<![CDATA[Musica | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/16/musica/articles/1 <![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 21 giugno 2018]]>

Puntata concomitante con il giorno della Festa della Musica, quindi con l’inizio dell’Estate e con la pausa stagionale… puntata tutta dedicata alla nuova scena ”jazz” londinese, con le virgolette a significare che siamo in presenza di un genere aperto come sa essere il jazz, che è decisamente jazz influenced, ma che, come un porta innesto, serve a sostenere molti altri suoni, ritmi, voci che lo caratterizzano come qualcosa di originale e ben localizzato - appunto nella capitale inglese - nella zona nord, nord-ovest, almeno come origine, visto che là si trovano certi studios (Fish Factory Studios) dove si è registrata molta di questa musica e dove è stata prodotta una compilation che suggerisco senz’altro (“We Out Here”, Brownswood Rec. 2018). Molti degli artisti in questione sono neri di origine afro o caraibica e più di qualche volta riecheggia nelle loro musiche qualche accenno ai problemi sociali, politici, esistenziali o emerge una certa spiritualità apparsa anche nel jazz USA qualche decennio fa e poi sparita. Grandi del passato come Sun Ra e Fela kuti, o un contemporaneo come Mulatu Astatke, fungono spesso da ispirazione, ma non sono gli unici né sono sempre presenti in una musica che è decisamente originale presentando solo qualche leggera affinità, forse più spirituale che altro, con qualcosa che si muove di là dell’Atlantico con nomi come Kamasi Washington o Christian Scott o Robert Glasper. Invece qui a Londra i gruppi più blasonati rispondono ai nomi di The Comet is Coming, Sons of Kemet, Ezra Collective, Kokoroko Afrobeat Collective e molti altri ma spuntano alcune individualità, parecchie al femminile, che lasciano sperare in un futuro ricco di sorprese e di qualità: Theon Cross (tuba), Nubya Garcia (sax/clarinetto), Moses Boyd (batteria), Camilla George (sax), Sarah Tandy (piano), Shabaka Hutchings (sax), Daniel Casimir (basso), Zara Mc Farlane (voce), Femi Koleoso (batteria), Joe Armon-Jones (piano) tanto per citarne un po’ e invogliarvi alla ricerca di loro materiale. Va citata, per finire, anche almeno un’altra etichetta importante in questo settore, la Jazz Re:freshed, o il Sofar Club, o la Boiler Room, dove si esibiscono diversi di questi artisti che vengono visti e ascoltati in tempo reale in tutto il mondo essendo il Boiler Room un club quasi virtuale, in streaming, per farla breve (ma nel podcast se ne parla). A fine puntata rientriamo in Italia con un paio di novità di DodiciLune (una della collana Fonosfere) dove ascoltiamo due voci femminili, Giulia Galliani e Paola Lorenzi, l’una alle prese con un bell’omaggio alla canadese Joni Mitchell e l’altra con un profondo tributo alla cubana Marta Valdés, due leggende del canto e della Musica in genere. Buon ascolto e, a presto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

02. opening theme/the mission – Soweto Kinch – a life in a day of B19 (dune rec) - 2006

03. black skin black masks – Shabaka Hutchings – we out here (brownswood rec) - 2018

04. start running – The Comet is Coming – death to the planet (leaf rec) - 2017

05. in memory of Samir Awad – Sons of Kemet – lest we forget what we came here to do (naim rec) - 2015

06. 40 point – Vels feat. Shabaka Hutchings –E.P. yellow ochre (total refreshment rec) - 2017

07. mami wata – Camilla George – isang (Ubuntu music)  - 2017

08. lost kingdoms – Nubya Garcia – Nubya’s 5ive (jazz re:freshed) - 2017

09. butterfly (H.Hancock/B.Maupin) – Tenderlonious’s Ruby Rushton – trudi’s songbook vol.2 (22a rec) - 2017

10. blue lotus – Dominic J. Marshall Trio – the triolithic (challenge rec) - 2016

11. ali’s mali – Waaju – E.P. Waaju live at Sofar Club (olindo rec)  - 2018

12. Juan Pablo - Ezra Collective – E.P. Juan Pablo the philosopher - 2017

13. colonial mentality (F.Kuti) – Kokoroko Afrobeat Collective – live at Sofar Club

14. candance of meroe – Theon Cross, Nubya Garcia, Moses Boyd – live at Sofar Club

15. exodus – Moses Boyd’s Exodus – live at The Boiler Room

16. goodbye pork pie hat (C. Mingus)  - Giulia Galliani Mag Collective – song for Joni (dodicilune) - 2018

17. cancion dificil (M. Valdes) – Paola Lorenzi/Pedro Mena Peraza – en la imaginacion, jazz tribute to Marta Valdes (dodicilune/fonosfere) – 2018

18. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 21 giugno 2018]]>

Buona Estate a tutti voi… e con il solstizio d’Estate arriva, oltre alla pausa stagionale, anche la Festa della Musica, invenzione del ministro francese Jack Lang, che nel 1982 l’ha ideata apposta per festeggiarlo. E allora che Festa sia anche in questa puntata! E se dev’essere festa, allegria, gioia, deve esserci Samba!!! Ma non crediate che la cosa sia intesa come lo è nel capodanno italiano, dove regna il triste e offensivo “trenino” al suono delle musiche latine! No, qui ascolteremo una lunga serie di apprezzati e prestigiosi personaggi della scena musicale brasiliana, tutti impegnati in brani che nel loro titolo abbiano la parola Samba. Sarà un giro non privo di significati se prendiamo p.es. già il primo pezzo, un’invocazione/dichiarazione al Samba (definito Alma Brasileira, anima del Brasile) o il secondo (Samba bandido) che ricorda le origini difficoltose e perseguitate del Samba e dei sambisti. E poi, sempre solo grazie ai titoli, si forma quasi una storia, che passa dalla difficoltà degli inizi, allo sviluppo nei terreiros, nei cortili (Samba no quintal) o comunque negli spazi chiusi/riservati per poi arrivare nelle strade (nosso Samba tà na rua) ma ovunque, anche in cucina (Samba na cozinha). Samba che può essere personale (Samba meu) o da condividere (Samba a dois), che può essere protesta politica/sociale (Samba de Orly, scoprirete il motivo e il titolo originario ascoltando il podcast) o può essere omaggio a qualcuno (Samba de Chico, intendendo Chico Buarque). E poi non c’è un solo modo di fare Samba, lo sentirete, e qualcuno lo spiega (receita de Samba, ricetta per un Samba) e addirittura qualcun altro, Jobim, arriva a farlo con una sola nota (samba de uma nota sò). E, se pensiamo al Carnevale, il Samba, che è la sua colonna sonora, è anche illusione (Samba da ilusao), come si dice in una famosa canzone (A Felicidade, musica di Tom Jobim, poesia di Vinicius de Moraes, per il film “Orfeo Negro”): ci si prepara un anno intero per un momento di sogno, per l’illusione di essere Re, Pirata o Giardiniere… ma “tudo se acabar a quarta feira” (ma tutto finisce il giovedì grasso). Finito il giro dei Sambas vi propongo un paio di novità prodotte da italiani, l’una di Stefano Bollani, andato a Rio per fare il suo nuovo disco “Que Bom”, con una serie incredibile di incredibili personaggi (Caetano, Jaques Morelembaum, Joao Bosco, ecc), e l’altro di Laura Taglialatela, che nel suo disco (The Glow), si cimenta con un paio di perle di Antonio Carlos Jobim. Vi ricordo il concerto di Gilberto Gil a Venezia il 16/07 (che sarà anche a Umbria Jazz con molti altri brasiliani, consultate il sito!). Buon ascolto, a presto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A.Barroso) – Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. ciéncia do samba (D. Nogueira) – Diogo Nogueira – alma brasileira (universal music oy) - 2016

03. samba bandido – Cello di Sarno – o samba bandido de Cello di Sarno - 2015

04. samba no quintal (Toninho/E.Cruz) – Nilze Carvalho – verde amarelo negro anil (rob digital) - 2014

05. nosso samba tà na rua (Alamir/Canario/Penetra/Lopes) – Beth Carvalho – nosso samba tà na rua (emi) - 2011

06. samba na cozinha (Z. Pagodinho) – Zeca Pagodinho - ser humano (universal music) - 2015

07. meu samba – Roda de Samba do Pagode dos Amigos

08. samba a dois – Mart’nalia – em samba! Ao vivo (biscoito fino) - 2014

09. samba de Orly (C.Buarque/Toquinho/Vinicius) – Eliane Elias – dance of time (concord bicycle music)- 2017

10. samba do aviao (A.C. Jobim)– Gal Costa – Gal canta Tom (bmg) - 1999

11. samba de Chico (H. de Holanda) – Hamilton de Holanda – samba de chico (biscoito fino) - 2016

12. samba de bia (A. Do E. Santo) – Arismar do Espirito Santo – roda gingante (tratore) - 2016

13. samba de mestre (M. Carrilho) – Alice Passos – voz e violao (fina flor) - 2016

14. samba de ilusao – Cristina Buarque – resgate (saci) - 1994

15. receita de samba (Joyce/P.C.Pinheiro) – Joyce – bossa duets (sony) - 2003

16. samba de uma nota sò (Jobim/vinicius) – Nara Leao – 10 anos depois (polydor) - 1971

17. galapagos (S. Bollani) – Stefano Bollani – que bom (alobar) - 2018

18. retrato em branco e preto (A.C. Jobim/A. De Oliveira) – Laura Taglialatela – the glow - 2018

19. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 14 Giugno 2018]]>

In fase di preparazione di questa puntata mi è venuta la tentazione, nella quale poi sono caduto, di proseguire un po’ il discorso di quella precedente, quella dedicata allo Stato di Pernambuco e alla sua cultura musicale. È un’appendice più di ascolti che di ulteriori storie e info sul Paese e sulle sua due storiche città, Recife e Olinda. Un’appendice che ci svela qualche altro aspetto musicale, anche moderno e più mescolato ad altri generi allogeni, come il jazz. Poi, è spuntata inevitabilmente una sanfona(come viene chiamata da noi la fisarmonica), uno degli strumenti tipici nordestini, e sono caduto in un’altra tentazione, quella di far conoscere, a chi ancora non lo conosce,Joao Pedro Teixeira, l’uomo, il giovane talentuoso artista che, con il grande Maestro Hermeto Pascoal, sta modificando l’uso del suo strumento nelle musiche brasiliane (un po’ come hanno fatto Astor Piazzolla in Argentina, Richard Galliano in Francia e i musicisti romagnoli in Italia).

Non più solo con i consueti generi musicali ForròFrevo o Baiao ma una sorta di “Progressive” (per dirla come nel rock anni ’70 del 900) cioè con il graduale inserimento p.es. di Classica e Jazz. Straordinari gli ascolti, con Joao da solo con il Frevo, o insieme Hermeto e amici, o in duo con il trombone di Sergio Coelho fino all’Otteto di sanfonas e all’orchestra di archi e corde. Musiche per buongustai dal palato fine. Per chiudere, visto che il Brasile non è solo Samba o Carnevale, un grande in bocca al lupo alla nostra Seleçao per la vittoria ai prossimi Mondiali di calcio e un pensiero, sempre in ambito sportivo, ma storico, ad una grande figura che ci ha lasciati qualche giorno fa, Maria Ester Andion Bueno, la stratosferica tennista paulista nel cuore dei brasiliani ancor più del suo collega maschile Gustavo “Guga” Kuerten. A suo tempo Maria, come lui, è stata numero uno al mondo, vincitrice più volte di Wimbledon e degli Open degli Usa nonché di altri 500 e più tornei in tutta la sua carriera compresi 19 slam. Ciao Maria! E ora, buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso) – Joao Gilberto/Gilberto Gil/Caetano Veloso – Brasil (philips) - 1980

02. virtuosismo pernambucano – coletanea de rabequeiros

03. sai uma mista (Zé da Flauta) – Zé da Flauta/Paulo Rafael – caruà (clave produçoes artisticas) - 1980

04. maracatu de baque etereo (W. Areia) – Areia e Grupo de Mùsica Aberta – para perdedores (musicareia) - 2011

05. olhos confessos – Sagaranna – veu do dia (indip.) - 2014

06. forrò remelexo – Joao Pedro Teixeira – Ecletico live - 2010

07. homenagem aos 80 anos de Hermeto – Joao Pedro Teixeira, Hermeto Pascoal, Aline Moreira

08. boiada e saculejando (H. Pascoal) – Joao Pedro Teixeira & Sergio Coelho – live programa Tubo de Som - 2014

09. chenhenhen (H. Pascoal) – Joao Pedro Teixeira & Octeto de Sanfonas - universalizando o acordeon live

10. um Tom para Jobim (Sivuca/Oswaldinho) – Joao Pedro Teixeira & Orquestra de Cordas de Iguaçu - live

11. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 14 Giugno 2018]]>

Puntata in cui sembra emergere un certo stato di grazia della produzione jazz attuale inteso soprattutto come gran numero di novità discografiche di qualità superiore dovute a una bella quantità di nomi di fama e di prestigio che, quasi contemporaneamente, lanciano sul mercato le loro nuove idee o le loro nuove formazioni… per la vendite è un altro discorso, vedremo! Intanto godiamoci, per esempio una certa preponderanza pianistica, una specie di Rinascimento dello strumento o di rivalsa nei confronti di trombe, sassofoni o chitarre imperanti. In sequenza ascolteremo insieme le più recenti uscite di Fred Hersch il redivivo, Kenny Barron l’immarcescibile, Brad Mehldau il misterioso (a causa delle vaghezze e nebulosità relative a date, foto, credits, e significati di copertina e titolo), Orrin Evans il neoacquisto (dei Bad Plus) e Jamie Saft il soddisfatto (coronato il sogno di registrare un disco di piano-solo). Voci in evidenza con i nuovi dischi di Kurt Elling, ora filosofeggiante, e dei Manhattan Transfer, eterni ed efficaci nel loro omaggio allo scomparso fondatore Tim Hauser. A questo proposito non poteva mancare un saluto allo sfortunato Didier Lockwood, scomparso improvvisamente quando, vista l’età, ancora molto poteva dirci con il suo violino.  Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. bossa pour Didier (S. Grappelli) – Didier Lockwood/Bireli Lagrene – round about silence (dreyfus) - 1998

03. les valseuses (S. Grappelli) – Didier Lockwood – tribute to Stephane Grappelli (dreyfus) - 2000

04. ach bleib mit deiner gnade (M. Vulpius) – Till Bronner & Dieter Ilg – nightfall (sony masterworks) - 2018

05. cantaloop (H. Hancock) – Manhattan Transfer – the junction (bmg) - 2018

06. a happy thought (F.Wright/S.Mindeman) – Kurt Elling – the questions (okeh/sony masterworks) - 2018

07. doce de coco (J. do Bamdolim) – Fred Hersch & Anat Cohen – live at Healdsburg (anzic rec) - 2018

08. aquele frevo axé (C. Veloso) – Kenny Barron – concentric circles (blue note) - 2018

09. ten tune – Brad Mehldau Trio – Seymour reads the constitution (nonesuch) - 2018

10. seams (R. Anderson) – The Bad Plus – never stop 2 (legbreaker rec) - 2018

11. the new standard (J. Saft) – Jamie Saft – solo a Genova (rare noise rec) - 2018

12. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 7 Giugno 2018]]>

Un’altra bella infornata di novità discografiche a partire dalla bellissima iniziativa di Marco Pacassoni che, festeggia degnamente il ricordo del trentennale dell’ultimo concerto in Italia di Frank Zappa (9 giugno 1988) con il suo nuovo disco. Era l’ultima tournee in questo Paese del geniale artista di Baltimora che passò anche per la città sede di questa radio, Padova, in un concerto indimenticabile in cui chi vi parla e scrive c’era! Il disco, “Frank & Ruth” (esordio rec.), che ascoltiamo in anteprima, incentrato sull’uso nella composizione da parte di Frank delle percussioni e della marimba di Ruth Underwood, apre la serie delle “new raleases” che prosegue con un’altra coraggiosa iniziativa dell’amico Satoshi Toyoda che dal Giappone ci serve su piatto d’argento “Triplets”(albore rec.) un’ennesima porzione di buon  jazz suonato da italiani, suo focus principale. La serie delle novità comprende anche il nuovo lavoro di Stefano Bollani (per la sua nuova etichetta Alobar), particolarmente gradito dal sottoscritto in quanto registrato a Rio de Janeiro – mia città natale – ovviamente con musicisti brasiliani, e che musicisti! Spuntano Caetano Veloso, Hamilton de Holanda, Armando Marçal, Jaques Morelembaum, Joao Bosco e tutti quelli che parteciparono alla sua “prima volta” brasiliana un decennio fa, con “Carioca”. Quella volta era la reinterpretazione di canzoni brasiliane, stavolta sono tutti inediti dove ovviamente si sente la brasilianità del luogo di registrazione e dei musicisti invitati ma non è l’unica cosa che si sente. Si continua con il bel disco nuovo di Emanuele Cisi, che poi sentiamo dal vivo in una super formazione dal nome storicamente altisonante, The Quintet, per passare alla nuova uscita della vicentina Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale (Parco della Musica) che precede la chiacchierata con Marco Postacchini che ci parla del suo nuovo disco “Old Stuff New Box” (notami rec.). Ricordo che il 14 giugno inizia Sile Jazz, nel Trevisano, quindi date un occhio al sito per seguire la programmazione della rassegna. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. peaches en regalia (F. Zappa) – Marco Pacassoni Quartet - Frank & Ruth (esordio rec.) - 2018

03. the sheick of araby (T. Snyder) – Amedeo Ariano/Luca Bulgarelli/Francesca Tandoi – triplets (albore) - 2018

04. certe giornate al mare (S. Bollani) – Stefano Bollani – que bom (alobar) - 2018

05. no eyes – Emanuele Cisi – no eyes. Looking for Lester Young (riverside studio) - 2018

06. live – The Quintet (E. Cisi, F. Boltro, E. Legnini, M. Rolff, A. Pache) - 2017

07. freedom day (M. Roach/O. Brown jr.) – Lydian Sound Orchestra – we resist (parco della musica) - 2018

08. old stuff new box (M. Postacchini) – Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

09. Marco Postacchini interview

10. allegro (F. Zeppetella) - Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

11. Marco Postacchini interview

12. now’s the time to run (M. Postacchini) - Marco Postacchini 8et – old stuff new box (notami)  - 2018

13. take five (P. Desmond)  - Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 7 Giugno 2018]]>

Una puntata dedicata a quanti pensano che il Brasile musicale sia Samba e Carnevale di Rio! In questa oretta e mezza sentirete parole come Frevo, Maracatu, Forrò, Afoxé, Cavalo Marinho, Bumba Meu Boi, Chachado (o Xaxado), Coco, Manguebeat che non sono altro che generi musicali, danze o spettacoli musicali particolarmente localizzati nel nordest brasileiro dove vi porterò in viaggio questa sera. Protagonista assoluto sarà lo stato del Pernambuco, uno dei 26 più il Distretto Federale di Brasilia (le 27 stelle della Bandiera Nazionale), un posto ricco di cultura, di natura, di storia (pitture rupestri che testimoniano che la Storia del Brasile non inizia con la conquista e occupazione da parte degli europei ma attestano orgogliosamente la presenza di civiltà umane ben precedenti). A proposito di europei invadenti, in apertura vi racconterò di come è stato suddiviso il territorio brasiliano dai portoghesi e poi regalato a una dozzina (!) di nobili e ricchi amici del re. Noi comunque ci occupiamo principalmente di musica, quindi cultura, pertanto inizieremo con l’ascoltare qualcosa che rappresenti due dei Carnevali più noti del Paese, quelli delle due città più conosciute, l’attuale capitale Recife, la Venezia brasileira (che vanta la più grande sfilata del mondo, con più di due milioni (!) di partecipanti che seguono un gigantesco Gallo, simbolo della festa e omaggio a Chico Science, di cui parleremo più avanti,  e la vecchia, barocca Olinda – patrimonio dell’Umanità - con i suoi Bonecos, grandi pupazzoni portati in sfilata per le vie. Frevo e Maracatu la fanno da padroni ma, più recentemente, anche il Manguebeat (dal nome Mangue, il fango prodotto dall’incontro in città, sull’oceano, di due grandi fiumi) un genere inventato dal compianto Chico Science con il tipico granchio della zona portato a simbolo di questa musica. E poi vi snocciolerò artisti e gruppi protagonisti degli altri generi nominati in apertura di queste righe di presentazione, giovani che rinfrescano le vecchie tradizioni e anziani che le portano avanti in maniera assai filologica con le tipiche strumentazioni (rabeca, agogo, batuque, atabaque, ganzà, agbé, caixas, gongué, surdo, pandeiro, triangulo e altri). Una parentesi storica, un’altra, inevitabile, relativa al Quilombo dos Palmares del grande capo Zumbi, storia di resistenza nera (schiavi fuggiti ai loro padroni che fondavano villaggi, quilombos, nella foresta) durata decenni, ma finita tragicamente nel 1695, similmente, per orrore e violenza, a quella dei ragazzi di Araguaya (più a ovest del Pernambuco) durante la dittatura 1964-1984. La prima ha dato luogo all’istituzione alla festa nazionale del Giorno della Coscienza Negra (20 novembre). Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. frevo di pernambuco – seleçao frevos de pernambuco

03. maracatu - Naçao Pernambuco -seleçao de maracatù pernambucanos - 1993

04. maracatu atomico – Chico Science e Naçao Zmbì – afrociberdelia (chaos rec.)  - 1996

05. alafim eu so – Alafim Oyò – afoxé de Pernambuco (movimento negro unificado rec.)  - 2004

06. princesa negra – Oxum Pandà – afoxé Oxum pandà - 2012

07. saudade de Pernambuco – Alceu Valença – saudade de Pernambuco (deckdisc) - 1979

08. tem pena morena – Grupo Samba de Coco Irmas Lopes – anda a roda - 2014

09. movimento da cidade – Cila de Coco – Cila de Coco e seus pupilos (roche sonora) - 2017

10. mucuna – Renata Rosa – Zunido da mata (outro brasil rec) - 2003

11. jangadeiro – Dona Selma do Coco – bem vindo jangadeiro - 2004

12. cinema nacional - Isadora Melo – ep Isadora Melo - 2014

13. karma sutra - Juliano Holanda – a arte de ser invisivel (nucleo contemporaneo rec.)- 2013

14. indecisao – Di Melo – Di Melo (odeon) - 1975

15. samba de macumba – Grupo Bongar – chao batido coco pisado (grupo bongar) - 2010

16. rabeca de imbuia – Maciel Salù – baile de rabeca – 2016

17. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina  - cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[ReadBabyRead_389_Francesco_Recami_4]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #389 del 7 giugno 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 31 Maggio 2018]]>

Una puntata caratterizzata da una serie di dischi usciti per l’etichetta romana CAM Jazz uniti da un filo rosso (o da un amabile rosso?) conduttore rappresentato dalla testimonianza di alcune serate live registrate in alcune rinomate cantine vinicole. Protagonisti di grande prestigio, probabilmente corroborati dai prodotti locali e affascinati dalla particolare atmosfera di quei luoghi, ci hanno lasciato tracce di grande musica che vi invito ad andare ad assaggiare, anzi, a degustare all’interno di questa puntata, nel servizio di podcasting, passando da Enrico Pieranunzi a Francesco Bearzatti, da Claudio Filippini a Gabriele Mirabassi, da Javier Girotto a Michele Rabbia e scoprendo da soli gli altri che non cito… poi ancora un tocco di British con un recentissimo album che adoro, dalla copertina alla musica, dai titoli ai significati dei titoli, l’album dei Sons of Kemet del genietto Shabaka Hutchings. Infine qualche altra novità dell’etichetta veneziana Caligola e il ritorno di un amico americano ormai trapiantato a Roma. L’appuntamento è alle prossime puntate, con un “occhio on line” alle programmazioni live di Veneto Jazz e di Sile Jazz (7^ edizione dal 14 giugno prossimo), per rimanere dalle nostre parti e, ovvio, a quella di Umbria Jazz e di tutte le altre che si moltiplicano in estate. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. wine & waltzes (E. Pieranunzi) – Enrico Pieranunzi – wine & walzes, live at Bastianich Winery  (cam jazz)  - 2018

03. african kids – Francesco Bearzatti/Federico Casagrande – lost songs, live at Abbazia di Rosazzo Winery (cam jazz)  - 2018

04. money in the pocket (J. Zawinul) – Claudio Filippini/Andrea Lombardini/U.T. Gandhi – two grounds, live at Le Due Terre Winery (cam jazz) - 2018

05. choro mineiro – Gabriele Mirabassi/Roberto Taufic – nitido e obscuro, live at Venica & Venica Winery (cam jazz) - 2018

06. la cabane sur des pattes (M. Mussorgsky) – Michele Campanella/Javier Girotto – vers la Grande Port de Kiev, live at Jermann Winery (cam jazz)  - 2018

07. the blue silver side/prelude op.16 n.4 (M.Tonolo/A. Skrjabin) – Marcello Tonolo Trio e 6et – Marcello Tonolo in Skrjabin in jazz (caligola) - 2017

08. radio activity (Hutter/Schneider/Schult)– Maurizio Brunod/Giorgio Li Calzi/Boris Savoldelli – nostalgia progressive (caligola) - 2018

09. giochi di luce (M. Tamburini) – Luca Zennaro – javaskara (caligola) - 2018

10. when autumn leaves (G. Burk) – Greg Burk – the Detroit songbook (steeplechase) - 2018

11. my queen is Angela Davis (S. Hutchings) – Sons of Kemet – your queen is a reptile (impulse!) - 2018

12. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 31 Maggio 2018]]>

Lo spunto per la programmazione di una puntata può provenire da qualsiasi parte… stavolta lo devo all’uscita di un nuovo disco di due valentissimi musicisti come Roberto Taufic, richiestissimo chitarrista honduregno ma brasiliano di adozione, e Gabriele Mirabassi, italianissimo, protagonista nel Jazz, nella Classica, ma da tempo innamorato del Brasile che non perde occasione di celebrare con il suo clarinetto in qualche disco, concerto o composizione. La nuova produzione si chiama “Nitido e Obscuro – live at Venica & Venica Winery” (etichetta CAM Jazz) e si apre con un brano intitolato Saci… ecco il mio spunto! Saci, anzi, per la precisione, Saci Pereré è l’argomento di mezza puntata… Saci Pereré è un personaggio della tradizione folclorica brasiliana del Sud, di probabile origine africana (ci sono tracce simili nella tradizione Yorubà) che poi si è diffuso in tutto il paese fino ad essersi intrufolato in moltissimi ambienti e ad essere amatissimo, oltreché simpaticamente temuto! È una specie di grosso folletto, un ragazzo di colore con una gamba sola (persa forse in un incontro di Capoeira, nota danza/arte marziale afro/brasiliana), berretto rosso e pipa in bocca che vive nella foresta e si diverte a fare agguati per spaventare e dispetti per fare arrabbiare. Ma è anche un guardiano della foresta stessa e in particolar modo delle piante e erbe medicinali. Il suo nome in Brasile è stato dato a progetti scientifici, biomedici, aerospaziali, a satelliti artificiali, stelle ed è la mascotte di almeno una squadra di calcio. Si pensi che la sua fama è tale che dal 2005 è stato istituito persino il Saci Day (31 Ottobre). In questa puntata celebriamo anche noi il Saci Pereré attraverso l’ascolto di alcuni brani che nel tempo gli sono stati dedicati da vari artisti e che precederanno invece una serie di proposte tratte da recenti dischi di diversi musicisti, di varie provenienze, non tropo tradizionali, che continuano a contribuire ad allargare la conoscenza delle musiche brasiliane, anche attuali. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips) - 1980

02. saci – Gabriele Mirabassi & Roberto Taufic – nitido e obscuro, live at Venica & Venica Winery (cam jazz) - 2018

03. saci – Monica Salmaso – trampolim (discmedi blau) - 1998

04. Pererè Peralta – Carlinhos Brown – sitio do Picapau Amarelo (som livre) - 2011

05. Saci – Boca Livre – bicicleta (boca livre rec.) -1980

06. eu vi o Saci – Marcos Sacramento – sitio do Picapau Amarelo (serie TV) - 2006

07. cançao da meia noite – Kleiton & Kledir – ao vivo - 2005

08. o vira – Secos & Molhados – Secos & Molhados (discos VDC) - 1973

09. tu nao sabia – Ayrton Montarroyos – Ayrton Montarroyos - 2017

10. do interior – Castello Branco e Verònica Bonfim – sintoma (castello branco rec.) - 2017

11. ben vindo – B.E.L. – quando brinca (sagitta rec.) - 2017

12. minha terra tem palmeiras – Arthur Verocai – no voo do urubu (selo sesc sp) - 2016

13. mandinga – Bruno Capinan – divina graça (capinan music) - 2016

14. cansaço – Douglas Germano – golpe de vista (digitalize) - 2016

15. receita de samba – jacob do bandolim

16. escuta cavaquinho! – Martinho da Vila & Criolo – de bem com a vida (sony) - 2016

17. geraçao – Catia de França – hòspede da natureza (porangaraté) - 2016

18. na linha do arco iris – Dona Onete – banzeiro (na music/tratore) - 2016

19. tambor – Fernanda Abreu & Africa Bambaataa – amor geral (garota sangue bom prod. art.) - 2016

20. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 4]]>


dei reperti digitali 2+4+5+6/18
Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.

Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.


DAY BEFORE US
Adorned Path Of Stillness
Lmt. CD digipack format with photographies from Justyna Orlovska, Natalya Romashina | CD | Digital – GH Records/Twilight Records – Feb. 2018

Voi appassionati inseguitori di scie algoritmiche, voi virtuali viaggiatori in costante loop, moderni e modernisti, futuristi senza se e senza ma, voi non ci crederete ma esiste ancora una parte di mondo che respira lento e lo fa nella mestizia della penombra, la stessa che da decenni accompagna i riti legati al suono neo-decante, testimonianza viva di antico fulgore romantico. Ad esser sinceri sono ben pochi coloro che tutt’ora riescono a riproporre in modo convincente opere che siano all’altezza degli antichi fasti, quell’impero è decaduto ed è impossibile farlo risorgere. Esistono però delle voci che da sempre si tengono in disparte e con assoluta ed estrema eleganza propongono la loro visione intimista del mondo attraverso opere musicali di assoluto rispetto. Lontano dalle nere e ingombranti celebrazioni dark, poeticamente vicino al lirismo decadente, il parigino Philippe Blanche in arte Day Before Us, da circa un decennio racconta il suo mondo interirore e lo fa con il gesto gentile di chi ama il silenzio e l’introspezione. "Ho il dono della Specialità. La Specialità costituisce una specie di vista interiore che penetra tutto … io sono una sorta di specchio morale in cui la natura si riflette con le sue cause e i suoi effetti. Penetrando così nella coscienza, io indovino il futuro e il passato”. Queste le parole usate da Balzac per descrivere il suo personaggio, il Séraphîta che da il titolo al racconto dedicato alla figura di un androgino. A quest’opera è dedicata l’ultima release di DBU, un viaggio onirico nella profondità del sentimento accompagnati da un recitato che affascina e da un cantato che nostalgicamente vorrebbe Lisa G. a sostenerlo. Minna, Wilfrid e ora anche noi, tutti innamorati del mistero.

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OZMOTIC
Elusive Balance
CD – Touch – Giu. 2018

Riccardo Giovinetto e Simone Bosco ovvero Ozmotic, un duo che coglie l’essenza del suono e la traduce con un liguaggio personalissimo che crea una sorta di osmosi – è il caso di dirlo – tra i suond artists/musicisti e l’ascoltatore. La ricerca dell’equilibrio tra il nostro mondo sempre più artefatto rispetto all’altro da cui proveniamo, la possibilità di rialacciare un rapporto con la natura abbandonata, sette tentativi di contatto che riescono a stordire e trasportare chi ascolta in luoghi altri, lontani ma stranamente familiari. Una miscela sonora che sorprende, ambient, minime tessiture glitch appena accennate, drumming programmato, la voce narrante di un sax soprano che commuove e rende viva, umana questa esperienza sul confine tra poesia e lampo digitale. Questo è il terzo Ozmotic e il primo stampato sulla prestigiosa etichetta Touch; solo i migliori esploratori possono permettersi tali imprese.

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BOJANEK&MIHALOWSKI
Solid
Cd – Digital – N_Coded Records – Apr. 2018

Tiene inchiodati alla base d’ascolto, fa volare oltre le mura che lo racchiudono, la maestosa onda ambient è giunta a travolgere gli ultimi dubbi su quanto questo suono possa ancora donare bellezza e splendore all’arte del racconto musicale onirico. Viaggia lento, possente, piega l’accordo elettrico della sei corde trasformandolo in purezza poetica, il suo violento abbraccio è dolcemente pericoloso, crea dipendenza. La stessa di cui soffriamo noi, instancabili osservatori della galassia sonica, pronti a sorridere stupiti in presenza di una tra le più belle releaes elettro-ambient dell’anno.

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<![CDATA[ReadBabyRead_388_Francesco_Recami_3]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #388 del 31 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 3]]>


dei reperti digitali 3+4/18

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

GIUSEPPE CORDARO
45°12’N 72°54’E
Hand made book-bound covers (1260 g/qm FSC certified), lined inside with luxury Italian paper from Florence, sealed with washi tape, glass mastered CD (not CDR), antique glass slide (circa. 1910-1955), 5 x embryology prints, insert from antique embryology book, dried lavender, dried herbs, scent. All rests inside stitched glassine bags. Individually numbered / tagged / sealed. Digital album – Facture – Mar. 2018

Mi tengo largo. Ricordo una delle prime netlabels italiane che seguivo e apprezzavo spassionatamente, questo prima decidessi di dirigerne una assieme ad altri folli amici, invasati di passione. La netlabel in questione si chiamava Zymogen (www.zymogen.net), guidata dall’illuminato Filippo Aldovini. Nel 2008 ebbi modo di ascoltare una release pubblicata dalla label modenese e firmata con_cetta, quello fu il lavoro che mi fece conoscere Giuseppe Cordaro, un sound artist cresciuto nel corso degli anni. I suoi lavori si possono trovare nei cataloghi di prestigiose etichette internazionali quali: Moteer, Fluid Audio, Sound in Silence, Crónica, Norelco Mori Limited, TimeReleasedSound, Facture. Il suono corre lungo il filo del tempo, le stagioni e le persone cambiano, diventano adulte, si trasformano in genitori, tutto questo continuando a scolpire suono, respirando con esso, cercando di comprenderlo appoggiando semplicemente un microfono a contatto sulla pancia di una futura madre – la consorte di Giuseppe -, campionando l’onda dell’eco doppler, cercando di immaginare cosa può significare il termine, padre. 45°12’N 72°54’E é la cronaca di una gestazione, è la registrazione dei suoni che provengono dal mondo che tutti noi abbiamo scordato ma dal quale tutti noi giungiamo. Matrici sonore elaborate attraverso le macchine e la modulazione sintetica che trasformano in linguaggio universale anche il più esile spasmo di elettricità sulla pelle materna o l’invisibile onda di liquido amniotico che racchiude sicura l’unico inconfondibile e amato battito.

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GROENI
Nihx
Vinyl | Digital – Project: Mooncircle – Mar. 2018

Per coloro che non sanno rinunciare agli echi che si espandono mentre si ascolta Thom Yorke ma hanno bisogno di raggiungere ulteriori livelli e rotondità nell’ascolto. Una lenta cerimonia dedicata alla purezza del suono, al suo sgorgare e fluire limpido dopo una lunga gestazione algoritmica. Per chi non sa rinunciare alla vibrazione dell’anima e al suo manifestarsi con i parametri di una modernità che ancora serba la magia della penombra e del silenzio che l’accompagna. Tre neozelandesi dediti alle sacre cerimonie della ricerca dei suoni e della loro più elegante espressione, legati al pulsare del beat evoluto e mai scontato, destinati a viaggiare in profondità nei nostri ascolti.

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NORWOOD
Give Me Time EP
Digital – Apollo Recordings – Mar. 2018

Difficilmente ci occupiamo di singoli nelle nostre recensioni ma esistono delle eccezioni che vanno condivise. Siamo in casa Apollo Recordings, storica sub-label della R&S nata nei primi anni ‘90 come casa per il nascente nuovo suono ambient. Obbligatorio sarebbe avere i primi singoli della label in questione: Aphex Twin, Biosphere, Cabaret Voltaire, DJ Krush, Model 500, Global Communication, Sun Electric, David Morley, Andrea Parker, Billie Ray Martin, µ-Ziq, Thomas Fehlmann, Jam & Spoon, Locust, Robert Leiner, John Beltran, Toshinori Kondo, Eraldo Bernocchi, Bill Laswell, Manna, tanto per citarne alcuni. La label londinese ha resistito all’urto del tempo e continua a sfornare fior fiore di suoni tra cui Norwood, nome d’arte di Josh Butler che mette alla prova la nostra militanza nell’ars electronica con quattro tracce pervase di house groove ambience che assale e conquista. Play it loud, si diceva un tempo, fatelo!

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SERGIO SORRENTINO
Dream – American Music for Electric Guitar
CD Mode – Apr. 2018

Le culture in-esistenti denominate rock e club-culture. Molti di noi hanno frequentato assiduamente quei lidi forse cattedratticamente inesistenti ma che storicamente e musicalmente hanno contribuito alla formazione del nostro ascolto e non solo. Esiste un’altra realtà culturale che fonda le sue radici nella contemporaneità. Attrono al suo agire si dispiega una pletora di addetti ai lavori tutti tesi alla divulgazione, questa si cattedrattica, del suono visto e ascoltato attraverso l’opera di importanti compositori legati alla contemporaneità stessa. Molta parte del percorso di acquisizione dell’ascolto contemporaneo passa attraverso le pagine delle mille pubblicazioni dotte dedicate all’argomento, scivola lungo i corridoi angusti dei festival di musica contemporanea, difficilmente si adatta al confronto con i sui simili più popular che da quel suono anche giungono perché inconsciamente utilizzato, perché alla radice delle molte esternazioni di ricerca che hanno solide basi nell’in-esistente club-culture. Sta quidi a noi, ascoltatori ‘basici’, scegliere gli echi di innovazione contemporanea che più si adattano al nostro coté passionale e istintivo, più legato al sogno che al racconto privo di anima. Quanto di meglio non si poteva sperare quindi, un disco dedicato alla chitarra elettrica contemporanea che avesse come comune denominatore il sogno. A produrlo il compositore, chitarrista e studioso dello strumento a sei corde, Sergio Sorrentino. Una carriera di assoluto rispetto, notevole pubblicista e portentoso strumentista. Probabilmente uno dei più importanti chitarristi taliani di formazione contemporanea (https://www.facebook.com/pg/SergioSorrentinoGuitarist/about/?ref=page_internal).
Dream – American Music for Electric Guitar é un viaggio, è il caso di definirlo onirico, dentro dieci episodi per chitarra elettrica scritti da compositori dediti alla contemporaneità del suono. John Cage, che presta il suo Dream - composizione per piano risalente al 1948 - all’interpretazione e adattamento fenomenale del chitarrista, a seguire Lang, Vees, Sharp, Curran, Feldman, Wolff, Polansky, Stiefel. Una decina di interpretazioni che finalmente si lasciano alle spalle il peso gravoso della collocazione ‘colta’ per diffondersi dense e avvolgenti lungo l’ascolto destinato ad un pubblico meno compassato dedito al moderno suono di ricerca. Importanti suggestioni interpretative che non vanno ignorate.

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KLAUSS & CRAIG
Momentum
12” Vinyl | Digital Planet E – Apr. 2018

Dove il quattro quarti pulsa ed è pronto ad essere manipolato velocizzando il suo battito, dove il groove analogico impera ed imperversa togliendo il respiro. Dove ci si perde nella maestosità del suono invocandone lo scorrere perpetuo. Dove Craig è preceduto dal real nome Carl e Klauss è un collettivo di cattivissimi alchimisti addetti all’ars electronica in terra d’Argentina. Lì dove l’arte ipnotica si fonde con la voce suadente del sequencer e noi si balla, persi e sudati nel mondo che non c’è.

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STEFANO GUZZETTI
Short Stories. Piano Book (Volume Two)
100 x numbered special edition (CD, 40 pages artist signed album score booklet, housed in handmade wash cover) 400 x CD + Digital | Home Normal – Apr. 2018

Forse è vero, la vita è composta di piccole storie che in molti non sanno serbare con amore. Travolti e stravolti dalla tempesta del quotidiano evitano di aprire le pagine dei propri diari e dimenticano di scrivere quanto di vitale e importante può accadere nel corso di una vita prigioniera della pausa del fine settimana e della schzofrenia lavorativa dei giorni seguenti. Eppure basta un incontro fortuito, qualcuno che improvvisamente appare nella tua casella di posta, uno sguardo attento, un gesto non scontato, l’offerta di ascolto, lo schiudersi di una vera amicizia. Basta non rinunciare e saper accogliere la vita trasformando il piacere, la sorpresa, la speranza e la passione in scrittura, in dolcissima musica che instancabile fluisce a riempire le pagine di quel diario dedicato alle piccole storie, le nostre piccole storie capaci di trasformarsi in reali occasioni di cambiamento e crescita. Aprite quelle pagine bianche, iniziate a riempirle di parole e mentre lo fate lasciatevi avvolgere dalle note di questo album, intense ed intime composizioni per pianoforte scritte da chi ha saputo cambiare il corso della sua vita senza mai rinunciare al sogno, scrivendo giorno dopo giorno, le sue piccole storie.

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LUTON
Black Box Animals
Japanese style gatefold CD ltd. 200 copies-Digital | Lost Tribe Sound – Apr. 2018

La colonna perfetta, la lucida descrizione di una realtà che induce al blocco vitale, al ripiegamento su sé stessi, tutti chiusi nelle nostre scatole nere. Lavori come Black Box Animal scaturiscono sovente dall’analisi attenta di quanto sta succedendo attorno a noi. Si raccolgono i dati e si traducono in suoni che appartengono al sentire più intimo di chi li produce. Inaspettato neo-classicismo, introspettività elettro-acustica, minimalismo e field recording, tocchi di dark ambient immerso nell’astrazione del noise, il tutto elaborato con una lettura post-moderna dal sapore classico, quasi fosse la colonna sonora della fine a venire. Roberto P. Siguera e Attilio Novellino aggiungono innovazione al suono elettro-acustico odierno componendo un’opera dedicata alla poetica dell’abbandono, la fotografia impietosa di un’era forse destinata ad un’insana fine. Nero concreto.

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MEANWHILE.IN.TEXAS
Requiem. A Journey to Alpha Centauri
Digital album – Mu Versatile Label – Apr. 2018

Allievo della più accreditata scuola dedita al racconto noise con i suoi filamentosi derivati intinti nell’acidità della programmazione digitale e scossi dall’inarrestabile e lenta tempesta dronica, ecco apparire la voce narrante di un sound artist capace di viaggiare oltre la soglia del possibile. Utilizzando le fluide onde elettromagnetiche, Angelo Guido in arte Meanwhile.in.texas, lancia il suo denso segnale sonico capace di adattarsi alla mancanza di punti di riferimento, nascosti tra le pieghe del più profondo degli spazi, unica via di fuga possibile da un mondo in scadenza. Un interminabile viaggio verso il lontanissimo sistema stellare che dovrebbe accogliere il carico di informazioni contenute nei serbatoi digitali di questa release.
E’ il respiro confuso della terra, un segnale che esplode e si espande alla ricerca di probabili nuove forme vitali capaci di tradurre e finalmente ascoltare.

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øjeRum
Stilhedens Strømmen I Fuglenes Blod
KS26 Handmade packaging | Compact Disc (CD) + Digital Album – KrisalySound – Apr. 2018

Lasciarsi alle spalle il boato invisibile che tutto assorbe, passeggiare seguendo solo il segnale sonoro, gli occhi chiusi e il passo via via sempre più leggero. Agganciati al segnale acustico non percepiamo più l’assillo della modernità che ci avvolge, ci spogliamo degli apparati ricettivi aggiuntivi e torniamo ad essere ascoltatori unici dell’instancabile respiro della natura che si esprime grazie alla iterazione dell’accordo, nella dolce e delicata ripetizione infinita di un arpeggio per chitarra. Un lavoro di pregiata tessitura elettro-acustica minimale, questo, che segna il ritorno in casa Krisalys del sound artist danese Paw Grabowski, delicato e silenzioso ricercatore di pace.

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PAUL SCHÜTZE
The Sky Torn Apart
CD 6 panels digipack ltd edition | CD + Digital Album | Glacial Movements - Apr. 2018

Chi è dedito alle letture di critica musicale altra, conoscerà senz’altro il nome di Clive Bell, firma dell’avventurosa rivista musicale inglese Wire. Oltre ad essere un notevole giornalista, Clive Stanley Bell è anche un musicista che ha dedicato la sua passione ad uno strumento a fiato giapponese, un flauto chiamato shakuhachi. Le note di questo strumento le percepiamo nell’immobilità infinita del suono racchiuso nelle due suites create da Paul Schütze e pubblicate dalla Glacial Movements. Da sempre presente sulla scena musicale di ricerca, da prima con la formazione dei Laughing Hands e poi come solista, il sound artist australiano si è distinto anche per le sue opere in ambito visivo, lavori presenti nelle più autorevoli esposizioni mondiali. Giunge a noi con un lavoro dedicato all’isolazionismo mediato dal racconto nordico dedicato al mito di Ragnarok che vuole la terra sommersa dalle acque e riemersa completamente mondata. Un’ora di viaggio lungo i confini indistinti di terre isolate e lontane, mai assoggettate all’alito umano. Luoghi nei quali penetrare con dovizia e gesto silente, lo stesso gesto sonoro usato da Schütze nel distribuire denso e minimale fluido ambient.

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 24 Maggio 2018]]>

Anche stavolta è il caso di dare un titolo alla puntata: “Umbria Jazz chiama Brasile!” proprio così! il celeberrimo gran festival umbro offrirà musica brasiliana tutti i giorni,dal 13 al 22 luglio, sia all’Arena di S. Giuliana che nel bel locale Umbrò dove, tutte le sere, dal 16 al 22 luglio, si alterneranno il duo Anat Cohen/Marcello Gonçalves e il duo dei grandi Yamandù Costa/Guto Wirtti, gli uni alle 19:00, gli altri alle 22:00 invertendosi giorno per giorno. Sempre nello stesso locale, il 20 luglio a mezzanotte, riascolteremo Os Mutantes, pietra angolare del movimento Tropicalista. Le altre tre serate vedranno esibirsi i big, consentitemi di chiamarli così ma non per mancanza di rispetto verso gli altri appena citati quanto per fama e per anzianità di servizio. Sono Ivan Lins, che sarà uno degli ospiti di Quincy Jones sul palco del festeggiamento degli 80 anni del celeberrimo artista USA il 13 luglio. Il giorno successivo sarà il turno di Gilberto Gil che ripropone un suo famoso e importante lavoro di ben 40 anni fa, Refavela, altro compleanno! Un disco afro, uno dei capolavori di Gil, scritto nel momento in cui, in piena dittatura, nasceva il movimento giovanile-musicale Black Rio. In questa edizione, Refavela 40, ci lavorano il figlio Ben, musicista e arrangiatore, il figlio di Caetano, Moreno, la pianista paulistana Céu, Maìra Freitas, Nara Gil e diversi altri… nella stessa serata si esibirà anche Margareth Menezes, basti dire che viene chiamata la Aretha Franklin brasileira, anche attrice di teatro, grande lottatrice contro ogni forma di discriminazione e autrice di uno dei migliori 5 dischi del mondo, Elegibò, nel 1991, secondo la rivista Rolling Stone, sezione world. E infine, il 15 luglio, arriverà Caetano Veloso, come gli altri due alle 21:00 all’Arena S. Giuliana. Vale la pena di ricordare che per gli appassionati del nord est e per i brasiliani ivi residenti, Gilberto Gil porterà il suo concerto Refavela 40 anche a Venezia, al Teatro Goldoni il 16 luglio (spostato dalla precedente location di Strà, Villa Pisani). Ecco, la scaletta di questa puntata ripercorre cronologicamente le date di Umbria Jazz proponendo volta per volta gli artisti che saranno i protagonisti di quelle serate. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso) – Joao Gilberto/Gilberto/Gil Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1980

02. refavela – Gilberto Gil – refavela - 1978

03. desafinado (A. Jobim/N. Mendonòa) – Gilberto Gil

04. elegibò – Margareth Menezes – elegibò - 1991

05. odeio – Caetano Veloso – C’é - 2006

06. coisa 10 – Moacir Santos – coisas - 1965

07. formosa (B. Powell)  - Anat Cohen & Marcello Gonçalves - live

08. murmurando – Anat Cohen & Trio Brasileiro

09. doce de coco - Anat Cohen & Stefano Bollani - live

10. live – Zé Nogueira convida Marcello Gonçalves

11. ilejà – Anat cohen & Trio Brasileiro – live studio

12. o continente – Yamandù Costa & Guto Wirtti - live

13. a minha menina – Os Mutantes – a minha menina - 1968

14. a minha menina – Jorge Ben Jor - live

15. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 24 Maggio 2018]]>

La stagione dei festival, grandi e piccoli, famosi e famosissimi, è cominciata, come sempre, con quello di Vicenza, giunto alla 23^ edizione. Chi vi scrive e vi parla ha avuto l’occasione di vederlo nascere, anzi, di vedere addirittura i prodromi di quello che poi sarebbe stato e poi la fortuna di assistere a tutte le edizioni integralmente… tranne questa! Stavolta tre sole serate ma tutte di gran qualità e di ottimo successo di pubblico e sono quelle serate ad avere ispirato almeno la prima metà della scaletta musicale di questa puntata in cui ci ascoltiamo insieme qualcosa di quei gruppi, di quei musicisti che ho potuto seguire nei due prestigiosi teatri vicentini. Per calarsi un po’ nell’atmosfera da concerto ho privilegiato molte registrazioni live e ho sottolineato la presenza graditissima di un amico, il validissimo trombonista Gianluca Petrella, con tre tracce che lo riguardano. Spero di portare in trasmissione in qualche modo, fisicamente o telefonicamente la prossima settimana, l’inventore e direttore artistico del Festival,Riccardo Brazzale, per sentire dalla sua viva voce come sono andate le altre serate. Per il resto, dischi nuovi, nuove musiche ( i Sons of Kemet di Shabaka Hutchings) e ottimi ritorni (Bill Frisell, Fred Hersch). Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02.  il morso – Odwalla – live at  Open World Jazz Festival 2010

03. space is the place (Sun Ra)  - Thomas de Pourquery & Supersonic – live at Skopje Jazz Festval 2016

04. Nigeria – Nicola Conte & Gianluca Petrella – sun song (schema rec.) - 2018

05. live – Eivind Aarset/Gianluca Petrella/Michele Rabbia – live at Jazz & Wine of Peace 2017

06. oscar groove – Terence Blanchard E Collective – live at Milano Blue Note 2014

07. old beady eyes – Ralph Alessi & This Against That feat. Ravi Coltrane – look (between the lines rec) - 2007

08. my queen is Ada Eastman – Sons of Kemet – my queen is a reptile (impulse!) - 2018

09. Vienna – Iiro Rantala & Ulf Wakenius – good stuff (act) - 2017

10. rambler (alt. take) (b.Frisell) – Bill Frisell – music is (okeh) - 2018

11. black Nile – Fred Hersch Trio – live in Europa (palmetto) - 2018

12. back to black – Hart Scone & Albin – leading the british invasion (zoho music) - 2018

13. the big earth – Francesco Chiapperini  Extemporary Vision Ensemble – the big earth (rudi rec) - 2018

14. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore Capitolo 2 ]]>

dei reperti digitali 1+2/18

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

1954
A part Of Me
Project Mooncircle – Gen. 2018


Siamo pur sempre esseri che hanno assaporato a pieni polmoni l’aria satura di penombra, abbiamo abitato gli angoli più bui e per lungo tempo ci siamo specchiati sul confine del riflesso lunare. Ricordi che fanno parte di noi al pari del titolo di questo bel vinile firmato dal lionese Ivan Arlaud, in arte 1954. Post-Step, BronkenBeat, Hip-Hop Electronic e Downtempo hanno sostituito il lento fluire del suono post-punk, remota fonte capace di dissetare la nostra sete notturna. Sette tracce che scivolano poetiche e intimiste nelle pieghe dell’infinito ascolto, sempre pronto a captare segnali di modernità comunque legata ad una tradizione poetica indissolubilmente legata al nostro dna di perdenti sognatori, abitanti di un mondo che non esiste.

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DMLL
Short Tales Of Winter
Verses Records – Feb. 2018


Manteniamo la stessa atmosfera ma ci allontaniamo dal battito elettronico della metropoli per inoltrarci lungo i sentieri dell’Est Europa, percorsi dal soave e triste suono di un violino. Damla Bozkurt in arte DMLL, artista turca di formazione classica con all’attivo partecipazioni notevoli in area concertistica internazionale, musicista che sa apprezzare anche il suono di provenienza popolare, giunge a noi con un lavoro che profuma di visioni fantastiche via via colorate di folk e neo-classicismo mantenendo sempre una sua fiera timbrica classica. Decisamente consigliato a chi comunque predilge il suono concertistico.

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KENTA KAMIYAMA
Side Effects
Collector Digipack Super Limited Edition 20 Cds + Digipack Limited Edition 80 Cds e Digital Ed. - Stochastic Resonance- Genn. 2018

Esistono recensori che non riescono a procedere se non elencando o cedendo continuamente al confronto, le dita partono e la tastiera inizia ad elencare nomi, citazioni, stili musicali. Ne esistono altri che usano le poche righe a disposizione per lanciarsi in voli assurdi dentro l’essenza poetica, perdendo completamente di vista l’oggetto su cui stanno scrivendo. Noi preferiamo descrivere semplicemente ciò che sentiamo, meglio ancora, percepiamo. Suoni e immagini, sensazioni che producono piacevoli effetti collaterali, gli stessi che danno il titolo a questo lavoro e che si producono subitaneamente, non appena il suono inizia a fluire. Il lavoro di Kamiyama ha la stessa consistenza del profumo che avvolge un giardino dimenticato dal tempo, le sue note appaiono come piccoli pesci rossi che dolcemente nuotano nella fontana dalla quale sgorga incessante un lieve rivolo di limpida acqua. Un istante sospeso, una parentesi di pace che vorremmo durasse all’infinito.

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VARIOUS
Rebuildin l'Alt Empordà
Digital Album - Störung – Gen. 2018

All'inizio di quest'anno un tornado di eccezionale potenza ha devastato la regione spagnola dell'Alt Empordà, in Catalogna. Vicino a quei luoghi opera Störung, storica piattaforma sperimentale attiva dal 2006. Il ricavato di questa release viene devoluto come aiuto alle popolazioni colpite da questo disastroso evento atmosferico. Questa la triste cronaca che ha innescato una reazione a catena di manifestazioni di aiuto tra cui la compilation in esame, una raccolta che racchiude al suo interno nomi di rilievo in ambito internazionale: Akamoi (IT), Alina Kalancea (RO), Asférico (ES), Asmus Tietchens (DE), Barbara Ellison (IE), elufo (ES), Enrico Coniglio (IT), Federico Monti (AR), Francisco López (ES), Frank Bretschneider (DE), Giuseppe Ielasi (IT), Mathias Delplanque (FR), Mise_en_scene (IL), Pink Twins (FI), SaffronKeira (IT), Scanner (UK), Sebastien Roux (FR), Strotter Inst. (CH), Yui Onodera (JP) & Zimoun (CH). Venti contributi tra i quali personalmente segnalo la maestosa traccia di Saffronkeira, l'astrattismo minimale di Giuseppe Ielasi, i richiami old school di Frank Bretschneider, la poetica devastante di Scanner, nonostante tutto la splendida calma di Yui Onodera, lo studio sul loop di Barbara Ellison, il denso racconto dronico di Akamoi e la silenziosa cerimonia di commiato di Enrico Coniglio. Ricostruzioni soniche.

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ADERN X
Summer Twilight Autumn Dawn
Limited CDr edition with artwork printed onto a 200 gsm paper – Digital Album – Xevor - Feb. 2018

Andrea Piran in arte Adern X, un pistoiese che fa parte della notevole schiera italiana di sound artists dediti alla ricerca e all’uso non convenzionale delle nuove sonorità. Un terreno difficile, calpestato da decine di ricercatori che con molta difficoltà riescono a distinguersi per soggettività e qualità dell’offerta. Questa produzione rappresenta l’ennesima raccolta di field recordings, manipolazione di nastri, campionamenti e loops originariamente ideata per la diffusione radiofonica. Quaranta minuti lungo i quali si susseguono e alternano episodi legati all’uso delle tecniche elencate. Arduo capire realmente le intenzioni artistiche di tale lavoro che si perde tra le troppe sovrapposizioni stilistiche a scapito della loro potenzialità immaginativa per acquisire tecnicismo, fredda alternanza che allontana la percezione favorendo la mera ripetizione fine a sé stessa.

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BRUNO SANFILIPPO
Unity
ltd. Edition cd – Cd – Digital – Dronarivm – Feb. 2018

Unity, l'ultimo capitolo (per ora) della lunga storia scritta da Bruno Sanfilippo è pura religiosità, è delicata sensibilità che sfiora l'ascolto e lo incatena febbrile al suo lento progredire. Le vicissitudini del suono neo-romantico ci hanno ahimè abituato ad un frequente copia/incolla assolutamente privo di anima, un continuo ripetersi della stessa scala armonica lungo la quale oramai non vale neanche più la pena avventurarsi. Sono pochissimi i musicisti che ancora riescono a soffiare lievi, spargendo viva poesia musicale sopra un deserto di morte ripetizioni. Sanfilippo è uno di questi, i suoi lavori brillano per la toccante semplicità apparente con la quale riesce a far dialogare gli stumenti, per il silenzioso tocco à la Satie che confonde e commuove, per l'uso sapiente della componente elettronica. Unity è l'antidoto musicale che si cerca quando dalle finestre si intravvede un mondo che collassa e il bisogno di fuggire, di raggiungere l'abbraccio che risana diviene irrinunciabile. La poesia, salva.

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JAMES A. MCDERMID
Tonal glints
cd KrysaliSound – Feb. 2018

Denso, a volte insostenibilmente doloroso, composto con dura materia musicale e intenso racconto lirico. Queste sono le riflessioni tonali, i tonal glints composti dall’inglese James McDermid in ricordo della sorella scomparsa. Un racconto di elaborazione del lutto che si dipana lungo tre uscite discografiche, la seconda delle quali è stata accolta dall’etichetta italiana KrysaliSound. Il compositore di Bristol ci informa che il lavoro artistico di Sophie Calle, in particolare il suo Douleur Exquisite, è l’ispiratore di questa release. Un’informazione che ci aiuta a comprendere meglio un percorso sonoro che, come prima detto, affascina avvicinando l’ascoltatore (nel caso della Calle si parlerebbe di colui che guarda) al mondo del sonno, la sospensione vitale che più ci avvicina alla fase finale dell’esistenza, all’immobilità definitiva [ cfr Les Dormeurs 1979]. Ascoltare questa release è come assistere al dialogo costante tra due fratelli mentre si avviano alla definitiva separazione, se ne percepiscono i più intimi pensieri, l’angoscia e la successiva speranza che libera dal dolore, in luoghi lontani dal nostro, in altre lontane dimensioni. Un disco che commuove e aiuta ad affrontare l’esperienza della perdita, l’evento che della vita è parte integrante.

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MALDITOS
Le Réve
LP Limited to 300 copies only – Svart Records – Feb. 2018

Da Oakland con tutto il furore psichedelico e l’oscura potenza del rock forse ancora sostenibile. Classica formazione dedita al desertic psychedelic sound con un cotè decisamente legato ai vecchi schemi post-punk, talmente legato che all’ascoltatore sembra di risentire l’inconfondibile tonalità di Siouxsie impersonificata nella teatralità tutta psichedelica di Cyn M, sempre sia questo il nome della vocalist. Oscuro ed elettrico procedere accompagnato dal battito incessante dei tabla e dal suono del sitar che donano una connotazione mediorentale al tutto. Un lavoro che non passa certo inosservato.

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NORTHAUNT
Istid III
CD Limited edition of 400 copies – Digital - Glacial Movements – Feb 2018

Ascoltare il contenuto del catalogo Glacial Movements equivale a sfogliare le pagine dei molti libri, tutti dedicati alla crerimonia del ghiaccio e del silenzio con i quali si riveste. Racconti di impensabile calore sprigionato dal bianco abbagliante delle distese che giacciono immote al nord. Ogni nuova uscita ci riporta in quelle terre, ci fa conoscere le genti che le popolano come il norvegese Hærleif Langås in arte Northaunt, magico sound artist che ipotizza il ritorno di Istid, l’Era Glaciale nella sua lingua, il manto di neve e silenzio che rigenera e dona speranza ad un mondo vicino assai al collasso definitivo. Cinque capitoli nei quali volontariamente perdersi, vagando liberi tra i venti e i lontani rumori di un suono avvolgente, lento respiro ambient estremamente cinematico, resa incondizionata alla pace e al bisogno fondamentale di ritrovare l’armonia con il mondo del ghiaccio che forse, tra non molto, non apparterrà più al nostro presente.

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<![CDATA[Ottodix Showcase - Live report]]>

Quello con Alessandro ‘Ottodix’ Zannier è da sempre un conto aperto. I nostri sono due mondi oggettivamente lontani che apparentemente non contengono particelle che possano combinarsi tra loro. Dedito alla diffusione di sonorità alt-pop (termine che esiste, tranquilli), ha sempre mantenuto una distanza notevole dai miei ascolti di confine, se così vogliamo definirli. Succede però che certe orbite predefinite a volte vengano corrette di qualche infinitesimo ascolto ed ecco che i due mondi vengono a contatto, si inizia a viaggiare dentro universi alieni, li si studia prudentemente e si comprende che quelle terre sconosciute e sorvolate a volo radente contengono preziosità capaci di risvegliare l’interesse del viaggiatore più critico e diffidente. 

La mia conoscenza della realtà artistica di Alessandro Zannier iniziò con un’intervista a tutto tondo che Andrea De Rocco ed io pubblicammo su questo blog nell’Ottobre del 2016, quando ancora il progetto Micromega  doveva prendere avvio (Micromega-cosmogonia-di-cose-in-arrivo), una lettura che consiglio per meglio comprendere cosa si nasconde dietro il lavoro di un artista che ha deciso di ‘sfidare il nemico’ e di farlo con caparbietà sullo stesso campo, quello della canzone italiana destinata al vasto pubblico del pop, meglio sarebbe dire dell’elettro-pop. Dopo molto tempo trascorso alla realizzazione della mastodontica opera digitale intitolata per l’appunto Micromega, dopo l’uscita del disco, le decine di concerti e performances che l’hanno seguita, dopo le esposizioni anche a livello internazionale che sono riuscite a far luce sulle opere non solo musicali ma anche artistiche di Zannier, eccolo approdare a Venezia al Museo Archeologico nell’ambito della  Mostra Arteologia - L'Arte Etica in dialogo fra passato e futuro, una collettiva  che raccoglie opere d'arte capaci diventare significativi suggerimenti per gli archeologi del futuro.  Molte le rappresentazioni artistiche presenti tra cui una statua in bronzo di Michelangelo Pistoletto che dialoga nella stessa stanza con l’installazione ‘Nel Multiverso’ di Alessandro Zannier, interessante e furba provocazione pop che riprende e attualizza lo storico finale kubrickiano usando un Bowman primate (soggetto già presente nello svolgersi del percorso artistico di Micromega) e uno smartphone come monolito.

Ma torniamo al suono e allo showcase che ha inaugurato questo mostra. Una formazione a tre con Ottodix alla voce, Loris Sovernigo alle tastiere e all’accurata regia musicale e una giovane e promettente Elena Berti al violoncello. Cinque le tracce proposte, tratte dall’ultimo Micromega escluso Nessuno su Marte proveniente da un disco precedente. Questa la descrizione sintetica che nasconde un live set decisamente interessante, svoltosi in una location forse non adatta, il cortile del Museo Archeologico di Venezia che meglio avrebbe accolto il suono elettro-acustico di Micromega se immerso nella penombra della notte abitata da un pubblico decisamente più coinvolto, meno mangereccio e vernisseggiante. Pur nella versione non abituale, senza il supporto dei visuals, immerso nel fragore dell’aperitivo, la performance dei treDix è riuscita a mostrare le sue capacità di attrazione, una qualità che subito colpisce chi ascolta. Una breve apparizione musicale che ha messo in risalto l’uso pop di testi che riescono felicemente a raccontare e dire qualcosa di concreto e non tristemente scontato, parole distese lungo spartiti sapienti, capaci di raccontare modernità sonore che sanno esprimersi senza il filtro dell’ermetismo sonico.


Un’Italia musicale che vorremmo vedere più spesso, artisti coraggiosi che hanno deciso di immergersi in un mondo, per noi puristi, inaccettabile.
Il primo passo nel cortile interno di un prestigioso museo veneziano, il prossimo sopra il palco in una Piazza San Marco miracolosamente ripulita dalle ciarabattole vendute a piene mani da chi a livello cittadino nulla ha mai capito di cultura musicale.
Questo il nostro augurio.

Viaggi digitali nell’ascolto: https://micromegaproject.com/#1

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<![CDATA[ReadBabyRead_387_Francesco_Recami_2]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #387 del 24 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[Bad Pritt, il neo-romanticismo del loop]]>

Abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima e dal vivo il prossimo e primo lavoro solista di Bad Pritt, già componente dei The White Mega Giant, al Fusion Art Centre, nello spazio culturale Neo di Padova, in occasione della rassegna Strategie Oblique curata da Giuliana Placanica. Questo il resoconto dell’intervista pubblica che ha preceduto il live set.

Abbracciare il neo-romanticismo elettronico mentre ancora imperversa il furore post-rock del White Mega Giant. Spiegaci.

Sai, credo non siano poi mondi così distanti; se ascolti il secondo disco dei TheWhiteMegaGiant, in profondità si possono già sentire elementi che poi si sono sviluppati anche nel mio lavoro. Li vedo entrambi progetti cinematici, forse potenziali colonne sonore di due film diversi ma dello stesso regista.
Strumentalmente parlando, in Bad Pritt è vero, non ci sono elementi rock. Ho avuto un rifiuto totale per tutto ciò che fosse riconducibile ad un suono rock, chitarre, pelli, bacchette, plettri, amplificatori ecc...all'interno del disco non c'è una chitarra ed è stata una sorta di disintossicazione. Tuttavia l'essenza secondo me è molto simile, il lato oscuro parla lo stesso linguaggio.


Una curiosità, dedichi del tempo all’ascolto delle produzioni di altri sound artists? All’interno del tuo nuovo lavoro ho percepito distintamente echi di Cortini, Bvdub, Tempelhof, per citare quelli che più sono balzati al’orecchio.

Ho la fortuna di poter ascoltare musica quasi tutto il giorno, non ascolto mille artisti o stili diversi, piuttosto mi concentro e macino fino a consumare. Mi piace percepire cosa mi risuona di più.
Nello specifico gli ascolti che probabilmente hanno influenzato di più questo disco sono:
Air-The Virgin Suicides. I suoni di mellotron in questo disco hanno decisamente influenzato il mio lavoro.
Fever Ray-Fever Ray
Ben Lukas Boysen-Golden Times I
Roger Goula-Overview Effect
Roll The Dice-Until Silence
Pieralberto Valli-Atlas
Sleep Party People-Sleep Party People e We Were Drifting On A Sad Song
Max Richter-Sleep
The Haxan Cloak-Excavation
Jon Hopkins-Asleep Versions
Clark-The Last Panthers
Arca-Arca
Arvo Pärt-Te Deum
Grouper-Ruins
Senza elencarli tutti, aggiungerei il 90% della produzione Erased Tapes, oltre alle già citate Vergini Suicide, molte altre colonne sonore fra cui:
Ex Machina-Ben Salisbury & Geoff Barrow
The Revenant-Sakamoto+Alva Noto
Arrival-Jòhann Jòhannson
AAVV-Ghost In The Shell
Dan Romer-Sleepwalking In The Rift

... e qui mi fermo per non annoiare.

Da dove giunge il bisogno di esprimere dei ‘sapori così antichi’con mezzi così moderni

Qualche tempo fa mi è stato regalato un libro, "Il Medium è Il Massaggio" di Marshall McLuhan. Un libro scritto alla fine degli anni 60' che affronta il tema delle evoluzioni tecnologiche introdotte dall'essere umano e delle ripercussioni che queste hanno nella società e nell'uomo stesso. Lo cito perché oltre ad essere a mio avviso attualissimo perché applicabile a qualsiasi epoca, esprime a pieno il messaggio di fondo di un progetto come Bad Pritt e probabilmente risponde alla domanda. L'umano inserito in contesti sempre meno umani che di fondo peró reclama la sua natura nonostante i mutamenti

Ascolto il tuo lavoro e percepisco molta melodia, ovunque. Sembra tu non riesca a non impiegarla.

Si, è un ingrediente a cui non riesco a rinunciare. Non so spiegarmi il perché ma non riesco a confrontarmi con musica che non la contenga.
E poi, sono un romanticone di fondo, e mi sciolgo di fronte ad una persona che suona uno strumento classico.
Durante le registrazioni di questo disco avevo scritto tutte le parti orchestrali con una tastiera usando suoni campionati. Poi Alberto De Grandis, che ha curato il mixaggio del disco, mi propone di registrarli nuovamente con strumenti veri. Un nome lo avevo già in mente, Valeria Sturba, ma pensavo fosse impossibile da raggiungere. Lei è una polistrumentista eccezionale ha suonato in moltissimi dischi di artisti che ascolto molto, e soprattutto ha la capacità di sapersi inserire alla perfezione in qualsiasi contesto. Insomma per farla breve, Alberto lavora fra i tanti anche con Capossela, nella band di Capossela suona Vincenzo Vasi, che suona con Valeria in altri progetti, per cui taaaaac...tutti gli archi che sentite nel disco sono stati registrati da lei. A livello di melodia ha fatto la differenza.

Tu fai un uso notevole del loop. Spiegaci il motivo.

Mi riallaccio al discorso precedente. Trovo che Bad Pritt sia un progetto sotto certi versi cyberpunk, dove le macchine, in parte, sostituiscono l'uomo e in questo scambio di ruoli capita che l'uomo stesso possa sentirsi a sua volta una macchina, confondendosi con il sintetico, reclamando emozioni e il diritto di essere vivo. Il loop con cui trascorriamo il nostro tempo è diventato una filosofia, se ci pensi tutto è loop. Quasi una reincarnazione di eventi che si ripetono finché non ne abbiamo consapevolezza per passare ad altri loop. E poi, musicalmente parlando, lo trovo piacevole all'ascolto, dona ritmo, trasforma anche una semplice frase campionata in qualcosa di melodico.

Esitono particolari suggestioni che ti aiutano a costruire il tuo racconto musicale

Solitamente ogni lavoro che ho prodotto è stato una fotografia di vissuto fra un disco e il successivo. Al suo interno convivono eventi grandi e piccoli, vittorie, sconfitte, film, libri, persone, sapori, quasi fosse la colonna sonora di un film autobiografico. È sempre bello poi riascoltarli, magari riascoltare anche materiale scartato e andare a riassaporare quel vissuto, vedere quanto si è progrediti. Alla fine però la suggestione più grande resta sempre il trovare cosa ti risuona dentro di più, al di là di tutto, al di là anche delle comodità, andando magari contro le aspettative altrui.
Usare questi strumenti per specchiarsi e fissarne un'immagine.

Una delle componenti del tuo suono è la sua anima pop. Cosa rispondi ad un’affermazione come questa

Che ci hai azzeccato… scherzi a parte, definirei il concetto di pop:
senza scomodare produttori da classifica, intendo pop tutta quella musica che ha fra i suoi obbiettivi, e non significa che sia il primario, l'arrivare a stabilire una trasmissione dati con l'ascoltatore senza rimanere descrittiva al solo sentire del musicista.
Detto ciò non significa che sia mossa da necessità di emergere, ma è più arrivare ad una radice ed emozione in comune alla quale poi ognuno darà un volto, un colore o un nome.
Vabbè diciamo che questa non è stata una risposta molto pop...

Si respira molta drammaticità nella tua musica. Perchè, cosa la scatena

Le mie origini sorrentine. Scherzo. Cioè ho origine sorrentine ma non credo sia dovuto a questo. Forse abbiamo tutti dei programmi installati in noi che ci fanno vivere gli eventi quotidiani in base al programma caricato; di fronte allo stesso evento due persone lo possono vivere in maniera diversa. Io uso spesso il programma Dramma. È una cosa che mi ritorna molto, e mettere in musica queste emozioni mi aiuta ad analizzarle, guardarle al microscopio per poi farle un po' alla volta scomparire e passare ad altro.

Tu pensi che certa musica, compresa la tua, abbia solo una funzione solo estetica o è anche portatrice di messaggi

L'estetica è già di per sè un messaggio. La connessione con l'emozione è un messaggio, l'ascoltatore che si guarda dentro, anche solo per contemplazione del suo sentire. Sono forme di comunicazione non verbale che parlano tanto quanto un testo.

Se in Cortini l’uso dello spoken word serve come metodo d’accesso al ricordo, nella musica di Bad Pritt quale ruolo ha.

Nel disco ci sono due pezzi con parti parlate e diametralmente opposti in tutto; uno lentissimo, l'altro frenetico, uno opprimente l'altro liberante e così via. I monologhi altrettanto. Rappresentano i due altari di cui parlavamo prima: la carne e il metallo. Non è tanto una lotta, è più un mantenere l'equilibrio.

Sempre parlando di voce, la tua: perché la scelta del vocoder?

Perché in realtà io sono un algoritmo

Quali i contenuti dei video che accompagnano il tuo live-set.

I visual che vedete durante il live sono video di pubblico dominio assemblati da Momi, organo vitale di Shyrec, label per la quale sono usciti tutti i dischi The White Mega Giant e sempre per la quale uscirà il primo disco a nome Bad Pritt.
Rigorosamente in bianco e nero, formeranno anche quello che sarà il primo video che verrà rilasciato ad anticipare l'uscita del disco.
Shyrec (l’etichetta discografica) è anche questo; persone legate da una comunione di intenti che si uniscono per farle accadere.

Progetti futuri e uscite discografiche, anche non nell’ordine.

Il disco uscirà nel prossimo autunno, ad anticiparlo ci sarà un video che verrà rilasciato qualche settimana prima. Stiamo lavorando anche ad un secondo video con un regista croato, ma è presto per parlarne.


https://www.facebook.com/badprittmusic/
https://soundcloud.com/badprittmusic
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<![CDATA[Presto che è tardi! Ovvero, l’ansia del recensore - Capitolo 1]]>

Capitolo 1: dei reperti fisici

Il povero cronista musicale da sempre deve fare i conti con il tempo. Dead lines, date uscite discografiche, anteprime, bisogna tenere sempre tutto sotto controllo, anticipare i tempi, uscire con le recensioni prima ancora che il disco inizi ad emettere anche solo un vagito. La regola dello slow listening sembra non godere di buona reputazione tanto che sugli schermi del pc spesso appare quel nevrotico coniglio che invade la nostra privacy urlando il suo famoso presto che è tardi!.
Da buoni disertori però, noi stanchi e sognanti viaggiatori del suono, lo scacciamo sorridendo e prelevando con la dovuta calma e dovizia i suoni accumulati nel cassetto.
Fretta non c’è, la buona musica sa attendere.

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ROD MODELL
Down, Dusk, and Darkness
72 pages soft-touch hardcover bookwith varnished details + cd ltd. 480 copies – 13 | Silentes – Nov. 2017

Uno degli ultimi animali techno ancora in vita, un visionario sound artist che ha saputo surfare sulle onde del tempo per moltissimi anni. Nei ‘90 lo ascoltavamo assieme a Mike Shommer come DeepChord. La loro era lenta e religiosa celebrazione minimal techno-dub, un percorso che Modell non ha mai abbandonato, pur rimanendo da solo, unico divulgatore del battito minimale. Decine sono le realtà con le quali si è espresso tra le quali Echospace assieme a Soultek. Da solista ha licenziato una decina di lavori con svariete label tra cui la Silentes del sempre incredibilmente attivo Stefano Gentile e a distanza di dieci anni dal suo Plays Michael Mantra, eccolo stampare per l’etichetta vittoriese un nuovo ed interessante lavoro racchiuso in una confezione a dir poco affascinante. Da un po’ di tempo a questa parte la Silentes, con la sua sezione denominata 13, ci ha abituato ad uscite di rara eleganza artistica. Non solo suoni, verrebbe da dire, ma veri oggetti di culto rappresentati da libri di rara eleganza che al loro interno contengono il suono. Così é anche per Down, Dusk, and Darkness, un libro fotografico di estrema bellezza che raccoglie le immagini scattate a Barcellona da Modell durante la primavera/estate del 2016. Fogrammi colmi di respiro vitale che pian piano si affievolisce nel corso della giornata, seguendo l’andamento della luce che trasforma la Rambla del Raval con i suoi vicoli, la Plaça Reial e il Barrìo Gotico in luoghi colmi di magiche presenze. Il suono che ci accompagna durante la visione delle pagine aumenta questa sensazione di straniamento, un lentissimo cerimoniale ambient sul quale si espandono i rumori e le voci che abitano da sempre quelle vie. Il field recording usato come potenziamento di uno stato che permette la percezione del passato attraverso i colori, gli odori, le sensazioni che scaturiscono dalla semplice visione dello scatto fotografico presente. Un’ora di viaggio sonico, sessanta e passa minuti che suonano come un’eternità.

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GIANLUCA FAVARON
Variations (fragments of evanescent memories)
cd + handmade cover by Stefano Gentile ltd. 100 copies – 13 | Silentes – Mar. 2018

Rimaniamo in casa Silentes abbandonando però le aree metropolitane del sogno per immergerci nelle regioni del possibile, ai confini del suono, immersi nell’alta vegetazione che cresce tagliente e contemporanea-mente dissimile ad ogni ascolto. Il noise, la ricerca della purezza nel sezionare il suono per trarne distillato sonico, l’immersione nel respiro della realtà per carpirne i frammenti necessari al successivo distacco da essa. Testardamente avanti, immersi sul ciglio della costante implosione, provocandola anche, i microfoni pronti a rimandarla in loop, sezionandola e sovrapponendola nella ripetizione che forma e libera ulteriore suono. Gianluca Favaron è maestro indiscusso di tale rito, i suoi lavori si dispiegano voracemente ermetici lungo percorsi d’ascolto che mettono alla prova il viaggiatore inconsapevole ma sanno altresì soddisfare in pieno chi riesce a superare l’inesistente soglia del “troppo difficile”, premiandolo con impensabili soggiorni in meta-mondi nei quali il contraccolpo sonoro trasforma l’ascoltatore in biomacchina capace di recepire stimoli altrimenti negati. Il fragore del dis-accordo, la ricchezza donata dalla continua successione.

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VITOLO | BUONINFANTE
Life Forms
ltd. ed. CDr ManyFeetUnderConcrete – Mar. 2018

Lifeforms tuttoattaccato è un titolo che i sopravvissuti all’era della new-electronic invasion inglese degli anni ‘90 ricordano a memoria. Erano suoni che giungevano da un futuro londinese e contenevano miscele esplosive di creatività psycho-onirica tutta digitale. Proviamo a fare un esperimento, sciogliamo il nodo che univa le due parole, mescoliamo tra loro le diverse forme di vita che vi albergano e ascoltiamo. Ciò che appartiene al passato accoglie quanto è pertinente al futuro, le antiche melodie digitali si insinuano nel percorso sonico ultra moderno e le custodiscono con dovizia fino alla loro naturale fuga nel noise. Creature della stessa matrice, espressioni completamente diverse di realtà distanti oramai anni luce. Anacleto Vitolo e Luca Buoninfante operano tangibilmente, costruiscono dure barriere di suono capace di scuotere concretamente l’esperienza del possibile. Il secondo capitolo del duo campano risulta ancor più segnato dalla rigida spazialità del suono di confine che scivola oscuro e dirompente scoprendo i nervi senza concedere tregue se non brevi istantanee di immobilismo brulicante virulenta vitalità. Substrati vorticanti, spasmi di indefinite formule matematiche.

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DAIMON
dust
lmt. ed. cd 200 copies SilentesMinimal Editions | st.an.da. - Mar. 2018

Ed è subito maestosità. Si spalancano i portali del suono, l’immensa nuvola di bianca e impalpabile sostanza dronica rende temporaneo il nostro stesso respiro. Senza punti di riferimento vaghiamo nell’irrealtà concreta dell’immaginario e dentro di esso ci perdiamo. L’unica sensazione percepita è la discesa e la conseguente salita, levitare e poi cadere e nuovamente tornare a salire avvolti nel diluvio di suoni scatenati da Simon Balestrazzi, Nicola Quiriconi e Paolo Monti, tre alchimisti ai quali ben volentieri e in tutta sicurezza si concede il proprio più intimo ascolto. Un disco che ha avuto il battesimo lo scorso anno come opening act del concerto berlinese di William Basinski, un suono che si coagula in loop costanti supportati dal lento dilatarsi dei droni che pian piano lo spingono oltre il limite della stasi, dentro il nocciolo incandescente dell’esplosione elettrica per ricondurlo poi nella calma apparente della trasfigurazione sonica pronta al prossimo balzo digitale. Heart and soul.

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BANISHED PILLS & CAMILLA PISANI
Lithium Salt
ltd. ed. cassette 30 copies Sounds Against Humanity – Apr. 2018

Quell’angolo nascosto che ci appartiene e da ben pochi è stato visitato. Un luogo oscuro nel quale ci si tiene a galla grazie alla liquida consistenza dei sali di litio, pericolose commistioni che salvano e dannano al tempo stesso. Esperienze tragiche che rilasciano scie dolorose intercettate e tramutate in suono da Edoardo Cammisa e Camilla Pisani. Tre tracce che scivolano lente, avvolte sul sottile nastro del timore e della confusione creata dal malessere. Lunghi episodi di apparente stasi sonica dentro la quale si dibattono inferociti i demoni delle visioni, del sonno indotto impossibile da raggiungere, dell’assenza di pace e della volontà malata di raggiungerla. Diverse gradazioni e colorazioni del suono ambient rafforzato dall’iniezione massiccia di materiale dronico, poesia digitale che sa colloquiare con la parte oscura dell’animo… be quite baby, sound is here to save us.

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MAX SCORDAMAGLIA
Siracusa Periferica: The Album
Movimento Particellare

Spesso accade di ritrovarsi immersi nel binomio immagine suono e godere del suo alto potenziale comunicativo. Molti sono i libri fotografici che contengono un cd parte del progetto perché musica e immagini godono della stessa peculiarità, inducono ad immaginare. Più difficile è incontrare tale collaborazione tra fotografi e sound artists radicali, figure che hanno scelto la via della purezza etica e prediligono la carta riciclata a quella patinata, l’algoritmo generativo al più semplice suono elettronico. Duri e puri come Alberto Sipione, siracusano classe ‘68, fotografo ‘di trincea’ che predilige la fotografia sociale e di strada a quella commerciale delle mode fatue ed effimere [cit.] e Max Scordamaglia, sound artist e profondo conoscitore della materia digitale, da sempre sulla barricata della ricerca sonora legata all’uso degli audiodroni. Un libro a legarli, una bella e toccante pubblicazione fotografica dedicata alla periferia siracusana, accompagnata dal suono apparentemente alieno che riesce a descrivere meglio di qualsiasi scontata partitura neo-classica il disagio e l’abbandono, la rassegnazione e l’inconsapevole appartenenza all’inferno dei viventi, come scrive il citato Italo Calvino nel suo volume dedicato alle Città Invisibili.

http://www.albertosipione.it

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<![CDATA[Diserzioni: Sickness]]>

intro:

nei dettagli minimali, nei detriti di suono
c'è una “malattia” che prende forma
che irrompe, ossessiona e accompagna
i nostri pensieri in un quel luogo immaginario
dove non siamo mai soli con le nostre sconfitte

Playlist:

Noclu: Sickness

Volor flex: Time Gate

Aisha Devi: Hyperland

Brimstone: Concussion

Deffyme & Nutrel: Deep Down

Deffyme: Nighttime Poet

wif: Youth

blanc: Sthng

Cam Lasky: Lost Soul

Marenn Sukie: Simple Excuses

Ivan Shopov & Valance Drakes: A Heart with No Instructions

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<![CDATA[ReadBabyRead_386_Francesco_Recami_1]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume..

ReadBabyRead #386 del 17 maggio 2018


Francesco Recami
Ottobre in giallo a Milano

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Luis De Angelis non aveva mai visto una cosa del genere. II ciclo era giallo, a Milano. Ma non giallo per modo di dire, come quando c'è aria da neve e sul cielo si riflettono le luci dei lampioni che colorano le nuvole di un ocra-grigio. Fra l'altro a ottobre a Milano non nevica.
Era proprio giallo carico, e stava piovigginando. Il sole era al tramonto, passava sotto la coltre delle nubi, illuminandole dal basso."


Francesco Recami: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir


Ormai è un appuntamento fisso: Sellerio ci ha abituati male e non potrà più smettere di offrirci due volte l'anno, a Ferragosto e a Natale, quell'antologia di racconti di "giallisti" che fanno vivere avventure speciali ai loro personaggi nelle ricorrenze canoniche.
Il termine "giallisti" è tra virgolette proprio perché tra loro, tra quelli che si definiscono tali, c'è anche lui, Francesco Recami, che giallista non si sente. E non pensa neppure di essere uno scrittore "importante". E invece lo è. Lo è perché ci fa divertire, perché ci racconta la nostra vita, i nostri limiti e quelli dei nostri vicini con ironia intelligente e lo sguardo di un sociologo (anche se non vuol essere neppure questo). Com'è nata la sua casa di ringhiera e gli inquilini che vi abitano? E perché non si sente di appartenere alla schiera degli scrittori di gialli?

La sua casa di ringhiera è un microcosmo attraverso il quale lei riesce a raccontare la società italiana: anziani soli, coppie in crisi, problemi di lavoro, figli e nipoti da crescere bene, immigrazione... il tutto nello stretto rapporto di vicinato. Una pura invenzione letteraria, o un'esperienza in prima persona? Lei vive o ha vissuto in una casa di ringhiera?

Come da avvertenza, anche nel Segreto di Angela: “Fatti, persone, luoghi, date, nomi e circostanze sono di pura invenzione. Persino il sottinteso e il non detto non hanno alcun riferimento con la realtà”. Peraltro molto dipende dal caso. Il primo romanzo della serie, che si intitola per l’appunto La casa di ringhiera, lo avevo scritto ambientandolo in un condominio di una città indefinita. Poi sono stato ospite per un tempo brevissimo in un appartamento di casa di ringhiera a Milano e ho pensato che era l’ambientazione perfetta per quella storia: una sorta di quinta teatrale, con tante porte che si aprono e si chiudono, i personaggi entrano ed escono e si incrociano sul ballatoio: l’ideale per una tragicommedia dove tutti vogliono sapere i fatti degli altri e nessuno vuol far sapere i propri. Ma, almeno in questi libri, lungi da me l’idea di rappresentare la società italiana, che si rappresenta da sé.

Perché la scelta del genere giallo per raccontare l'evoluzione della società? Nel momento della scrittura lei si sente più vicino a scrittori come Gadda, Sciascia o Testori? Oppure immagina altri riferimenti letterari?

Lei mi mette in imbarazzo, figuriamoci se mi metto a confronto con Gadda o Sciascia. Li ammiro e cerco di studiarli, nulla più. Posso azzardare un’eresia? Per me la scelta d’elezione per parlare di problematiche sociali non è il giallo: l’analisi sociale è più che altro un alibi per chi scrive storie noir che vengono lette per puro scopo di intrattenimento. Non c’è niente di male, anzi, ma paludare storie di intrattenimento come analisi sociali mi pare come mettere le mani avanti. Se si vuole parlare di problematiche socio-esistenziali lo si può fare prendendole di petto, e non attraverso qualche morto e un’indagine. Io in altri romanzi ci ho provato. Inoltre nei miei libri, almeno fino ad adesso, non c’è il morto, non c’è l’investigatore, non c’è l’indagine e nemmeno la soluzione. Mi dica lei se si tratta di gialli.

I suoi “gialli” si basano sugli equivoci, sono commedie degli equivoci. Il lettore scopre man mano che quello che apparentemente sembra un delitto o un fatto criminale grave, è in realtà tutt'altro. Da cosa è nata questa felice idea narrativa?

A me piace giocare con un po’ di ironia sui meccanismi del giallo e della suspence: misteri che esistono più nella testa dei personaggi che non nella realtà finzionale. Questa “attesa” del crimine può causare situazioni paradossali e molto complicate, anche se il crimine non c’è.

Nelle sue storie ci sono la solidarietà e l'odio, l'amore e l'invidia. I sentimenti umani più comuni, insomma. A quali si sente più vicino? Quali sentimenti racconta con maggior divertimento?

È chiaro che ci si diverte di più a raccontare i sentimenti negativi, invidia, dispetto, rincrescimento, odio. A raccontare amore e solidarietà viene il latte ai ginocchi.

Dove scrive e in che momenti? E come si costruisce un suo libro (parte dalla trama, dall'idea, dai personaggi, dall'ambientazione, da un fatto di cronaca...)?

Scrivo a casa mia, a penna, al computer indifferentemente, in quello che dovrebbe considerarsi il mio “studio” ma che siccome non ha porte non assomiglia per niente uno “studio”, soprattutto tenendo conto del volume a cui i miei figli gradiscono ascoltare la musica.  Per fortuna ho una grande capacità di isolarmi.  In questi ultimi tempi mi piace molto concentrarmi sulla trama; i personaggi, avendo costruito romanzi seriali, ci sono già. Sto dalla parte di chi costruisce trame e strutture prima di scrivere, e secondo me chi dice che è possibile fare diversamente, scrivere sul quadernino cominciando con la prima parola e finendo con l’ultima, mente sapendo di mentire.

Un'ultima curiosità: nel racconto "Ferragosto nella casa di ringhiera" lei introduce, accanto ad alcuni dei suoi abituali protagonisti, un personaggio reale: Elenoire Casalegno (e la cosa è molto curiosa). E non le offre una parte troppo lusinghiera... Ha potuto farlo perché la conosce bene? Lei si è divertita a essere protagonista di un racconto? Oppure, se non la conosce, ha avuto un riscontro sulla sua reazione?

Per l’amor del cielo, non dica così, lei mi vuol fare querelare. In quel racconto c’è una donna che assomiglia molto a Elenoire Casalegno, e che certa gente davanti a un locale alla moda prende per Elenoire, ma non si tratta di lei. Non conosco tale famoso personaggio televisivo, ma in questi ultimi tempi mi piace approfondire l’argomento, soprattutto la percezione che hanno le persone, quelle che se ne interessano, dei VIP. Per me resta un mistero. Nelle mie storie c’è un a pettegola, la signorina Mattei-Ferri, che non si perde un numero di Chi, Eva 3000, Vero e Vip: sul perché molte persone si interessino alla vita privata di Elenoire Casalegno bisognerebbe chiederlo alla Mattei-Ferri stessa.

di Giulia Mozzato
da wuz.it


Le Musiche
, scelte da Claudio Tesser

Korn, Blind [Ryan Shuck]
Jeff Beck
Right Now [Jeff Beck]
Jeff Beck
Live In The Dark [Jeff Beck]
Jeff Beck
Pull It [Jeff Beck]
Korn
, Faget [Ryan Shuck]
Metallica
, My Friend Of Misery [
Hammett/James Hetfield]
Metallica
, Enter Sandman [
Hammett, James Hetfield, Lars Ulrich]
Jeff BeckThugs Club [Jeff Beck]
Jeff BeckScared For The Children [Jeff Beck]
Jeff BeckShrine [Jeff Beck]

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 10 maggio 2018]]>

Ormai è un ciclo! Una serie di puntate dedicate alle novità discografiche che volta per volta arrivano a questo programma da parte di una stessa etichetta, una di quelle che sostengono questo programma. Questa settimana concludiamo, per ora, il discorso iniziato la settimana scorsa,  ovvero le produzioni ECM di questa prima parte di 2018, dischi che confermano una volta di più, visto che qualcuno ne sentiva il bisogno, la particolarità del cosiddetto “suono ecm”. Moltissima Europa, ça va sans dire, anzi, quasi tutta Europa con un tocco di Giappone e Turchia, con puntatine in diversi paesi, dalla Gran Bretagna alla Germania, dalla Francia all’Albania, dalla Norvegia all’Estonia, alla Svizzera, per un percorso tanto suggestivo quanto interessante e ricco che si conclude con una breve serie di voci femminili. Ricordo che sta cominciando in queste ore la 23^ edizione del Jazz Festival di Vicenza, che proseguirà fino al 20 maggio con una miriade di concerti fra i quali cito “solo” Sun Ra Arkestra, Joe Lovano, Dave Douglas, Ralph Alessi, Ravi Coltrane, Aarset-Petrella-Rabbia, Enrico Pieranunzi, Dado Moroni, Randy Weston, Manhattan Transfer più molti altri che si trovano sul sito dell’evento. Buon ascolto.  JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. at first sight – John Surman – invisible threads (ecm) - 2018

03. thirteen – Andy Sheppard quartet – romaria (ecm) - 2018

04. hoshi megura no uta – Shinya Fukumori Trio – for 2 akis (ecm) - 2018

05. gagarine – Nicolas Masson – travelers (ecm) - 2018

06. kings – Kit Downes – obsidian (ecm) - 2018

07. children – Matias Eick – Ravensburg (ecm) - 2018

08. strands – Jacob Bro – returnings (ecm) - 2018

09. lumi ll – Kristjan Randalu – absence (ecm) - 2018

10. modul 60 – Nik Bartsch’s Ronin – awase (ecm) - 2018

11. there l – Marc Sinan/Oguz Buyukberber – white (ecm) - 2018

12. Astor Crowne, New Orleans – Ketil Bjornstad - suite of poems (ecm) - 2018

13. vaj si kenka - Elina Duni – partir (ecm) - 2018

14. what is a youth? – Norma Winstone – descansado, songs for films (ecm) - 2018

15. sadness times (A. Bottacchiari) – Alessandro Bottacchiari 4et – the turning point (tosky rec) - 2018

16. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 10 maggio 2018]]>

Se queste puntate avessero un titolo, questa si chiamerebbe “I LORO FIGLI”!  leggendo le biografie o le interviste degli artisti brasiliani mi è capitato spesso di notare che molti parlavano dell’attività musicale dei loro figli, e quando dico spesso è veramente spesso. Tanti sono infatti gli artisti affermati che hanno più o meno coscientemente avviato i loro eredi alla loro stessa attività e alcuni sono già famosi e affermati, come Maria Rita (figlia di Elis Regina) ma anche Paulo Jobim, i fratelli VelosoBebel GilbertoDiogo NogueiraCasuarina, sono ormai artisti conosciti e attivissimi. Piuttosto un’avvertenza… ho già citato cognomi famosi di musicisti di grande fama e successo come Veloso, Gilberto, Nogueira e Jobim, ai quali posso aggiungere anche Gil e Buarque de Hollanda e tutti sappiamo di chi sono figli o chi sono i loro padri, ma ci sono in Brasile tanti casi in cui i nomi d’arte o i soprannomi, che tutti noi là abbiamo (io in Brasile sono Dedè),  differiscono del tutto dai cognomi paterni/materni ma, ascoltando la trasmissione scoprirete a che famiglia appartengono i musicisti che ho messo in scaletta… Buon ascolto.  JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso) – Joao Gilbero, Gilberto Gil, Caetano veloso – Brasil (philips) - 1981

02. recado – Ana Martins – samba sincopado

03. mas que nada (J. Ben) – Clara Moreno – samba esquema novo “de novo”

04. olha pra mim – Arnaldo e Bras Antunes – trilha do filme “A Busca”

05. Luiza/bonita (A.C. Jobim) – Paulo Jobim/Daniel Jobim - live

06. dueto – Chico Buarque de Hollanda e Clara Buarque – caravanas (2017)

07. cadé obà – Maria Rita – amor e mùsica (2018)

08. espelho/além do espelho – Diogo Nogueira - TV samba na gamboa

09. aganju – Bebel Gilberto – TV six feet under

10. jòia rara – Luciana Mello – na luz do samba

11. tiro onda – Jair Oliveira – simples (2006)

12. além do meu querer – Arlindinho – chegamos ao fim

13. canto de Ossanha – Casuarina – MTV apresenta Casuarina (2009)

14. um canto de afoxé para o bloco do Ilé – Caetano, Moreno, Zeca e Tom Veloso - live

15. deusa do amor – Moreno Veloso – music typewriter (2001)

16. todo homen – Zeca Veloso con Caetano, Moreno e Tom Veloso - live

17. reconvexo – Maria Bethania – amor festa e devoçao (ao vivo)

18. o que é o que é – Gonzaguinha – caminhos do coraçao (1982)

19. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento e Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007                  

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<![CDATA[Diserzioni: Il peso del tempo]]>

intro:

scagliare nel cerchio dell'età,
frammenti di suono
che si accumulano e si sorpassano
e nella bilancia tra passato e presente
comparare e misurare le suggestioni
per sollevare il peso del tempo

Playlist:

aMute: Weight Of Time, Relief

Brian Eno With Kevin Shields: The Weight Of History

Grouper: Parking Lot

Sigur Rós: Ó Fridur (Liminal Mix)

Philipp Rumsch Ensemble: At Your Enemies

Nadia Struiwigh: Bizarph

Daniel Blumberg: The Bomb

No Mono: Future

Rune Bagge: Cold Plains

Jon Hopkins: Echo Dissolve

Goldmund: Breaking

Code Abi: Desperate Cycle

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<![CDATA[ReadBabyRead_385_A_G_Bartlett_5]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #385 del 10 maggio 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(5a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

su sitocomunista.it

Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

da sitocomunista.it


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 3 Maggio 2018]]>

Per questa settimana lasciamo il samba e tuffiamoci a pesce nella MPB, Musica Popular Brasileira, con una serie di ascolti dedicati alle ultime realizzazioni discografiche di alcuni dei grandi nomi del panorama musicale brasiliano, dischi usciti sul finire dello scorso anno, pochi mesi fa, dischi spesso di gran qualità che assaggeremo insieme in questa oretta e mezza. C’è il 38° album in studio di Chico Buarque, dopo sei anni di premiata attesa, con sette brani nuovi su nove, c’è il nuovo tentativo, dopo 15 anni, di sfondamento dei Tribalistas, c’è uno dei CD del grande Hermeto Pascoal fatti nel 2017, c’è Danilo Caymmi, già con la Banda Nova di Antonio Carlos Jobim, c’è la figlia d’arte Mart’nalia e c’è la campionessa di Grammy Award Eliane Elias. Insomma, se si scorre la lista c’è di che godersi una serata di gran musica e di gran musicisti. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso)  - Joao Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1981

02. alué – Airto Moreira – alué (sesc)  - 2017

03. o pato – Eliane Elias – dance of time (concorde) - 2018

04. forrò da gota para Sivuca – Hermeto Pascoal – no mundo do sons (sesc) - 2017

05. jogo de bola (C. Buarque) – Chico Buarque de Holanda – caravanas (biscoito fino) - 2017

06. seu pai (A. Lindsay)  - Arto Lindsay – cuidado madame (p-vine rec) - 2017

07. aliança (Tribalistas) – Tribalistas – Tribalistas 2017 (phonomotor rec) - 2017

08. massarandupiò (C. Buarque) – Chico Buarque de Holanda – caravanas (biscoito fino) - 2017

09. agua de beber (A.C.B. de Almeida Jobim) – Danilo Caymmi – Danilo Caymmi canta Tom Jobim (digital distribution rec)  - 2017

10. bahia... bate o tambor (M. Aleluia) – Mateus Aleluia – fogueira doce (indip.) - 2017

11. brasileirinho (Joao Pernambuco) – Fabiano do Nascimento – tempo dos mestres (now-again rec) - 2017

12. estrela (G. Gil) – Mart’nalia - +misturado (biscoito fino) - 2017

13. genios invisiveis – Emicida/Rael/Capicua/Valete – lingua franca (lab fantasma) - 2017

14. calçada – Criolo – espiral de ilusao (oloko rec) – 2017

15. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi)  - 2007

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 3 Maggio 2018]]>

Sull’onda di quello che ho fatto la scorsa settimana, una puntata interamente dedicata ad una etichetta discografica, si prosegue anche stavolta approfittando dell’evento live del mese qui a Padova, il concerto di Bill Frisell & Thomas Morgan presso lo storico Orto Botanico, dove i due ci hanno portato le riuscitissime musiche del loro più recente disco Small Town (live), uscito per l’etichetta tedesca ECM. Proprio questa etichetta, oltre alla italiana di Abeat di Mario Caccia, sono le protagoniste della puntata tanto da spaziare dagli affermatissimi fratelli Amato Jazz Trio e Antonio Zambrini alle stelle internazionali Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack de Jonhette (con un lungo medley), dagli USA di Frisell e Morgan all’Europa di John Surman rinforzati dagli altri artisti che ascolterete sul servizio di podcasting. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

02. take the A train (D. Ellington) - Amato Jazz Trio – one day (abeat) - 2018

03. metti una sera a cena (E. Morricone) – Oir Quintet – e penso a te (abeat) - 2018

04. love for sale (C. Porter) – Sonia Spinello Quintet – cafè society (abeat) - 2018

05. path (F. Maccianti) – Francesco Maccianti Trio – path (abeat) - 2018

06. lonely town (L. Bernstein/A. Green/B. Comden) – Adam Pache feat. Jeremy Pelt – where you fly (abeat) - 2018

07. moby dick (F. Carpi) – Antonio Zambrini Piano Trio – Pinocchio e altri racconti (abeat) - 2018

08. goldfinger (J. Barry/L. Bricusse/a. Newley) – Bill Frisell & Thomas Morgan – small town (ecm)  - 2017

09. the masquerade is over (A. Wrubel/H. Magidson) – Keith Jarrett – after the fall (ecm) – 2018

       Scrapple from the apple (C.Parker)

       Old folks (W. Robinson/D. L. Hill)

       Autumn leaves (J. Kosma/J. Prevert/J. Mercer)

10. at first sight (J. Surman) – John Surman – invisible threads (ecm) - 2018

11. take five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia)  - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 26 aprile 2018]]>

Spesso la realtà supera la fantasia e l’incredibile risulta essere invece possibilissimo… proprio mentre stavo proponendo una puntata in omaggio, in regalo per il suo compleanno, Dona Ivone Lara ci stava lasciando… quella puntata raccontava di un’artista vivente, dei suoi successi e della sua carriera, nulla faceva presagire ciò che al di là dell’Oceano stava succedendo anche se, in fase di scrittura del testo che accompagna la playlist per l’inserimento nel servizio di podcasting, la notizia mi è piombata come il classico macigno e ho potuto inserirla e commentarla. Se era doveroso festeggiare il suo compleanno, il 96°, lo era ancora più salutarla in questa occasione ed ecco perché anche questa serata è tutta per lei come la settimana precedente, tutta composta da brani autografi ma, invece che cantati da colleghi, come sul famoso discoSamba Book, cantati da lei con qualche invitato. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (A. Barroso) – gilberto Gil, Joao Gilberto, Caetano Veloso – Brasil (philips)  - 1981

02. sonho meu – Pericles & Salgadinho - tributo a Ivone Lara live - 2018

03. medley força da imaginaçao, alguem me avisou… - Dona Ivone Lara/Caetano Veloso/Gilberto Gil

04. acreditar – Dona Ivone Lara & Nilze Carvalho

05. tendencia – Dona Ivone Lara & Fundo de Quintal

06. medley canto da rainha, nao chora nenem – Dona Ivone Lara/Arlindo Cruz/Zeca Pagodinho

07. medley alguem me avisou, tié – Dona Ivone Lara & Martinho da Vila

08. sorriso negro – Dona Ivone Lara

09. sem cavaco – Dona Ivone Lara

10. enredo do meu samba – Dona Ivone Lara

11. mas quem disse que eu te esqueço – Dona Ivone Lara

12. coraçao por que choras – Dona Ivone Lara

13. liberdade – Xande de Pilares

14. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento & Teresa Cristina – cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[Mauro Sambo | Matilde Sambo]]>

In questa gioiosa città, così riempita all’ìnverosimile di inutile mercanzia anche musicale, a volte si incontrano suoni esclusivamente accolti in manifestazioni di largo respiro culturale e internazionale come la Biennale Musica. Nell’ancora vivo e guizzante sestiere di Castello, in questi giorni si è svolta la classica Festa di Primavera all’interno della storica Serra dei Giardini. Manifestazione solitamente dedicata ad un pubblico non avezzo a suoni di confine. Giusto per rompere con la tradizione, l’edizione di quest’anno ha deciso di ospitare la performance di Giovanni Dinello e Emma Grace, seguita dal live set di Mauro e Matilde Sambo. Un notevole passo avanti verso la diffusione delle culture musicali di confine.

Matilde Sambo alla chitarra elettrica + live electronics, Mauro Sambo zither, live electronics, oboe cinese, percussioni. Questa la strumentazione con la quale padre e figlia hanno sonorizzato lo spazio dell’antica serra veneziana. Mauro Sambo, ricercatore instancabile, polistrumentista, artista da sempre sulla barricata, ha presentato il suo episodio dedicato al sassofonista americano Julius Hemphill, uno dei fondatori del collettivo artistico multidisciplinare Black Artists’ Group di St. Louis: “Raw material and Residuals”. Come sempre il suono prodotto da Sambo è l’estrema propaggine del sentire, è sguardo che si brucia e si taglia. ‘Suoni all’ammasso’, verrebbe da dire con una formula decisamente basica. Un lento dilagante noise che si insinua nelle fessure dei muri sgretolati, lungo pavimenti dimenticati dal tempo, sulle scorie di un passato che prevedeva inutilmente un futuro a lui simile, buio di polvere e detriti. Solo lievi e taglienti interventi acustici a rendere ancor più sottile e fragile il processo di ricongiungimento con la luce.

Matilde Sambo, videomaker e sound artist, sceglie di accompagnare la sua performance con un lavoro intitolato Beyond You. Le visioni parentali si dividono, nel suono di Matilde si percepisce il bisogno del volo, così ben rappresentato nel video che l’accompagna. Il suono si dilata abbracciando i lembi ventosi del procedere ambient mantenendo comunque un andamento di scuola contemporanea che viene affiancato con inserimenti acustici, percussioni, oboe cinese, strumenti capaci di mantenere vivo il ricordo della terra che ci ha accolto, un luogo splendido, se visto dall’alto come ora lo stiamo vedendo. Un luogo che pian piano muore, collassa e implode su sé stesso fino a spegnersi come il suono che ci ha accompagnato lungo questo intenso percorso d’ascolto e di visione.

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<![CDATA[Diserzioni: Triste, spaventato, arrabbiato]]>

intro:

Sono triste,
sono spaventato,
sono arrabbiato,
ora che le fobie diventano razzismo,
ora che chiamiamo l'empatia“buonismo”
ora che l'intimo malessere autorizza il cinismo.

Playlist:

Saint Abdullah: I'm Sad, I'm Frightened, I'm Angry

111x: Empty

Prairie: Raindeaf

Terminal Sound System: For The Silent

Croatian Amor & Varg:12 Oysters on Her Tail

Varg: Untitled

Acre: Trial6

Ilya Korshunkov: Destruction Of The Planet

Denis Bakin: Wait

Lidity :Midnattssol

Gzoo: Error (Craset remix)

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<![CDATA[Alessandra Novaga "Il Salotto Improvvisato"]]>

Foto in b/n di Mauro Sambo

Il classico studioso di musica la definirebbe “la discesa agli inferi della chitarrista classica”, l’abbandono dell’incantato e impegnativo pentagramma per la desolata landa del suono senza regole. Noi, che viviamo sulla sponda opposta dell’ampio fiume da sempre confine tra le due appartenenze, non possiamo che gioire ascoltando l’impervio fluire delle note suonate da Alessandra Novaga lungo gli spazi severi ed eleganti dell’Hotel Londra Palace, unico rappresentante veneziano della catena Relais & Châteaux che ospita l’ultimo appuntamento del “Salotto Improvvisato”, una serie di incontri musicali ideati da Elena Ferrarese e curati da Enrico Bettinello e Veniero Rizzardi.

Tra le migliori esponenti del suono innovativo, fortemente legato alla disciplina teatrale e d’avanguardia, la Novaga si è svelata nel corso di una simpatica ed interessante chiaccherata con Veniero Rizzardi - che ricordiamo essere, tra le varie cose, uno dei fondatori dell’Archivio Luigi Nono di Venezia - sospesa tra racconto personale e musicale, quest’ultimo esposto in tre brevi episodi di diversa natura, tutti riconducibili al suo percorso di ricerca nel campo dell’espressione sonora legata all’uso della chitarra elettrica.

ATTO PRIMO: John Zorn ovvero Book of Heads.

Una ‘vecchia conoscenza’ questa, per la Novaga. I “35 Etudes” del sassofonista e compositore americano fanno parte del suo repertorio live e la ‘folle’ e lucida interpretazione di uno di essi ha fatto subito comprendere di che pasta sia fatta questa musicista che sapientemente riesce a rileggere ed interpretare spartiti di difficile decifratura per chi non disponga di una reale e seria preparazione accademica e apertura mentale. Come accennavamo prima, la musicista milanese di adozione, volontariamente si è allontanata dal mondo classico. La sua scelta dettata dall’iterazione costante di moduli musicali ‘prevedibili’ l’ha portata verso il campo del possibile sonoro, lì dove si possono ‘inventare’ interpretazioni e sconfinamenti impensabili per il codice classico comunque legato allo spartito originale. Questo certo non comporta l’abiura di una carriera classica degna di assoluto rispetto, un’esperienza che comunque mantiene il suo valore costante e aiuta ad affrontare difficili percorsi espressivi quali quelli composti verso la fine degli anni ‘70 dall’imprevedibile e giovane John Zorn. Una piccola e fulminante rappresentazione di valore sonoro e teatrale, con la musicista che deve controllare lo strumento esprimendosi anche con una serie di altri oggetti, in questo caso dei palloncini che vengono violentemente schiacciati o usati come plettri gonfiati con elio pronto a deflagrare nell’inebriante scoppio artistico.

ATTO SECONDO: Fassbinder Wunderkammer

Nel Gennaio del 2017 esce per Setola di Maiale il terzo lavoro su vinile della chitarrista, un disco interamente dedicato al cinema del regista Rainer Werner Fassbinder. Un disco che riesce ad esplorare il lato oscuro di una filmografia tanto essenziale, a volte grezza, quanto carica di sentimento, violenza e triste dolcezza. A Venezia la Novaga ha eseguito l’ultimo brano del disco, quel ‘Each Man Kills The Thing He Loves’ a suo tempo interpretato anche da Jeanne Moreau e contenuto nella colonna sonora di ‘Querelle di Brest’, romanzo di Genet portato sullo schermo da Fassbinder nel 1982.
A sorprendere da subito è la dolce melodia della sei corde elettrica sulla quale si inserisce il lento cantato che sovrapponendosi in loop permette alla voce di iniziare un deragliante viaggio dentro il malessere, il dolore e la nostalgia. Una vera e propria esperienza teatrale dalla quale si esce decisamente colpiti e commossi.

ATTO TERZO: un inedito omaggio a Iosif Brodskij

Il premio Nobel per la letteratura, Iosif Brodskij, soggiornò nell’Hotel che questa sera ospita i suoni di Alessandra Novaga. Il riverbero della sua voce ancora alberga in queste stanze, la si sente recitare ‘Natura Morta’, la famosa poesia, mentre il respiro elettrico l’accompagna instancabile. Due suoni che si incontrano e sovrappongono, il passato e il presente uniti nella creazione di un linguaggio destinato a percorrere le strade delle sonorità future.

«Data la natura solipsistica di ogni ricerca umana, questa sarebbe una reazione onesta come qualsiasi altra alla nozione di creatività. Vista dall’esterno, la creatività è oggetto di fascino o di invidia; vista dall’interno, è un esercizio continuo di incertezza e una scuola terribile di insicurezza. In entrambi i casi, un miagolio o qualche altro suono incoerente è la risposta più adeguata ogniqualvolta si invochi la nozione di creatività».

Iosif Brodskij, Il miagolio di un gatto - Adelphi 2003

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<![CDATA[ReadBabyRead_384_A_G_Bartlett_4]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #384 del 3 maggio 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

su sitocomunista.it

Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

da sitocomunista.it


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 26 aprile 2018]]>

Per evitare le possibili accuse di conflitto di interesse capita che io trascuri un po’ le uscite discografiche relative all’etichetta veneziana Caligola Records, costola piuttosto attiva dell’omonima Associazione Culturale senza scopo di lucro che da decenni si occupa di jazz-live in questa parte orientale d’Italia. Ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato a far parte di questa “famiglia” musicale già molti anni fa ed è per questa scherzosa ragione che, esagerando un po’, mi trattengo più del dovuto nel parlarne ai microfoni di questo programma. Così, ogni tanto, raggiunto un certo buon numero di nuove pubblicazioni, alle quali si dedica più di tutti anima e cuore Claudio Donà, dedico un’intera serata alle stesse ed è il caso di questa puntata nella quale troverete nomi già affermati ed altri che emergono ma, nell’insieme, una vera miniera di buona musica. Buon ascolto.   JPY

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Playlist:

01. Take Five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. orange’s smell (G. Occhipinti) – Less of Five (caligola) - 2017

03. aero song (F. Petretti) – Fabio Petretti 4et feat. Bebo Ferra – Petretti sound (caligola) - 2017

04. I loves you Porgy (G. & I. Gershwin) – Caludio Cojaniz – stride vol.3 live (caligola) - 2017

05. speck & zola (S. Mauri) – Flaviano Mauri & Simone Mauri - Speck & Zola (caligola) - 2017

06. parfum de gitane (A. Brahem) – New Landscapes Trio – rumors (caligola) - 2017

07. un poco  loco (B. Powell) – Fabrizio Puglisi Guantanamo – giallo oro (caligola) - 2017

08. afro blues (B. Sissoko) – Baba Sissoko – Mediterranean blues (caligola) - 2017

09. la foule (A. Cabral/M. Rivgauche) – Piera Acone & Marco Castelli M & S Band – la bicyclette (caligola) - 2017

10. flight connection (M. Benetti) – Marcello Benetti – il vizio (caligola) - 2017

11. Take Five (p. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[ReadBabyRead_383_A_G_Bartlett_3]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #383 del 26 aprile 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

su sitocomunista.it

Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

da sitocomunista.it


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[Calendario SOL // 17-18]]>

 

Calendario Sherwood Open Live
2017 - 2018

Ottobre

25/10 • SOL#16 • Patois Brothers + Toni BC • Reggae Acoustic Session

Novembre

01/11 • SOL#17 • Pieto Berselli • Duo Session

08/11 • SOL#18 • Al & Jay • FunkyReggaeBlues

15/11 • SOL#19 • Elli de Mon • OneWomanBand • Garageblues

22/11 • SOL#20 • Her Skin • Folk Songwriter

29/11 • SOL#21 • Blindur • Indie Folk-Rock

Dicembre

06/12 • SOL#22 • MET • Cantautorato

13/12 • SOL#23 • Alessandro Ragazzo • Guitarist • Songwriter

20/12 • SOL#24 • Ulisse Schiavo • Folk • Blues

Gennaio

10/01 • SOL#25 • Jeo Shamano • Acoustic Trip

17/01 • SOL#26 • PianoTàno • Reggae • Folklore Latino Americano • Rumba

24/01 • SOL#27 • Hit-Kunle • Tropical Rock

31/01 • SOL#28 • Giovanni Succi • Avant-Rock

Febbraio

07/02 • SOL#29 • Piccolo Digitale Mondo Antico • Cantautorato Psichedelico

14/02 • SOL#30 • Orange Car Crash • Psych • Ethno Folk

21/02 • SOL#31 • Sagra delle Cose Strane • Marimba, Piano & Classical xGuitar

28/02 • SOL#32 • Egle Somacal • Fingerpicking • Folk Strumentale

Marzo

07/03 • SOL#33 • Sista AWA • Special Acoustic Set

14/03 • SOL#34 • Gipsy Rufina • folk blues

21/03 • SOL#35 • Giorgio Gobbo • folk cantautorale

28/03 • SOL#36 • Frank Sinutre • electro sperimentale

Aprile

04/04 • SOL#37 • Veda Black • neo-soul & RnB

11/04 • SOL#38 • Verdiana Raw • pop-rock

18/04 • SOL#39 • Cesare Basile • folk-blues

25/04 • SOL#40 • 25 Aprile - Liberiamoci da Sessismo/Fascismo/Razzismo

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<![CDATA[Diserzioni: Realismo poetico]]>

intro:

astrusi e spigolosi
freddi e inumani
ma con un che di poetico
stranamente avvincente
e addirittura struggente


Playlist:

Autechre: Four Of Seven

Chevel: Always Yours

Iglew & Gundam: Illuminated

Ziúr: Human Life Is Not A Commodity

µ-Ziq & Kazumi: Dodadu

r.roo: Dance With Your Tragedy

Soft As Snow: Black Egg

Phillip Munch: Alive

Lee Gamble: Quadripoints

Sonae: Dream Sequence

Rival Consoles: Persona


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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 19 aprile 2018]]>

Un’apertura di puntata singolare no? e poi un pizzico di Canada e tanta ma tanta Europa, Europa da cui giungono notizie di tanti giovani musicisti e gruppi emergenti, in fondo come in Italia, ancora Europa anch’essa, Europa dove sembra confermarsi una certa propensione alla creatività, alla conferma di quelli che già conoscevamo, Europa dove fortunatamente continua ad esserci un certo “furore” artistico, un fuoco jazzistico che ben promette. In questa puntata ascolteremo più volte musicisti tedeschi, segno della presenza sul territorio di una certa quantità di artisti, anche di qualità, e poi norvegesi (tra i quali Thomas Stronen, autore di un recentissimo e convincente concerto in quel di Venezia per Veneto Jazz/Fondaco dei Tedeschi), ungheresi (più noti e più… veterani) e infine, ma solo casualmente nella seconda parte della puntata, alcune novità discografiche made in Italy. Non manca nemmeno questa settimana un tocco di buon vecchio jazz con una riedizione importante di un famoso e altisonante incontro fra grandi del passato, il Duke con Coleman Hawkins, e con un altro incontro di altri celeberrimi musicisti, affermati da tempo, ma reduci da una nuova, e prima, registrazione in comune, Chick Corea con Steve Gadd.

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Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. 12 minuti di pioggia (S. Cammeriere) – Sergio Cammeriere – piano (Parco della musica) - 2017

03. locus locus (T. Stronen) – Thomas Stronen – time is a blind guide (ecm)  - 2015

04. mood indigo (D. Ellington) – Duke Ellington/Coleman Hawkins – Duke Ellington meets Coleman Hawkins (poll winners) - 2017

05. return to forever (C. Corea) – Chick Corea/Steve Gadd – chinese butterfly (concord)  - 2018

06. monsters playground (S.R. Mathisen) – Svein Rikard Mathisen – monsters (losen) - 2017

07. for Mara (L. Genc) – Laia Genc – in your own street way (double moon)  - 2016

08. djangology (D. Reinhardt) – Roby Lakatos/Bireli Lagrene – tribute to Stephan & Django (avant jazz)  - 2014

09. swing (M. Francel) – Mulo Francel – mocca swing (act) - 2017

10. Tony Lakatos/Rich Margitza/Gabor Bolla – from Gypsy tenors live (skip) - 2017

11. home (B. Ferra) – Paolo Fresu Devil Quartet – carpe diem (tuk music) - 2017

12. Rimbaud (S. Bagnoli) – Stefano Bagnoli – Rimbaud (tuk music)  - 2017

13. riddarhus (M. Francel) – Mulo Francel/Philip Sterz/Andreras Binder – die abenteurer (fine music)  - 2017

14. ain’t nobody got time (Three Fall) – Three Fall & Melanie Nkounkolo – four (act) - 2017

15. fizzle, deed slow, whistle (G. Locatelli) – Giampiero Locatelli – right away (auand) - 2018

16. freedom trail (M. Reis)– Reis Demuth Wiltgen – once in a blue moon (cam jazz) - 2018

17. soul sacrifice (C. Santana)  - Enzo Pietropaoli Wire Trio – Woodstock reloaded (via Veneto jazz) – 2018

18. Carla und Karleinz (F. Bourassa) – Francois Bourassa - number 9 (effendi)  - 2017

19. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile” del 19 aprile 2018]]>

Mi è sembrato inevitabile dedicare la puntata, pronta da una decina di giorni, a Dona Ivone Lara in occasione del suo 96° compleanno (anche se c’è stata a lungo confusione nella data di nascita fra il 1921 e il 22). Ma una tragica fatalità ha fatto in modo che, quasi contemporaneamente alla trasmissione a lei dedicata, in un ospedale di Rio de Janeiro lei se ne andasse per sempre!  Sambista a tutto tondo, cantante e massima compositrice, ufficialmente era presente da qualche anno nella lista delle dieci donne più importanti per la storia della mia città, Rio de Janeiro, per la quale ha scritto, in occasione del 4° centenario della sua nascita, anche una celebre canzone che racconta delle cinque più famose feste da ballo imperiali ovvero di cinque momenti storici per Rio (fra i quali quello dei venti anni dalla nascita nel 1585, del trasferimento della capitale da Bahia a Rio nel 1763 e dell’indipendenza nel 1822). Ma tanti grandi artisti brasiliani hanno portato al successo diverse sue composizioni rendendola contemporaneamente sempre più conosciuta, importante e amata, tanto considerata e amata da guadagnarsi il titolo onorifico di Dona (Don per gli uomini), titolo che si ottiene solo per grandi meriti pubblici e ufficiali. Legatissima, ovviamente, anche alla storia del Carnevale di Rio per il quale, attraverso la sua Escola de Samba Imperio Serrano, è stata anche, prima fra le donne, prolifica autrice di alcuni dei famosi motivi musicali che accompagnano il “desfile”, la nota sfilata-gara. Sicuramente una grande perdita per la Storia della MPB, e diventa ancora più importante la testimonianza che ci ha lascito sui DVD e sui dischi ma soprattutto su quello (del 2014) che ho usato per la puntata, uno dei cinque omaggi che il progetto Samba Book di Afonso Carvalho ha dedicato per ora ad altrettanti grandi protagonisti di questo tipico genere musicale brasiliano presentando una ricca scelta di loro brani autografi interpretati da una incredibile serie di altri musicisti. Adeus Ivone.   JPY

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Playlist:

01. aquarela do Brasil (Ary Barroso) – Joao Gilberto, Gilberyto Gil, Caetano Veloso – Brasil (philips) - 1981

02. nas asas da cançao – Dona Ivone Lara – nasci pra sonhar e pra cantar (lusafrica) - 2001

03. sonho meu (D.I.L.) – Maria Bethania

04. alguém me avisou – Caetano Veloso

05. agradeço a deus – Teresa Cristina

06. tié - Criolo

07. nasci pra sonhar e pra cantar – Carminho & Hamilton de Holanda

08. em cada canto uma esperança – Bruno Castro

09. mas quem disse que eu te esqueço – Luiza Dionizio

10. cinco bailes da historia do Rio – Wilson das Neves

11. agora – Dona Ivone Lara

12. tendencia – Zelia Duncan

13. dizer nao pro adeus – Reinaldo Principe do Pagode

14. acreditar – Vanessa da Mata

15. samba agoniza ma nao morre (N. Sargento) – Nelson Sargento, Teresa Cristina - cidade do samba (emi) - 2007

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<![CDATA[ReadBabyRead_382_A_G_Bartlett_2]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #382 del 19 aprile 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
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voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

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Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

da sitocomunista.it


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[Cesare Basile • SOL#39]]>

 SOL#39


 

Mercoledì 18 aprile dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Cesare Basile •
folk / blues

evento Facebook -


***********************************************

Come di consueto si apre alle 20.00 per l'aperitivo tra spritz, birre artigianali CRAK, vinelli, cicchetti e pizze fatte dai ragazzi del Cso Pedro.


Intervista + Live puntuali dalle 21.30 alle 23.00
Ultimo giro di bar alle ore 00.00


Se non hai ancora la tessera Sherwood Open Live 2018, puoi compilare la richiesta di iscrizione online e ritirare il modulo da firmare direttamente all'ingresso.
Clicca qui : Iscrizione


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Non conosci i Cesare Basile
Te la presentiamo noi!

Cesare Basile (Catania 7.2.64) suona e scrive canzoni dall'inizio degli anni ottanta.

Dopo "Tu prenditi l'amore che vuoi e non chiederlo più" che gli è valso una seconda targa dal Club Tenco - Premio Tenco per il miglior disco dialettale del 2015, Cesare Basile nel suo ultimo album ricade sul dialetto siciliano, che si fa lingua e suono, oscuro e vivo, arcaico e contemporaneo al tempo stesso.

Un mantra mediterraneo fatto di blues e di musica africana, di brani ipnotici spesso basati su uno solo accordo, di polifonie vocali e di controcanti femminili, di ossessive poliritmie percussive. Sono storie che parlano della volgarità del potere politico-economico che ci vorrebbe tutti schiavi e silenti a condurre una vita sana e regolare, senza responsabilità nelle scelte e con un mare di stronzate da consumare.

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<![CDATA[Rituali cosmici]]>

Giungo da ere remote, tempi nei quali la chitarra era l’unico strumento capace di smuovere l’animo, con solerte assiduità tento di mantenere viva la spinta che da sempre mi pone avanti rispetto quanto succede lungo i vasti territori percorsi dal suono. Uno dei modi migliori per mantenere intatta la mia curiosità e l’inesauribile voglia di scoperta, è il contatto con i giovani soundartists, uno scambio impagabile di esperienze che aiutano a capire quanto e come è cambiato, cambia e probabilmente cambierà l’approccio al suono di contenuto.
Questo è il resoconto dell’incontro avvenuto presso l’Associazione Culturale NEO di Padova, nell’ambito di Strategie Oblique, rassegna curata da Giuliana Placanica che indaga lungo i territori poco battuti del suono di confine.

Da quale bisogno è nato il progetto del duo qqqØqqq

Tommaso: Non è stato un vero e proprio bisogno o una necessità premeditata, il progetto si è disegnato da solo. Abbiamo iniziato a suonare, quasi come se per entrambi fosse arrivato il momento nella nostra carriera musicale di coniugare le sonorità che ci rappresentano.
Inoltre io e Carlo ci conosciamo dai tempi in cui Myspace la faceva da padrone ma all’epoca non abbiamo mai avuto modo di vederci di persona, è stata un po’ anche una possibilità per concretizzare un incontro e iniziare a lavorare ad un progetto assieme.

Carlo: Penso sia nato da bisogni nascosti individuali. Per me è stato un piccolo passo per riprendere ad uscire di casa, tra le altre cose. Come detto da Tommaso, io e lui non ci eravamo mai visti di persona. Conoscerlo e suonarci assieme mi ha aiutato molto. Il resto lo ha già raccontato lui.

Al centro delle lettere che compongono il vostro nome c’è uno zero barrato: l’assenza. Parliamone

Tommaso: L’assenza è una caratteristica fondamentale di ciascuno di noi, il classico “vuoto da colmare” che alberga in ognuno. Il simbolo che compone il nostro nome può indicarne anche l’assenza di un modo per pronunciarlo.

Carlo: Quando ho pensato al simbolo dell'insieme vuoto, pur sapendo quanto fosse abusato in ambito musicale fra titoli di canzoni e nomi di gruppi, ho deciso di intenderlo in maniera un po' sardonica e malinconica. Ho interpretato il termine "insieme" non dal punto di vista matematico, ma relazionale, quindi come "stare insieme". Accostando quest'accezione alla parola "vuoto" l'idea era
di riferirsi al vuoto interiore che si prova anche stando, appunto, "insieme" ad altre persone.

Live electronics, chitarra, effetti e… un flauto traverso

Tommaso: La collaborazione con Alessandra (Zyklus) all’interno del nostro album è nata quando ho ospitato gli Ice Pick (altro suo gruppo) a suonare ad una serata che organizzai a Marghera; mi ha entusiasmato il suono del suo strumento. Il flauto è un elemento che richiama una sonorità più “antica” rispetto alla forte componente elettronica delle nostre tracce. E’ stato molto bello lavorare con lei, ne è nata davvero una forte amicizia.

Carlo: Alessandra è una persona a cui siamo fortemente legati, sia umanamente che musicalmente. Il suo flauto nel nostro brano è un canto consolatorio, uno sbuffo di vento. È leggerezza che eleva e ridimensiona i pesi di ciascuno.

Qual è stato il vostro incontro con il genere rock e come è cambiato nel corso del tempo il vostro rapporto nei suoi confronti. Mi spiego, lo avete sempre vissuto come una modalità sonora scontata, da cavalcare seguendo comunque il suo andamento o cercate di coniugarlo con linguaggi diversi, non scontati.

Tommaso: A dirla tutta non abbiamo mai avuto un distinto obiettivo di voler affermare un genere per il nostro progetto; certo ci siamo concentrati su sonorità maggiormente ambientali, viste anche le passate esperienze di ciascuno. Le influenze rock/post-rock nel nostro suono credo derivino più dalle capacità tecniche e mentali di Carlo e di come abbia incastrato certi giri di chitarra piuttosto che altri.

Carlo: Personalmente non mi è mai interessato un genere in particolare. Direi che le influenze derivanti dal rock siano più una casualità che un'intenzione. Se dovessi menzionare un genere derivante dal rock a cui sono particolarmente legato direi che si tratta di quel mare di merda che è il black metal, ma sono piuttosto schizzinoso a riguardo. Secondo me tra l'altro è qualcosa che emerge ascoltando ciò che facciamo, pur essendo molto velato.

Quanto conta nel vostro suono la componente elettronica e perché avete sentito il bisogno di inserirla nelle vostre tracce

Tommaso: L’elettronica è uno stile musicale che mi ha sempre appassionato, è completamente libera da schemi e si può stendere su qualsiasi forma sonora. Sono un po’ profano dell’elettronica di composizione più classica e personalmente idolatro i suoni eterei. L’elettronica che esce dai miei strumenti è entrata subito in sintonia con le chitarre riverberate di Carlo.

Carlo: Ciò che suoniamo è frutto dell'unione delle cose che più rappresentavano ciascuno di noi. Il progetto è nato con l'elettronica, non è stato qualcosa di deciso a posteriori. Non è escluso che in futuro questa cosa cambierà (sia dal punto di vista dell'elettronica che della chitarra). In passato è già parzialmente avvenuto con un set acustico che prima o poi registreremo.

Quando componete cercate di mantenervi lontano da modelli conosciuti o avete dei riferimenti costanti per voi irrinunciabili

Tommaso: Io sono appassionato di musica dub e roots, cerco di dare delle sfumature simili per i suoni bassi e in alcune percussioni, con tutti i limiti tecnici degli strumenti. La dub è un po la musica psichedelica dei neri, la nostra musica non è dub, però un velato riferimento al genere cerco di infilarlo in ogni traccia, credo che aumenti l’effetto trascendenza.

Carlo: Sono estremamente legato a musica che riesca ad evocare un senso di intimità, solitudine, malinconia e silenzio. Ovviamente non ricerco esclusivamente questo, ma diciamo che sono le sensazioni che più sento risuonare in me.

Se pronuncio le parole Slow Trip, come le traducete, una volta applicate al vostro suono.

Tommaso: Lento e ripetitivo.

Carlo: Tommaso mi ha rubato le parole di tastiera. Fun fact: “lento e ripetitivo” è l’esatta espressione che usammo in sala prove col primo gruppo che ebbi a 15 anni per descrivere un po’ una mia tendenza nell’inventare giri di chitarra e nella resa dei pezzi.

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Una delle componenti fondamentali del viaggio è l’immaginazione che in voi si manifesta attraverso l’uso massiccio della miscela psichedelica. Perché questa scelta e quale sogno intendete narrare a chi vi ascolta.

Tommaso: Credo che questo aiuti molto a distaccarci dalla realtà oggettiva e di trovare una soggettività condivisa in quello che stiamo suonando, la cui unica diversità è il tipo di strumento che abbiamo per le mani. Il sound di ciascuno è personale ma funge da buon collante per l’altro.
Non so se ci sia una volontà narrativa, il nostro è più un coinvolgimento rivolto alla percezione dei suoni. Forse il concetto è più concreto di quanto possiamo credere.

Carlo: Mi piace pensare che una persona che ci ascolta possa trovare uno spazio in cui rifugiarsi dal mondo per riprendere fiato. Il fatto che il suono sia avvolgente e ripetitivo ha innanzitutto su di noi un effetto rasserenante. La malinconia invece spero possa incanalare una catarsi.

Parliamo del vostro ultimo lavoro

Tommaso: E’ stato composto e registrato in un tempo relativamente breve. Il lavoro più lungo sono stati la ricerca dei suoni e il reperimento dei campioni per la parte elettronica. Abbiamo sentito la necessità di dare una definizione più chiara ai nostri suoni dopo i primi ep “Insect’s Ritual” e “Cosmic Ritual”.

Carlo: Il disco è stato registrato al Velvet Recording Studio di Mestre (VE) da Luca Castellaro, con cui eravamo già amici e che ci ha seguiti con cura durante il travaglio. Abbiamo poi coinvolto la già citata Alessandra, con cui era nato da tempo lo scheletro del brano suonato assieme, e il Mostro H!U per l’ultimo pezzo del disco. Di Alessandra e dei suoi progetti abbiamo già detto e ribadiamo quanto ci piacciano, perciò vorrei sottolineare quanto apprezziamo anche quelli che coinvolgono il suddetto Mostro menzionato e cioè H!U e Ruina. Ci tengo particolarmente ad evidenziare il fatto che il nostro gusto esuli dall’amicizia che ci lega loro e che perciò vada preso sul serio e non come una posizione “di parte”.
Hanno poi contribuito al comparto grafico Martina Reggianini e Silvia Kuro, quest’ultima attiva anche musicalmente col progetto neofolk Murmur Mori; anche in questo caso, non me ne volere, ma consiglio vivamente di ascoltarli perché hanno moltissimo da dire e da dare.

Brani tipo “I perceive the peak so clearly...” tratto da questo disco, hanno le caratteristiche di racconti onirici, forse esoterici, avvolti nella dolcezza della malinconia. A che distanza vi tenete dalla realtà e perché.

Tommaso: In me c’è sempre una forte componente di ripudio nei confronti di alcuni tratti della realtà come in alcuni della mia stessa immaginazione, è inevitabile e comune che debba spesso spostarmi in una o nell’altra. E’ un discorso molto complesso. La soluzione migliore è sempre quella di mantenermi nella centralità dei due campi, almeno fino a che non avrò firmato l’armistizio.

Carlo: Penso di aver sempre avuto aspettative troppo alte nei confronti della realtà. Questo mi ha portato a trovare conforto nella solitudine come strategia difensiva per il dolore causatomi dall’incapacità di accettare e comprendere il mondo. Penso che da questa mia risposta, come da elementi delle precedenti, possa sembrare che io mi tenga a debita distanza dalla realtà, ma in verità non è così. Ho rischiato di farlo un po’ troppo in passato ma non mi odio più così tanto da avvicinarmi a quel limite nuovamente, nonostante non sia proprio semplice, specie quando sono sotto stress.

Quali sono le suggestioni che vi ispirano e come le trasformate in suono.

Tommaso: Io sono particolarmente sensibile ai paesaggi naturali, mi danno una sensazione di ordine e di ciclo continuo, tutto questo pretendo di rapportarlo al suono elettronico utilizzando timbri a cui dare una certa periodicità.

Carlo: Penso di aver risposto anche a questa domanda in maniera frammentata attraverso l’intervista, ma mi sento di fare una menzione particolare sottolineando l’importanza che il cielo ha per me, in tutte le sue forme. Più in generale sono affezionato a tutte quelle cose che riportano ai concetti di “rêverie” e “saudade” (chiedo scudo per i paroloni).

Quale coscienza si nasconde tra le vostre pietre roventi

Tommaso: E’ sicuramente una coscienza elementale e sentimentale.

Carlo: Un latente senso di colpa e una colossale incoscienza.

Avremo modo di vedervi dal vivo?

Tommaso: Abbiamo un po’ di date in ballo per continuare la promozione del disco, alcune certe, altre in attesa di conferma, il modo migliore per seguirci è tramite i social, oppure parlandoci di persona.

Carlo: Assolutamente si, anche se spesso ci sentiamo un po’ morti dentro. Siamo disponibili anche per feste di matrimonio, compleanni e funerali. Soprattutto funerali.

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<![CDATA[Diserzioni: Grigio nebbia]]>

Quanto mi piace il grigio,
il grigio chiaro delle nebbie nella bassa bonifica,
il grigio non meglio definito,
il grigio cielo d’inverno,
il grigio delle lagune quello che qualcuno chiama verde e qualcuno grigio,
quello che arriva e finalmente abbassa la temperatura d’estate, …
tanto quanto non posso sopportare il grigio smog,
il grigio dei capannoni industriali,
il grigio delle stoffe dei vestiti di buona fattura.
Ma soprattutto odio quell’eminenza grigia
che in nome del profitto giustifica sfruttamento
estrae e espropria ricchezze dall’ambiente naturale
e da quello cognitivo inquina l’aria e l’acqua
e omologa le menti, manovra, impone, decide:
Insomma odio il grigio che sopprime l’immaginazione,
amo il grigio che apre spazio all’immaginazione.


Flame 1: Fog

Phelian: Grimoire

Gzoö: Error (Craset Remix)

Direct: Always, Were There

Brothel. : Carousel

Fume: Itoa

Steven Rutter: Sleep Gives Freedom

Earth House Hold: Some Never Fall

Bvdub: Flightless [F]lowers

Okada: Bury Me

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<![CDATA[ReadBabyRead_381_A_G_Bartlett_1]]>

Un anno in giallo (2017, Sellerio Editore, Palermo): dodici racconti inediti, uno per ognuno dei mesi dell’anno. Dodici protagonisti del noir per un eccezionale evento editoriale: un anno intero in compagnia dei detective di casa Sellerio, i cavalli di razza della scuderia di giallisti da Camilleri a Giménez-Bartlett, passando per Malvaldi, Recami, ecc., per la prima volta insieme con dodici racconti inediti. Un libro che costituisce anche una sorta di bilancio e insieme una prospettiva di un nuovo modo di fare letteratura poliziesca. Un modo di narrare che mette al centro il protagonista, del quale seguiamo le stagioni della vita nel proprio ambiente, e che è fortemente orientato alla critica sociale e di costume.

ReadBabyRead #381 del 12 aprile 2018


Alicia Giménez-Bartlett
Quando viene settembre

dalla raccolta “Un anno in giallo” di Sellerio Editore

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Settembre è il mese della scuola. Ci ricorda gli esami di riparazione, il ritorno sui banchi, i compagni di classe ritrovati. Ma viene un'età in cui tutte queste suggestioni ci portano a una sola conclusione: non siamo più studenti e l'unica cosa che ci aspetta alla fine dell’estate è il ritorno sul luogo di lavoro.
Questo era il sentimento che mi pervadeva nei primi giorni di quel settembre che non dimenticherò mai."


Alicia Giménez-Bartlett

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Alicia Giménez-Bartlett è nata ad Almansa, in Spagna, nel 1951 e si è laureata in Letteratura e Filologia moderna all'Università di Valencia; conseguito il dottorato ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola e inglese. Dopo il successo dei suoi libri, ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. Prima di raggiungere la notorietà presso il grande pubblico, ha scritto diverse opere, sia saggi che romanzi: esordisce con uno studio sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, pubblicato nel 1981. Exit, il suo primo racconto, viene pubblicato nel 1984. Con Una stanza tutta per gli altri ha vinto nel 1997 il premio Feminino Lumen come miglior scrittrice spagnola. Nel giro di qualche anno è diventata una delle più amate scrittrici del suo paese. ottenendo un clamoroso successo con la serie di romanzi polizieschi con protagonista Petra Delicado, un'ispettrice della polizia di Barcellona, che, insieme al suo più stretto collaboratore, il viceispettore Fermin Garzòn, si trova di fronte a intricati casi di omicidio.

Il primo libro con Delicado e Garzòn non provoca certo i brividi elettrici che immediatamente suscita Fred Vargas (nessun paragone o competizione tra le due gialliste: entrambe brave - e Vargas di più - ma completamente differenti): l'avvio è stentato, la trama non è particolarmente robusta, i personaggi sembrano ancora incerti. Ma rapidamente tutto pare sciogliersi e avviarsi verso una delle coppie più interessanti di tutta la letteratura poliziesca: intanto viene abilmente evitata la consueta trappola di un tandem in cui ci sono un protagonista pensante ed una spalla (S.H. e Watson, of course, ma prima Dupin e il narratore, e poi Poirot - Hastings, Wolfe - Goodwin, Mason - Drake, E. Queen - Queen sr., Monk - Stottlemeyer, ecc.); certo, Delicado è il personaggio centrale, ma Garzòn è tutt'altro che Sancho Pancha: è acuto, tenace, molto più sbirro del suo capo, e non esita a contraddirlo con energia e convinzione, e con un linguaggio a dir poco colorito. E Petra più di una volta chiude le discussioni facendo valere il proprio grado, ma in genere ci sta e gli da tanto filo da torcere: e tutti e due si divertono come pazzi a nutrire un'amicizia profonda di formalismi (si danno rigorosamente del lei) e parolacce... Proprio questi dialoghi, spesso esilaranti, talvolta surreali ed etilici, sono un perno di tutti i romanzi: certo, qualche debito nei confronti di tanti film brillanti americani, con quei dialoghi acuti e scoppiettanti, ma qui le parole sono brusche e sovente vicino a un cadavere, e quasi sempre si concludono con un guizzo spiazzante.
E poi siamo a Barcellona, mica a Parigi. Già, e la Spagna moderna ed efficiente non riesce a nascondere il suo passato oscurantista e feroce: sprazzi di una storia nascosta, indimenticata.  E poi siamo in Catalogna. La politica pervade tutti i libri di Giménez-Bartlett, ma senza ragionamenti forti, o prolissità: accenni e sfumature arrivano di soppiatto, rompono gli equilibri sommessamente, e sono più spietati di una requisitoria.

Petra Delicado
... Un nome così ossimorico da sembrare uno scherzo, eppure questo semplice gioco ci riporta continuamente a una dialettica sempre viva e irrisolta, tra solitudine e confronto, libertà e doveri, determinazione e dubbio, senso di giustizia e cinismo. Talvolta i monologhi esistenziali dell'ispettore Delicado, o di Petra, sono un po' stucchevoli, soprattutto quando la protagonista fa i conti con la propria età e l'invadenza altrui, ma certi eccessi d'introspezione vanno poi a comporre una figura di donna decisamente insolita: una secca normalità che sembra davvero straordinaria rispetto a tante figure femminili della letteratura di genere, quasi sempre inchiodate a primati (di bellezza, di efficienza, di malvagità, di competenza, ecc.) che rivelano solo l'ansia competitiva.

Insomma, gialli solidi, intelligenti, semplici, raffinati.

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Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

The Art Of Noise, Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
Spiral [These New Puritans]
The Art Of Noise
, A Time For Fear (Who's Afraid) [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New Puritans
This Guy's In Love With You [These New Puritans]
Cat Power
, In This Hole [
Charlyn Marie Marshall]
Cat Power
, What Would The Community Think [
Charlyn Marie Marshall]
These New Puritans
Nothing Else [These New Puritans]
The Art Of Noise, Donna [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
Cat Power, The Fate Of The Human Carbine [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, The Army Now [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]
These New PuritansField of Reeds [These New Puritans]
Cat Power, King Rides By [
Charlyn Marie Marshall]
The Art Of Noise, Moments In Love [Anne Dudley/Gary Langan/JJ Jeczalik]

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<![CDATA[Verdiana Raw Trio • SOL#38]]>

 SOL#38


 

Mercoledì 11 aprile dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Verdiana Raw Trio •
pop / rock

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Come di consueto si apre alle 20.00 per l'aperitivo tra spritz, birre artigianali CRAK, vinelli, cicchetti e pizze fatte dai ragazzi del Cso Pedro.


Intervista + Live puntuali dalle 21.30 alle 23.00
Ultimo giro di bar alle ore 00.00


Se non hai ancora la tessera Sherwood Open Live 2018, puoi compilare la richiesta di iscrizione online e ritirare il modulo da firmare direttamente all'ingresso.
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Non conosci i Verdiana Raw Trio? 
Te la presentiamo noi!

La formazione in trio che si è consolidata nell'ultimo periodo del tour di 'Whales know the route' vede Verdiana Raw-voce e piano- affiancata da King Of the Opera alla chitarra e Andrea Cuccaro al basso. Con una struttura snella ma potente, oltre a proporre il repertorio del disco il trio ha collaudato un brano inedito di King Of the Opera e due cover a sorpresa mai eseguite in tour. 
Accompagneranno il concerto le proiezioni di Museo Art Brut, tratte dallo spettacolo 'La bambina dei no: Omaggio a Sarah Kane', le quali saranno il filo conduttore fra il primo ed il secondo tempo dell'evento.

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 29 marzo 2018]]>

Manca poco più di un mese all’inizio della “bella stagione” (e per “bella stagione” intendo finalmente quella dei Jazz Festival, siano essi in teatro, come il primo di loro, quello di Vicenza, siano poi all’aperto) ma nel frattempo non ci manca la buona musica su disco. È il caso di questa puntata, anzi, anche di questa puntata in cui ascolteremo insieme una serie di dischi molto recenti, di ambito internazionale, e poi alcune novità discografiche relative alla produzione nazionale (in questo caso si tratta delle nuovissime uscite delle etichette Parco della Musica, Notami e Ultra Sound Records, che fanno parte di quelle che con la loro collaborazione impreziosiscono questo programma tenendolo sempre aggiornatissimo). Il tutto è preceduto da due brani un po’ più datati che vedono protagonisti alcuni musicisti jazz brasiliani, probabile frutto di un’esondazione musicale proveniente dal programma precedente a questo (“Avenida Atlantica, Musiche e Storie dal Brasile”) altrettanto condotto da chi vi scrive e parla, che si occupa di musiche e cultura del suo Paese, sempre il giovedì, dalle 21:30 alle 23:00 quando poi subentra questo dedicato al Jazz. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. stella by starlight (V. Young) – Leandro Cabral – sobre tradiçao (EP) - 2015

03. tenebroso (S. Vieira) – Sidel Vieira 5et – quinteto - 2013

04. samba blue (M. Miller) – Steve Nelson – brothers under the sun (high note) - 2017

05. el swing (J. Scofield) – De Johnette/Granadier/Medeski/Scofield – hudson (motema) - 2017

06. Taksim by night (L. Danielsson) – Lars Danielsson – liberetto lll (act) - 2017

07. poet (k. Eubanks) – Kevin Eubanks – east west time line (mc avenue) - 2017

08. with you in mind (A. Toussant) – Stanton Moore – with you in mind (cool green) - 2017

09. nairian odyssey (T. Hamasyan) - Tygran Hamasyan – an ancient observer (nonesuch) - 20147

10. all of you (C. Porter) – Bill Evans Trio – live on Monday evening 1976 (concord) - 2017

11. introduzione alla sofferenza (Amplifire) – Amplifire – utopia del quieto vivere (usr) - 2018

12. ewajo (T. Allen) – Tony Allen – the source (blue note)  - 2017

13. old stuff, new box (M. Postacchini) - Marco Postacchini – old stuff, new box (notami) - 2018

14. god bless the child (A. Herzog, B. Holiday) - Carla Marcotulli – love is the sound of surprise (parco della musica) - 2018

15. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[“Take Five, Jazz & Dintorni” del 5 aprile 2018]]>

In queste ore di 50 anni fa, a Memphis, si consumava l’ignobile assassinio del pastore Dr. Martin Luther King. Non credo sia necessario aggiungere alcunchè dopo il suo nome per sapere chi era e cosa faceva, la sua storia penso sia nota a chiunque e, se non lo fosse, invito caldamente ad informarsi con qualsiasi dei tanti mezzi a disposizione per farlo. Solo poche righe per spiegare il perché un uomo come lui, che si batteva per i diritti civili della popolazione afroamericana contemporaneamente ad un altro uomo, Malcom X - altrimenti noto come El Hajj Malik El Shabazz – che aveva diverse vedute ma che ebbe uguale e triste fine, per spiegare, dicevo, il perché se ne parla in questo programma. Al di là del fatto che chiunque ne dovrebbe parlare, mi sembra abbastanza logico e conseguenziale al fatto che qui ci occupiamo di Jazz, la musica afroamericana per eccellenza, almeno in Nord America. Certo la letteratura è molto importante, ma la massima espressione della Cultura Afro Americana è la musica, è il Jazz. il Jazz non si può dissociare dall’ambiente fisico, storico, sociale in cui è nato e in cui vive, cioè l’ambiente dei neri, un ambiente che ha origine negli anni dello schiavismo. E la musica è stata una delle prime forme di ricerca di libertà. Non tutti lo sanno, ma non è un caso che il discorso, meno conosciuto di quello famoso di Washington del 1963, il discorso di apertura del Festival Jazz di Berlino del 1964 sia stato tenuto proprio da Martin Luther King. E fu lì che MLK ricordò e sottolineò che la musica, prima di qualsiasi altra forma d’arte o di espressione, si è fatta portatrice dei dolori e delle gioie, delle speranze e delle delusioni ma anche delle idee dei neri. E disse anche che le lotte dei neri non erano così dissimili dalle lotte generali che sostiene l’uomo moderno… quindi il Jazz, disse, non è solo lo strumento portavoce di un popolo ma di un intero secolo, della condizione umana. Ecco perché non è per niente strano aprire la trasmissione e dedicarne una bella parte a MLK, un uomo  che, insieme a tanti pensatori, certo, ma anche insieme a tanti jazzmen, ha messo in chiaro che la Cultura nera americana è parte fondante di quella nazionale negli USA. E allora, pur sapendo che a MLK sono stati dedicati brani anche da bianchi (U2, Elvis, Queen) o da neri protagonisti di altri generi musicali (Steve Wonder, Marvin Gaye), noi ovviamente ascolteremo ben altre cose. Per concludere la puntata, essendomi venuta voglia di grandi nomi del buon vecchio Jazz ascoltando i brani dedicati a MLK, vi propongo alcuni dei dischi segnalati dall’ultimo referendum della rivista Musica Jazz (l’altra rivista nazionale è Jazz.it) fra le migliori ristampe di antichi materiali o fra le migliori stampe di vecchie registrazioni inedite. Buon ascolto.   JPY

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 Playlist:

01. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

02. Martin Luther King (Max Roach) – Max Roach solo with MLK speech (I have a dream)

03. Why? (G. Taylor, N. Simone) – Nina Simone – nuff said (rca) - 1968

04. l believe in him (N. Davis) – Nathan Davis – suite for Dr. Martin Luther King (tomorrow int.) - 2005

05. Martin Luther King (C. Payne) – Cecil Payne – zodiac (straton east) - 1973

06. ten freedom summers (W.L. Smith) – Wadada Leo Smith – ten freedom summers (cuneiform) - 2012

07. meditation (R. Glasper) – Robert Glasper Trio – Enoch’s meditation (blue note) - 2005

08. alone together (A. Schwartz/H. Dietz) – Bill Evans & Chet Baker – the legendary sessions 1959 (american jazz classic) - 2017

09. message from the nile (Mc. Tyner) – Mc Coy Tyner – extensions (blue note) - 1973

10. o morro nao tem vez (Jobim/De Moraes) – Wes Montgomery – smokin in Seattle 1966 (resonance) - 2017

11. stoma (D. Ellington) – Alice Babs & Duke Ellington – serenade to Sweden (telestar) - 1966

12. take five (P. Desmond) – Dave Brubeck 4et – time out (columbia) - 1959

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<![CDATA[Diserzioni: Prepariamoci]]>

troviamoci un riparo dal mondo,
ripariamoci dal crollo,
prepariamoci le provviste,
guadagniamoci una via di fuga,
per uscire vivi dalle future macerie

Mark Pritchard: Come Let Us

Alberto Nemo: 31

Groeni: Unrest

Blanck Mass: Please (Zola Jesus Remix)

aMute: Internal Eternal

Yakamoto Kotzuga: Emotional Complexity

The Empire Line: Music For Catwalk

Alva Noto: Uni Dna

Culprate & Acrone: Ouroboros

Rvdugv: Ostara

Throwing Snow: Simmer

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<![CDATA[ReadBabyRead_380_Bernard_Malamud_11]]>

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, Il commesso è considerato da molti l'opera più importante di Bernard Malamud. Negli ultimi anni, e dopo un lungo periodo di oblio, Bernard Malamud è tornato a occupare in Italia quella posizione di primo piano che gli è stata da tempo riconosciuta in patria, all’interno tanto della letteratura ebraico-americana, quanto della letteratura americana tout court. Ad assumere l’iniziativa di una ripubblicazione sistematica dell’opera di Malamud è stata minimum fax, come sempre attenta nell’accompagnare alla ricerca di nuove voci la riproposizione dei classici che meglio hanno resistito all’usura del tempo, corredati di introduzioni o saggi affidati a scrittori e critici contemporanei. A partire dal 2006 la casa editrice romana ha riproposto sette degli otto romanzi di Malamud, e le sue prime due raccolte di racconti, con prefazioni o «ricordi» di nomi importanti, italiani e stranieri. Il nuovo fermento che ha circondato la produzione narrativa di Malamud – e che è stato accompagnato da un costante riscontro anche di pubblico – sfocia ora nella pubblicazione, per i Meridiani Mondadori, dei due volumi della sua opera omnia Romanzi e racconti (volume I: 1952-1966; volume II: 1967-1986).

ReadBabyRead #380 del 5 aprile 2018


Bernard Malamud 
Il commesso
(primi tre capitoli)

(11a e ultima parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Erano i primi di novembre e all'alba l'oscurità della notte durava ancora nella via, ma il vento, con meraviglia del negoziante, imperversava già. Gli sbattè con violenza il grembiule in faccia mentre si chinava a raccogliere le due cassette di latte dal bordo del marciapiede. Ansimando, Morris Bober trascinò fino alla porta i pesanti recipienti. Nel vano, un voluminoso sacco marrone pieno di panini di pasta dura e la testa grigia, il volto stizzoso della Poilisheh che se ne stava rannicchiata là ad aspettare di farsene dare uno.
«Come mai così in ritardo?»
«Sono le sei e dieci», disse il negoziante.
«Fa freddo», si lamentò lei.
Lui girò la chiave nella tappa e la fece entrare. Di solito riponeva le bottiglie del latte e accendeva i caloriferi a gas, ma la polacca era impaziente. Morris vuotò il sacco di panini in una cesta metallica sul banco, gliene scelse uno senza semi, lo tagliò a metà e lo avvolse in un foglio di carta bianca. La donna infilò il pane nella sporta di corda lasciando tre centesimi sul banco. Morris incassò la vendita nel vecchio e rumoroso registratore di cassa, ripiegò con cura e ripose il sacco del pane, finì di portare dentro il latte e sistemò le bottiglie nel frigorifero, in basso. Accese il calorifero a gas in negozio e andò nel retrobottega ad accendere l'altro.


L’eroe mite e dignitoso di Malamud, lo scrittore che amava Charlot

Appena Bernard Malamud seppe di aver vinto il National Book Award si mise in strada e passeggiò a lungo. Camminò per le vie che conosceva e proseguì per alcuni isolati sperduti, quando sentì di essere stanco si addentrò in un parco pubblico. Si sedette su una panchina, era quasi sera, e ci pensò su. Non rifletté sulle conseguenze del premio letterario più importante d’America, gli venne in mente la madre. Era morta giovane lasciandolo solo con il padre, un droghiere gentile di Brooklyn con la devozione per la famiglia. La madre e il padre: festeggiò così lo scrittore ebreo più importante e discreto degli Stati Uniti. Era il 1959 e lui aveva quarantacinque anni, un’esistenza alle spalle di mezza orfananza che gli aveva portato dozzine di mestieri, dalla fabbrica ai negozi alimentari, fino al concepimento di un romanzo capolavoro: Il commesso

Lo aveva pubblicato due anni prima, l’effetto che generò fu lo stesso che si avvera nelle scorribande tra ragazzini, quando il più fragile della compagnia compie un’impresa inaspettata. E produce sgomento. Così il narratore che veniva dalla tetra Brooklyn divenne il maestro indiscusso di un giovane Philip Roth e il collega a cui guardare con ammirazione, il riferimento è a Saul Bellow. L’intero mondo letterario seppe che la potenza di Malamud covava nella semplicità, e nell’onestà. Per lo sguardo e per la scrittura. Per l’azzardo di restare nella modestia degli uomini. 

Il commesso è questo, racconta la storia di Morris Bober, un piccolo negoziante ebreo che si trova in difficoltà per l’apertura nella stessa via di un’altra drogheria e di un negozio di liquori. Gli affari calano, la miseria arriva. Crescono le opportunità di farla franca in altre maniere. Morris non cede, si arrocca nella sua rettitudine e si consuma nello sforzo. Finché un ragazzo di origine italiana, Frank Alpine, si offre di aiutarlo senza compenso per imparare il lavoro sul campo. Morris tentenna, poi accetta perché la salute inizia a mancargli e perché vuole assicurare un futuro alla figlia e alla moglie. È la scelta che avvia la missione di ogni personaggio, umiliando le illusioni religiose, esaltando le certezze etiche. 

Destino, sacralità, morale. La cattedrale di Bernard Malamud scardina i miraggi quotidiani con una storia che è il punto massimo nella lotta tra un omino giusto e un Dio impietoso. «Sgobbava per ore e ore, era l’onestà fatta a persona – non poteva sfuggire alla propria onestà, era la sua palla al piede; sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno, eppure si fidava degli imbroglioni. Era Morris Bober e non poteva avere una sorte migliore. Con un nome così era come se il non possedere ce l’avessi nel sangue». Nella storia yiddish un bober indica una persona o una cosa che vale poco. Un’ombra nell’ombra. Invece qualcosa resiste: la dignità. Morris Bober non la perde mai. E quando sta per farlo la ritrova nelle origini. Nella madre e nel padre, appunto. Ancora meglio, nell’infanzia. «Morris era pieno di malinconia e passava delle ore a sognare del suo passato. Ricordava quelle verdi distese. L’uomo non dimentica mai i luoghi in cui correva da bambino»

Malamud ricordò sempre quell’infanzia, soprattutto l’episodio che lo aveva cambiato. Aveva poco più di dieci anni e il padre gli regalò un’intera enciclopedia, The Book of Knowledge, come premio per essere sopravvissuto a una feroce polmonite. Era la prima volta che un libro entrava in casa. Quando il ragazzino si vide davanti la sfilza di volumi, capì che il mondo non era solo fatto di merce da vendere, di una naturale cortesia verso i clienti o di gare tra coetanei nel quartiere. C’era dell’altro, e andava esplorato. Lo aiutarono dei buoni insegnanti al liceo e un’innata propensione a raccontare qualsiasi vicenda nei minimi particolari. Da sempre il piccolo Bernard assillava chiunque per una descrizione minuziosa dell’ultimo film visto. Era la vera passione malamudiana: i film, e soprattutto Charlie Chaplin

Molto tempo dopo quel battesimo culturale, lo scrittore di Brooklyn ammise che il tocco amaro dei suoi libri e la gentilezza della sua prosa venivano proprio da Charlot. Anche il modo di pensare per immagini era in debito con quell’alfabeto. Così il suo Morris Bober diventa un Chaplin quotidiano, mesto e acuto, rancoroso, timido. L’amaro del negoziante sopravvive nei gesti accorti, si avvera nella propensione al bene. Lungi da ogni sentimentalismo, Il commesso dà fiato alla discrezione del cuore. È lo stesso pudore narrativo che Malamud insegnò nei corsi di scrittura per quaranta anni. «Si impara da ciò che si insegna, e si impara da quelli a cui si è insegnato», disse a Daniel Stern in una delle poche interviste rilasciate. Non lo dimenticò mai, con questa missione continuò a trasmettere il mestiere del narratore finché riuscì. Era un modo per incontrare sensibilità formidabili («Imbattersi in un gruppo di lettori veramente seri è qualcosa di miracoloso»), e per viaggiare. 

Malamud perlustrò in lungo e in largo il continente americano e l’Europa, amava moltissimo l’Italia. Per un po’ visse a Roma e non è un caso che Frank Alpine sia di origine italiana. Ogni suo personaggio in un modo o in un altro rimane esule, è l’omaggio ai genitori immigrati dalla Russia. Anche Morris Bober ha la stessa ferita, non territoriale ma di alienazione. La minaccia viene dallo straniero: due norvegesi aprono un alimentari nella stessa via, sanno usare la pubblicità e vendono prodotti di qualità superiore. La strada che l’ha protetto ora è confine di guerra. Così Malamud trasforma il calore del luogo di nascita in ghiaccio. Anche il clima segue il suo disegno, la neve è l’unica traccia del Dio scorbutico. Nevica nel momento sbagliato: quando c’è di mezzo il riscatto finale di un uomo. «La neve di primavera commuoveva Morris profondamente. La guardava cadere, scorgendovi scene della sua fanciullezza, ricordando cose che pensava di aver dimenticato. Provò un desiderio irresistibile di trovarsi fuori, all’aperto». Morris Bober rispetta il suo vangelo. Va, esce. Sfida il cielo. E compie il suo destino. 

Malamud combatté per tutta la vita con l’incertezza di saper scrivere un libro. Più diventava celebre, maggiore era l’ansia di non riuscire a creare una storia. Lo diceva anche ai suoi studenti: «Convivete con l’insicurezza e osate». Lui osò sempre, e ogni volta tornava a trovarlo la paura di fallire. Forse fu proprio il suo timore atavico a condurlo in strada quel pomeriggio di vittoria del National Book Award. A convincerlo a passeggiare oltre le strade conosciute, a metterlo seduto sulla panchina di un parco pubblico. A fargli scansare un pensiero di gloria, a favore della madre e del padre. E a riportarlo a scrivere, per altri venticinque anni, narrazioni formidabili. 

Ribadì la sua esitazione sempre. Tranne a Daniel Stern, quando gli chiese se esistesse nel mondo la possibilità di non raccontare più storie. Prima di rispondere, Malamud aspettò un istante, poi disse: «Questo succederà quando la gente non farà più sesso»

Marco Missiroli
da Corriere della Sera, 19 ottobre 2013


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Miles Davis, Human Nature [John Bettis/S. Porcaro]
Brad Mehldau Trio
Holland [Sufjan Stevens]
Miles Davis
Time After Time [Cyndi Lauper/R. Hyman]
Brad Mehldau Trio
Where Do You Start? [Johnny Mandel/Marylin Bergman/Alan Bergman]
Miles Davis
, Back Seat Betty [Miles Davis]
Cyndi Lauper
Time After Time [Cyndi Lauper/R. Hyman]
Miles Davis
Yesternow [Miles Davis]
Brad Mehldau TrioHey Joe  [Billy Roberts]
Miles DavisJean-Pierre (Reprise) [Miles Davis]
Miles DavisAmandla [Marcus Miller]
Miles DavisParaphernalia [Wayne Shorter]
Miles DavisFreaky Deaky [Miles Davis]
Miles DavisGondwana [Miles Davis]
Miles DavisCobra [George Duke]


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<![CDATA[Veda Black • SOL#37]]>

 SOL#37


 

Mercoledì 04 aprile dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Veda Black •
neo-soul / RnB

evento Facebook -


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Come di consueto si apre alle 20.00
Ad aspettarvi troverete cicchetti e pizze fatte da noi da accompagnare a spritz, vinelli, birre artigianali CRAK ed alla speciale Sherwood Blonde Ale alla spina.


Intervista + Live puntuali dalle 21.30 alle 23.00
Ultimo giro di bar alle ore 00.00


Se non hai ancora la tessera Sherwood Open Live 2018, puoi compilare la richiesta di iscrizione online e ritirare il modulo da firmare direttamente all'ingresso.
Clicca qui : Iscrizione


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Non conosci i Veda Black
Te la presentiamo noi!

Dietro lo pseudonimo VEDA BLACK si cela Corinne, cantautrice, produttrice e professional diva.
Nata in East London, VEDA BLACK è una musicista e cantante autodidatta, cresciuta ascoltando una varietà di stili musicali, dai Pink Floyd a Stevie Wonder, da Marvin Gaye ad Erikah Badu, e l'influenza di questi artisti si può ritrovare nei suoi brani: con testi schietti e dritti al punto la sua musica richiama elementi del soul classico, Hip Hop e 90's RnB che si fondono insieme per creare un alternative-soul con cui l'ascoltatore si sente familiare da subito.
Non nuova al pubblico italiano, VEDA BLACK è già stata ospite per il Record Store Day a Roma nel 2016 ed ha partecipato al Pas De Trai festival lo stesso anno in Sicilia, oltre ad aver aperto a Salmo in concerto e collaborato sia live che in studio con Davide Shorty.

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<![CDATA[ReadBabyRead_379_Bernard_Malamud_10]]>

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, Il commesso è considerato da molti l'opera più importante di Bernard Malamud. Negli ultimi anni, e dopo un lungo periodo di oblio, Bernard Malamud è tornato a occupare in Italia quella posizione di primo piano che gli è stata da tempo riconosciuta in patria, all’interno tanto della letteratura ebraico-americana, quanto della letteratura americana tout court. Ad assumere l’iniziativa di una ripubblicazione sistematica dell’opera di Malamud è stata minimum fax, come sempre attenta nell’accompagnare alla ricerca di nuove voci la riproposizione dei classici che meglio hanno resistito all’usura del tempo, corredati di introduzioni o saggi affidati a scrittori e critici contemporanei. A partire dal 2006 la casa editrice romana ha riproposto sette degli otto romanzi di Malamud, e le sue prime due raccolte di racconti, con prefazioni o «ricordi» di nomi importanti, italiani e stranieri. Il nuovo fermento che ha circondato la produzione narrativa di Malamud – e che è stato accompagnato da un costante riscontro anche di pubblico – sfocia ora nella pubblicazione, per i Meridiani Mondadori, dei due volumi della sua opera omnia Romanzi e racconti (volume I: 1952-1966; volume II: 1967-1986).

ReadBabyRead #379 del 29 marzo 2018


Bernard Malamud 
Il commesso
(primi tre capitoli)

(10a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Erano i primi di novembre e all'alba l'oscurità della notte durava ancora nella via, ma il vento, con meraviglia del negoziante, imperversava già. Gli sbattè con violenza il grembiule in faccia mentre si chinava a raccogliere le due cassette di latte dal bordo del marciapiede. Ansimando, Morris Bober trascinò fino alla porta i pesanti recipienti. Nel vano, un voluminoso sacco marrone pieno di panini di pasta dura e la testa grigia, il volto stizzoso della Poilisheh che se ne stava rannicchiata là ad aspettare di farsene dare uno.
«Come mai così in ritardo?»
«Sono le sei e dieci», disse il negoziante.
«Fa freddo», si lamentò lei.
Lui girò la chiave nella tappa e la fece entrare. Di solito riponeva le bottiglie del latte e accendeva i caloriferi a gas, ma la polacca era impaziente. Morris vuotò il sacco di panini in una cesta metallica sul banco, gliene scelse uno senza semi, lo tagliò a metà e lo avvolse in un foglio di carta bianca. La donna infilò il pane nella sporta di corda lasciando tre centesimi sul banco. Morris incassò la vendita nel vecchio e rumoroso registratore di cassa, ripiegò con cura e ripose il sacco del pane, finì di portare dentro il latte e sistemò le bottiglie nel frigorifero, in basso. Accese il calorifero a gas in negozio e andò nel retrobottega ad accendere l'altro.


L’eroe mite e dignitoso di Malamud, lo scrittore che amava Charlot

Appena Bernard Malamud seppe di aver vinto il National Book Award si mise in strada e passeggiò a lungo. Camminò per le vie che conosceva e proseguì per alcuni isolati sperduti, quando sentì di essere stanco si addentrò in un parco pubblico. Si sedette su una panchina, era quasi sera, e ci pensò su. Non rifletté sulle conseguenze del premio letterario più importante d’America, gli venne in mente la madre. Era morta giovane lasciandolo solo con il padre, un droghiere gentile di Brooklyn con la devozione per la famiglia. La madre e il padre: festeggiò così lo scrittore ebreo più importante e discreto degli Stati Uniti. Era il 1959 e lui aveva quarantacinque anni, un’esistenza alle spalle di mezza orfananza che gli aveva portato dozzine di mestieri, dalla fabbrica ai negozi alimentari, fino al concepimento di un romanzo capolavoro: Il commesso

Lo aveva pubblicato due anni prima, l’effetto che generò fu lo stesso che si avvera nelle scorribande tra ragazzini, quando il più fragile della compagnia compie un’impresa inaspettata. E produce sgomento. Così il narratore che veniva dalla tetra Brooklyn divenne il maestro indiscusso di un giovane Philip Roth e il collega a cui guardare con ammirazione, il riferimento è a Saul Bellow. L’intero mondo letterario seppe che la potenza di Malamud covava nella semplicità, e nell’onestà. Per lo sguardo e per la scrittura. Per l’azzardo di restare nella modestia degli uomini. 

Il commesso è questo, racconta la storia di Morris Bober, un piccolo negoziante ebreo che si trova in difficoltà per l’apertura nella stessa via di un’altra drogheria e di un negozio di liquori. Gli affari calano, la miseria arriva. Crescono le opportunità di farla franca in altre maniere. Morris non cede, si arrocca nella sua rettitudine e si consuma nello sforzo. Finché un ragazzo di origine italiana, Frank Alpine, si offre di aiutarlo senza compenso per imparare il lavoro sul campo. Morris tentenna, poi accetta perché la salute inizia a mancargli e perché vuole assicurare un futuro alla figlia e alla moglie. È la scelta che avvia la missione di ogni personaggio, umiliando le illusioni religiose, esaltando le certezze etiche. 

Destino, sacralità, morale. La cattedrale di Bernard Malamud scardina i miraggi quotidiani con una storia che è il punto massimo nella lotta tra un omino giusto e un Dio impietoso. «Sgobbava per ore e ore, era l’onestà fatta a persona – non poteva sfuggire alla propria onestà, era la sua palla al piede; sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno, eppure si fidava degli imbroglioni. Era Morris Bober e non poteva avere una sorte migliore. Con un nome così era come se il non possedere ce l’avessi nel sangue». Nella storia yiddish un bober indica una persona o una cosa che vale poco. Un’ombra nell’ombra. Invece qualcosa resiste: la dignità. Morris Bober non la perde mai. E quando sta per farlo la ritrova nelle origini. Nella madre e nel padre, appunto. Ancora meglio, nell’infanzia. «Morris era pieno di malinconia e passava delle ore a sognare del suo passato. Ricordava quelle verdi distese. L’uomo non dimentica mai i luoghi in cui correva da bambino»

Malamud ricordò sempre quell’infanzia, soprattutto l’episodio che lo aveva cambiato. Aveva poco più di dieci anni e il padre gli regalò un’intera enciclopedia, The Book of Knowledge, come premio per essere sopravvissuto a una feroce polmonite. Era la prima volta che un libro entrava in casa. Quando il ragazzino si vide davanti la sfilza di volumi, capì che il mondo non era solo fatto di merce da vendere, di una naturale cortesia verso i clienti o di gare tra coetanei nel quartiere. C’era dell’altro, e andava esplorato. Lo aiutarono dei buoni insegnanti al liceo e un’innata propensione a raccontare qualsiasi vicenda nei minimi particolari. Da sempre il piccolo Bernard assillava chiunque per una descrizione minuziosa dell’ultimo film visto. Era la vera passione malamudiana: i film, e soprattutto Charlie Chaplin

Molto tempo dopo quel battesimo culturale, lo scrittore di Brooklyn ammise che il tocco amaro dei suoi libri e la gentilezza della sua prosa venivano proprio da Charlot. Anche il modo di pensare per immagini era in debito con quell’alfabeto. Così il suo Morris Bober diventa un Chaplin quotidiano, mesto e acuto, rancoroso, timido. L’amaro del negoziante sopravvive nei gesti accorti, si avvera nella propensione al bene. Lungi da ogni sentimentalismo, Il commesso dà fiato alla discrezione del cuore. È lo stesso pudore narrativo che Malamud insegnò nei corsi di scrittura per quaranta anni. «Si impara da ciò che si insegna, e si impara da quelli a cui si è insegnato», disse a Daniel Stern in una delle poche interviste rilasciate. Non lo dimenticò mai, con questa missione continuò a trasmettere il mestiere del narratore finché riuscì. Era un modo per incontrare sensibilità formidabili («Imbattersi in un gruppo di lettori veramente seri è qualcosa di miracoloso»), e per viaggiare. 

Malamud perlustrò in lungo e in largo il continente americano e l’Europa, amava moltissimo l’Italia. Per un po’ visse a Roma e non è un caso che Frank Alpine sia di origine italiana. Ogni suo personaggio in un modo o in un altro rimane esule, è l’omaggio ai genitori immigrati dalla Russia. Anche Morris Bober ha la stessa ferita, non territoriale ma di alienazione. La minaccia viene dallo straniero: due norvegesi aprono un alimentari nella stessa via, sanno usare la pubblicità e vendono prodotti di qualità superiore. La strada che l’ha protetto ora è confine di guerra. Così Malamud trasforma il calore del luogo di nascita in ghiaccio. Anche il clima segue il suo disegno, la neve è l’unica traccia del Dio scorbutico. Nevica nel momento sbagliato: quando c’è di mezzo il riscatto finale di un uomo. «La neve di primavera commuoveva Morris profondamente. La guardava cadere, scorgendovi scene della sua fanciullezza, ricordando cose che pensava di aver dimenticato. Provò un desiderio irresistibile di trovarsi fuori, all’aperto». Morris Bober rispetta il suo vangelo. Va, esce. Sfida il cielo. E compie il suo destino. 

Malamud combatté per tutta la vita con l’incertezza di saper scrivere un libro. Più diventava celebre, maggiore era l’ansia di non riuscire a creare una storia. Lo diceva anche ai suoi studenti: «Convivete con l’insicurezza e osate». Lui osò sempre, e ogni volta tornava a trovarlo la paura di fallire. Forse fu proprio il suo timore atavico a condurlo in strada quel pomeriggio di vittoria del National Book Award. A convincerlo a passeggiare oltre le strade conosciute, a metterlo seduto sulla panchina di un parco pubblico. A fargli scansare un pensiero di gloria, a favore della madre e del padre. E a riportarlo a scrivere, per altri venticinque anni, narrazioni formidabili. 

Ribadì la sua esitazione sempre. Tranne a Daniel Stern, quando gli chiese se esistesse nel mondo la possibilità di non raccontare più storie. Prima di rispondere, Malamud aspettò un istante, poi disse: «Questo succederà quando la gente non farà più sesso»

Marco Missiroli
da Corriere della Sera, 19 ottobre 2013


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Miles Davis, Human Nature [John Bettis/S. Porcaro]
Brad Mehldau Trio
Holland [Sufjan Stevens]
Miles Davis
Time After Time [Cyndi Lauper/R. Hyman]
Brad Mehldau Trio
Where Do You Start? [Johnny Mandel/Marylin Bergman/Alan Bergman]
Miles Davis
, Back Seat Betty [Miles Davis]
Cyndi Lauper
Time After Time [Cyndi Lauper/R. Hyman]
Miles Davis
Yesternow [Miles Davis]
Brad Mehldau TrioHey Joe  [Billy Roberts]
Miles DavisJean-Pierre (Reprise) [Miles Davis]
Miles DavisAmandla [Marcus Miller]
Miles DavisParaphernalia [Wayne Shorter]
Miles DavisFreaky Deaky [Miles Davis]
Miles DavisGondwana [Miles Davis]
Miles DavisCobra [George Duke]


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