimana, Ai - che ha ottenuto fama mondiale sia per la sua arte che per i suoi scontri con il governo cinese - ha condiviso immagini di Lesbo dal suo account Instagram, tra cui foto dei profughi, degli operatori umanitari e dei gommoni usati per la pericolosa traversata fino in Grecia.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2015 più di un milione di migranti e profughi sono entrati illegalmente in Europa via mare e via terra. Quattro volte di più che nel 2014, ha dichiarato l’organizzazione.


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<![CDATA[@Large: Ai Weiwei on Alcatraz]]>

"L'equivoco del totalitarismo è che la libertà può essere imprigionata. Non è così. Quando si limita la libertà, la libertà prenderà il volo e atterrerà su un davanzale ".
- Ai Weiwei

L'isola di Alcatraz nella baia di San Francisco è anche soprannominata The Rock, la Roccia.
Ed è la sua storia così stratificata, come la roccia di cui è costituita, a fare da sfondo alla nuova retrospettiva dell'artista e attivista cinese Ai Wei Wei. 

Nota soprattutto per aver ospitato un penitenziario federale di massima sicurezza (1934-1963) da cui era impossibile fuggire, più di 10.000 anni fa abitata da popolazioni indigene, sull'isola intorno al 1850 venne costruito il primo faro della West Coast.
Carcere militare fino al 1933, dal 1934 al 1963 carcere di massima sicurezza, dopo la sua chiusura per i costi di gestione troppo elevati, quello che era stato un luogo di potere del governo degli Stati Uniti è diventato un luogo di protesta dei nativi americani, in gran parte studenti univesitari, che nel 1969 occuparono l'isola e l'ex-penitenziario.

Oggi, Alcatraz é uno dei più popolari parchi nazionali del paese e  destinazione turistica, attirando più di 1,4 milioni di persone ogni anno.

Ai ha lavorato tre anni su questo progetto. Lo ha fatto avuto studiando le mappe, materiali d'archivio, fotografie e riprese video nel suo studio di Pechino in collaborazione con la Fondazione For-site.
L'artista non può infatti lasciare il paese dal 2011 quando le autorità cinesi lo hanno detenuto per 81 giorni con l'accusa di evasione fiscale. Da allora il suo passaporto è nelle mani del governo.

Le grandi sculture, le installazioni sonore e multimediali di Ai occupano 4 zone dell'ex carcere: il New Industries Building, dove ai detenuti "privilegiati" veniva concesso di lavorare, il reparto psichiatrico dell'ospedale, le celle di un blocco del vecchio carcere militare e la sala da pranzo, l'unico spazio che normalmente non è offlimits al pubblico.

Ai con questo progetto solleva questioni urgenti: la libertà di espressione e dei diritti umani ma ci aiuta anche a comprendere che "lo scopo dell'arte è la lotta per la libertà."

With wind

Il tradizionale aquilone drago cinese incarna un simbolo mitico del potere. Ai Weiwei dispiega una spettacolare versione contemporanea di questa forma d'arte antica all'interno del New Industries Building. Dice che per lui, il drago rappresenta l'autorità non imperiale, ma la libertà personale: "tutti hanno questo potere." Sparsi per la stanza ci sono altri aquiloni decorati con rappresentazioni stilizzate di uccelli e fiori - forme naturali che alludono a una realtà umana cruda: molti sono icone di nazioni che restringono i diritti umani e le libertà civili dei propri cittadini.

Lo studio di Ai ha collaborato con artigiani cinesi per produrre gli aquiloni fatti a mano, facendo rivivere un mestiere che sta morendo in Cina. Limitando gli aquiloni all'interno di un edificio un tempo utilizzato per il lavoro carcerario, l'artista suggerisce forti contraddizioni tra la libertà e la restrizione, la creatività e la repressione, l'orgoglio culturale e la vergogna nazionale. Ai offre anche una risposta poetica alla natura stratificata di Alcatraz, un ex penitenziario è oggi un'importante habitat di uccelli e un luogo di fiorenti giardini.

Trace

Mentre With Wind utilizza immagini naturali e mitiche per fare riferimento alla realtà globale di detenzione politica, questa installazione nella parte posteriore della New Industries Building dà a quella realtà un volto umano - o molti volti individuali. Lo spettatore si confronta con un campo di immagini colorate disposte sul pavimento: i ritratti di 176 persone provenienti da tutto il mondo che sono stati imprigionati o esiliati a causa delle loro idee, la maggior parte dei quali erano ancora incarcerati nel giugno 2014. Ai Weiwei li ha chiamati "eroi del nostro tempo."

Se il numero dei soggetti rappresentati è stravolgente, la complessità di costruzione dell'opera è impressionante: ogni immagine è stata costruita a mano da mattoncini LEGO (1 milione e 200.000 mattoncini).
Alcune parti dell'opera sono stati assemblati nello studio dell'artista, mentre gli altri sono stati assemblati secondo le indicazioni dell'artista da più di 80 volontari a San Francisco.) L'assemblaggio di una moltitudine di piccole parti in un vasto e complesso insieme, richiama il rapporto tra l'individuo e il collettivo, una dinamica centrale di ogni società. 

Refraction

Un'ala metallica di un uccello di 5 tonnellate di acciaio, con pannelli riflettenti come piume. Situato al piano inferiore della New Industries Building, è visibile solo attraverso i vetri delle finestre rotte e arruginite da dove le guardie armate controllavano i prigionieri al lavoro.
Al posto delle piume i forni solari riflettenti originariamente utilizzati in Tibet, una regione che ha lottato a lungo sotto il dominio cinese.
Imponendo agli utenti di vedere il lavoro dalla galleria-pistola, l'installazione coinvolge i visitatori in una struttura complessa di potenza e controllo. Seguendo le orme delle guardie carcerarie, i visitatori sono collocati in una posizione di autorità, ma la ristrettezza dello spazio crea una sensazione viscerale di restrizione.

Stay tuned

Questa installazione sonora occupa una serie di dodici celle del Blocco A. All'interno di ogni cella, i visitatori sono invitati a sedersi e ascoltare le parole, la poesia e la musica di persone che sono state arrestate per l'espressione creativa delle loro credenze, così come le opere realizzate in condizioni di carcerazione. Ogni cella dispone di una registrazione diversa. La selezione comprende il cantante tibetano Lolo, che ha chiesto l'indipendenza del suo popolo dalla Cina; la band russa femminista punk Pussy Riot, oppositrice del governo di Vladimir Putin e The Robben Island  Singers, tre attivisti imprigionati durante l'era dell'apartheid in Sud Africa.

Illumination

Uno degli spazi più inquietanti in prigione - l'ospedale - un paio di camere piastrellate una volta utilizzate per l'isolamento e l'osservazione dei detenuti malati di mente - echeggia il suono dei canti buddhisti tibetani e dei nativi americani Hopi in questa installazione austera e commovente. (Per informazioni sui prigionieri Hopi su Alcatraz, visitare il sito web del National Park Service)

L'opera vuole essere un omaggio a chi ha resistito alla repressione culturale e politica.
Collocare i canti nelle stanze di osservazione pschiatrica suggerisce un'analogia inattesa tra i popoli soggiogati e coloro che sono stati classificati come malati mentali, spesso abbandonati, privati dei diritti, confinati e osservati.

Yours Truly

Questa installazione nella sala da pranzo offre ai visitatori l'opportunità di mettersi in contatto direttamente e personalmente con i singoli detenuti. I visitatori sono invitati a scrivere cartoline indirizzate a singoli detenuti rappresentati in Trace, la serie di ritratti del New Industries Building. Le cartoline sono decorate con immagini di uccelli e piante dei paesi dove i prigionieri sono detenuti. 

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<![CDATA[Weiweismi - Ai Weiwei]]>

"La mia parola preferita? Azione"



La forma dell'aforisma, come dimostrano gli esempi già di Confucio e poi di Mao, evidentemente ben si presta alla densità semantica ed evocativa della lingua cinese. Oggi, al tempo di twitter, lo provano anche le massime dell'artista, designer ed attivista Ai Weiwei, raccolte dalla Princeton University in occasione di una mostra organizzata dalla stessa università americana lo scorso anno e tradotte in italiano da Einaudi.

L'artista è noto nel mondo per le sue opere (da ricordare almeno la dissacrante performance Dropping a Han Dinasty Urn, oltre naturalmente al bellissimo stadio Olimpico di Pechino) ma soprattutto per il suo attivismo politico: il suo seguitissimo blog fu chiuso dalla polizia nel 2009, e nel 2011 Ai Weiwei fu arrestato con l'accusa di evasione fiscale e detenuto per 81 giorni in una località segreta, e rilasciato solo grazie alle grandi pressioni di artisti ed attivisti in tutto il mondo.

Negli aforismi qui raccolti, Ai Weiwei parla della sua carcerazione, del rapporto fra Internet e libertà, del ruolo dei social network nelle sollevazioni globali, della polizia di Pechino responsabile del suo pestaggio, apertamente sbeffeggiata nel video di Dumbass (a lato) e anche nel libro ("Ribaltare le auto della polizia è probabilmente l'unico sport che mi diverte"), della Cina di oggi e del suo turbocapitalismo autoritario ed antidemocratico.

Ma soprattutto Weiwei parla del suo modo di intendere l'arte, che per essere vero, specie in un Paese come la Cina, non può che essere intrinsecamente politico ("Tutto è arte. Tutto è politica"), perché in fondo, come afferma lo stesso artista, "per esprimersi serve un motivo. Ma esprimersi è il motivo".

Una riflessione, questa, che interroga anche noi e la nostra parte di mondo.

Links utili:
http://aiweiwei.com
http://freeaiweiwei.org
https://twitter.com/freeaiww

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