<![CDATA[andrea-de-rocco | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/211/andrea-de-rocco/articles/1 <![CDATA[La palude dei fuochi erranti]]>

Mi hanno invitato ad un gioco sui social: pubblicare 7 copertine di libri (una al giorno per 7 giorni) senza alcun commento, solo le copertine.
Si spera che il gioco diventi virale e che riesca a promuovere la lettura. Ma il virus della lettura spesso contagia chi è già malato e difficilmente intacca chi del libro ha paura considerandolo portatore di quel morbo pericoloso chiamato cultura.
Però i sostenitori del gioco mi dicono: “E dai, pubblicare l’immagine della copertina di un libro è cosa innocua, è cosa sana e sicura”.
La parola "sicura" m’insospettisce sempre, deriva dal latino sinecura ovvero senza cura e in tempi di “corona virus” ciò mette paura. Tuttavia, ben si sa, la paura è essa stessa contagiosa e in molti casi crea una curiosa morbosità. Ecco detto il perché della decisione di partecipare, a modo mio, al gioco. Mi son detto: “in questo contesto vale la pena evidenziare un libro che parla di morbi che, magari nel passato, hanno seminato il panico” .
Vi voglio segnalare l’ultimo romanzo di Eraldo Baldini, “La palude dei fuochi erranti” (Rizzoli) che racconta di un villaggio nel 1630 , immerso tra campi e acquitrini, gli abitanti del quale vivono con angoscia la diffusione della peste, che ha già raggiunto le comunità vicine.
Durante la preparazione di una fossa comune in vista dell’epidemia, i monaci della locale abbazia scoprono numerosi scheletri, all’apparenza morti in maniera violenta. Mentre ci si interroga sulla vicenda, arriva nel villaggio il commissario apostolico Monsignor Diotallevi, chiamato a gestire i cordoni sanitari per limitare l’epidemia.
I lavori di allestimento sono funestati da eventi inspiegabili: fuochi sospesi, animali scomparsi, untori misteriosi e altri fenomeni, scatenano le più disparate considerazioni.
Sono eventi naturali? C’è lo zampino del maligno? Potrebbero essere provocati dall’uomo?
Più o meno le domande che ci facciamo oggi, terrorizzati più di ieri da tutto ciò a cui non diamo confini certi.
La palude è luogo che mi ha sempre intrigato, del resto sono nato e cresciuto nel basso Piave, in un territorio in cui le molte acque incerte definivano gli spazi e il tono delle esistenze dei miei antenati. Li definivano “vaghi” perché vivevano dove l'acqua esondava riprendendosi gli spazi dove avevamo progettato di stabilirsi, creando nuovi stagni, paludi. Come Salicornie riuscivano comunque a resistere nelle depresse zone centrali delle paludi, dove l’acqua ristagnava in superficie, restando sospesi tra terra e acqua, tra dolce e salmastro.

La modernità e le bonifiche ci hanno liberato da quel mondo instabile e dalla sua “mala-aria” con una trasformazione radicale dei luoghi dove tuttora abito. Una tabula rasa del mondo precedente che ha fatto uscire l'acqua, elemento instabile per natura, dalla quotidianità della vita dei nostri avi. Il rapporto che c'era con quel confine incerto tra terra ed acqua viene cancellato e con questo viene eliminata anche quella saggezza, indotta da quel territorio, che liberava dal bisogno di sicurezza, che a ben pensare non esiste mai, se non nel suo significato etimologico di assenza di paura (sine cura).
La paura è il modo migliore per aumentare l’insicurezza e l’unica sicurezza consiste nel non aver paura del possibile, nel volgere lo sguardo oltre il visibile. Proprio come fanno Maddalena e Luigia, le due donne che nel libro di Baldini sembrano essere le uniche dotate della capacità di convivere con l’instabile e capaci di vedere un disegno ben più malefico, a tal punto da relegare in un secondo piano anche la minaccia della peste imminente.
“Adesso ditemi: c’è il Diavolo, qui?” “Ce ne sono tanti. Ma non hanno l’aspetto che voi pensate”
La vecchia strega (Luigia) e la giovane ragazza dell’albero (Maddalena) sembrano veramente aver capito che il virus più pericoloso è l’avidità dell’uomo e che per questa malattia a poco servono i cordoni sanitari.
Ancora oggi non c’è antidoto ad una avidità umana che oramai ha consumato il pianeta.
Il contravveleno per bonificare il mondo e l’oltremondo si trova, anche oggi, nelle presenze sfuggenti, nel loro vagare oltre i confini certi. La palude è nemica degli approdi stabili, inadatta a stabilire primati, sconosciuta a coloro che vivono in terre alte.
Ecco perché è lì che più facilmente s’impantana l’avidità umana.
Infine, l’avrete capito, questo gioco a cui sono stato invitato, ovvero pubblicare 7 copertine di libri (una al giorno per 7 giorni) senza alcun commento, solo le copertine, si è trasformato nell’ennesimo cortocircuito dei miei neuroni.
Eh sì, devo ammetterlo, per sopravvivere faccio uso di antidoti, frequentemente sono libri come questo, e il loro principio attivo spesso deborda nel mio cervello cambiandone la geografia. Come succedeva nelle terre basse dei miei antenati, nella palude.

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<![CDATA[Diserzioni: Memoria sbiadita]]>

i ritrovati ricordi smarriti,
i giorni a venire e a finire,
i chiaro scuri di albe e tramonti
gli indefiniti ponti e confini
i fili sottili che legano passati e futuri
l’ossimoro di una vivida memoria sbiadita

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Playlist:

Barbara De Dominicis + Monolyth & Cobalt: A Fading Memory

Veiila: Exorcism

Seyes: Beauty Dies

Mr. Mitch: Jade

Chiara Morucci: Drone (Vocal Version)

Carla Dal Forno: No Trace

Dark Arts: Autumn red

Open To The Sea (Enrico Coniglio & Matteo Uggeri):  Facing the Waves

Breathless: Please be happy

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<![CDATA[Diserzioni: Come inside]]>

intro:

Non cercare di esprimere l'ascolto
Quello vero è sempre intimo
È nell’animo che si muove
Silenzioso, misterioso,
Come un moto interiore

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Playlist:

Lorenzo Masotto: Inside

Robert Haigh: Stranger On The Lake

Bucky: Omni Trio

Instinct: End Of A Road

Kuroi Ame: Rain Inside

Alicks: Fell

Double Mixte: Romance Noire

Danse Society: Come Inside

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<![CDATA[Diserzioni: By Air or by Sea ]]>

Che tu venga dal mare o dall'aria, che importa?
Che tu sia Angelo o Sirena, che importa?
L'importante è che ci rendi salubre l'acqua e il vento,
restituendoci la vibrazione di un mondo meno velenoso,
e dispensandoci il sollievo del suono.

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Playlist:

Cult With No Name: By Air or by Sea

Cigarettes After Sex: Don't Let Me Go

Boduf Songs: Unseen Forces And How To Use Them

Chromatics: On The Wall

Pan American: Brewthru

Oliver Cherer: Weight Of The Water

Jonnine: I Don't Seem Myself Tonight

Lunaires: Healing Hurricanes

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<![CDATA[Diserzioni: alla ricerca di un mood, un'atmosfera, una dolce deriva]]>

La voglia di fare una passeggiata liberatoria lasciando a casa le incombenze quotidiane, una camminata per prendere un po' di respiro dalla realtà. Il desiderio di uscire alla ricerca di un mood, un'atmosfera, una dolce deriva. La smania di assecondare quelle diserzioni sonore, ascoltandole in silenzio. 

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Playlist:

Yves Tumor: Perdition

Bucky: Stolen Intimacy

Volor Flex: Wait

Vacant: Broke

Ghosts Of Paraguay: Cold Nights

Desolate: Divinus

Manu Shrine: Cahoot

Pensee: Lanaa

Synkro: Lunar Cycle (Phase I)

Burial, Four Tet, Tom Yorke: Mirror

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<![CDATA[Una decade di sonore diserzioni ]]>

Istigato da Sherwood a compilare una lista degli album più significativi degli anni '10 mi sono messo al lavoro. Inutilmente. Vista la quantità di suoni da analizzare e non riuscendo a mettere a fuoco la situazione, mi è sembrato illusorio anche tentare di farla. Perché? Sarà che mi sono formato in un'era precedente alla digitalizzazione, ma per il sottoscritto gli anni '10 sono stati un'accelerazione straordinaria e disorientante: l'avvento dei social, la tecnologia 2.0, lo streaming, il podcast, spotify, bandcamp, soundcloud... Per quanto mi riguarda sono stati anche anni contrassegnati da alcuni significativi congedi, più o meno definitivi: l'addio ai supporti fisici sonori (cd e vinile), l'addio alla modulazione di frequenza (F.M.) radiofonica, sono solo due esempi.
Accelerazione non vuol dire velocità. Vuol dire anche velocità, ma non solo.
È più una intensificazione dei processi, perché non aumenta solo la rapidità ma anche il volume del flusso. Per godere dell'accelerazione bisogna divenire consapevoli che è nel processo del fluire che risiede il senso e non in ciò che è misurabile, catalogabile, come succedeva un tempo. Se non si assume questo resta solo l'esasperazione dovuta all'accelerazione.
Prima di arrivare a questa consapevolezza, pur ricercando in una nicchia sonora, mi sono trovato a fagocitare così tanti suoni e a inghiottire così tante musiche convinto che il mio cervello fosse in grado di elaborare il tutto.
Il problema è tutto lì, o quasi. Nella rottura del rapporto tra orecchio e cervello. Fra ascolto e conoscenza. Ascoltare non è più sufficiente a conoscere. Oggi per conoscere e capire la musica non basta un gran volume di cose ascoltate. Terremotata dalla pervasività delle nuove tecnologie la logistica della percezione sconta una debolezza cognitiva che assume proporzioni sempre più allarmanti. Fatto sta che il mio orecchio, intento ad ascoltare più suoni possibili, si è rivelato incapace di quel processo di strutturazione delle informazioni e del sensibile che è alla base di ogni conoscenza.
Il cambio di paradigma è stato doloroso ma necessario. Non ci sono più le onde musicali da cavalcare perché l'onda è il mondo stesso. Che fare allora? Quale stratagemma trovare per continuare a godere ancora del suono?
Probabilmente l'unica via è scegliersi le scie più congeniali al proprio sentire, crearsi delle partiture per composizioni multiformi che accompagnino l'inevitabile spaesamento.

Radio & Blog

La radio da sempre è il mezzo che mi ha costretto a discernere, a scegliere i suoni da trasmettere ogni settimana. Selezionare i brani da mettere in playlist è un modo per disegnare mappe, per mettere alcune boe di segnalazione in questo oceano sonoro, sperando siano utili almeno per delineare un viaggio. Dare un titolo e un intro ad ogni trasmissione mi ha aiutato a creare percorsi, più o meno coerenti, nel marasma di uscite sonore che m'inondano.
Negli anni 10 l’avvento della comunicazione 2.0 ha permesso inoltre di andare oltre la comunicazione prettamente radiofonica (che continua ad esistere) sfruttando le potenzialità che oggi ci offre la rete. “Diserzioni” ad esempio è diventata anche un blog all’interno del portale sherwood.it dove cercare di raccontare il suono proposto, narrare le tempeste e gli arcobaleni di questi naufragi nell'oceano di suono.

Book

Una sorta di radio scritta, con tanti consigli ben lasciati nel racconto” così è stato descritto “Diserzioni – naufragi nell'oceano di suono” il libro che raccoglie molti degli articoli che sono stati pubblicati su sherwood.it Fissando su carta questi articoli, prima che venissero dispersi nella rete, sono uscite una serie di istantanee, di pensieri scritti mentre il suono vaga nella notte, di intimità condivise, parole uscite spontaneamente, nate per lo più nel compilare le playlist della trasmissione. Non è una narrazione lineare bensì una sorta di monologo interiore fatto di piccoli stupori, di scatti e distrazioni, di associazioni libere. Le parole come il suono cercano di creare un’atmosfera, o almeno sperano di farlo.

Ecco cosa vorrei fosse stata Diserzioni in questi anni '10: un mood, un'atmosfera, una dolce deriva.

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<![CDATA[Quella strana alchimia tra lettura e ascolto]]>

Come succede ad ogni fine anno solare ecco giungere il tempo di giocare con il riavvolgimento del nastro della memoria, con le musiche ascoltate nei 12 mesi appena trascorsi, giusto per capire se il mio naufragio nell'oceano di suono segue ancora qualche miraggio che assomigli ad un, seppur illusorio, punto di approdo.
La mia tremolante bussola, ormai fuori uso,  mi dice che è meglio rassegnarsi alla deriva nell'impetuoso mare sonoro, ed attrezzare la zattera per renderla più confortevole possibile.
Del resto non c'è mai stata così tanta musica in giro, se ne ascolta ovunque: la musica in sottofondo mentre si viaggia, mentre si lavora, mentre si fa sport e addirittura mentre si conversa con altri con un orecchio libero e uno con la cuffia collegata al dispositivo multimediale. Insomma è più opportuno dire che oggi si sente moltissima musica ma non si ascolta veramente più niente. Dove per ascoltare intendo “dare attenzione”.
Chi, come il sottoscritto, da giovane ha consumato certi dischi a furia di suonarli, ne ha imparato a memoria i testi , ne ha condiviso le passioni e le sofferenze, oggi si ritrova spesso spaesato.
Il sempre più risicato tempo per un ascolto immersivo e la quantità infinita di musica che m'inonda ha fatto sì che quel gesto che condizionava in maniera decisiva il mio modo di stare al mondo ora è diventato più semplicemente un valido accompagnamento del mio sguardo sul mondo.
Niente di male in tutto ciò, sia chiaro, ma questo ha fatto emergere in me un quesito:
C'è qualcosa che nel 2019 mi abbia scosso, eccitato, depresso e turbato, e che abbia inciso sulla mia percezione del mondo e di me stesso come facevano quei dischi che mi hanno formato?
Probabilmente sì, ma si è trasformato in qualcosa di diverso, veloce e sfuggevole come i tempi che viviamo. Sicuramente è più complesso riconoscerlo, definirlo, e sempre più spesso è diventato multiforme e crossmediale.

Frequentemente mi ritrovo ad ascoltare musica leggendo un libro, in treno, nelle sale d'aspetto, nelle pause, perfino nel mio “buen ritiro” notturno e a volte succede che questa abitudine riesca ad amplificare le sensazioni e le emozioni prodotte dalle parole, o viceversa che le parole che sto leggendo s'integrino perfettamente nel suono che sto ascoltando. Quando capita nasce una relazione speciale sia con ciò che sto leggendo sia con ciò che sto ascoltando.
Ecco cosa voglio raccontarvi del mio 2019: quella strana alchimia che a volte si crea tra parola scritta e suono, quel sottile artificio che riesce ancora a far sobbalzare l'animo:

Francesca Tassini: Come mosche nel miele (Solferino)

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Michel Houellebecq: Serotonina (La nave di Teseo)

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Claudia Durastanti: La straniera (La nave di Teseo)

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Viola Di Grado: Fuoco al cielo (La nave di Teseo)

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Wu Ming 1: La macchina del vento (Einaudi)

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Laura Pugno: La metà di bosco (Marsilio)

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Alessandro Bertante: Pietra nera (Nottetempo)

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Mark Fisher: Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia (Minimun fax)

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Alessandro Tasinato: Il fiume sono io (BEE)

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Sandro Veronesi: Il colibrì (La nave di Teseo)

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Valerio Mattioli: Remoria (Minimun fax)

Ricordando che questa non è una playlist di fine anno ma un'idea che mi è venuta per evitare di farla, dulcis in fundo mi preme consigliare di cuore il progetto “Alone” di Gianni Maroccolo che, nel tempo della musica infinita, crea un “disco perpetuo” che prevede una serie di pubblicazioni semestrali, cadenzate ogni anno al 17 di dicembre e di giugno. Un lavoro multiforme e  crossmediale che unisce le sue illuminazioni musicali ai racconti visionari di Mirco Salvadori e alle illustrazioni di Marco Cazzato.
Creando quella strana alchimia tra suono, scrittura e illustrazioni che riesce a provocare quel sobbalzo dell'animo che ho tentato di decrivere con questo articolo.

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<![CDATA[Diserzioni: Disconnessione]]>

intro:

il dover esserci sempre e in tempo reale
dentro il fluire dello sciame digitale
sta diventando una piaga sociale.
Ecco che per ritrovare la giusta introspezione
la lentezza e la distanza della riflessione
talvolta senti il bisogno della disconnessione

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Playlist:

Gleodream: Disconnect

Morgen Wurde feat. Maria Estrella - Lässt Los

Liam Thomas: Vega

OGLΛK: A Lifelong Struggle

Sorrow: Carpe Noctem

Phenom: Genesis

Sora: Birdy

Raime: Num

Max Richter - On the Nature of Daylight

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<![CDATA[Diserzioni: Maggese]]>

intro:

Negli spazi abbandonati,
nei luoghi marginali,
nei territori lasciati in-colti,
si rigenera, silenziosamente,
un fertile paesaggio sonoro

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Playlist:

Offthesky: Fallow

Hior Chronik: Beneath

Hammock: Afraid To Forget

Hollie Kenniff: Field Edge

PCM: Atraves

Giulio Aldinucci: Brezza (Perduti Arsi Tramonti)

Bersarin Quartett: Wie Von Selbst

Brian Eno: By This River

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<![CDATA[Templebeat – Interzone]]>

Erano gli anni 90.
Gli anni novanta furono una deriva straordinaria, la rivoluzione elettronica, la disgregazione delle identità che hanno fatto l’ossatura del ventesimo secolo, la comunicazione globale e musicalmente la fine delle onde musicali.
D'un tratto non ci sono più new wave e neppure no-wave, perché l’onda è il mondo stesso, internet, la digitalizzazione, la musica diventa liquida ed infinita e rende tutto più complesso (più ricco?!). L'inizio degli anni '90 furono il periodo di quel passaggio, vissuto con la giusta irrequietezza da chi era minimamente riflessivo e da chi non era rimasto abbagliato dal facile entusiasmo per l'era digitale. We Are Reasonable People with Weird And Radical Projects.
La WARP, etichetta simbolo di questa rivoluzione, ha dato voce e colonna sonora alle nostre isolate "bedroom discoteque" mentre il web si formava. I primi lavori di questa label si collocavano in una “terra di mezzo” tra l'elettronica industrial anni '80 e la nuova era “ambient techno” (Sweet Exorcist, Forgemasters, LFO...). In questa “interzona” tra l'oscurità degli anni 80 e la promessa di una luminosa nuova era si muovevano anche i Templebeat, band trevigiana che all’inizio degli anni novanta acquisì una notevole visibilità internazionale.

Torna ora disponibile - dopo quasi 30 anni – Interzone, uno dei primi lavori della band.
Il quartetto (Rudy Dalla Mora, Pietro Zanetti, Giorgio Ricci e Michele Benetello) fu tra gli autentici pionieri di quell’elettronica radicale in odor di industrial ed allo stesso tempo proiettata nella nuova era che si sviluppò tra il finire degli anni ottanta e l'inizio degli anni 90. Carriera breve ma dalle ricche soddisfazioni: nel 1992 il loro secondo singolo Einstein On The Beach guadagna le classifiche specializzate, divenendo in breve uno dei riempipista di punta della stagione in Germania (Technoclub) e Inghilterra (Hardclub e Eurobeat 2000). E ancora: due album sulla prestigiosa etichetta Dynamica, una capillare distribuzione Rough Trade in Gran Bretagna, la vittoria all’Arezzo Wave del 1991, l’inclusione in alcune compilation statunitensi, uno speciale sulla MTV britannica, numerose apparizioni televisive (Rai, Videomusic e la ZDF tedesca) e un intensa attività live in tutta Europa (culminata con la chiamata al Popkomm di Colonia) fecero dei Templebeat una delle migliori e più tenaci merci d’esportazione del nostro paese. La riedizione in vinile a cura dell’etichetta spagnola Aspecto Humano riporta integralmente gli otto brani del nastro originario arricchito da una nuova masterizzazione ad opera del dj e produttore olandese Alden Tyrell.

Il pensiero positivo, quello della crescita infinita , quello dell'ottimismo ad ogni costo che ha contraddistinto l'era elettronica di inizio anni '90  si è rivelato ben presto un'illusione facendoci ripiombare un una visione “no future” forse ancora più radicale di quella degli anni 80. Ecco allora che rivivere un suono oscuro che leggeva le inquietudini di un periodo storico dove tutto sembrava luminoso e progressivo, può tornarci utile. Peraltro anche molto piacevole.

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<![CDATA[Diserzioni: Un'altra storia]]>

intro:

C'è una musica che scorre sempre,
senza interruzioni e deviazioni,
lungo un binario predefinito.
C'è un suono che invece a volte deraglia,
sbanda rischiosamente fuori dalle rotaie,
ed è subito un'altra storia

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Playlist:

Galcher Lustwerk: Another Story

Night Lovell: Bad Kid

Steven Warwick: danke

AS: Acá (feat. Lalita)

MHYSA: Games

Andy Stott: Dismantle

Burial: Old Tape

Ekoplekz: K-Punk

Alexey Obraztsoff - Winter Life

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<![CDATA[Diserzioni: Le lezioni non imparate]]>

intro:

L'ascoltare oggi è diventata materia impegnativa,
devi sapere discernere e scegliere a cosa prestare attenzione,
però continua ad essere un insegnante essenziale
per le tante lezioni non ancora imparate
nell'infinito confronto con l'altro da sé

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Playlist:

Ziur & Samantha Urbani: All Lessons Unlearned

Clams Casino: Rune

VVV: Snowblind

IWSYS: you'll

Linear_Curb: Menagerie

Lapalux: Voltaic Acid

Anteser: You Have Come

Deadzone: Lost

Gidge: I Fell In Love

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<![CDATA[Diserzioni: Buia foresta]]>

intro:

È un po' come seguire un timido raggio di luna
che ti indica il sentiero nel fitto intreccio oscurante
delle chiome di una foresta.
È un po' come ascoltare il lieve suono
che t'accompagna nei lenti silenzi notturni
dentro i respiri profondi del buio

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Playlist:

Desolate: In The Forest Hides A Light

Boredom: Forest

Lazarus Moment: The Place Where we Grew Up

Phelian: Black Orchid

AK: Make Me Feel

Halls: Lifeblood

Azaleh: Herzschlag

Deamonds: 1Q84

Meemo Comma: Psithur

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<![CDATA[Diserzioni: Struggente piacere]]>

intro:

Godere di certe cose chiaro-oscure,
segrete, nascoste tra l’ombra e la luce.
Scompigliare lo scandire del tempo,
ora, sospesi tra il passato e il futuro.
Provare uno struggente piacere,
sonoro, oscillando tra il classico e il romantico

**************

Playlist:

Vanessa Wagner: Struggle for Pleasure (GAS Version)

A Winged Victory for the Sullen: Our Lord Debussy

Nils Frahm: Sweet little lie

Jessica Pavone String Ensemble: Hurtle and Hurdle

Justin Wright: Modular Winter

Jonny Nash & Gigi Masin: Butterfly's Tale

Gigi Masin: Anemone

PAN-AL: Jár

Jogging House: Wounds

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<![CDATA[Diserzioni: L’inevitabilità del sentire]]>

intro:

osservare, spesso con ironia,
il proprio agire, le proprie convinzioni,
e le inquiete agitazioni,
considerandole, dentro la complessità del vivere,
come l’inevitabilità del tuo sentire
in mondo che fatichi a capire

***********

Playlist:

Brimstone:Inevitability

Bucky: Over you (feat Mahoney Outcast)

Balmy: Reborn

aLone: all of you

TBFM: Distance

Pensees: Oxygen

Timmies: Hollow (ft. Nineteen95)

Mathias Hammerstrøm: Why Won't You

4lienetic: monos

Alex Smoke: Vox Humana

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<![CDATA[Diserzioni: Suono gravitazionale]]>

intro:

Quando non senti più il tuo peso
e rimani affascinato dal quel suono astratto,
quando cadi liberamente dentro al suo vortice, 
è perché sei attratto da una piacere tale
che sembra una forza gravitazionale

*****************

Playlist:

Sven Weisemann: Gravitational

Max Cooper: Perpetual Motion

Dominik Eulberg: Fünffleck-Widderchen

Jacques Greene: Stars

Coleanel: Journey

Loraine James: Sensual

Flora: Drowning Eyes

Vallmo: Dive

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<![CDATA[Diserzioni: The Sadness of Gaia]]>

intro:

La terra ne ha passate, di nottate, di soglie, di ere,
e molte di queste prima di noi.
E tante altre ne passerà anche dopo di noi.
Il dolore e la tristezza che ora sembra pervadere il pianeta,
è solo il passaggio obbligato da attraversare
per andare verso un mondo senza di noi.

******************

Playlist:

Marta Raya: The Sadness Of Gaia

Trentemoller: Blue September

Carla Dal Forno: I'm Conscious

Wicca Phase Springs Eternal: Together

Not Waving & Dark Mark: City Of Syn

Santa Muerte: Ritmo De Selva

Alessandro Cortini: Amore Amaro

Bruno Bavota: Sneaking Behind The Falling Sky

Emanuele Errante: Anema

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<![CDATA[Diserzioni: Il mistero del suono]]>

intro:

quando finalmente riuscii a rompere gli indugi,
le prime parole, che iniziarono a fluire
dentro quella spugna che ricopre il microfono,
assomigliavano a un farfugliare incomprensibile,
l'unico che sembrava capirle era il suono che scorreva in sottofondo
e che improvvisamente s'innalzava coprendole di mistero

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Playlist:

Telefon Tel Aviv: A Younger Version Of Myself

Boy is Fiction & Ghosts of Tyto Alba: Breath

Fejká: Collapse

Anne Imhof: Medusa's song

Orlogin: Don't Come Close/ Dead sea

Menual: Breathing

Charles & The Fury: And So The Night

Patros15: What About Love (feat. Greencyde)

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<![CDATA[Ascoltare il sussurro del mondo]]>

Nella vita accadono molte cose. Alcuni sono fatti di cui non afferri il senso immediatamente ma sono legati tra loro da un qualche filo comune, per esempio: la maggior parte dei miei ricordi contengono suoni e luoghi immersi nella natura. Sono cresciuto in aperta campagna e il mio luogo del cuore era un pioppo storto che si sporgeva verso l'acqua di un piccolo canale. Fu lì che ascoltai i primi “suoni ambientali”, nessun albero mi sembrava in grado di produrre un suono come quello, ondeggiando alla sua brezza impercettibile sembrava dettare il ritmo non solo al mio respiro ma anche allo sciabordio dell'acqua. Sentendo quei suoni imparai ad ascoltare nel profondo anche i piccoli dettagli e qualche tempo dopo, quasi per esprimere gratitudine per l'insegnamento datomi, incisi sulla sua corteccia il nome della mia band del cuore: The Cure.
I volti dei componenti dei Cure li visualizzai per la prima volta nella copertina di una rivista musicale che da quel momento non smisi più di leggere: Rockerilla.
Negli anni a seguire non potei fare a meno di occuparmi attivamente e continuamente di difesa dell'ambiente e di ecologia sonora convinto che per recuperare il nostro rapporto con la natura, per risentirci parte di essa, avevamo bisogno di reimparare ad ascoltarla.

Qualche settimana fa ricevo una telefonata proprio dalla direttrice di Rockerilla (Isabella Rivera) che mi chiede delle “dritte”per uno speciale che vuole dedicare al rapporto tra suono, cinema, scrittura e difesa dell'ambiente. Solo ora, che ho la rivista fra le mani, percepisco a pieno l' importanza della scelta editoriale, perché dentro il susseguirsi di articoli dello speciale "climate change" ritrovo molti dei sentimenti che ho provato negli ultimi anni. Sensazioni da sempre presenti in me ma recentemente amplificate dalla drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici.

Da piccolo mi piaceva uscire di notte, andare vicino al mio pioppo ed ascoltare il rumore della vita notturna: minuscoli scricchiolii, battiti d'ali, brusii, l'eterno canto della raganella e ogni tanto il grido freddo del gufo o della civetta che faceva raggelare il sangue. Ora che l'ambiente attorno a me è stato drasticamente cambiato dalle attività umane, mi piace rifugiarmi in “note ambient” che fanno rivivere quei sentori. Molti di questi suoni sono, guarda caso, descritti e citati nello speciale presente in questo ricco numero di Rockerilla.
Etichette come la 12k, la Home Normal, la Dronarivn, Glaverna...  mi accompagnano da tempo nelle mie “Diserzioni”, come del resto le parole di Jonathan Safran Foer, Jonathan Franzen, Laura Pugno, Alessandro Bertante, Henry D. Thoreau, Naomi Klein... tutti riportati, assieme a molti altri, negli articoli in questione.

Troviamo inoltre un articolo dedicato a David Monacchi e alla sua “Arca dei suoni originari”, archivio di voci naturali che inevitabilmente scompariranno con l'ecocidio in atto, un'altro si occupa, attraverso un'intervista a Tommaso Cacciari, del Climate Camp che si è svolto a Venezia durante la mostra del cinema, poi ancora Werner Herzog, i divi impegnati per l'ambiente e tanto, tanto altro. Da non perdere!
È proprio vero, nella vita accadono molte cose. Alcuni sono fatti di cui non afferri il senso immediatamente ma sono legati tra loro da un qualche filo comune, per esempio: la richiesta di una piccola "dritta" per la stesura di uno speciale sulla mia rivista del cuore riesce a riannodare molte esperienze del mio vissuto, e mi rende felice.


Ps) tra le tante recensioni contenute nel numero di Rockerilla in edicola trovate anche quella del nuovo Telefon Tel Aviv ( a 10 anni dal precedente) a cura del mio socio Mirco Salvadori, e detto questo passo e chiudo.

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<![CDATA[Rendere visibile l'essenziale]]>

Sabato ho vissuto una giornata piuttosto eccitante.
Attenzione però, per il sottoscritto “ piuttosto eccitante” può voler dire “ molto, ma molto eccitante”. Non sono uno che trasuda entusiasmo perché ho un metabolismo lento e anche gli stimoli più esaltanti prima di produrre i loro effetti devono passare attraverso i miei sensi, i miei neuroni, ed essere filtrati dal mio esigente spirito critico. E poi l'entusiasmo esige la condivisione, devi esternarlo e agli interlocutori che quotidianamente mi trovo davanti, nove volte su dieci, non gli frega niente, anzi gli girano le palle. Per questo motivo l'eccitazione la lascio sedimentare lentamente dentro di me e la rilascio un poco alla volta nelle attività quotidiane, senza farla trasparire.
Questo per dirvi che ho partecipato alle iniziative che hanno colorato la giornata del campeggio climatico del lido di Venezia del 7 settembre, ovvero prima l'occupazione del red carpet e poi il corteo pomeridiano.

Da “vecchio attivista” mi sono lasciato contaminare dai giovani e veloci metabolismi dei partecipanti che trasudavano entusiasmo da ogni poro, eccitazione che solo ora comincia pian piano a sedimentare in me.
In questi giorni di mostra del cinema il Lido di Venezia è stato sommerso da immagini e da immaginari che, in un'epoca di sovra stimolazione, possono far perdere di vista l'essenziale, cioè la fonte, spesso inconscia, delle ansie e delle paure più profonde che sempre più spesso vengono indagate dalle arti contemporanee (anche dal cinema), ovvero la sopravvivenza della nostra specie in questo pianeta.
“Rendere visibile l'invisibile” è il compito delle arti e del cinema in particolare. E potremmo dire che questo è in generale anche il compito dei comitati, delle associazioni di cittadini che difendono i beni comuni: la propria terra, l’acqua, l’aria … perché purtroppo questo tema è totalmente assente nel campo dell’ignorante politica del nostro tempo. I nostri rappresentanti, quelli che votiamo, dovrebbero avere a cuore il bene comune, invece tendono a seguire l’interesse di pochi, quasi come una fede. Dogmatica è infatti una politica incapace di vedere il male invisibile, perché il dogma (per esempio quello della crescita economica) l'acceca, rendendo loro impossibile vedere l’essenziale. La particolarità di questo “essenziale” è proprio quella di essere vicinissimo eppure impercettibile, o meglio percepibile ma in modo indiretto, vicario, sotto forma di fenomeni strani e non consueti.

“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce -semplicemente – morta bollita.” - Olivier Clerc

Del riscaldamento globale si può ben dire: “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, salvo poi a un certo punto accorgersi, alla prima perturbazione, che ci è già addosso, oppure dire “è una cosa di cui pagheranno fortemente le conseguenze le generazioni che verranno dopo di noi”, per poi ricordarci che dopo di noi ci sono i nostri figli.

“Quando ascolto la musica dei My Bloody Valentine non entro in contatto con un suono: sono assalito al mio interno da una pulsazione che incidentalmente è anche un suono, una forza fisica che quasi mi solleva dal pavimento” - Timothy Morton da Iperoggetti

Col termine “iperoggetti” il filosofo inglese Timothy Morton descrive entità di una tale dimensione spaziale e temporale da incrinare la nostra stessa idea di cosa un oggetto sia. In altre parole troppo grande perché possa essere visto o percepito in maniera diretta e così cerca di farci imparare a vedere oltre il nostro concetto di visibile, ascoltare oltre ciò che reputiamo ascoltabile, di sentire anche ciò che non è direttamente palpabile. Solo così potremmo cogliere quello che oggi è determinante, imprescindibile, essenziale.

Quell'essenziale che è stato portato in primo piano dai ragazzi del Venice Climate Camp  durante questa mostra del cinema. Ecco perché tutti (Biennale compresa) dovremmo  imparare da questi giovani a vederlo, ascoltarlo e sentirlo per esigere finalmente un radicale cambiamento di rotta. Siamo ancora in tempo, forse!

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<![CDATA[Emanuele Errante – This World]]>

Questo mondo iper- tecnologizzato, che ha reciso in maniera ormai quasi irreversibile il cordone ombelicale con madre terra, purtroppo non ci permette di percepire pienamente le devastanti conseguenze che i cambiamenti climatici stanno portando e che porteranno in futuro soprattutto per noi umani.
Per recuperare il nostro rapporto con la natura, per risentirci parte di essa, abbiamo bisogno di reimparare ad ascoltarla.
La nostra capacità di ascolto può davvero essere considerata una funzione biologica? Io credo di sì.
Prendiamo ad esempio il cuore che sicuramente ha per noi una funzione biologica: l'ascolto del cuore che finalità ha? Il suono del battito cardiaco è la sua narrazione.
Allo stesso modo l'istinto che ci porta a produrre ed ascoltare musica potrebbe essere una narrazione del modo in cui la nostra mente e la nostra anima operano.
Emanuele Errante attraverso questo disco ci offre una riflessione sonora sulla relazione tra umano ed ecosistema naturale declinandola in dieci tracce in equilibrio tra l'acustico e l'elettronica.
“This World” si sviluppa su note pianistiche e risonanze ambientali per un ascolto contemplativo di paesaggi sia naturali che introspettivi usando un minimalismo che lascia spazio a silenzi che accolgono sonorità altamente rispettose sia della nostra mente che del nostro cuore.
Un prezioso regalo di ecologia sonora contro il rumore assordante dell'antropocentrismo dilagante.

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Written and produced by Emanuele Errante
Mastered by Tim Diagram
Cover artwork by Peppe Trotta
Internal photo by Emanuele Errante
Packaging design by Harry Towell

Guest Musicians:
Max Fuschetto - Oboe on 'Anema', Saxophone on 'Azimut'
Bruno Sanfilippo - Piano on 'Out There'

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<![CDATA[Reel around the fountain]]>

La fontana. È questa la figura-chiave del paese dove sono cresciuto, il luogo dove come un leitmotiv gira la vita del paese. Vediamo come.
Attorno a quella fontana circolare tutto si ripete ogni giorno, per sette giorni. La mattina dal panificio esce il fornaio con il pane fresco nei sacchetti sistemato sui cesti dietro alla sua Renault 4 e prima di cominciare le consegne si ferma lì per rinfrescarsi il viso dopo la nottata davanti al forno. Lì incontra Martino, il pescatore, che si alza presto per andare alla Piave e usa la fontana per mantenere in vita il pesce pescato. Attorno alla rotonda c'è l'albergo dove si preparano le prime colazioni con il pane e le paste appena consegnati, c'è la chiesa ed il prete attorniato dai fedeli ma soprattutto dalle fedeli più fedeli... Questo è il momento in cui arrivo pure io tutte le mattine alle 6.10 per prendere l'autobus. Anche l'autobus prima della fermata fa il suo giro attorno alla fontana.
In pausa-pranzo apro il mio taccuino e scrivo, cerco le parole giuste per dar forma alle emozioni e al sentimento della vita, che, secondo me, esiste solo fuori da quel sequestro che è il lavoro salariato, e per questo lo ometto da questo racconto. Poi torno a risalire sull’autobus. Ogni giorno capto stralci di conversazioni fra i passeggeri e incontro i pettegolezzi e le chiacchiere paesane. Scopro, ascoltando questo gossip “de noialtri”, che da qualche tempo è arrivato “il mago”, almeno così viene chiamato, un tipo che lavorava in un circo e che ora organizza ogni sera piccoli spettacoli clandestini: ci si riunisce alla fontana per poi entrare nel vecchio cinema in disuso dove si tengono le performance.
Arriva anche il macellaio, uomo tutto di un pezzo, con aspirazioni da sindaco, camicia nera e portamento militare. Chiude la bottega e porta a spasso il cane Benito, poi beve una birra sempre nella medesima osteria prima di entrare pure lui al “cinema” per imporre la sua visione del gioco con le carte: il metodo di sempre, come vuole la tradizione, quello da piccola bisca, puntando quattrini come gli uomini veri e senza paura, altro che giochi di prestigio.
Ecco qui. La vita gira, tutto si ripete in piccoli episodi, piccole ipocrisie. Sempre uguale, eppure sempre diversa. Perché ogni giorno sono diverse le coppie che si formano per giocare a tresette, diverse le poesie che inutilmente scrivo, diversi i discorsi captati sull’autobus tra i passeggeri (deliziosi come sempre quelli sul mago e le sue vincite sempre più sospette a tresette…). La vita – almeno in apparenza – non progredisce, circola. La storia scivola. Come tutto ciò che gira attorno alla fontana: stesse persone, stessi percorsi, stessi gesti. Ma ogni giorno in modo leggermente differente dal giorno prima.

Sul piano visivo: il cerchio è la figura dominante. Rotondo è l’orologio del campanile che ogni ora suona e che con i balzi della lancetta dà il ritmo ai zampilli della fonte, tondo è anche il bicchiere con cui bevono “ombre” i reduci della bisca leccandosi le ferite. Ma cerchi sono anche le forme disegnate nel corto vestito che la bella del paese indossa – ossessionata dal bianco e nero – e che si compiace dei fischi adulatori dei soliti frequentatori del perimetro della fontana, tonda la ruota posteriore che il gommista immerge nella stessa per trovare il buco da riparare, tondo il volante dell’autobus che gira nel percorrerla, tonda la pancia del maresciallo dei carabinieri ospite immancabile dell’azzardoso gioco, tondo l’oblò attraverso il quale spio le attività dell’improvvisata bisca che tanto improvvisata oramai non è più. Tutto gira, tutto torna. Ogni giorno è gemello dell’altro: cioè uguale eppure diverso. È un paese quieto che non urla, sussurra. Non corre, pattina. Non scalpita, attende. Eppure.
Eppure c'è qualcuno che negli ultimi tempi ha rotto la monotonia, ovvero “il mago”, che ha provocato l’inatteso ed è entrato a gamba tesa nell’ipocrita quiete, interrogandoci.
Perché, nonostante vinca sempre tutte le partite a carte, poi lascia sul tavolo i soldi che gli spettano? All'inizio su questa stranezza i suoi compagni di gioco ci contavano, altrimenti si sarebbe impossessato di buona parte dei loro averi, ma poi piano piano si è insinuata la diffidenza verso il “foresto”, verso colui che non viene capito e che non è dei “nostri”. Che vi posso dire, a me invece è sempre stato simpatico, fin dalla sera che mi avvicinò mentre ascoltavo gli Smiths dalla mia radio portatile specchiandomi nell’acqua della fontana. Mi scosse vedere il riflesso della sua presenza dietro di me mentre “Reel around the fountain” suonava, ma subito mi tranquillizzò il tono gentile della sua voce: “Che gli è capitato alla gente di questo paese? Pensano davvero che qualsiasi cosa, anche la più irrealizzabile è possibile solo se si hanno i soldi? E quale sarebbe poi questa cosa meravigliosa? Il successo, la vittoria, il raggiungimento di un sogno? Ma se qui, a quanto vedo, nessuno sogna più. La magia, qualsiasi magia, se non serve a stampare banconote non interessa più a nessuno?” Infine mi chiese: “Tu credi alla magia?”
“Trovo la magia nella musica” risposi “nel connubio tra suono e poesia come in questa splendida ballata degli Smiths.”
Mi sorrise con un che di malinconico, con la tristezza di chi è cresciuto mantenendo il suo essere bambino e sognatore dentro.
Solo per pochi minuti ci siamo parlati eppure era nata una strana simbiosi tra noi, tant’è che qualche giorno dopo confessò, solo a me, che se ne sarebbe andato, sarebbe tornato da dove era venuto, perché non c’è spazio per un mago e per la magia in un posto come questo.
Era riuscito a portare, per il tempo in cui si è fermato qui, almeno l'illusione della magia che il diverso porta con sé, ora tutto tornerà alla triste normalità.
Da domani, il cerchio riprenderà a girare, e comincerà un’altra settimana. Dopo la domenica, ci sarà sempre e solo un altro lunedì. Nel cerchio, fine e inizio coincidono. Come nella vita?
Sì, se si continua a girare sempre attorno alla solita fontana.

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<![CDATA[Suggestioni nel tornare]]>

Tornare. Vi dico qualcosa sul tornare. È una cosa che fai senza pensarci: un incontro, un fatto, un evento che ti porta indietro con la memoria e poi di getto in avanti fino al presente, come una molla che più la spingi indietro più forte di ributta in avanti, un viaggio senza cinture di sicurezza.
Ieri sera sono andato in un posto che mi ha fatto tornare.
Molti anni fa, con la mia famiglia, andavamo spesso a trovare mastro Maurizio. Già da tempo Maurizio era diventato vecchio e se ne stava solo in quel angolo del mondo.
Sembrava che tutti lo avessero dimenticato così mio padre ci portava lì a fargli compagnia. Mio padre diceva che nel suo mestiere (falegname) Maurizio era stato un maestro insuperabile e nonostante la sua veneranda età gli dava ancora degli ottimi consigli. Sbagliando s'impara - gli ripeteva quando mio padre era il suo ragazzo di bottega - perché per lui era importante pensare facendo, provarci costruendo. Era il metodo del mastro e dell'apprendista dove il criterio, la misura stavano nel fare.
Il suo angolo di mondo era un vecchio monastero sopranominato l'Abbazia dei fantasmi. Maurizio raccontava a noi bambini che per sentirli bisognava inoltrarci nel chiostro nascondendosi dietro a dei grandi scudi di legno che ci aveva insegnato a costruire. Poi, ben mimetizzati, bisognava ascoltare in silenzio facendo sempre attenzione a non farci vedere o sentire. A noi piccoli nascosti dietro quei scudi artigianali sembrava di udire bisbigli e fruscii, fino a percepire il leggero tocco del batacchio sulla campana e lo sbattere delle finestre del chiostro. Realtà, semplice vento o suggestione? Boh, sta di fatto che al primo sbattere un po' più forte delle finestre scappavamo di corsa nella vecchia bottega di Maurizio, rifugio pieno di splendidi oggetti di legno: gatti, alberi, cavallini, spade .. un vero atelier d'arte.
In quel luogo, che da piccolo mi sembrava magico, ci sono tornato grazie ad un evento che ha raccontato la storia di un'altra bottega d'arte: la Factory di Andy Wharol e dei The Velvet Underground. E devo ringraziare il racconto Mario Nardo e Samantha Silvestri e la musica dei The Shiny Boots perché mi hanno vivere le atmosfere della New York di quegli anni: l'arte, le feste, la musica, ma anche i fantasmi che popolavano la mente di molti dei protagonisti di quei tempi. “The Velvet Underground & Nico” è stato probabilmente il primo album a mettere in musica le ombre degli angeli oscuri che s'allungavano sulle vite di molti abitanti delle grandi città. Grazie alla perizia dei musicisti sul palco (Ricky Bizzarro, Captain Mantell, Vittorio Demarin, Massimiliano Bredariol) quel suono dannato è stato restituito fedelmente e reso seducente dal fluire del narrare.
I suoni delle strade della grande metropoli hanno sempre affascinato un ragazzo di campagna come me, ma ieri quando dal palco risuonavano le note di “The Black Angel's Death Song” mi sono rivisto bambino, nascosto dietro quel scudo di legno, mentre ascoltavo attentamente i rumori e i suoni attraverso i quali i fantasmi di quell'abbazia sapevano raccontare i loro segreti.
Quando andavo lì era come entrare in una festa dove il mistero ballava.
Succedeva ieri, è successo ieri sera grazie ai “Racconti di Velluto” e succederà sicuramente durante “All Tomorrow's Parties” che si terranno in questo suggestivo luogo.

*grazie al Festival delle Abbazie per le suggestioni regalate

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<![CDATA[Melanconia Trap]]>

Mikky va a scuola, fa i compiti, va ad allenamento, fa ripetizioni, va a chitarra…. Non si ferma mai. Prende fiato un momento, poi torna a sprofondare nel suo libro di testo. Nell’ultima ora ha riletto la stessa parte trecento volte, ma niente, non gli entra. Studia, senza sosta, ed appena si ferma lo sguardo cade nell’unico fedele compagno: il telefono. Lo consulta, poi guarda fuori e sospira. Nessun coetaneo è lì fuori, sono tutti come lui, dentro qualche percorso formattato da adulti o da applicazioni per smartphone. Prigionieri incolpevoli di un mondo produttore di ansia da prestazione e inquietudine, tra aspettative altissime e terrore del fallimento, tra valutazioni e giudizi continui. Le uniche illusorie libertà, gli unici modi di superare tutti i recinti imposti, stanno lì in quel dispositivo multimediale: nelle chat, nelle immagini, nei video, nelle musiche. Gli adulti che gli impongono questa vita non comprendono le sue vie di fuga: non appena cerca di condividere con i genitori le sue passioni viene sgridato e quasi deriso: “Ma che schifezze guardi? Ma cosa ascolti? Ma che roba è?”
Ora sono arrivate le vacanze e con loro la noia delle lunghe giornate afose che tolgono la voglia di uscire: per andare dove se fuori continua a non esserci niente se non l'aria irrespirabile?
Mikky s'accorge che adesso possiede del tempo libero  ma non sa che farne e se ne sta chiuso in camera nella penombra delle tende abbassate con le cuffiette nelle orecchie. Se ne sta lì fino a sera attendendo il ritorno dei genitori che sicuramente lo rimproverano perché non ha concluso niente, anche se cosa doveva fare non è dato a sapersi. Dopo cena esce a fare quattro passi nel buio per assaporare quell'illusione di refrigerio che l'oscurità porta con sè. Cammina a lungo in compagnia delle amate cuffiette piene di suoni e quando rientra, mentre si stende sul letto in attesa che il sonno lo trasporti ad un nuovo giorno che si ripeterà uguale al precedente, si ritrova a ripetere ossessivamente delle parole, in rima. Una litania accompagnata da un narcotico e depresso battito che viaggia nella sua mente al ritmo inquieto del palpito del cuore. Corre al computer e registra istantaneamente, con i pochi mezzi a disposizione, un pezzo di 90 secondi e lo aggiunge alla sua playlist su spotify. Nel giro di poche ore riceve decine di feedback e commenti che lo fanno sentire finalmente parte di una comunità di creature a lui simili. 

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Ora so di dire qualcosa di antipatico alla maggior parte dei miei coetanei e di tutti quelli che fanno parte della generazione cosiddetta “adulta”. So che spesso avete ragione di lamentarvi per certi comportamenti giovanili che mal si combinano con la vostra proiezione del mondo.
Ciononostante vi chiedo di non cadere nella TRAPpola di tutte le generazioni precedenti e di prestare attenzione a ciò che Mikky ascolta perché la musica sa essere, in certi casi, rivelatrice dei sentire più profondi.

Mikky soundtrack: Lil Godvz, nvrmore, ooooo, Islamiq Grrrls, Misogi, Sadvibe, Nøir x Faxmyex, Haski, N.O.N. , L3T0

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<![CDATA[40 anni di "Unknown Pleasures" ]]>

Quarant’anni dopo la pubblicazione originale il 14 giugno esce un'edizione limitata di Unknown Pleasures dei Joy Division. L’LP è stampato su vinile 180 grammi rosso rubino con una copertina alternativa che richiama il motivo del design originale.
Unknown Pleasures è uno dei più significanti debutti di tutti i tempi e ha cambiato il sentire musicale di intere generazioni. Noi abbiamo voluto celebrarlo attraverso due brevi racconti che hanno questo album come protagonista.

THE UNKNOWN VOICE OF ITAGLY
di Mirco Salvadori

Mi sono svegliato presto, questa mattina. Come sempre la tv era accesa con mio padre che cincionava bestemmiando, cercava un canale musicale dove dessero musica ‘di quella giusta’, come era abituato a chiamarla. Da quando l’azienda nella quale lavorava da 30 anni ha chiuso, lui cinciona con la tv. Troppo finito per trovar lavoro, cosí dice. Non posso dargli torto, a 60 anni chi vuoi che ti assuma. Oh! Non assumono neanche me! La porta d’entrara si apre ed ecco mia madre, bella sfatta come sempre. Lei si alza alle 4 del mattino e va a pulire uffici. È cosí che tiriamo avanti qui.
Oggi peró noto qualcosa di diverso, non capisco che sia. Forse l’estate in arrivo, il mese di Giugno da sempre amato nella nostra famiglia, non chiedetemi perché.
Mia madre si trascina in salotto e si siede sul bracciolo della poltrona, abbraccia mio padre e tutti e due iniziano a guardarmi intensamente. Davanti a me due sfatti, distrutti sessantenni mi osservano ed io mi sento a disagio finché il silenzio non viene rotto.
Mia madre: quella notte del 14 Giugno di 40 anni fa, io e tuo padre uscivamo dalla discoteca, eravamo stravolti dall’alcol e dai cannoni. Il mondo ci appariva come un luogo orribile dove vivere, nessuno ci capiva, comprendeva il nostro essere dark, sempre seri e tristi. Andavamo fieri della nostra diversitá, ci riconoscevamo in qualcosa d’altro. Tuo padre ed io ci amavamo, ci siamo amati anche dentro quell’auto parcheggiata nel viottolo dietro la disco. Nel mangianastri, a tutto volume, Unknown Pleasure ci aiutava e spronava a volare via, lontano, uno dentro l’altra!
Cosí sei stato concepito, Ian, in quella furibonda notte di 40 anni fa.
Ian, quel nome non lo aveva mai sopportato e poi chi cazzo era Ian? Proprio non reggeva i discorsi nostalgici di quei due.
Senti mamma, dammi 30 eurj che stasera vado a farmi una pizza con i ragazzi e poi abbiamo la finale di The Voice of Italy, che quel fattone di Morgan è troppo figo. E poi c’é anche quella Lamborghini fighissima e il rapper! Oh, anche Gigi D’Alessio non è male. Il vostro Ian ci fa le pippe. Mi dai i 30?
Sioux! Fa mio padre rivolgendosi a mia madre da sempre chiamata con quel nome, ma quella sera, di preservativi nel cruscotto ne avevamo o erano finiti?

ONLY PLEASURES LEFT ALIVE
di Andrea De Rocco

Un tramonto di fine primavera, Andrew guardò fuori attraverso le cortine di foschia del crepuscolo che s’attardava, la notte stava sopraggiungendo lentamente come un messaggero del destino. Le luci dei lampioni si accendevano una dopo l'altra cercando di vincere la maestosa onda oscura della notte.
Ritornò nella stanza. Era lì, tutte le sere a quell'ora, prigioniero per scelta, per lasciarsi avvolgere dal buio e dal suono. La radio gracidava caoticamente alla ricerca della giusta frequenza, mentre lui cercava di posizionarne l'antenna in modo da ricevere meglio le modulazioni nell'etere. Sul tappeto  giacevano i suoi unici compagni: i corpi vaporosi dei cuscini disseminati sul pavimento.
Beccata quella che gli sembrò la stazione radiofonica giusta si distese sui cuscini mentre il giro di basso che usciva dalla radiolina divenne l'attracco ad un'emissione notturna rivelatrice di un mondo sconosciuto. Quando lo speaker presentò quel pezzo e pronunciò il nome della band s'alzò di scatto, come se la sua memoria lo avesse identificato con qualcosa di conosciuto. S'avvicinò frettolosamente allo scaffale per controllare nella confusa raccolta di dischi che suo fratello maggiore gli aveva lasciato in eredità. Vinili che aveva imparato a conoscere attraverso il vecchio giradischi della madre: una valigetta bianco rossa che apriva di rado e solo per ascoltare qualche cantautore. Il fratello amava Guccini, De Gregori, Lolli... ma ricordava che nella collezione c'era un disco alieno, nero, tra i pochi col titolo in inglese. Rammentava bene: la copertina era completamente nera tranne l'iscrizione di piccole onde bianche sul davanti e la minuscola scritta Joy Division – Unknow Pleasures sul retro. Era quello! Apri la valigia giradischi e fece scendere la puntina sulla spessa nera liquirizia di plastica. Una secca batteria elettronica sibilò e poi s'accasciò, un basso pesante e grasso brontolò, una chitarra entrò pungente con un nervoso intreccio di corde e poi quella voce misteriosa e maledetta. La prima facciata s'intitolava “Outside”, mentre la seconda “Inside” e quest'ultima cominciava proprio con la canzone appena sentita alla radio, quella “She's lost control” che non abbandonerà la sua testa per giorni. Quando la puntina gracchiò sull'ultimo solco del vinile Andrew s'alzò per togliere il disco dal piatto e riporlo nella nera custodia ed ebbe uno stordimento, un senso di mancanza, come soffrisse di un'astinenza sonora. Rigirò il disco e fece ridiscendere la puntina e si sentì meglio. Ripeté quel gesto molte volte finché non s'addormentò disteso sul pavimento abbracciato ai suoi amici cuscini. Si svegliò all'alba con le ossa rotte e col vinile che ancora girava nel piatto mentre la luce scavalcava l'oscurità della notte.
Andò in bagno, si guardo nello specchio e vide il suo volto rigato dalle lacrime mentre dalla bocca usciva un piccolo rigagnolo rosso. Quella fu la notte che lo trasformò per sempre in un vampiro assettato di suono.

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<![CDATA[Istigare Diserzioni]]>

Alla Tate Modern di Londra in questi giorni è esposta Babel , l'opera d'arte di Meireles del 2001, che esplora il sovraccarico di informazioni e la comunicazione che diventa una specie di rumore bianco indistinguibile.
Cildo Meireles si riferisce a Babele come a una " torre di informazioni indecifrabili " composta da centinaia di radio, ciascuna sintonizzata su una stazione diversa.
L'installazione si rifà alla storia biblica della Torre di Babele ed è costituita da radio analogiche di diverse età, da quelle più grandi, a valvole risalenti agli anni '20, che costituiscono i livelli inferiori della torre, fino alle più piccole, elettroniche prodotte in anni più recenti, che formano il suo vertice.
La domanda che nasce spontanea osservando e ascoltando l'opera è: “Che senso ha fare radio oggi, pensare e condurre una trasmissione che si sperde nell’odierna torre di babele di suoni, fra milioni di streaming e di stimoli sonori che entrano nel nostro cervello attraverso le svariate piattaforme digitali creando quel “white noise” indecifrabile?

Senza curarsi della consapevolezza di questa inevitabile dispersività anche in questa stagione “Diserzioni” ha continuato a trasmettere guidata solo dalla passione e da quella sensibilità che viene dal passato ma che continua a stimolare la ricerca di nuove onde sonore. Navigando per associazioni nell’infinito desertoceano sonoro attuale, errando attraverso scoperte e ritorni malgrado la sensazione che l'astrazione digitale abbia succhiato via le energie sensibili dall'ascolto attraverso questo insostenibile stress attentivo. Tuttavia e nonostante quest’ipervelocità nella fornitura di suoni delle varie piattaforme digitali, internet mantiene un'altra caratteristica, fondamentale in tutte le reti: ha dei buchi. E anche la torre di babele, mi chiedo guardandola, deve avere delle finestre o almeno delle prese d'aria.
Insomma non può essere un universo chiuso, anzi non lo può nemmeno diventare. Per continuare ad esistere deve relazionarsi con un di fuori che rimane fuori controllo. Un organismo, reale o virtuale che sia, se impermeabile, se non traspira, muore. La complessità del mondo sonoro attuale non si limita al suo fluire infinito nella rete ma eccede quest'ultima. La rete assorbe e fa scorrere questa linfa vitale ma non la produce, ha bisogno di biodiversità e di organismi che producano senso al di fuori di essa, ha bisogno dei desideri, dei sentimenti di chi produce e diffonde questi suoni.
Ed è qui, in questi buchi, in queste prese d'aria che bisogna trovare chi ricerca una via di fuga dal fluire infinito e formattato. Il rapporto della musica con i corpi, con l’anima, con la sensibilità deve essere tenuto vivo attraverso questi stomi aperti che traspirano la passione e l'amore feroce per il suono. E questo amore non nasce dentro la macchina ma fuori nell'imprevedibile vita.
Fare radio , almeno per la mia esperienza, è favorire l’incontro imprevisto tra anime sensibili, tenendo aperte le finestre, cambiando l'aria, aprendo e allargando buchi e crepe in quello che sembra un liscio e inarrestabile fluire.
In altre parole continuare ad istigare diserzioni!

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Questa stagione di trasmissioni è giunta al termine, Diserzioni tornerà a settembre per un nuovo ciclo di emissioni radiofoniche.Tutti i podcast li trovate qui

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<![CDATA[Diserzioni: Past Inside the Present]]>

intro:

Il passato torna a farsi sentire
anche quando ricerchi nuovi suoni,
anche quando cambi radicalmente strada,
il passato ti ritrova sempre
perché è dentro in ogni presente

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Playlist:

Luke Slater: Love (Burial mix)

Luke Slater's 7th Plain: It's Sandra's Favourite

Sontag Shogun: Song No.5

Michael Price: Sweet Joy

Matthew Prokop: Turquoise and Blue

Dark Morph: Kavura

Jonsi: Kolnidur

Solarein: Luminescence

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<![CDATA[Diserzioni: Fuorviante angelo]]>

intro:

volgere altrove l'ascolto,
seguire il richiamo nel mistero
della notte che ti assale,
e lasciarsi guidare dall’eterea voce
di un fuorviante angelo

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Playlist:

Deadbeat and Camara: Misguided Angel

Holly Herndon: Extreme Love

Anna Homler & Alessio Capovilla: O'sa Va'ya

nvrmore: I am

Sidewalks and Skeletons: Lucid Dreams

Synkro: Images

591.: At heart

Oscuro: Let You In

Aortaa: Star

DJ Earl: Normandy

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<![CDATA[Diserzioni: La tua parte oscura]]>

intro:

Toccarla col suono,
sentirla nel buio,
vederla comparire dal nulla,
assaggiarne il sapore
percepirne il profumo
poggiare tutti i miei sensi
nella tua parte oscura

********************

Playlist:

Inner Sadness: Dark Side of You

Laurent Colson: Retirement

Ex✝xƎ: When The Leaves Begin To Fall

Limitless Wave: I Want To See You (Hail Remix)

Evitceles :Teach Me Patience

Alicks: Help Me Out

Craset: Movement

Vesky:  Endless

Spaceouters: Sirens

EWPVTH: Memoir

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<![CDATA[Diserzioni: Tempesta trattenuta]]>

intro:

Arrivano le nuvole
cariche di suoni scuri
e rompono il silenzio del prima e del dopo.
Un tuono, lento e lontano,
apre la strada ad una lieve pioggia
che tintinnando scende,
formando rivoli di note,
che suonano come una tempesta trattenuta

****************

Playlist:

Vargkvint: Stormen Kommer II

Beth Gibbons - Henryk Górecki: Lento E largo-Tranquillissimo

J.S.Bach: Erbarme dich, mein Gott (Delphine Galou & François-Xavier Roth)

Bill Seaman: Isolated Reflections

Niklas Paschburg: Oceanic (Falty Dl Remix)

Sven Laux and Daniela Orvin: The Writing

Slow Meadow: Screensaver Prelude

Western Edges: Absence

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<![CDATA[Diserzioni: Landa paludosa]]>

intro:

un suono basso e lento
all’affondare della vanga
nel terreno paludoso,
senti la lama che scende come nel burro
ma che poi resiste ancorata a terra
come appesantita dal fango
che resta appiccicato nella memoria

**************

Playlist:

Logos: Marsh Lantern/ Omega Point

Mr Mitch: Premier Jacuzzi

Lone: Dendron

Angel Ho: Bussy

Mana: Seven Steps Behind

Vaeros: Obscure

Volor Flex: On The Roof

Sangam & Kid Smpl: Dwelling Descender

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<![CDATA[Diserzioni: Una notte nella foresta]]>

intro:

Bisogna lasciarsi scivolare,
abbandonarsi, e lasciarsi trascinare
dalla dolce e oscura voce che ti chiama,
che ti invita sensualmente ad inoltrarti
una notte nella foresta

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Playlist:

ENiGMA Dubz: A night in the forest

Bimbotronic: stardust

Projet Helium: Foret

Vector Lovers: Patience (bvdub's Oceans Everlasting)

The Cinematic Orchestra: To Believe (feat. Moses Sumney)

Moses Sumney: Doomed

Phoet: First Came the Seen

Amnesia Scanner & Bill Kouligas: Lexachast_IV

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<![CDATA[Diserzioni: Miraggi sonori]]>

intro:

Il paesaggio che cambia
diventando quasi un deserto
d'ambra bruciata dal sole
e si trasforma in una sostanza
sempre più rarefatta e ipnotica
suggestionando autentici miraggi sonori

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Playlist:

Terrapin: Cirrus Minor (The Black Frame Extract)

Fantastic Twins: Pílgrims

Calla: Tarantula

Jarguna:  Return to the Paganism

Internazionale: East Coast Angels

Daniel Land: Fleur du mâle

The Pirate Ship Quintet: Fifth

Theo Teardo: This Is The Story Of How Your Wife Died

SaffronKeira: Without Keeping Memory Of It


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<![CDATA[Diserzioni: Eclissi Sonore]]>

Con gli occhi sollevati
restiamo immobili
a palpebre socchiuse
ad osservare la notte che si rovescia
sopra un sole oscurato

***************

Playlist:

Efdemin: Black Sun

Helena Hauff: Primordial Sludge

Lakker: Shoulder to the Bat

These New Puritans: Beyond Black Suns

Apparat: Dawan

Christian Löffler: Like Water (feat. Mohna)

IVVVO: Blade

Vagrant: Resolution (w/Sangam)

Salford Electronics: Breakdown

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<![CDATA[Diserzioni: Andare altrove, silenziosamente]]>

intro:

in questa piccola pausa
voglio distaccarmi dal reale
tramite un'astrazione provvisoria,
attraverso un vitale volo virtuale.
M'aiuta e m’accompagna il suono
che con calma m'indica la via
per andare altrove, silenziosamente

****************

Playlist:

Gianni Maroccolo: Altrove

Sparkle In Grey: Tremendous Risk For Mr Formigo

Abul Mogard: The Sky Is Ever Falling (Abul Mogard Remix)

Benoit Pioulard & Sean Curtis Patrick: Zeneva

Celestial Trax: Underwater Garden

James Bernard: End Of An Era

Last Days: Cove

Sebastian Plano: Abeyance

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<![CDATA[Diserzioni: Morso notturno]]>

intro:

Ogni notte, accendo il lume sulla scrivania,
alzo il cursore del mixer, e inizia la bugia, la finzione.
Ogni notte, non appena il reale sfuma nel buio,
comincia il volo dove solo gli amanti dove sopravvivono, 
e dove questi, come i vampiri, scompariranno col sole.
Alla luce del mattino seguente restano solo le impronte sul collo
di quel dolce morso notturno.

**************

Playlist:

Dark Side Control: When You're Lonely

Dave Eleanor: Darling

19_99: Osmo

591: Yet

Om Unit: untitled 1

Minds&Machines: Silenced

Greencyde x Bucky: Forever Move Me

Ana Roxanne: Nocturne

Cucina Povera: Zoom0001

James Blake: Lullaby for My Insomniac

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<![CDATA[Diserzioni: Lacrime nel sole mattutino]]>

Qualcosa si crea
dalle notturne arie di nebbia,
poi cresce come un’ombra bianca
lungo i margini d'ogni cosa,
aspettando di dissolversi
quando la luce rende tiepido
il mistero di quel mondo buio,
e infine si tramuta in lacrime
nel primo sole mattutino

***************

Playlist:

Chasms: Tears In The Morning Sun

Fragrance: At Last (feat. Maya Postepski)

Collection D'Arnell-Andrea: Another Winter

SPC ECO: The Heart And Soul

Dedo: Nearly Humans

Varg: Tear it (End)

Shlohmo: The End

Efdemin: Oh, Lovely Appearance of Death

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<![CDATA[Diserzioni: Ogni notte]]>

intro:

La sento spegnere tutti i colori
e con loro tutti i rumori,
la guardo avanzare come un nero fumo
che toglie i contorni alla vista,
la indago mentre fa apparire angeli e spettri
nel prezioso silenzio di ogni notte

****************

Playlist:

Craset: Nightly

Craset:  Hover Distance

XALA x Bandeauxx: Crypt

Lynchobyte: Winterfall

Lovv: Pray

Klimeks: Fantasma

Ben Chatwin: Silver Pit (Ital Tek Remix)

Poppy Ackroyd: The Dream (Penelope Trappes Remix)

Simon Scott: Nigh

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<![CDATA[Diserzioni: Dissolversi]]>

Il piacere del suono che non si fissa,
che non si stabilizza, ma fluisce,
che non s'irrigidisce, ma diviene altro,
che piuttosto di rinchiudersi in recinti e prigioni
si ricombina e si dissolve

*************

Playlist:

King Midas Sound: You Disappear

Kode9 & The Spaceape: Glass

Lee Gamble: Fata Morgana

Christina Vantzou: Glissando for Bodies and Machines in Space

Alberto Nemo: Labirint

Yann Tiersen: Gwennilied

Julia Kent: Conditional Futures

Jonny Nash: Trees Bearing Fruit

Puppy Seeds: king

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<![CDATA[#ritardatarisidiventa_7puntata - Radio Sherwood against Morelli]]>

Il 2019 prosegue e si direbbe bene, ma non benissimo.

Diamo il benvenuto e al priù presto l'arrivederci alla neo proposta di legge Morelli sulla rotazione musicale italiana in radio.

Ai microfoni di #RitardatarisiDiventa si sono dunque alternate alcune delle voci che danno vita a Radio Sherwood, esprimendo il loro dissenso e dandoci una loro lettura, la loro opinione in merito ai fatti.

Abbiamo sentito Andrea di Diserzioni, in apertura di puntata, poi Rossella, redattrice della radio e conduttrice di Tg Sherwood, con la quale si è snocciolata la proposta dal punto di vista tecnico, Mr Robinson, neo 25enne con la sua Isola, si è espresso in maniera lapidale nei confronti di quest'assurdità, mentre Matteo di Indica ci ha dato la sua lettura dal piano artistico. Infine Pino, responsabile della Radio e autore di Deathline, ha lasciato il suo segno nel dibattito.

Tutti loro assieme a Matteo Mentuccia e i siparietti con Hilary in studio.

Seguici sulla nostra pg Facebook e avvia il playerino del podcast.

Ogni mercoledì alle 12.30 i "ritardatari di Sherwood" vi daranno il loro buongiorno in perfetto stile ritardatario.
Perciò

TAKE IT EASY AND UN MINUTO.

#RitardatarisiDiventa

Qui sotto i brani, di lato il podcast.

- brano 1 The Zen Circus - L'Amore è una dittatura

- brano 2 N.O.N. - VØØB

- brano 3 Adriano Celentano - Prisencolinensinainciusol

- brano 4 The Baseballs - Umbrella

- brano 5 Dik Dik - Sognando California

- brano 6 Koffee - Toast

- brano 7 Voina - bere

- brano 8 Godblesscomputers - Brothers

- brano 9 La Strana Società - Pop corn

- brano 10 LNRipley - Last day of planet earth

- brano 11 Lacuna Coil - Broken things

- brano 12 Frankie Hi nrg - Quelli che ben pensano

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<![CDATA[Naufragar m'è dolce in questo mare]]>

La proposta di legge della Lega che vorrebbe imporre di riservare almeno un terzo della programmazione delle radio italiane "alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia" mi sembra l’ennesimo disegno di questo governo con l’intenzione di esclusione.
All’origine dell’aggressività e del rancore dei nostri tempi troviamo certamente la paura della complessità dei nostri tempi e di tutto ciò che non si conosce. Occorrerebbe quindi educarci al godimento del fluire, alla perdita felice del confine tra sé e l’altro, e conseguentemente anche al dissolversi delle frontiere musicali.
Riadatto per l’occasione un articolo scritto 5 anni fa sul tema:

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"Badi che l'idea di progresso ha un fondamento cartografico. Se la Terra è una gigantesca e infinita tavola, le cose che oltrepassiamo rimarranno dietro di noi per sempre. Se invece - come oggi la globalizzazione obbliga a riconoscere - ci muoviamo sulla superficie di un globo, cioè intorno a una sfera, allora tutte le cose che credevamo superate, prima o poi, ritorneranno fatalmente di fronte a noi". - Franco Farinelli

Riattraversare la storia, ripensare la geografia.
I suoni dei quali ci occupiamo ogni settimana all'interno di Diserzioni ci spingono in questa direzione.
Ci offrono un'altra visuale prospettica.
Ci ricordano come oggi, nell'infinità sonora, non esistano più scene musicali che si riconoscano dalla provenienza territoriale come era un tempo. Non c'è più la Madchester, nemmeno la Sheffield industrial, la Seattle grunge, la Bristol trip hop e nemmeno la techno di Detroit o berlinese....ma un sentire condiviso in ogni luogo del mondo e in tempo reale.
Ma soprattutto il suono è capace di concepire contemporaneamente diversi piani dell'esperienza passata, presente e futura e di convivere con apparati tecnologici iper-complessi e iper-veloci, insomma di avere una percezione non storica della temporalità.
Perché la storia e la geografia della musica non è più quella che continuano a raccontarci nei network radiofonici, in televisione, nei talent show, nei giornali “influenti”, figuriamoci se può essere quella che pensa qualche politico della lega.
Questi auspicano le sorti progressive e lineari del mercato musicale, insistendo sulla celebrazione della star, dell'artista geniale, del diritto d'autore, dei dischi venduti in Italia, insomma del mondo che fu. Intanto miriadi di sconosciuti produttori inondano la rete di suoni che incrociano luoghi e tempi. Non c'è più il genio che rappresenta un'epoca o un territorio, o un genere musicale perché il genio è collettivo/comune e parla al mondo intero.
Chi sa ascoltare l'oceano di suono attuale riconosce questo e lo fa sentire. Racconta il complesso, stratificato e contradditorio suono d'oggi, consapevole dell’abisso che si spalanca tra il funzionamento di questo scenario e le nostre capacità di comprenderlo e spiegarlo. Si butta nell’infinità sonora attuale, con lo spirito del naufrago, preparando la zattera per seguire le scie dove sia più dolce la deriva, dove si sente ancora il calore del suono, allontanandosi il più possibile dal bastimento “mainstream”. E rammenta una differenza: c'è chi consente all'ascoltatore di sentire solo ciò che già conosce e chi invece spinge a ripensare sempre ciò che sente.
La radio libera poi, almeno per la mia esperienza, è il media dell’incontro imprevisto, quello che cambia completamente il gioco, del suono non cercato che ti cambia la vita. A volte mi chiedo: è possibile l'incontro casuale attraverso spotify o youtube?
Forse sì, ma sicuramente più difficile, visto che la “ricerca” è da noi pilotata e le “playlist” da noi create. Girando la manopola di una vecchia radiolina, o cambiando lo streaming su Tune-in puoi fermarti attratto da una linea di basso, un riff e dire: “Questo suono non l’ho mai sentito”. Puoi incontrare una voce che inaspettata ti chiama e ti invita tra gli alberi di una intricata e sconosciuta foresta e che ti aiuta a mantenere aperta la finestra all'incontro imprevisto che talvolta serve quando il prevedibile si fa insopportabile.
Che sia per queste cose che si cerca di rinchiudere la musica in recinti e confini?

Ps) Segui gli hashtag #musicalibera e #ognitrecanzoniodiolalega ed aiutaci a far diventare virale l’iniziativa di Radio Sherwood

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<![CDATA[Diserzioni: Quando il giorno finisce]]>

intro:

Quando il giorno finisce
e il tramonto passa il testimone al buio e alla notte,
l’apparenza delle cose sembra nascondersi
facendo riemergere quell'intima atmosfera
che il nostro ascolto stava aspettando

***************

Playlist:

Volor Flex:  Day's End.

Phorme: Curiosity (Vagrant Remix)

Bucky: Regret

B.o.O.m.: Broken Heart

IWSYS: We Got The Same Mind

oqbqbo:  Linen Streams

EWPVTH: Witches

Vesky: Distance

Silk Road Assassins: Split Matter (feat. Kuedo)

Patros15 : Waiting

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<![CDATA[Diserzioni: Lacrime d’opale]]>

Quando fluiscono i ricordi sonori
di intere notti insonni passate all'ascolto,
una lacrima ti sfugge e cade,
trattenendo dentro di sé oscuri riflessi,
come una scheggia d'opale
che si nasconde nel buio

**************

Playlist:

Amp: Opal Tears

Boy is Fiction & Ghosts of Tyto Alba: Dissolve

Corion: Departure

A Winged Victory For The Sullen: Long May It Sustain

Nils Frahm: Sweet Little Lie

Ô Lake: Holocene

Corey Fuller: A Hymn For The Broken

Douglas Dare: Darling

Sangam: Anon Solitude (feat. Yoshimi)

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<![CDATA[Diserzioni: Non si torna indietro]]>

quando mi sono inoltrato nell'oscurità
di quest'inestricabile foresta di suoni,
il suo richiamo mi sembrava irresistibile,
e ora, nonostante a volte mi senta perso,
continuo a seguire quella voce che mi chiama,
perché da certi sentieri non si torna indietro

*******************

Playlist:

Bucky: No Going Back

Passion: Sermon of Hope

People Sleep: Pressure

Rabit: Cruel Intentions

N.O.N. :VØØB

Randall Dunn: A True Home.

SarrSew: Farewell, Warden

Mono: Breathe

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<![CDATA[Diserzioni: Anime in collisione]]>

Graffiare dolcemente,
togliere le certezze assieme alle paure,
scrutare a fondo le proprie debolezze,
curare le cicatrici della vita,
esaminare i segni delle ferite,
soffermarsi su suoni inquieti
e sulle lotte delle anime in collisione

*********************

Playlist:

VNV Nation: Collide

Pastel Ghost: Tear

SRSQ: Cherish

Public Memory: Doorstep

Kælan Mikla: Gandreið

Cucina Povera: Demetra

Airsh4d3: clearest blue

Cuts: Kernel Panic

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<![CDATA[Diserzioni: A Lonely Place]]>

Ssh… Ascolta!
La foresta è triste,
piange versando fredde lacrime
Ssh… Ascolta!
La gocce cadono dai rami
donando ritmo al respiro
del tuo vagare solitario

****************

Playlist:

Twisted Psykie: A Cold Lonely Place

Lazarus Moment: A Moment For Eternity

4lienetic: Hypnos

Owlong: Inside

Synkro: Gagaku

The Gentleman Losers: Turning To Gold

Aether: Without Light

Item Caligo: Forgotten Winter Mood

Yuki Murata: Ice Flower

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<![CDATA[Lost in Fragmented Waves]]>

Come ad ogni fine anno anche in questo 2018 c'è un proliferare di playlist dei migliori dischi usciti. Nonostante la mia curiosità per queste classifiche fatico a scovare, in queste infinite liste, nomi e musiche che abbiano attirato il mio ascolto nell'anno appena trascorso. Questo mi spinge a tentare di ripercorrere i suoni che hanno attraversato il mio apparato uditivo nel 2018.
Ma qui mi inceppo, l'eccesso di stimoli uditivi compressi nel poco tempo a disposizione eccede la mia capacità di analisi. E' come se il nastro dove è stata registrata la mia attività di ascoltatore fosse totalmente fuoriuscito dalla sua sede, tanto ingarbugliato da non farsi più leggere.
A quel punto, nelle vecchie musicassette era necessario riavvolgere manualmente, infilando una penna a sfera di marca Bic, o simili, nel buco della bobina e riavvolgere piano piano.
La bobina scelta è quella delle trasmissioni radio settimanalmente emesse nel 2018 da Diserzioni.
Ogni mese un brano scelto dalle scalette delle trasmissioni e niente più.
Quindi non una playlist di fine anno (scusate la mia incapacità di stillarla) ma un semplice e impacciato rewind manuale di un nastro che la musica liquida d'oggi vorrebbe infinito.

********************

GENNAIO 2018
Occorre sopravvivere
alla sua disperata velocità,
alla sua mostruosa violenza,
alla sua soffocante aria,
occorre sottrarsi e nascondersi
scovando gli angoli bui,
cercando nelle strade notturne,
e trovando la poesia della città oscura

********************

FEBBRAIO 2018
Dispersi nell'oceano di suono,
in balia della sua onda infinita,
alla deriva e privi di bussola,
seguiamo improbabili rotte
ma senza spezzare l'incantesimo
del nostro viaggio perpetuo

********************

MARZO 2018
ascolta lì fuori il vento
che balla e rotea su sé stesso,
sembra un onda fredda
che finalmente spazza via l'irrespirabile aria,
e con il suo soffio leggero sulle foglie
crea una malinconica danza

********************

APRILE 2018
troviamoci un riparo dal mondo,
ripariamoci dal crollo,
prepariamoci le provviste,
guadagniamoci una via di fuga,
per uscire vivi dalle future macerie

********************

MAGGIO 2018
nei dettagli minimali, nei detriti di suono
c'è una “malattia” che prende forma
che irrompe, ossessiona e accompagna
i nostri pensieri in un quel luogo immaginario
dove non siamo mai soli con le nostre sconfitte

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GIUGNO/ LUGLIO/ AGOSTO 2018

Abbiamo imparato
a costruirci la zattera per la deriva,
l'abbiamo varata per un viaggio
cominciato tanto tempo fa e non ancora finito,
da sempre aggrappati al suono
e a quel che resta di un relitto di sogno.

********************

SETTEMBRE 2018
Scavare dentro l'animo
come radici profonde
per nutrire il respiro del senso
in un soffocante mondo
dal futuro tenebroso

********************

OTTOBRE 2018
La spietatezza e la bellezza del non detto,
degli spazi svuotati dal rumore,
dove si scorgono le ombre più lunghe,
quelle che mostrano da dove proviene
la sagoma della verità.

********************

NOVEMBRE 2018
decadenti e necessari
sono i suoni della notte
che con la loro oscura profondità
scalfiscono la superficialmente liscia
e apparentemente immutabile realtà

********************

DICEMBRE 2018
Nello sciabordio del vento,
tra i capelli arruffati,
chiuse in chiusi capotti scuri,
voci del passato ritornano a pungere
come foglie secche nel vorticoso ascolto

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<![CDATA[Annotare inquiete sensazioni]]>

Negli ultimi tempi alterno la lettura di un romanzo con quella di un saggio, spesso in contemporanea: uno sta nel comodino l’altro nello zaino della mia pendolarità in treno. Ultimamente, forse perché sono padre, prediligo libri che parlano delle generazioni più giovani, dei millennial, dei post-millennial, dei fuggiaschi dal novecento. Il loro gioco, le loro vite potenziali, il loro bisogno di raccontarsi ed essere raccontati per essere compresi. E per non cadere nella trappola di ogni generazione precedente, ovvero criticare i più giovani senza averli capiti a fondo. Anche perché solo così la nostra “anzianità” novecentesca può diventare utile saggezza.

- Francesco Targhetta: Le vite potenziali

- Alessandro Baricco: The Game

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IL MONDO NUOVO

Mikky va a scuola, fa i compiti, va ad allenamento, fa ripetizioni, va a chitarra…. Non si ferma mai. Prende fiato un momento, poi torna a sprofondare nel suo libro di testo. Nell’ultima ora ha riletto la stessa parte trecento volte, ma niente, non gli entra. Studia, senza sosta, ed appena si ferma lo sguardo cade nell’unico fedele compagno: il telefono. Lo consulta, poi guarda fuori e sospira. Nessun coetaneo è lì fuori, sono tutti come lui, dentro qualche percorso formattato da adulti o da applicazioni per smartphone. Prigionieri incolpevoli di un mondo produttore di ansia da prestazione e inquietudine, tra aspettative altissime e terrore del fallimento, tra valutazioni e giudizi continui.Le uniche illusorie libertà, gli unici modi di superare tutti i recinti imposti, stanno lì in quel dispositivo multimediale: nelle chat, nelle immagini, nei video, nelle musiche. Gli adulti che gli impongono questa vita non comprendono le sue vie di fuga: non appena cerca di condividere con i genitori le sue passioni viene sgridato e quasi deriso: “Ma che schifezze guardi? Ma cosa ascolti? Ma che roba è?” E così gli capita spesso di pensare che il solo modo per farla finita con tutto questo sarebbe bloccare il mondo degli adulti, di sospenderlo a tempo indeterminato….

ps) parole liberamente ispirate dalle infinite polemiche sui “teen”, sui loro gusti, sulla musica che ascoltano… e dal visionario libro che sto leggendo: “Millennials – Il mondo nuovo” de La Buoncostume dove improvvisamente tutti gli uomini e le donne con più di diciassette anni e mezzo si sono congelati nell’azione che stavano svolgendo, bloccati, né morti, né vivi, lasciando così spazio ad un mondo nuovo…

- La Buoncostume: Millennials. Il mondo nuovo

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SGUARDI INQUIETI

Mi capita di intravedere negli occhi delle persone che incrocio quotidianamente per strada, in treno, al bar, in ufficio, degli sguardi che riconosco. Percepisco dietro le loro cornee, nei loro movimenti, nella postura, delle storie vissute dai personaggi dei libri che ho letto. E ultimamente sono soprattutto romanzi inquieti e poco rassicuranti. È una mia deformazione, quindi se vi osservo con aria sospetta, non preoccupatevi, vedo in voi la proiezione di storie altrui. O forse no, probabilmente quello che leggo nei libri fa solo emergere meglio cose che prima faticavo a vedere. Col tempo, con l’esperienza, ho riscontrato che difficilmente queste indaganti proiezioni sbagliano. Che perfino nelle più sfavillanti ed esibite vite le contraddizioni, anche le meglio nascoste, a ben guardare emergono. Che basta frugare appena sotto l’ego, nelle tasche sottostanti il visibile per trovarvi pillole antipanico, ansiolitici, antidepressivi e ciò che serve per apparire idonei e per coprire le proprie debolezze. Se da una parte questa cosa mi turba parecchio dall’altro mi rincuora: vuol dire che, nonostante le apparenze, non siete tanto diversi da me e soprattutto che scelgo libri giusti!

- Massimo Anania: Autostop per la notte

- Luigi Capone: Allegri che tra poco si muore

- Gregorio Magini: Cometa

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QUALCOSA CHE STRIDE

Qualcosa non mi quadra, qualcosa stride. Forse perché osservo la realtà da un pezzo limitato di pianeta: il nord-est di uno stivale di terra in mezzo al mediterraneo.
Qui sembra evidente come non reggano tutte quelle analisi sull’espansione di populismi e razzismi a causa dell’aumento della povertà. Stiamo troppo bene e lo sappiamo. Sappiamo di avere capacità mediocri rispetto alle sfide del mondo di oggi, sappiamo di non meritare nemmeno una piccola parte delle cose inutili che inutilmente possediamo, sappiamo di aver compromesso il domani delle generazioni future, sappiamo di aver distrutto l’ambiente e divorato le risorse del pianeta. Sappiamo che un africano o immigrato qualsiasi ha ragione da vendere nel rivendicare la sua parte di ricchezza e che ha l’energia, la voglia di vivere che noi non abbiamo più. Sappiamo tutto questo e abbiamo tanta, tanta paura. Ma talmente tanta da incarognirsi ed arrivare a stare peggio del mal vivere che ci siamo imposti per possedere così tanta inutile roba.
Qui a nord est non si spiega il voto alla lega come la reazione dei poveri, ma come quella dei ricchi miserabili.
Forse sbaglio, nella mia sicuramente parziale visione, ma oggi mi ritrovo più nelle parole di scrittori come Goffredo Parise, Andrea Zanzotto, Francesco Maino, … che nelle analisi socio-politiche che sento e leggo tutti i santi giorni nei media.

- Francesco Maino: Cartongesso

- Goffredo Parise: Dobbiamo disobbedire

- Andrea Zanzotto: In questo progresso scorsoio

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ESIBIZIONISMO RIFLETTENTE

Vorrei dire due parole su due “artisti” che non mi piacciono. Ma vorrei dirle guardando da una prospettiva diversa, distaccata dalle cose che producono. Vorrei parlare di Sferra Ebbasta e dei Queen.
Perché?
Beh, negli ultimi giorni le polemiche su Sfera Ebbasta mi sono, mio malgrado, rimbalzate agli occhi. Critiche feroci sulla sua musica e soprattutto sul suo modo di essere che hanno messo d'accordo sia gli snob della critica altolocata che la ciurma più attempata dei social.
Per quanto riguarda i Queen invece, ho accompagnato mio figlio a vedere “Bohemian Rhapsody” film sulla storia di Freddy Mercury e della band. È bello il film? Non lo so dire, non sono un critico cinematografico, ma sicuramente è esagerato, pomposo come esagerata, pomposa, era la musica dei Queen. C'è dentro tutto quello che ci si aspetta dall'immaginario rock: la ribellione ai genitori, i testi incriminati, l'elogio della droga, e poi ci si muove tra look estrosi, party e gioielli di ogni tipo. L’esaltazione della ribellione e della trasgressione che col successo diventa ricchezza da esibire.
Che poi è la stessa cosa che oggi fa Sfera Ebbasta.
Da parte mia preferisco l'intimismo, la fragilità, la timidezza, sia nell'approccio alla vita che in quello alla musica, però è anche vero che i giovani, da sempre, hanno bisogno di miti. E qui stiamo parlando di mitopoiesi, di quella di ieri e di quella di oggi, e devo dire che si assomigliano molto. Mi sembra che dimentichiamo tutti, che in questi casi abbiamo a che fare più con la creazione di immaginario che con l'arte e la musica. Che siano miti positivi o negativi dipende dai punti di vista e questi, guarda caso, cambiano con l'età. Lo sforzo di chi ha un po' più di anni sulle spalle dovrebbe essere quello di fare uno slalom perenne tra la memoria e l'esperienza, tra quello che siamo stati e quello che siamo diventati. Perché questo slalom ci dovrebbe permettere di non commettere gli stessi errori di tutti i genitori che nella storia si sono susseguiti. Invece ci limitiamo al punto di vista di quello che siamo diventati. E quello che siamo diventati a me non piace per niente.
Questo mi ha fatto capire anche perché nemmeno i Queen e Sfera Ebbasta mi piacciano. Perché entrambi si limitano ad essere uno specchio, forse distorto e di epoche differenti, ma sempre uno specchio della realtà. Senza mai guardare a ciò che sta dietro quell'immagine riflessa e tanto meno (sia mai) tentare di rompere quella superficie riflettente.

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<![CDATA[Diserzioni: Vento vorticoso]]>

intro:

Nello sciabordio del vento,
tra i capelli arruffati,
chiuse in chiusi capotti scuri,
voci del passato ritornano a pungere
come foglie secche nel vorticoso ascolto

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Playlist:

Pyrit : Time for Wind

A Place To Bury Strangers: Never Coming Back (Trentemøller Remix)

The KVB: Only Now Forever

Zanias: idoru

Emika: Falling in Love with Sadness (feat. The Exaltics)

Sophie: infatuation

DJ Healer: 2 The Dark

Subheim: Solitude

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