<![CDATA[yellow-moor | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/1512/yellow-moor/articles/1 <![CDATA[Yellow Moor - Yellow Moor]]>

Mentre l'orizzonte mediatico specializzato in musica cosiddetta “alternativa” è invaso dagli Afterhours e dalla ristampa deluxe di "Hai paura del buio?", da un'altra parte rispunta il nome di Andrea Viti, che nella band di Manuel Agnelli era entrato subito dopo quell'album per restarci fino al 2005.
Prima e dopo ci sono state altre esperienze più o meno importanti, da Karma a Juan Mordecai fino alle collaborazioni prestigiose con Faust'O Rossi, Carla Bozulich ecc., mentre il 21 marzo è uscito l'omonimo album d'esordio di "Yellow Moor", un progetto del bassista insieme all'artista, cantautrice e performer Silvia Alfei.

La volontà di fare un disco, raccontano, è nata dall'urgenza di un cambiamento, dalla necessità di invertire una rotta interiore apparentemente indecisa. Così i due musicisti si sono chiusi in un vecchio casale fuori Milano, in mezzo ai boschi, davanti a quella landa di fiori gialli che dà il nome alla band. “Una scelta estrema, per rimetterlo in sesto e per renderlo vivibile ci sono voluti mesi di lavoro, braccia ed energia per trasformarlo in un luogo abitabile, ma era l'unica soluzione per poter creare e pensare di realizzare un disco.

L'atmosfera dell'album è segnata dal suo luogo di gestazione e nascita, tendenzialmente cupa ma aperta qua e là da scorci di luce e colore, mentre nella musica sentiamo il peso delle precedenti vite artistiche di Andrea Viti e l'influenza di quel rock alternativo, scuro e molto intenso, dei vari Mark Lanegan, Greg Dulli, Nick Cave e affini.
Funziona l'intreccio delle due voci, sia nel racconto dei dubbi e dello smarrimento, come in "Out of the city", che nella scoperta di un'ironica leggerezza, come in "Supastar". Particolarmente riuscita "Across the night", che svela i sentimenti notturni di malinconia e incertezza nel loro incontro con sogni e speranze, proprio nel punto in cui nasce il bisogno di trovare un'anima affine nel mondo.
Tutti i brani (tranne "Seven Lizards") sono stati scritti, arrangiati e prodotti da Andrea Viti e Silvia Alfei, che nel disco hanno suonato in formazione allargata insieme a Francesco Cappiotti, Philip Romano, Simone Marchioretti e Guglielmo Cappiotti.
L'artwork è opera dell'artista Alberto Corradi.



Tracklist:
1) Castle burned
2) They have come
3) Covering things
4) Inside a kiss
5) Across this night
6) Seven Lizards
7) Ghost
8) Supastar
9) Out of the city
10) Yellow flowers

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