<![CDATA[douglas-coupland | Sherwood - La migliore alternativa]]> https://www.sherwood.it/tags/440/douglas-coupland/articles/1 <![CDATA[Dio odia il Giappone - Douglas Coupland]]>

Douglas Coupland, uno dei più grandi scrittori dei nostri giorni, torna in libreria grazie a ISBN con Dio odia il Giappone, scritto nel 2000 ma rimasto inedito ovunque fino a oggi, tranne che nel paese del Sol Levante (quella di Anna Mioni è la prima traduzione mondiale).

Il romanzo è una sorta di foto di gruppo nella Tokyo di fine anni '90. Hiro Tanaka e i suoi amici, semplicemente, vivono la loro giovinezza: studiano, escono a ballare, si ubriacano, flirtano con le ragazze, prendono droghe e sono preda dello spleen adolescenziale. Ma essere giovani con sulle spalle il peso di una cultura millenaria al tracollo non è facile: Hiro non sa cosa vuole dalla vita, sa solo che non vuole diventare come i propri genitori. Lui e l'amico Tetsu si trasferiscono in un ufficio sfitto chiamato "Bubble Palace", e da lì si dipanano le loro disgraziate vicende lavorative e gli inseguimenti alle ragazze, in una Tokyo popolata di burattini vestiti all'ultima moda, patetici gaijin, estremisti religiosi e pornoragazzine provocanti.

A cambiare le carte in tavola è l'improvvisa occasione per partire, e lasciare l'odiato Giappone: all'inseguimento dell'irrequieta Naomi, sorella di Tetsu, lui e Hiro volano dall'altra parte del Pacifico, a Vancouver, dove una vasta comunità di giovani giapponesi passa il tempo a fumare marijuana e a vivere al di sopra delle proprie possibilità grazie al cambio favorevole con il dollaro. Ma anche Vancouver non è che un miraggio, una soluzione troppo semplice per essere vera: e così Hiro tornerà a Tokyo, dopo aver sperimentato il preciso momento "in cui finisce la giovinezza". Ma, come in ogni libro di Coupland, l'Apocalisse è dietro l'angolo, e il ritorno in Giappone non sarà semplice come Hiro l'aveva immaginato.

"Romanzo d'amore e fine del mondo": questo il sottotitolo del libro, e bisogna dire che il romanzo, paradossale ibrido fra manga e romanzo esistenzialista, mantiene tutte le sue promesse. Subito ci si trova a parteggiare per Hiro e i suoi amici, impegnati in una lotta impari con un Giappone immobile e immobilizzante, mentre la trama si dipana in maniera surreale ma geometricamente irresistibile, come ben sa chi ha amato altri libri dell'autore come (per dirne una) Eleanor Rigby; le illustrazioni di Michael Howatson contribuiscono a rendere il libro un piccolo gioiello. Consigliatissimo.

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<![CDATA[Marshall McLuhan - Douglas Coupland]]>

A cent’anni dalla nascita (20 luglio 1911) è proprio il caso di festeggiare una delle menti più rivoluzionarie del XX secolo: Marshall Mc Luhan. Douglas Coupland, l’autore di quell’incredibile Decamerone postmoderno che risponde al nome di Generazione X, lo fa al meglio in questa biografia del celebre massmediologo canadese, pubblicata nel 2009 per la collana “Extraordinary Canadians” della Penguin e oggi tradotta in italiano da ISBN. Coupland, canadese pure lui, si interroga a proprio modo su Marshall, sulle sue teorie e sulla sua vita, e il risultato finale è un libro godibilissimo e allo stesso tempo un tentativo di valutare la tenuta, a distanza di una cinquantina d’anni dalla loro formulazione, delle più celebri teorie di Mc Luhan (“Il medium è il messaggio”; “Il mondo contemporaneo è un villaggio globale”).
Il libro, sorta di “biografia esplosa” intervallata da mappe, test, schede prese da amazon, serie di (gustosissimi) anagrammi, segue tutta la parabola intellettuale di Mc Luhan, dagli inizi in tono minore (l’università a Winnipeg, il dottorato su un oscuro trattatista retorico del Cinquecento) al vero e proprio tour de force intellettuale che, a partire dall’inizio degli anni Cinquanta, lo vide fondare, forse inconsapevolmente, un’area di studi del tutto nuova, i media studies. Lo studioso diventò nel 1962, con la pubblicazione di La galassia Gutenberg, una vera e propria superstar accademica, anche se la passione per le formulazioni paradossali, probabilmente influenzata anche da una leggera forma di autismo, lo portava spesso e volentieri ad essere frainteso: così gli venne contestata un’entusiastica adesione al mondo contemporaneo di cui parlava nei suoi libri, mentre egli, piuttosto conservatore nei gusti personali, era decisamente ostile a televisione e pubblicità. Dopo il boom degli anni Sessanta, però, Marshall (morto nel 1980) ebbe davanti una lunga parabola discendente: divenne sempre più intrattabile e ossessionato da teorie apocalittiche, e la sua passione per teorie allora al limite della scientificità come quella sugli emisferi del cervello gli alienò molte simpatie nelle università. Paradossalmente, però, sono proprio questi gli anni di Counterblast, forse il suo libro migliore, sorta di esperimento pop che merita di essere riscoperto.
Coupland, definito a sua volta “profeta della Internet generation”, è inoltre molto interessato a valutare l’influenza attuale del pensiero di Marshall. Essa è stata, fino a vent’anni fa, enorme: basti pensare che le sue previsioni un po’ apocalittiche sull’uomo digitale, un “nuovo primitivo” che ha ricollocato il proprio sistema nervoso all’esterno di sè, nei nodi della rete globale, e dunque ha superato l’identità individuale come risultato dell’unione corpo-anima, sono alle basi di movimenti come il cyberpunk. E anche se è vero che, come sostengono molti suoi critici, la teoria del ritorno ad una fase orale della cultura per opera di radio e TV non ha retto all’affacciarsi di Internet e degli SMS, le idee di questo canadese un po’ strambo, cattolico praticante che amava circondarsi di hippies, studioso di Joyce ma convinto che “la pubblicità è l’arte del XX secolo”, sorta di Andy Warhol accademico, specie se se ne enfatizza l’aspetto critico, possono dire ancora molto sul mondo di oggi (e di domani).

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