<![CDATA[Musica | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/16/musica/articles/1 <![CDATA[ReadBabyRead_408_B_Yoshimoto_3]]>

Guriko, rimasta orfana da ragazzina, nella solitudine della sua stanza gestisce, insieme alla sorella Donko, un sito di posta per persone in difficoltà che si chiama “Donguri shimai” (Le sorelle Donguri). Quando il messaggio di una donna che lamenta la perdita del marito induce Guriko a ripensare a Mugi, il suo primo amore, una strana forma di inquietudine la spinge a interrompere la propria clausura, ma non impiegherà molto a scoprire che l’uomo morto di cui parla l’e-mail è proprio Mugi. Ormai rassegnata e disperata, Guriko incontra Mugi in sogno e riesce a confidargli tutto ciò che non aveva mai avuto il coraggio di dirgli, trovando finalmente la serenità e il desiderio di cominciare una nuova vita.
Banana Yoshimoto, con una scrittura semplice e "silenziosa", che sembra fatta di sospiri e immagini, attraverso la delicata voce narrante di Guriko, ci parla di temi quali la morte, il superamento del dolore, il potere salvifico della condivisione della sofferenza e del motivo del sogno che scioglie tensioni e problemi, con uno sguardo malinconico, rarefatto, muto, che sa quasi rendere concreto il vuoto.


ReadBabyRead #408 del 18 ottobre 2018


Banana Yoshimoto
Le sorelle Donguri

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Siamo le sorelle Donguri.
Siamo due sorelle che esistono solo tra queste pagine.
Vi succede mai di sentirvi meglio dopo aver scambiato con qualcuno messaggi su cose di poca importanza?
Scriveteci quando volete.
Avete a disposizione un numero limitato di caratteri ma potete scriverci tutto ciò che vi passa per la testa.
Potrebbe volerci del tempo ma risponderemo a tutti.
Le sorelle Donguri

Questo è il testo della homepage del sito delle sorelle Donguri. Per lo sfondo mia sorella si è rivolta a un amico designer che ne ha fatto uno davvero carino, con delle piccole ghiande molto graziose.
Siamo solo noi due, abbiamo cominciato animate da un desiderio molto semplice: essere utili a chiunque desiderasse scrivere delle mail a qualcuno estraneo alla sfera dei propri conoscenti. Mia sorella, che ha una certa predisposizione per la scrittura e lavora nella redazione di una rivista femminile, risponde alle mail. Io penso a cosa rispondere, do un’occhiata ai testi che ha scritto e li salvo, se noto qualcosa di strano glielo segnalo, altrimenti procedo all’invio.


Banana Yoshimoto: come arrivare all'integrazione
Una metodologia di analisi sviluppata dalla scrittrice nipponica mostra come affrontare i punti di frizione nel confronto fra le culture


Il fenomeno migratorio, come affermano in molti, si pone come un manifesto contro l’attuale imperialismo economico, nel quale convergono diversi e numerosi aspetti legati alla fragilità sociale e culturale del nostro tempo.

Migranti africani e medio orientali di ogni fascia di età che vedono nella globalizzazione economica la scomparsa delle più antiche tradizioni legate all’essere umano.

La narrativa di Banana Yoshimoto è un capitale interculturale inestimabile per la compressione delle ultime vicende internazionali legate all'integrazione, in quanto non ha soltanto un valore di testimonianza ma consente di ascoltare voci singole e di osservare da angolature diverse, non perdendo di vista, le esperienze degli individui piuttosto che quelle dei gruppi socialmente organizzati.

Una metodologia di analisi, sviluppata negli ultimi anni dalla letteratura femminile contemporanea orientale, come quella indiana di Anita Desai, che mostra come il confronto fra le culture sia una questione ancora complessa da capire, visto le diverse sfumature categoriali che l'integrazione e la migrazione propongono oggi, come centrali, i problemi d'ibridità, creolizzazione, meticciato, contaminazione, incroci d’idee e d’identità.

Se il romanzo maschile europeo propone una rilettura fantastica del mito della nazione e della politica internazionale seguendo la scia dell’attuale Germania, quello dell’autrice giapponese rimane ancora ancorato alla sfera mediterranea e al vissuto delle persone, bambini e adolescenti inclusi, in primo luogo alla loro realtà domestica e secondariamente alla loro dimensione sociale. Le sue opere, e in particolare Sly edito da Feltrinelli, non si impongono per originalità formale o tematica, le sue storie, che rimangono impeccabili dal punto di vista stilistico, ricoprono un’enorme importanza sull’attuale piano umano e sociale.

Il tema più sviscerato e analizzato in tutte le sue sfumature e le sue implicazioni è quello della morte con leggerezza (come l’immagine drammatica diffusa dai media di Aylan Kurdi sulla spiaggia) assenza di gravità umana (l’incapacità di lanciare idee e soluzioni da parte della Comunità internazionale) e insieme con una profondità sapienziale curiosità cristallina.

Dall’Egitto crudele e tormentante di Takashi, a Palmira lacerata dagli scontri bellici dell’ISIS, in tale modo, la scrittrice non denuncia solo l’aggressività e le barbarie dell’uomo cosmopolita ma sottolinea lo stato di insofferenza, come se fosse Sly e violenza in cui vive, oggi, il genere umano.

Scrivere, leggere e capire della morte e della violenza sociale e antropologica, attraverso i personaggi della scrittrice nipponica, può divenire un atto liberatorio, significherebbe infrangere un silenzio di subordinazione culturale durato millenni, e trovare le parole per descrivere e raccontare ciò che da sempre è indicibile, quello che l’umanità non deve o non può oppure non sa dire.
Raccontarla ha permesso invece alla narrativa di Banana Yoshimoto di diventare soggetto, un agente internazionale anziché un oggetto del discorso.

di Giuseppe Giulio
da Panorama, 15 settembre 2015


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Wednesday Campanella,
かぐや姫 [水曜日のカンパネラ]
PianaColor Of Breeze [Piana]
Tujiko NorikoEnding Kiss [Hideki Ataka]
Wednesday Campanella
, 
マトリョーシカ [水曜日のカンパネラ & Moodoïd]
Gutevolk
, Planetarium [Gutevolk]
Piana
Little Girl Poems [Piana]
Piana
Moon And Cello [Piana]
Tujiko Noriko
, Saigo No Chikyu [Tujiko Noriko]
Moskitoo
, Tarantella [Moskitoo]
Moskitoo
, Manima No Lemon [Moskitoo]
Gutevolk, Seed Of Sky [Gutevolk]
PianaMuse [Piana]
Tujiko Noriko, Spot [Tujiko Noriko]


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<![CDATA[Diserzioni: Nel grigio più profondo]]>

Intro:

Nella percezione sfocata,
nella luce filtrata,
nell'oscurità sbiadita,
...è nel grigio più profondo
che a volte si svela
la visione fra sogno e realtà

**********************************************************************************

Playlist:

Olduvai: The Deepest Gray

Arda Leen: Thoughts Or Lies (feat. empathy)

2 A.M Talk: When Time Stood Still

KJ: Caro

Djrum: Sparrows

Inhale: Midnight

deffyme: Where Were You

Ghost of Paraguay: Start Again (feat. Aiden Dullaghan)

KOSIKK: Dreamer

OVMEGACVRSE: Feel My Heart



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<![CDATA[Spring Street Insomnia #18]]>

Playlist:

  1. Killing Joke - Requiem
  2. Adult. - In All the Debris 
  3. Djrum - Waters Rising ft. Lola Empire
  4. Leftfield - 21st Century Poem (Zomby Mix)
  5. Hiro Kone - Scotch Yoke (Parts I and II)
  6. Âme - Queen Of Toys
  7. Matt Karmil - Can't Find It (The House Sound)
  8. Rival Consoles - Unfolding
  9. Zamilska - Rise
  10. Fall of Saigon - Visions
  11. The Space Lady - Synthesize Me                                                        
  12. Connan Mockasin -Unicorn in Uniform

************************************************************************************

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<![CDATA[ReadBabyRead_407_B_Yoshimoto_2]]>

Guriko, rimasta orfana da ragazzina, nella solitudine della sua stanza gestisce, insieme alla sorella Donko, un sito di posta per persone in difficoltà che si chiama “Donguri shimai” (Le sorelle Donguri). Quando il messaggio di una donna che lamenta la perdita del marito induce Guriko a ripensare a Mugi, il suo primo amore, una strana forma di inquietudine la spinge a interrompere la propria clausura, ma non impiegherà molto a scoprire che l’uomo morto di cui parla l’e-mail è proprio Mugi. Ormai rassegnata e disperata, Guriko incontra Mugi in sogno e riesce a confidargli tutto ciò che non aveva mai avuto il coraggio di dirgli, trovando finalmente la serenità e il desiderio di cominciare una nuova vita.
Banana Yoshimoto, con una scrittura semplice e "silenziosa", che sembra fatta di sospiri e immagini, attraverso la delicata voce narrante di Guriko, ci parla di temi quali la morte, il superamento del dolore, il potere salvifico della condivisione della sofferenza e del motivo del sogno che scioglie tensioni e problemi, con uno sguardo malinconico, rarefatto, muto, che sa quasi rendere concreto il vuoto.


ReadBabyRead #407 dell’11 ottobre 2018


Banana Yoshimoto
Le sorelle Donguri

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Siamo le sorelle Donguri.
Siamo due sorelle che esistono solo tra queste pagine.
Vi succede mai di sentirvi meglio dopo aver scambiato con qualcuno messaggi su cose di poca importanza?
Scriveteci quando volete.
Avete a disposizione un numero limitato di caratteri ma potete scriverci tutto ciò che vi passa per la testa.
Potrebbe volerci del tempo ma risponderemo a tutti.
Le sorelle Donguri

Questo è il testo della homepage del sito delle sorelle Donguri. Per lo sfondo mia sorella si è rivolta a un amico designer che ne ha fatto uno davvero carino, con delle piccole ghiande molto graziose.
Siamo solo noi due, abbiamo cominciato animate da un desiderio molto semplice: essere utili a chiunque desiderasse scrivere delle mail a qualcuno estraneo alla sfera dei propri conoscenti. Mia sorella, che ha una certa predisposizione per la scrittura e lavora nella redazione di una rivista femminile, risponde alle mail. Io penso a cosa rispondere, do un’occhiata ai testi che ha scritto e li salvo, se noto qualcosa di strano glielo segnalo, altrimenti procedo all’invio.


Banana Yoshimoto: come arrivare all'integrazione
Una metodologia di analisi sviluppata dalla scrittrice nipponica mostra come affrontare i punti di frizione nel confronto fra le culture


Il fenomeno migratorio, come affermano in molti, si pone come un manifesto contro l’attuale imperialismo economico, nel quale convergono diversi e numerosi aspetti legati alla fragilità sociale e culturale del nostro tempo.

Migranti africani e medio orientali di ogni fascia di età che vedono nella globalizzazione economica la scomparsa delle più antiche tradizioni legate all’essere umano.

La narrativa di Banana Yoshimoto è un capitale interculturale inestimabile per la compressione delle ultime vicende internazionali legate all'integrazione, in quanto non ha soltanto un valore di testimonianza ma consente di ascoltare voci singole e di osservare da angolature diverse, non perdendo di vista, le esperienze degli individui piuttosto che quelle dei gruppi socialmente organizzati.

Una metodologia di analisi, sviluppata negli ultimi anni dalla letteratura femminile contemporanea orientale, come quella indiana di Anita Desai, che mostra come il confronto fra le culture sia una questione ancora complessa da capire, visto le diverse sfumature categoriali che l'integrazione e la migrazione propongono oggi, come centrali, i problemi d'ibridità, creolizzazione, meticciato, contaminazione, incroci d’idee e d’identità.

Se il romanzo maschile europeo propone una rilettura fantastica del mito della nazione e della politica internazionale seguendo la scia dell’attuale Germania, quello dell’autrice giapponese rimane ancora ancorato alla sfera mediterranea e al vissuto delle persone, bambini e adolescenti inclusi, in primo luogo alla loro realtà domestica e secondariamente alla loro dimensione sociale. Le sue opere, e in particolare Sly edito da Feltrinelli, non si impongono per originalità formale o tematica, le sue storie, che rimangono impeccabili dal punto di vista stilistico, ricoprono un’enorme importanza sull’attuale piano umano e sociale.

Il tema più sviscerato e analizzato in tutte le sue sfumature e le sue implicazioni è quello della morte con leggerezza (come l’immagine drammatica diffusa dai media di Aylan Kurdi sulla spiaggia) assenza di gravità umana (l’incapacità di lanciare idee e soluzioni da parte della Comunità internazionale) e insieme con una profondità sapienziale curiosità cristallina.

Dall’Egitto crudele e tormentante di Takashi, a Palmira lacerata dagli scontri bellici dell’ISIS, in tale modo, la scrittrice non denuncia solo l’aggressività e le barbarie dell’uomo cosmopolita ma sottolinea lo stato di insofferenza, come se fosse Sly e violenza in cui vive, oggi, il genere umano.

Scrivere, leggere e capire della morte e della violenza sociale e antropologica, attraverso i personaggi della scrittrice nipponica, può divenire un atto liberatorio, significherebbe infrangere un silenzio di subordinazione culturale durato millenni, e trovare le parole per descrivere e raccontare ciò che da sempre è indicibile, quello che l’umanità non deve o non può oppure non sa dire.
Raccontarla ha permesso invece alla narrativa di Banana Yoshimoto di diventare soggetto, un agente internazionale anziché un oggetto del discorso.

di Giuseppe Giulio
da Panorama, 15 settembre 2015


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Wednesday Campanella,
かぐや姫 [水曜日のカンパネラ]
PianaColor Of Breeze [Piana]
Tujiko NorikoEnding Kiss [Hideki Ataka]
Wednesday Campanella
, 
マトリョーシカ [水曜日のカンパネラ & Moodoïd]
Gutevolk
, Planetarium [Gutevolk]
Piana
Little Girl Poems [Piana]
Piana
Moon And Cello [Piana]
Tujiko Noriko
, Saigo No Chikyu [Tujiko Noriko]
Moskitoo
, Tarantella [Moskitoo]
Moskitoo
, Manima No Lemon [Moskitoo]
Gutevolk, Seed Of Sky [Gutevolk]
PianaMuse [Piana]
Tujiko Noriko, Spot [Tujiko Noriko]


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<![CDATA[Diserzioni: Relitto di sogno]]>

intro:

Abbiamo imparato
a costruirci la zattera per la deriva,
l'abbiamo varata per un viaggio
cominciato tanto tempo fa e non ancora finito,
da sempre aggrappati al suono
e a quel che resta di un relitto di sogno.

*************************************************************************

Playlist:

Neotropic: Wreckage of Dreams

Ensemble Economique: Blue Hour (feat. Purple Pilgrims)

Steve Hauschildt: Saccade

Nadia Khan: Restless (Alex Albrecht Melquíades Last Bells Remix)

Emanuele Errante: Beauty

Dakota Suite, Dag Rosenqvist and Emanuele Errante: Now That You Know

Low: Always Trying To Work It Out

Cédric Pin & Glen Johnson: It Was Not Meant To Be

Htrk: Mentions

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<![CDATA[ReadBabyRead_406_B_Yoshimoto_1]]>

Guriko, rimasta orfana da ragazzina, nella solitudine della sua stanza gestisce, insieme alla sorella Donko, un sito di posta per persone in difficoltà che si chiama “Donguri shimai” (Le sorelle Donguri). Quando il messaggio di una donna che lamenta la perdita del marito induce Guriko a ripensare a Mugi, il suo primo amore, una strana forma di inquietudine la spinge a interrompere la propria clausura, ma non impiegherà molto a scoprire che l’uomo morto di cui parla l’e-mail è proprio Mugi. Ormai rassegnata e disperata, Guriko incontra Mugi in sogno e riesce a confidargli tutto ciò che non aveva mai avuto il coraggio di dirgli, trovando finalmente la serenità e il desiderio di cominciare una nuova vita.
Banana Yoshimoto, con una scrittura semplice e "silenziosa", che sembra fatta di sospiri e immagini, attraverso la delicata voce narrante di Guriko, ci parla di temi quali la morte, il superamento del dolore, il potere salvifico della condivisione della sofferenza e del motivo del sogno che scioglie tensioni e problemi, con uno sguardo malinconico, rarefatto, muto, che sa quasi rendere concreto il vuoto.


ReadBabyRead #406 del 4 ottobre 2018


Banana Yoshimoto
Le sorelle Donguri

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Siamo le sorelle Donguri.
Siamo due sorelle che esistono solo tra queste pagine.
Vi succede mai di sentirvi meglio dopo aver scambiato con qualcuno messaggi su cose di poca importanza?
Scriveteci quando volete.
Avete a disposizione un numero limitato di caratteri ma potete scriverci tutto ciò che vi passa per la testa.
Potrebbe volerci del tempo ma risponderemo a tutti.
Le sorelle Donguri

Questo è il testo della homepage del sito delle sorelle Donguri. Per lo sfondo mia sorella si è rivolta a un amico designer che ne ha fatto uno davvero carino, con delle piccole ghiande molto graziose.
Siamo solo noi due, abbiamo cominciato animate da un desiderio molto semplice: essere utili a chiunque desiderasse scrivere delle mail a qualcuno estraneo alla sfera dei propri conoscenti. Mia sorella, che ha una certa predisposizione per la scrittura e lavora nella redazione di una rivista femminile, risponde alle mail. Io penso a cosa rispondere, do un’occhiata ai testi che ha scritto e li salvo, se noto qualcosa di strano glielo segnalo, altrimenti procedo all’invio.


Banana Yoshimoto: come arrivare all'integrazione
Una metodologia di analisi sviluppata dalla scrittrice nipponica mostra come affrontare i punti di frizione nel confronto fra le culture


Il fenomeno migratorio, come affermano in molti, si pone come un manifesto contro l’attuale imperialismo economico, nel quale convergono diversi e numerosi aspetti legati alla fragilità sociale e culturale del nostro tempo.

Migranti africani e medio orientali di ogni fascia di età che vedono nella globalizzazione economica la scomparsa delle più antiche tradizioni legate all’essere umano.

La narrativa di Banana Yoshimoto è un capitale interculturale inestimabile per la compressione delle ultime vicende internazionali legate all'integrazione, in quanto non ha soltanto un valore di testimonianza ma consente di ascoltare voci singole e di osservare da angolature diverse, non perdendo di vista, le esperienze degli individui piuttosto che quelle dei gruppi socialmente organizzati.

Una metodologia di analisi, sviluppata negli ultimi anni dalla letteratura femminile contemporanea orientale, come quella indiana di Anita Desai, che mostra come il confronto fra le culture sia una questione ancora complessa da capire, visto le diverse sfumature categoriali che l'integrazione e la migrazione propongono oggi, come centrali, i problemi d'ibridità, creolizzazione, meticciato, contaminazione, incroci d’idee e d’identità.

Se il romanzo maschile europeo propone una rilettura fantastica del mito della nazione e della politica internazionale seguendo la scia dell’attuale Germania, quello dell’autrice giapponese rimane ancora ancorato alla sfera mediterranea e al vissuto delle persone, bambini e adolescenti inclusi, in primo luogo alla loro realtà domestica e secondariamente alla loro dimensione sociale. Le sue opere, e in particolare Sly edito da Feltrinelli, non si impongono per originalità formale o tematica, le sue storie, che rimangono impeccabili dal punto di vista stilistico, ricoprono un’enorme importanza sull’attuale piano umano e sociale.

Il tema più sviscerato e analizzato in tutte le sue sfumature e le sue implicazioni è quello della morte con leggerezza (come l’immagine drammatica diffusa dai media di Aylan Kurdi sulla spiaggia) assenza di gravità umana (l’incapacità di lanciare idee e soluzioni da parte della Comunità internazionale) e insieme con una profondità sapienziale curiosità cristallina.

Dall’Egitto crudele e tormentante di Takashi, a Palmira lacerata dagli scontri bellici dell’ISIS, in tale modo, la scrittrice non denuncia solo l’aggressività e le barbarie dell’uomo cosmopolita ma sottolinea lo stato di insofferenza, come se fosse Sly e violenza in cui vive, oggi, il genere umano.

Scrivere, leggere e capire della morte e della violenza sociale e antropologica, attraverso i personaggi della scrittrice nipponica, può divenire un atto liberatorio, significherebbe infrangere un silenzio di subordinazione culturale durato millenni, e trovare le parole per descrivere e raccontare ciò che da sempre è indicibile, quello che l’umanità non deve o non può oppure non sa dire.
Raccontarla ha permesso invece alla narrativa di Banana Yoshimoto di diventare soggetto, un agente internazionale anziché un oggetto del discorso.

di Giuseppe Giulio
da Panorama, 15 settembre 2015


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Wednesday Campanella,
かぐや姫 [水曜日のカンパネラ]
PianaColor Of Breeze [Piana]
Tujiko NorikoEnding Kiss [Hideki Ataka]
Wednesday Campanella
, 
マトリョーシカ [水曜日のカンパネラ & Moodoïd]
Gutevolk
, Planetarium [Gutevolk]
Piana
Little Girl Poems [Piana]
Piana
Moon And Cello [Piana]
Tujiko Noriko
, Saigo No Chikyu [Tujiko Noriko]
Moskitoo
, Tarantella [Moskitoo]
Moskitoo
, Manima No Lemon [Moskitoo]
Gutevolk, Seed Of Sky [Gutevolk]
PianaMuse [Piana]
Tujiko Noriko, Spot [Tujiko Noriko]


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<![CDATA[Eravamo i bambini del sole, i suoi figli. Ora un patrigno ci sorveglia, si chiama Dionysus]]>

Mais, ô mon cœur, entends le chant des matelots! Scriveva Mallarmé in Brise Marine. Ascolta quindi la voce di chi molto ha viaggiato assorbendo come spugna sul fondo dell’oceano le mille vibrazioni che attraversano le sterminate pianure marine. Entra nell’incantamento della melodia che giunge da luoghi sconosciuti, lontani. Immergiti dentro quei stupefacenti racconti e ascoltali in silenzio, mano nella mano con il canto di chi ha saputo brillare come e più del sole attraversando i confini del tempo. Ancora, per l’ultima volta, sii il figlio dell’astro infuocato e ora morente. 

1984 – Dead Can Dance – 4AD

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1985 – Spleen And Ideal – 4AD

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1987 – Within The Realm Of A Dying Sun – 4AD

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1988 – The Serpent's Egg – 4AD

 *******************************************************************************

1990 – Aion - 4AD

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1993 – Into The Labirynth – 4AD

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1994 – Towards The Within – 4AD

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1996 – Spiritchaser – 4AD

 *******************************************************************************

2012 – Anastasis – PIAS

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Questo il lungo racconto dal quale emergiamo stupefatti, incapaci di tornare alla realtà, in preda dell’incantesimo provocato da una voce e da un suono che mai hanno cessato di espandere il loro potere divinatorio, mai fino al giorno in cui i vivaci colori di una maschera Huichol proveninete dalle montagne della Sierra Madre, nel lontano Messico, improvvisamente ci ha riportato al presente.

A ben guardare risulta quantomeno curioso pensare che una maschera creata da un popolo dedito alla cultura del peyote abbia il potere di riportare alla realtà chi la fissa con incredula insistenza ma così é. La copertina dell’ultimo lavoro dei Dead Can Dance si stacca nettamente da tutte le altre. La grafica si trasforma proponendo uno stile che personalmente trovo discutibile, anche se in linea con il pensiero legato alla continua curiosità di Brendan Perry per le altre culture, bisogno che si manifesta tramite l’utilizzo di strumenti originali legati a tradizioni musicali che vanno dall’Iran alla Slovacchia, un “pensiero tribale” che mai ha abbandonato il nostro e che é messo in gran rilievo nei solchi di Dionysus, l’ultimo disco del ritrovato duo anglo-australiano in uscita a Novembre.
Il padre un tempo venerato si sta trasformando in distaccato patrigno e i sintomi iniziano a farsi sentire, sono piccole fitte di malessere così come piccole sono le migliaia di perline che compongono i lineamenti di quel viso irriconoscibile.

Il titolo dell’album spiega le ragioni dell’album stesso. La riscoperta di riti e divinità annientate dalla diffusione globale delle religioni monoteiste, cristiana e mussulmana. Queste le motivazioni presenti nella presentazioni del disco, da noi racchiuse in pochissime – certamenti insufficienti – parole. Una scelta artistica che amiamo pensare nasconda il bisogno di tornare a credere in qualcosa di sublime, magico, affascinante. Tornare a credere nella bellezza, un sentimento del quale ormai si stanno perdendo le tracce. Per far questo si ricorre al suono più viscerale che si conosca, quell’impasto magico e onirico nel quale il duo é maestro. Ovviamente i decenni sono trascorsi, il lungo cammino affrontato li ha visti allontanarsi per poi tornare assieme, é stato testimone di sublimi opere soliste firmate dall’uno e travagliate apparizioni dell’altra. Il tempo passa, dicevamo, e obbliga l’artista a restargli a fianco con la stessa capacità di cambiamento che il tempo stesso applica alle stagioni che si susseguono. Da qui l’attesa del miracolo, un evento che ben raramente si presenta quando i musicisti calcano le scene da decenni. I due atti che compongono la nuova opera divisa in sette ‘cantici’, purtroppo non contengono segnali che tale miracolo sia accaduto.

Ciò che più delude é la ripetitività di un canone sonoro oramai usato in tutte le sue sfumature, é l’approccio ‘demodé’, nel senso della modalità, ad un argomento che si poteva esprimere musicalmente in modo realmente innovativo. Il miscuglio musicale permeato di world music, tribalità, venti dell’Asia e dell’Oriente, canti e canzoni proposte in loop con la medesima struttura per tutta la durata del disco. Le due voci, le stesse per le quali un tempo letteralmente ci si strappava le vesti, sembra abbiano perso colore, intensità e bellezza, si proprio quella a cui si accennava prima. A parer di Perry un elemento innovativo é rappresentato dall’inserimento di registrazioni della natura e dei suoi rumori, perché tutto suono. Non volendo peccare di alterigia e con il massimo e dovuto rispetto per chi ha creato dei capolavori musicali, verrebbe da chiedere al musicista australiano che ne pensa del soundscape o del field recording.
Dionysus sarà un disco che farà faville, ne siamo certi. Tutto é stato ridotto e pensato per il pubblico dell’ossimoro, quello che ama l’impatto ‘diverso, strano ma facile’ e il contenuto di questo lavoro lo è: diverso e falsamente interessante per chi non trasporta nelle proprie vene il suono dei Dead Can Dance da decenni, facile perché non dimostra il benché minimo sforzo innovativo.
C’é solo da sperare nei concerti previsti per il 26 e 27 Maggio a Milano, forse gli antichi maestri riusciranno a produrre la loro magia ancora per una volta, forse l’ultima.

DEAD CAN DANCE – DionysusPIAS Recordings out 2.11.2018

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<![CDATA[L’impercettibile profondità dell’esistenza ]]>

Tornano gli incontri padovani della rassegna Strategie Oblique in quel del Neo a Padova. Per gli appuntamenti autunnali e invernali Giuliana Placanica, curatrice artistica della rassegna, ha già programmato una serie di nomi chiave, sound artists che contribuiscono a mantenere attiva la scena italiana dedicata alla ricerca indipendente in area elettronica. Tra questi anche Daniele Bogon in arte Alley con il quale abbiamo scambiato questa interessante chiaccherata prima del suo intenso liveset.

Io partirei dal frame video che subito si nota sulla tua pagina ufficiale Facebook. Un’immagine che dice molte cose. Dopo aver spiegato cos’é – per chi magari non l’ha mai vista – vorresti descriverci ciò che sembra esprimere, ovvero l’essenza dell’immobile mobilità nella quale agisci.

L’immagine è un estratto del teaser che anticipava l’uscita del disco; nel dettaglio, si tratta dell’isola di Vulcano (Eolie, Sicilia) ripresa dalla terra ferma in slow motion in una giornata invernale.
Nel video, vi è il contrasto tra l’immobilità dell’isola e la quasi impercettibile mobilità delle onde; può capitare di sentirsi talvolta immobili come l’isola, ma osservando bene tutto intorno a noi continua a scorrere. L’ immobile mobilità è proprio questo, è il percepire oltre le nostre sensazioni che nulla rimane esattamente fermo, nulla persiste nella forma in cui è, nemmeno noi. Quando i nostri corpi (fisico ed energetico) vanno al passo dello scorrere “immobile” di quello che ci circonda allora nulla ci sembra davvero fermo e riusciamo ad esperire un senso di completezza profondo. E quando ci riusciamo, vediamo che dietro all’unica immagine che abbiamo sempre visto ci sono altre realtà che non avevamo mai considerato.

Come mai la scelta del suono neo-classico su base ambient piuttosto di altri ben presenti nella tavolozza di colori elettronici che abitualmente popolano il nostro ascolto.

Da un lato troviamo il fascino che la musica ambient ha sempre avuto su di me. Ho un profondo rispetto per quel tipo di sonorità, oserei dire un approccio sacro nel trattare determinate frequenze. Sono suoni che a mio avviso hanno più di un elemento di connessione con una dimensione “altra”, più profonda ed elevata.
Dall’altro lato c’è una componente di bellezza ed eleganza che ritrovo nel neo-classicismo musicale con il suono del pianoforte e degli archi che rieduca il nostro orecchio al bello e trovo che sia una pratica molto importante che ha effetti su diversi aspetti della nostra esistenza.

Cosa serbi tra le tue note, reale malessere ammorbito dalla lentezza ondivaga del suono o il classico e romantico (e pronunciamolo senza timore alcuno questo vocabolo) spleen.

Forse entrambe le cose, non saprei dirti con esattezza. Quello che posso dirti è che sicuramente nella fase di scrittura di un brano, il mio “sistema” (ovvero l’insieme di tutto ciò che in qualche modo mi definisce) agisce e reagisce verso il suono e il brano al quale sto lavorando e viceversa.
Credo anche che quello che c’è tra le mie note (e quindi anche i silenzi) non sia nascosto, ma al contrario rivelato. È una sostanza che arriva all’ascoltatore, bypassa i 5 sensi e crea risonanza con il suo essere, così come arriva a me nel momento in cui scrivo un brano o disegno un suono. Se vogliamo è il trasferimento di un’esperienza: prima arriva a me e poi a chi ascolta.

17 é il titolo del tuo primo album licenziato per Niafunken / New Model Label. Approfondiamo con calma, grazie.

17 è il numero della mia vita (nel vero senso della parola, è il giorno del mio compleanno!). Scherzi a parte, è un numero che ha sempre segnato le esperienze significative della mia vita. Al di là del significato simbolico del numero (di cui potremmo parlarne per ore), mi piaceva l’idea di dare un titolo che fosse prima di tutto un simbolo, che andasse oltre le lingue parlate e comunicasse in modo diretto e su diversi livelli. Non mi sono mai chiesto se andasse pronunciato in italiano, inglese o altro, è sempre stato un simbolo, fin da subito.

Fin dalla copertina che raffigura un grosso masso, forse un meteorite, si percepisce come una sorta di materialità legata all’essenza, profondità e al contempo spazialità del suono. Parliamone.

La pietra è un’immagine diretta, arriva subito, lascia poco scampo, forse spiazza anche un po’, mi piace molto; è estremamente materica, mi riporta alla base, alle origini, ad un punto zero. Allo stesso tempo è anche un ponte simbolico perché contiene gli stessi elementi chimici del corpo umano ma anche dei pianeti, delle stelle e dei corpi celesti. È la base, è il primo piano di esistenza, è struttura, è sostegno. Trovo che l’artwork esprima pienamente l’essenza di questo disco, essendo la sintesi perfetta tra la matericità della pietra così solida, pesante e concreta e il suo sfondo, una campitura cerulea che la porta ad un livello di astrazione metafisica. Tutto questo si ritrova nei brani dove l’elettronica più sofisticata abbraccia i suoni più concreti degli strumenti acustici.

Esiste un link (forse io amo pensare esista) tra lo splendido “noise” creato dalla tua band, i White Mega Giant, e la calma trasognata o finta tale che diffondi nel tuo lavoro

Musicalmente parlando non direi, non così evidente. Sicuramente rimane la radice strumentale ma in 17 trova un’altra soluzione. Anche nell’uso dei sintetizzatori (forse unico vero link se consideriamo lo strumento in sé) c’è stato un approccio differente fin dall’inizio della stesura del disco.

Non solo suono, mi verrebbe da dire guardando i visuals che ti accompagnano nel live. Sembra siano suddivisi in categorie: linguaggio e pensiero, insetti, animali, esseri umani, numeri, il tutto raffigurato con uno stile ben definito che profuma di grafica fine ottocentesca. Sveliamo il lato visivo di Alley.

L’aspetto visivo è importante tanto quanto quello sonoro. Per me le due cose vanno di pari passo, devono incontrarsi fino a fondersi in una cosa unica.
Riceviamo tantissime informazioni attraverso gli occhi e le orecchie, molte più di quelle che non pensiamo.
La divisione in categorie che hai notato è corretta. Il concetto che sta alla base del lavoro grafico è la rappresentazione di come ogni cosa sia interconnessa, dal minerale all’assoluto.
I visuals raccontano questa storia con il linguaggio delle stampe dal sapore vittoriano, un sapore curioso, scientifico, indagatore e a volte macabro. Questo mondo fatto di stampe antiche, viene vivificato attraverso l’uso di sfondi e texture digitali; in un certo senso è la stessa cosa che avviene con la musica, solo in chiave visiva.
La grafica nasce dal lavoro della designer Valeria Salvo, che ha saputo perfettamente tradurre in immagini le idee che volevo esprimere.

So che operi anche con altre realtà artistiche. Parlacene.

Si, recentemente ho avuto il piacere di collaborare con il Collettivo Flock, un’esperienza davvero bella sia dal punto di vista artistico che umano. Abbiamo realizzato l’opera ambientale “Osmosi”, un’installazione che ha preso vita all’interno dell’evento da loro organizzato “Discontinuo – an open studio” a Barcellona P.G. (ME).
Il confronto con artisti che lavorano in ambiti diversi è coinvolgente ed è un’occasione mettersi alla prova.
Inoltre, un’installazione ambientale rende ancora più evidente come il suono e l’aspetto visivo messi insieme possano creare un’esperienza profonda per chi la vive.
Oggi ci sono moltissimi strumenti per creare queste forme d’arte; è una materia che mi affascina molto e credo possa essere terreno fertile per le mie prossime sperimentazioni.

Cosa vuoi condividere durante i tuoi, per altro coinvolgenti, liveset

Ti ringrazio del “coinvolgenti” lo prendo come un bellissimo complimento. L’idea è proprio quella di portare il pubblico in uno stato diverso, una dimensione diversa fatta di intuizione, ispirazione e informazione; un tuffo nell’assoluto. O almeno, mi piace pensare sia così.

Domanda ‘intima’: cosa nasconde Alley tra le pieghe del suo suono, un segreto, qualcosa che vorrebbe dire ma é troppo pudico per farlo?

Permettimi di rispondere con una frase presente nei visuals del mio live: nell’impercettibilità dell’esistenza si manifesta l’anima.

Cosa vorrai fare e vedere e creare nella tua corsa verso il domani

Nessuna corsa verso il domani ma un percorso fatto di ascolti, in tutti i sensi.

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<![CDATA[Spring Street Insomnia 17]]>

Ritorna su Radio Sherwood:

SPRING STREET INSOMNIA una trasmissione  che spazia dai pezzi classici fino ad arrivare all’avanguardia della musica indipendente ed alternativa. Direttamente dallo studio ”My Living-Room” in Spring Street a New York City. By Marco Dianese aka MD-BEAR 

Buon Ascolto!

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Playlist:

1 - The Psychedelic Furs - Love My Way

2 - No Honey From These - Dreams

3 - Profligate - Black Plate

4 - Steve Hauschildt - Syncope (ft. GABI)

5 - Simian Mobile Disco - Hey Sister (feat. Deep Throat Choir)

6 - Barratt - 1983

7 - Autarkic - Realistic Guru

8 - Shkoon - Ala Moj Al Bahr (Goldcap Remix)

9 - Andy Rantzen - Will I Dream?

10  Solid Space - Destination Moon

11 - Joy Division - Isolation

12 - Japan - All Tomorrow's Parties (7'' version)

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<![CDATA[ReadBabyRead_405_A_Fragomeni_10]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).

I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #405 del 27 settembre 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(10a e ultima parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
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äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Canzone [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Il Pensieroso
Markus Hinterh
äuserSonata No. 6 [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Angélus! Prière Aux Anges Gardiens
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Sursum Corda
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #1
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #2
Markus Hinterh
äuserSonata No. 5 [Galina Ustvolskaya]

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Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).

I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #404 del 20 settembre 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(9a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
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, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
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Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Canzone [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Il Pensieroso
Markus Hinterh
äuserSonata No. 6 [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Angélus! Prière Aux Anges Gardiens
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Sursum Corda
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #1
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #2
Markus Hinterh
äuserSonata No. 5 [Galina Ustvolskaya]

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
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Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).

I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #403 del 13 settembre 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(8a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Canzone [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Il Pensieroso
Markus Hinterh
äuserSonata No. 6 [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Angélus! Prière Aux Anges Gardiens
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Sursum Corda
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #1
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #2
Markus Hinterh
äuserSonata No. 5 [Galina Ustvolskaya]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_402_A_Fragomeni_7]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).

I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #402 del 6 settembre 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(7a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
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, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
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, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
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äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Canzone [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Il Pensieroso
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Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Angélus! Prière Aux Anges Gardiens
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Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).

I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #401 del 30 agosto 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(6a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.

Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Canzone [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Il Pensieroso
Markus Hinterh
äuserSonata No. 6 [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Angélus! Prière Aux Anges Gardiens
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Sursum Corda
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #1
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 3: Aux Cypres De La Villa D'Este #2
Markus Hinterh
äuserSonata No. 5 [Galina Ustvolskaya]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_400_A_Fragomeni_5]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).
I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #400 del 23 agosto 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(5a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]

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<![CDATA[Plundering The Ancient World (english version)]]>

Translation by Giulia Baldi ( VAI ALLA VERSIONE IN ITALIANO 

Meeting a looter of the ancient world is something that helps understanding this modern one. These looters’ behaviour does not contain violence or abuse, they are idealists armed with high sensitivity microphones, the same sensitivity they spread on the grooves where the sound is sown. Enrico Coniglio is one of these warriors, inoffensive yet dangerously able to alienate and perturb those who come in contact with the work they produce. One of the greatest Italian exponents of soundscaping, master of sound alternation that allows listening experiences soaked with opposed materiality, linked to the apparent inconsistency of the recorded sound as well as to the ethereal sweetness of the just faint melody. This is a chat that we had a few months ago, on the occasion of his live performance within the festival Oblique Strategies curated by Giuliana Placanica at the Fusion Art Center / Neo of Padua, an event dedicated to border-line sound - which will resume in the fall.

AREAVIRUS-Topofonie Vol. 1 year 2007, Open to the Sea - together with Matteo Uggeri - year 2018. What happened in this long period of time, which have been the changes, even the mental ones, and what have you left behind.

There have been lucky moments, alternated with moments of uncertainty. When I started, at the beginning of 2000, everything seemed easier, there was a lot of enthusiasm and attention. Above all, there wasn’t all this buzz on social media and as musicians we worked in a perhaps less shrewd but more sincere way. I don’t like how the world has changed in these eleven years. Today I have less hope in the future in general, but also less expectations, less performance anxiety. I have realised that at some point we must give up a little. To renounce does not necessarily mean to fail, at some point things happen, yet it takes a lot of patience.

Enrico Coniglio has two souls: the intimist and introspective, linked to the musical thought that reflects the silent elegance of electroacoustic classicism, and a cooler and lucid soul that dwells in his across-the-border sounds. How can you combine the two things.

Fact is that I probably can not conjugate them at all. Both exist and find synthesis in the inconsistency that distinguishes me. If I look back I see a path heavily marked by digressions, some more serious, others in the area of pure amusement. In any case, over the years I have played with giving different names to these different inclinations. Some projects, especially collaborative projects, have worked well (Lemures, My Home, Sinking, Herion ...).

What’s the mission of a researcher who deals with soundscaping.

The object of my research is to understand how the territory and its soundscape transform, what happens to the local identities and their hypothetical "soundmarks" and whether it is useful or not to preserve them. I realised that some answers can be found by addressing the issue through my personal investigation of the marginal areas, those areas of transition and therefore of contamination between the tiles that ideally compose the landscapes of our inhabited areas. It is a research topic that I am pursuing in an underground, almost elusive way, and that I have been able to explore above all thanks to some beautiful artistic residency. For me, the sound remains a very powerful mean to re-invent reality and my aesthetic is mainly that of exploring its immanent possibilities.

"Soundscape" is a recurrent word that is occupying more and more space in the articles or discussions related to the research around sound. What lies behind this.

The idea of soundscape as "environment of sounds", by Raymond Murray Schafer, to tell the truth, has always seemed reductive to me. Personally, over the years I have embraced this definition: the soundscape is a topophonic aspect of the landscape, where the landscape is a "complex system of ecosystems", the result of the transformation processes resulting from the interaction between anthropic and natural actions. In my opinion, this approach, with its ecologic imprint, postulates a very simple concept: the soundscape is a dynamic system and one made of contamination. Naive is the idea of making it a temple for the nostalgia of a past that is destined not to return.

We were talking about the two souls that lie in your compositions. Thinking well about it, however, I believe that the one prevailing is that of the writer who tells an exciting story and does so with the noise of the world around him. All it takes is listening to that part of your work created exclusively through field recording.

You are right, in my composition the narrative aspect prevails; it is something innate that is inside me. It must be said that sound exists by itself around us, capturing it and operating on it is a poetic action that builds meaning. Registering and uploading hundreds of field recordings to web archives, be they travel logs or sound maps, seems to me to be an entirely meaningless, naive and redundant operation ... which is why I no longer recognize myself in the philosophy which sees in the simple act of recording a creative action in itself. With sound we have to build something, otherwise it risks to remain inert material, which generates nothing.

A question that I often ask to the sound artist who deals with the aesthetics of the soundscape concerns his belonging or not to a world that, seen from the outside, seems to be little tied to a widespread reality even if, as absurd as it may sound, it essentially deals exactly with it. It seems to exists something like a transparent barrier that filters passion, making the approach to this discipline very 'cathedratic'. What's your thought about it?

The problem is, more broadly, of that electronic music that someone has baptized as 'high culture' - that barrier has always been in place, because that sound is not accessible to most people, and because its proponents have always wanted to maintain an aura of mysticism, barricading themselves behind an impenetrable shield under which to hide some kind of alchemical secrets. I am of the opinion that electronic music should be taken less seriously and, if possible, un-veiled. Esotericism has led to nothing, if not to alienating the public.

The collaboration with Leandro Pisano - among the many things, founder and artistic director of Interferenze festival - led to the creation of Netlabel Galaverna. What are the purposes of this digital label and what does Enrico Coniglio think of the freely distributed sound – does it continue to keep intact its primary thrust or has something changed?

Leandro and I created Galaverna when the scene of netlabelism was already very populated and the labels that were printing records were in full crisis, because sales had started decreasing more and more, let's face it. The label was born as a sister company of Laverna, as a platform on which to distribute the works of sound artists personally involved in the research around the contemporary soundscape. To answer your question, the statistics of our site say it all - today we see a lot of streamings and a few downloads. Perhaps the new netlabels are ‘cassette-type labels’ – with reduced production costs, prices that are consequently accessible, on a definitely imperfect support but which remains very hot nevertheless. It is not only retro-mania, the cassette is the prodrome of the piracy, when it was dubbed, it was duplicated, it was also recorded from the radio or from the TV ... Many netlabels have closed their doors, with Galaverna we resist even if it’s a bit slow. We have a nice catalog and the positive feedback still gets in.

A question that is particularly close to my heart concerns the relationship between your sound and the city that has always hosted it, Venice.

Venice is a city devoured by the mono-culture tourism, which is suffering the effects recorded in all other Italian historical city-centers, neither more nor less. The city is collapsing, it’s a process triggered a long time ago, unavoidable and hence catastrophic. I'm sorry, I've already said that I'm a pessimist, so I do not see any possibility of salvation. I try to depict Venice in a non-nostalgic way, so not to give up on a clear vision of the tragicity of the present. Then I don’t know if I succeed in this, because romance, as a personal sensitivity to re-invent the world, is fixed in my DNA. There was a graffiti on a wall that said: "Venice is sinking" ... hopefully, it’s going to be soon.

"The great parade of hostile winds" is the title of your latest live work, presented so far in Moscow and in Padua, at the "Oblique Strategies" festival. Tell Us About It.

This work is the starting point for a new way of presenting myself live, based on a few sound devices with which I can interact in a more concentrated and immediate way. The live develops starting from the generation of very high frequencies, similar to tinnitus, barely intelligible by the human ear and characterized by a sharp sound, which is progressively reinforced by the beats produced by the frequency modulation resulting from layering the pulses through a loop machine. As the log goes down, the set becomes more complex and creates a texture of drones with an environmental imprint. The purpose is to explore the interstitial sound of the matter, produced by the friction of acoustic frequencies whose overlap reveals hidden sounds. The title was suggested by Diego Chersicola.

Two words on the Russian gig cannot be left out.

The audience at the DOM Cultural Center in Moscow, where I played with Giulio Aldinucci thanks to the VIVA ITALIA project by the brilliant Dmitry Vasilyev, was very affectionate; as it was at the NEO in Padua - which does not happen often, especially here in Italy. Many handshakes, chats and a few records sold. It’s been a pleasure. I think the Russian audience likes dark(ish) sounds, they are northern people in fact. It’s been an incredible experience overall, walking around the forest still covered in snow, while Dmitry was drilling the beech trunks with the battery-operated drill to collect their juice through a drip infusion. Color note: Giulio almost stepped on a viper that had just came out of its winter hibernation… we’ve been lucky.

Let's go back to your compositions, such as the inputs that create them.

Listening to music made by others - I'm thinking about those records you'd like to have done yourself. I can not stand those who say they do not have time to listen to the music of others. The ideas then come from everywhere. I think it's especially important to think long before turning on the computer, press play on the recorder or put your hands on an instrument keyboard.

What do the stars read in your future?

Under the gaze of indifferent and distant stars: several projects with Nicola Di Croce, with whom we recently signed the sound design of the Venice Pavilion for the 2018 Biennale; a new record in the mixing phase with the tireless Matteo Uggeri and the idea of a return of Lemures, I throw it there so Giovanni cannot pull back ...

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<![CDATA[Ciao Claudio]]>

CLAUDIO LOLLI

«Potrò mai ringraziarvi
compagni sconosciuti
disponibili sempre
ad offrire amore e vino
sperduti in questo mondo
non a grandezza d’uomo
e nemmeno di donna
e neanche di bambino
provincia di una vita
che dovrà pur finire.
Potrò mai ringraziarvi
compagni a venire».

Potremmo mai ringraziarti Claudio, per tutte le emozioni che ci hai dato e che continuerai a darci...

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<![CDATA[ReadBabyRead_399_A_Fragomeni_4]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).
I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #399 del 16 agosto 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
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, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
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, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]

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info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_398_A_Fragomeni_3]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).
I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #398 del 9 agosto 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]

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<![CDATA[ReadBabyRead_397_A_Fragomeni_2]]>

Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).
I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #397 del 2 agosto 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
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 ( GO TO THE ENGLISH VERSION

Incontrare un saccheggiatore del mondo antico è cosa che aiuta a capire quello moderno. Il loro agire non contiene violenza o sopruso, sono idealisti armati di microfoni ad alta sensibilità, la stessa che spargono lungo i solchi sui quali viene seminato il suono.
Enrico Coniglio è uno di questi gerriglieri inoffensivi ma pericolosamente capaci di estraniare e sconvolgere chi viene a contatto con i lavori che producono. Uno dei massimi esponenti italiani del soundscaping, maestro dell’alternanza sonora che permette ascolti intrisi di opposte materialità, legate all’apparente inconsistenza del suono registrato così come all’eterea dolcezza della melodia appena accennata.
Una chiaccherata questa, avvenuta qualche mese addietro in occasione della sua performance live all’interno della rassegna Strategie Oblique curata da Giuliana Placanica presso il Fusion Art Centre/Neo di Padova, rassegna dedicata ai suoni di confine che riprenderà in autunno.

AREAVIRUS-Topofonie Vol. 1 anno 2007, Open to the Sea – assieme a Matteo Uggeri - anno 2018, cosa è successo in questo lungo lasso di tempo, quali i cambiamenti anche mentali e cosa ti sei lasciato alle spalle.

Ci sono stati momenti fortunati, alternati a momenti di incertezza. Quando ho iniziato, agli inizi del 2000, sembrava tutto più facile, c’era molto entusiasmo e attenzione. Soprattutto non c’era tutto questo buzz continuo sui social e noi musicisti lavoravamo in modo forse meno smaliziato, ma più sincero. Non mi piace come è cambiato il mondo in questi undici anni. Oggi ho meno speranza nel futuro in generale, ma anche meno attese, meno ansia da prestazione. Ho capito che a un certo punto bisogna un po’ arrendersi. Rinunciare non significa per forza fallire, poi le cose succedono, ma ci vuole tanta pazienza.

Enrico Coniglio possiede due anime: l’intimista e introspettiva, legata al pensiero musicale che rispecchia l’eleganza silenziosa del classicismo elettroacustico e un’anima più fredda e lucida che alberga nelle sue sonorità di oltre confine. Come riesci a coniugare le due cose.

Il fatto è che probabilmente non riesco a coniugarle affatto. Esistono entrambe e trovano sintesi nell’incoerenza che mi contraddistingue. Se guardo indietro vedo un percorso pesantemente segnato dalle divagazioni, alcune più seriose, altre nell’alveo del divertissement. In ogni caso negli anni ho giocato a dare nomi diversi a queste diverse inclinazioni. Alcuni progetti, soprattutto quelli collaborativi, hanno funzionato bene (Lemures, My Home, Sinking, Herion…).

Qual’é la missione di un ricercatore che si occupa di soundscaping

L’oggetto della mia ricerca resta quello di capire come si trasforma il territorio e il suo paesaggio sonoro, che fine fanno le identità locali e le loro ipotetiche “soundmark” e se sia utile o meno preservarle. Ho capito che qualche risposta la posso trovare affrontando la questione attraverso la mia personale indagine sulle aree a margine, quelle zone di transizione e dunque di contaminazione tra le tessere che compongono idealmente i paesaggi delle nostre aree abitate . E’ un tema di ricerca che sto portando avanti in modo sotterraneo, quasi elusivo, e che ho potuto esplorare soprattutto grazie a qualche bella residenza artistica (vedi articolo su gli Stati Generali). Resta il fatto che per me il suono resta un mezzo potentissimo per re-inventare la realtà e la mia estetica è principalmente quella di esplorarne le possibilità immanenti.

“Paesaggio sonoro”, due parole ricorrenti che stanno occupando sempre più spazio negli articoli o nelle discussioni legate al suono di ricerca. Cosa si cela dietro questo binomio.

L’idea di paesaggio sonoro quale “ambiente dei suoni” di Raymond Murray Schafer, per la verità, mi è sempre sembrata riduttiva. Da parte mia negli anni ho sposato questa definizione: il paesaggio sonoro è un aspetto topofonico del paesaggio, dove il paesaggio è un “sistema complesso di ecosistemi”, frutto dei processi di trasformazione derivanti dall’interazione tra azioni antropiche e naturali. Questo approccio, di stampo ecologista, secondo me postula un concetto molto semplice: il paesaggio sonoro è sistema dinamico e di contaminazione. Ingenua è l’idea di farne un tempio per la nostalgia di un passato che è destinato a non tornare.

Si parlava prima delle due anime che albergano nelle tue composizioni. Pensandoci bene però credo che a prevalere sia quella dello scrittore che racconta un’appassionante storia e lo fa con il rumore del mondo che lo circonda. Basta ascoltare i tuoi lavori realizzati esclusivamente mediante il field recording.

Hai ragione, nelle mie composizione prevale l’aspetto narrativo, è qualcosa di innato che c’è dentro di me. Va detto che il suono esiste di per sé intorno a noi, catturarlo e operare su di esso è un’azione poetica che costruisce significato. Registrare e caricare centinaia di field recordings su archivi web, siano essi diari di viaggio o mappe sonore, mi pare invece un’operazione del tutto priva di senso, ingenua e ridondante… per questo non mi riconosco più nella filosofia che vede nel semplice atto della registrazione un’azione creativa in sé. Con il suono dobbiamo costruire qualcosa, sennò rischia di restare materiale inerte, che non genera nulla.

Una domanda che sovente pongo al sound artist che si occupa di estetica del paesaggio sonoro riguarda la sua appartenenza o meno ad un mondo che, visto da fuori, sembra poco legato ad una realtà diffusa, anche se per assurdo, di questa essenzialmente si occupa. Esiste come una barriera trasparente che filtra la passionalità rendendo assai ‘cattedratico’ l’approccio a questa disciplina. Qual’è il tuo pensiero a riguardo.

Il problema è in generale della musica elettronica che qualcuno ha battezzato ‘colta’: la barriera c’è sempre stata perché quel suono è poco accessibile ai più e perché i suoi fautori hanno sempre voluto mantenere un’aura di misticismo, barricandosi dietro uno scudo impenetrabile sotto il quale celare chissà quali segreti alchemici. Io sono dell’opinione che la musica elettronica vada presa meno sul serio e se possibile s-velata. L’esoterismo non ha portato a nulla, se non ad allontanare il pubblico.

Quella con Leandro Pisano – tra le mille cose, anche fondatore e direttore artistico del festival Interferenze – è una collaborazione che vi ha portato alla realizzazione della Netlabel Galaverna. Quali sono i propositi di questa etichetta digitale e cosa ne pensa Enrico Coniglio del suono gratuitamente distribuito, continua a mantenere intatta la sua spinta primaria o qualcosa é cambiato.

Io e Leandro abbiamo creato Galaverna quando la scena del netlabelism era già molto popolata e le label che stampavano erano in piena crisi, perché si cominciava a vendere sempre meno, diciamocelo. L’etichetta è nata come consorella di Laverna, come piattaforma su cui distribuire i lavori di soundartist impegnati personalmente sulla questione intorno al paesaggio sonoro contemporaneo. Per rispondere alla tua domanda, lo dicono le statistiche del nostro sito: oggi molto streaming e pochi downloads. Forse le nuove netlabel sono le cassette-label: ridotti costi di produzione, prezzi di conseguenza accessibili, su un supporto decisamente imperfetto ma che resta caldissimo. Non è solo retro-mania, la cassetta rappresenta il prodromo del pirataggio, quando si riversava, si duplicava, si registrava anche dalla radio o dalla Tv…
Molte netlabel hanno chiuso i battenti, con Galaverna resistiamo anche se un po’ a rilento. Abbiamo un bel catalogo e i riscontri positivi comunque arrivano.

Una domanda che mi sta particolarmente a cuore riguarda il rapporto tra il tuo suono e la città che da sempre lo ospita, Venezia.

Venezia è una città divorata dalla mono-cultura turistica, che sta subendo gli effetti che si registrano in tutti i centri storici italiani, né più né meno. La città è al collasso, è un processo innescato molto tempo fa, ineludibile e per questo catastrofico. Mi spiace, ho già detto che sono pessimista, per cui non vedo alcuna possibilità di salvezza. Provo a raccontare una Venezia in chiave non-nostalgica, per non rinunciare ad una visione lucida della tragicità del presente. Poi non so se ci riesco perché il romanticismo, come sensibilità personale di inventare il mondo, è fissato nel mio DNA. C’era una scritta su un muro che diceva: “Venice is sinking”… speriamo presto.

"The gran parade of hostile winds" è il titolo del tuo ultimo lavoro live presentato per ora a Mosca e a Padova all’interno della rassegna “Strategie Oblique”. Parlacene.

Questo lavoro è il punto di partenza per un nuovo modo di presentarmi dal vivo, basato su pochi dispositivi sonori con i quali riesco ad interagire in modo più concentrato e immediato. Il live si sviluppa partendo dalla generazione di frequenze molto alte, simili ad acufeni, appena intellegibili dall'orecchio umano e caratterizzate da un suono tagliente, progressivamente rinforzate dai battimenti prodotti dalla modulazione di frequenza dovuti alla layerizzazione degli impulsi tramite una loop machine. Mano mano che si scende di registro il set si complessifica fino a creare una tessitura di droni di stampo ambientale. Il proposito è quello di esplorare il suono interstiziale della materia, prodotto dalla frizione di frequenze acustiche la cui sovrapposizione fa emergere sonorità nascoste. Il titolo è stato suggerito da Diego Chersicola.

Due parole sulla data russa non possono mancare.

Il pubblico presente al centro del Cultural Centre DOM a Mosca, in cui ho suonato in compagnia di Giulio Aldinucci grazie al progetto VIVA ITALIA del geniale Dmitry Vasilyev, è stato molto affettuoso . Così come al NEO a Padova, cosa che non accade di sovente, specialmente qui in Italia. Molte strette di mano, chiacchiere e qualche disco venduto. Fa piacere. Al pubblico russo secondo me piacciono i suoni dalle tonalità scure, è gente del nord in fondo. Un’esperienza incredibile andarsene a spasso per la foresta ancora innevata, mentre Dmitry fora col trapano a batterie i tronchi dei faggi per raccoglierne il succo attraverso un deflussore per flebo. Nota di colore: per poco Giulio calpesta una vipera appena destata dal letargo invernale. Ci è andata bene.

Torniamo alle tue composizioni, quali gli input che le creano.

Ascoltare musica fatta dagli altri, sto pensando a quei dischi che vorresti avere fatto tu. Non sopporto chi dice di non aver tempo per ascoltare la musica degli altri. Gli spunti poi arrivano da ovunque. Credo sia soprattutto importante pensare molto prima di accendere il computer, premere play sul registratore o mettere le mani sulla tastiera di uno strumento.

Cosa leggono le stelle nel tuo futuro?

Sotto lo sguardo di stelle indifferenti e lontane: diversi progetti con Nicola Di Croce, con cui da poco abbiamo firmato il sound design del Padiglione Venezia per la Biennale 2018; un nuovo disco in fase di mixaggio con l’instancabile Matteo Uggeri e l’idea di un ritorno di Lemures, la butto là così Giovanni non si può tirare indietro…

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Il racconto di un uomo da molti anni in cura per disturbi mentali, che affronta il tabù della malattia psichiatrica e il suo intrecciarsi con i piccoli aspetti della vita quotidiana. È “Dettagli inutili" di Alberto Fragomeni (Edizioni alphabeta Verlag).
I farmaci. Il desiderio di una sigaretta. Le relazioni timide con i medici e con gli altri pazienti. I piccoli gesti. Sembrano dettagli inutili: sono la quotidianità. Frazionata, vivisezionata, nello sforzo di aggiungere un tassello in più nel cammino verso la normalità. Con la prefazione di Massimo Cirri, l’autore racconta i disturbi psichiatrici con ironia, distacco e con un’intelligenza disarmante.  Confermando ciò che la medicina sa: che la scrittura è via di guarigione. Terapia per conoscere se stessi, per esplorare i propri limiti, e per averne cura, persino. Parola per dissacrare, per esaltare, per informare. E per liberare da molti tabù.


ReadBabyRead #396 del 26 luglio 2018


Alberto Fragomeni
Dettagli inutili

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


- io sono schizoaffettivo, e tu?
- borderline.
- sei mai stata in spdc?
- sì.
- e ti hanno legata?
- no.
- a me si... 

esiste una retorica della malattia mentale.
e i primi a cascarci sono i malati mentali stessi: anche se in genere non hanno idea di cosa significhi esattamente la propria diagnosi, alcuni di essi finiscono infatti per andarne orgogliosissimi: rappresenta per loro una sorta di superpotere, una seconda personalità dotata di energia e volontà illimitate, qualcosa che li rende sfaccettati, misteriosi, preziosi, speciali, o comunque degni di essere studiati e analizzati da tutti quegli educatori, infermieri, psicologi, medici che si affannano tanto intorno al loro caso.


Un diario della sofferenza

La malattia mentale non smorza la percezione del dolore e non annulla l’inclinazione allo studio, alla ricerca, alla lettura di testi anche complessi. Lo racconta Alberto Fragomeni nel suo libro "Dettagli inutili". Un lucido resoconto di esperienze possibili grazie alla riforma della psichiatria italiana. Per superare i pregiudizi.  

La legge 180 ha radicalmente cambiata, nel 1978, la ragione d’essere pratica, e anche teorica, della psichiatria italiana, cancellandone le intollerabili modalità di realizzazione, e rendendola la migliore delle psichiatrie possibili; ma ancora oggi non sempre, e non in ogni regione, le modalità concrete di fare psichiatria corrispondono ai grandi ideali scientifici, etici e umani, che animano la legge di riforma, e questo in particolare nel contesto dei servizi ospedalieri di psichiatria. Ci sono servizi nei quali le porte sono chiuse, e nei quali la dilagante somministrazione psicofarmacologica non si accompagna a strategie psicoterapeutiche e socioterapeutiche; e ci sono servizi nei quali la contenzione, questa violenza che ogni psichiatria degna di questo nome rifiuta, continua a essere attuata. Sono nondimeno comportamenti, questi, che non mancano, e sono forse frequenti, anche in quelle strutture che si possono chiamare, almeno indiziariamente, comunitarie.

Come si correlano con queste mie considerazioni generali le esperienze di Alberto Fragomeni, l’autore di “Dettagli inutili”, che è il doloroso splendido diario della sua sofferenza psichica rivissuta nel corso degli anni con coraggio, e con passione? Sono esperienze vissute in un dialogo senza fine con il dolore, con la depressione, con il male di vivere, con il male oscuro, con la maniacalità, e con una cura non sempre capace di ascolto e di comprensione; e sono esperienze descritte con un linguaggio di una bellezza e di una ricchezza emozionale, di una chiarezza e di una leggerezza, semplicemente straordinarie.

Sono esperienze che noi leggiamo con stupore nel cuore: affascinati dall’intensità e dalla profondità delle riflessioni, e delle risonanze interiori, e dalla resistenza ferma e ardente alle influenze dolorose della malattia, e delle modalità di comportamento talora fredde e impazienti da parte di medici e di infermieri. Sono esperienze che testimoniano della sensibilità e della dimensione umana della sofferenza, anche quando questa è acuta e profonda, straziante talora e alienante, e che dimostrano la grande radicale importanza della relazione, dell’essere in dialogo, nell’articolazione della cura in psichiatria. Sono esperienze che solo chi ne abbia a soffrire conosce fino in fondo, e riesce a descrivere nella sua palpitante verità psicologica e umana; consentendo alla psichiatria di avvicinarsi al cuore della sofferenza: altrimenti irraggiungibile.

Sono esperienze espresse con un linguaggio di grande chiarezza, e di non comune pregnanza emozionale, che consente ad Alberto Fragomeni di farci conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, i suoi modi di rivivere la sofferenza e le sue doti di intuizione e di riflessione, la sua capacità di de-limitare l’influenza della malattia e di mantenere in ogni momento la coscienza acuta del suo malessere. La malattia, le accensioni brucianti della malattia, non spengono mai la percezione acuta del senso della sofferenza, e non lacerano, e nemmeno incrinano, la inclinazione allo studio e alla ricerca, alla lettura e alla rilettura di grandi e complessi testi di filosofia. Leggiamo stupefatti che egli si avvicina a libri fra i più complessi della filosofia moderna, come sono quelli di Karl Jaspers e di Martin Heidegger, con passione e con entusiasmo; e questo nonostante che da molti anni ormai la sua vita si svolga in un appartamento protetto: così è chiamata la struttura comunitaria in cui vive. La storia della sua vita si svolge senza che mai si manifestino comportamenti incrinati da aggressività, e invece sempre sigillati da una rara gentilezza. Nemmeno mai vengono meno la comprensione e l’accoglienza del modo di vivere delle pazienti e dei pazienti con cui Alberto Fragomeni si incontra.

Sono esperienze le sue, che solo la legge di riforma della psichiatria italiana ha reso possibili nel contesto di quella che è stata la chiusura dei manicomi nei quali, come si sa, la dignità della sofferenza psichica veniva radicalmente negata, e lacerata. Questo libro, sulla scia di straordinarie capacità espressive, testimonia della ricchezza umana e della gentilezza d’animo che si accompagnano alla malattia in psichiatria, e della rivoluzione alla quale è giunta in essa la cura non più irrigidita, e pietrificata, nei soli binari della farmacoterapia, ma allargata a modelli psicoterapeutici e socioterapeutici. Sono cose che tutti conosciamo, e cerchiamo di fare, ma che Alberto Fragomeni dimostra essere necessarie in questo bellissimo libro, che tutti dovrebbero leggere, non solo psichiatri e psicologi, e che ha in sé un grande valore formativo e, anche, educativo, perché ci confronta con l’aspetto interiore della malattia e della sofferenza in psichiatria, e ci aiuta a non perdere la speranza nemmeno quando non si possa giungere alla completa risoluzione della condizione di malattia. Un libro che si comincia a leggere, e non si riesce a interrompere: affascinati dalla sua originalità, e dalla sua umanità, dalla sua tenerezza, e dalla sua sensibilità.

Un libro che ci invita a riguardare e a superare il groviglio dei pregiudizi che non consentono ancora oggi di riconoscere la dimensione psicologica e umana della sofferenza psichica, della malattia in psichiatria, ricondotta abitualmente alla sua reificazione, alla sua riduzione a esperienza senza significato, e senza valore. Sono pochi i libri che, come questo, possano essere utilmente letti e illustrati nelle scuole, anche nella scuola primaria, al fine di ridare alla malattia in psichiatria, e alla grande sofferenza che l’accompagna, la loro irrevocabile dignità, e la loro nobiltà. Seguendo modelli formativi, come questo, ci si potrebbe attendere che, sulla scia della straordinaria rivoluzione che ha portato in Italia alla restaurazione della libertà nel deserto agghiacciante dei manicomi, la follia sia considerata come una dimensione della vita alla quale ciascuno di noi possa andare incontro. Il grande respiro etico del pensiero e dell’azione di Franco Basaglia non si limiterebbe allora alla realizzazione di una psichiatria umana e gentile, ma entrerebbe a fare parte della vita delle giovani generazioni, al di là di una opinione pubblica indifferente, e non di rado ostile, alla accoglienza di ogni forma di sofferenza psichica.

di Eugenio Borgna
da L’Espresso, 25 ottobre 2017


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: La Chapelle De Guillaume Tell [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Bord D'Une Source [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 1, I-IV [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Orage [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 47 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Au Lac De Wallenstadt [Franz Liszt]
Lazar Berman
, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Venice & Naples: Gondoliera [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Sonetto 104 Del Petrarca [Franz Liszt]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 1, Switzerland: Le Mal Du Pays [Franz Liszt]
Markus Hinterh
äuserSonata No. 2, I-II [Galina Ustvolskaya]
Lazar Berman, Liszt: Années De Pèlerinage - Year 2, Italy: Après Une Lecture De Dante: Fantasia Quasi Sonata [Franz Liszt]

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<![CDATA[Il nostro tempo tornerà]]>

**«Il pubblico era colpito dall’eccesso, dalla singolarità stravagante, dall’enfasi, dall’eccessiva lunghezza di quella musica; e non riusciva a riconoscere in quelle caratteristiche i sintomi della propria decadenza e del proprio crollo. Quel pubblico ascoltava quanto appariva soltanto come una evocazione della musica austro-germanica, riepilogata in termini distorti, e tutto ciò allora veniva considerato vergognoso eclettismo» (L.Bernstein)    

**‘’il mio tempo verrà’’ (G. Mahler)

Leggo le parole di Bernstein mentre ascolto per la millesima volta questo adagio, fatico a concentrarmi tanto furiosa e abbagliante è la bellezza che ancora sa emanare. Sono avvolto dalla commozione che frena qualsiasi altra attività ma insisto nel continuare a leggere quanto il Maestro scriveva sull'opera del tormentato autore boemo. Leggo e non posso non fare un paragone, decisamente improprio lo ammetto, con quanto sta succedendo oggi nel nostro paese. Un adagio che suona come un requiem se ascoltato pensando alle nefandezze di una parte di umanità che considera 'vergognoso eclettismo' la continua celebrazione dell'intelligenza e del rispetto per la cultura, per la memoria, per l'altro qualsiasi esso sia, essere umano, nostro simile. Ascolto con mestizia questo splendido Adagio, retaggio di un pensiero che sapeva tradurre in musica il sentimento, ascolto la sua magia e mi atterrisce il sapere che tutta questa meraviglia mai potrà essere custodita dalle generazioni future, quelle che si permettono di odiare, inveire contro i più deboli, giovani menti imbottite di ignoranza pompata loro nelle teste da vigliacchi capaci solo di pensare alla sottomissione delle persone tramite il potere. Mi lascio nuovamente rapire dalle note e quella frase inizia a danzarmi davanti agli occhi. Si hai ragione Gustav, così come é giunto per te, tornerà ancora per noi così come é tornato per i nostri padri che non si sono piegati ed hanno lottato per riprendersi quella libertà che gli era stata stata strappata con inaudita violenza. Hai ragione Gustav, il nostro tempo tornerà.


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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 21 giugno 2018]]>

Puntata concomitante con il giorno della Festa della Musica, quindi con l’inizio dell’Estate e con la pausa stagionale… puntata tutta dedicata alla nuova scena ”jazz” londinese, con le virgolette a significare che siamo in presenza di un genere aperto come sa essere il jazz, che è decisamente jazz influenced, ma che, come un porta innesto, serve a sostenere molti altri suoni, ritmi, voci che lo caratterizzano come qualcosa di originale e ben localizzato - appunto nella capitale inglese - nella zona nord, nord-ovest, almeno come origine, visto che là si trovano certi studios (Fish Factory Studios) dove si è registrata molta di questa musica e dove è stata prodotta una compilation che suggerisco senz’altro (“We Out Here”, Brownswood Rec. 2018). Molti degli artisti in questione sono neri di origine afro o caraibica e più di qualche volta riecheggia nelle loro musiche qualche accenno ai problemi sociali, politici, esistenziali o emerge una certa spiritualità apparsa anche nel jazz USA qualche decennio fa e poi sparita. Grandi del passato come Sun Ra e Fela kuti, o un contemporaneo come Mulatu Astatke, fungono spesso da ispirazione, ma non sono gli unici né sono sempre presenti in una musica che è decisamente originale presentando solo qualche leggera affinità, forse più spirituale che altro, con qualcosa che si muove di là dell’Atlantico con nomi come Kamasi Washington o Christian Scott o Robert Glasper. Invece qui a Londra i gruppi più blasonati rispondono ai nomi di The Comet is Coming, Sons of Kemet, Ezra Collective, Kokoroko Afrobeat Collective e molti altri ma spuntano alcune individualità, parecchie al femminile, che lasciano sperare in un futuro ricco di sorprese e di qualità: Theon Cross (tuba), Nubya Garcia (sax/clarinetto), Moses Boyd (batteria), Camilla George (sax), Sarah Tandy (piano), Shabaka Hutchings (sax), Daniel Casimir (basso), Zara Mc Farlane (voce), Femi Koleoso (batteria), Joe Armon-Jones (piano) tanto per citarne un po’ e invogliarvi alla ricerca di loro materiale. Va citata, per finire, anche almeno un’altra etichetta importante in questo settore, la Jazz Re:freshed, o il Sofar Club, o la Boiler Room, dove si esibiscono diversi di questi artisti che vengono visti e ascoltati in tempo reale in tutto il mondo essendo il Boiler Room un club quasi virtuale, in streaming, per farla breve (ma nel podcast se ne parla). A fine puntata rientriamo in Italia con un paio di novità di DodiciLune (una della collana Fonosfere) dove ascoltiamo due voci femminili, Giulia Galliani e Paola Lorenzi, l’una alle prese con un bell’omaggio alla canadese Joni Mitchell e l’altra con un profondo tributo alla cubana Marta Valdés, due leggende del canto e della Musica in genere. Buon ascolto e, a presto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

02. opening theme/the mission – Soweto Kinch – a life in a day of B19 (dune rec) - 2006

03. black skin black masks – Shabaka Hutchings – we out here (brownswood rec) - 2018

04. start running – The Comet is Coming – death to the planet (leaf rec) - 2017

05. in memory of Samir Awad – Sons of Kemet – lest we forget what we came here to do (naim rec) - 2015

06. 40 point – Vels feat. Shabaka Hutchings –E.P. yellow ochre (total refreshment rec) - 2017

07. mami wata – Camilla George – isang (Ubuntu music)  - 2017

08. lost kingdoms – Nubya Garcia – Nubya’s 5ive (jazz re:freshed) - 2017

09. butterfly (H.Hancock/B.Maupin) – Tenderlonious’s Ruby Rushton – trudi’s songbook vol.2 (22a rec) - 2017

10. blue lotus – Dominic J. Marshall Trio – the triolithic (challenge rec) - 2016

11. ali’s mali – Waaju – E.P. Waaju live at Sofar Club (olindo rec)  - 2018

12. Juan Pablo - Ezra Collective – E.P. Juan Pablo the philosopher - 2017

13. colonial mentality (F.Kuti) – Kokoroko Afrobeat Collective – live at Sofar Club

14. candance of meroe – Theon Cross, Nubya Garcia, Moses Boyd – live at Sofar Club

15. exodus – Moses Boyd’s Exodus – live at The Boiler Room

16. goodbye pork pie hat (C. Mingus)  - Giulia Galliani Mag Collective – song for Joni (dodicilune) - 2018

17. cancion dificil (M. Valdes) – Paola Lorenzi/Pedro Mena Peraza – en la imaginacion, jazz tribute to Marta Valdes (dodicilune/fonosfere) – 2018

18. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 21 giugno 2018]]>

Buona Estate a tutti voi… e con il solstizio d’Estate arriva, oltre alla pausa stagionale, anche la Festa della Musica, invenzione del ministro francese Jack Lang, che nel 1982 l’ha ideata apposta per festeggiarlo. E allora che Festa sia anche in questa puntata! E se dev’essere festa, allegria, gioia, deve esserci Samba!!! Ma non crediate che la cosa sia intesa come lo è nel capodanno italiano, dove regna il triste e offensivo “trenino” al suono delle musiche latine! No, qui ascolteremo una lunga serie di apprezzati e prestigiosi personaggi della scena musicale brasiliana, tutti impegnati in brani che nel loro titolo abbiano la parola Samba. Sarà un giro non privo di significati se prendiamo p.es. già il primo pezzo, un’invocazione/dichiarazione al Samba (definito Alma Brasileira, anima del Brasile) o il secondo (Samba bandido) che ricorda le origini difficoltose e perseguitate del Samba e dei sambisti. E poi, sempre solo grazie ai titoli, si forma quasi una storia, che passa dalla difficoltà degli inizi, allo sviluppo nei terreiros, nei cortili (Samba no quintal) o comunque negli spazi chiusi/riservati per poi arrivare nelle strade (nosso Samba tà na rua) ma ovunque, anche in cucina (Samba na cozinha). Samba che può essere personale (Samba meu) o da condividere (Samba a dois), che può essere protesta politica/sociale (Samba de Orly, scoprirete il motivo e il titolo originario ascoltando il podcast) o può essere omaggio a qualcuno (Samba de Chico, intendendo Chico Buarque). E poi non c’è un solo modo di fare Samba, lo sentirete, e qualcuno lo spiega (receita de Samba, ricetta per un Samba) e addirittura qualcun altro, Jobim, arriva a farlo con una sola nota (samba de uma nota sò). E, se pensiamo al Carnevale, il Samba, che è la sua colonna sonora, è anche illusione (Samba da ilusao), come si dice in una famosa canzone (A Felicidade, musica di Tom Jobim, poesia di Vinicius de Moraes, per il film “Orfeo Negro”): ci si prepara un anno intero per un momento di sogno, per l’illusione di essere Re, Pirata o Giardiniere… ma “tudo se acabar a quarta feira” (ma tutto finisce il giovedì grasso). Finito il giro dei Sambas vi propongo un paio di novità prodotte da italiani, l’una di Stefano Bollani, andato a Rio per fare il suo nuovo disco “Que Bom”, con una serie incredibile di incredibili personaggi (Caetano, Jaques Morelembaum, Joao Bosco, ecc), e l’altro di Laura Taglialatela, che nel suo disco (The Glow), si cimenta con un paio di perle di Antonio Carlos Jobim. Vi ricordo il concerto di Gilberto Gil a Venezia il 16/07 (che sarà anche a Umbria Jazz con molti altri brasiliani, consultate il sito!). Buon ascolto, a presto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A.Barroso) – Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. ciéncia do samba (D. Nogueira) – Diogo Nogueira – alma brasileira (universal music oy) - 2016

03. samba bandido – Cello di Sarno – o samba bandido de Cello di Sarno - 2015

04. samba no quintal (Toninho/E.Cruz) – Nilze Carvalho – verde amarelo negro anil (rob digital) - 2014

05. nosso samba tà na rua (Alamir/Canario/Penetra/Lopes) – Beth Carvalho – nosso samba tà na rua (emi) - 2011

06. samba na cozinha (Z. Pagodinho) – Zeca Pagodinho - ser humano (universal music) - 2015

07. meu samba – Roda de Samba do Pagode dos Amigos

08. samba a dois – Mart’nalia – em samba! Ao vivo (biscoito fino) - 2014

09. samba de Orly (C.Buarque/Toquinho/Vinicius) – Eliane Elias – dance of time (concord bicycle music)- 2017

10. samba do aviao (A.C. Jobim)– Gal Costa – Gal canta Tom (bmg) - 1999

11. samba de Chico (H. de Holanda) – Hamilton de Holanda – samba de chico (biscoito fino) - 2016

12. samba de bia (A. Do E. Santo) – Arismar do Espirito Santo – roda gingante (tratore) - 2016

13. samba de mestre (M. Carrilho) – Alice Passos – voz e violao (fina flor) - 2016

14. samba de ilusao – Cristina Buarque – resgate (saci) - 1994

15. receita de samba (Joyce/P.C.Pinheiro) – Joyce – bossa duets (sony) - 2003

16. samba de uma nota sò (Jobim/vinicius) – Nara Leao – 10 anos depois (polydor) - 1971

17. galapagos (S. Bollani) – Stefano Bollani – que bom (alobar) - 2018

18. retrato em branco e preto (A.C. Jobim/A. De Oliveira) – Laura Taglialatela – the glow - 2018

19. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 14 Giugno 2018]]>

In fase di preparazione di questa puntata mi è venuta la tentazione, nella quale poi sono caduto, di proseguire un po’ il discorso di quella precedente, quella dedicata allo Stato di Pernambuco e alla sua cultura musicale. È un’appendice più di ascolti che di ulteriori storie e info sul Paese e sulle sua due storiche città, Recife e Olinda. Un’appendice che ci svela qualche altro aspetto musicale, anche moderno e più mescolato ad altri generi allogeni, come il jazz. Poi, è spuntata inevitabilmente una sanfona(come viene chiamata da noi la fisarmonica), uno degli strumenti tipici nordestini, e sono caduto in un’altra tentazione, quella di far conoscere, a chi ancora non lo conosce,Joao Pedro Teixeira, l’uomo, il giovane talentuoso artista che, con il grande Maestro Hermeto Pascoal, sta modificando l’uso del suo strumento nelle musiche brasiliane (un po’ come hanno fatto Astor Piazzolla in Argentina, Richard Galliano in Francia e i musicisti romagnoli in Italia).

Non più solo con i consueti generi musicali ForròFrevo o Baiao ma una sorta di “Progressive” (per dirla come nel rock anni ’70 del 900) cioè con il graduale inserimento p.es. di Classica e Jazz. Straordinari gli ascolti, con Joao da solo con il Frevo, o insieme Hermeto e amici, o in duo con il trombone di Sergio Coelho fino all’Otteto di sanfonas e all’orchestra di archi e corde. Musiche per buongustai dal palato fine. Per chiudere, visto che il Brasile non è solo Samba o Carnevale, un grande in bocca al lupo alla nostra Seleçao per la vittoria ai prossimi Mondiali di calcio e un pensiero, sempre in ambito sportivo, ma storico, ad una grande figura che ci ha lasciati qualche giorno fa, Maria Ester Andion Bueno, la stratosferica tennista paulista nel cuore dei brasiliani ancor più del suo collega maschile Gustavo “Guga” Kuerten. A suo tempo Maria, come lui, è stata numero uno al mondo, vincitrice più volte di Wimbledon e degli Open degli Usa nonché di altri 500 e più tornei in tutta la sua carriera compresi 19 slam. Ciao Maria! E ora, buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso) – Joao Gilberto/Gilberto Gil/Caetano Veloso – Brasil (philips) - 1980

02. virtuosismo pernambucano – coletanea de rabequeiros

03. sai uma mista (Zé da Flauta) – Zé da Flauta/Paulo Rafael – caruà (clave produçoes artisticas) - 1980

04. maracatu de baque etereo (W. Areia) – Areia e Grupo de Mùsica Aberta – para perdedores (musicareia) - 2011

05. olhos confessos – Sagaranna – veu do dia (indip.) - 2014

06. forrò remelexo – Joao Pedro Teixeira – Ecletico live - 2010

07. homenagem aos 80 anos de Hermeto – Joao Pedro Teixeira, Hermeto Pascoal, Aline Moreira

08. boiada e saculejando (H. Pascoal) – Joao Pedro Teixeira & Sergio Coelho – live programa Tubo de Som - 2014

09. chenhenhen (H. Pascoal) – Joao Pedro Teixeira & Octeto de Sanfonas - universalizando o acordeon live

10. um Tom para Jobim (Sivuca/Oswaldinho) – Joao Pedro Teixeira & Orquestra de Cordas de Iguaçu - live

11. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 14 Giugno 2018]]>

Puntata in cui sembra emergere un certo stato di grazia della produzione jazz attuale inteso soprattutto come gran numero di novità discografiche di qualità superiore dovute a una bella quantità di nomi di fama e di prestigio che, quasi contemporaneamente, lanciano sul mercato le loro nuove idee o le loro nuove formazioni… per la vendite è un altro discorso, vedremo! Intanto godiamoci, per esempio una certa preponderanza pianistica, una specie di Rinascimento dello strumento o di rivalsa nei confronti di trombe, sassofoni o chitarre imperanti. In sequenza ascolteremo insieme le più recenti uscite di Fred Hersch il redivivo, Kenny Barron l’immarcescibile, Brad Mehldau il misterioso (a causa delle vaghezze e nebulosità relative a date, foto, credits, e significati di copertina e titolo), Orrin Evans il neoacquisto (dei Bad Plus) e Jamie Saft il soddisfatto (coronato il sogno di registrare un disco di piano-solo). Voci in evidenza con i nuovi dischi di Kurt Elling, ora filosofeggiante, e dei Manhattan Transfer, eterni ed efficaci nel loro omaggio allo scomparso fondatore Tim Hauser. A questo proposito non poteva mancare un saluto allo sfortunato Didier Lockwood, scomparso improvvisamente quando, vista l’età, ancora molto poteva dirci con il suo violino.  Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. bossa pour Didier (S. Grappelli) – Didier Lockwood/Bireli Lagrene – round about silence (dreyfus) - 1998

03. les valseuses (S. Grappelli) – Didier Lockwood – tribute to Stephane Grappelli (dreyfus) - 2000

04. ach bleib mit deiner gnade (M. Vulpius) – Till Bronner & Dieter Ilg – nightfall (sony masterworks) - 2018

05. cantaloop (H. Hancock) – Manhattan Transfer – the junction (bmg) - 2018

06. a happy thought (F.Wright/S.Mindeman) – Kurt Elling – the questions (okeh/sony masterworks) - 2018

07. doce de coco (J. do Bamdolim) – Fred Hersch & Anat Cohen – live at Healdsburg (anzic rec) - 2018

08. aquele frevo axé (C. Veloso) – Kenny Barron – concentric circles (blue note) - 2018

09. ten tune – Brad Mehldau Trio – Seymour reads the constitution (nonesuch) - 2018

10. seams (R. Anderson) – The Bad Plus – never stop 2 (legbreaker rec) - 2018

11. the new standard (J. Saft) – Jamie Saft – solo a Genova (rare noise rec) - 2018

12. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 7 Giugno 2018]]>

Un’altra bella infornata di novità discografiche a partire dalla bellissima iniziativa di Marco Pacassoni che, festeggia degnamente il ricordo del trentennale dell’ultimo concerto in Italia di Frank Zappa (9 giugno 1988) con il suo nuovo disco. Era l’ultima tournee in questo Paese del geniale artista di Baltimora che passò anche per la città sede di questa radio, Padova, in un concerto indimenticabile in cui chi vi parla e scrive c’era! Il disco, “Frank & Ruth” (esordio rec.), che ascoltiamo in anteprima, incentrato sull’uso nella composizione da parte di Frank delle percussioni e della marimba di Ruth Underwood, apre la serie delle “new raleases” che prosegue con un’altra coraggiosa iniziativa dell’amico Satoshi Toyoda che dal Giappone ci serve su piatto d’argento “Triplets”(albore rec.) un’ennesima porzione di buon  jazz suonato da italiani, suo focus principale. La serie delle novità comprende anche il nuovo lavoro di Stefano Bollani (per la sua nuova etichetta Alobar), particolarmente gradito dal sottoscritto in quanto registrato a Rio de Janeiro – mia città natale – ovviamente con musicisti brasiliani, e che musicisti! Spuntano Caetano Veloso, Hamilton de Holanda, Armando Marçal, Jaques Morelembaum, Joao Bosco e tutti quelli che parteciparono alla sua “prima volta” brasiliana un decennio fa, con “Carioca”. Quella volta era la reinterpretazione di canzoni brasiliane, stavolta sono tutti inediti dove ovviamente si sente la brasilianità del luogo di registrazione e dei musicisti invitati ma non è l’unica cosa che si sente. Si continua con il bel disco nuovo di Emanuele Cisi, che poi sentiamo dal vivo in una super formazione dal nome storicamente altisonante, The Quintet, per passare alla nuova uscita della vicentina Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale (Parco della Musica) che precede la chiacchierata con Marco Postacchini che ci parla del suo nuovo disco “Old Stuff New Box” (notami rec.). Ricordo che il 14 giugno inizia Sile Jazz, nel Trevisano, quindi date un occhio al sito per seguire la programmazione della rassegna. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. peaches en regalia (F. Zappa) – Marco Pacassoni Quartet - Frank & Ruth (esordio rec.) - 2018

03. the sheick of araby (T. Snyder) – Amedeo Ariano/Luca Bulgarelli/Francesca Tandoi – triplets (albore) - 2018

04. certe giornate al mare (S. Bollani) – Stefano Bollani – que bom (alobar) - 2018

05. no eyes – Emanuele Cisi – no eyes. Looking for Lester Young (riverside studio) - 2018

06. live – The Quintet (E. Cisi, F. Boltro, E. Legnini, M. Rolff, A. Pache) - 2017

07. freedom day (M. Roach/O. Brown jr.) – Lydian Sound Orchestra – we resist (parco della musica) - 2018

08. old stuff new box (M. Postacchini) – Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

09. Marco Postacchini interview

10. allegro (F. Zeppetella) - Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

11. Marco Postacchini interview

12. now’s the time to run (M. Postacchini) - Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

13. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 7 Giugno 2018]]>

Una puntata dedicata a quanti pensano che il Brasile musicale sia Samba e Carnevale di Rio! In questa oretta e mezza sentirete parole come Frevo, Maracatu, Forrò, Afoxé, Cavalo Marinho, Bumba Meu Boi, Chachado (o Xaxado), Coco, Manguebeat che non sono altro che generi musicali, danze o spettacoli musicali particolarmente localizzati nel nordest brasileiro dove vi porterò in viaggio questa sera. Protagonista assoluto sarà lo stato del Pernambuco, uno dei 26 più il Distretto Federale di Brasilia (le 27 stelle della Bandiera Nazionale), un posto ricco di cultura, di natura, di storia (pitture rupestri che testimoniano che la Storia del Brasile non inizia con la conquista e occupazione da parte degli europei ma attestano orgogliosamente la presenza di civiltà umane ben precedenti). A proposito di europei invadenti, in apertura vi racconterò di come è stato suddiviso il territorio brasiliano dai portoghesi e poi regalato a una dozzina (!) di nobili e ricchi amici del re. Noi comunque ci occupiamo principalmente di musica, quindi cultura, pertanto inizieremo con l’ascoltare qualcosa che rappresenti due dei Carnevali più noti del Paese, quelli delle due città più conosciute, l’attuale capitale Recife, la Venezia brasileira (che vanta la più grande sfilata del mondo, con più di due milioni (!) di partecipanti che seguono un gigantesco Gallo, simbolo della festa e omaggio a Chico Science, di cui parleremo più avanti,  e la vecchia, barocca Olinda – patrimonio dell’Umanità - con i suoi Bonecos, grandi pupazzoni portati in sfilata per le vie. Frevo e Maracatu la fanno da padroni ma, più recentemente, anche il Manguebeat (dal nome Mangue, il fango prodotto dall’incontro in città, sull’oceano, di due grandi fiumi) un genere inventato dal compianto Chico Science con il tipico granchio della zona portato a simbolo di questa musica. E poi vi snocciolerò artisti e gruppi protagonisti degli altri generi nominati in apertura di queste righe di presentazione, giovani che rinfrescano le vecchie tradizioni e anziani che le portano avanti in maniera assai filologica con le tipiche strumentazioni (rabeca, agogo, batuque, atabaque, ganzà, agbé, caixas, gongué, surdo, pandeiro, triangulo e altri). Una parentesi storica, un’altra, inevitabile, relativa al Quilombo dos Palmares del grande capo Zumbi, storia di resistenza nera (schiavi fuggiti ai loro padroni che fondavano villaggi, quilombos, nella foresta) durata decenni, ma finita tragicamente nel 1695, similmente, per orrore e violenza, a quella dei ragazzi di Araguaya (più a ovest del Pernambuco) durante la dittatura 1964-1984. La prima ha dato luogo all’istituzione alla festa nazionale del Giorno della Coscienza Negra (20 novembre). Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. frevo di pernambuco – seleçao frevos de pernambuco

03. maracatu - Naçao Pernambuco -seleçao de maracatù pernambucanos - 1993

04. maracatu atomico – Chico Science e Naçao Zmbì – afrociberdelia (chaos rec.)  - 1996

05. alafim eu so – Alafim Oyò – afoxé de Pernambuco (movimento negro unificado rec.)  - 2004

06. princesa negra – Oxum Pandà – afoxé Oxum pandà - 2012

07. saudade de Pernambuco – Alceu Valença – saudade de Pernambuco (deckdisc) - 1979

08. tem pena morena – Grupo Samba de Coco Irmas Lopes – anda a roda - 2014

09. movimento da cidade – Cila de Coco – Cila de Coco e seus pupilos (roche sonora) - 2017

10. mucuna – Renata Rosa – Zunido da mata (outro brasil rec) - 2003

11. jangadeiro – Dona Selma do Coco – bem vindo jangadeiro - 2004

12. cinema nacional - Isadora Melo – ep Isadora Melo - 2014

13. karma sutra - Juliano Holanda – a arte de ser invisivel (nucleo contemporaneo rec.)- 2013

14. indecisao – Di Melo – Di Melo (odeon) - 1975

15. samba de macumba – Grupo Bongar – chao batido coco pisado (grupo bongar) - 2010

16. rabeca de imbuia – Maciel Salù – baile de rabeca – 2016

17. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina  - cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[ReadBabyRead_389_Francesco_Recami_4]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #389 del 7 giugno 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 31 Maggio 2018]]>

Una puntata caratterizzata da una serie di dischi usciti per l’etichetta romana CAM Jazz uniti da un filo rosso (o da un amabile rosso?) conduttore rappresentato dalla testimonianza di alcune serate live registrate in alcune rinomate cantine vinicole. Protagonisti di grande prestigio, probabilmente corroborati dai prodotti locali e affascinati dalla particolare atmosfera di quei luoghi, ci hanno lasciato tracce di grande musica che vi invito ad andare ad assaggiare, anzi, a degustare all’interno di questa puntata, nel servizio di podcasting, passando da Enrico Pieranunzi a Francesco Bearzatti, da Claudio Filippini a Gabriele Mirabassi, da Javier Girotto a Michele Rabbia e scoprendo da soli gli altri che non cito… poi ancora un tocco di British con un recentissimo album che adoro, dalla copertina alla musica, dai titoli ai significati dei titoli, l’album dei Sons of Kemet del genietto Shabaka Hutchings. Infine qualche altra novità dell’etichetta veneziana Caligola e il ritorno di un amico americano ormai trapiantato a Roma. L’appuntamento è alle prossime puntate, con un “occhio on line” alle programmazioni live di Veneto Jazz e di Sile Jazz (7^ edizione dal 14 giugno prossimo), per rimanere dalle nostre parti e, ovvio, a quella di Umbria Jazz e di tutte le altre che si moltiplicano in estate. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. wine & waltzes (E. Pieranunzi) – Enrico Pieranunzi – wine & walzes, live at Bastianich Winery  (cam jazz)  - 2018

03. african kids – Francesco Bearzatti/Federico Casagrande – lost songs, live at Abbazia di Rosazzo Winery (cam jazz)  - 2018

04. money in the pocket (J. Zawinul) – Claudio Filippini/Andrea Lombardini/U.T. Gandhi – two grounds, live at Le Due Terre Winery (cam jazz) - 2018

05. choro mineiro – Gabriele Mirabassi/Roberto Taufic – nitido e obscuro, live at Venica & Venica Winery (cam jazz) - 2018

06. la cabane sur des pattes (M. Mussorgsky) – Michele Campanella/Javier Girotto – vers la Grande Port de Kiev, live at Jermann Winery (cam jazz)  - 2018

07. the blue silver side/prelude op.16 n.4 (M.Tonolo/A. Skrjabin) – Marcello Tonolo Trio e 6et – Marcello Tonolo in Skrjabin in jazz (caligola) - 2017

08. radio activity (Hutter/Schneider/Schult)– Maurizio Brunod/Giorgio Li Calzi/Boris Savoldelli – nostalgia progressive (caligola) - 2018

09. giochi di luce (M. Tamburini) – Luca Zennaro – javaskara (caligola) - 2018

10. when autumn leaves (G. Burk) – Greg Burk – the Detroit songbook (steeplechase) - 2018

11. my queen is Angela Davis (S. Hutchings) – Sons of Kemet – your queen is a reptile (impulse!) - 2018

12. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 31 Maggio 2018]]>

Lo spunto per la programmazione di una puntata può provenire da qualsiasi parte… stavolta lo devo all’uscita di un nuovo disco di due valentissimi musicisti come Roberto Taufic, richiestissimo chitarrista honduregno ma brasiliano di adozione, e Gabriele Mirabassi, italianissimo, protagonista nel Jazz, nella Classica, ma da tempo innamorato del Brasile che non perde occasione di celebrare con il suo clarinetto in qualche disco, concerto o composizione. La nuova produzione si chiama “Nitido e Obscuro – live at Venica & Venica Winery” (etichetta CAM Jazz) e si apre con un brano intitolato Saci… ecco il mio spunto! Saci, anzi, per la precisione, Saci Pereré è l’argomento di mezza puntata… Saci Pereré è un personaggio della tradizione folclorica brasiliana del Sud, di probabile origine africana (ci sono tracce simili nella tradizione Yorubà) che poi si è diffuso in tutto il paese fino ad essersi intrufolato in moltissimi ambienti e ad essere amatissimo, oltreché simpaticamente temuto! È una specie di grosso folletto, un ragazzo di colore con una gamba sola (persa forse in un incontro di Capoeira, nota danza/arte marziale afro/brasiliana), berretto rosso e pipa in bocca che vive nella foresta e si diverte a fare agguati per spaventare e dispetti per fare arrabbiare. Ma è anche un guardiano della foresta stessa e in particolar modo delle piante e erbe medicinali. Il suo nome in Brasile è stato dato a progetti scientifici, biomedici, aerospaziali, a satelliti artificiali, stelle ed è la mascotte di almeno una squadra di calcio. Si pensi che la sua fama è tale che dal 2005 è stato istituito persino il Saci Day (31 Ottobre). In questa puntata celebriamo anche noi il Saci Pereré attraverso l’ascolto di alcuni brani che nel tempo gli sono stati dedicati da vari artisti e che precederanno invece una serie di proposte tratte da recenti dischi di diversi musicisti, di varie provenienze, non tropo tradizionali, che continuano a contribuire ad allargare la conoscenza delle musiche brasiliane, anche attuali. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips) - 1980

02. saci – Gabriele Mirabassi & Roberto Taufic – nitido e obscuro, live at Venica & Venica Winery (cam jazz) - 2018

03. saci – Monica Salmaso – trampolim (discmedi blau) - 1998

04. Pererè Peralta – Carlinhos Brown – sitio do Picapau Amarelo (som livre) - 2011

05. Saci – Boca Livre – bicicleta (boca livre rec.) -1980

06. eu vi o Saci – Marcos Sacramento – sitio do Picapau Amarelo (serie TV) - 2006

07. cançao da meia noite – Kleiton & Kledir – ao vivo - 2005

08. o vira – Secos & Molhados – Secos & Molhados (discos VDC) - 1973

09. tu nao sabia – Ayrton Montarroyos – Ayrton Montarroyos - 2017

10. do interior – Castello Branco e Verònica Bonfim – sintoma (castello branco rec.) - 2017

11. ben vindo – B.E.L. – quando brinca (sagitta rec.) - 2017

12. minha terra tem palmeiras – Arthur Verocai – no voo do urubu (selo sesc sp) - 2016

13. mandinga – Bruno Capinan – divina graça (capinan music) - 2016

14. cansaço – Douglas Germano – golpe de vista (digitalize) - 2016

15. receita de samba – jacob do bandolim

16. escuta cavaquinho! – Martinho da Vila & Criolo – de bem com a vida (sony) - 2016

17. geraçao – Catia de França – hòspede da natureza (porangaraté) - 2016

18. na linha do arco iris – Dona Onete – banzeiro (na music/tratore) - 2016

19. tambor – Fernanda Abreu & Africa Bambaataa – amor geral (garota sangue bom prod. art.) - 2016

20. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 4]]>


dei reperti digitali 2+4+5+6/18
Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.

Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.


DAY BEFORE US
Adorned Path Of Stillness
Lmt. CD digipack format with photographies from Justyna Orlovska, Natalya Romashina | CD | Digital – GH Records/Twilight Records – Feb. 2018

Voi appassionati inseguitori di scie algoritmiche, voi virtuali viaggiatori in costante loop, moderni e modernisti, futuristi senza se e senza ma, voi non ci crederete ma esiste ancora una parte di mondo che respira lento e lo fa nella mestizia della penombra, la stessa che da decenni accompagna i riti legati al suono neo-decante, testimonianza viva di antico fulgore romantico. Ad esser sinceri sono ben pochi coloro che tutt’ora riescono a riproporre in modo convincente opere che siano all’altezza degli antichi fasti, quell’impero è decaduto ed è impossibile farlo risorgere. Esistono però delle voci che da sempre si tengono in disparte e con assoluta ed estrema eleganza propongono la loro visione intimista del mondo attraverso opere musicali di assoluto rispetto. Lontano dalle nere e ingombranti celebrazioni dark, poeticamente vicino al lirismo decadente, il parigino Philippe Blanche in arte Day Before Us, da circa un decennio racconta il suo mondo interirore e lo fa con il gesto gentile di chi ama il silenzio e l’introspezione. "Ho il dono della Specialità. La Specialità costituisce una specie di vista interiore che penetra tutto … io sono una sorta di specchio morale in cui la natura si riflette con le sue cause e i suoi effetti. Penetrando così nella coscienza, io indovino il futuro e il passato”. Queste le parole usate da Balzac per descrivere il suo personaggio, il Séraphîta che da il titolo al racconto dedicato alla figura di un androgino. A quest’opera è dedicata l’ultima release di DBU, un viaggio onirico nella profondità del sentimento accompagnati da un recitato che affascina e da un cantato che nostalgicamente vorrebbe Lisa G. a sostenerlo. Minna, Wilfrid e ora anche noi, tutti innamorati del mistero.

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OZMOTIC
Elusive Balance
CD – Touch – Giu. 2018

Riccardo Giovinetto e Simone Bosco ovvero Ozmotic, un duo che coglie l’essenza del suono e la traduce con un liguaggio personalissimo che crea una sorta di osmosi – è il caso di dirlo – tra i suond artists/musicisti e l’ascoltatore. La ricerca dell’equilibrio tra il nostro mondo sempre più artefatto rispetto all’altro da cui proveniamo, la possibilità di rialacciare un rapporto con la natura abbandonata, sette tentativi di contatto che riescono a stordire e trasportare chi ascolta in luoghi altri, lontani ma stranamente familiari. Una miscela sonora che sorprende, ambient, minime tessiture glitch appena accennate, drumming programmato, la voce narrante di un sax soprano che commuove e rende viva, umana questa esperienza sul confine tra poesia e lampo digitale. Questo è il terzo Ozmotic e il primo stampato sulla prestigiosa etichetta Touch; solo i migliori esploratori possono permettersi tali imprese.

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BOJANEK&MIHALOWSKI
Solid
Cd – Digital – N_Coded Records – Apr. 2018

Tiene inchiodati alla base d’ascolto, fa volare oltre le mura che lo racchiudono, la maestosa onda ambient è giunta a travolgere gli ultimi dubbi su quanto questo suono possa ancora donare bellezza e splendore all’arte del racconto musicale onirico. Viaggia lento, possente, piega l’accordo elettrico della sei corde trasformandolo in purezza poetica, il suo violento abbraccio è dolcemente pericoloso, crea dipendenza. La stessa di cui soffriamo noi, instancabili osservatori della galassia sonica, pronti a sorridere stupiti in presenza di una tra le più belle releaes elettro-ambient dell’anno.

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<![CDATA[ReadBabyRead_388_Francesco_Recami_3]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #388 del 31 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 3]]>


dei reperti digitali 3+4/18

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

GIUSEPPE CORDARO
45°12’N 72°54’E
Hand made book-bound covers (1260 g/qm FSC certified), lined inside with luxury Italian paper from Florence, sealed with washi tape, glass mastered CD (not CDR), antique glass slide (circa. 1910-1955), 5 x embryology prints, insert from antique embryology book, dried lavender, dried herbs, scent. All rests inside stitched glassine bags. Individually numbered / tagged / sealed. Digital album – Facture – Mar. 2018

Mi tengo largo. Ricordo una delle prime netlabels italiane che seguivo e apprezzavo spassionatamente, questo prima decidessi di dirigerne una assieme ad altri folli amici, invasati di passione. La netlabel in questione si chiamava Zymogen (www.zymogen.net), guidata dall’illuminato Filippo Aldovini. Nel 2008 ebbi modo di ascoltare una release pubblicata dalla label modenese e firmata con_cetta, quello fu il lavoro che mi fece conoscere Giuseppe Cordaro, un sound artist cresciuto nel corso degli anni. I suoi lavori si possono trovare nei cataloghi di prestigiose etichette internazionali quali: Moteer, Fluid Audio, Sound in Silence, Crónica, Norelco Mori Limited, TimeReleasedSound, Facture. Il suono corre lungo il filo del tempo, le stagioni e le persone cambiano, diventano adulte, si trasformano in genitori, tutto questo continuando a scolpire suono, respirando con esso, cercando di comprenderlo appoggiando semplicemente un microfono a contatto sulla pancia di una futura madre – la consorte di Giuseppe -, campionando l’onda dell’eco doppler, cercando di immaginare cosa può significare il termine, padre. 45°12’N 72°54’E é la cronaca di una gestazione, è la registrazione dei suoni che provengono dal mondo che tutti noi abbiamo scordato ma dal quale tutti noi giungiamo. Matrici sonore elaborate attraverso le macchine e la modulazione sintetica che trasformano in linguaggio universale anche il più esile spasmo di elettricità sulla pelle materna o l’invisibile onda di liquido amniotico che racchiude sicura l’unico inconfondibile e amato battito.

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GROENI
Nihx
Vinyl | Digital – Project: Mooncircle – Mar. 2018

Per coloro che non sanno rinunciare agli echi che si espandono mentre si ascolta Thom Yorke ma hanno bisogno di raggiungere ulteriori livelli e rotondità nell’ascolto. Una lenta cerimonia dedicata alla purezza del suono, al suo sgorgare e fluire limpido dopo una lunga gestazione algoritmica. Per chi non sa rinunciare alla vibrazione dell’anima e al suo manifestarsi con i parametri di una modernità che ancora serba la magia della penombra e del silenzio che l’accompagna. Tre neozelandesi dediti alle sacre cerimonie della ricerca dei suoni e della loro più elegante espressione, legati al pulsare del beat evoluto e mai scontato, destinati a viaggiare in profondità nei nostri ascolti.

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NORWOOD
Give Me Time EP
Digital – Apollo Recordings – Mar. 2018

Difficilmente ci occupiamo di singoli nelle nostre recensioni ma esistono delle eccezioni che vanno condivise. Siamo in casa Apollo Recordings, storica sub-label della R&S nata nei primi anni ‘90 come casa per il nascente nuovo suono ambient. Obbligatorio sarebbe avere i primi singoli della label in questione: Aphex Twin, Biosphere, Cabaret Voltaire, DJ Krush, Model 500, Global Communication, Sun Electric, David Morley, Andrea Parker, Billie Ray Martin, µ-Ziq, Thomas Fehlmann, Jam & Spoon, Locust, Robert Leiner, John Beltran, Toshinori Kondo, Eraldo Bernocchi, Bill Laswell, Manna, tanto per citarne alcuni. La label londinese ha resistito all’urto del tempo e continua a sfornare fior fiore di suoni tra cui Norwood, nome d’arte di Josh Butler che mette alla prova la nostra militanza nell’ars electronica con quattro tracce pervase di house groove ambience che assale e conquista. Play it loud, si diceva un tempo, fatelo!

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SERGIO SORRENTINO
Dream – American Music for Electric Guitar
CD Mode – Apr. 2018

Le culture in-esistenti denominate rock e club-culture. Molti di noi hanno frequentato assiduamente quei lidi forse cattedratticamente inesistenti ma che storicamente e musicalmente hanno contribuito alla formazione del nostro ascolto e non solo. Esiste un’altra realtà culturale che fonda le sue radici nella contemporaneità. Attrono al suo agire si dispiega una pletora di addetti ai lavori tutti tesi alla divulgazione, questa si cattedrattica, del suono visto e ascoltato attraverso l’opera di importanti compositori legati alla contemporaneità stessa. Molta parte del percorso di acquisizione dell’ascolto contemporaneo passa attraverso le pagine delle mille pubblicazioni dotte dedicate all’argomento, scivola lungo i corridoi angusti dei festival di musica contemporanea, difficilmente si adatta al confronto con i sui simili più popular che da quel suono anche giungono perché inconsciamente utilizzato, perché alla radice delle molte esternazioni di ricerca che hanno solide basi nell’in-esistente club-culture. Sta quidi a noi, ascoltatori ‘basici’, scegliere gli echi di innovazione contemporanea che più si adattano al nostro coté passionale e istintivo, più legato al sogno che al racconto privo di anima. Quanto di meglio non si poteva sperare quindi, un disco dedicato alla chitarra elettrica contemporanea che avesse come comune denominatore il sogno. A produrlo il compositore, chitarrista e studioso dello strumento a sei corde, Sergio Sorrentino. Una carriera di assoluto rispetto, notevole pubblicista e portentoso strumentista. Probabilmente uno dei più importanti chitarristi taliani di formazione contemporanea (https://www.facebook.com/pg/SergioSorrentinoGuitarist/about/?ref=page_internal).
Dream – American Music for Electric Guitar é un viaggio, è il caso di definirlo onirico, dentro dieci episodi per chitarra elettrica scritti da compositori dediti alla contemporaneità del suono. John Cage, che presta il suo Dream - composizione per piano risalente al 1948 - all’interpretazione e adattamento fenomenale del chitarrista, a seguire Lang, Vees, Sharp, Curran, Feldman, Wolff, Polansky, Stiefel. Una decina di interpretazioni che finalmente si lasciano alle spalle il peso gravoso della collocazione ‘colta’ per diffondersi dense e avvolgenti lungo l’ascolto destinato ad un pubblico meno compassato dedito al moderno suono di ricerca. Importanti suggestioni interpretative che non vanno ignorate.

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KLAUSS & CRAIG
Momentum
12” Vinyl | Digital Planet E – Apr. 2018

Dove il quattro quarti pulsa ed è pronto ad essere manipolato velocizzando il suo battito, dove il groove analogico impera ed imperversa togliendo il respiro. Dove ci si perde nella maestosità del suono invocandone lo scorrere perpetuo. Dove Craig è preceduto dal real nome Carl e Klauss è un collettivo di cattivissimi alchimisti addetti all’ars electronica in terra d’Argentina. Lì dove l’arte ipnotica si fonde con la voce suadente del sequencer e noi si balla, persi e sudati nel mondo che non c’è.

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STEFANO GUZZETTI
Short Stories. Piano Book (Volume Two)
100 x numbered special edition (CD, 40 pages artist signed album score booklet, housed in handmade wash cover) 400 x CD + Digital | Home Normal – Apr. 2018

Forse è vero, la vita è composta di piccole storie che in molti non sanno serbare con amore. Travolti e stravolti dalla tempesta del quotidiano evitano di aprire le pagine dei propri diari e dimenticano di scrivere quanto di vitale e importante può accadere nel corso di una vita prigioniera della pausa del fine settimana e della schzofrenia lavorativa dei giorni seguenti. Eppure basta un incontro fortuito, qualcuno che improvvisamente appare nella tua casella di posta, uno sguardo attento, un gesto non scontato, l’offerta di ascolto, lo schiudersi di una vera amicizia. Basta non rinunciare e saper accogliere la vita trasformando il piacere, la sorpresa, la speranza e la passione in scrittura, in dolcissima musica che instancabile fluisce a riempire le pagine di quel diario dedicato alle piccole storie, le nostre piccole storie capaci di trasformarsi in reali occasioni di cambiamento e crescita. Aprite quelle pagine bianche, iniziate a riempirle di parole e mentre lo fate lasciatevi avvolgere dalle note di questo album, intense ed intime composizioni per pianoforte scritte da chi ha saputo cambiare il corso della sua vita senza mai rinunciare al sogno, scrivendo giorno dopo giorno, le sue piccole storie.

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LUTON
Black Box Animals
Japanese style gatefold CD ltd. 200 copies-Digital | Lost Tribe Sound – Apr. 2018

La colonna perfetta, la lucida descrizione di una realtà che induce al blocco vitale, al ripiegamento su sé stessi, tutti chiusi nelle nostre scatole nere. Lavori come Black Box Animal scaturiscono sovente dall’analisi attenta di quanto sta succedendo attorno a noi. Si raccolgono i dati e si traducono in suoni che appartengono al sentire più intimo di chi li produce. Inaspettato neo-classicismo, introspettività elettro-acustica, minimalismo e field recording, tocchi di dark ambient immerso nell’astrazione del noise, il tutto elaborato con una lettura post-moderna dal sapore classico, quasi fosse la colonna sonora della fine a venire. Roberto P. Siguera e Attilio Novellino aggiungono innovazione al suono elettro-acustico odierno componendo un’opera dedicata alla poetica dell’abbandono, la fotografia impietosa di un’era forse destinata ad un’insana fine. Nero concreto.

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MEANWHILE.IN.TEXAS
Requiem. A Journey to Alpha Centauri
Digital album – Mu Versatile Label – Apr. 2018

Allievo della più accreditata scuola dedita al racconto noise con i suoi filamentosi derivati intinti nell’acidità della programmazione digitale e scossi dall’inarrestabile e lenta tempesta dronica, ecco apparire la voce narrante di un sound artist capace di viaggiare oltre la soglia del possibile. Utilizzando le fluide onde elettromagnetiche, Angelo Guido in arte Meanwhile.in.texas, lancia il suo denso segnale sonico capace di adattarsi alla mancanza di punti di riferimento, nascosti tra le pieghe del più profondo degli spazi, unica via di fuga possibile da un mondo in scadenza. Un interminabile viaggio verso il lontanissimo sistema stellare che dovrebbe accogliere il carico di informazioni contenute nei serbatoi digitali di questa release.
E’ il respiro confuso della terra, un segnale che esplode e si espande alla ricerca di probabili nuove forme vitali capaci di tradurre e finalmente ascoltare.

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øjeRum
Stilhedens Strømmen I Fuglenes Blod
KS26 Handmade packaging | Compact Disc (CD) + Digital Album – KrisalySound – Apr. 2018

Lasciarsi alle spalle il boato invisibile che tutto assorbe, passeggiare seguendo solo il segnale sonoro, gli occhi chiusi e il passo via via sempre più leggero. Agganciati al segnale acustico non percepiamo più l’assillo della modernità che ci avvolge, ci spogliamo degli apparati ricettivi aggiuntivi e torniamo ad essere ascoltatori unici dell’instancabile respiro della natura che si esprime grazie alla iterazione dell’accordo, nella dolce e delicata ripetizione infinita di un arpeggio per chitarra. Un lavoro di pregiata tessitura elettro-acustica minimale, questo, che segna il ritorno in casa Krisalys del sound artist danese Paw Grabowski, delicato e silenzioso ricercatore di pace.

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PAUL SCHÜTZE
The Sky Torn Apart
CD 6 panels digipack ltd edition | CD + Digital Album | Glacial Movements - Apr. 2018

Chi è dedito alle letture di critica musicale altra, conoscerà senz’altro il nome di Clive Bell, firma dell’avventurosa rivista musicale inglese Wire. Oltre ad essere un notevole giornalista, Clive Stanley Bell è anche un musicista che ha dedicato la sua passione ad uno strumento a fiato giapponese, un flauto chiamato shakuhachi. Le note di questo strumento le percepiamo nell’immobilità infinita del suono racchiuso nelle due suites create da Paul Schütze e pubblicate dalla Glacial Movements. Da sempre presente sulla scena musicale di ricerca, da prima con la formazione dei Laughing Hands e poi come solista, il sound artist australiano si è distinto anche per le sue opere in ambito visivo, lavori presenti nelle più autorevoli esposizioni mondiali. Giunge a noi con un lavoro dedicato all’isolazionismo mediato dal racconto nordico dedicato al mito di Ragnarok che vuole la terra sommersa dalle acque e riemersa completamente mondata. Un’ora di viaggio lungo i confini indistinti di terre isolate e lontane, mai assoggettate all’alito umano. Luoghi nei quali penetrare con dovizia e gesto silente, lo stesso gesto sonoro usato da Schütze nel distribuire denso e minimale fluido ambient.

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 24 Maggio 2018]]>

Anche stavolta è il caso di dare un titolo alla puntata: “Umbria Jazz chiama Brasile!” proprio così! il celeberrimo gran festival umbro offrirà musica brasiliana tutti i giorni,dal 13 al 22 luglio, sia all’Arena di S. Giuliana che nel bel locale Umbrò dove, tutte le sere, dal 16 al 22 luglio, si alterneranno il duo Anat Cohen/Marcello Gonçalves e il duo dei grandi Yamandù Costa/Guto Wirtti, gli uni alle 19:00, gli altri alle 22:00 invertendosi giorno per giorno. Sempre nello stesso locale, il 20 luglio a mezzanotte, riascolteremo Os Mutantes, pietra angolare del movimento Tropicalista. Le altre tre serate vedranno esibirsi i big, consentitemi di chiamarli così ma non per mancanza di rispetto verso gli altri appena citati quanto per fama e per anzianità di servizio. Sono Ivan Lins, che sarà uno degli ospiti di Quincy Jones sul palco del festeggiamento degli 80 anni del celeberrimo artista USA il 13 luglio. Il giorno successivo sarà il turno di Gilberto Gil che ripropone un suo famoso e importante lavoro di ben 40 anni fa, Refavela, altro compleanno! Un disco afro, uno dei capolavori di Gil, scritto nel momento in cui, in piena dittatura, nasceva il movimento giovanile-musicale Black Rio. In questa edizione, Refavela 40, ci lavorano il figlio Ben, musicista e arrangiatore, il figlio di Caetano, Moreno, la pianista paulistana Céu, Maìra Freitas, Nara Gil e diversi altri… nella stessa serata si esibirà anche Margareth Menezes, basti dire che viene chiamata la Aretha Franklin brasileira, anche attrice di teatro, grande lottatrice contro ogni forma di discriminazione e autrice di uno dei migliori 5 dischi del mondo, Elegibò, nel 1991, secondo la rivista Rolling Stone, sezione world. E infine, il 15 luglio, arriverà Caetano Veloso, come gli altri due alle 21:00 all’Arena S. Giuliana. Vale la pena di ricordare che per gli appassionati del nord est e per i brasiliani ivi residenti, Gilberto Gil porterà il suo concerto Refavela 40 anche a Venezia, al Teatro Goldoni il 16 luglio (spostato dalla precedente location di Strà, Villa Pisani). Ecco, la scaletta di questa puntata ripercorre cronologicamente le date di Umbria Jazz proponendo volta per volta gli artisti che saranno i protagonisti di quelle serate. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso) – Joao Gilberto/Gilberto/Gil Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. refavela – Gilberto Gil – refavela - 1978

03. desafinado (A. Jobim/N. Mendonòa) – Gilberto Gil

04. elegibò – Margareth Menezes – elegibò - 1991

05. odeio – Caetano Veloso – C’é - 2006

06. coisa 10 – Moacir Santos – coisas - 1965

07. formosa (B. Powell)  - Anat Cohen & Marcello Gonçalves - live

08. murmurando – Anat Cohen & Trio Brasileiro

09. doce de coco - Anat Cohen & Stefano Bollani - live

10. live – Zé Nogueira convida Marcello Gonçalves

11. ilejà – Anat cohen & Trio Brasileiro – live studio

12. o continente – Yamandù Costa & Guto Wirtti - live

13. a minha menina – Os Mutantes – a minha menina - 1968

14. a minha menina – Jorge Ben Jor - live

15. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 24 Maggio 2018]]>

La stagione dei festival, grandi e piccoli, famosi e famosissimi, è cominciata, come sempre, con quello di Vicenza, giunto alla 23^ edizione. Chi vi scrive e vi parla ha avuto l’occasione di vederlo nascere, anzi, di vedere addirittura i prodromi di quello che poi sarebbe stato e poi la fortuna di assistere a tutte le edizioni integralmente… tranne questa! Stavolta tre sole serate ma tutte di gran qualità e di ottimo successo di pubblico e sono quelle serate ad avere ispirato almeno la prima metà della scaletta musicale di questa puntata in cui ci ascoltiamo insieme qualcosa di quei gruppi, di quei musicisti che ho potuto seguire nei due prestigiosi teatri vicentini. Per calarsi un po’ nell’atmosfera da concerto ho privilegiato molte registrazioni live e ho sottolineato la presenza graditissima di un amico, il validissimo trombonista Gianluca Petrella, con tre tracce che lo riguardano. Spero di portare in trasmissione in qualche modo, fisicamente o telefonicamente la prossima settimana, l’inventore e direttore artistico del Festival,Riccardo Brazzale, per sentire dalla sua viva voce come sono andate le altre serate. Per il resto, dischi nuovi, nuove musiche ( i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings) e ottimi ritorni (Bill Frisell, Fred Hersch). Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02.  il morso – Odwalla – live at  Open World Jazz Festival 2010

03. space is the place (Sun Ra)  - Thomas de Pourquery & Supersonic – live at Skopje Jazz Festval 2016

04. Nigeria – Nicola Conte & Gianluca Petrella – sun song (schema rec.) - 2018

05. live – Eivind Aarset/Gianluca Petrella/Michele Rabbia – live at Jazz & Wine of Peace 2017

06. oscar groove – Terence Blanchard E Collective – live at Milano Blue Note 2014

07. old beady eyes – Ralph Alessi & This Against That feat. Ravi Coltrane – look (between the lines rec) - 2007

08. my queen is Ada Eastman – Sons of Kemet – my queen is a reptile (impulse!) - 2018

09. Vienna – Iiro Rantala & Ulf Wakenius – good stuff (act) - 2017

10. rambler (alt. take) (b.Frisell) – Bill Frisell – music is (okeh) - 2018

11. black Nile – Fred Hersch Trio – live in Europa (palmetto) - 2018

12. back to black – Hart Scone & Albin – leading the british invasion (zoho music) - 2018

13. the big earth – Francesco Chiapperini  Extemporary Vision Ensemble – the big earth (rudi rec) - 2018

14. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 2 ]]>

dei reperti digitali 1+2/18

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

1954
A part Of Me
Project Mooncircle – Gen. 2018


Siamo pur sempre esseri che hanno assaporato a pieni polmoni l’aria satura di penombra, abbiamo abitato gli angoli più bui e per lungo tempo ci siamo specchiati sul confine del riflesso lunare. Ricordi che fanno parte di noi al pari del titolo di questo bel vinile firmato dal lionese Ivan Arlaud, in arte 1954. Post-Step, BronkenBeat, Hip-Hop Electronic e Downtempo hanno sostituito il lento fluire del suono post-punk, remota fonte capace di dissetare la nostra sete notturna. Sette tracce che scivolano poetiche e intimiste nelle pieghe dell’infinito ascolto, sempre pronto a captare segnali di modernità comunque legata ad una tradizione poetica indissolubilmente legata al nostro dna di perdenti sognatori, abitanti di un mondo che non esiste.

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DMLL
Short Tales Of Winter
Verses Records – Feb. 2018


Manteniamo la stessa atmosfera ma ci allontaniamo dal battito elettronico della metropoli per inoltrarci lungo i sentieri dell’Est Europa, percorsi dal soave e triste suono di un violino. Damla Bozkurt in arte DMLL, artista turca di formazione classica con all’attivo partecipazioni notevoli in area concertistica internazionale, musicista che sa apprezzare anche il suono di provenienza popolare, giunge a noi con un lavoro che profuma di visioni fantastiche via via colorate di folk e neo-classicismo mantenendo sempre una sua fiera timbrica classica. Decisamente consigliato a chi comunque predilge il suono concertistico.

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KENTA KAMIYAMA
Side Effects
Collector Digipack Super Limited Edition 20 Cds + Digipack Limited Edition 80 Cds e Digital Ed. - Stochastic Resonance- Genn. 2018

Esistono recensori che non riescono a procedere se non elencando o cedendo continuamente al confronto, le dita partono e la tastiera inizia ad elencare nomi, citazioni, stili musicali. Ne esistono altri che usano le poche righe a disposizione per lanciarsi in voli assurdi dentro l’essenza poetica, perdendo completamente di vista l’oggetto su cui stanno scrivendo. Noi preferiamo descrivere semplicemente ciò che sentiamo, meglio ancora, percepiamo. Suoni e immagini, sensazioni che producono piacevoli effetti collaterali, gli stessi che danno il titolo a questo lavoro e che si producono subitaneamente, non appena il suono inizia a fluire. Il lavoro di Kamiyama ha la stessa consistenza del profumo che avvolge un giardino dimenticato dal tempo, le sue note appaiono come piccoli pesci rossi che dolcemente nuotano nella fontana dalla quale sgorga incessante un lieve rivolo di limpida acqua. Un istante sospeso, una parentesi di pace che vorremmo durasse all’infinito.

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VARIOUS
Rebuildin l'Alt Empordà
Digital Album - Störung – Gen. 2018

All'inizio di quest'anno un tornado di eccezionale potenza ha devastato la regione spagnola dell'Alt Empordà, in Catalogna. Vicino a quei luoghi opera Störung, storica piattaforma sperimentale attiva dal 2006. Il ricavato di questa release viene devoluto come aiuto alle popolazioni colpite da questo disastroso evento atmosferico. Questa la triste cronaca che ha innescato una reazione a catena di manifestazioni di aiuto tra cui la compilation in esame, una raccolta che racchiude al suo interno nomi di rilievo in ambito internazionale: Akamoi (IT), Alina Kalancea (RO), Asférico (ES), Asmus Tietchens (DE), Barbara Ellison (IE), elufo (ES), Enrico Coniglio (IT), Federico Monti (AR), Francisco López (ES), Frank Bretschneider (DE), Giuseppe Ielasi (IT), Mathias Delplanque (FR), Mise_en_scene (IL), Pink Twins (FI), SaffronKeira (IT), Scanner (UK), Sebastien Roux (FR), Strotter Inst. (CH), Yui Onodera (JP) & Zimoun (CH). Venti contributi tra i quali personalmente segnalo la maestosa traccia di Saffronkeira, l'astrattismo minimale di Giuseppe Ielasi, i richiami old school di Frank Bretschneider, la poetica devastante di Scanner, nonostante tutto la splendida calma di Yui Onodera, lo studio sul loop di Barbara Ellison, il denso racconto dronico di Akamoi e la silenziosa cerimonia di commiato di Enrico Coniglio. Ricostruzioni soniche.

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ADERN X
Summer Twilight Autumn Dawn
Limited CDr edition with artwork printed onto a 200 gsm paper – Digital Album – Xevor - Feb. 2018

Andrea Piran in arte Adern X, un pistoiese che fa parte della notevole schiera italiana di sound artists dediti alla ricerca e all’uso non convenzionale delle nuove sonorità. Un terreno difficile, calpestato da decine di ricercatori che con molta difficoltà riescono a distinguersi per soggettività e qualità dell’offerta. Questa produzione rappresenta l’ennesima raccolta di field recordings, manipolazione di nastri, campionamenti e loops originariamente ideata per la diffusione radiofonica. Quaranta minuti lungo i quali si susseguono e alternano episodi legati all’uso delle tecniche elencate. Arduo capire realmente le intenzioni artistiche di tale lavoro che si perde tra le troppe sovrapposizioni stilistiche a scapito della loro potenzialità immaginativa per acquisire tecnicismo, fredda alternanza che allontana la percezione favorendo la mera ripetizione fine a sé stessa.

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BRUNO SANFILIPPO
Unity
ltd. Edition cd – Cd – Digital – Dronarivm – Feb. 2018

Unity, l'ultimo capitolo (per ora) della lunga storia scritta da Bruno Sanfilippo è pura religiosità, è delicata sensibilità che sfiora l'ascolto e lo incatena febbrile al suo lento progredire. Le vicissitudini del suono neo-romantico ci hanno ahimè abituato ad un frequente copia/incolla assolutamente privo di anima, un continuo ripetersi della stessa scala armonica lungo la quale oramai non vale neanche più la pena avventurarsi. Sono pochissimi i musicisti che ancora riescono a soffiare lievi, spargendo viva poesia musicale sopra un deserto di morte ripetizioni. Sanfilippo è uno di questi, i suoi lavori brillano per la toccante semplicità apparente con la quale riesce a far dialogare gli stumenti, per il silenzioso tocco à la Satie che confonde e commuove, per l'uso sapiente della componente elettronica. Unity è l'antidoto musicale che si cerca quando dalle finestre si intravvede un mondo che collassa e il bisogno di fuggire, di raggiungere l'abbraccio che risana diviene irrinunciabile. La poesia, salva.

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JAMES A. MCDERMID
Tonal glints
cd KrysaliSound – Feb. 2018

Denso, a volte insostenibilmente doloroso, composto con dura materia musicale e intenso racconto lirico. Queste sono le riflessioni tonali, i tonal glints composti dall’inglese James McDermid in ricordo della sorella scomparsa. Un racconto di elaborazione del lutto che si dipana lungo tre uscite discografiche, la seconda delle quali è stata accolta dall’etichetta italiana KrysaliSound. Il compositore di Bristol ci informa che il lavoro artistico di Sophie Calle, in particolare il suo Douleur Exquisite, è l’ispiratore di questa release. Un’informazione che ci aiuta a comprendere meglio un percorso sonoro che, come prima detto, affascina avvicinando l’ascoltatore (nel caso della Calle si parlerebbe di colui che guarda) al mondo del sonno, la sospensione vitale che più ci avvicina alla fase finale dell’esistenza, all’immobilità definitiva [ cfr Les Dormeurs 1979]. Ascoltare questa release è come assistere al dialogo costante tra due fratelli mentre si avviano alla definitiva separazione, se ne percepiscono i più intimi pensieri, l’angoscia e la successiva speranza che libera dal dolore, in luoghi lontani dal nostro, in altre lontane dimensioni. Un disco che commuove e aiuta ad affrontare l’esperienza della perdita, l’evento che della vita è parte integrante.

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MALDITOS
Le Réve
LP Limited to 300 copies only – Svart Records – Feb. 2018

Da Oakland con tutto il furore psichedelico e l’oscura potenza del rock forse ancora sostenibile. Classica formazione dedita al desertic psychedelic sound con un cotè decisamente legato ai vecchi schemi post-punk, talmente legato che all’ascoltatore sembra di risentire l’inconfondibile tonalità di Siouxsie impersonificata nella teatralità tutta psichedelica di Cyn M, sempre sia questo il nome della vocalist. Oscuro ed elettrico procedere accompagnato dal battito incessante dei tabla e dal suono del sitar che donano una connotazione mediorentale al tutto. Un lavoro che non passa certo inosservato.

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NORTHAUNT
Istid III
CD Limited edition of 400 copies – Digital - Glacial Movements – Feb 2018

Ascoltare il contenuto del catalogo Glacial Movements equivale a sfogliare le pagine dei molti libri, tutti dedicati alla crerimonia del ghiaccio e del silenzio con i quali si riveste. Racconti di impensabile calore sprigionato dal bianco abbagliante delle distese che giacciono immote al nord. Ogni nuova uscita ci riporta in quelle terre, ci fa conoscere le genti che le popolano come il norvegese Hærleif Langås in arte Northaunt, magico sound artist che ipotizza il ritorno di Istid, l’Era Glaciale nella sua lingua, il manto di neve e silenzio che rigenera e dona speranza ad un mondo vicino assai al collasso definitivo. Cinque capitoli nei quali volontariamente perdersi, vagando liberi tra i venti e i lontani rumori di un suono avvolgente, lento respiro ambient estremamente cinematico, resa incondizionata alla pace e al bisogno fondamentale di ritrovare l’armonia con il mondo del ghiaccio che forse, tra non molto, non apparterrà più al nostro presente.

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<![CDATA[Ottodix Showcase - Live report]]>

Quello con Alessandro ‘Ottodix’ Zannier è da sempre un conto aperto. I nostri sono due mondi oggettivamente lontani che apparentemente non contengono particelle che possano combinarsi tra loro. Dedito alla diffusione di sonorità alt-pop (termine che esiste, tranquilli), ha sempre mantenuto una distanza notevole dai miei ascolti di confine, se così vogliamo definirli. Succede però che certe orbite predefinite a volte vengano corrette di qualche infinitesimo ascolto ed ecco che i due mondi vengono a contatto, si inizia a viaggiare dentro universi alieni, li si studia prudentemente e si comprende che quelle terre sconosciute e sorvolate a volo radente contengono preziosità capaci di risvegliare l’interesse del viaggiatore più critico e diffidente. 

La mia conoscenza della realtà artistica di Alessandro Zannier iniziò con un’intervista a tutto tondo che Andrea De Rocco ed io pubblicammo su questo blog nell’Ottobre del 2016, quando ancora il progetto Micromega  doveva prendere avvio (Micromega-cosmogonia-di-cose-in-arrivo), una lettura che consiglio per meglio comprendere cosa si nasconde dietro il lavoro di un artista che ha deciso di ‘sfidare il nemico’ e di farlo con caparbietà sullo stesso campo, quello della canzone italiana destinata al vasto pubblico del pop, meglio sarebbe dire dell’elettro-pop. Dopo molto tempo trascorso alla realizzazione della mastodontica opera digitale intitolata per l’appunto Micromega, dopo l’uscita del disco, le decine di concerti e performances che l’hanno seguita, dopo le esposizioni anche a livello internazionale che sono riuscite a far luce sulle opere non solo musicali ma anche artistiche di Zannier, eccolo approdare a Venezia al Museo Archeologico nell’ambito della  Mostra Arteologia - L'Arte Etica in dialogo fra passato e futuro, una collettiva  che raccoglie opere d'arte capaci diventare significativi suggerimenti per gli archeologi del futuro.  Molte le rappresentazioni artistiche presenti tra cui una statua in bronzo di Michelangelo Pistoletto che dialoga nella stessa stanza con l’installazione ‘Nel Multiverso’ di Alessandro Zannier, interessante e furba provocazione pop che riprende e attualizza lo storico finale kubrickiano usando un Bowman primate (soggetto già presente nello svolgersi del percorso artistico di Micromega) e uno smartphone come monolito.

Ma torniamo al suono e allo showcase che ha inaugurato questo mostra. Una formazione a tre con Ottodix alla voce, Loris Sovernigo alle tastiere e all’accurata regia musicale e una giovane e promettente Elena Berti al violoncello. Cinque le tracce proposte, tratte dall’ultimo Micromega escluso Nessuno su Marte proveniente da un disco precedente. Questa la descrizione sintetica che nasconde un live set decisamente interessante, svoltosi in una location forse non adatta, il cortile del Museo Archeologico di Venezia che meglio avrebbe accolto il suono elettro-acustico di Micromega se immerso nella penombra della notte abitata da un pubblico decisamente più coinvolto, meno mangereccio e vernisseggiante. Pur nella versione non abituale, senza il supporto dei visuals, immerso nel fragore dell’aperitivo, la performance dei treDix è riuscita a mostrare le sue capacità di attrazione, una qualità che subito colpisce chi ascolta. Una breve apparizione musicale che ha messo in risalto l’uso pop di testi che riescono felicemente a raccontare e dire qualcosa di concreto e non tristemente scontato, parole distese lungo spartiti sapienti, capaci di raccontare modernità sonore che sanno esprimersi senza il filtro dell’ermetismo sonico.


Un’Italia musicale che vorremmo vedere più spesso, artisti coraggiosi che hanno deciso di immergersi in un mondo, per noi puristi, inaccettabile.
Il primo passo nel cortile interno di un prestigioso museo veneziano, il prossimo sopra il palco in una Piazza San Marco miracolosamente ripulita dalle ciarabattole vendute a piene mani da chi a livello cittadino nulla ha mai capito di cultura musicale.
Questo il nostro augurio.

Viaggi digitali nell’ascolto: https://micromegaproject.com/#1

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<![CDATA[ReadBabyRead_387_Francesco_Recami_2]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #387 del 24 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[Bad Pritt, il neo-romanticismo del loop]]>

Abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima e dal vivo il prossimo e primo lavoro solista di Bad Pritt, già componente dei The White Mega Giant, al Fusion Art Centre, nello spazio culturale Neo di Padova, in occasione della rassegna Strategie Oblique curata da Giuliana Placanica. Questo il resoconto dell’intervista pubblica che ha preceduto il live set.

Abbracciare il neo-romanticismo elettronico mentre ancora imperversa il furore post-rock del White Mega Giant. Spiegaci.

Sai, credo non siano poi mondi così distanti; se ascolti il secondo disco dei TheWhiteMegaGiant, in profondità si possono già sentire elementi che poi si sono sviluppati anche nel mio lavoro. Li vedo entrambi progetti cinematici, forse potenziali colonne sonore di due film diversi ma dello stesso regista.
Strumentalmente parlando, in Bad Pritt è vero, non ci sono elementi rock. Ho avuto un rifiuto totale per tutto ciò che fosse riconducibile ad un suono rock, chitarre, pelli, bacchette, plettri, amplificatori ecc...all'interno del disco non c'è una chitarra ed è stata una sorta di disintossicazione. Tuttavia l'essenza secondo me è molto simile, il lato oscuro parla lo stesso linguaggio.


Una curiosità, dedichi del tempo all’ascolto delle produzioni di altri sound artists? All’interno del tuo nuovo lavoro ho percepito distintamente echi di Cortini, Bvdub, Tempelhof, per citare quelli che più sono balzati al’orecchio.

Ho la fortuna di poter ascoltare musica quasi tutto il giorno, non ascolto mille artisti o stili diversi, piuttosto mi concentro e macino fino a consumare. Mi piace percepire cosa mi risuona di più.
Nello specifico gli ascolti che probabilmente hanno influenzato di più questo disco sono:
Air-The Virgin Suicides. I suoni di mellotron in questo disco hanno decisamente influenzato il mio lavoro.
Fever Ray-Fever Ray
Ben Lukas Boysen-Golden Times I
Roger Goula-Overview Effect
Roll The Dice-Until Silence
Pieralberto Valli-Atlas
Sleep Party People-Sleep Party People e We Were Drifting On A Sad Song
Max Richter-Sleep
The Haxan Cloak-Excavation
Jon Hopkins-Asleep Versions
Clark-The Last Panthers
Arca-Arca
Arvo Pärt-Te Deum
Grouper-Ruins
Senza elencarli tutti, aggiungerei il 90% della produzione Erased Tapes, oltre alle già citate Vergini Suicide, molte altre colonne sonore fra cui:
Ex Machina-Ben Salisbury & Geoff Barrow
The Revenant-Sakamoto+Alva Noto
Arrival-Jòhann Jòhannson
AAVV-Ghost In The Shell
Dan Romer-Sleepwalking In The Rift

... e qui mi fermo per non annoiare.

Da dove giunge il bisogno di esprimere dei ‘sapori così antichi’con mezzi così moderni

Qualche tempo fa mi è stato regalato un libro, "Il Medium è Il Massaggio" di Marshall McLuhan. Un libro scritto alla fine degli anni 60' che affronta il tema delle evoluzioni tecnologiche introdotte dall'essere umano e delle ripercussioni che queste hanno nella società e nell'uomo stesso. Lo cito perché oltre ad essere a mio avviso attualissimo perché applicabile a qualsiasi epoca, esprime a pieno il messaggio di fondo di un progetto come Bad Pritt e probabilmente risponde alla domanda. L'umano inserito in contesti sempre meno umani che di fondo peró reclama la sua natura nonostante i mutamenti

Ascolto il tuo lavoro e percepisco molta melodia, ovunque. Sembra tu non riesca a non impiegarla.

Si, è un ingrediente a cui non riesco a rinunciare. Non so spiegarmi il perché ma non riesco a confrontarmi con musica che non la contenga.
E poi, sono un romanticone di fondo, e mi sciolgo di fronte ad una persona che suona uno strumento classico.
Durante le registrazioni di questo disco avevo scritto tutte le parti orchestrali con una tastiera usando suoni campionati. Poi Alberto De Grandis, che ha curato il mixaggio del disco, mi propone di registrarli nuovamente con strumenti veri. Un nome lo avevo già in mente, Valeria Sturba, ma pensavo fosse impossibile da raggiungere. Lei è una polistrumentista eccezionale ha suonato in moltissimi dischi di artisti che ascolto molto, e soprattutto ha la capacità di sapersi inserire alla perfezione in qualsiasi contesto. Insomma per farla breve, Alberto lavora fra i tanti anche con Capossela, nella band di Capossela suona Vincenzo Vasi, che suona con Valeria in altri progetti, per cui taaaaac...tutti gli archi che sentite nel disco sono stati registrati da lei. A livello di melodia ha fatto la differenza.

Tu fai un uso notevole del loop. Spiegaci il motivo.

Mi riallaccio al discorso precedente. Trovo che Bad Pritt sia un progetto sotto certi versi cyberpunk, dove le macchine, in parte, sostituiscono l'uomo e in questo scambio di ruoli capita che l'uomo stesso possa sentirsi a sua volta una macchina, confondendosi con il sintetico, reclamando emozioni e il diritto di essere vivo. Il loop con cui trascorriamo il nostro tempo è diventato una filosofia, se ci pensi tutto è loop. Quasi una reincarnazione di eventi che si ripetono finché non ne abbiamo consapevolezza per passare ad altri loop. E poi, musicalmente parlando, lo trovo piacevole all'ascolto, dona ritmo, trasforma anche una semplice frase campionata in qualcosa di melodico.

Esitono particolari suggestioni che ti aiutano a costruire il tuo racconto musicale

Solitamente ogni lavoro che ho prodotto è stato una fotografia di vissuto fra un disco e il successivo. Al suo interno convivono eventi grandi e piccoli, vittorie, sconfitte, film, libri, persone, sapori, quasi fosse la colonna sonora di un film autobiografico. È sempre bello poi riascoltarli, magari riascoltare anche materiale scartato e andare a riassaporare quel vissuto, vedere quanto si è progrediti. Alla fine però la suggestione più grande resta sempre il trovare cosa ti risuona dentro di più, al di là di tutto, al di là anche delle comodità, andando magari contro le aspettative altrui.
Usare questi strumenti per specchiarsi e fissarne un'immagine.

Una delle componenti del tuo suono è la sua anima pop. Cosa rispondi ad un’affermazione come questa

Che ci hai azzeccato… scherzi a parte, definirei il concetto di pop:
senza scomodare produttori da classifica, intendo pop tutta quella musica che ha fra i suoi obbiettivi, e non significa che sia il primario, l'arrivare a stabilire una trasmissione dati con l'ascoltatore senza rimanere descrittiva al solo sentire del musicista.
Detto ciò non significa che sia mossa da necessità di emergere, ma è più arrivare ad una radice ed emozione in comune alla quale poi ognuno darà un volto, un colore o un nome.
Vabbè diciamo che questa non è stata una risposta molto pop...

Si respira molta drammaticità nella tua musica. Perchè, cosa la scatena

Le mie origini sorrentine. Scherzo. Cioè ho origine sorrentine ma non credo sia dovuto a questo. Forse abbiamo tutti dei programmi installati in noi che ci fanno vivere gli eventi quotidiani in base al programma caricato; di fronte allo stesso evento due persone lo possono vivere in maniera diversa. Io uso spesso il programma Dramma. È una cosa che mi ritorna molto, e mettere in musica queste emozioni mi aiuta ad analizzarle, guardarle al microscopio per poi farle un po' alla volta scomparire e passare ad altro.

Tu pensi che certa musica, compresa la tua, abbia solo una funzione solo estetica o è anche portatrice di messaggi

L'estetica è già di per sè un messaggio. La connessione con l'emozione è un messaggio, l'ascoltatore che si guarda dentro, anche solo per contemplazione del suo sentire. Sono forme di comunicazione non verbale che parlano tanto quanto un testo.

Se in Cortini l’uso dello spoken word serve come metodo d’accesso al ricordo, nella musica di Bad Pritt quale ruolo ha.

Nel disco ci sono due pezzi con parti parlate e diametralmente opposti in tutto; uno lentissimo, l'altro frenetico, uno opprimente l'altro liberante e così via. I monologhi altrettanto. Rappresentano i due altari di cui parlavamo prima: la carne e il metallo. Non è tanto una lotta, è più un mantenere l'equilibrio.

Sempre parlando di voce, la tua: perché la scelta del vocoder?

Perché in realtà io sono un algoritmo

Quali i contenuti dei video che accompagnano il tuo live-set.

I visual che vedete durante il live sono video di pubblico dominio assemblati da Momi, organo vitale di Shyrec, label per la quale sono usciti tutti i dischi The White Mega Giant e sempre per la quale uscirà il primo disco a nome Bad Pritt.
Rigorosamente in bianco e nero, formeranno anche quello che sarà il primo video che verrà rilasciato ad anticipare l'uscita del disco.
Shyrec (l’etichetta discografica) è anche questo; persone legate da una comunione di intenti che si uniscono per farle accadere.

Progetti futuri e uscite discografiche, anche non nell’ordine.

Il disco uscirà nel prossimo autunno, ad anticiparlo ci sarà un video che verrà rilasciato qualche settimana prima. Stiamo lavorando anche ad un secondo video con un regista croato, ma è presto per parlarne.


https://www.facebook.com/badprittmusic/
https://soundcloud.com/badprittmusic
https://www.instagram.com/prittbad/?hl=it

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore - Capitolo 1]]>

Capitolo 1: dei reperti fisici

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

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ROD MODELL
Down, Dusk, and Darkness
72 pages soft-touch hardcover bookwith varnished details + cd ltd. 480 copies – 13 | Silentes – Nov. 2017

Uno degli ultimi animali techno ancora in vita, un visionario sound artist che ha saputo surfare sulle onde del tempo per moltissimi anni. Nei ‘90 lo ascoltavamo assieme a Mike Shommer come DeepChord. La loro era lenta e religiosa celebrazione minimal techno-dub, un percorso che Modell non ha mai abbandonato, pur rimanendo da solo, unico divulgatore del battito minimale. Decine sono le realtà con le quali si è espresso tra le quali Echospace assieme a Soultek. Da solista ha licenziato una decina di lavori con svariete label tra cui la Silentes del sempre incredibilmente attivo Stefano Gentile e a distanza di dieci anni dal suo Plays Michael Mantra, eccolo stampare per l’etichetta vittoriese un nuovo ed interessante lavoro racchiuso in una confezione a dir poco affascinante. Da un po’ di tempo a questa parte la Silentes, con la sua sezione denominata 13, ci ha abituato ad uscite di rara eleganza artistica. Non solo suoni, verrebbe da dire, ma veri oggetti di culto rappresentati da libri di rara eleganza che al loro interno contengono il suono. Così é anche per Down, Dusk, and Darkness, un libro fotografico di estrema bellezza che raccoglie le immagini scattate a Barcellona da Modell durante la primavera/estate del 2016. Fogrammi colmi di respiro vitale che pian piano si affievolisce nel corso della giornata, seguendo l’andamento della luce che trasforma la Rambla del Raval con i suoi vicoli, la Plaça Reial e il Barrìo Gotico in luoghi colmi di magiche presenze. Il suono che ci accompagna durante la visione delle pagine aumenta questa sensazione di straniamento, un lentissimo cerimoniale ambient sul quale si espandono i rumori e le voci che abitano da sempre quelle vie. Il field recording usato come potenziamento di uno stato che permette la percezione del passato attraverso i colori, gli odori, le sensazioni che scaturiscono dalla semplice visione dello scatto fotografico presente. Un’ora di viaggio sonico, sessanta e passa minuti che suonano come un’eternità.

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GIANLUCA FAVARON
Variations (fragments of evanescent memories)
cd + handmade cover by Stefano Gentile ltd. 100 copies – 13 | Silentes – Mar. 2018

Rimaniamo in casa Silentes abbandonando però le aree metropolitane del sogno per immergerci nelle regioni del possibile, ai confini del suono, immersi nell’alta vegetazione che cresce tagliente e contemporanea-mente dissimile ad ogni ascolto. Il noise, la ricerca della purezza nel sezionare il suono per trarne distillato sonico, l’immersione nel respiro della realtà per carpirne i frammenti necessari al successivo distacco da essa. Testardamente avanti, immersi sul ciglio della costante implosione, provocandola anche, i microfoni pronti a rimandarla in loop, sezionandola e sovrapponendola nella ripetizione che forma e libera ulteriore suono. Gianluca Favaron è maestro indiscusso di tale rito, i suoi lavori si dispiegano voracemente ermetici lungo percorsi d’ascolto che mettono alla prova il viaggiatore inconsapevole ma sanno altresì soddisfare in pieno chi riesce a superare l’inesistente soglia del “troppo difficile”, premiandolo con impensabili soggiorni in meta-mondi nei quali il contraccolpo sonoro trasforma l’ascoltatore in biomacchina capace di recepire stimoli altrimenti negati. Il fragore del dis-accordo, la ricchezza donata dalla continua successione.

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VITOLO | BUONINFANTE
Life Forms
ltd. ed. CDr ManyFeetUnderConcrete – Mar. 2018

Lifeforms tuttoattaccato è un titolo che i sopravvissuti all’era della new-electronic invasion inglese degli anni ‘90 ricordano a memoria. Erano suoni che giungevano da un futuro londinese e contenevano miscele esplosive di creatività psycho-onirica tutta digitale. Proviamo a fare un esperimento, sciogliamo il nodo che univa le due parole, mescoliamo tra loro le diverse forme di vita che vi albergano e ascoltiamo. Ciò che appartiene al passato accoglie quanto è pertinente al futuro, le antiche melodie digitali si insinuano nel percorso sonico ultra moderno e le custodiscono con dovizia fino alla loro naturale fuga nel noise. Creature della stessa matrice, espressioni completamente diverse di realtà distanti oramai anni luce. Anacleto Vitolo e Luca Buoninfante operano tangibilmente, costruiscono dure barriere di suono capace di scuotere concretamente l’esperienza del possibile. Il secondo capitolo del duo campano risulta ancor più segnato dalla rigida spazialità del suono di confine che scivola oscuro e dirompente scoprendo i nervi senza concedere tregue se non brevi istantanee di immobilismo brulicante virulenta vitalità. Substrati vorticanti, spasmi di indefinite formule matematiche.

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DAIMON
dust
lmt. ed. cd 200 copies SilentesMinimal Editions | st.an.da. - Mar. 2018

Ed è subito maestosità. Si spalancano i portali del suono, l’immensa nuvola di bianca e impalpabile sostanza dronica rende temporaneo il nostro stesso respiro. Senza punti di riferimento vaghiamo nell’irrealtà concreta dell’immaginario e dentro di esso ci perdiamo. L’unica sensazione percepita è la discesa e la conseguente salita, levitare e poi cadere e nuovamente tornare a salire avvolti nel diluvio di suoni scatenati da Simon Balestrazzi, Nicola Quiriconi e Paolo Monti, tre alchimisti ai quali ben volentieri e in tutta sicurezza si concede il proprio più intimo ascolto. Un disco che ha avuto il battesimo lo scorso anno come opening act del concerto berlinese di William Basinski, un suono che si coagula in loop costanti supportati dal lento dilatarsi dei droni che pian piano lo spingono oltre il limite della stasi, dentro il nocciolo incandescente dell’esplosione elettrica per ricondurlo poi nella calma apparente della trasfigurazione sonica pronta al prossimo balzo digitale. Heart and soul.

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BANISHED PILLS & CAMILLA PISANI
Lithium Salt
ltd. ed. cassette 30 copies Sounds Against Humanity – Apr. 2018

Quell’angolo nascosto che ci appartiene e da ben pochi è stato visitato. Un luogo oscuro nel quale ci si tiene a galla grazie alla liquida consistenza dei sali di litio, pericolose commistioni che salvano e dannano al tempo stesso. Esperienze tragiche che rilasciano scie dolorose intercettate e tramutate in suono da Edoardo Cammisa e Camilla Pisani. Tre tracce che scivolano lente, avvolte sul sottile nastro del timore e della confusione creata dal malessere. Lunghi episodi di apparente stasi sonica dentro la quale si dibattono inferociti i demoni delle visioni, del sonno indotto impossibile da raggiungere, dell’assenza di pace e della volontà malata di raggiungerla. Diverse gradazioni e colorazioni del suono ambient rafforzato dall’iniezione massiccia di materiale dronico, poesia digitale che sa colloquiare con la parte oscura dell’animo… be quite baby, sound is here to save us.

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MAX SCORDAMAGLIA
Siracusa Periferica: The Album
Movimento Particellare

Spesso accade di ritrovarsi immersi nel binomio immagine suono e godere del suo alto potenziale comunicativo. Molti sono i libri fotografici che contengono un cd parte del progetto perché musica e immagini godono della stessa peculiarità, inducono ad immaginare. Più difficile è incontrare tale collaborazione tra fotografi e sound artists radicali, figure che hanno scelto la via della purezza etica e prediligono la carta riciclata a quella patinata, l’algoritmo generativo al più semplice suono elettronico. Duri e puri come Alberto Sipione, siracusano classe ‘68, fotografo ‘di trincea’ che predilige la fotografia sociale e di strada a quella commerciale delle mode fatue ed effimere [cit.] e Max Scordamaglia, sound artist e profondo conoscitore della materia digitale, da sempre sulla barricata della ricerca sonora legata all’uso degli audiodroni. Un libro a legarli, una bella e toccante pubblicazione fotografica dedicata alla periferia siracusana, accompagnata dal suono apparentemente alieno che riesce a descrivere meglio di qualsiasi scontata partitura neo-classica il disagio e l’abbandono, la rassegnazione e l’inconsapevole appartenenza all’inferno dei viventi, come scrive il citato Italo Calvino nel suo volume dedicato alle Città Invisibili.

http://www.albertosipione.it

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<![CDATA[Diserzioni: Sickness]]>

intro:

nei dettagli minimali, nei detriti di suono
c'è una “malattia” che prende forma
che irrompe, ossessiona e accompagna
i nostri pensieri in un quel luogo immaginario
dove non siamo mai soli con le nostre sconfitte

Playlist:

Noclu: Sickness

Volor flex: Time Gate

Aisha Devi: Hyperland

Brimstone: Concussion

Deffyme & Nutrel: Deep Down

Deffyme: Nighttime Poet

wif: Youth

blanc: Sthng

Cam Lasky: Lost Soul

Marenn Sukie: Simple Excuses

Ivan Shopov & Valance Drakes: A Heart with No Instructions

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<![CDATA[ReadBabyRead_386_Francesco_Recami_1]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #386 del 17 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 10 maggio 2018]]>

Ormai è un ciclo! Una serie di puntate dedicate alle novità discografiche che volta per volta arrivano a questo programma da parte di una stessa etichetta, una di quelle che sostengono questo programma. Questa settimana concludiamo, per ora, il discorso iniziato la settimana scorsa,  ovvero le produzioni ECM di questa prima parte di 2018, dischi che confermano una volta di più, visto che qualcuno ne sentiva il bisogno, la particolarità del cosiddetto “suono ecm”. Moltissima Europa, ça va sans dire, anzi, quasi tutta Europa con un tocco di Giappone e Turchia, con puntatine in diversi paesi, dalla Gran Bretagna alla Germania, dalla Francia all’Albania, dalla Norvegia all’Estonia, alla Svizzera, per un percorso tanto suggestivo quanto interessante e ricco che si conclude con una breve serie di voci femminili. Ricordo che sta cominciando in queste ore la 23^ edizione del Jazz Festival di Vicenza, che proseguirà fino al 20 maggio con una miriade di concerti fra i quali cito “solo” Sun Ra Arkestra, Joe Lovano, Dave Douglas, Ralph Alessi, Ravi Coltrane, Aarset-Petrella-Rabbia, Enrico Pieranunzi, Dado Moroni, Randy Weston, Manhattan Transfer più molti altri che si trovano sul sito dell’evento. Buon ascolto.  JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. at first sight – John Surman – invisible threads (ecm) - 2018

03. thirteen – Andy Sheppard quartet – romaria (ecm) - 2018

04. hoshi megura no uta – Shinya Fukumori Trio – for 2 akis (ecm) - 2018

05. gagarine – Nicolas Masson – travelers (ecm) - 2018

06. kings – Kit Downes – obsidian (ecm) - 2018

07. children – Matias Eick – Ravensburg (ecm) - 2018

08. strands – Jacob Bro – returnings (ecm) - 2018

09. lumi ll – Kristjan Randalu – absence (ecm) - 2018

10. modul 60 – Nik Bartsch’s Ronin – awase (ecm) - 2018

11. there l – Marc Sinan/Oguz Buyukberber – white (ecm) - 2018

12. Astor Crowne, New Orleans – Ketil Bjornstad - suite of poems (ecm) - 2018

13. vaj si kenka - Elina Duni – partir (ecm) - 2018

14. what is a youth? – Norma Winstone – descansado, songs for films (ecm) - 2018

15. sadness times (A. Bottacchiari) – Alessandro Bottacchiari 4et – the turning point (tosky rec) - 2018

16. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 10 maggio 2018]]>

Se queste puntate avessero un titolo, questa si chiamerebbe “I LORO FIGLI”!  leggendo le biografie o le interviste degli artisti brasiliani mi è capitato spesso di notare che molti parlavano dell’attività musicale dei loro figli, e quando dico spesso è veramente spesso. Tanti sono infatti gli artisti affermati che hanno più o meno coscientemente avviato i loro eredi alla loro stessa attività e alcuni sono già famosi e affermati, come Maria Rita (figlia di Elis Regina) ma anche Paulo Jobim, i fratelli VelosoBebel GilbertoDiogo NogueiraCasuarina, sono ormai artisti conosciti e attivissimi. Piuttosto un’avvertenza… ho già citato cognomi famosi di musicisti di grande fama e successo come Veloso, Gilberto, Nogueira e Jobim, ai quali posso aggiungere anche Gil e Buarque de Hollanda e tutti sappiamo di chi sono figli o chi sono i loro padri, ma ci sono in Brasile tanti casi in cui i nomi d’arte o i soprannomi, che tutti noi là abbiamo (io in Brasile sono Dedè),  differiscono del tutto dai cognomi paterni/materni ma, ascoltando la trasmissione scoprirete a che famiglia appartengono i musicisti che ho messo in scaletta… Buon ascolto.  JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso) – Joao Gilbero, Gilberto Gil, Caetano veloso – Brasil (philips) - 1981

02. recado – Ana Martins – samba sincopado

03. mas que nada (J. Ben) – Clara Moreno – samba esquema novo “de novo”

04. olha pra mim – Arnaldo e Bras Antunes – trilha do filme “A Busca”

05. Luiza/bonita (A.C. Jobim) – Paulo Jobim/Daniel Jobim - live

06. dueto – Chico Buarque de Hollanda e Clara Buarque – caravanas (2017)

07. cadé obà – Maria Rita – amor e mùsica (2018)

08. espelho/além do espelho – Diogo Nogueira - TV samba na gamboa

09. aganju – Bebel Gilberto – TV six feet under

10. jòia rara – Luciana Mello – na luz do samba

11. tiro onda – Jair Oliveira – simples (2006)

12. além do meu querer – Arlindinho – chegamos ao fim

13. canto de Ossanha – Casuarina – MTV apresenta Casuarina (2009)

14. um canto de afoxé para o bloco do Ilé – Caetano, Moreno, Zeca e Tom Veloso - live

15. deusa do amor – Moreno Veloso – music typewriter (2001)

16. todo homen – Zeca Veloso con Caetano, Moreno e Tom Veloso - live

17. reconvexo – Maria Bethania – amor festa e devoçao (ao vivo)

18. o que é o que é – Gonzaguinha – caminhos do coraçao (1982)

19. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento e Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007                  

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<![CDATA[Diserzioni: Il peso del tempo]]>

intro:

scagliare nel cerchio dell'età,
frammenti di suono
che si accumulano e si sorpassano
e nella bilancia tra passato e presente
comparare e misurare le suggestioni
per sollevare il peso del tempo

Playlist:

aMute: Weight Of Time, Relief

Brian Eno With Kevin Shields: The Weight Of History

Grouper: Parking Lot

Sigur Rós: Ó Fridur (Liminal Mix)

Philipp Rumsch Ensemble: At Your Enemies

Nadia Struiwigh: Bizarph

Daniel Blumberg: The Bomb

No Mono: Future

Rune Bagge: Cold Plains

Jon Hopkins: Echo Dissolve

Goldmund: Breaking

Code Abi: Desperate Cycle

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<![CDATA[ReadBabyRead_385_A_G_Bartlett_5]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #385 del 10 maggio 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(5a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

su sitocomunista.it

Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

da sitocomunista.it


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 3 Maggio 2018]]>

Per questa settimana lasciamo il samba e tuffiamoci a pesce nella MPB, Musica Popular Brasileira, con una serie di ascolti dedicati alle ultime realizzazioni discografiche di alcuni dei grandi nomi del panorama musicale brasiliano, dischi usciti sul finire dello scorso anno, pochi mesi fa, dischi spesso di gran qualità che assaggeremo insieme in questa oretta e mezza. C’è il 38° album in studio di Chico Buarque, dopo sei anni di premiata attesa, con sette brani nuovi su nove, c’è il nuovo tentativo, dopo 15 anni, di sfondamento dei Tribalistas, c’è uno dei CD del grande Hermeto Pascoal fatti nel 2017, c’è Danilo Caymmi, già con la Banda Nova di Antonio Carlos Jobim, c’è la figlia d’arte Mart’nalia e c’è la campionessa di Grammy Award Eliane Elias. Insomma, se si scorre la lista c’è di che godersi una serata di gran musica e di gran musicisti. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1981

02. alué – Airto Moreira – alué (sesc)  - 2017

03. o pato – Eliane Elias – dance of time (concorde) - 2018

04. forrò da gota para Sivuca – Hermeto Pascoal – no mundo do sons (sesc) - 2017

05. jogo de bola (C. Buarque) – Chico Buarque de Holanda – caravanas (biscoito fino) - 2017

06. seu pai (A. Lindsay)  - Arto Lindsay – cuidado madame (p-vine rec) - 2017

07. aliança (Tribalistas) – Tribalistas – Tribalistas 2017 (phonomotor rec) - 2017

08. massarandupiò (C. Buarque) – Chico Buarque de Holanda – caravanas (biscoito fino) - 2017

09. agua de beber (A.C.B. de Almeida Jobim) – Danilo Caymmi – Danilo Caymmi canta Tom Jobim (digital distribution rec)  - 2017

10. bahia... bate o tambor (M. Aleluia) – Mateus Aleluia – fogueira doce (indip.) - 2017

11. brasileirinho (Joao Pernambuco) – Fabiano do Nascimento – tempo dos mestres (now-again rec) - 2017

12. estrela (G. Gil) – Mart’nalia - +misturado (biscoito fino) - 2017

13. genios invisiveis – Emicida/Rael/Capicua/Valete – lingua franca (lab fantasma) - 2017

14. calçada – Criolo – espiral de ilusao (oloko rec) – 2017

15. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 3 Maggio 2018]]>

Sull’onda di quello che ho fatto la scorsa settimana, una puntata interamente dedicata ad una etichetta discografica, si prosegue anche stavolta approfittando dell’evento live del mese qui a Padova, il concerto di Bill Frisell & Thomas Morgan presso lo storico Orto Botanico, dove i due ci hanno portato le riuscitissime musiche del loro più recente disco Small Town (live), uscito per l’etichetta tedesca ECM. Proprio questa etichetta, oltre alla italiana di Abeat di Mario Caccia, sono le protagoniste della puntata tanto da spaziare dagli affermatissimi fratelli Amato Jazz Trio e Antonio Zambrini alle stelle internazionali Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack de Jonhette (con un lungo medley), dagli USA di Frisell e Morgan all’Europa di John Surman rinforzati dagli altri artisti che ascolterete sul servizio di podcasting. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

02. take the A train (D. Ellington) - Amato Jazz Trio – one day (abeat) - 2018

03. metti una sera a cena (E. Morricone) – Oir Quintet – e penso a te (abeat) - 2018

04. love for sale (C. Porter) – Sonia Spinello Quintet – cafè society (abeat) - 2018

05. path (F. Maccianti) – Francesco Maccianti Trio – path (abeat) - 2018

06. lonely town (L. Bernstein/A. Green/B. Comden) – Adam Pache feat. Jeremy Pelt – where you fly (abeat) - 2018

07. moby dick (F. Carpi) – Antonio Zambrini Piano Trio – Pinocchio e altri racconti (abeat) - 2018

08. goldfinger (J. Barry/L. Bricusse/a. Newley) – Bill Frisell & Thomas Morgan – small town (ecm)  - 2017

09. the masquerade is over (A. Wrubel/H. Magidson) – Keith Jarrett – after the fall (ecm) – 2018

       Scrapple from the apple (C.Parker)

       Old folks (W. Robinson/D. L. Hill)

       Autumn leaves (J. Kosma/J. Prevert/J. Mercer)

10. at first sight (J. Surman) – John Surman – invisible threads (ecm) - 2018

11. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

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