<![CDATA[sherwood-festival-2019 | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/2018/sherwood-festival-2019/articles/1 <![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 21 - Intervista ai Derozer]]>

Dopo lo show dei Dropkick Murphys, questo ventunesimo giorno di Sherwood Festival 2019 è di nuovo contraddistinto dal punk-rock. Sul second stage infatti si esibiscono i Derozer, storica band vicentina del panorama punk italiano. Durante la puntata odierna di "In Diretta dal Festival" intervistiamo Seby, cantante della band che ha movimentato la serata.

Qui di lato il podcast con l'intervista ai Derozer

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 20 - Speciale Ear 2 The Street con Orli e Bomber Citro]]>

Prosegue lo Sherwood Festival 2019 e prosegue anche la trasmissione di Radio Sherwood dallo stand Books & Media del park nord dello stadio Euganeo. In questo ventesimo giorno di festival abbiamo uno speciale di Ear 2 The Street con Max Mbassadò che intervista Orli, rapper padovano che ha aperto la serata sul main stage, e Bomber Citro, storico esponente dell'hip-hop padovano.

Qui di lato il podcast con l'intervista a Orli e Bomber Citro

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 19 - Intervista a Lacuna Coil e Dawn of Memories]]>

Il diciannovesimo giorno dello Sherwood Festival 2019 è il giorno del metal! Ospiti di questa serata infatti i Lacuna Coil, anticipati sul main stage da degli ottimi Dawn of Memories. Abbiamo avuto le due band ospiti nel nostro studio dallo stand "Books & Media" in una puntata speciale di DeathLine, insieme a Rossella conduttrice del Tg Sherwood e metallara nel sangue. Insieme a noi anche i nostri amici Minatox69 e Mario Tio del Padova Metal Fest che sono venuti a trovarci per questa serata interamente dedicata al metallo!

Qui a lato i podcast della trasmissione e l'intervista integrale ai Lacuna Coil

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<![CDATA[Intervista a Little Boy Lost x "Jaunt" / N.Stradiotto x "Tropical Zombie" / Fabio Dj Flass]]>

Dopo la serata Sherwood Goes Hardcore #5 di Sherwood Festival 2019 ai microfoni di Indica hanno fatto tappa i Little Boy Lost, nostra conoscenza dello scorso anno, per parlarci del nuovo album Jaunt, viaggio dentro lo stoner rock e la distorsione notturna del suono.

Assieme a loro sono arrivati anche Nicola Stradiotto (altra nostra conoscenza) per parlarci invece del nuovo fumetto Tropical Zombie, e Fabio Dj Flass, alla guida dell'etichetta E' Un Brutto Posto Dove Vivere. Questi tre nomi collaborano assieme ed è stata l'occasione per approfondire come varie espressioni artistiche fra loro si influenzano e supportano reciprocamente.

Qui a fianco potete trovare (e scaricare):

- L'intervista completa (dove potete ascoltare i brani Pop Korn e Tatal Lazslo)

- La parte dedicata ai Little Boy Lost

- La parte dedicata a Nicola Stradiotto

- La parte dedicata a Fabio Dj Flass

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 16 - Altavoz de Dia]]>

Sedicesimo di giorno di festival, giornata assolutamente di rilievo per lo Sherwood Festival 2019 con Altavoz de Dia, la festa elettronica che ogni anno si tiene al park nord dello stadio Euganeo. Come ogni anno è una giornata importante anche per Radio Sherwood, che anche quest'anno ha intrattenuto i presenti al festival e gli ascoltatori con una diretta speciale no stop di "In Diretta dal Festival" di quattro ore in cui si sono alternati i conduttori della radio, del nostro Tg Sherwood, della libreria di Sherwood, Sherbooks, e i nostri amici de Lautoradio di Perugia. Una bella serata di musica e la conclusione della due giorni di radio indipendenti allo Sherwood Festival "Una Foresta di Radio".

Qui a lato i podcast della serata.

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 15 - Una Foresta di Radio e intervista a Carl Brave]]>

Siamo al giro di boa di questo Sherwood Festival 2019, ospite della serata sul main stage Carl Brave, con cui abbiamo fatto un po' di chiacchiere dopo il concerto. Giornata importante perché proprio questo 21 giugno inizia la due giorni delle radio indipendenti allo Sherwood, "Una Foresta di Radio" e proprio di questo si parla durante questa puntata di "In Diretta dal Festival" il consueto appuntamento di Radio Sherwood dal park nord dello stadio Euganeo, insieme agli amici de Lautoradio, Radio Sonar e Radio Onda d'Urto.

Qui a lato il podcast e l'intervista a Carl Brave

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<![CDATA[Ska-P, Los Fastidios, Zebrahead live a #sherwood19 - Live Report]]>

Dopo così tanti anni di vita lo Sherwood Festival ha visto susseguirsi esibizioni d'ogni genere e portata. Molte di queste sono passate inosservate, molte altre hanno lasciato il segno, altre ancora sono rimaste indelebili nei ricordi di chi c'è stato. Notti che danno un valore speciale a tutto lo scenario che orbita attorno a questo magnifico festival. La serata del 29 giugno rientra molto probabilmente di diritto in quest'ultima categoria.

Nella giostra di generi musicali esposti in questo mese sotto lo stadio Euganeo di Padova non poteva certo mancare il ritmo travolgente dello Ska!

È chiaro che, già da quando l'organizzazione ha reso pubblica la serie di artisti ospiti dell'evento, l'occhio dei più si sia soffermato su questa data, ma chi avrebbe potuto aspettarsi una serata così?

La giornata apre i battenti molto presto. Già alle 17 i cancelli d'ingresso sono spalancati. Il motivo è chiaro, l'afflusso di gente questa volta è troppo ampio per essere trattenuto nel parcheggio esterno. Alle ore 19.30 la foresta di Sherwood è già piena. L'atmosfera è quella delle grandi notti, quelle magiche, quelle speciali.

Quando le vibrazioni sono così vivaci però ci vuole qualcuno in grado di cavalcarle nel modo giusto. L'incarico se lo prende la band ska-punk veneta che ormai da moltissimi anni calca i palchi d'Italia, i Los Fastidios. Birra e Divertimento per tutti - citando il loro brano più celebre - e che la festa abbia inizio!

Nemmeno il tempo di riprendere il fiato ed è già tempo di ricominciare a saltare. Direttamente dalla California salgono sul palcoscenico gli Zebrahead, gruppo rapcore-punk con più di 20 anni di carriera alle spalle e già 12 album all'attivo. Il curriculum è buono, la performance non delude!

Lo ska è un genere d'origine molto più remota di quel che si può immaginare. Nasce negli anni '60 in Giamaica, ben prima della diffusione reggae. Con il passare degli anni è divenuto noto alle masse grazie alla fusione con il punk. Oggi non sono moltissimi i gruppi ska di fama mondiale, probabilmente il più conosciuto e apprezzato di questi è la band madrilena degli Ska-P.

Si dia il caso che si tratta proprio del gruppo che sta per salire sul palco...

Prima della musica però è il momento di un galvanizzante spot in favore della capitana Carola Rackete che recita: “Disobbediamo alle leggi ingiuste”. Il pubblico ha fatto capire immediatamente da che parte si è schierato con il suo lungo e sincero applauso.

Se a questo punto della serata ci si guardasse attorno, si noterebbe ogni singola espressione sul volto dei tantissimi in attesa che guardano a quel palco mentre la band sta iniziando il proprio show. E quell'eloquente espressione sta chiaramente dicendo “fatemi saltare, questa sera voglio strapparmi via la maschera da impiegato, da commerciante, da studente o da bravo ragazzo; questa sera voglio saltare e urlare fino a che gambe e fiato mi reggono!”. Detto fatto: quelle espressioni eloquenti verranno presto accontentate!

Gli Ska-P fin dall'inizio scelgono di regalare alcuni dei loro grandi classici, alternandoli poi con qualche canzone del loro ultimo album Game Over. Ma questo non sarà un problema dal momento che le canzoni che fanno cantare tutto il pubblico sono in grande quantità nel lungo repertorio della band. Solo per citarne alcune delle più note e ben riuscite: Niño Soldado, Legalizaciòn o Mestizaje. Oltre allo show musicale, come accade ad ogni live targato Ska-P, la band regala tra una canzone e l'altra una serie di mini sketch satirici messi in atto da un membro della band. I fan saranno sicuramente stati dispiaciuti nel non vedere Pipi nella parte dello Showman, ma l'idolo dei travestimenti ha abbandonato il gruppo due anni fa. La fionda della protesta ha scagliato i suoi dardi contro più parti. Ha colpito la figura tanto criticata dei toreri prima di suonare Vergüenza; ha poi colpito l'iconica immagine dello Zio d'America prima della canzone Tìo Sam; non potevano poi mancare le critiche feroci al re e alla monarchia spagnola, presa di mira poi anche nell'intervista post-concerto dal frontman Pulpul e da Joxemi.

A livello tecnico possiamo affermare senza tentennamenti che si sia trattato di un concerto impeccabile. Passano gli anni e l'età sopravanza ma le note e la voce di un live della Ska Band spagnola sono sempre identiche alle loro versioni registrate in studio, con l'aggiunta non indifferente che la spettacolarità di un live può donare.

Giunti all'ultima canzone, El Vals del Obrero, la gente è stremata. È stata un'ora e mezza da ricordare ma senza dubbio provante. Per salutare la piazza padovana anche i musicisti sul palco hanno voluto “cazzeggiare” un po alla loro maniera, con tamburi e trombe. Pulpul si congeda visibilmente stremato e in mutande; Txikitin, trombettista, mostra alla platea il contenuto posteriore di ciò che si nascondeva sotto il suo kilt; il resto della band, in modo un po più sobrio ma non troppo, saluta lo Sherwood Festival lasciando i ricordi di una serata epica. Ciò che è rimasto alla fine si può riassumere con tanto sudore, odori di sigarette un po condite, persone entusiaste che si gettano verso i banconi dei bar, ma soprattutto la consapevolezza generale di aver preso parte ad una di quelle notti descritte nelle prime righe. Notti grandi, notti magiche, notti speciali.

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<![CDATA[Madman e Nayt a #sherwood19 - Live Report]]>

2 luglio 2019: si entra prepotentemente nell’estate e il caldo da sempre meno voglia di uscire e non muoversi. Questo però non vale per il concerto di Madman e Nayt, perché il loro sound oltre ad essere fresco e davvero potente e difficile da non volevo ascoltare dal vivo. Nayt è appena uscito con Raptus vol.3 mentre Madman con MM vol.3. Tutti e due i rapper hanno da sempre fatto della tecnica il loro punto forte, colpendo l’attenzione del pubblico con incastri, giochi di parole e una metrica spaventosa. Elementi che hanno contribuito a dei flow particolari e che molti hanno tentato di imitare.

A salire sul main stage per primo è Nayt sulle ore 21, supportato ai piatti da 3D, quel 3D della Torre di Controllo 21 con cui esordì nell’album 21 Motivi col brano No Story: giovanissimo, dimostrava già attitudine e talento. Gli anni sono passati (era su per giù il 2011) e ora calca un palco importante e il pubblico qui sotto canta le sue canzoni a memoria, saltando nonostante le temperature. Quello che colpisce di lui è un inizio decisamente potente e una continuazione meno veloce ma pur sempre dal ritmo serrato.

Madman invece sale sul palco circa un’ora dopo, e ci dà dentro con tutte le canzoni del suo ultimo mixtape da cui è estratta la traccia “sfonda casse” 7/8 Sour! Nel corso del live arrivano anche vecchi classici come i pezzi in feat. con Gemitaiz, storico compare di avventure dai tempi di Haterproof vol.1. Non ci sono accenni di calma, Mad è un treno senza fermate verso chissà dove! Spinto all'impazzata dal supporto di Dj 2P alle macchine.

La parte meno bella di questa nottata a suon di rap e trap è quella in cui il vento si alza e la pioggia inizia a cadere, prima moderatamente non fermando l’esibizione, ma poi il tipico acquazzone estivo impazza facendo correre il pubblico sotto gli stand aperti. Dato da sottolineare è come i fan di Madman rimasti sotto la pioggia a saltare fossero davvero un gruppo nutrito e non pochi. La passione di certo non gli manca.

La riflessione che vorrei fare, a lato di queste esibizioni, è di come nonostante la trap, pur avendo prima innovato ma successivamente omologato troppo le sonorità, la tecnica e la bravura del singolo artista fanno la differenza, differenziandolo da quelle timidissime copie delle copie che sbucano come funghi. D’altronde oggi la musica dei giovanissimi è l’urban, e se si è in grado di mettere due rime su un foglio, dirle a tempo con un po’ di stile, grazie alla tecnologia non ci vuole uno studio professionale per imbastire un qualcosa di decentemente ascoltabile. Non ci vuole molto a dire “faccio trap” per farsi belli davanti al gruppo di amici, agli amici degli amici, alla compagna di classe o alla sua amica. La trap è ostentazione, potenza, mettersi in mostra, la sua cifra è questa maggiormente nella “scena”, e anche se fai brani con sound più old school comunque da certi cliché non puoi sfuggire. Chi fa il rap alla 90s deve darsi da fare per mostrarsi freddo e vissuto, lasciando trasparire emozioni solo nei brani. Anzi, solo in qualche brano, pena la scomunica da parte della “Santa chiesa del rap”. In generale, tirando le fila del discorso, sono tutte cazzate, sono pose, elementi accessori che non varranno mai quanto la tecnica e una passione genuina per le rime e i beats. Non spacchi se vesti Jordan e Off-white, non spacchi nemmeno se fai l’uomo duro senza sentimenti; al massimo fai ridere, come al circo i pagliacci. Madman e Nayt, passando per sound diversi, ad oggi, ce lo dimostrano. Senza tante stronzate e pose inutili portano avanti il discorso del rap, davvero nel motto del “Keep it real!”

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<![CDATA[Motta e I Hate My Village a #sherwood19 - Live Report]]>

Introduzione

Chi dice che in Italia non sappiamo fare musica alternative? Ma poi, cosa vorrebbe dire fare musica alternative esattamente? Forse basterebbe applicare suoni distorti alle chitarre, scrivere testi trasgressivi e adottare atteggiamenti da ribelli.

Ne siamo davvero sicuri? Forse per fare musica alternativa non basta aggrapparsi a dei canoni stabiliti da vari etichettamenti popolari o giornalistici. Ma come fare allora? È necessario che l'artista prenda coscienza che la propria attitudine e la propria ispirazione non abbiano nulla di canonico, nulla di prescritto e nulla di troppo commercializzante. L'alternative nasce dal rock, come dal jazz, dall'elettronica, dal punk e non solo. Ecco spiegato in poche frasi come questa corrente abbia poco a che vedere con le etichette musicali di genere.

Il concerto

La sera del 28 giugno a Sherwood festival per fortuna il caldo torrido un po’ se ne va lasciando spazio ad un vento leggero che sembra portare le giuste vibes. L'occasione è quella del live di I Hate My Village + Motta sul main stage. Siamo quasi alla fine della terza settimana e tutto sta passando veloce, tra una diretta e l'altra.

Sulle 21.10 parte la superband formata da Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Rondandini (Afterhours, Calibro 35), Fasolo (Jennifer Gentle), Ferrari (Verdena). Con queste quatto persone abbiamo una parte grossa della musica alternativa italiana degli ultimi 20-30 anni. Ma quanto sono attuali e capaci di miscelare sound differenti: la cifra odierna della musica. La cifra degli I Hate è la jam sonora con riferimenti stilistici alla cultura africana, ai b-movie seventies e ad una ricerca che segue le trame dei suoni strumentali. Poche parole e molta musica.

Il sound sul palco è un funk acidissimo, un lungo filo che non riesce a fermarsi ma che assume forme diverse di volta in volta, una mancanza di definizione che però non per questo manca d’identità. Ricorda qualche volta un drago, un monte bianchissimo, una marea che si infrange sulla costa, un giaguaro in corsa, un cielo notturno sereno, la tempesta all'orizzonte. Le loro canzoni ibridano il funk già citato, rock, elettronica, ritmiche black in odor rap. È tutto shakerato e spedito nel cielo come un razzo Falcon di Space X, verso un domani dove il genere è sorpassato dalla linfa che dà vita alla musica, ovvero la sua energia, forse la Libido freudiana.

Il dettaglio più bello è vedere la gente ballare ma forse ancora più i musicisti che si divertono, lo noti sui loro visi, e in panorama di act sui palchi freddi come condizionatori d'ufficio, è un toccasana per l'empatia fra pubblico e artisti.

Atto secondo della serata, probabilmente quello più atteso. Si presenta Francesco Motta - in arte solo Motta - facendo immediatamente capire chi è al comando della serata. Si parte con La Fine dei Vent'anni, poi ritmi alti e serrati in quello che per i primi minuti di live potrebbe sembrare il concerto di una vera e propria rock band, andando ben oltre il sound più pop che si trova su disco. Motta si scuote, si esalta e cerca la carica giusta per continuare al meglio. Poi, una volta pronto, si placa. Come se avesse trovato l'adrenalina e al contempo la serenità che cercava. Il cantautore ama parlare con il pubblico, lo fa spesso tra una canzone e l'altra, senza alcun freno. Non ha paura di esporsi nemmeno sul proprio orientamento politico - “non mi vergognerò mai di dire d'essere di sinistra”, tema spesso celato nella musica di oggi.

Prima di Dov'è l'Italia - brano che lo ha reso celebre al grande pubblico grazie alla vetrina sanremese - racconta la breve storia di un pescatore di Lampedusa. In seguito non manca di ringraziare la sua prima band, i Criminal Jokers, con la quale si è formato musicalmente. Più volte ringrazia il Festival, arrivando a scusarsi per non averne preso parte nell'edizione passata e, In onore alla Foresta di Sherwood che lo ha ospitato varie volte nel corso della sua carriera, ha poi suonato Ogni Città, nota canzone del cartone animato Disney Robin Hood da cui venne resa celebre la foresta citata.

Un particolare momento di psichedelia pura ha accecato i fan quando Motta ha voluto creare una giostra di luci bianche intermittenti accompagnando uno dei momenti più scenici e adrenalinici della serata, conclusosi con il grande neon che mostrava in sequenza il nome dell'artista “M-O-T-T-A!”.

A prescindere dai gusti personali, è innegabile che il ragazzo toscano sappia come gestire il palcoscenico. Lo ha trattato come fosse stato casa sua, scombinandolo e dandogli il rispetto che merita.

Conclusione

Quando la musica che si suona non è di immediata comprensione, quando l'orecchio delle masse non è abituato ai suoni che vengono prodotti, risulta sempre un po’ più difficile arrivare al pubblico. Ma se hai l’attitudine giusta anche questo è possibile. Gli I Hate My Village ce lo hanno dimostrato; Motta, per chi ancora non si fosse convinto, ce lo ha ribadito.

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 13 - Punk-Rock Show ]]>

Il tredicesimo giorno dello Sherwood Festival 2019 è stato un grandissimo punk-rock show. Ad animare il main stage infatti abbiamo avuto i Creepshow, i The Interrupters e i fantastici Dropkick Murphys. Noi dalla stand "Books & Media" abbiamo seguito la serata in diretta dalla foresta, con il nostro solito appuntamento di "In Diretta dal Festival", una puntata tutta incentrata sul punk-rock e con una sorpresa nel finale!

Qui a lato i podcast della puntata

Questo il link per il report della serata

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 12 - Intervista ai Coma Cose]]>

Dodicesimo giorno nella foresta e questa sera sul main stage dello Sherwood Festival ci sono i Coma Cose, che prima del concerto sono venuti a trovarci nel nostro stand "Books & Media" per una chiacchierata. Tutto questo lo trovate nel podcast di questa puntata di "In Diretta dal Festival"!

Qui a lato il podcast e l'intervista

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 10 - GASP! e Johnny Dalbasso]]>

Tornano i fumetti allo Sherwood Festival! In questa puntata di "In Diretta dal Festival" uno speciale di "Bonaventura" con i nostri conduttori Luca e Jack che intervistano sul divanetto del nostro stand "Books & Media" l'autore della mostra di questa edizione, Stefano Zattera, Vincent Van Love, Johnny Dalbasso, che si è esibito sul second stage del festival, e le autoproduzioni gagliarde presenti al GASP!

Puoi ascoltare il podcast dal player qui a lato.

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<![CDATA[Dropkick Murphys, The Interrupters e The Creepshow a #sherwood19 - Live Report]]>

Report della serata

Gli anni '80 del secolo scorso si sono resi protagonisti di un elevatissimo numero di sperimentazioni artistiche che hanno fondato tra loro vari generi musicali per dar vita a nuove correnti ibride.

La potente e rapida esplosione del punk ha fatto sì che questo genere, scomodo e antisociale, si sposasse con facilità a sonorità differenti. Forse fu merito del fato, o forse di qualche mente particolarmente acuta, sta di fatto che l'esperimento di fondere il crudo punk con generi più datati come lo Ska o l'Irish Folk ha avuto una eco vincente e di successo in tutto il mondo.   

È proprio a questo matrimonio di generi musicali nato così tanto tempo fa che lo Sherwood Festival, in data 19 giugno, ha voluto dedicare la serata. Risultato? Una notte che non ci si dimenticherà facilmente.

I cancelli del Festival sono ancora chiusi e fuori c'è già una lunga fila. Segnale che non ci si sta avviando verso una nottata ordinaria. Sherwood in breve tempo si riempie di quella gente cosiddetta scomoda, che non piace alla nostra borghesia e alle nostre autorità. Gente che a qualcuno potrebbe infastidire o addirittura fare paura. Insomma, la gente giusta per La Notte del Punk!

Ad aprire la festa, direttamente dal lontano Ontario, i Creepshow! La band canadese ha portato un letale punk-rock affinato dalla voce pulita e sensuale di Kenda Legaspi.

C'è un tramonto suggestivo che sovrasta la foresta di Sherwood in questa serata speciale, e ad accompagnare il sole che scivola al di lá delle dune (cit) sono i fratelli Bivona con la frontwoman Aimee Allen, ovvero gli Interrupters. Questa volta il punk espresso dai ragazzi californiani è condito da quelle tipiche note ska che, inevitabilmente, prima o poi, fanno saltare. Canzoni come She's Kerosene e Take Back the Power hanno raggiunto un grande successo nel mondo, e un palco come quello dello Sherwood ha senza dubbio aiutato a consacrare la band anche in Italia.

La notte ci ha ormai raggiunto, la piazza da cui si affaccia il main stage è totalmente piena. L'attesa è quasi terminata ed i quadrifogli nascosti tra i fili d'erba iniziano a sentirsi a casa. “The Boys are Back, and they're looking for troubles!” Fate attenzione brava gente, perché i ragazzi sono tornati e stanno cercando guai. È proprio così che scelgono di presentarsi i Dropkick Murphys al loro pubblico! Senza volersi sbilanciare eccessivamente, ogni anno il festival si riserva le serate in cui sceglie di alzare significativamente l'asticella musicale. Quest'anno una di queste serate l'abbiamo vissuta grazie ai ragazzi di Boston, che con la loro musica adrenalinica, esplosiva e tinta d'Irlanda ci hanno fatto divertire, mettendo a dura prova le gambe e le corde vocali dei fan (chiedere ai conduttori di Radio Sherwood durante la diretta post live).

E allora Let's Go Murphys! Ken Casey ha scelto di abbandonare il basso per seguire Al Barr (con l'immancabile coppola in perfetto stile Peaky Blinders) nel compito di dare voce alla serata. Il resto della band ha regalato una colonna sonora verde. Non verde per l'accezione politica che negli ultimi anni si suole dare in Italia. Ma verde come la speranza di una classe lavoratrice che ancora non ha chinato il capo al proprio capo; come i prati di un'Irlanda mai doma dopo secoli d'oppressione che evocata dal sound celtico del gruppo.

In una performance di livello così alto è arduo trovare momenti di spicco emotivo, ma probabilmente il Rose Tattoo time si è meritato questa menzione. Non sono ovviamente mancati poi gli intramontabili successi della band come I'm Shipping Out to Boston, State of Massachussets o Johnny I Hardly Knew Ya. Interessante anche la dedica ai neo campioni d'Europa del Liverpool, generata dalla cover punkeggiante dell'iconico You'll Never Walk Alone. Come ormai da rito, il concerto si è concluso con l'invito a salire sul palco alle coraggiose fan che hanno seguito dalle prime file, le quali hanno invaso in pochi secondi il main stage. Tipica conclusione con Until the Next Time, scoppio di coriandoli bianchi e verdi e la festa è servita!

Ancora una volta, a un anno e mezzo dal concerto al Gran Teatro Geox, i Dropkick Murphys hanno conquistato Padova con la loro musica e la loro energia.

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La forza del punk

Della serata appena raccontata quello che rimane come contenuto, trasportato dalle note e dalle urla delle persone nel vento di giugno, è stato la forza che un genere con 40 anni alle spalle ancora dietro si porta dietro, e non accenna a fermarsi. Il Punk in tutte le sue varianti stilistiche è ancora momento di catarsi collettiva, tramite un’energia che va ben oltre le pose e la simbologia del genere. Sotto il palco c’era gente di ogni estrazione: dal punk con la cresta blue, al rocker Harley style, persone appena uscite da lavoro con la polo, giovani e giovanissimi in costumi da spiaggia pronti per affrontare il caldo e il sudore del pogo, per finire con persone di età più adulta sotto il main stage non per ricordare i tempi andati bensì vivere appieno il presente, sintomo di come il punk e questo sound siano un linguaggio musicale e sociale capace di adattarsi allo procedere degli eventi.

Probabilmente l’essenzialità di cui si è sempre fatto testimone, promotore, con irriverenza e potenza, sta alla base della voglia di vivere, di esserci e di affrontare con carattere, coraggio, semplicità e spensieratezza ogni giorno, dall’esame più complicato al capo in vena di mobbing. Dagli imprevisti alle novità positive. Spesso questo sound viene narrato solamente nella sua “violenza” e nel nichilismo, quando invece è uno sguardo reale, concreto, consapevole oltre la media della massa dei pro e contro delle strade personali intraprese.

Il farti sentire dentro una comunità aumenta, amplifica esponenzialmente tale condizione, come pochi altri generi musicali, e diventa uno dei motivi per cui la serata del 19 giugno si è connessa davvero bene col mood generale dello Sherwood festival: condivisione, libertà, energia positiva. Torna il concetto di comunità di sera dopo sera, a dire il vero, ma con la tripletta di Dropkick Murphys, The Interrupters e The Creepshow forse ci si è potuti focalizzare sulla formula attraverso cui ogni persona può entrare in contatto al meglio col proprio vicino di concerto.


Questo il link per ascoltare il podcast della serata

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<![CDATA[In Diretta Dal Festival 2019 Day 8 - Intervista a Colle der Fomento e Assalti Frontali]]>

Ottavo giorno di Sherwood Festival, decima edizione dell'Hip-Hop Day. In questa puntata di "In Diretta dal Festival" speciale "Ear 2 The Street", con Max 'Mbassado in conduzione. Ospiti della serata Colle der Fomento e Assalti Frontali, che sono venuti a trovarci nel nostro stand Books & Media per un'interessante chiacchierata. E infine la "Sherwood Hip-Hop Battle" e l'intervista al vincitore di questa edizione

Qui a fianco il podcast della trasmissione e le interviste della serata

A questo link il report del concerto

Sulla nostra pagina Facebook l'intervista video ai Colle der Fomento

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<![CDATA[Rkomi a #sherwood19 - Live Report]]>

“Piacere, Mirko”. Così esordisce Rkomi, 25 anni, entrando nel nostro stand dopo il soundcheck pomeridiano, mercoledì 12 giugno, stasera porterà sul palco le canzoni dell’ultimo album Dove Gli Occhi Non Arrivano. Il sole picchia forte sul park nord, accaldati ci accingiamo a procedere con l’intervista. Qualche domanda mirata a conoscerlo meglio, un giovanissimo artista che esordisce con Dasein Sollen appena tre anni fa, ed è proprio ciò che gli chiedo, ovvero come sia cambiata la sua vita dal primo album al più recente, da Mirko a Rkomi. Dice che vorrebbe saper rispondere bene, perché si è evoluta davvero tantissimo, si definisce un’altra persona. In particolare, si focalizza qualche secondo su quel che ha significato il cambiamento economico nella sua storia personale, definendolo importante, certo, ma di sicuro non il suo argomento preferito.

Successivamente esprime il suo parere sulla domanda inerente la scena urban italiana esplosa tra 2015 e 2016, sul fatto che rischia di diventare un po’ mainstream, pop...un po’ scontata, ecco. Lui si augura il contrario, naturalmente, non vorrebbe che succedesse. “Di base, cos’è il pop? Lo sappiamo ma non lo sappiamo” afferma, e subito dopo arriva al nocciolo della questione: “sta all’artista non smettere di formarsi, informarsi e crescere personalmente”. 

Ed infine, alla nostra domanda legata allo Sherwood Changes for Climate Justice, non si dichiara un grande esempio. Non perché non rispetti l’ambiente, ma perché ancora non si sente un paladino di verde vestito. Però vuole crescere, anche da questo punto di vista: un ragazzo affamato di progresso, in tutto e per tutto.

Ciò che mi colpisce durante la serata, invece, è come cuore del concerto non sia esclusivamente il Main Stage, ma piuttosto il filo elettrico tra Rkomi e il suo numeroso pubblico: canzone, reazione, botta, risposta, applausi, dediche. “Alzate i telefoni in aria, smettete di fare foto, usate le torce, illuminatevi”, e così introduce il primo pezzo sentimentale e forse il più melodico della notte. E poi, come a voler cancellare definitivamente il gap tra lui e la folla, saltella sul palco e ridacchiando esclama: “Minchia ste assi le rompo stasera”. La cosa divertente è che una ragazzina alle mie spalle sta facendo la stessa cosa, arrivando addirittura a correre veloce a bordo palco quando il cantante annuncia di star per eseguire un pezzo inedito. L’unico, credo, di cui il pubblico non conosce tutte (e dico tutte!) le parole. Verso fine concerto, bighellonando col mio blocchetto, origlio brandelli di conversazioni. Una cosa pazzesca, un concerto pazzesco, all’aggettivo pazzesco fischiano le orecchie. Tutti pazzi per questo pazzesco giovane Rkomi. 

Non è di sicuro il pubblico habitué dello Sherwood Festival, non sono i ragazzi coi Colle der Fomento nelle cuffie o che si ricordano delle performance di Caparezza, piuttosto è proprio la generazione dell’urban 2015-16, gli ascoltatori dei nuovi rapper e trapper che già collaborano con grandi nomi (Jovanotti, Elisa…) e che conquisteranno il mondo! Scherzo. Ma è da sottolineare il rilievo che si stanno guadagnando, seppur molto giovani, all’interno della scena italiana attuale.

Ne vedremo, e ascolteremo, delle belle.

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<![CDATA[Colle Der Fomento e Assalti Frontali a #sherwood19 - Live Report]]>

Il report della serata

Ci sono volte in cui il passato bussa alle porte del presente per ricordare a tutti che non se ne è andato. Ci sono volte in cui i Pionieri di una corrente artistica devono alzare la voce e ricordare a tutti cosa c'è stato prima di quel che oggi si ascolta così frequentemente. I cappelli con la visiera laterale, le maglie tre taglie più grandi, i pantaloni larghi e tutto il sano e incontaminato hip hop degli anni '90 sono esplosi allo Sherwood Festival 2019 venerdì 14 giugno, con Colle Der Fomento e Assalti Frontali in apertura.

L'evento che il festival ha dedicato interamente alla musica hip hop ha avuto inizio ben prima del solito. Già poco prima delle 20.00 sul second stage ha avuto luogo la decima edizione della Freestyle Battle. La competizione ci ha mostrato una serie di giovani talenti che lasciano ben sperare sul futuro di questa disciplina artistica nella nostra regione. La competizione è stata vinta dal rapper in capo alla crew ZeroCash, che in una lunga ed estenuante battaglia a suon di rime ha avuto la meglio su Groomo.

Sono le 21.35 quando la storica onda hip hop si prepara a scagliarsi con forza sulla folla, e lo fa in modo diretto, spassionato e tipico di chi sul quel palco ci è già passato molte volte: gli Assalti Frontali. Militant A e Pol G hanno raccontato storie al loro pubblico, le stesse vecchie storie che hanno fatto innamorare una generazione ormai adulta, e che questa notte hanno conosciuto anche i più giovani. Come il racconto di Simonetta, operatrice scolastica a cui il gruppo ha voluto dedicare una canzone; o quella della loro città, Roma, descritta amorevolmente in Roma Meticcia. I “pionieri dell'hip hop” - termine con cui loro stessi si sono definiti - non si sono però accontentati di proporre il loro sound. Seguendo una rotta da sempre sociale e politica hanno intervallato i loro brani con frasi e argomentazioni (spesso spiegate rappando), le quali hanno toccato temi come la natura che ravviva il nostro pianeta, il senso che aveva il rap in Italia negli anni '90, la tematica scolastica la quale dovrebbe essere pubblica, laica e solidale, citando le loro stesse parole.

Dopo essere stati assaliti frontalmente da - solo - la prima parte della serata, il palco si è trasformato nell'ottavo "colle" di Roma: il Colle der Fomento! Er Danno, Masito e la crew hanno esordito accompagnati da una lunga introduzione fischiettata, utile a scaldare un'atmosfera già ardente. La loro è stata una performance potente, costantemente accompagnata da un pubblico presente in grande quantità. A prendersi la scena, oltre al Colle, sono stati la grinta immancabile di Kaos One - altro esponente di rilievo della scena old school italiana - e il beatbox surreale di Alien Dee. Di grande impatto visivo sono stati gli stendardi appesi dietro al palco riportanti l'immagine della copertina dell'ultimo album della band romana, Adversus. Da rilevare inoltre i molti nomi di coloro che il gruppo romano ha voluto ricordare o elogiare durante il live. Solo per citarne alcuni: Sergio Leone, i Wu-Tang Clan, Ice One, Primo Brown (morto tre anni fa) e molti altri. Non è mancato il momento emotivo nel quale Danno ha voluto ricordare il padre scomparso un anno fa (poco prima della traccia Polvere), e successivamente richiamare i Massicci (nome con il quale la band chiama i suoi fan) ad un ricordo dedicato agli amici e parenti scomparsi, ma che in realtà non se ne andranno mai.

Se avete pensato che questa serata abbia fatto palpitare solo i cuori dei nostalgici della vecchia scuola è il caso che vi ricrediate! Assalti Frontali, Colle der Fomento, Kaos One, i ragazzi della Freestyle Battle e tutti gli altri partecipanti all'Hip Hop Day targato Sherwood Festival hanno saputo ancora una volta regalare uno spettacolo senza età. Anche se questa scuola e questa corrente musicale oggi hanno abbandonato le vette della notorietà per le masse, serate così e artisti del genere non hanno ancora smesso di ricordarci quali sono le radici di un sound unico,il quale continuerà inevitabilmente a segnare la storia della musica italiana e mondiale.

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Il senso di comunità nell’hip hop oggi

Cos’è l’hip hop nel 2019? Cosa rimane della golden age, in anni di soldi facili, bling bling, tiraggi vari e basta? Rimane il senso di comunità che va ben oltre la musica, si fonda sull’energia condivisa, sullo stare bene e assieme pacificamente. Si fonda sulla fotta, e sulla potenza di una musica che dal vivo trasmette la convinzione e il coraggio di poter fare qualsiasi cosa nella vita.

Codesto è il lascito del live di Assalti Frontali, Colle Der Fomento e Kaos One, riassumendo quanto provato sotto palco.

Il tassello fondamentale della cultura hip hop che la divide dal rap, inteso come stile musicale usato per ben altri sound, è il senso di comunità, di ricerca e di sfida, elementi che nel tempo rimangono e si trasmettono grazie al lavoro di chi ne porta avanti i fondamenti. Linguaggi, parole, sonorità posso mutare, ibridarsi con tutto quello che accade nel mondo ma queste fondamenta non vengono scalfite.

Gli Assalti Frontali ricordano che il movimento hip hop è azione politica, assieme ad una connotazione che verte su diritti e sull’emancipazione della persona e delle persone perché cittadini del mondo. I Colle/Kaos ricordano invece quanto il genere sia movimento sociale, culturale, di libertà e liberazione dei corpi e delle menti, assenza di paletti definiti tra un’idea e la sua concretizzazione, unico grande flusso creativo.

Questi tempi infausti, polverosi, lasciano le persone chiuse in gabbie ideologiche negative, repressive, aumentate da gabbie (bolle) tecnologiche che invece di essere utilizzati per condividere e conoscere cose belle vengono usate solo per tempestarsi di brutture e odi vari.

Potrei dire che sono stati performati i classici e brani più recenti, che Polvere dei Colle in ricordo di Primo dei Cor Veleno è stata da cuore strozzato, ma il punto non è questo: il concerto è stato dal lato emotivo/relazionale talmente intimo e collettivo che un semplice report non potrà mai riuscire a rendere abbastanza l’effetto. Siamo sinceri. I live sono “dal vivo” perché bisogna viverli di persona, e tutto il resto va in secondo piano.

“Parlare di musica è come ballare di architettura”, citazione abusatissima del buon Zappa ma in questo caso rende bene l’idea di quel che dico. Parlare di musica ed emozioni senza poterle condividere di persona avrà sempre un filtro insormontabile.

Allora il compito diventa quello di evidenziare quello riportato in apertura articolo: comunità, cultura, energia, fotta, ricerca, condivisione. L’enfasi del gruppo, il grasso che cola su cassa, campioni e rullante, la voce alzata per tenere alto il cuore infuso. Il groove e le liriche come reagenti dell’umanità e della creatività. Una grande famiglia in un grande foresta.

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Intervista ai Colle Der Fomento

Podcast Sherwood Hip-Hop Day 10th Edition

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 6 - Intervista a Rkomi]]>

Sesto giorno di Sherwood Festival 2019 e quinta puntata di "In Diretta dal Festival". Per questa puntata live dal festival è venuto a trovarci presso il nostro stand Books & Media, Rkomi, che ha risposto ad alcune domande che gli hanno fatto i nostri conduttori Matteo ed Elettra.

Qui sotto i brani, di lato il podcast con l'intervista

Rkomi - Dove Gli Occhi Non Arrivano

Rkomi - Milano Bachata (Ft Marracash)

Rkomi - Origami

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 5 - Interviste a Roncea, Bartolini e Sotterranei]]>

Dopo la serata di marzo al C.S.O. Pedro, tornano i Sotterranei. Questa volta allo Sherwood Festival 2019, ospitiamo la Sotterranei Night #5, con i live di Roncea e Bartolini che abbiamo avuto ospiti nel nostro stand e nella nostra trasmissione "In Diretta dal Festival" e li abbiamo instervistati insieme ai ragazzi dei Sotterranei.

Puoi trovare il podcast della diretta radiofonica e i concerti qui a lato

Puoi trovare il report della serata qui

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<![CDATA[Sotterranei Night #5 a #sherwood19 - Live Report]]>

Quinta edizione della Sotterranei Night, quinta serata del festival. Sherwood 2019 apre la sua seconda settimana musicale con una serie di live in second stage organizzati assieme al collettivo underground. I giovani dal 2013 hanno contribuito a smuovere le acque della scena padovana e da anni propongono al festival una coppia di artisti: uno esterno e uno che fa parte del roaster della loro etichetta: Dischi Sotterranei.

La serata di martedì 11 giugno si presenta con un clima rilassato e positivo. Sulle 21,10 parte Roncea, artista uscito di recente con l’album Presente, che ammalia il pubblico con un rock cantautorale di pregiata fattura. Sa cucire con abilità sartoriale melodie e suoni alle parole. I massimi punti della sua esibizione si raggiungono nelle canzoni Fuggir via da qui e Muro, due brani che raccontano il viaggio e al contempo la difficoltà del movimento, dello spostarsi.

Dal vivo la voce ha il giusto timbro per portare il pubblico dentro ai suoi mondi in maniera gentile e per nulla forzata: non è un artista “hard” che spacca la scena, irrompendo furiosamente. Invita ad entrare parale dopo parola, nota dopo nota, e questo modus operandi forse permette meglio all’ascoltatore di immergersi nel clima del concerto, ancor più disteso e divertente. Il sentire di chi torna a casa dopo molto.

Sulle 23 invece, dopo un cambio palco, dovrebbe iniziare a suonare Bartolini, ma i classici imprevisti di scena si palesano, il basso non vuole portare il segnale al mixer, e l’artista attacca una cover di Marmellata #25 di Cremonini, solo voce e chitarra elettrica. Il pubblico apprezza e canta a squarciagola un brano oramai grande classico del repertorio della musica pop italiana.

Finalmente le cose si sistemano e il concerto vero e proprio s’accende: Bartolini genera un rock dal sapore pop che rimane bello spinto in ogni sua fase ascendente. Parte piano e poi esplode: una forma canzone collaudata con la quale riesce a esprimersi al meglio. Live dà la giusta sottolineatura alla melodia e all’emotività nelle parti iniziali delle canzoni, per poi contribuire al fuoco e all’energia degli strumenti, in particolare la batteria guida le vibrazioni fisiche e dell’umore. Quest’ultimo è lo strumento destinato a gestire i cambi di tensione e spinge le persone a ballare fino a pogare sotto palco. Penelope (dal primo full lenght BRT vol.1) è la performance più riuscita, sentita, condivisa fra musicisti e pubblico, e fra il pubblico stesso. Il cantante smolla a terra la chitarra qualche volta, dimostrando tutta la scarica di potenza percepita dentro un flusso in comune con la folla.

La Sotterranei Night si conclude con un bis finale e un saluto al pubblico, le cui birre iniziano a farsi vuote e i volti un po’ sudati. In generale quello che rimarrà negli anni a venire, e che cresce, anzi, di edizione in edizione, è di come il team up musicale fra Sherwood Festival e Sotterranei riesce a farti sentire a casa, artisticamente parlando, consapevole che nella Città del Santo la musica vive, pulsa ed è sempre di passaggio! Senza confini.

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 3 - Intervista a The Cadillac]]>

Prima edizione della Boogie Night allo Sherwood Festival e in questo terzo appuntamento di "In Diretta dal Festival" abbiamo ospiti la band The Cadillac, la band che si è esibita sul second stage e Mr Boogie, maestro di ballo di boogie presso la scuola ospitata nei locali di Radio Sherwood.

Qui sotto i brani, di lato i podcast con le interviste

Brian Setzler - Americano

Ex Otago - Cinghiali Incazzati

Bartolini - Ferrari

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<![CDATA[Dutch Nazari a #sherwood19 - Live Report]]>

Giocare in casa, si sa, porta sempre grandi vantaggi. Le competizioni sportive vantano centinaia di esempi a favore di questa tesi, ma perché con la musica dovrebbe essere tanto diverso?

Edoardo (detto Duccio) Nazari - in arte Dutch Nazari - è l'esempio che nella seconda serata di Sherwood Festival ha confermato questa regola. Il cantautorapper sopracitato non solo nasce e cresce proprio in provincia di Padova, ma confessa durante l'intervista pre live di aver avuto -soprattutto in giovane età- un rapporto molto stretto con il festival del quale per una notte è stato assoluto protagonista. Che l'essere di casa abbia inciso o meno, questo non è dato saperlo. L'affetto del pubblico era tangibile. Non era difficile percepire nell'aria che Dutch, una volta sul palco, lo avrebbe trovato lì, come un amico presente a sostenere ogni sua nota e ogni suo verso. Un piccolo assaggio di questo amore il cantante lo ha avuto appena ha concluso la sua intervista, quando una fan lo ha fermato per concedersi un lungo abbraccio col suo beniamino.


Ad aprire le danze i cugini genovesi che compongono il duo Era Serenase. Un Electro hip-hop con la giusta dose di genuina impertinenza che si guadagna meritatamente, con il passare dei minuti, sempre più interesse da parte del pubblico. Titoli come Piccoli Drogati Crescono e La Morte Spiegata ai Bambini dovrebbero far intendere perfettamente che questi due giovani artisti non hanno certo paura delle critiche e dei bigottismi che, fortunatamente, sanno di dover stare alla larga dalla foresta di Sherwood.

Nel tempo interposto tra i saluti degli Era Serenase e l'urlato Buonasera! di Dutch Nazari, a prendersi la scena è “Il Poeta”, che si presenta con l'intento di recitare una poesia al pubblico. Dall'ipotetico rischio di assaporare una triste figuraccia, il monologo ottiene consensi e applausi soprattutto dopo il commovente inno alla resistenza partigiana italiana.

Sono le 22.30 passate da poco quando il cantautore padovano si presenta alla sua gente, e subito si capisce che le percezioni avute nelle ore precedenti erano esatte. Il pubblico è attivo, canta, si diverte e urla emozionato ogni volta che viene annunciata dall'artista la prossima canzone! Cosa si potrebbe chiedere di meglio? Dutch Nazari è a suo agio, si vede chiaramente. Gioca col pubblico, parla molto tra un brano e l'altro senza alcuna tensione. Racconta aneddoti e dimostra una scioltezza sul palco essenziale per chi vuole rimanerci per molti anni.

Duccio ovviamente non risparmia nemmeno una hit ai suoi compaesani. I momenti di entusiasmo collettivo non si fanno attendere quando iniziano, ad esempio, le prime note di Mirò e Amore Povero. Come spot politico al suo ultimo album Ce lo chiede l'Europa il cantautore a metà concerto indossa anche la felpa con il cerchio di stelle. Indumento che, da vera star, sceglie di gettare tra il pubblico durante le battute finali del live. È sempre su quest'onda di entusiasmo sociale che, in modo piuttosto inaspettato, il pubblico eleva alle stelle l'iconica Bella Ciao, subito seguita dal cantante che gestisce come un direttore d'orchestra i cori della gente.

La tattica del bis con il botto è sempre una mossa vincente e a quanto pare Dutch Nazari lo sa bene, visto che sceglie con gran successo di tenere in fondo alla scaletta Calma le Onde, gettando così la miccia decisiva per glorificare il successo della serata. Da rilevare durante il brano conclusivo il ritorno sul palco degli Era Serenase seguiti da altri membri dello staff per terminare in festa una performance piacevole e di successo.


Oggi faccio un salto mentale indietro di dieci anni, senza farmi notare mi metto in piedi accanto a quel ragazzone biondo sotto il palco grande di Radio Sherwood, al concerto di Manu ChaoCaparezza, che guarda a quel palco come qualcosa di stupendo e irraggiungibile, e rido. Queste sono le parole che il cantautore ha scritto prima del concerto sul suo profilo Facebook. Malinconiche, ma che fanno sorridere. Deve essere stato un grande traguardo per lui, che nella serata di ieri ha saputo onorare nel migliore dei modi. Chissà se quel ragazzino di dieci anni fa avrebbe amato il ragazzone biondo sul palco.

Per ascoltare l'intervista integrale a Dutch Nazari ospite nello stand Books & Media di "In Diretta dal Festvial" clicca qui


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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 2 - Intervista a Dutch Nazari]]>

Secondo giorno di Sherwood Festival e secondo appuntamento anche con il programma di Radio Sherwood che trasmette dallo stand Books & Media. In questa seconda puntata è venuto a trovarci Dutch Nazari che si è esibito la stessa sera sul main stage dello Sherwood Festival, ne è venuta fuori una bella chiacchierata con chi il festival l'ha prima vissuto e ora ci si esibisce.

Per la recensione del concerto di Dutch allo Sherwood Festival 2019 clicca qui

Qui sotto i brani di lato il podcast

Dutch Nazari - Calma le Onde

Carl Brave (Ft Max Gazzè) - Posso

Assalti Frontali - Enea Super Rap

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<![CDATA[Murubutu a #sherwood19 - Live Report]]>

Si potrebbe pensare che la scena hip hop italiana, dopo ormai trent’anni di vita, abbia già vissuto ogni tipo di fusione artistica e abbia già affrontato ogni genere di tematica. Forse è così, ma ciò che non si può negare è che quello che un artista come Murubutu sta facendo è senza alcun dubbio interessante, ben fatto e in parte innovativo. Murubutu, nome d’arte di Alessio Mariani, prima dell’intervista passeggia per lo stand sfogliando qualche libro, soppesandoli, alla fine ne acquista uno. Un atteggiamento quotidiano e umano, che la fama tuttora in crescendo non ha intaccato. Dopo l’apertura dei Metro Quadro & Flexional, la band di Chioggia che si diverte e fa divertire, le note di I Miss You invadono l’atmosfera caotica del festival, mescolandosi con l’aria frizzante e il profumo di aspettativa. La coda al bar vela sembra non finire mai, nessuno vorrà schiodarsi dal Main Stage a concerto iniziato. Pochi minuti, e Murubutu ci sta già dicendo quale onore immenso sia per lui aprire Sherwood. Sono le 22 e 38. Sale sul palco, il professor Alessio Mariani, a braccetto col suo ultimo lavoro, Tenebra è la Notte ed altri Racconti di Buio e Crepuscoli, e con uno di questi brani si prepara a scaldare il pubblico: Idem. Tra una canzone e l’altra, un sottofondo di cicale che ricorda la campagna estiva, uno splendido filo conduttore che cuce l’album alla notte, protagonista di quest’ultima creazione. Non è solo sul palco: gli fanno compagnia Dj T-Robb e Dia, illuminati dalle luci viola.

Girovagando, noto le coppiette sdraiate in collinetta baciarsi appassionatamente con Grecale in sottofondo, la folla esplodere ai primi accordi di Mara e il Maestrale, il trucco è tendere l’orecchio e bersi ogni parola. I versi, se ascoltati attentamente, fanno apprezzare la bellezza dello story telling, uno stile musicale già di per sé coinvolgente col valore aggiunto della conoscenza filosofica dell’artista. Occhiali di Luna inizia a diffondersi, e la dedica alle creature della notte. A tutti noi. Mi incuriosisce un ragazzo magrolino seduto a terra, la sigaretta tra le dita, canticchia e si dimentica di fumare; alla fine della canzone si guarda le mani sporche di cenere, come se non capisse bene come c’è arrivato lì seduto. Come accennavo prima, è un concerto da assimilare, in un tu per tu con noi stessi.

Non sono mancati i richiami a Dutch Nazari e Caparezza, nel rispetto della collaborazione che l'artista reggiano ha fatto con loro. Un live intenso, piacevole, che ci ha senza dubbio regalato una serata di ottimo rap e di palpabili emozioni.

Per ascoltare il podcast della puntata di "In Diretta dal Festival" con l'intervista integrale a Murubutu clicca qui

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<![CDATA[In Diretta dal Festival 2019 Day 1 - Intervista a Murubutu]]>

Prima puntata di "In Diretta dal Festival", la trasmissione di Radio Sherwood che segue lo Sherwood Festival 2019. In questo primo appuntamento abbiamo intervistato Murubutu, che si è esibito sul main stage dello Sherwood Festival 2019 in apertura della kermesse. Abbiamo poi presentato le nostre trasmissioni e gli appuntamenti che ci aspetteranno durante i trenta giorni di festival.

Per leggere la recensione del concerto clicca qui

Qui sotto i brani, di lato il podcast

Murubutu (Ft. Dutch Nazari e Willie Peyote) - Occhiali da Luna

Rkomi - Aeroplanini di Carta

Colle Der Fomento - Eppure Sono Qui

The Interrupters - Take Back The Power

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