<![CDATA[kobane | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/1663/kobane/articles/1 <![CDATA[Presentazione de "Il Combattente" di Karim Franceschi al Cso Pedro]]>

Giovedì 25 febbraioC.S.O. PedroVia Ticino, 5 - PADOVA


Giovedì 25 febbraio il Cso Pedro e l'associazione Ya Basta! Êdî Bese! sono lieti di invitarvi alla prima data nel Nord-Est della presentazione del libro:


Il Combattente

di Karim Franceschi


Con noi sarà presente l'autore, attivista dei Centri Sociali delle Marche a Senigallia e unico italiano che abbia mai combattuto sul campo di guerra l'ISIS al fianco dei curdi. Nel suo libro l'intreccio tra storia pesonale e narrazione collettiva ci restituiscono la fotografia di una grande rivoluzione che si difende con la forza del suo progetto politico e con le armi in mano al suo popolo: quella del Rojava, di Kobane. Un messaggio, un pensiero, una pratica che hanno segnato indelebilmente le riflessioni dei movimenti in Italia così come di tutto il mondo.

La storia è quella di Karim, ragazzo e attivista dei centri sociali, che sceglie di partire e con una calza della befana in spalla vola in Turchia. Supera i checkpoint, le barriere di filo spinato, per arrivare e prendere parte all'assedio di Kobane.

Karim ad oggi è l'unico italiano che abbia preso parte effettiva alla resistenza delle YPG e YPJ contro Daesh.
La bandiera del Rojava e il sogno curdo del confederalismo democratico rappresentano per tutti noi un esempio e un simbolo da difendere, oggi più di ieri visto che le angherie dell'esercito turco non sembrano fermarsi.

"Sono partito per Kobane. Adesso mi aspetta un breve periodo di addestramento, dopo il quale farò quello che mio padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia: combatterò in armi i fascisti del califfato nero." Karim Franceschi

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<![CDATA[Mustang, Parigi e Il Teatro degli Orrori]]>

E’ venerdi sera, scelgo di andare al cinema.
E' l'uscita serale dandy, radical chic: la rassegna cinematografica d'autore.

C’è un film turco:  Mustang di Deniz Gamze Ergüven  presentato quest’anno  a Cannes e candidato a rappresentare la Francia agli Oscar come miglior film straniero. Racconta la storia di cinque giovani sorelle che lottano per la loro libertà contro un potere maschile e patriarcale soffocante.

Ottima occasione per capire qualcosa di più del continuo conflitto tra la componente conservatrice (oggi rappresentata da Erdogan) e il naturale bisogno  di emancipazione e di libertà che in Turchia si è più volte espressa.  Già dalla prima inquadratura (la sorella più piccola che saluta in lacrime la sua insegnante che si sta trasferendo ad Istanbul) entriamo in un mondo che si chiude progressivamente. Dallo spazio di libertà della spiaggia iniziale (sul mar Nero) , ai muri e alle inferriate della casa in cui vivono . Dai vestiti leggeri a quelli più pesanti e tradizionali (color merda e senza forme come li definisce la più piccola delle 5 sorelle) . E’ proprio la più piccola delle sorelle  riesce ad amplificare tutti i residui di libertà (ad esempio nel convincere le sorelle a seguirla allo stadio per una partita di calcio) e ad alimentare la rabbia e l’istinto di libertà che tutte e cinque hanno dentro.

Ecco che la casa-prigione può trasformarsi in un fortino di difesa delle libertà. Mi viene naturale pensare alla resistenza delle donne curde di Kobane e al messaggio che da loro esce: non possiamo sottostare al terrore che un fascismo vuole imporre, a scapito della libertà, dell’indipendenza e dell’autonomia.

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Dentro al cinema il pubblico è composto per il 90 per cento di donne (c'è la nazionale di calcio in tv) e non c'è il solito chiacchericcio di sottofondo, segno che il film ha colpito nel segno. E il segno è il sogno di libertà di queste cinque adolescenti. E' la spinta in avanti che danno per uscire dal medio-evo.

Ma appena si accendono le luci tutto cambia: dai telefoni arrivano le tragiche notizie da Parigi e gli sguardi sono attoniti e impauriti.

Il terrore fascista è tornato vicino a noi: occidentali, democratici. Noi che queste tragedie solitamente le viviamo solo da spettatori. Noi che giustamente piangiamo e ci emozioniamo per la strage di Parigi , ma che con facilità lasciamo scorrere notizie e immagini quando lo stesso terrore fascista si esercita in altre parti. Noi che tendiamo a rispondere al fascismo chiudendo progressivamente il nostro mondo senza capire che il mostro fa parte di noi.

Noi dovremmo fermarci e ascoltare chi scappa da morte certa, dovremmo guardare a chi combatte tutti i giorni i fascismi di ogni risma.

Noi, forse, qualcosa dovremmo imparare dalle giovani donne di Mustang o di Kobane  perchè solo l’insopprimibile voglia di libertà e la lotta quotidiana per l’estensione dei diritti per tutti rende il fascismo della jihad impossibile.

…non è un immagine qualsiasi
osserva bene
in fondo alla strada di polvere e sole
cammina quella donna tenendo per mano una bambina
sembra di fretta, chissà dove va
chissà perché
tu invece ti sei fermata a guardarmi per un attimo
come se mi conoscessi e mi volessi bene
forse quel mitra sulle spalle
hai una parola sola
come il mondo che gira!
come il tuo destino!
il mondo
che gira!
e il destino!
io non so descrivere
questo sentimento che
mi viene voglia di pensarti vicino a me
ma sei così lontana e tanto in pericolo che
potresti morire
potresti morire
e mi viene una tristezza e un'amarezza così grande
che vorrei piangere
gridare
scomparire per sempre!
una donna
una ragazza
pronta a dare tutto ciò che ha
senza riserve
e in cambio niente
una donna
una ragazza
le sue speranze
e in cambio niente

estratto da: Il Teatro degli Orrori: Una Donna

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<![CDATA[Ya Basta Êdî Bese, Patois Brothers e BomChilom @ So Far So Good Summer Festival]]>

Il 27 agosto il So Far So Good Summer Festival ha ospitato una serata dai contenuti davvero interessanti.

L'evento è iniziato con l'Associazione Ya Basta Êdî Bese Venezia e la presentazione dei percorsi fatti in Messico e a Kobane.

Di ritorno dal viaggio nel Messico desaparecidos e invisibile che ha incontrato i genitori e i compagni dei 43 studenti "scomparsi" nello stato del Guerrero e la partecipazione alla festa dei Caracoles nei territori zapatisti, gli attivisti di Ya Basta Êdî Bese hanno riportato le esperienze del loro viaggio appena concluso per continuare a sostenere il ventennale percorso di lotta dell'EZLN.

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L'incontro è stato anche l'occasione per presentare il libro Kobane, diario di una resistenza. Racconti di una staffetta di solidarietà (Edizioni Alegre) curato da Rojava Calling, il quale racconta l'esperienza della staffetta durante i mesi trascorsi a Suruç e nei villaggi vicini. Si è discusso di come sia possibile contribuire alla ricostruzione dei paesi rasi al suolo, illustrando il progetto Rojava Playground, impegnato nella costruzione di sei aree ludico-sportive all'aperto per i giovani curdi rifugiati a Suruç in Kurdistan.

Durante la serata è inoltre stata presentata la Carovana lungo il confine turco-siriano che si svolgerà dal 12 al 17 Settembre 2015 e che sarà un'altra occasione per dimostrare la solidarietà verso la resistenza curda e la denuncia nei confronti delle politiche repressive con cui Erdogan cerca di cancellare il confederalismo democratico in Rojava.

La serata è proseguita poi con l'esibizione sul palco dei Patois Brothers, una band veneziana che mescola le diverse influenze del reggae dando vita ad un live davvero coinvolgente.

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A seguire l'immancabile dj set dei BomChilom, uno dei più affermati sound reggae-dancehall del nordest che dal 2004 fa ballare la gente di tutta Europa.

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<![CDATA[Da Kobane all'Europa - Video del dibattito]]>

Visualizza l'articolo su globalproject.info

 

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<![CDATA[La Comandante Nessrin sul palco di #Sherwood15]]>

Venerdì a Sherwood abbiamo ospitato Nessrin Abdalla, combattente dell'unità di difesa femminile curda e Anwar Muslim, co-presidente del cantone di Kobane nel Rojava. 

Eccovi il suo saluto dal palco di Sherwod prima del concerto dei Subsonica! 

Li ringraziamo ancora per questa occasione unica di confronto e vi invitiamo a guardare l'intero incontro su GlobalProject.info

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<![CDATA[Kobane non è sola. La Rojava arriva a Sherwood]]>

Sherwood Festival 2015
Park Nord Stadio EuganeoViale Nereo Rocco - Padova#sherwood15


Era solo lunedì scorso, mentre nello spazio dibattiti dello Sherwood Festival si discuteva di Kobane, guerra e fondamentalismo che arrivò, in diretta, la notizia della liberazione da parte delle forze curde di Tel Abyad dalla stretta delle milizie del califfato nero dell'ISIS. I tre cantoni della Rojava sono di nuovo finalmente uniti. Le foto di combattenti abbracciati e di donne gioiose che si liberano dal velo da auto in corsa hanno fatto il giro del web. Armi, cibo e medicine hanno iniziato ad arrivare dal cantone di Cizre a quello di Kobane, mentre il confine turco (rimasto ermeticamente chiuso per i profughi civili in fuga dalle città occupte dal califfato) si apre solo per offrire rifugio ai tagliagole in ritirata, risposta eloquente di un presidente turco rabbioso per la sconfitta elettorale. Il partito filo-curdo HDP ha ottenuto un risultato storico, il presidente ha perso la maggioranza assoluta e deve salutare i suoi progetti autoritari di modifica della costituzione. Le bombe ai cortei alla vigilia delle elezioni non hanno fermato il "terremoto curdo", l'"effetto Rojava", il vento nuovo di questa vera e propria rivoluzione che sta soffiando in tutta la regione.


Nella Siria distrutta da anni di guerra civile, dove i morti si contano a centinaia di migliaia e gli sfollati a milioni, sono stati gli uomini e le donne curde del YPG e del YPJ ad immaginare e praticare un nuovo modo di organizzarsi, di costruire società, autonomia. I tre cantoni della Rojava (Cizre, Kobane e Afrin) si sono dichiarati autonomi, hanno stipulato un diverso "contratto sociale", la Carta di Rojava. Costruito attorno ai quattro pilastri del confederalismo democratico, della centralità del ruolo della donna, dell'autodifesa e della redistribuzione della ricchezza la Rojava è un modello non solo per il medioriente. Luogo senza confini di democrazia diretta in cui uomini e donne hanno pari diritti, in cui le risorse della terra sono dichiarati proprietà comune, la Rojava ha fermato non solo l’avanzata militare dell’ISIS, ma anche ciò che rappresenta, smascherando il sistema di potere globale che ne ha garantito la legittimità.

Dopo mesi di "staffette" che hanno visto decine di militanti dei Centri Sociali partire verso la città di Kobane, mentre stanno per partire i progetti di aiuto concreto alla popolazione curda, siamo emozionati ed orgogliosi nell'annunciare la presenza al festival di due di queste persone straordinarie.

Venerdì 26 giugno

dalle 19:30

potremmo dialogare con:

Anwar Muslem (Enwer Muslim) (Co-Presidente del Cantone di Kobane nel Rojava)

È il presidente del Cantone di Kobane, la città che prima ha resistito alle milizie dello Stato Islamico e poi le ha definitivamente cacciate liberando la città.

Nessrin Abdalla (Comandante YPJ Unità di difesa delle donne)

Nessrin è una comandante delle YPJ. Le YPJ sono le Unità di Difesa delle donne e sono nate per combattere lo Stato Islamico. Tutte le unità sono composte da donne e affiancano le YPG, le Unità di Difesa del popolo curdo. Sono state impegnate nella liberazione di Kobane e hanno salvato molti villaggi di yazidi dalla ferocia e la barbarie dell’IS. Nel febbraio scorso Nessrin è stata ricevuta dal presidente della repubblica francese Hollande.

PS: Alle ore 21.30 sul main stage è programmato il concerto dei Subsonica (In una foresta Tour). Il biglietto di ingresso è di 15 euro.

Chi vuole partecipare solo all'incontro che si svolgerà alle ore 19.30 presso lo stand Zoom Out (al centro del festival) dovrà consegnare all'ingresso del festival un documento di identità che verrà restituito all'uscita, indicata entro e non oltre le 21.30.

Se entro questo orario il documento di identità non verrà ritirato verrà richesto il pagamento del biglietto del concerto dei Subsonica.


Ass.ne Ya Basta! Êdî Bese!

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