<![CDATA[Musica | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/16/musica/articles/1 <![CDATA[ReadBabyRead_468_Viola_Di_Grado_13]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #468 del 12 dicembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(13a e ultima parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Maggese]]>

intro:

Negli spazi abbandonati,
nei luoghi marginali,
nei territori lasciati in-colti,
si rigenera, silenziosamente,
un fertile paesaggio sonoro

***************

Playlist:

Offthesky: Fallow

Hior Chronik: Beneath

Hammock: Afraid To Forget

Hollie Kenniff: Field Edge

PCM: Atraves

Giulio Aldinucci: Brezza (Perduti Arsi Tramonti)

Bersarin Quartett: Wie Von Selbst

Brian Eno: By This River

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[“Take Five, Jazz & dintorni” del 5 dicembre 2019]]>

Una puntata in cui sul virtuale palco di Sherwood Radio si succedono, alternandosi, molti personaggi di spicco del jazz nazionale e di quello internazionale, e più di qualche volta ben mescolati fra loro in una serie di dischi recenti, nuovi o nuovissimi, dal vivo o in studio. Una puntata speciale visto che vi appare l’ormai famoso inserto a sorpresa “Altri Materiali Sonori”, il piccolo ma meraviglioso spazio dedicato alle musiche provenienti da qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi epoca, uno spazio che non vuole essere esaustivo riguardo l’argomento trattato di volta in volta ma solo suggerimento, consiglio, stimolo alla conoscenza dei molti mondi sonori che ci circondano. Questa volta viaggeremo da Haiti all’Africa passando per Marocco, Mali, Mauritania, R.D. del Congo, Rwanda, territori Sarawi grazie a personaggi di larghissima fama locale, grandi specialisti/e di strumenti come Guembri (sorta di chitarra) o Ardin (sorta di Arpa) che ormai riescono a farsi conoscere anche in giro per il mondo. Buon ascolto.   JPY

******************

Playlist:

01.   SIGLA Dave Brubeck 4et – take five (time out, 1959 columbia)

02.   Claudio Fasoli 5et – Brooklyn option (Brooklyn option, 2019 abeat)

03.   Dock in Absolute – floating memories (unlikely, 2019cam jazz)

04.   Vito di Modugno – impressions (song from the soul 2019 abeat)

05.   Doctor 3 – il mio canto libero (canto libero, 2019 jando/via veneto jazz)

06.   Enrico Rava/Joe Lovano/Giovanni Guidi/Dezron Douglas/Gerald Clever – secrets (Roma, 2019 ecm)

07.   Francesco Bearzatti – dear John (Dear Jonh, live at Le Due Terre Winery, 2019 cam jazz)

08.   Louis Sclavis – prison (characters on a wall, 2019 ecm)

09.   Israel Varela – flowing wind (the labyrinth project, 2019 jando/via Veneto jazz)

10.   Ethan Iverson 4et + Tom Harrell – all the things you are (common practice, 2019 ecm)

11.   Rita Marcotulli & Israel Varela – l’amore fugge (yin & yang live at Venica & Venica Winery, 2019 cam jazz)

12.   Keith Jarrett – answer me, my love (Munich 2016, 2019 ecm)

13.   Rosario Bonaccorso 4et – dubbididibba (a new home, 2019 jando/via veneto jazz)

14.   Michele Guaglio – 2016 (lots of time, 2019 abeat)

15.   Luca Dell’Anna – sector n°4 (human see hman do, 2018 ur rec)

16.   A Filetta/Paolo Fresu/Daniele di Bonaventura – human (danse mémoire, danse, 2018 tuk music)

17.   Alessandro Paternesi P.O.V. 5et – west (melodico, 2019 pipo music)

18.   SIGLA “ALTRI MATERIALI SONORI” Konono n°1 – Konono n° meets Batida, 2016 crammed discs)

19.   Moonlight Benjamin – moso moso (siltane, 2018 ma case)

20.   Tinariwen – mhadjar yassouf idjan, ft. Warren Ellis (amadjar, 2019 anti-)

21.   Maalem Mahmoud Guinia & James Holden – marhaba (marhaba)

22.   Houssam Gania – mosawi swiri (mosawi swiri, 2019 hive mind rec)

23.   Noura Mint Seymali – hebebeb (tzenni, 2010 glitterbeat)

24.   Bantou Mentale – Zanzibar (Bantou Mentale, 2019 glitterbeat)

25.   Aziza Brahim - mujayam (sahari, 2019 glitterbeat)

26.   The Good Ones – the farmer (Rwanda, you should be loved, 2019 anti-)

27.   SIGLA Dave Brubeck 4et – take five (time out, 1959 columbia)

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[TUTTASCENA • SOL#72]]>

 SOL#72


 

Mercoledì 11 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• TUTTASCENA •
Rap / Soft Rock / Lo-Fi / Cantautorato

evento Facebook -


***********************************************

Inside Emerica nasce un paio d'anni fa e cerca di collegare sonorità e immaginario indie alla street culture e cifra stilistica del rap. Nell'ultimo anno lo abbiamo visto live con la band in vari dei principali locali e festival padovani. 11.12 è la data di uscita del primo singolo del suo nuovo disco e quale occasione migliore di #tuttascena per inaugurarlo live?

Jesse the Faccio è un progetto solista capofila della nuova scena adriatica italiana. Il progetto mischia sonorità Lo-Fi di stampo nord-americano con il cantautorato italiano. Con il disco d’esordio “i soldi per New York” Jesse è riuscito a conquistarsi il suo intimo spazio nella scena musicale italiana. “CAVIGLIE” il suo ultimo singolo, anticipa il suo secondo album in uscita per il 2020 via Mattonella Records, Dischi Sotterranei, Pioggia Rossa Dischi e Vaccino Dischi.

I Joe D. Palma nascono nel 2017 registrando il loro primo EP Generazione Brucaliffo. Dopo un tour di 25 date, il 13 novembre 2019 esce TUTTO OK. Il loro primo album per La Clinica Dischi, NVK Management e Artist First. TUTTO OK. presenta arrangiamenti strutturati e maturi con il tentativo di creare una sorta di dancefloor di classe, tutto suonato, con un’anima profonda ma comunque pur sempre dalla percezione immediata ed ironica.

Il progetto Venere è nasce a Padova nel luglio 2017 da Tommaso Zoppello, Giovanni Dodini, Giovanni Piccolo e Sebastiano Nalin. Il gruppo ha forti ispirazioni lo fi, neo psichedeliche e soft rock che unisce dando un tocco acquoso e traslucido al loro sound. I testi raccontano in maniera a volte enigmatica a volte no di situazioni e riflessioni autobiografiche.

Post Nebbia è una band Padovana nata dall’immaginario psichedelico di Carlo Corbellini, classe ‘99. La band pubblica il primo lavoro autoprodotto Prima Stagione a maggio del 2017. Prima Stagione è un album di sole 7 tracce che riprende elementi tipici della nuova scuola psichedelica internazionale (Tame Impala, Arctic Monkeys, MGMT) e li rimescola in un sound elettronico dai ritmi più serrati, che fa da sfondo a testi in italiano che raccontano suggestioni dai toni surreali.


20.00 • Apertura
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_467_Viola_Di_Grado_12]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #467 del 5 dicembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(12a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Andrea Laszlo de Simone al Cso Pedro - Live Report]]>

 

Il Black fra i dei di Andrea Lazslo De Simone

 

Tutta la volontà d’un tratto se ne va, di fronte all’ovvietà, tutto questo è immensità.


Ombre, fumo e neon lattescenti tratteggiano il palco disposto ad orchestra, tra sovra-elevati e terreni. Un suono celestiale condotto magistralmente dagli archi conduce alla figura in ombra di Andrea Lazslo De Simone che a poco a poco compare sulla scena.

L’identikit di Lazslo è riassumibile in questa descrizione: baffi alla Frank Zappa, capelli in disordine, giacca di velluto ed una bocca sghemba che racchiude una sigaretta perennemente accesa.

È come ritrovarsi hic et nunc seduti a fissare estasiati un palcoscenico da teatro, il tutto però all’interno di un Centro sociale come il Pedro e per lo più in piedi tra un pubblico ben fornito.

Sono proprio nel mezzo di quel pubblico concentrato e un po’ immobile, tra le quali serpeggiano informazioni più varie «Questa è Immensità, nuovo disco», un ragazzo spagnolo dichiara «Me gusta mucho». Dietro di me ho lasciato due amici: Cristina resta dietro, ha necessità di concentrarsi fuori dal mucchio, Antonio, nonostante la premessa che sarebbe andato via presto, resta fino alla fine e, non avendo mai ascoltato prima Lazslo dichiara: «Un mix italiano Battisti-Modugno e Battiato, ma con il
riferimento ai Portishead».

Questi connotati musicali vengono pedissequamente associati al progetto di De Simone, ma proprio venerdì ho pensato a tutt’altro. Il personalissimo tocco armonico e compositivo va oltre ad ogni riferimento, che, per carità, in via mediata e superficiale ci stanno tutti. Il live però si atteggia ad una vera e propria colonna sonora di un film autobiografico un po’ retrò, in cui essere essenzialmente se stessi. Stop.
La prima parte del concerto è dedicata alla suite di quattro tracce racchiuse in un’unica sinfonia. Rispetto a quanto si ascolta in vinile ed in digitale, il portato live è sul serio incantato, fra code lunghissime, gingillii delle pianole a mo’ di carillion meccanico, pizzicature di corde e chorus sfocati.

I 4 pezzi scorrono con un’unione sincronica dei 9 componenti. Non siamo dinanzi ad Andrea Lazslo più accompagnatori, ma ad un tutt’uno, affiatato ed empatico, che rende con chiarezza tangibile, quanta passione è racchiusa in tale progetto, ad oggi con le news di Giulia Pecora al violino, Clarissa Marino al violoncello e Stefano Piri Colosimo alla tromba e al flicorno.

I pochi silenzi vengono subito colmati con lunghi e scroscianti applausi da parte del pubblico. Mentre inizia Conchiglie, un fascio di luce centrale si dispone proprio in un guscio di led, mi volto a guardare i volti illuminati attorno a me: una ragazza si asciuga una lacrima miscelata a mascara colante, quasi intravedo la felicità che galleggia nei suoi fondali. È forse proprio qui che ho compreso quanto può, realmente, la musica.

Il nuovo lavoro del 2019, per l’appunto Immensità targato sempre 42 Records, è un esperimento musicale a 360°, dal particolare all’universale, da ascoltare come una traccia unica onde evitare di perdere la magia che interconnette ogni singola unità.

La seconda parte del live prende piede con l’incipit «Che ne dite se facciamo i pezzi di Uomo Donna?» (l’album d’esordio del 2017), e da qui a Sogno l’amore è un attimo.
Il pezzo procede in tutta la sua magnificenza, d’altronde siamo dinanzi ad una delle migliori canzoni scritte (almeno) nell’ultimo quinquennio. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare. Ho un flashback bianco e nero di una processione di fedeli, tra una Madonna Addolorata ed un Gesù deposto, in una sorta di connessione trascendentale tra realtà e sogno.

Subito dopo Vieni a salvarmi viene eseguita in una sorta di recap psichedelico e più veloce rispetto alla versione studio. Gli stacchi circolari di piano e chitarra, scandiscono un tempo vorace, mentre la paura che tutto stia per finire si accavalla.

Il gruppo ripercorre quasi tutta la tracklist dell’album, dalla sentimentale Meglio, con il piano grande protagonista, a La Guerra dei Baci con i chorus anni ’60 di «Pappapparapappappà» e gli arpeggi acustici, sino ad un bis conclusivo con la viscerale Solo un uomo.

Sento le parole del pezzo che mi coinvolgono, «A volte perdo parti di me, resto così solo, in stati di abbandono», mentre l’armonia ancestrale mista alla melanconia tutt’altro che latente, esplode con un repeat incessante di «Sono-solo-un-uomo».
Le luci si abbassano, gli applausi faticano a cessare, e non resta che imbottigliare l’emozione in un nuovo giorno.

Andrea Lazslo lo si ritrova come un amico simpatico e fedele al bancone del bar mentre abbraccia il suo pubblico, firma i dischi e fa fotografie con i tanti che attendono religiosamente in fila. Mentre lo fisso e attendo anche io di parlargli, proprio come una vera fan-quindicenne, penso che probabilmente è stato uno dei pochissimi concerti in cui gli smartphones son rimasti più in tasca che in aria. Un miracolo.

In finale, credo che Andrea sia in tutto e per tutto un artista che sa toccare le corde più nascoste e distanti, in maniera inconsapevole e inconsueta. È per me, una sorta di comfort food dell’anima.

La data di Padova è purtroppo una fra le sole 4 date annunciate del tour invernale, ad oggi terminato. È tempo infatti di attendere un nuovo arrivo in famiglia, tutto il resto può entrare momentaneamente in pausa.

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Un'altra storia]]>

intro:

C'è una musica che scorre sempre,
senza interruzioni e deviazioni,
lungo un binario predefinito.
C'è un suono che invece a volte deraglia,
sbanda rischiosamente fuori dalle rotaie,
ed è subito un'altra storia

******************

Playlist:

Galcher Lustwerk: Another Story

Night Lovell: Bad Kid

Steven Warwick: danke

AS: Acá (feat. Lalita)

MHYSA: Games

Andy Stott: Dismantle

Burial: Old Tape

Ekoplekz: K-Punk

Alexey Obraztsoff - Winter Life

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Jerry Springle (UA) • SOL#71]]>

 SOL#71


 

Mercoledì 4 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Jerry Springle (UA) •
Easy listening

evento Facebook -


***********************************************

dal palco delle finali di The Voice in Ucraina arriva in Italia per un tour intimo e delicato: ukulele e kalimba vi trasporteranno in un mondo di dolci melodie.

Lei è Jerry Springle!


20.00 • Apertura
20.50 • Selezione soul/funk a cura di Indica
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_466_Viola_Di_Grado_11]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #466 del 28 novembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(11a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Le lezioni non imparate]]>

intro:

L'ascoltare oggi è diventata materia impegnativa,
devi sapere discernere e scegliere a cosa prestare attenzione,
però continua ad essere un insegnante essenziale
per le tante lezioni non ancora imparate
nell'infinito confronto con l'altro da sé

***************

Playlist:

Ziur & Samantha Urbani: All Lessons Unlearned

Clams Casino: Rune

VVV: Snowblind

IWSYS: you'll

Linear_Curb: Menagerie

Lapalux: Voltaic Acid

Anteser: You Have Come

Deadzone: Lost

Gidge: I Fell In Love

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[L'angelo delle basse frequenze]]>

Oltre la mezzanotte. L'ora destinata al silenzio è violata dal ruvido rumore proveniente da un chiosco. L'effluvio violento degli hot-dog sparge tutto attorno l'insopportabile odore di una realtà che si sta disfacendo, così come questa zona industriale abitata da enormi scheletri di edifici rimasti soli a testimoniare il tempo della rinascita. Una crescita economica lontana come un granello di sabbia spinto dal vento nell'immensità dell'oceano in tempesta. E' un silenzio violato dal timbro posto sul polso di decine di giovani che tra poco si immergeranno nella penombra di una cerimonia antica di cui pochi conoscono la liturgia e gli echi che sa produrre. Li hanno dimenticati lungo sfilacciati ascolti nella fredda liquidità di un mondo devastato da algoritmi massificati.

Un denso fumo bianco fa da contraltare alla quasi totale oscurità   dello spazio sacro, una foschia che copre lo schermo sul quale non verranno proiettate immagini. Si sono perdute nel tragitto tra il sonno e il risveglio e forse non sarebbero state utili abbastanza, così come i sogni provocati dalle macchine che tra poco inizieranno a trasmettere il segnale. Un flebile sospiro fuoriesce dai loro circuiti e si espande attraverso la voce degli speaker e dei sub-woofer. Inizialmente sono semplici intersezioni melodiche sulle quali, lievi, montano i beat. Senza saperlo stiamo entrando in contatto con l'angelo delle basse frequenze, da sempre a guardia della pulsazione di un cuore che tempo fa ha cessato di battere e miracolosamente è rinato dopo un decennio di silenzio.

L'ondata di suono non tarda a colpire. Il racconto che porta avvolto nella sua spumante irruenza sconvolge per la dolcissima violenza e per l'intensità con la quale l'antico e scordato spleen si esprime e contamina.  Sul palco si sta svolgendo un serrato confronto tra il passato e il presente, tra il ricordo e quanto ancora deve compiersi. 

La battaglia inizia, i pensieri si fondono tra loro, la follia delL'antico romanticismo va ad impattare contro il muro dei beat che maestoso si impadronisce del palpito di ogni cuore. Ciò che scaturisce dalla consolle di Josh Eustis è la rinnovata voce dei Telefon Tel Aviv. Un timbro preciso, l'intonazione profonda che ci ha accompagnato per una ventina di anni e ora torna, dopo il silenzio torna aggiungendo vocaboli ad una lingua che parlavamo ad occhi chiusi. Ambient e downtempo per mantenere accessibile il lungo cammino attraverso il sogno, fughe e veloci rientri, controtempo fulminanti, costruzioni soniche lucidissime e fragili, riverberi industriali e minimal techno per pompare sangue al cuore. L'integrazione del canto per aggiungere religiosità ad una cerimonia capace di trascinarci sulla cima di quella montagna da cui scorgere il rosso fuoco di un tramonto infiammato da mille anime ancora in grado di abbracciare lo sturm und drang, la tempesta e l'impeto di una forma d'arte innovativa, esperta nel travolgere e stravolgere il suono trasformandolo in pura visione. 

La cerimonia si conclude, l'impalpabile bianco velo si posa nuovamente coprendo la commozione scaturita dall'ascolto del magnifico suono ritrovato e rinvigorito. Alle nostre spalle solo l'eco di una voce che recita costante una frase: come with me, be quiet now. Mi giro di scatto e riesco a scorgelo prima che svanisca nella nebbia.  Un leggero colpo d'ala e l'angelo delle basse frequenze scompare nella pace ritrovata del silenzio che solo una fredda e piovosa notte invernale sa donare.

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Rokitanski • SOL#70]]>

 SOL#70


 

Mercoledì 27 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Rokitanski •
Synth Pop

evento Facebook -


***********************************************

Pochi anni or sono, in quel della Sagrada Famiglia-Interno2, nasce, suona, registra e sopravvive, un gruppo di fuorisede pastaaglio&olio, Müller-Thurgau e maschere animalesche : i ROKITANSKI.

Il collettivo Rokitanski (chi suona ne è solo una minoranza) ha scelto il genere synth pop, dopo aver valutato che non ne esistono di più stupidi, e fonda le sue influenze sui più o meno noti Кино, Soda Stereo, Pulp, Deer Thick, Niccoló Contessa, Giorgio Poi, Gramsci, Camus.

Il loro motto? "Rivoluzione Artistica è collettivizzazione dei mezzi di SovraProduzione"


20.00 • Apertura
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_465_Viola_Di_Grado_10]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #465 del 21 novembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(10a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[#ritardatarisidiventa_BAND EDITION - 1 - Cristopher Bacco Krisba & "Maestro" Pellegrini]]>

Ebbene si, è successo: i "Ritardatari" di Radio Sherwood lo hanno fatto di nuovo.

Di nuovo in onda, di nuovo in ritardo, sempre con il vostro Poeta Mentuccia Moscatelli, l'amichevole speaker di quartiere.

Piccoli cambiamenti in questa nuova stagione, primo su tutti, gli ospiti in studio.

Ad aprire le danze di questa seconda stagione, Cristopher Bacco Krisba dello Studio 2 - Recording Studio assieme a Francesco "Maestro" Pellegrini.

Con loro abbiamo voluto parlare di quello che è lo scenario musicale del momento e quale sia la loro personale visione su di esso, compreso di artisti a cui sganciare un bel mi piace.

Con il Maestro si è parlato anche del suo "Canzoni che non esistono tour" e della sua passione per il fagotto.

Con Kris invece si è andati ad indagare nei meandri delle produzioni musicali i metodi, i luoghi e logicamente gli artisti.

Puntata in cui era doveroso fare anche una parentesi su quanto è accaduto in questi giorni a Venezia ed assieme a Davide di Globalproject e voce del ritorno di Sport alla rovescia si è tentato di dare uno sguardo sulla situazione, sulla gravità dei danni e sull'opera più discussa della laguna.

TAKE IT EASY AND UN MINUTO.

#RitardatarisiDiventa

Qui sotto i brani, di lato il podcast.

- brano 1 Van Hallen -Jump

- brano 2 Marlene Kuntz - Lieve

- brano 3 Iggy Pop - The Passenger

- brano 4 Last Shadow Puppets - Miracle Aligner

- brano 5 The Beatles - Here, there and everywhere

- brano 6 Marco Cocci - Good day

- brano 7 Mina & Afterhour - Adesso è facile

- brano 8 The Winstons - Blind

- brano 9 Bjork - Earth intruders

- brano 10 Fancy Vices - Fancy Vices

- brano 11 Laser - La vera storia del mal di lei

- brano 12 Lo strano frutto - Per adesso tutto bene

- brano 13 Brunori sas - Lei Lui Firenze

- brano 14 Bjork - Homogenic

- brano 15 David Bowie - Moonage daydream

- brano 16 Pietro Berselli - Niobe

- brano 17 Gazzelle - Coprimi le spalle

- brano 18 Rush - Tom Sawyer

- brano 19 R.E.M. - Loosing my religion

- brano 20 Luci della centrale elettrica - Qui

- brano 21 The Offspring - You're gonna go far, kid

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Buia foresta]]>

intro:

È un po' come seguire un timido raggio di luna
che ti indica il sentiero nel fitto intreccio oscurante
delle chiome di una foresta.
È un po' come ascoltare il lieve suono
che t'accompagna nei lenti silenzi notturni
dentro i respiri profondi del buio

*******************

Playlist:

Desolate: In The Forest Hides A Light

Boredom: Forest

Lazarus Moment: The Place Where we Grew Up

Phelian: Black Orchid

AK: Make Me Feel

Halls: Lifeblood

Azaleh: Herzschlag

Deamonds: 1Q84

Meemo Comma: Psithur

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DethLine - Stagione 3 Puntata 5: Blind Guardian]]>

Una quinta puntata lunga e corposa è quella di questa settimana a DeathLine, la trasmissione che tratta di musica metal su Radio Sherwood. Abbiamo un gradito ospite in trasmissione, Boz, che ci parla del nuovo album dei Blind Guardian "Legacy Of The Dark Lands", da cui ascolteremo alcuni brani. Poi tantissime news con Iron Maiden, Megadeath, Ozzy Osbourne, Lacuna Coil e tanto altro. Immancabile la nostra playlist musicale a 360 gradi sul panorama metal!

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Blind Guardian - The Gathering

Blind Guardian - War Feeds War

Blind Guardian - War Of Wrath

Blind Guardian - Into The Storm

Stone Sour - Absolute Zero

Iron Maiden - The Wicker Man

Ozzy Osbourne - Perry Mason

Megadeath - Symphony Of Destruction

Lacuna Coil - Under Surface

Cult Of Luna - The Silent Man

Machine Head - Thousand Lies

In Flames - Voices

Melvins - Honey Bucket

Fugazi - Waiting Room

Fu Manchu - Evil Eye

Kyuss - Gardenia

Enter Shikari - Meltdown

Infected Rain - Passerby

Jinjer - I Speak Astronomy

Korn - Good God

Limp Bizkit - My Generation

Sevendust - Unforgiven

Ill Ninho - This Is War

Trivium - The Sin And Sentence

In Flames - We Will Remember

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Anton Ripatti (RUS) • SOL#69]]>

 SOL#69


 

Mercoledì 20 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Anton Ripatti (RUS) •
Psychedelic songwriting

evento Facebook -


***********************************************

Mettetevi comodi e preparatevi ad un viaggio unico! Anton vi porterà nel suo psichedelico mondo fatto di rock e jazz noir, giochi di luci e buio inquietante, blues, smarrimento, amore.
Anton Ripatti è un cantautore psichedelico di Perm, in Russia.attivo da diversi anni è un ricercatore di suoni e atmosfere, effetti contrasti e tutto ciò che performativo.
Alcune persone hanno detto di lui:
"Le canzoni di Anton Ripatti? Sono insolite, le vedo perfettamente usate in un bel film indipendente europeo.
Sono avvolte da un oscurità e dalla luce in una sorta di mistero, un mix di lingue cantate in questo elettrico stile Tom Waits"

I suoi live sono un spettacolo imperdibile un Cocktail che contengono molti tipi di liquori:
blues, psichedelia, feedback di chitarra, jazz, ambient, cabaret tedesco, rock 'n' roll, chanson francese, noir, assurdo, atmosfera da vibe tubo e sincerità.

Sul palco tutto questo si accompagna la performance stile David Lynch teatrale con luci e ombre cinesi, dopo di che lo stupore e smarrimento lascia il posto a piacere sfrenato: thunder - fumo - traforo luce - buio inquietante - cinema intrigante .. l'atmosfera di amore - la paura - bellezza - insanity - sospetto - exhileration.

Ha una notevole esperienza live con concerti in Europa, Russia e U.S.A Dopo il successo del tour di Giugno con la sua band Babakaband(trio) in Italia.
Ritorna in tour ad Aprile in solo per proporvi un nuovo spettacolo in "Solo" imperdibile.


20.00 • Apertura
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Funk Shui Project, "La Soluzione" - Recensione]]>

Stavo camminando per il centro di Padova, zona Duomo, sulle 22 circa di sabato, scivolando verso i bar e le vie piene di vita, mentre mi accorgevo quanto il nuovo lavoro dei Funk Shui Project colori del variopinto mondo del funk sin dall’intro, dove si cita il celebre programma Soul Train, il quale permise in particolare fra gli anni ’70 e ’80 la diffusione della black music nel mondo mainstream americano.

Al genere appena citato va aggiunta la collaborazione della voce soul di Davide Shorty e il rifarsi alla old school, soprattutto quella ottanta/novanta New Yorkese, ma senza dimenticare la contemporaneità.

Perché ancora una volta è vero che le novità che mettono l’Italia al passo col resto del mondo arrivano dall’underground. La Soluzione difatti si ispira pure ai sound States di Anderson .Paak e J. Cole e alle tematiche intimiste di Frank Ocean.

Questo è un disco che parla di accettazione del diverso, di confini che si abbattono verso un mondo dove la contaminazione culturale vuole essere la norma oltre che stimolo creativo. È un lavoro che parla di persone alle persone scevro da egotrip di qualsiasi sorta, andando a puntare sulle difficoltà di essere sé stessi, le incertezze e tutto quello che solitamente si ritiene renda deboli. Caratteristiche ed esperienze che però, in realtà, sono essenziali, vanno assorbite per accettarsi e diventare più consapevoli e forti. C’è molta anima e introspezione, senza retoriche inutili ma testi diretti e comprensibili lungo questo viaggio.

La Soluzione dura relativamente poco – 24 minuti - per gli standard odierni, dove si cerca di buttare fuori tanti brani per occupare posizioni nelle classifiche streaming, spinti dall’hype. Questa mezzora scorre bene come un sorso di IPA fresca ed è ottimo come contraltare al logorio della vita moderna.

Ci sono canzoni che riescono a rievocare grandi classi della Doppia H nostrana: Insonnia è la versione 2019 di Notte Blu, smooth anthem di Frank Siciliano e Dj Shocca dal classico 60hz. Asociale invece fa le veci a Stupidi di Bassi Maestro, contenuto anch’esso in 60hz.

Fatevi una bella passeggiata pure voi con La Soluzione in cuffia, la sera tardi.

Consigliato a chi: vuole l’old school e il soul Motown nel 2019.

Ascolta l'album!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Il Buio, "La Città Appesa" - Recensione]]>

Un album del genere è un disco coraggioso. Un album che va ben oltre tutta la poltiglia che oggi viene definite musica indipendente, musica che in verità è solamente un’operazione di marketing per unire la patina dei progetti pop a quella dei prodotti pop. Una scrittura che ancora una volta ha perso la sua sincerità e freschezza per finire nel calderone sole-cuore-amore. Musica per finti alternativi destinati solo a cazzeggiare, a darsi finte arie culturalmente impegnate e basate su un perenne struggimento bohemien tratteggiante arie vissute. Una perpetua “pressammale” fiacca e superficiale.

“Figli del sistema, vittime devote alla produzione e al consumo, al sacrificio dei sogni”.

Questa è parte del testo di Tetano, terza canzone del nuovo album de Il Buio che torna dopo svariati anni sulla scena con un lavoro denso, sentito, autentico. Un disco forte, diretto, potente nelle liriche quanto nel suono.

La Città Appesa si può dire sia la media descrizione di una media città italiana, di una media città veneta (regione del gruppo) dove l’urbanizzazione è metafora per le parole alienamento, solitudine, vuoto, rabbia sommessa e rapacità di intenzioni.

“Si annegano pensieri ogni venerdì / La felicità è una proiezione chiusa in un frame / Le case ammassate condividono un silenzio assordante / Una città che non sa cogliere non sa cambiare, rigenera i propri mostri e li lascia invecchiare”, così raccontano nella Title Track, dando bene idea del tema che lega (forse) tutte i vari pezzi di questo Lp: la condizione dell’essere umano moderno. Dell’essere umani digitalizzati e divisi da forme di comunicazione che per assurdo portano all’incomunicabilità. Ed è per ciò che questa esatta musica è veramente indipendente, alternativa, perché ridà senso e centralità alle parole, alla condivisione di esse tramite una forma di espressione artistica che si pone in netto contrasto con le attitudini dominanti. Se nel precedente L’Oceano Quieto (2013) si dava cifra del nero che sgorga del vivere quotidiano di ognuno di noi, dalle brutture che i nostri occhi imprimono sulle nostre memorie, nel nuovo operato si espande la narrazione a un insieme di luoghi e flussi homo sapiens; ad una civiltà che forse ha perso le sue energie (o le sta perdendo) collettive.

La Città Appesa non è un album fatto per continuare semplicemente a fare musica, è un disco che nasce da una serie di urgenze che si percepiscono a pelle ascoltandolo, uno struggimento molto blues per un disco di rock oggi verà rarità. Un disco che non dimentica di curare il sound come fanno certi cantautori tutto testo e poca musica, ma che nei crescendo d’intensità, nelle esplosioni energiche coinvolge per i suonie nelle parti strumentali continua a raccontare quanto detto precedentemente.

Possiamo continuare ad ascoltare solamente prodotti del marketing, oppure darci al senso dell’arte più puro e ruvido: l’ascoltare l’urgenza comunicativa di un altro o altri esseri umani che hanno bisogno di note e strumenti per farlo e dare maggiore senso al processo.

“Nonostante la pioggia battente”

Consigliato a chi: vuole smetterla con le cazzate e ascoltare finalmente una band che racconta l’attualità come si deve, assieme ad uno sguardo al futuro prossimo.

Ascolta l'album!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DeathLine - Stagione 3 Puntata 4]]>

Quarto appuntamento di questa terza stagione di DeathLine. In questa puntata tantissime news, a partire dal nuovo album dei Deftones e del loro evento del 2 novembre "Dia De Los Deftones". Ne parliamo con Gualtiero della redazione di Deftones.it. Poi la bomba della settimana, la reunion dei Rage Against The Machine per il 2020 e delle prime cinque date del loro tour. E poi tanto metal, di tutti i tipi, nella nostra playlist a cura di Rossella, Theo e Pino.

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Deftones - Change

Deftones - Phantom Bride

CHVRCHES - Sciens/Visions

Rage Against The Machine - Freedom

Gojira - The Gift of Guilt

I Prevail - Bow Down

Nine Inch Nails - Wish

While She Sleeps (Ft. Oli Sykes) - Silence Speaks

Bring Me The Horizon - Chelsea Smile

Wage War - Who I Am

Metallica - Creeping Death

Iron Maiden - Innocent Exile

Death - Lack Of Comprehension

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_464_Viola_Di_Grado_9]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.

L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #464 del 14 novembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(9a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]
The National, Underwater [Aaron Dessner]
The Knife, Networking [The Knife]
Joy Division, Passover [Joy Division]
Trepaneringsritualen, An Immaculate Body Of Wate [Trepaneringsritualen]
TRIBALISM3 (Yann Joussein, Luca Ventimiglia, Olivia Scemama), 5553 [Yann Joussein]
Joy Division, Decades [Joy Division]
The Knife, Wrap Your Arms Around Me [The Knife]
The Knife, Without You My Life Would Be Boring [The Knife]
Joy Division, Twenty Four Hours [Joy Division]
The National, Oblivions [Bryce Dessner]
FKA twigs, Preface [Tahliah Debrett Barnett]
FKA twigs, Lights On [Tahliah Debrett Barnett]
The National, Sleep Well Beast [Aaron Dessner/Matt Berninger]
The Knife, Crake [The Knife]
The National, I'll Still Destroy You [Bryce Dessner]
The Knife, Oryx [The Knife]
The Knife, Fracking Fluid Injection [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Struggente piacere]]>

intro:

Godere di certe cose chiaro-oscure,
segrete, nascoste tra l’ombra e la luce.
Scompigliare lo scandire del tempo,
ora, sospesi tra il passato e il futuro.
Provare uno struggente piacere,
sonoro, oscillando tra il classico e il romantico

**************

Playlist:

Vanessa Wagner: Struggle for Pleasure (GAS Version)

A Winged Victory for the Sullen: Our Lord Debussy

Nils Frahm: Sweet little lie

Jessica Pavone String Ensemble: Hurtle and Hurdle

Justin Wright: Modular Winter

Jonny Nash & Gigi Masin: Butterfly's Tale

Gigi Masin: Anemone

PAN-AL: Jár

Jogging House: Wounds

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Garrapateros • SOL#68]]>

 SOL#68


 

Mercoledì 13 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Garrapateros •
Patchanka Rebelde

evento Facebook -


***********************************************

Questo mercoledì arrivano i bresciani GARRAPATEROS a portare ritmo, energia e scompiglio con la loro Patchanka Rebelde!
I GARRAPATEROS sono una band nata dall'idea del frontman Nic Garrapatero al suo ritorno nel 2010 dalla parentesi di vita in Spagna. Dopo un percorso durato 6 anni, dagli esordi come one-man ad un nuovo ensemblè di 5 strumentisti con 3 Album alle spalle e una compilation per Joe Strummer, la band si riassesta sul duo delle origini con chitarra, cajòn e i ritmi electro della Roland Handsonic di Cannibal. Nei live iniziano ad inserirsi un cantante nigeriano dalle influenze hip-hop e reggae, Junior Jey Morgan ed Enrico Rodrigo Decca, maestro della scuola di Flamenco "Cammino Flamenco", che accompagna la performance con la sua arte.

Chitarra classica, cajòn flamenco, handsonic, tacchi che battono e tre voci per comunicare vita e passione.

La band ha al suo attivo 3 album: “Vida No Mata” del 2012, “Esperando” del 2014 e “GARRAPATA Sound System” del 2015 oltre alla presenza nella compilation "Wellcome to Strummerville" in ricordo di Joe Strummer. Negli anni le condivisioni di palco più importanti sono state con TONINO CAROTONE, SKA-P, DE PEDRO, BANDABARDO', T.A.R.M., LA PEGATINA, TAIWAN MC, 99 POSSE.


20.00 • Apertura
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Ear 2 The Street - 3rd Episode]]>

 Nuova puntata di Ear 2 the Street appuntamento ogni 2 settimane con la musica e cultura Hip Hop su Sherwood Radio con tante news, anteprime, flashback sul mondo la cultura e la musica Hip Hop ed afrodiasporica.

Speciale dedicato a GANG STARR in concomitanza dell'uscita dell'album postumo"one of the best yet".

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Family & Loyalty - GangStarr feat. J.Cole

Shot - Masta Ace+Marco Polo

Good morning sunshine - Llttle Brother

Hitman - GangStarr  feat. Q-tip

Take a Flight - GangStarr feat. Big Shug Freddie Foxx

Eastern Confererence all stars - Skyzoo Pete Rock

Bad Name - GangStarr

Tearz - Danny Brown feat. Run the jewelz

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_463_Viola_Di_Grado_8]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #463 del 7 novembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(8a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: L’inevitabilità del sentire]]>

intro:

osservare, spesso con ironia,
il proprio agire, le proprie convinzioni,
e le inquiete agitazioni,
considerandole, dentro la complessità del vivere,
come l’inevitabilità del tuo sentire
in mondo che fatichi a capire

***********

Playlist:

Brimstone:Inevitability

Bucky: Over you (feat Mahoney Outcast)

Balmy: Reborn

aLone: all of you

TBFM: Distance

Pensees: Oxygen

Timmies: Hollow (ft. Nineteen95)

Mathias Hammerstrøm: Why Won't You

4lienetic: monos

Alex Smoke: Vox Humana

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DeathLine - Stagione 3 Puntata 3]]>

Terza puntata di DeathLine, l'appuntamento settimanale di Radio Sherwood con la musica metal. Questa sera il nostro Theo Milani ci parla un po' di Machine Head e del loro super concerto tenuto sabato 26 novembre all'Hall di Padova, con anche qualche piccolo aneddoto sulla band. Festeggiamo i 22 anni di "Around The Fur" dei Deftones, e poi Alter Bridge, Gojira, Iron Maiden, Fear Factory e tanto altro, in una playlist molto cupa in vista di Halloween!

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Machine Head - Imperium

Machine Head - Halo

Deftones - My Own Summer (Shove It)

Lacuna Coil - Now Or Never

Alter Bridge - Isolation

Gojira - Stranded

Sepultura - Roots Bloody Roots

Korn - Dead Bodies Everywhere

Mark Morton ft Chester Bennington - Cross Off

Linkin Park - Papercut

Pendulum Ft. In Flames - Self vs Self

Iron Maiden - Hallowed By Thy Name

Fear Factory - Demanufacture

Judas Priest - Night Crawler

Bullet For My Valentine - Her Voice Resides

Helloween - Eagle Fly Free

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DeathLine - Stagione 3 Puntata 2]]>

Ci siamo dovuti prendere un paio di settimane di pausa, ma siamo tornati alla grande con una puntata ricchissima di metal su Radio Sherwood. Questa sera presentiamo innanzitutto il nuovo lavoro dei Lacuna Coil, "Black Anima" band ospite al nostro Sherwood Festival 2019, uscito lo scorso 10 ottobre. Faremo poi due chiacchiere con il nostro amico Lomax Taylor dei "Subliminal Verses - Slipknot Tribute" per parlare del loro nuovo show e di tutte le novità che hanno investito gli Slipknot in questo ultimo periodo. Rossella ci fa ascoltare il sesto album degli svedesi Cult Of Luna, "A Dawn To Fear", album molto interessante. Infine un occhio al concerto dei Machine Head all'Hall di Padova sabato 26 ottobre. Ovviamente tantissima musica metal per le vostre orecchie!

Qui sotto i brani, di lato il podcast

In Flames - Only For The Weak

Lacuna Coil - Sword Of Anger

Lacuna Coil -  Black Anima

Lacuna Coil - Apocalypse

Slipknot - Psychosocial

Slipknot - Soulway Firth

Cult Of Luna - The Silent Man

Cult Of Luna - A Dawn To Fear

Cult Of Luna - Inland Rain

Machine Head - Do Or Die

Slayer - South Of Heaven

Jinjer - On The Top

Arch Enemy - The World Is Yours

Erra - Eye Of God

Ill Ninho - If You Still Hate Me

Pantera - Walk

Lamb Of God - Ghost Walking

Korn - Cold

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DeathLine - Stagione 3 Puntata 1]]>

Dopo la pausa estiva ritorna il consueto appuntamento con la musica metal su Radio Sherwood: ritorna DeathLine! Tante novità a partire da questa stagione, a partire dai nostri nuovi co-conduttori Rossella, della redazione di Radio Sherwood, e Theo Milani, chitarrista dei nostri amici Unhuman Insurrection. Iniziamo con un salto nel passato, a partire da un po' di interviste fatte lo scorso anno a Lacuna Coil e Vision Divine. Poi le uscite dell'estate: andiamo ad ascoltare il nuovo album degli Slipknot "We Are Not Your Kind", il nuovo e attesissimo lavoro degli immensi Tool "Fear Inoculum" e facciamo due chiacchiere con il cantante dei "Korn Alive - Korn Tribute" JDevil MaRio sull'ultima fatica di Jonathan Davis e compagni " The Nothing". Questo e tanto altro in questa terza stagione di DeathLine!

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Deftones - Feticeria

Unhuman Insurrection - Chasing Hope

Dawn Of Memries - Be My Eyes

Lacuna Coil - Layers Of Time

Vision Divine - Angel Of Revenge

Slipknot - Birth Of The Cruel

Slipknot - Nero Forte

Tool - Fear Inoculum

Korn - Finally Free

Korn - The Darkness Is Revealing

In Flames - Pinball Map

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[DeathLine: seconda stagione, ultima puntata]]>

Per chiudere in bellezza questa seconda stagione di DeathLine siamo stati al Padova Metal Fest, una tre giorni di metal ai piedi dei Colli Euganei con tantissime band che si sono alternate su un palco sempre pieno di energia. Abbiamo fatto un po' di interviste, a band storiche del metal italiano come Vision Divine e Sabotage, e altre band molto interessanti come Electrocution, Tytus, Violentor e Unhuman Insurrection. Come dimenticare i grandissimi organizzatori di questa kermesse tutta metallara ormai all'ottava edizone.

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Craven - Wash Away The Rain

Tytus - The Storm That Kill Us All

Violentor - Putrid Stench

Sabotage - Mothers

Unhuman Insurrection - The Edge Of Nothing

Unhuman Insurrection - Buried Alive

Electrocution - Hallucinatory Breed

Vision Divine - The Whisper

Vision Divine - Angel Of Revenge

Horrange - Unfair Good

Mad Agony - Back In Town

Korn - Cold

Lacuna Coil - Layers of Time

Of Mice And Men - How Will You Live

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_462_Viola_Di_Grado_7]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #462 del 31 ottobre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(7a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Maestro Pellegrini • SOL#67]]>

 SOL#66


 

Mercoledì 6 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Maestro Pellegrini •
Cantautorato

evento Facebook -


***********************************************

Prima Criminal Jokers con Motta, negli ultimi anni in pianta stabile con The Zen Circus. Lui è Francesco Pellegrini, in arte Maestro Pellegrini!
Arriva sul nostro palco in duo, accompagnato dal padre alla tastiera, con il nuovo tour "Canzoni che non esistono" Inediti non ancora pubblicati e che sarà possibile scoprire solo in questo speciale tour!


20.00 • Apertura
20.30 • Racconti sulla Palestina bit.ly/MHNW_fromGaza
21.30 • Inizio Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[SILVA • SOL#66]]>

 SOL#66


 

Mercoledì 30 ottobre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• SILVA •
Cantautorato

evento Facebook -


***********************************************

Conosciuto dai più con il nome di Phill Reynolds, questo mercoledì torna a trovarci SILVA, in una veste decisamente insolita! Nuove canzoni in italiano, massima libertà tra i generi e la compagnia sul paco di Billo alla tastiera e Rinaldi al basso.

:SILVA: Ho fatto e divorato Musica, per gioco, passione e poi per professione da quando ho dei ricordi.
I suoni hanno plasmato e forgiato la mia vita rendendola come la desideravo ai tempi dei grandi sogni. Atterrare a New York per la prima volta con la chitarra in mano, scrivere brani che hanno cementato affetti e salutato amici, suonare ad entrambe i (secondi!) matrimoni dei mie genitori. Ma soprattutto garantire la mia salvezza.

Mi sono accorto l'anno scorso che l'inglese - adoperato dal primissimo brano scritto a 13 anni e mai messo in discussione - è in qualche modo uno scudo, una maschera. Forse esagero, certo. Ma ho bisogno di mettere in gioco questa percezione. E quindi da un po' sto stendendo idee e musiche che, rullo di tamburi, canterò in questa nostra meravigliosa bistrattata difficile lingua. O almeno ci proverò, spesso accompagnato da Marco Billo ( Di Oach, Mandela) alla tastiera e da Filippo Rinaldi (Vertical, Areazione) al basso.
Massima cura dei testi, stesi con maniacale attenzione nel non cadere nello scimmiottare i mostri sacri del cantautorato italiano vecchia scuola né nel desolante vuoto whatsappiano dell'odierno indiepop. Massima libertà negli arrangiamenti, nel tentativo di distaccarmi dall'amato folk vestito di blues che caratterizza il progetto Phill Reynolds. E quindi via libera a cumbia, a tappeti sonori dal sapore dark wave, a ballate invernali, al funk muscolare ed ormonale, ad un certo rock moderno che strizza l'occhio a The War on Drugs e The National.


20.00 • Apertura
21.30 • Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Calendario SOL // 2019-2020]]>

 

Calendario Sherwood Open Live
2019-2020

 Ottobre

23 / 10 • Daniel Greer  • Acoustic Rock/Blues

30 / 10 • SILVA • Cantautorato

 Novembre

06 / 11 • Maestro Pellegrini • Canzoni Che Non Esistono Tour

13 / 11 • Garrapateros • Patchanka Rebelde

20 / 11 • Anton Ripatti Russia • Psychedelic Songwriter

27 / 11 • Rokitanski • Synth Pop

 Dicembre

04 / 12 • Jerry Springle Ucraina • Easy Listening

11 / 12 • Tuttascena  • Indie

18 / 12 • C+C = Maxigross • Indie

Ci vediamo a Gennaio 2020 !

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_461_Viola_Di_Grado_6]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #461 del 24 ottobre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(6a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Daniel Greer (CAN) • SOL#65]]>

 SOL#65


 

Mercoledì 23 novembre dalle ore 20.00

Sherwood Open Live
vicolo Pontecorvo 1/A - 35121 Padova

• Daniel Greer (CAN) •
Folk / Blues / Rock

evento Facebook -


***********************************************

Dopo la lunga pausa estiva e un po' di lavori, mercoledì si riparte e lo facciamo alla grande con un ospite esplosivo!
From Canada with folk, rock and blues, arriva Daniel Greer...un concentrato di pura energia!
Non conosci Daniel Greer? Te lo presentiamo noi! Daniel Greer è un solista cantautore Canadese di Toronto, la musica è la sua vita e il suo stile energico è diretto al pubblico. Nel 2019, trascorrerà più tempo viaggiando da solo, con date del tour in Ontario, Quebec e parti d'Europa.
Daniel Greer ha un repertorio molto vario ed è disponibile in molte forme diverse. Daniel è un cantautore ma anche uno showman. Le sue canzoni sono personali ma possono essere divertenti allo stesso tempo, spesso beffarde se stesso così come lo stile di vita del musicista. Il suo setlist attraversa oltre un secolo di musica e può andare in tutto la mappa musicale.
I suoi spettacoli sono un'esplosione, mescolando divertenti melodie di copertina da tutta la mappa con le sue melodie originali e storie, e sempre una tonnellata di energia. La sua musica originale è una miscela unica, incrociando elementi di Outlaw Country con The Nirvana Unplugged in New York sound e un po 'punk rock swagger.


20.00 • Apertura
21.30 • Inizio Live
00.00 • Ultimo Giro di Bar

 

Birre CR/AK • Vini Biologici Ca' Lustra
Cicchetti di nostra produzione e tranci di pizza preparati da* ragazz* della pizzeria "La Pizza Loca" del Cso Pedro

Nel rispetto del gentile vicinato, quando siete all'esterno, vi chiediamo di cercare di mantenere un tono di voce discreto e di non sostare nel cortile interno e nella stradina, ma di raggiungere la strada principale. Grazie mille!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: The Sadness of Gaia]]>

intro:

La terra ne ha passate, di nottate, di soglie, di ere,
e molte di queste prima di noi.
E tante altre ne passerà anche dopo di noi.
Il dolore e la tristezza che ora sembra pervadere il pianeta,
è solo il passaggio obbligato da attraversare
per andare verso un mondo senza di noi.

******************

Playlist:

Marta Raya: The Sadness Of Gaia

Trentemoller: Blue September

Carla Dal Forno: I'm Conscious

Wicca Phase Springs Eternal: Together

Not Waving & Dark Mark: City Of Syn

Santa Muerte: Ritmo De Selva

Alessandro Cortini: Amore Amaro

Bruno Bavota: Sneaking Behind The Falling Sky

Emanuele Errante: Anema

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_460_Viola_Di_Grado_5]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #460 del 17 ottobre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(5a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Trepaneringsritualen, V
V V [Trepaneringsritualen]
Jóhann Jóhannsson, A Model Of The Universe [Jóhann Jóhannsson]
The National, Not In Kansas [Aaron Dessner/Anne Eickelberg/Mark Davies/Hugh Swarts/Jay Paget/Brian Hageman]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
The Knife, A Cherry On Top [The Knife]
The Knife, Ready To Lose [The Knife]
Joy Division, Atrocity Exhibition [Joy Division]
The Knife, Full of Fire [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
The National, Hey Rosey [Aaron Dessner]
The Knife, Raging Lung [The Knife]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Ear 2 The Street - Second Episode: Intervista ad Ensi]]>

Nuova puntata di Ear 2 the Street appuntamento ogni 2 settimane con la musica e cultura Hip Hop su Sherwood Radio con tante news, anteprime flashback sul mondo la cultura e la musica Hip Hop ed afrodiasporica.
Speciale dedicato a ENSI con intervista esclusiva in vista del live di questo sabato 19 Ottobre al Cso Pedro.

Di lato il podcast, qui sotto i brani

Headlines-Dj Premier feat.Westside Gunn

Conway, 

Loyalty & Family-GangStarr feat. J.Cole

John Gotti-Sean Price feat. Small Prof

Stahfallah-Smiff n Wessun

My Style-Eric Sermon

Fight Song-Masta Ace+Marco Polo feat. P.Monch

ENSI interview e presentazione dela triade "Heart of Clash"

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Diserzioni: Il mistero del suono]]>

intro:

quando finalmente riuscii a rompere gli indugi,
le prime parole, che iniziarono a fluire
dentro quella spugna che ricopre il microfono,
assomigliavano a un farfugliare incomprensibile,
l'unico che sembrava capirle era il suono che scorreva in sottofondo
e che improvvisamente s'innalzava coprendole di mistero

**************

Playlist:

Telefon Tel Aviv: A Younger Version Of Myself

Boy is Fiction & Ghosts of Tyto Alba: Breath

Fejká: Collapse

Anne Imhof: Medusa's song

Orlogin: Don't Come Close/ Dead sea

Menual: Breathing

Charles & The Fury: And So The Night

Patros15: What About Love (feat. Greencyde)

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_459_Viola_Di_Grado_4]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #459 del 10 ottobre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Joy Division, Failures [Joy Division]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_458_Viola_Di_Grado_3]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #458 del 3 ottobre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Joy Division, Failures [Joy Division]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_457_Viola_Di_Grado_2]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #457 del 26 settembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Joy Division, Failures [Joy Division]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_456_Viola_Di_Grado_1]]>

Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, Fuoco al cielo, della talentuosa scrittrice Viola Di Grado, racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all'interno di ogni amore assoluto: perché la "città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondono e può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo.
L’amore o quello che era, quella cosa forte e buia che non avevano chiesto, era di nuovo in circolo”.


ReadBabyRead #456 del 19 settembre 2019


Viola Di Grado
Fuoco al cielo

Brani (primi 14 capitoli)

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Lei prende dal tavolo il coltello della carne.
Lui le afferra il polso.
Lei si divincola, digrigna i denti.
È l'11 febbraio 1996, è il pieno dell'inverno, il sole non è ancora sorto. La luce sul soffitto va e viene.
"Cosa vuoi fare con quello, eh?"
Il coltello cade a terra con un rumore gelido, poi ritorna il silenzio. Lui si muove a tentoni, sbanda contro il cassetto. Lo apre, cerca una candela, non la trova. Lei raccoglie il coltello e lo punta contro se stessa, al collo, rovescia la testa come un animale sedato. Lui cerca di prenderglielo dalle mani, ma è un gesto meccanico, lento, senza terrore. Lei lo allontana con un calcio, ma è scalza, lui fa un sorriso di scherno, un ghigno che mette in mostra gli impianti sui molari e tutta la sua faccia diventa immobile e crudele.
Lui rimane lì fermo a guardarla - gli occhi grigi invasati, le dita con lo smalto scrostato, strette al manico di legno - come se volesse davvero vederla portare a termine l’operazione."


L’amore nella terra guasta 

Su Fuoco al cielo di Viola Di Grado


Muslyumovo, negli Urali del sud, è uno dei posti più radioattivi al mondo. Per anni, le scorie nucleari prodotte dal vicino impianto di Mayak sono state gettate nel vicino fiume Techla, da sempre utilizzato dalla popolazione per bere, lavarsi, irrigare i campi, pescare, fare il bagno d’estate. Nel 1957 un incidente a Mayak ha contaminato un’area all’incirca di 20.000 chilometri quadrati; una tragedia nucleare seconda solo a Chernobyl, che spinse le autorità sovietiche a mantenere il segreto su quanto stava succedendo nei dintorni della loro centrale nucleare e a creare una vera e propria “città segreta” i cui abitanti erano pagati per mantenere il silenzio sull’accaduto. La nuova Muslyumovo sorge a pochi chilometri dalla vecchia; i suoi abitanti ricevono un sussidio dal governo, ma la media dei malati di cancro è molto più alta della media nazionale e altissima è la percentuale di bambini che nascono con difetti congeniti o ritardi mentali.

Tamara e Vladimir vivono insieme a Muslyumovo, che come tutti i villaggi intorno alla città segreta è un villaggio chiuso. Vladimir è un infermiere che viene da Mosca e dopo aver incontrato Tamara ha scelto di restare malgrado le radiazioni. Tamara ha perso i genitori molti anni prima; i suoi genitori dragavano il fiume e si sono ammalati, lei è sopravvissuta. Tamara insegnava scienze nella scuola di Muslyumovo: dopo aver incontrato Vladimir ha smesso, e adesso la scuola è in stato di abbandono, le piante crescono tra le assi del pavimento. Tamara e Vladimir sono i protagonisti di Fuoco al cielo, l’ultimo romanzo di Viola Di Grado (La nave di Teseo, pp. 233, 19 euro), e finora il più estremo, il più radicale.

Cercando notizie su Muslyumovo, mi sono imbattuta in una foto di Robert Del Tredici che ritrae un gruppo di ragazze del villaggio. Sono eleganti, un po’ rétro, guardano con aria preoccupata altrove rispetto all’obiettivo tranne una, magra, dal volto affilato, che guarda dritto in camera. Qualche anno fa un altro fotografo, Robert Polidori, fece un importante reportage nella zona d’esclusione di Chernobyl, i trenta chilometri attorno alla centrale da cui la presenza umana è stata bandita. Quello che le foto di Polidori mostrano è un prevedibile paesaggio di case, scuole e luoghi di ritrovo abbandonati; quello che non mostrano è come la natura – lupo grigio, lontra, aquila americana, specie animali da tempo scomparse da quei luoghi – abbiano ricominciato a ripopolare la zona d’esclusione, decretando di fatto una rivincita della natura. Tamara e Vladimir si amano come due sopravvissuti all’umanità, come due che sanno che non c’è più spazio per un amore sano in una terra guasta.

Vladimir doveva saperlo. Doveva saperlo, Cristo santo. Nel suo corpo non poteva crescere niente di buono. Il suo corpo aveva il DNA marcio, era come un vecchio stupido albero, abbandonato dal sole e dalla terra, un albero che aveva succhiato plutonio tutta la vita. E poi aveva trentanove anni”.

Nel Novecento, l’archetipo della terra malata era La terra desolata di Eliot, con il senso di minaccia di cui si fa portavoce l’indovino Tiresia, l’uomo-donna veggente cieco capace di predire il futuro. C’è un cieco anche qui, l’ex direttrice dell’orfanotrofio accecata dal diabete. Rimasta anche lei per amore nel villaggio, cominciò a sognare “ombre nere che riempivano le strade”, e diventò lo spauracchio dei bambini, che la scambiavano per un fantasma.

Per Tamara e Vladimir il punto di non ritorno è la nascita di un bambino nato morto di Tamara, che all’inizio è riluttante ad accettare la gravidanza, ma dopo la morte del neonato non riesce ad elaborarne la perdita. Smarrita negli incubi e infragilita, trova nella foresta un essere mostruoso e inizia a prendersi cura di lui, fino al tragico epilogo. L’amore nella terra guasta è così, produce frutti che provocano insieme gioia e spavento.

Dopo un mese Vladimir le chiese di trasferirsi da lui, ma lei disse: “Assolutamente no”. Voleva restare nella casa in cui era cresciuta, in cui sua madre le aveva raccontato la sua ultima favola della buonanotte, quella del corvo che rivela agli inuit che nel resto del mondo esiste la luce. Nella casa vicina al cimitero, così suo padre e sua madre non erano mai veramente lontani e le sue preghiere notturne arrivavano a loro tutte intere. L’ultimo giorno del 1992 Vladimir si trasferì da lei, nel quartiere vecchio, nella casa dei suoi genitori e dei suoi nonni. Una casa cadente a centocinquanta metri dal fiume maledetto, dove il vento graffiava il vetro sottile delle finestre e il pattume radioattivo saliva dal fondo dell’acqua, rimestato dalle vacche che ci andavano a bere.
[…] Si trasferì e non se ne andò più. Quando lei usciva per andare al lavoro, il fondotinta sulla faccia, l’ombretto glitterato, lui sentiva uno strappo, come se fosse tornato bambino e non avesse modo di stare solo. Sedeva sul divano, una rivista di automobili addosso, senza riuscire a leggerla, pensando alla bocca scura di Tamara e alle sue gambe lunghe, alla sua risata rauca, alle sue mani fredde, sentiva una miscela confusa che era gioia, ma non poteva saperlo, perché la gioia si riconosce solo da lontano, quand’è passata per sempre
”.

Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente. Il libro precedente, Bambini di ferro, metteva insieme infanzia e fantascienza in modo molto originale; Fuoco al cielo viene da lì, ma va molto oltre, a partire dalla scrittura, che rispetto ai libri precedenti è rastremata ed essenziale in modo direi brutale. Leggerlo, soprattutto nella parte iniziale, è stata una vera sofferenza fisica: Fuoco al cielo è un libro che fa male al lettore (ricordati l’ascia di Kafka, mi ha detto giustamente l’autrice). Mi sono fatta forza nonostante il disagio fisico, sempre tenendo in mente l’ascia di Kafka, ma il disagio non è diminuito, segno di un’ascia andata perfettamente a segno. D’altra parte, anche Kafka è una medicina amara ma prodigiosa.

di Francesca Matteoni
da NAZIONE INDIANA (nazioneindiana.com), 10 aprile 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, Love Will Tear Us Apart [Joy Division]
The National, Her Father In The Pool [Bryce Dessner]
Joy Division, The Eternal [Joy Division]
The Knife, A Tooth For An Eye [The Knife]
The National, Oblivions [Bryce Dessner/Aaron Dessner]
The Knife, Stay Out Of Here [The Knife]
Joy Division, She's Lost Control [Joy Division]
The Knife, Old Dreams Waiting To Be Realized [The Knife]
The National, Dust Swirls In Strange Light [Bryce Dessner]
Joy Division, Failures [Joy Division]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_455_Gianfranco_Bettin_4]]>

Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].


ReadBabyRead #455 del 12 settembre 2019


Gianfranco Bettin
Cracking

Brani scelti dall’autore

(4a e ultima parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Sognò navi cariche di sale, che entravano in porto dal mare.
 
Il sale, poi, veniva scomposto in sodio e cloro: il sodio venefico e nervoso, il cloro mefitico e letale.
Di questo è fatto, aveva detto l'insegnante alla scuola aziendale, mostrandone un po' nel palmo della mano.
E l'acqua?, aveva detto ancora, aprendo il rubinetto del laboratorio.
Lo sapete di cosa è fatta?
Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all'ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l'acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l'acqua - la vita.
 
Sentì la voce di Rosi, dalla cucina: Il caffè è pronto!
Ma non c'era nessun profumo e capì che stava ancora sognando."


L’industria in crisi, l'operaio e Marghera in “Cracking” di Bettin


Nel romanzo lo scrittore e saggista immagina la protesta di un operaio. Per l'autore l’Italia ha abbandonato una politica industriale

La letteratura italiana torna in fabbrica. Nell’industria in crisi e con gli effetti su chi ci lavora. Con precedenti illustri come Le mosche del capitale di Paolo Volponi o La dismissione di Ermanno Rea. Stavolta lo scrittore torna nell’industria con la penna di Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, politico già nei Verdi come consigliere regionale dei Verdi e oggi presidente per il centro sinistra della municipalità di Marghera, città dove è nato nel 1955 e dove ambienta il suo nuovo romanzo Cracking (Mondadori, pp. 187, euro 17). 

Il protagonista, Celeste Vanni, un operaio del Petrolchimico di Porto Marghera appena andato in pensione, nell’isolamento suo che è l’isolamento degli operai e dei lavoratori di oggi, armato di corde e zaino salirà su una ciminiera altissima come atto disperato di protesta, di rivolta contro la rassegnazione in una «una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi», ricordano le note di copertina del libro, reparti come cracking dove «si spaccano le molecole».

Con questo romanzo Bettin torna su un tema e un luogo a lui caro: nel 2002 con Petrolkiller indagò sui danni ambientali provocati alla salute dalle industrie del polo veneto alle porte di Venezia. Di cosa narra il nuovo romanzo lo ha sintetizzato in una illuminante e approfondita conversazione a tre uscita sulla Lettura del 16 giugno scorso con il segretario della Cgil Maurizio Landini e con il politologo Maurizio Ferrera.

«Racconto le storia di un operaio che a Porto Marghera difende la fabbrica da cui è uscito poco prima in pensione, in soccorso agli ex compagni di lavoro – ha detto lo scrittore alla Lettura a proposito di Cracking - . Siamo nel momento in cui la solitudine della classe operaia è massima, nella fase di metamorfosi tra le rovine del vecchio sistema industriale e le avvisaglie del nuovo. È una “terra di mezzo” in cui i lavoratori e il sindacato sono chiamati a esprimere una tensione, una capacità di andare oltre. Per venire incontro alle loro istanze ci sarebbe bisogno di una politica industriale, che però in Italia è stata abbandonata. Ho cercato di descrivere con gli strumenti della letteratura la trasformazione del lavoro, nei suoi aspetti sociali e umani, per richiamare l'attenzione su questa esigenza».

Bettin non vede un panorama incoraggiante: «Il guaio – dice più avanti - è che manca la consapevolezza dei problemi industriali, non solo nei politici, ma spesso anche nei manager […] Se non torna l'idea che bisogna rimettere al centro il versante produttivo rispetto alla finanza, rischiamo di perdere molte occasioni preziose e di ridurci a un Paese che vive di turismo e poco altro. Purtroppo la classe politica da questo orecchio non ci sente». Viene in mente la vicenda Whirlpool. 

«Se sono un precario abbandonato a me stesso e la mia solitudine resta uguale, che governi la destra o la sinistra, dove trovo una rappresentanza? – si domanda in quella lunga conversazione Landini - Per questo dico che la svolta da cui partire è rimettere al centro le persone che lavorano: nel mondo non sono mai state numerose come adesso, ma nemmeno così tanto divise e contrapposte». Con franchezza e onestà, osserva il segretario della Cgil: «Io non ho la soluzione in tasca, ma dico che ridare loro una rappresentanza e una speranza è il principale nodo da sciogliere».

da Globalist.it, 25 giugno 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Keith Richards, Big Enough [Keith Richards]
Marco Ponchiroli, Se ci penso [Marco Ponchiroli]
Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Iano [Ryuichi Sakamoto; Carsten Nicolai]
Deutsche Oper Orchestra und Chorus mit Gundula Janowitz, Carmina Burana - Cour D'Amours: In Trutina [Carl Orff]
Marco Ponchiroli, Passage [Marco Ponchiroli]
Marco Ponchiroli, Fast Marghera [Marco Ponchiroli]
Keith Richards, Take It So Hard [Keith Richards]
Luisa Ronchini, Ti passi de giorno da Porto Marghera [Luisa Ronchini]
Marco Ponchiroli, The Hidden Story of Music Angles [Marco Ponchiroli]
Wim Mertens, Mains [Wim Mertens]
Trent Reznor & Atticus Ross, Clue One [Atticus Ross; Trent Reznor]
Canzoniere delle Lame, Le otto ore [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Via di fuga [Marco Ponchiroli]
Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68 [Gualtiero Bertelli]
Canzoniere Popolare Veneto, Devento mata in fabrica [Luisa Ronchini]
Batisto Coco, E mi me ne so ‘ndao [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Bicuculla Jazz [Marco Ponchiroli]
Milva, Per i morti di Reggio Emila [Fausto Amodei]
Dead Can Dance, Orbis De Ignis [Lisa Gerrard & Brendan Perry]
La Camerata, Depart [Eleni Karaindrou]
Luca Ventimiglia, Carillon [Luca Ventimiglia]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Rendere visibile l'essenziale]]>

Sabato ho vissuto una giornata piuttosto eccitante.
Attenzione però, per il sottoscritto “ piuttosto eccitante” può voler dire “ molto, ma molto eccitante”. Non sono uno che trasuda entusiasmo perché ho un metabolismo lento e anche gli stimoli più esaltanti prima di produrre i loro effetti devono passare attraverso i miei sensi, i miei neuroni, ed essere filtrati dal mio esigente spirito critico. E poi l'entusiasmo esige la condivisione, devi esternarlo e agli interlocutori che quotidianamente mi trovo davanti, nove volte su dieci, non gli frega niente, anzi gli girano le palle. Per questo motivo l'eccitazione la lascio sedimentare lentamente dentro di me e la rilascio un poco alla volta nelle attività quotidiane, senza farla trasparire.
Questo per dirvi che ho partecipato alle iniziative che hanno colorato la giornata del campeggio climatico del lido di Venezia del 7 settembre, ovvero prima l'occupazione del red carpet e poi il corteo pomeridiano.

Da “vecchio attivista” mi sono lasciato contaminare dai giovani e veloci metabolismi dei partecipanti che trasudavano entusiasmo da ogni poro, eccitazione che solo ora comincia pian piano a sedimentare in me.
In questi giorni di mostra del cinema il Lido di Venezia è stato sommerso da immagini e da immaginari che, in un'epoca di sovra stimolazione, possono far perdere di vista l'essenziale, cioè la fonte, spesso inconscia, delle ansie e delle paure più profonde che sempre più spesso vengono indagate dalle arti contemporanee (anche dal cinema), ovvero la sopravvivenza della nostra specie in questo pianeta.
“Rendere visibile l'invisibile” è il compito delle arti e del cinema in particolare. E potremmo dire che questo è in generale anche il compito dei comitati, delle associazioni di cittadini che difendono i beni comuni: la propria terra, l’acqua, l’aria … perché purtroppo questo tema è totalmente assente nel campo dell’ignorante politica del nostro tempo. I nostri rappresentanti, quelli che votiamo, dovrebbero avere a cuore il bene comune, invece tendono a seguire l’interesse di pochi, quasi come una fede. Dogmatica è infatti una politica incapace di vedere il male invisibile, perché il dogma (per esempio quello della crescita economica) l'acceca, rendendo loro impossibile vedere l’essenziale. La particolarità di questo “essenziale” è proprio quella di essere vicinissimo eppure impercettibile, o meglio percepibile ma in modo indiretto, vicario, sotto forma di fenomeni strani e non consueti.

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente – morta bollita.” - Olivier Clerc

Del riscaldamento globale si può ben dire: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, salvo poi a un certo punto accorgersi, alla prima perturbazione, che ci è già addosso, oppure dire “è una cosa di cui pagheranno fortemente le conseguenze le generazioni che verranno dopo di noi”, per poi ricordarci che dopo di noi ci sono i nostri figli.

“Quando ascolto la musica dei My Bloody Valentine non entro in contatto con un suono: sono assalito al mio interno da una pulsazione che incidentalmente è anche un suono, una forza fisica che quasi mi solleva dal pavimento” - Timothy Morton da Iperoggetti

Col termine “iperoggetti” il filosofo inglese Timothy Morton descrive entità di una tale dimensione spaziale e temporale da incrinare la nostra stessa idea di cosa un oggetto sia. In altre parole troppo grande perché possa essere visto o percepito in maniera diretta e così cerca di farci imparare a vedere oltre il nostro concetto di visibile, ascoltare oltre ciò che reputiamo ascoltabile, di sentire anche ciò che non è direttamente palpabile. Solo così potremmo cogliere quello che oggi è determinante, imprescindibile, essenziale.

Quell'essenziale che è stato portato in primo piano dai ragazzi del Venice Climate Camp  durante questa mostra del cinema. Ecco perché tutti (Biennale compresa) dovremmo  imparare da questi giovani a vederlo, ascoltarlo e sentirlo per esigere finalmente un radicale cambiamento di rotta. Siamo ancora in tempo, forse!

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_454_Gianfranco_Bettin_3]]>

Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].


ReadBabyRead #454 del 5 settembre 2019


Gianfranco Bettin
Cracking

Brani scelti dall’autore

(3a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Sognò navi cariche di sale, che entravano in porto dal mare.
 
Il sale, poi, veniva scomposto in sodio e cloro: il sodio venefico e nervoso, il cloro mefitico e letale.
Di questo è fatto, aveva detto l'insegnante alla scuola aziendale, mostrandone un po' nel palmo della mano.
E l'acqua?, aveva detto ancora, aprendo il rubinetto del laboratorio.
Lo sapete di cosa è fatta?
Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all'ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l'acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l'acqua - la vita.
 
Sentì la voce di Rosi, dalla cucina: Il caffè è pronto!
Ma non c'era nessun profumo e capì che stava ancora sognando."



L’industria in crisi, l'operaio e Marghera in “Cracking” di Bettin


Nel romanzo lo scrittore e saggista immagina la protesta di un operaio. Per l'autore l’Italia ha abbandonato una politica industriale

La letteratura italiana torna in fabbrica. Nell’industria in crisi e con gli effetti su chi ci lavora. Con precedenti illustri come Le mosche del capitale di Paolo Volponi o La dismissione di Ermanno Rea. Stavolta lo scrittore torna nell’industria con la penna di Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, politico già nei Verdi come consigliere regionale dei Verdi e oggi presidente per il centro sinistra della municipalità di Marghera, città dove è nato nel 1955 e dove ambienta il suo nuovo romanzo Cracking (Mondadori, pp. 187, euro 17). 

Il protagonista, Celeste Vanni, un operaio del Petrolchimico di Porto Marghera appena andato in pensione, nell’isolamento suo che è l’isolamento degli operai e dei lavoratori di oggi, armato di corde e zaino salirà su una ciminiera altissima come atto disperato di protesta, di rivolta contro la rassegnazione in una «una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi», ricordano le note di copertina del libro, reparti come cracking dove «si spaccano le molecole».

Con questo romanzo Bettin torna su un tema e un luogo a lui caro: nel 2002 con Petrolkiller indagò sui danni ambientali provocati alla salute dalle industrie del polo veneto alle porte di Venezia. Di cosa narra il nuovo romanzo lo ha sintetizzato in una illuminante e approfondita conversazione a tre uscita sulla Lettura del 16 giugno scorso con il segretario della Cgil Maurizio Landini e con il politologo Maurizio Ferrera.

«Racconto le storia di un operaio che a Porto Marghera difende la fabbrica da cui è uscito poco prima in pensione, in soccorso agli ex compagni di lavoro – ha detto lo scrittore alla Lettura a proposito di Cracking - . Siamo nel momento in cui la solitudine della classe operaia è massima, nella fase di metamorfosi tra le rovine del vecchio sistema industriale e le avvisaglie del nuovo. È una “terra di mezzo” in cui i lavoratori e il sindacato sono chiamati a esprimere una tensione, una capacità di andare oltre. Per venire incontro alle loro istanze ci sarebbe bisogno di una politica industriale, che però in Italia è stata abbandonata. Ho cercato di descrivere con gli strumenti della letteratura la trasformazione del lavoro, nei suoi aspetti sociali e umani, per richiamare l'attenzione su questa esigenza».

Bettin non vede un panorama incoraggiante: «Il guaio – dice più avanti - è che manca la consapevolezza dei problemi industriali, non solo nei politici, ma spesso anche nei manager […] Se non torna l'idea che bisogna rimettere al centro il versante produttivo rispetto alla finanza, rischiamo di perdere molte occasioni preziose e di ridurci a un Paese che vive di turismo e poco altro. Purtroppo la classe politica da questo orecchio non ci sente». Viene in mente la vicenda Whirlpool. 

«Se sono un precario abbandonato a me stesso e la mia solitudine resta uguale, che governi la destra o la sinistra, dove trovo una rappresentanza? – si domanda in quella lunga conversazione Landini - Per questo dico che la svolta da cui partire è rimettere al centro le persone che lavorano: nel mondo non sono mai state numerose come adesso, ma nemmeno così tanto divise e contrapposte». Con franchezza e onestà, osserva il segretario della Cgil: «Io non ho la soluzione in tasca, ma dico che ridare loro una rappresentanza e una speranza è il principale nodo da sciogliere».

da Globalist.it, 25 giugno 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Keith Richards, Big Enough [Keith Richards]
Marco Ponchiroli, Se ci penso [Marco Ponchiroli]
Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Iano [Ryuichi Sakamoto; Carsten Nicolai]
Deutsche Oper Orchestra und Chorus mit Gundula Janowitz, Carmina Burana - Cour D'Amours: In Trutina [Carl Orff]
Marco Ponchiroli, Passage [Marco Ponchiroli]
Marco Ponchiroli, Fast Marghera [Marco Ponchiroli]
Keith Richards, Take It So Hard [Keith Richards]
Luisa Ronchini, Ti passi de giorno da Porto Marghera [Luisa Ronchini]
Marco Ponchiroli, The Hidden Story of Music Angles [Marco Ponchiroli]
Wim Mertens, Mains [Wim Mertens]
Trent Reznor & Atticus Ross, Clue One [Atticus Ross; Trent Reznor]
Canzoniere delle Lame, Le otto ore [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Via di fuga [Marco Ponchiroli]
Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68 [Gualtiero Bertelli]
Canzoniere Popolare Veneto, Devento mata in fabrica [Luisa Ronchini]
Batisto Coco, E mi me ne so ‘ndao [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Bicuculla Jazz [Marco Ponchiroli]
Milva, Per i morti di Reggio Emila [Fausto Amodei]
Dead Can Dance, Orbis De Ignis [Lisa Gerrard & Brendan Perry]
La Camerata, Depart [Eleni Karaindrou]
Luca Ventimiglia, Carillon [Luca Ventimiglia]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_453_Gianfranco_Bettin_2]]>

Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].


ReadBabyRead #453 del 29 agosto 2019


Gianfranco Bettin
Cracking

Brani scelti dall’autore

(2a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Sognò navi cariche di sale, che entravano in porto dal mare.
 
Il sale, poi, veniva scomposto in sodio e cloro: il sodio venefico e nervoso, il cloro mefitico e letale.
Di questo è fatto, aveva detto l'insegnante alla scuola aziendale, mostrandone un po' nel palmo della mano.
E l'acqua?, aveva detto ancora, aprendo il rubinetto del laboratorio.
Lo sapete di cosa è fatta?
Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all'ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l'acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l'acqua - la vita.
 
Sentì la voce di Rosi, dalla cucina: Il caffè è pronto!
Ma non c'era nessun profumo e capì che stava ancora sognando."

L’industria in crisi, l'operaio e Marghera in “Cracking” di Bettin

Nel romanzo lo scrittore e saggista immagina la protesta di un operaio. Per l'autore l’Italia ha abbandonato una politica industriale

La letteratura italiana torna in fabbrica. Nell’industria in crisi e con gli effetti su chi ci lavora. Con precedenti illustri come Le mosche del capitale di Paolo Volponi o La dismissione di Ermanno Rea. Stavolta lo scrittore torna nell’industria con la penna di Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, politico già nei Verdi come consigliere regionale dei Verdi e oggi presidente per il centro sinistra della municipalità di Marghera, città dove è nato nel 1955 e dove ambienta il suo nuovo romanzo Cracking (Mondadori, pp. 187, euro 17). 

Il protagonista, Celeste Vanni, un operaio del Petrolchimico di Porto Marghera appena andato in pensione, nell’isolamento suo che è l’isolamento degli operai e dei lavoratori di oggi, armato di corde e zaino salirà su una ciminiera altissima come atto disperato di protesta, di rivolta contro la rassegnazione in una «una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi», ricordano le note di copertina del libro, reparti come cracking dove «si spaccano le molecole».

Con questo romanzo Bettin torna su un tema e un luogo a lui caro: nel 2002 con Petrolkiller indagò sui danni ambientali provocati alla salute dalle industrie del polo veneto alle porte di Venezia. Di cosa narra il nuovo romanzo lo ha sintetizzato in una illuminante e approfondita conversazione a tre uscita sulla Lettura del 16 giugno scorso con il segretario della Cgil Maurizio Landini e con il politologo Maurizio Ferrera.

«Racconto le storia di un operaio che a Porto Marghera difende la fabbrica da cui è uscito poco prima in pensione, in soccorso agli ex compagni di lavoro – ha detto lo scrittore alla Lettura a proposito di Cracking - . Siamo nel momento in cui la solitudine della classe operaia è massima, nella fase di metamorfosi tra le rovine del vecchio sistema industriale e le avvisaglie del nuovo. È una “terra di mezzo” in cui i lavoratori e il sindacato sono chiamati a esprimere una tensione, una capacità di andare oltre. Per venire incontro alle loro istanze ci sarebbe bisogno di una politica industriale, che però in Italia è stata abbandonata. Ho cercato di descrivere con gli strumenti della letteratura la trasformazione del lavoro, nei suoi aspetti sociali e umani, per richiamare l'attenzione su questa esigenza».

Bettin non vede un panorama incoraggiante: «Il guaio – dice più avanti - è che manca la consapevolezza dei problemi industriali, non solo nei politici, ma spesso anche nei manager […] Se non torna l'idea che bisogna rimettere al centro il versante produttivo rispetto alla finanza, rischiamo di perdere molte occasioni preziose e di ridurci a un Paese che vive di turismo e poco altro. Purtroppo la classe politica da questo orecchio non ci sente». Viene in mente la vicenda Whirlpool. 

«Se sono un precario abbandonato a me stesso e la mia solitudine resta uguale, che governi la destra o la sinistra, dove trovo una rappresentanza? – si domanda in quella lunga conversazione Landini - Per questo dico che la svolta da cui partire è rimettere al centro le persone che lavorano: nel mondo non sono mai state numerose come adesso, ma nemmeno così tanto divise e contrapposte». Con franchezza e onestà, osserva il segretario della Cgil: «Io non ho la soluzione in tasca, ma dico che ridare loro una rappresentanza e una speranza è il principale nodo da sciogliere».

da Globalist.it, 25 giugno 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Keith Richards, Big Enough [Keith Richards]
Marco Ponchiroli, Se ci penso [Marco Ponchiroli]
Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Iano [Ryuichi Sakamoto; Carsten Nicolai]
Deutsche Oper Orchestra und Chorus mit Gundula Janowitz, Carmina Burana - Cour D'Amours: In Trutina [Carl Orff]
Marco Ponchiroli, Passage [Marco Ponchiroli]
Marco Ponchiroli, Fast Marghera [Marco Ponchiroli]
Keith Richards, Take It So Hard [Keith Richards]
Luisa Ronchini, Ti passi de giorno da Porto Marghera [Luisa Ronchini]
Marco Ponchiroli, The Hidden Story of Music Angles [Marco Ponchiroli]
Wim Mertens, Mains [Wim Mertens]
Trent Reznor & Atticus Ross, Clue One [Atticus Ross; Trent Reznor]
Canzoniere delle Lame, Le otto ore [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Via di fuga [Marco Ponchiroli]
Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68 [Gualtiero Bertelli]
Canzoniere Popolare Veneto, Devento mata in fabrica [Luisa Ronchini]
Batisto Coco, E mi me ne so ‘ndao [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Bicuculla Jazz [Marco Ponchiroli]
Milva, Per i morti di Reggio Emila [Fausto Amodei]
Dead Can Dance, Orbis De Ignis [Lisa Gerrard & Brendan Perry]
La Camerata, Depart [Eleni Karaindrou]
Luca Ventimiglia, Carillon [Luca Ventimiglia]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[Emanuele Errante – This World]]>

Questo mondo iper- tecnologizzato, che ha reciso in maniera ormai quasi irreversibile il cordone ombelicale con madre terra, purtroppo non ci permette di percepire pienamente le devastanti conseguenze che i cambiamenti climatici stanno portando e che porteranno in futuro soprattutto per noi umani.
Per recuperare il nostro rapporto con la natura, per risentirci parte di essa, abbiamo bisogno di reimparare ad ascoltarla.
La nostra capacità di ascolto può davvero essere considerata una funzione biologica? Io credo di sì.
Prendiamo ad esempio il cuore che sicuramente ha per noi una funzione biologica: l'ascolto del cuore che finalità ha? Il suono del battito cardiaco è la sua narrazione.
Allo stesso modo l'istinto che ci porta a produrre ed ascoltare musica potrebbe essere una narrazione del modo in cui la nostra mente e la nostra anima operano.
Emanuele Errante attraverso questo disco ci offre una riflessione sonora sulla relazione tra umano ed ecosistema naturale declinandola in dieci tracce in equilibrio tra l'acustico e l'elettronica.
“This World” si sviluppa su note pianistiche e risonanze ambientali per un ascolto contemplativo di paesaggi sia naturali che introspettivi usando un minimalismo che lascia spazio a silenzi che accolgono sonorità altamente rispettose sia della nostra mente che del nostro cuore.
Un prezioso regalo di ecologia sonora contro il rumore assordante dell'antropocentrismo dilagante.

*****************

Written and produced by Emanuele Errante
Mastered by Tim Diagram
Cover artwork by Peppe Trotta
Internal photo by Emanuele Errante
Packaging design by Harry Towell

Guest Musicians:
Max Fuschetto - Oboe on 'Anema', Saxophone on 'Azimut'
Bruno Sanfilippo - Piano on 'Out There'

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)
<![CDATA[ReadBabyRead_452_Gianfranco_Bettin_1]]>

Cedeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water, davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all’Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la storia è davvero finita o è appena cominciata”.
[Gianfranco Bettin, Cracking, seconda di copertina].


ReadBabyRead #452 del 22 agosto 2019


Gianfranco Bettin
Cracking

Brani scelti dall’autore

(1a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


"Sognò navi cariche di sale, che entravano in porto dal mare.
 
Il sale, poi, veniva scomposto in sodio e cloro: il sodio venefico e nervoso, il cloro mefitico e letale.
Di questo è fatto, aveva detto l'insegnante alla scuola aziendale, mostrandone un po' nel palmo della mano.
E l'acqua?, aveva detto ancora, aprendo il rubinetto del laboratorio.
Lo sapete di cosa è fatta?
Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all'ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l'acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l'acqua - la vita.
 
Sentì la voce di Rosi, dalla cucina: Il caffè è pronto!
Ma non c'era nessun profumo e capì che stava ancora sognando."



L’industria in crisi, l'operaio e Marghera in “Cracking” di Bettin

Nel romanzo lo scrittore e saggista immagina la protesta di un operaio. Per l'autore l’Italia ha abbandonato una politica industriale

La letteratura italiana torna in fabbrica. Nell’industria in crisi e con gli effetti su chi ci lavora. Con precedenti illustri come Le mosche del capitale di Paolo Volponi o La dismissione di Ermanno Rea. Stavolta lo scrittore torna nell’industria con la penna di Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, politico già nei Verdi come consigliere regionale dei Verdi e oggi presidente per il centro sinistra della municipalità di Marghera, città dove è nato nel 1955 e dove ambienta il suo nuovo romanzo Cracking (Mondadori, pp. 187, euro 17). 

Il protagonista, Celeste Vanni, un operaio del Petrolchimico di Porto Marghera appena andato in pensione, nell’isolamento suo che è l’isolamento degli operai e dei lavoratori di oggi, armato di corde e zaino salirà su una ciminiera altissima come atto disperato di protesta, di rivolta contro la rassegnazione in una «una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi», ricordano le note di copertina del libro, reparti come cracking dove «si spaccano le molecole».

Con questo romanzo Bettin torna su un tema e un luogo a lui caro: nel 2002 con Petrolkiller indagò sui danni ambientali provocati alla salute dalle industrie del polo veneto alle porte di Venezia. Di cosa narra il nuovo romanzo lo ha sintetizzato in una illuminante e approfondita conversazione a tre uscita sulla Lettura del 16 giugno scorso con il segretario della Cgil Maurizio Landini e con il politologo Maurizio Ferrera.

«Racconto le storia di un operaio che a Porto Marghera difende la fabbrica da cui è uscito poco prima in pensione, in soccorso agli ex compagni di lavoro – ha detto lo scrittore alla Lettura a proposito di Cracking - . Siamo nel momento in cui la solitudine della classe operaia è massima, nella fase di metamorfosi tra le rovine del vecchio sistema industriale e le avvisaglie del nuovo. È una “terra di mezzo” in cui i lavoratori e il sindacato sono chiamati a esprimere una tensione, una capacità di andare oltre. Per venire incontro alle loro istanze ci sarebbe bisogno di una politica industriale, che però in Italia è stata abbandonata. Ho cercato di descrivere con gli strumenti della letteratura la trasformazione del lavoro, nei suoi aspetti sociali e umani, per richiamare l'attenzione su questa esigenza».

Bettin non vede un panorama incoraggiante: «Il guaio – dice più avanti - è che manca la consapevolezza dei problemi industriali, non solo nei politici, ma spesso anche nei manager […] Se non torna l'idea che bisogna rimettere al centro il versante produttivo rispetto alla finanza, rischiamo di perdere molte occasioni preziose e di ridurci a un Paese che vive di turismo e poco altro. Purtroppo la classe politica da questo orecchio non ci sente». Viene in mente la vicenda Whirlpool. 

«Se sono un precario abbandonato a me stesso e la mia solitudine resta uguale, che governi la destra o la sinistra, dove trovo una rappresentanza? – si domanda in quella lunga conversazione Landini - Per questo dico che la svolta da cui partire è rimettere al centro le persone che lavorano: nel mondo non sono mai state numerose come adesso, ma nemmeno così tanto divise e contrapposte». Con franchezza e onestà, osserva il segretario della Cgil: «Io non ho la soluzione in tasca, ma dico che ridare loro una rappresentanza e una speranza è il principale nodo da sciogliere».

da Globalist.it, 25 giugno 2019


Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Keith Richards, Big Enough [Keith Richards]
Marco Ponchiroli, Se ci penso [Marco Ponchiroli]
Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Iano [Ryuichi Sakamoto; Carsten Nicolai]
Deutsche Oper Orchestra und Chorus mit Gundula Janowitz, Carmina Burana - Cour D'Amours: In Trutina [Carl Orff]
Marco Ponchiroli, Passage [Marco Ponchiroli]
Marco Ponchiroli, Fast Marghera [Marco Ponchiroli]
Keith Richards, Take It So Hard [Keith Richards]
Luisa Ronchini, Ti passi de giorno da Porto Marghera [Luisa Ronchini]
Marco Ponchiroli, The Hidden Story of Music Angles [Marco Ponchiroli]
Wim Mertens, Mains [Wim Mertens]
Trent Reznor & Atticus Ross, Clue One [Atticus Ross; Trent Reznor]
Canzoniere delle Lame, Le otto ore [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Via di fuga [Marco Ponchiroli]
Gualtiero Bertelli, Primo d’agosto Mestre ’68 [Gualtiero Bertelli]
Canzoniere Popolare Veneto, Devento mata in fabrica [Luisa Ronchini]
Batisto Coco, E mi me ne so ‘ndao [tradizionale]
Marco Ponchiroli, Bicuculla Jazz [Marco Ponchiroli]
Milva, Per i morti di Reggio Emila [Fausto Amodei]
Dead Can Dance, Orbis De Ignis [Lisa Gerrard & Brendan Perry]
La Camerata, Depart [Eleni Karaindrou]
Luca Ventimiglia, Carillon [Luca Ventimiglia]

]]>
info@sherwood.it (Sherwood Network)